La disumanità attuale: è andata perduta l’umanità dell’essere umano?

         Leonardo Boff

Nietzsche ha ripetuto più volte che l’inumano (allzumenschlich) appartiene anche all’umano. Ciò deriva dal fatto che la nostra condizione umana è allo stesso tempo razionale e irrazionale, caotica e armoniosa. Non come un difetto della creazione, ma come un dato di fatto della nostra realtà storica. Anche il processo cosmogenico mostra la stessa caratteristica, poiché caos e cosmo vanno insieme. Si tratta, quindi, di una costante cosmologica, sociale e individuale. Che ciò sia vero lo vediamo nella perfida guerra Israele-Hamas. Hamas ha compiuto orribili atti di terrorismo, uccidendo indiscriminatamente abitanti di Israele e sequestrando oltre duecento persone. Israele ha reagito con doppia violenza, uccidendo indiscriminatamente persone, soprattutto bambini e madri, distruggendo ospedali e luoghi sacri. Si è rivelato uno Stato terrorista. Da entrambe le parti veri e propri crimini di guerra che rasentano il genocidio embrionale.

Tutti siamo rimasti sconvolti: come è possibile tanta disumanità? Cosa siamo finalmente? Perché Dio tace di fronte a tanta malvagità? Non sono pochi quelli che disperano dell’umanità. Meritiamo ancora di vivere su questo pianeta? Un’ombra di tristezza e di sconforto segna i volti dei capi di Stato, dei giornalisti e praticamente di tutti coloro che appaiono sugli schermi televisivi e tra noi. In un modo commovente che ci fa piangere, appaiono le figure insanguinate dei palestinesi, che portano in braccio i figli e le figlie assassinate.

Restiamo abbattuti e indignati perché dentro di noi si fa sentire l’altro lato della nostra realtà: siamo principalmente esseri di amore, di empatia, di solidarietà, di compassione e di rinuncia a ogni vendetta. Contro ogni male (ombra) riaffermiamo questa dimensione di bene (luce). La scrittrice e poetessa palestinese Heba Abu Nada, poco prima di essere uccisa sotto le macerie di Gaza, ha lasciato per iscritto in modo impressionante: “siamo persone Giuste e dalla parte della Verità”. Si, lei ci conferma che siamo principalmente giusti e dalla parte della verità, dell’amore e della compassione.

Vale la pena riconoscere, però, che il lato irrazionale e perverso (anche se il momento razionale proprio della natura umana non viene mai del tutto perduto) è predominante in coloro che conducono la guerra, soprattutto Israele, gli USA e i suoi alleati europei, la comunità internazionale ( chi sono?) che resta muta e inerte di fronte alla morte di migliaia di civili e di bambini innocenti nei bombardamenti israeliani. Sembra che sia stata decretata una morte lenta con la chiusura di tutte le frontiere, del cibo, dell’acqua, delle medicine e dell’energia.

Questo è lo scenario delle potenze dominanti, dei signori della guerra, più interessati al conflitto geopolitico e al business miliardario delle armi che a salvare vite umane. Alla fine, dicono, “sono palestinesi, sub-umani” e considerati dai gruppi estremisti in Israele, e persino dal ministro della Difesa, come “animali” e come tali devono essere trattati, eventualmente sterminati.

A questo scenario si contrappongono le moltitudini che in tutto il mondo, nel mondo arabo, negli USA, in Francia, in Germania, in altri paesi e un po’anche  in Brasile, manifestano in migliaia nelle strade e si schierano accanto a coloro che sono puniti collettivamente, i più deboli, dai palestinesi della Striscia di Gaza, dimostrando di volere umanità e non attacchi di disumanità. Anche in situazione di guerra ci sono leggi (ius in bello) che, se violate, costituiscono crimini di guerra come l’uccisione di bambini innocenti, l’attacco a ospedali, scuole e luoghi sacri. Questo è ciò che accade sistematicamente con i bombardamenti.

Cosa ci dice la migliore scienza contemporanea, la scienza della vita, della Terra e del cosmo? Ci convince che il nostro lato umano e luminoso appartiene al DNA (manuale di istruzioni della creazione umana) della nostra natura. James Watson e Francis Crick, nel 1953, descrissero la struttura ad elica della molecola del DNA. Watson nel suo libro “DNA, il segreto della vita” (Adelphi, 2006 ), confermando quanto scritto da San Paolo sull’amore nella prima lettera ai Corinzi, afferma: ”Lamore è così fondamentale per la natura umana che sono certo che la capacità di amare è inscritta nel nostro DNA un San Paolo laico direbbe che lamore è il dono più grande dei nostri geni allumanità…questo impulso, credo, salverà il nostro futuro”.

Neuro-scienziati e biologi non sostengono altro (vedi le opinioni raccolte da Michael Tomasello nel libro Perché noi cooperiamo” (Warum wir kooperieren, Berlino 2010): “Nell’altruismo, uno si sacrifica per l’altro. Nella cooperazione, molti si uniscono in visione del bene comune” (p.14). Il noto neuro-biologo Joachim Bauer del famoso Istituto Max Plank, nel libro Principio umanità: perché noi, per natura, cooperiamo e nell’altro Il gene cooperativo (Das cooperativa Gen, Hamburg 2006 e 2008 ) dimostra: “I geni non sono autonomi e in nessun modo ‘egoisti’ (come falsamente vuole Richard Dawkins), ma si aggregano tra loro nelle cellule dell’intero organismo… tutti i sistemi viventi sono caratterizzati da cooperazione permanente e comunicazione molecolare verso l’interno e verso l’esterno (p.183-184).

Tali affermazioni, che potremmo moltiplicare con altri grandi scienziati, mostrano che ogni violenza e ogni guerra sono contro la nostra natura più essenziale, fatta di cooperazione, amore, solidarietà e compassione, sebbene, come abbiamo affermato in precedenza, vi sia anche l’impulso di morte e di aggressione. Ma questo attraverso la civiltà, le religioni, l’etica e la partecipazione politica di tutti (democrazia ecologico-sociale), attraverso lo sport e l’arte, può essere tenuto sotto controllo, come del resto affermava Sigmund Freud rispondendo ad Albert Einstein.

Ciò a cui stiamo assistendo è la totale mancanza di controllo su questa dimensione oscura e disumana (anche troppo umana) che sta producendo morti e distruzioni. Chi potrebbe impegnarsi a contenere la disumanità e a mantenere il nostro minimo di umanità è vergognosamente inerte di fronte alla pulizia etnica perpetrata dallo Stato di Israele. Nel frattempo migliaia di persone sono uccise sotto le macerie prodotte dagli implacabili attacchi aerei dell’esercito israeliano. Curiosamente, gli Stati Uniti stanno spendendo 100 miliardi di dollari per produrre armi di morte e sostenere la guerra in Ucraina e la guerra tra Israele e Hamas, sostenendo incondizionatamente lo Stato di Israele dando il via libera ad un contrattacco sproporzionato. Nel contempo, la Cina sta impegnando 100 miliardi di dollari per implementare pacificamente la Belt and Road (la via della seta). Sono due tipi opposti di politica, l’uno volto al miglioramento dei paesi, soprattutto quelli più poveri, lungo la via della pace e l’altro della guerra, sempre utilizzata dagli USA in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia e in molti altri luoghi per garantire la sua eccezionalità e il suo potere unipolare.

Basta. Ciò che la maggioranza dell’umanità desidera disperatamente è un mondo in cui tutti possano stare in pace, con il sufficiente e dignitoso per tutti, nella stessa Casa Comune, ora in guerra e sotto il fuoco.

Leonardo Boff ha scritto “Fundamentalismo, terrorismo, religião e paz, Vozes 2009; “Homem: Satã ou Anjo Bom”, Record, RJ 2008.

A insanidade da guerra: somos belicosos

     O devastador e letal  ataque ao hospital batista Al-Ahli,sustentado pelos anglicanos, no centro de Gaza é um claro crime de guerra segundo leis internacionais. Há uma guerra de versões sobre quem foi o causador. O que, na verdade, importa são as centenas vidas humanas (471?) ceifadas criminosamente.O fato e as cenas nos tomaram de horror,indignação e solidariedade para com os atingidos e com o povo palestino,vítima de uma punição coletiva.

   Na penosa história dos palestinos em busca de uma pátria,  houve inúmeros assassinatos em massa em Hebron (1929), Dier Yassin (1948), Kufer Qassem (1956), Hebron (1994) o massacre da Marcha do Retorno (2018). Jamais deve ser esquecido e condenado o perverso ato terrorista do Hamas em Israel no dia 7 de outubro, assassinando aleatoriamente mais de mil israelenses, entre eles crianças e duas centenas de reféns.

   O revide do Estado de Israel, com o escandaloso apoio incondicional dos USA, está sendo cruel e sem piedade, atingindo milhares de civis,sendo 50% da população de crianças e de jovens. O cerco total com o corte de água,alimentos e energia, por parte de Israel, constitui um crime humanitário.

   Esta guerra, totalmente assimétrica, nos levanta a grande questão: por que os seres humanos se matam ou se assassinam reciprocamente? Quais são as raízes desta perversidade? É possível a paz entre os humanos e com a natureza?

   Seria longo refletir sobre as várias interpretações do caráter demente e belicoso do ser humano,coisa que tentamos fazer no artigo anterior.Aqui resumimos a questão na troca de cartas entre Albert Einstein e Sigmund Freud.   

   Em 30 de julho de 1932 perguntava Einstein a Freud:” há um modo de libertar os seres humanos da fatalidade da guerra? Existe a possibilidade de dirigir a evolução psíquica a ponto de tornar os seres humanos mais capazes de resistir à psicose do ódio e da destruição”(Natan&Norden,Einstein on Peace,98).

   Freud recorre a esta duas pulsões que sustentou durante a sua toda a sua vida e obra: temos em nós a pulsão de morte (Thánatos) e a pulsão de vida (Eros). Ambos coexistem em cada ser humano. A pulsão de morte responde por todo tipo de violência e guerras que marcam a história pessoal e coletiva da humanidade. A pulsão de vida se expressa pelo amor, pela amizade, pela solidariedade, pela compaixão, também coexistindo em cada ser humano.

   Realisticamente respondeu Freud a Einstein:”Não existe a esperança de poder suprimir de modo direto a agressividade dos seres humanos.Contudo, podem-se recorrer  a vias indiretas, reforçando o Eros, princípio de vida contra o Thánatos, princípio de morte. Tudo o que faz surgir laços emocionais entre os seres humanos age contra a guerra;tudo o que civiliza o ser humano trabalha contra a guerra”(Obras Completas,III:3,215). Mas nos adverte que estas duas pulsões se enfrentam e buscam se equilibrar mas não sabemos qual será a predominância de uma sobre a outra. Termina com uma frase misteriosa e resignada:”esfaimados pensamos no moinho que tão lentamente mói que podemos morrer de fome antes de receber a farinha”. Aqui aparece certo pessimismo de Freud face ao curso de nossa história. Agora estamos, horrorizados, assistindo ao que o grande psicanalista intuiu.

   Não obstante, continuamos a buscar teimosamente a paz e nunca desistiremos. Se não pode ser como estado permanente pelo menos como um espírito que nos faz preferir o diálogo ao confronto, a busca cordial de pontos em comum ao enfrentamento belicoso.

   O pressuposto básico para a paz consiste em afirmar a humanidade em todos e em cada ser humano,independente, de sua condição étnica, cultural, religiosa e de gênero. Devemos todos tratar-nos humanamente. Isso, lamentavelmente, não ocorre. Há supremacistas raciais (de brancos), religiosos e todo tipo de exclusivismos.Por exemplo, o ministro da Defesa israelense, Yoav Gallant, numa atitude tipicamente supremacista declarou numa entrevista a jornalistas internacionais:”nós estamos lutando contra animais e agindo de acordo… utilizando todo o poder bélico para reduzir a Cidade de Gaza a escombros”. Isso só é possível negando humanidade aos habitantes da Faixa de Gaza, feitos não-humanos e, pior, reduzidos a animais.

   Desta forma, todo submetimento de um povo pela violência e pela guerra deixa neste um rastro de amargura, de ódio e de desejo de vingança, que dará origem a reações violentas, a atentados e a novos conflitos. Há de se considerar que Israel matou cerca de 15 vezes mais civis do que palestinos durante a última década como afirmou o prof.Oren Yiftachel, judeu israelense da Universidade Urban  Studies da Ben Gurion University of Negev.   Há que se buscar o encontro confiado e cordial entre todos os diferentes povos. Belo exemplo nos dá o regente de orquestra, o judeu Daniel Barenboim que em sua orquestra e escola em Israel convivem e cultivam a música israelenses,palestinos e judeus juntos. Afirma:”Isso reforça a minha convicção de que só pode haver uma solução para o conflito: com base no humanismo, na justiça e na igualdade e sem força armada e ocupação”. A paz é resultado e consequência deste tipo de atitude, bem expressa na Carta da Terra quando “reconhece que a paz é a plenitude que resulta de relações corretas consigo mesmo, com outras pessoas, com outras culturas, com outras vidas, com a Terra e com o Todo maior do qual somos parte”(IV,16f).

   É triste constatar que na terra do Príncipe da Paz, Jesus de Nazaré,ocorram tais violências brutais e guerras devastadoras,cujas vítimas são na maioria civis e  inocentes mães e crianças.

   No final nos cabe proclamar Shalom,Salam, Pax et  Bonum, Paz e Bem.

Leonardo Boff escreveu Virtudes para outro mundo possível, vol.III, Beber e comer juntos e viver em paz, Vozes 2006; Oração de São Francisco:uma mensagem de paz para o mundo atual,Vozes 2014.

“Nem loucos, nem mortos”: vivos e resistentes:testemunhos de ex-presos políticos argentinos

Finalmente sai em português “Nem loucos, nem mortos,o um testemunho coletivo e anônimo de ex-presos políticos de um dos presídios de segurança máxima da Argentina durante a última ditadura cívico-militar. Ele guarda a memória de todas estas pessoas se opuseram à ditadura na Argentina. Este testemunho é válido para a situação brasileira. Daí a importância de sua publicação no Brasil com um comovente prólogo de João Paulo Rodrigues da Coordenação Nacional do MST.

Publicamos um artigo do conhecido jornalista argentino,vivendo na Suiça e comprometido com a defesa dos direitos humanos no mundo: Sergio Ferrari

Vale ler o que escreve e denuncia pois a tragédia continua a nível mundial.

O livro é lançado pela Editora Expressão Popular-SP e seu lançamento é previsto para o dia 9 de outubro na Livraria Tapera-Taperá,Av.São Luis,187. 2.andar Loja 29 São Paulo.  LBoff

Sergio Ferrari

Ativar a memória coletiva como antídoto contra a repetição das brutalidades que a América Latina viveu em tempos de ditaduras. Essa é a premissa de um grupo de ex-presos políticos do Presídio de Coronda, em Santa Fé, na Argentina, que, no próximo 9 de outubro, apresenta Nem loucos, nem mortos, livro testemunhal escrito por mais de 70 deles, agora publicado em português pela Editora Expressão Popular de São Paulo.

E será nessa cidade brasileira que essa obra coletiva e anônima de 350 páginas, com muitas fotos e desenhos em cores, terá seu batismo de fogo em solo latino-americano, apenas 20 anos após ter sido apresentada na Argentina a primeira edição em espanhol.

Em 2003, a Associação El Periscopio, que reúne um importante grupo de ex-prisioneiros de Coronda –por onde passaram 1.153 detidos pela ditadura- publicou Del otro lado de la mirilla. Olvidos y memorias de ex-presos políticos de Coronda 1974-1979. Essa obra, agora traduzida e adaptada para o português, já teve sua terceira edição em espanhol, com mais de 11 mil exemplares vendidos, e também circula em diversos idiomas. Em 2020, foi publicada em francês com o título Ni fous, ni morts(Editorial de l’Aire, Vevey, Suíça) e, em 2022, em italiano, pela prestigiada editora romana Albatros Il Filo, sob o nome Grand Hotel Coronda.

A paixão da memória

Desde a publicação da primeira edição, em 2003, Del otro lado de la mirilla repercutiu significativamente tanto na Argentina quanto na Europa. No entanto, sua distribuição na América Latina e, especificamente, a versão em português permanecia uma questão pendente.

Nem loucos, nem mortos é um testemunho coletivo e anônimo de ex-presos políticos de um dos presídios de segurança máxima da Argentina durante a última ditadura cívico-militar. É, talvez, o primeiro livro do gênero publicado na América Latina, resultado do trabalho de um grande grupo de coautores reunidos em El Periscopio (https://elperiscopio.org.ar/).

Em 2006, inspirou a criação teatral Coronda en Acción, (http://www.youtube.com/watch?v=mkK12e2yaFw) e durante a pandemia de Covid-19 alimentou conceitualmente o projeto Corondaes, uma realização experimental audiovisual onde cada quadrícula digital (via zoom) representava uma cela desse presídio argentino (https://www.youtube.com/watch?v=G18LTkssir0). Também inspirou a realização do curta-metragem Retorno a Coronda (2020), que narra a visita realizada por um grupo de ex-prisioneiros a esse centro penitenciário, em outubro de 2019, e que é projetada como introdução por ocasião da apresentação do livro (https://vimeo.com/733955181).

Para El Periscopio, o trabalho de Memória, Verdade e Justiça é a tarefa central nessas duas décadas de existência. Dessa forma, converge com as Mães e com as Avós da Praça de Maio, com outras associações de ex-prisioneira-os e com tantos outros atores sociais que lutam contra o esquecimento e contra todas as formas de obscurantismo histórico. É o que diz Hugo Borgert, membro da Associação, que viaja de Buenos Aires a São Paulo para a primeira apresentação da edição em português. “Nossa militância pela memória é uma espécie de paixão e quase uma obsessão”, explica Borgert, que reivindica a importância da memória coletiva em momentos em que alguns partidos e candidatos presidenciais negacionistas, como Javier Milei en Argentina, tentam minimizar a brutalidade dos crimes da última ditadura cívico-militar.

Para Alfredo Vivono, ex-preso político que também participará na apresentação de Nem loucos, nem mortos, “É uma honra enorme publicar o livro em português, no Brasil, junto com a Editora Expressão Popular, que pertence aos movimentos sociais brasileiros, que nasce das entranhas do Movimento Sem Terra (MST), e que dá uma contribuição cultural e pedagógica gigante para fortalecer os atores populares”. E continua: “Estamos honrados por compartilharmos a primeira apresentação com Frei Betto, figura de referência para a militância em todo o continente, e com João Paulo Rodrigues, da direção do Movimento Sem Terra que nos deu um presente inestimável ao prefaciar a edição brasileira”.

Borgert e Vivono concordam em que as resistências antiditatoriais dos anos 70 e 80 convergem hoje com os mais importantes movimentos sociais latino-americanos, como o MST do Brasil, com suas utopias e suas lutas atuais. “Somos parte de um todo latino-americano que continua aspirando a outro continente possível e necessário, com justiça, equidade e soberania. Um continente que se aproprie da igualdade e da diversidade de gêneros, que respeite os migrantes independentemente da sua proveniência e que abrace a luta contra a crise climática e pela sobrevivência da Terra”, reflete Alfredo Vivono.

Um prólogo emocionado, a voz brasileira

Na prisão de Coronda, centenas de ativistas que resistiram ao autoritarismo e à violência da ditadura argentina nos anos setenta estiveram presos sob o terror e a tortura permanentes. “Só sairão daqui loucos ou mortos!”. Essa era a sentença aterrorizante que os torturadores impunham com total crueldade, lembra João Paulo Rodrigues, membro da Coordenação Nacional do MST, no comovente prólogo da edição brasileira. E acrescenta que, apesar dessas torturas diárias, o grupo não desistiu, manteve-se vivo, resistiu e consolidou depois a Associação “El Periscopio” como instrumento de luta. Não se limitaram a escrever a experiência da resistência, mas sempre consideraram a produção coletiva do livro como uma ferramenta de luta. Inclusive, conseguiram acusar perante os tribunais comuns os dois diretores do Presídio de Coronda, que eram comandantes da Gendarmaria. Em maio de 2018, ambos foram condenados a 22 e 17 anos de prisão pela política destrutiva que aplicaram naquele presídio. Para os juízes, o regime diário aplicado em Coronda, que buscava a destruição física, mental e ideológica dos presos, constituiu um crime contra a humanidade.

Em sua profunda reflexão, João Paulo Rodrigues enfatiza que Nem loucos, nem mortos “abre o horizonte de análise para uma perspectiva latino-americana, reforça um processo coletivo de resistência e destaca um exemplo de memória que resultou em um movimento de luta, chegando inclusive à acusação e condenação de agentes torturadores do Estado”. Isso é ainda mais importante, acrescenta, no contexto brasileiro, já que aqui centenas de crimes cometidos por agentes do Estado durante a ditadura militar (1964-1985) permanecem impunes. O Brasil levou quase três décadas desde o início do processo de redemocratização para criar uma Comissão da Verdade (2012-2014). “No entanto, seu relatório, apesar de ser um documento importante, não levou à punição dos funcionários públicos que cometeram graves crimes contra os direitos humanos”.

João Paulo Rodrigues ressalta que esse livro aposta na importância da memória coletiva para os processos de organização e mobilização popular. E quanto à sua promoção e divulgação, “espero que sirva de ferramenta para amplos processos de educação popular na rica e diversificada realidade dos movimentos sociais no Brasil”. E o dirigente nacional do MST conclui afirmando que “o objetivo do livro é manter viva a memória de um passado que corre o risco constante de ser silenciado pelo esquecimento. Mas a memória não se restringe ao passado. Tem raízes profundas na construção de um hoje e de um amanhã diferentes das experiências de tortura, de dominação e de exploração”.

Um livro que nos homenageia

“Para nós é muito importante construir laços de solidariedade e de internacionalismo e é por isso que, como Editora, somos muito gratos pela confiança de El Periscopio em publicar seu livro conosco”, diz Miguel Yoshida, diretor da Expressão Popular.

Yoshida ressalta o valor do processo vivido na gestão do livro: “coincidindo com o caráter coletivo de Nem loucos, nem mortos, também trabalhamos coletivamente, juntos, há vários meses, de São Paulo e por zoom, com um grande grupo de membros do El Periscopio, da Argentina, do Brasil, da Alemanha, da França e da Suíça. Foi uma experiência muito original e enriquecedora”.

Nem loucos, nem mortos, no dia 9 de outubro nasce na atividade pública na livraria Tapera Taperá. No dia seguinte, também em São Paulo, será apresentado na Escola Nacional Florestan Fernandes, do Movimento Sem Terra. Continuará sua maratona inicial no dia 11 de outubro, no Rio de Janeiro, em uma atividade pública na Livraria Leonardo da Vinci. E dias depois, integrantes do El Periscopio com o livro em mãos participarão em intercâmbio com representantes da Central de Movimentos Populares, no 7º Congresso Nacional, a ser realizado entre os dias 26 e 29 de outubro, em Salvador, Bahia.

Pontapé inicial de um caminho “em português” que os ex-presos políticos de Coronda imaginam longo e fecundo. Com outras apresentações possíveis nos próximos meses em Foz do Iguaçu, novamente no Rio de Janeiro, em Porto Alegre etc. Sem perder a esperança de encontrar um multiplicador/distribuidor que nos permita chegar com o livro e com a experiência da “resistência coletiva em Coronda e da solidariedade eterna entre nós” do Brasil a Portugal. Lembrando, como dizem os autores, que “nossas histórias são uma gota d’água no grande Mar da Memória e da luta única por Outro Mundo Possível”.

Tradução: Rose Lima

SergioFerrari
Jornalista
sergioechanger@yahoo.fr

La Madre Terra riserva spiacevoli sorprese

                  Leonardo Boff

Fin dalla più remota antichità la Terra è sempre stata considerata una Madre che, insieme alle altre energie cosmiche, ci fornisce tutto ciò di cui la vita sul pianeta ha bisogno. I greci la chiamavano Gaia o Demetra, i romani Magna Mater, gli orientali Nana, gli andini Pachamama. Tutte le culture la consideravano un’entità super vivente che, per essere viva, produce e riproduce la vita.

Solo nella modernità europea, a partire dal XVII secolo, la Terra venne considerata come una “mera cosa estensiva”, senza scopo. La natura che la ricopre non ha valore in sé, ma solo quando è utile all’essere umano. L’essere umano non si considera parte della natura, ma il suo “signore e padrone”. E ha fatto di tutto con essa, senza alcun rispetto, alcune cose buone e altre letali. Questa audace modernità ha creato il principio della propria autodistruzione con armi che possono distruggere totalmente se stessi e la vita.

Lasciamo da parte questo modo funereo di abitare la Terra ecocida e geocida, per quanto minaccioso possa essere in qualsiasi momento. Lasciamoci sfidare (senza la pretesa di spiegare) gli ultimi eventi estremi accaduti: le grandi inondazioni nel sud del Brasile e in Libia, il devastante terremoto in Marocco, gli incendi indomabili in Canada, nelle Filippine e altrove.

In larga misura, nella comunità scientifica si sta creando un consenso (ad eccezione della politica e dei grandi oligopoli economici dominanti) sul fatto che la causa principale, non l’unica, è dovuta al cambiamento del regime climatico della Terra e ai limiti d’insostenibilità del pianeta. È il famoso Earth Overshoot Day: consumiamo più di quanto la Terra possa offrirci. E non si scalda nemmeno più.

Essendo un Super Essere vivente, reagisce inviandoci il riscaldamento globale, ondate di eventi estremi, terremoti, uragani, virus letali ecc. Siamo arrivati ​​a un punto in cui, se non invertiamo il processo devastante degli ecosistemi, potremmo andare incontro al nostro sterminio come specie umana. Gli ultimi fatti sono premonitori.

Da tutto bisogna trarre lezioni. Oggi sappiamo ciò che era negato alle generazioni precedenti, come funzionano le placche tettoniche che compongono il suolo della Terra. Conosciamo le sue pericolose crepe, quali placche possono essere in movimento. La conseguenza è che se costruiamo le nostre città e case su queste crepe, potrebbe arrivare un giorno in cui si verificherà uno spostamento o uno scontro delle crepe, producendo un terremoto con incalcolabili sacrifici umani e culturali. Eccole qui le opere del genio umano. La conseguenza che dobbiamo trarre oggi è che non possiamo costruire le nostre case e le nostre città su questi luoghi. Oppure dovremmo sviluppare tecnologie, come hanno fatto i giapponesi, che costruiscano edifici basati su metalli in grado di bilanciare l’intero edificio al punto da resistere ai movimenti sismici.

Qualcosa di simile vale per le grandi inondazioni di magnitudo travolgente. Sappiamo che tutti i fiumi hanno il loro letto dove scorre l’acqua. Ma la natura ha previsto che ai suoi bordi debbano esserci spazi abbastanza ampi da resistere alle inondazioni. Questi spazi fanno parte del letto esteso. Su di essi invano si costruiscono edifici e intere città. Quando arriva il diluvio, le acque reclamano il loro spazio in cui scorrono. Allora sopraggiungono le calamità. Consapevoli di questi dati, si impongono misure di contenimento o semplicemente di non consentire che in questi luoghi si costruiscano case, fabbriche e quartieri. In termini più radicali, queste parti della città devono trovare un altro luogo sicuro per evitare di essere danneggiate o distrutte.

Si tratta di conoscenze di cui i funzionari governativi e le autorità pubbliche devono tenere conto. Altrimenti, a causa di una mancanza di conoscenza che rasenta l’irresponsabilità si troveranno, di tanto in tanto, ad affrontare catastrofi che uccidono persone, distruggono case e rendono inabitabile una determinata regione.

Queste catastrofi appartengono alla storia della Terra. Siamo arrivati a conoscere 15 grandi estinzioni di massa. Una delle più importanti avvenne 245 milioni di anni fa quando si formarono i continenti (dall’unica Pangea). In quella occasione scomparve il 90% delle specie animali, marine e terrestri. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità. La seconda maggiore estinzione di massa si verificò 65 milioni di anni fa, quando un asteroide lungo quasi 10 chilometri cadde nello Yucatan, nel sud del Messico. Ciò causò un immenso maremoto, con un grande volume di gas velenoso e una tenebre immensa che oscurò il sole impedendo così la fotosintesi e il 50% di tutte le specie morì. Le principali vittime furono i dinosauri che per 130 milioni di anni popolavano parte della Terra.

È curioso notare che, dopo ogni estinzione di massa, la Terra ha sperimentato una fantastica fioritura di nuove specie. Dopo quest’ultima apparvero soprattutto i mammiferi, dai quali noi stessi discendiamo. Ma misteriosamente iniziò anche una terza estinzione di massa. Quella attuale non è come le due precedenti avvenute di colpo. Essa avviene lentamente, attraverso diverse fasi, a partire dall’era glaciale 2,5 milioni di anni fa. Negli ultimi tempi si è constatata un’accelerazione di questa estinzione. Il regime di crisi climatica aumenta di giorno in giorno e gli eventi estremi si moltiplicano come abbiamo descritto. Siamo entrati in un allarme ecologico, pertanto, come ha detto severamente il Papa nella Fratelli Tutti: Siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

Come dice Peter Ward, nel suo libro [pubblicato in Brasile] O fim da evolução” (Campus 1997): 100mila anni fa, un altro grande asteroide colpì la Terra, questa volta in Africa. Questo asteroide si chiama homo sapiens. In altre parole, è l’essere umano moderno che ha inaugurato l’antropocene, il necrocene e il pirocene. Se il rischio è grande, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. È in questo che spero e confido, nonostante le calamità sopra descritte.

Leonardo Boff, ha scritto “O doloroso parto da Terra, Vozes  2021” e “Abitare la Terra”, Castelvecchi 2022.

traduzione dal portoghese di Gianni Alioti