Il Papa della libertà di spirito e della ragione cordiale

Una delle maggiori conquiste della persona umana nel suo processo di individuazione è la libertà di spirito. Libertà di spirito è capacità di essere doppiamente liberi: liberi da ingiunzioni, regole, norme e protocolli, inventate dalla società e dalle istituzioni per uniformare comportamenti e fabbricare personalità secondo tali determinazioni. E significa fondamentalmente essere libero per essere autentico, pensare con la propria testa e agire di accordo con la norma interiore, maturata nel corso della vita intera nella resistenza e nella tensione con quelle ingiunzioni.

È una lotta titanica. Tutti infatti si nasce dentro a certe determinazioni, indipendenti dalla nostra volontà. Si tratti della famiglia, della scuola, del giro d’amici, di religione o cultura che plasmano le nostre abitudini. Tutte queste istanze funzionano come dei super ego che possono essere limitatori e in certi casi perfino castranti. Logicamente, questi limiti svolgono un’importante funzione regolatrice. Un fiume arriva al mare proprio perché dotato di argini e limiti. Ma questi possono trattenere acque che dovrebbero scorrere. E così esondano e si trasformano in acquitrini.

Gli atteggiamenti e i comportamenti dell’attuale vescovo di Roma – come a lui piace presentarsi –, chiamato comunemente Papa Francesco, evocano questa categoria tanto determinante della libertà di spirito.

Normalmente un cardinale eletto Papa adotta immediatamente lo stile classico, sacrale e ieratico dei Papi, sia nel vestire, sia nei gesti, nei simboli del supremo potere sacro e nel linguaggio. Francisco, dotato di immensa libertà di spirito, ha fatto il contrario: ha adattato la figura del Papa al suo stile personale, alle sue abitudini e alla sue convinzioni.Tutti conoscono le rotture che ha introdotto senza tante storie. Si è alleggerito di tutti i simboli di potere, specie la croce d’oro e pietre preziose e e la mantellina (mozzetta) messa agli altri e piena di broccati e preziosità, in altri tempi simbolo degli imperatori romani pagani: sorridendo disse al segretario che voleva metterglielo sulle spalle: “Visto che il carnevale è passato, la metta da parte per l’anno prossimo”. Si veste con il massimo della sobrietà, un abito bianco, le scarpe nere di sempre e sotto la veste, calzoni pure neri.

Ha rinunciato a tutte le comodità proprie del Supremo Pastore della Chiesa, a cominciare dal Palazzo Pontificio, sostituito da una specie di casa del clero, dove mangia insieme agli altri. Pensa anzi al povero Pietro che era un rozzo pescatore e a Gesù, che secondo il Poeta Fernando Pessoa non s’intendeva di contabilità e non consta che avesse una biblioteca perché era un factotum un semplice peone mediterraneo. Si sente successore del primo e rappresentante del secondo, non vuole che lo chiamino Santità, perché si sente fratello tra fratelli e nemmeno vuole presiedere la chiesa nel rigore del Diritto Canonico, ma in calorosa carità.

Nel suo viaggio in Brasile ha mostrato, senza la minima spettacolarizzazione questa sua libertà di spirito; per il trasporto desidera una macchina popolare, una jeep coperta per i suoi spostamenti in mezzo al popolo, per abbracciare i bambini, per prendere un tè di mate, o addirittura per scambiare la sua papalina bianca con un’altra mezzo gualcita offerta da un fedele. Nela cerimonia ufficiale di accoglienza da parte del governo che obbedisce a un rigoroso protocollo, dopo il discorso, va dalla presidentessa Dilma Rousseff e la bacia tra lo sbalordimento del maestro di cerimonia. E molti sarebbero gli esempi. A questa libertà si spirito è connesso un alone fatto di tenerezza e forza caratteristiche personali di San Francesco di Assisi.

Si trata di un uomo di grande rettitudine. Tali atteggiamenti sereni e forti mostrano un uomo di grande tenerezza che ha realizzato una significativa sintesi personale tra il suo io profondo e il suo io cosciente. È quanto ci aspettiamo da un leader, specie se religioso. Lui evoca leggerezza e al tempo stesso sicurezza.

Questa libertà di spirito è potenziata dal riscatto splendido che fa della ragione cordiale. La maggioranza dei cristiani sono stanchi di dottrine e sonoscettici davanti a campagne contro i nemici della fede, reali o immaginari. Siamo tutti impregnati fino al midollo dalla ragione intelletuale, funzionale, analittica ed efficentistica. Adesso qualcuno viene a parlare ad ogni momento come lo ha fatto nel suo discorso nella comunità (favela) di Varginha o nell’isola di Lampedusa. E’ nel cuore che abita il sentimento profondo per l’altro e per Dio. Senza il cuore le dottrine sono fredde e non suscitano nessuna passione. Davanti a sopravvissuti venuti dall’Africa, confessa: ”Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del pianto, ’del patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere”. Sentenzia con sapienza: ”la misura della grandezza di una società è data dal modo con cui si trattano i più bisognosi”. In relazione a questa misura la società mondiale è un pigmeo, anemica e crudele.

La ragione cordiale è più efficiente nella presentazione del sogno di Gesù di qualsiasi dottrina erudita e renderà il suo principale araldo, Francesco di Roma, una figura affascinante che và al fondo del cuore dei cristiani e di altre persone.

Traduzione di Romano Baraglia – romanobaraglia@gmail.com

O que o Papa Francisco trouxe até agora de novo

          É arriscado fazer um balanço do pontificado de Francisco pois o tempo decorrido não é suficiente para termos uma visão de conjunto. Numa espécie de leitura de cego que capta apenas os pontos relevantes, poderíamos elencar  alguns pontos.

1.Do inverno ecclesial à primavera: saimos de dois pontificados que se caracterizaram pela volta à grande disciplina e pelo controle das doutrinas. Tal estratégia criou uma espécie de inverno que congelou muitas iniciativas. Com o Papa Francisco, vindo de fora da velha cristandade européia, do Terceiro Mundo, trouxe esperança, alívio, alegria de viver e pensar a fé crista. A Igreja voltou a ser um lar espiritual.

 

         2.De uma fortaleza à uma casa aberta: Os dois Papas anteriores passaram a impressão de que a Igreja era uma fortaleza, cercada de inimigos contra os quais devíamos nos defender, especialmente o relativismo, a modernidade e a pós-modernidade. O Papa Francisco disse claramente: “quem se aproxima da Igreja deve encontrar as portas abertas e não fiscais da afândega da fé; “é melhor uma Igreja acidentada porque foi à rua do que uma Igreja doente e asfixiada porque ficou dentro do templo”. Portanto mais confiança que medo.

 

         3.De Papa a bispo de Roma: Todos os Pontífices anteriores se entendiam como Papas da Igreja universal, portadores do supremo poder sobre todos as demais igrejas e fiéis. Francisco prefrere se chamar bispo de Roma, resgatando a memória mais antiga da Igreja. Quer presidir na caridade e não pelo direito canônico, sendo apenas o primeiro entre iguais. Recusa o título de Sua Santidade, pois diz que “somos todos irmãos e irmãs”. Despojou-se de todos os títulos de poder e honra. O novo Anuário Pontifício que acaba de sair  cuja página inicial deveria trazer o nome do Papa com todos os títulos, agora aparece apenas assim: Francesco, bispo de Roma.

 

         4.Do palácio à hospedaria: O nome Francisco é mais que nome; sinaliza um outro projeto de Igreja na linha de São Francisco de Assis: “uma Igreja pobre para os pobres” como disse, humilde, simples, com “cheiro de ovelhas” e não de flores de altar. Por isso deixou o palácio  papal e foi morar numa hospedaria, num quarto simples e comendo junto com os demais hóspedes.

 

         5.Da doutrina à prática: Não se apresenta como doutor mas como pastor. Fala a partir da prática, do sofrimento humano, da fome do mundo, dos imigrados da África, chegados à ilha de Lampedusa. Denuncia o fetichismo do dinheiro e o sistema financeiro mundial que martiriza inteiros países. Desta postura resgata as principais intuições da teologia da libertação, sem precisar citar o nome. Diz:”atualmente, se um cristão não é revolucionário, não é cristão; deve ser revolucionário da graça”. E continua:”é uma obrigação para o cristão envolver-se na política, pois a política é uma das formas mais altas da caridade”. E disse à Presidenta Cristina Kirchner:”é a primeira vez que temos um Papa peronista” pois nunca escondeu sua predileção pelo peronismo. Os Papas anteriores colocavam a política sob suspeita, alegando a eventual ideologização da fé.

 

         6.Da exclusividade à inclusão: Os Papas anteriores enfatizaram, especialmento Bento XVI a exclusividade da Igreja Católica, a única herdeira de Cristo fora da qual corre-se risco de perdição. O Francisco, bispo de Roma, prefere o diálogo entre as Igrejas numa perspectiva de inclusão, também com as demais religiões no sentido de reforçar a paz mundial.

 

         7. Da Igreja ao mundo: Os Papas anteriores davam centralidade à Igreja reforçando suas instituições e doutrinas. O Papa Francisco coloca o mundo, os pobres,  a proteção da Terra e o cuidado pela vida como as questões axiais. A questão é: como as Igrejas ajudam a salvaguardar a vitalidade da Terra e o futuro da vida?

 

         Como se depreende, são novos ares, nova música, novas palavras para velhos problemas que nos permitem pensar numa nova primavera da Igreja.

 

Leonardo Boff é teólogo e autor de Francisco de Assis e Francisco de Roma, Editora Mar de Ideias, Rio 2013.

 

 

 

La refundación de Brasil: el anhelo que viene de las calles?

La gente que estaba en la calle en el mes de junio, de forma consciente o inconsciente, ¿qué era lo que quería? Para responder voy a apoyarme en tres citas inspiradoras.

La primera es de Darcy Ribeiro en el prefacio de mi libro El caminar de la Iglesia con los oprimidos (1998): «Nosotros los brasileños surgimos de una empresa colonial brasileña que no tenía intención de fundar un pueblo. Quería solo generar beneficios empresariales exportables con pródigo desgaste de gentes».

La segunda es de Luiz Gonzaga de Souza Lima en la última y creativa interpretación de Brasil: La refundación de Brasil: hacia una sociedad biocentrada (São Carlos 2011): «Cuando se llega al final, ahí donde terminan las carreteras, es porque ha llegado la hora de inventar otros rumbos, es el momento para una nueva búsqueda, es el momento para que Brasil se refunde: la refundación es el camino nuevo, de todos los posibles, el que vale más la pena, ya que espropio del ser humano no economizar los sueños y esperanzas; Brasil fue fundado como una empresa. Es hora de refundarlo como sociedad».(contraportada)

La tercera es del escritor francés François-René de Chateaubriand (1768-1848): «Nada es más fuerte que una idea cuando ha llegado el momento de su realización».

Mi impresión es que las mutitudinarias manifestaciones de la calle, que se hicieron sin siglas, sin carteles de movimientos y partidos conocidos y sin carro de sonido, que irrumpieron espontáneamente querían decir que estamos cansados del tipo de Brasil que tenemos y hemos heredado: corrupto, con una democracia de baja intensidad, que hace políticas ricas para los ricos y pobres para los pobres, en el que las mayorías no cuentan y pequeños grupos extremadamente opulentos controlan el poder social y político. Queremos otro Brasil, que esté a la altura de la conciencia que desarrollamos como ciudadanos y de nuestra importancia en el mundo, con la biodiversidad de nuestra naturaleza, con la creatividad de nuestra cultura y con el mayor patrimonio que tenemos, que es nuestro pueblo, mestizo, alegre, sincrético, tolerante y místico.

De hecho, hasta hoy en día Brasil fue y sigue siendo un apéndice del gran juego económico y político del mundo. Incluso políticamente liberados, todavía estamos recolonizados, pues las potencias centrales antes colonizadoras quieren mantenernos  en aquello a lo que nos condenaron siempre: ser una gran compañía neocolonial exportadora de materias primas, granos, carne, minerales, como lo afirma  en detalle Luiz Gonzaga de Souza Lima y lo reafirmó Darcy Ribeiro antes citado. De esta manera impiden que realicemos nuestro proyecto de nación independiente y abierta al mundo. Dice con fina sensibilidad social de Souza Lima: «Aunque nunca haya existiido en la realidad, hay un Brasil en el imaginario y en los sueños del pueblo brasileño. El Brasil que vive dentro de cada uno es una producción cultural. La sociedad construyó un brasil diferente del histórico real, el país del futuro, soberano, libre, justo, fuerte, pero sobre todo alegre y feliz» (p.235). En los movimientos de la calle estalló este sueño exuberante de Brasil.

Caio Prado Júnior en su Revolución brasileña (Brasiliense 1966) escribió proféticamente: «Brasil se encuentra en uno de esos momentos en que se imponen de pronto reformas y transformaciones rápidas capaces de reestructurar la vida del país de una manera compatible con sus necesidades más amplias y profundas y con las aspiraciones de la gran masa de la población que, en el estado actual, no son debidamente atendidas» (p. 2). Chateaubriand confirma que esta idea antes descrita ha madurado y ha llegado el momento de su realización. ¿No sería ese el sentido básico de las reclamaciones de tantos miles de personas en la calle? Quieren otro Brasil.

¿Sobre qué bases se hará la refundación de Brasil? Souza Lima dice que sobre lo más  fecundo y original que tenemos: la cultura brasileña. «A través de nuestra cultura el pueblo brasileño verá sus infinitas posibilidades históricas. Es como si la cultura, impulsada por un flujo creativo de gran alcance, se hubiera constituido lo suficiente para escapar de las limitaciones estructurales de dependencia, de subordinación y de los límites estrechos de la estructura socio-económica y política de la empresa-Brasil y del Estado que ella creó para sí. La cultura brasileña escapa entonces de la mediocridad de la condición, se propne a si misma en igualdad de dignidad en relación a todas las culturas, y presenta al mundo sus contenidos y sus valencias universales»(p.127).

No hay espacio aquí para detallar esta tesis original. Remito al lector/a a este libro que está en la línea de los grandes intérpretes de Brasil como Gilberto Freyre, Sérgio Buarque de Hollanda, Caio Prado Jr., Celso Furtado y otros. La mayoría de estos clásicos intérpretes miraron hacia atrás y trataron de mostrar cómo hemos construido Brasil. Souza Lima mira hacia adelante y trata de mostrar cómo se puede refundar Brasil en una nueva fase planetaria, ecozóica, rumbo a lo que él llama “una sociedad biocentrada”.

¿No serán estos miles de manifestantes los protagonistas anticipadores del ancestral y popular sueño brasileño? Que así lo quiera Dios y lo permita la historia.

Traduccion de María Jose Gavito Milano

 

 

 

Mensagem de São Francisco aos jovens de hoje

 São Francisco de Assis é um dos santos mais amados e populares do povo brasileiro. O novo Papa assumiu o nome de Francisco para cumprir a mesma missão que ele teve, há mais de 800 anos, a de restaurar a Igreja que estava em ruinas. O Papa Francisco tem semelhante missão: a de restaurar uma Igreja arruinada por vários tipos de escândalos internos a ela que lhe  tiraram o que de melhor tinha: a credibilidade e a confiabilidade dos fiéis. Aqui transcrevo uma imaginária mensagem de São  Francisco de Assis, por ocasião da visita do Papa Francisco de Roma à Jornada Mundial da Juventude no Rio de Janeiro. Ela está contida num livro que acabo de publicar pela editora Mar de Ideias, com o título: “Francisco de Assis e Francisco de Roma: uma nova primavera para a Igreja?”

         Assim falou São Francisco aos jovens de hoje

              Queridos jovens, meus irmãos e minhas irmãs.

         Como vocês, também fui jovem. Era filho de um rico comerciante de tecidos: Pedro Bernardone.  Com ele fui às famosas feiras do sul da França e da Holanda. Aprendi francês e conheci um pouco o mundo, especialmente a música  dos jograis e as cantigas de amor da Provence.

         Minha festiva juventude

Meu pai, muito rico, me proporcionou todas as facilidades. Eu liderava um grupo de jovens boêmios que adoravam passar muitas horas à noite nos becos das ruas, cantando poemas de amor cortês e ouvindo menestreis que narravam histórias de cavalaria. Fazíamos festins e muita algazarra. Assim se passaram vários e alegres anos.

         Depois de algum tempo, comecei a sentir um grande vazio dentro de mim. Tudo aquilo era bom, mas não me preenchia. Para superar a crise, tentei ser cavaleiro e fazer façanhas em batalhas contra os mouros. Mas no meio do caminho desisti. Entrei num mosteiro para orar e fazer penitência. Mas logo percebi que esse não era o meu caminho.

O chamado para reconstruir a Igreja em ruínas

Lentamente, porém, começou a crescer dentro de mim um estranho amor pelos pobres e profunda compaixão pelos hansenianos que viviam isolados, fora da cidade. Lembrava-me de Jesus que foi  também pobre e o muito que sofreu na cruz.

     Certo dia, quando entrei numa igrejinha, de nome São Damião, fiquei longamente contemplando o rosto chagado do Cristo Cruficado. De repente, me pareceu ter ouvido uma voz vindo dele:”Francisco, vá e repara a minha igreja que está em ruinas”

         Aquelas palavras calaram fundo no meu coração. Não conseguia esquecê-las. Comecei, com minhas próprias mãos, a reconstruir uma pequinina e velha igreja em ruinas, chamada de Porciúncula. Depois, pensando melhor, me dei conta de que aquela voz se referia à Igreja feita de homens e de mulheres, de prelados, abades, padres, não excluindo o própro Papa. Ela estava em ruína moral. Grassavam muitas imoralidades, fome de poder, acumulação de riquezas, construções de palácios de cardeais, de papas e suntuosas igrejas. Tudo aquilo que Jesus  seguramente não queria de seus seguidores.

         A descoberta do evangelho e dos pobres

Achei por bem beber da fonte genuina da reconstrução da Igreja: os evangelhos e o seguimento de Jesus pobre. Ninguém me inspirou ou mandou; mas foi Deus mesmo que me conduziu ao meio dos hansenianos. E tive imensa compaixão deles.  Aquilo que antes achava amargo, agora, pelo amor compassivo, se me tornava doce. Comecei a pregar pelos burgos as palavras de Cristo, em  língua popular que todos entendiam. Via nos olhos da pessoas que era isso que esperavam e queriam ouvir.

         Todos os seres da criação são nossos irmãos e irmãs

Nas minhas andanças me fascinava a beleza das flores, o canto dos passarinhos, o ruido das águas dos riachos. Tirava do caminho poierento a minhoca para não ser pisada. Entendi que todos tínhamos nascidos do coração do Pai de bondade. Por isso éramos irmãos e irmãs: o irmão fogo, a irmã água, o irmão e Senhor Sol e a irmã e  a Mãe Terra.

         Muitos antigos companheiros de festas e diversões se juntaram  a mim. Uma bela e querida amiga, Clara de Assis, fugiu de casa e quis compartilhar a nossa vida simples. Começamos um movimento de pobres. Nada levávamos conosco. Apenas o ardor do coração e a alegria do espírito. Trabalhávamos  nos campos ou pedíamos esmolas. Queríamos seguir os passos de Cristo humilde, pobre e amigo dos pobres. Tive a compreensão do Papa Inocêncio III que aprovou, não sem hesitações, o caminho que eu e meus companheiros queríamos seguir.

         Depois de alguns anos, já éramos uma multidão a ponto de eu não saber mais como abrigar e animar tanta gente. O resto da história vocês conhecem. Não preciso repeti-la. Com o apoio do Papa daquele tempo, criou-se a Ordem dos Frades  Menores, com diversos ramos, que persiste até os dias de hoje.

         Vejam, queridos jovens, irmãos e irmãs meus queridos. Tive uma experiência que certamente vocês, como jovens, também tiveram ou estão tendo: de roda de amigos, de festas e de folias. Portanto, temos algo em comum.      

Mas aproveito agora que estamos juntos para dizer-lhes algumas coisas que considero de suma importância para os tempos atuais.

A Mãe Terra está doente e com febre

A primeira é: como nunca antes, estamos num momento critico da história da Terra e da Humanidade. O clamor da natureza se faz ouvir de forma cada vez mais forte. Nossa querida Mãe Terra está doente e com febre, pois, já há muito tempo, a estamos superexplorando. Tiramos dela mais do que ela anualmente pode repor. O ar está contaminado, as águas poluidas, os solos envenados e nossos alimentos cada vez mais quimicalizados. O aquecimento da Terra não para de aumentar. Milhares de espécies de seres vivos, nossos irmãos e irmãs, estão desparecendo por ano: uma verdadeira devastação, ocasionada pela forma agressiva com a qual nos relacionamos com a natureza, com os seres vivos e a com própria a Terra.

Devemos urgentemente fazer uma aliança global de cuidar da Terra e uns e dos outros, caso não quisermos conhecer grandes dizimações que afetarão toda a comunidade de vida. Corremos, portanto, grande risco.  Mas se assumirmos uma responsabilidade solidária e um comportamento de cuidado com tudo o que existe e vive, poderemos escapar desta tragédia. E vamos escapar.

Colocar o coração  no centro de tudo

Uma segunda coisa preciso dizer-lhes como um irmão mais experimentado: temos que mudar a nossa mente e o nosso coração. Mudar a mente para olhar a realidade com outros olhos. Os olhos das ciências hoje nos comprovam que a Terra é viva e não apenas algo morto e sem propósito, uma espécie de baú de recursos ilimitados que podemos usar como queremos. Eles são limitados, como a energia fóssil do carvão e do petróleo, a fertilidade dos solos  e as sementes. Ela é mãe generosa. Precisa ser cuidada, amada e respeitada como o fazemos com nossas mães.               

Vocês sabem que os astronautas, lá da Lua ou de suas naves espaciais, nos testemumharam: Terra e Humanidade são inseparáveis;  formam uma única entidade, indivisível e complexa. Por isso nós, seres humanos, somos aquela porção da Terra que sente, que pensa, que ama e que venera. Somos Terra e tirados da Terra como nos dizem as primeiras páginas da Bíblia. Mas recebemos uma missão única, como se lê no segundo capítulo do Gênesis: somos colocados no Jardim do Eden, quer dizer, na Mãe Terra, para cuidar e guardar todas as bondades naturais. Somos os guardiães da herança que Deus e o universo nos confiaram e que queremos repassar para nossos filhos e netos, conservada e enriquecida.

Além da mente devemos também mudar  o nosso coração. O coração é tudo. É o lugar do sentimento profundo, do afeto caloroso e do amor sincero. O coração é o nicho de onde crescem todos os valores e se expressa o mundo das excelências. Junto com a razão intelectual que vocês tanto exercitam na escola, no trabalho e na condução da vida, existe a inteligência cordial e sensível. Ela foi, por muito tempo, colocada sob suspeita com o pretexto de que ela nos tiraria a objetividade do olhar. Puro engano. Hoje entendemos que precisamos resgatar, urgentemente, a razão cordial e sensível para enriquecer a razão intelectual. Só com a razão intelectual sem a razão cordial não vamos sentir o grito dos pobres, da Terra, das florestas e das águas. Sem a razão cordial não nos movemos para ir ao encontro dos que gritam e sofrem, a fim de socorrê-los, oferecer-lhes um ombro e salvá-los. Da razão cordial nasce a ética, aquele conjunto de valores que orientam nossa vida.

Por isso, meus queridos jovens, vocês que naturalmente são sensíveis para os grandes sonhos e para o vôo de águia na direção das alturas, cultivem um coração que sente, que se comove e que leva à ação salvadora. Essa razão cordial e sensível é mais ancestral que a inteligência intelectual. É ela que nos faz guardar as boas ou más experiências.

Proteger a Mãe Terra, cuidar da vida e optar pelos pobres

Uma terceira coisa gostaria de dizer-lhes confiadamente: importa nunca esquecer os pobres do mundo. São milhões e milhões de irmãos e irmãs que nos atualizam a paixão de Jesus. Eles devem ser reforçados em suas lutas e movimentos para se libertarem da pobreza que Deus não quer porque ela os faz morrer antes do tempo. A fome é assassina e nós não podemos permitir esse crime coletivo.  Em seguida faz-se urgente proteger a Mãe Terra e cuidar da vida. Ambas estão ameaçadas. Faz-se urgente inauguarmos uma forma nova de habitar o planeta Terra. Assim como estamos, não podemos continuar. Até agora habitávamos dominando com o punho fechado e submetendo tudo. Os novos conhecimentos foram o grande instrumento de intervenção na natureza. Em quatrocentos anos afetamos as bases naturais que sustentam a nossa vida.  Alimentamos um projeto de ilimitado progresso. E de fato trouxemos notáveis progressos e comodidades para grande maioria da humanidade. Mas hoje estamos conscientes de que a Terra, pequena e limitada, não aquenta um projeto ilimitado. Encostamos nos seus limites. Porque continuamos a forçar estes limites, a Terra responde com tufões, enchentes, secas, terremotos e tsunamis. Esse modelo agressivo de habitar o mundo, cumpriu sua missão histórica. A continuar assim, pode nos causar grandes prejuizos e eventualmente ameaçar a espécie humana. Temos que mudar se quisermos sobreviver.

No lugar do punho fechado para submeter, devemos ter a mão aberta para o cuidado essencial, para o entrelaçamento dos dedos numa aliança de valores e princípios que poderão sustentar um novo ensaio civilizatório.

Precisamos produzir, sim,  para atender as necessidades humanas. Mas temos que aprender a produzir respeitando os limites da natureza e da Terra,  tirando delas o necessário e o decente para a vida de todos, com justiça e equidade. Será uma sociedade de sustentação de toda a vida. O centro será ocupado pela vida da natureza, pela vida humana e pela vida da Terra.  A economia e a política estarão a serviço mais da vida do que do mercado.

Sejam a mudança que querem para os outros

Caros jovens: sejam vocês mesmos a mudança que querem para os outros. Comecem vocês mesmos a viver o novo, respeitando cada um dos seres da natureza, cada planta, cada animal, cada paisagem porque eles possuem um valor intrínseco e em si mesmo, independente do uso racional que fizermos deles. São nossos irmãos e irmãs. Com eles fundaremos uma convivência de respeito, de reciprocidade e de mutua ajuda para que todos possam continuar vivos neste planeta, também os mais vulneráveis para os quais devotaremos mais cuidado e amor.

Queridos irmãos e irmãs jovens: resistam à cultura da acumulação e do consumo. Pensem nos outros irmãos e irmãs que são  milhões e milhões que vivem e dormem com fome e com sede e passando por grandes padecimentos. Nunca, em nenhum dia, deixem de pensar e se preocupar com os pobres e com seu destino dramático, principalmente, das crianças inocentes.

Tenham um consumo solidário e vivam uma sobriedade compartida; façam a experiência de que com menos poderão ser mais e que a felicidade reside não no enriquecimento e numa boa profissão, mas  no compartir e tratar sempre humamente a todos os humanos, nossos semelhantes e estar em harmonia com a natureza e os ritmos da Mãe Terra.

Alimentar a dimensão da espiritualidade na vida

Por fim, caros jovens, irmãos e irmãs meus queridos: nada disso tudo que refletimos terá eficácia se não misturarmos Deus em todos os nossos empreendimentos. Ele não está em parte nenhuma, porque está em todas as partes. Mas está principalmente no coração de vocês. Dentro de cada um de vocês queima uma brasa viva e arde uma chama sagrada: é a presença misteriosa e amorosa de Deus. Ele emerge de  forma sensível no fenômeno do entusiasmo, tão forte na idade de vocês. Entusiasmo  significa ter um Deus dentro: é o Deus interior, Deus companheiro e amigo, Deus de amor incondicional.

A  nossa cultura materialista e consumista  cobriu de cinzas esta brasa e ameaça apagar a chama sagrada. Afastem essa cinza através da abertura do coração a esse Deus; reservem cada dia um momento para pensar nele, conversar com ele, queixar-se e chorar  diante dele e dirigir-lhe uma súplica. Às vezes não digam nada. Coloquem-se apenas silenciosos diante dele.  Ele poderá lhes falar e lhes suscitar bons sentimentos e luminosas intuições. Nunca abandonem Deus, porque Ele nunca os abandona e abandonará. Vivam como quem se sente na palma de sua mão. E então estarão protegidos porque Ele é Pai e Mãe de infinita ternura.

A última palavra pertence ao Deus da vida

Desde que o Filho de Deus por Jesus assumiu a nossa humanidade, ele assumiu tambem uma parte da Terra e dos elementos do universo. Portanto, estes já foram divinizados e eternizados. Nunca mais serão ameaçados. Mas nós podemos. Consolam-nos  s palavras da revelação dos dizem que Ele, Deus, é “o soberano amante da vida”(Sab 11,24).  Ele sempre ama tudo o que um dia criou. Não esquece de nenhuma criatura que nasceu de seu coração. Por isso, confiemos todos, que Ele vai proteger a nossa querida Mãe Terra e garantir o futuro da vida que é o future de vocês todos.

Não disperdicem o tempo porque ele é urgente. Desta vez não podemos chegar atrasados nem cometer erros, pois corremos o risco de não termos volta nem formas de correção dos erros cometidos. Mas não percam  o entusiasmo nem esmoreça  a  alegria do coração.  A vida sempre triunfa porque Deus é vivo e nos enviou Jesus que disse ter vindo para trazer vida e vida  em abundância.

 Era o que queria, do fundo de meu coração, lhes falar.

Por fim, faço-lhes um pedido muito especial: rezem, apoiem, colaborem com o Papa que leva o meu nome, Francisco. Ele vai restaurar a Igreja de hoje como eu tentei restaurar a Igreja do meu tempo. Sem a ajuda de vocês, se sentirá fraco e terá grandes dificuldades. Mas com o entusiasmo e o apoio de vocês, com as orações nos seus  grupos e movimentos, ele vai cumprir a missão que Jesus lhe conficou: conferir um rosto confiável à nossa Igreja e confirmar a todos na fé e na esperança. Com vocês ele será forte e irá conseguir.

Agora,  antes de nos despedirmos, lhes darei a bênção que um dia dei ao meu íntimo amigo Fei Leão, a ovelhinha de Deus:

Que Deus vos abençoe e vos guarde!

Que  Ele mostre sua face e se compadeça de vós!

Que volva o seu rosto para vós e vos dê a paz!

Que Deus vos abençoe!

 Paz e Bem

Francisco.  o Poverello e Fratello de Assis

Leonardo Boff escreveu:”Francisco de Assis e Francisco de Roma: uma nova primavera na Igreja?” Editora Mar de Idéias, Rio de Janeiro 2013.


Le migrazioni globali attuali: una tragedia umana

Leonardo Boff Attualmente, milioni di migranti viaggiano via terra e via mare alla ricerca di migliori condizioni di vita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2025 c’erano 304 milioni di migranti nel mondo. Oggi, con oltre cento zone di conflitto, come appena riportato dal coordinatore della Croce Rossa, ce ne saranno molti di più,…