Principio-bontà: un progetto di vita

Leonardo Boff

In termini di etica, non si dovrebbero giudicare i singoli atti presi in sé. Loro rimandano a un progetto di fondo. Sono realizzazioni di questo progetto fondamentale.

Ogni essere umano, esplicitamente o implicitamente, è guidato da una decisione di base. È essa che conferisce valore etico e morale agli atti che lastricano la sua vita. Pertanto, è questo progetto fondamentale che deve essere preso in considerazione e giudicato se è buono o cattivo. Poiché entrambi sono sempre mischiati, qual’è quello dominante che si traduce in atti che definiscono una direzione nella vita. Resta preservata la constatazione che il bene e il male vanno sempre insieme. In altre parole: la realtà è sempre ambigua e accompagnata dal bene e dal male. Non c’è mai solo il bene da una parte e il male dall’altra.

La ragione di ciò risiede nel fatto che la nostra condizione umana, per creazione e non per deficienza, è sempre sapiente e demente, tenebrosa e luminosa, con pulsioni di vita e con pulsioni di morte. E questo simultaneamente, senza poter noi separare, come dice il Vangelo, il grano dalla zizzania.

Nonostante questa ambiguità, ciò che conta davvero è la dimensione predominante, se luminosa o oscura, se buona o malvagia. È qui che si fonda il progetto fondamentale della vita. Esso stabilisce la direzione e camminando fa il cammino. Questo cammino può conoscere deviazioni, poiché è così l’ambigua condizione umana, ma può sempre ritornare nella direzione definita come fondamentale.

Gli atti acquistano valore etico e morale a partire da questo progetto fondamentale. È esso che si afferma davanti al tribunale della coscienza, e per le persone religiose è esso che viene giudicato da Colui che conosce le nostre intenzioni più segrete e conferisce il valore corrispondente al progetto fondamentale.

Siamo concreti: qualcuno si mette in testa di voler essere, a tutti i costi, ricco. Tutti i mezzi per tale progetto sono ritenuti validi: astuzia, raggiri, inadempienze contrattuali, truffe finanziarie e appropriazione di fondi pubblici, falsificando dati, aumentando il loro reale valore e realizzando le opere senza la qualità richiesta. Il suo progetto è accumulare beni ed essere ricco. È il principio-malvagità, anche se fa del bene qua e là e quando è molto ricco, aiuti persino progetti di beneficenza. Ma purché non compromettano il suo progetto di base di essere ricco.

Un altro si propone come progetto fondamentale di essere sempre buono, cercare la bontà nelle persone e tentare che le loro azioni si allineino in questa direzione di bontà. Poiché è umano, in lui possono esserci anche azioni malvagie. Sono deviazioni dal progetto, ma non sono di tale portata da distruggere il progetto fondamentale di essere buono. Si rende conto delle sue cattive azioni, si corregge, chiede perdono e riprende il suo percorso di vita definito: cercare di essere buono. Questo implica, ogni giorno, essere sempre migliori e non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e alle cadute personali. La cosa decisiva è riassumere il principio-bontà che sempre può crescere infinitamente. Nessuno è buono fino a un certo punto e poi si ferma perché pensa di essere arrivato alla fine. La bontà e altri valori positivi non conoscono limiti.

Nel nostro Paese abbiamo vissuto, comprese le moltitudini, sotto il principio-malvagità. A partire da questo principio tutto valeva: la menzogna, la fake news, la calunnia e la distruzione di biografie che, notoriamente, erano buone. Sono stati usati in forma abusiva i media digitali, ispirati dal principio-malvagità. In ragione di ciò, migliaia di persone sono state vittime del Covid-19 quando avrebbero potuto essere salvate. I popoli indigeni, come gli Yanomami, considerati come subumani, sono stati abbandonati intenzionalmente al loro destino. In questi fatidici anni in cui vigeva il principio-malvagità, più di 500 bambini Yanomami sono morti di fame e di malattie derivate dalla fame. Sono state smantellate le principali istituzioni di questo paese, come la sanità, l’istruzione, la scienza e la cura della natura. Infine, in modo insidioso, è stato tentato un colpo di stato con l’obiettivo di distruggere la democrazia e imporre un regime dittatoriale, culturalmente retrogrado ed eticamente perverso per aver palesemente esaltato la tortura.

In esse c’era anche il principio-bontà, ma veniva represso o incenerito da atti malevoli che ne impedivano la validità, senza però mai distruggerlo totalmente perché esso appartiene all’essenza dell’umano.

Ma, in fin dei conti, il principio-bontà finisce sempre per trionfare. La fiamma sacra che arde in ognuno non può mai essere spenta. È essa che sostiene la resistenza, infiamma la critica e dona la forza invincibile del giusto e del retto. Alla brutalità del principio-malvagità si è imposto risolutamente il principio-bontà, che si poneva sotto il segno della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei valori fondamentali del cittadino.

Nonostante tutti i trucchi, le violenze, gli attentati, le minacce e l’uso vergognoso degli apparati statali, comprando letteralmente la volontà delle persone o impedendo loro di esprimere il proprio voto, coloro che erano guidati dal principio-malvagità sono stati sconfitti. Ma mai fino ad oggi hanno riconosciuto la sconfitta. Continuano la loro azione distruttiva che oggi ha assunto dimensioni planetarie con l’ascesa dell’estrema destra. Ma devono essere contenuti e vinti dal risveglio del principio-bontà che si trova in loro. Loro, giudicati e finanche puniti, dovranno imparare la bontà della vita e il bene di un intero popolo e dare il loro contributo.

Nella storia conosciamo le tragedie di chi si è aggrappato al principio-malvagità al punto di porre fine alla propria vita, invece di riscattare, umilmente, il principio-bontà e la propria umanità più profonda.

Forse ci ispiriamo, a questo fine, alle parole poetiche di un autore anonimo del ‘900 e cantate nella festa cristiana della Pentecoste. Si riferisce allo Spirito che agisce sempre nella natura e nella storia: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato”.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Principio-bondad:

un proyecto de vida

Leonardo Boff*

En términos de ética, no se deben juzgar los actos tomados solo en sí  mismos. Ellos remiten a un proyecto de fondo. Son concretizaciones de ese proyecto fundamental.

Todo ser humano de forma explícita o implícita se orienta por una decisión básica. Ella es la que confiere valor ético y moral a los actos que pavimentan su vida. Por tanto, ese proyecto  fundamental es el que debe ser tomado en cuenta y juzgar si es bueno o malo. Como ambos vienen siempre mezclados, el dominante es el que se traduce por actos que definen una dirección en la vida. Preservada, queda la constatación de que bien y mal siempre andan juntos. Dicho en otras palabras: la realidad es siempre ambigua y acolitada por el bien y por el mal. Nunca están solo el bien por un lado y el mal por el otro.

La razón de esto reside en el hecho de que nuestra condición humana, por creación y no por deficiencia, es siempre sapiente y demente, sombría y luminosa, con pulsiones de vida y con pulsiones de muerte. Y esto simultáneamente, sin que podamos separar, como dice el Evangelio, la cizaña del trigo.

No obstante esta ambigüedad, lo que de verdad cuenta es la dimensión predominante, si es luminosa o sombría, bondadosa o malvada. Y aquí se funda el proyecto fundamental de la vida. Él define la dirección y el camino se hace caminando. Ese camino puede conocer desvíos, pues así es la condición ambigua humana, pero siempre puede volver a la dirección definida como fundamental.

Los actos adquieren valor ético y moral a partir de ese proyecto fundamental. Él se afirma ante el tribunal de la conciencia, y para personas religiosas, es juzgado por Aquel que conoce nuestras intenciones más secretas y confiere el correspondiente valor al proyecto fundamental.

Seamos concretos: a alguien se le mete en la cabeza que quiere ser, a toda costa, rico. Todos los medios para tal proyecto son considerados válidos: habilidad, engaños, rupturas de contratos, golpes financieros y apropiaciones de fondos públicos, falsificando datos, aumentándoles el valor real y haciendo las obras sin la calidad exigida. Su proyecto es acumular bienes y ser rico. Es el principio-maldad, aunque haga algún bien aquí y allá y cuando es muy rico ayude a proyectos  benéficos. Pero siempre que no comprometan su proyecto básico de ser rico.

Otro se propone como proyecto fundamental ser siempre bueno, buscar la bondad en las personas e  intentar que sus actos se   alineen en esta dirección de bondad. Como es humano, en él también puede haber actos malos. Son desvíos del proyecto pero no son de tal envergadura que destruyan el proyecto fundamental de ser bueno. Se da cuenta de sus malos actos, se corrige, pide perdón y retoma el camino   de vida definido: procurar ser bueno. Esto implica ser siempre, cada día, mejor y nunca desistir frente a las dificultades y caídas personales. Lo decisivo es reasumir el principio-bondad que puede crecer siempre indefinidamente. Nadie es bueno hasta cierto punto y después se para, por estimar que alcanzó su fin. La bondad así como otros valores positivos no conocen limitaciones.

En nuestro país hemos vivido, incluyendo multitudes, bajo el principio-maldad. A partir de ese principio todo valía: la mentira, las fake news, la calumnia y la destrucción de biografias que, notoriamente, eran buenas. Fueron usados     de forma abusiva los medios digitales, inspirados en el principio-maldad. Por  esta razón, muchos miles de personas fueron víctimas de la Covid-19 cuando podrían    haberse salvado. Indígenas, como los yanomami, fueron considerados infrahumanos e,  intencionadamente, abandonados a su propia suerte. En estos fatídicos años de vigencia del principio-maldad más de 500 niños    yanomami murieron de hambre y de enfermedades derivadas del hambre. Se desmontaron las principales instituciones de este país como la salud pública, la educación, la ciencia y el cuidado de la naturaleza. Finalmente, de forma insidiosa, se intentó un golpe de estado buscando destruir la democracia e imponer un régimen dictatorial, culturalmente retrógrado y éticamente perverso por exaltar claramente la tortura.

En ellos había también el principio-bondad pero fue reprimido o cubierto de cenizas por malas acciones  que impedían su vigencia, sin destruirlo nunca totalmente porque  forma parte de la esencia de lo humano.

Pero el principio-bondad, a fin de cuentas siempre acaba triunfando. La llama sagrada que arde dentro de cada persona jamás puede ser apagada. Ella es la que sustenta la resistencia, inflama la crítica y confiere la fuerza invencible de lo justo y de lo recto. Era el principio-bondad que venía bajo el signo de la democracia, del estado de derecho y del respeto a los valores fundamentales del ciudadano.

A pesar de todas las artimañas, violencias, atentados, amenazas y uso vergonzoso de los aparatos de estado, comprando literalmente la voluntad de las personas o impidiéndoles    manifestar su voto, los que se orientaban por el principio-maldad fueron derrotados. Pero nunca hasta hoy han reconocido la derrota. Ellos siguen con su acción destructiva, que hoy ha adquirido dimensiones planetarias con el ascenso de la extrema derecha. Pero deben ser contenidos y ganados por el despertar del principio-bondad que se encuentra en ellos. Juzgados y castigados tendrán que aprender la bondad de la vida y el bien de todo un pueblo y  aportar su contribución.

En la historia conocemos tragedias de los que se aferraron al principio-maldad hasta el punto de poner fin a su propia vida en vez de rescatar humildemente el principio-bondad y su humanidad más profunda.

En este final nos inspira tal vez la palabra poética de un autor anónimo de hacia el año 900, que se canta en la fiesta cristiana de Pentecostés. Se refiere al Espíritu que actúa siempre en la naturaleza y en la historia:

Lava lo que es sórdido/Riega lo que es árido/Sana lo que está enfermo.

Dobla lo que es rígido/Calienta lo que es gélido/Guía lo desorientado.

*Leonardo Boff ha escrito El Espíritu Santo: fuego interior, dador de vida y Padre de los pobres, lPAVSA, Managua 2014.

Traducción de María José Gavito Milano

                                    Princípio-bondade: um projeto de vida

                                        Leonardo Boff

Em termos de ética, não se deve ajuizar os atos apenas tomados em si mesmos. Eles remetem a um projeto de fundo. São  concretizações desse projeto fundamental.

Todo ser humano de forma explícita ou implícita é orientado por uma decisão básica. É ela que confere valor ético e moral aos atos que pavimentam a sua vida. Portanto, é esse projeto fundamental que deve ser tomado em conta e ajuizá-lo se é bom ou mau. Como ambos sempre vem mesclados, qual é o dominante que se traduz por atos que definem uma direção na vida. Preservada fica a constatação de que bem e mal sempre andam juntos. Dizendo em outras palavras: a realidade sempre é ambigua e acolitada pelo bem e pelo mal. Nunca há somente o bem de um lado e do outro, o mal.

A razão disso reside no fato de que nossa condição humana, por criação e não por deficiênca, é sempre sapiente e demente, sombria e luminosa, com pulsões de vida e com pulsões de morte. E isso simultaneamente, sem podernos separar, como diz o Evangelho, o joio do trigo.

Não obstante esta ambiguidade, o que conta mesmo é a dimensão predominante, se luminosa ou sombria, se bondosa ou maldosa. É aqui que se funda o projeto fundamental da vida. Ele define a direção e faz um  caminho caminhando. Esse caminho pode conhecer desvios, pois é assim a condição ambigua humana, mas sempre pode voltar à direção definida como fundamental.

Os atos ganham valor ético e moral a partir desse projeto fundamental. É ele que se afirma diante do tribunal da consciência, e para pessoas religiosas, é ele que é julgado por Aquele que conhece nossas intenções mais secretas e confere o corresponde valor ao projeto fundamental.

Sejamos concretos: alguém se põe na cabeça que   quer ser, a todo custo.rico.Todos os meios para tal projeto são tidos por válidos: esperteza,enganações, rupturas de contratos, golpes financeiros e apropiando-se  de verbas públicas, falsificando dados, aumentndo-lhes o valor real e fazendo as obras sem a qualidade exigida. Seu projeto é acumular bens e ser rico. É o princípio-maldade, mesmo que aqui e acolá faça algum bem e quando é muito rico, ajude até a projetos beneficientes.Mas sempre que não comprometam seu projeto básico de ser rico.

Outro se propõe como projeto fundamental ser sempre bom, procurar a bondade nas pessoas e tentar que seus atos se alinhem nesta direção de bondade. Como é humano, nele também pode haver atos maus. São desvios do projeto mas não são de tal envergadura que destruam o projeto fundamental de ser bom. Dá-se conta de seus atos maldosos, corrige-se, pede perdão e retoma o caminho de vida definido: procurar ser bom. Isso implica sempre ser, cada dia, melhor e nunca desistir face às dificuldades e quedas pessoais. O decisivo é reassumir o princípio-bondade que sempre pode crescer indefinidamente. Ninguém é bom até certo ponto e depois pára por estimar que atingiu o seu fim. A bondade bem como outros valores positivos não conhecem limitações.

Em nosso país temos vivido, incluindo multidões, sob o princípio-maldade.A partir desse princípio tudo valia:a mentira, as fake news,a calúnia e a destruição de biografias que,notoriamente, eram boas. Foram usadas de forma abusiva as mídias digitais,inspiradas no princípio-maldade. Em razão disso, milhares foram vitimados pelo Covid-19 quando poderiam ter sido salvos. Indígenas,como os yanomami,foram tidos como sub-humanos e,intencionalmente, abandonados à própria sorte. Nesses fatídicos anos de vigência do princípio-maldade mais de 500 crianças yanomai morreram por fome e doenças derivadas da fome. Desmontaram-se as principais instituições deste país como a saúde, a educação, a ciência e o cuidado da natureza. Por fim de forma insidiosa tentou-se um golpe de estado visando destruir a democracia e impor um regime ditatorial, culturalmente retrógrado e eticamente perverso por claramente exaltar a tortura.

Neles havia também o princípio-bondade mas foi recalcado ou coberto de cinzas por atos maldosos que impediam sua vigência, sem,contudo, nunca destrui-lo totalmente porque pertence à essência do humano.

Mas o princípio-bondade,no final das contas, sempre acaba triunfando. A chama sagrada que arde dentro de cada um, jamais pode ser apagada. É ela que sustenta a resistência,inflama a crítica e confere a força invencível do justo e do reto. À brutalidade do princípio-maldade, se impôs resolutamente o princípio-bondade que vinha sob o signo da democracia, do estado de direito e do respeito aos valores fundamentais do cidadão.

Apesar de todas as artimanhas, violências, atentados, ameaças e uso vergonhoso dos aparatos de estado,comprando literalmente a vontade das pessoas ou impedindo-as de  manifestar seu voto, os que se orientavam pelo princípio-maldade,foram derrotados. Mas  jamais até hoje reconhecerem  a derrota. Eles continuam sua ação destrutiva que hoje ganhou dimensões planetárias com o ascenso da extrema-direita. Mas devem ser contidos e ganhá-los pelo despertar do princípio-bondade que se encontra neles. Eles, julgados e até punidos, terão que aprender a bondade da vida e o bem de todo um povo e dar a sua contribuição.

Na história conhecemos tragédias dos que se aferraram ao princípio-maldade a ponto de darem fim à sua própria vida, ao invés de, humildemente, resgatarem o princípio-bondade e sua humanidade mais profunda.

Talvez inspira-nos, neste final, as palavra poéticas de um autor anônimo por volta dos anos 900 e cantado na festa cristã de Pentecostes. Refere-se ao Espírito que sempre age na natureza e na história:

“Lava o que é sórdido/Irriga o que é árido/Sana o que é doente.

Dobra o que é rígido/Aquece o que é gélido/Guia o desorientado”

Leonardo Boff escreveu O Espírito Santo: fogo interior, doador de vida e pai dos pobres,Vozes 2013.

La scarsità di acqua pulita può scatenare guerre e minacciare la vita

                           Leonardo Boff *

Importante quanto il cambiamento di regime climatico (riscaldamento globale) è senza dubbio la questione dell’acqua dolce. Da essa dipende la sopravvivenza dell’intera catena della vita e, di conseguenza, del nostro stesso futuro.

L’acqua può essere motivo di guerre così come di solidarietà sociale e cooperazione tra i popoli. Ancor di più, come vogliono forti gruppi umanisti, attorno all’acqua sarà possibile e sicuramente si dovrà creare il nuovo patto sociale mondiale che crei un consenso minimo tra popoli e governi in vista di un destino comune, nostro e del sistema-vita. La crescente scarsità di acqua dolce può mettere in pericolo la vita sul pianeta.

Nella recente conferenza di New York in occasione del Water Day (22/3) è stato lanciato l’allarme: “c’è il rischio di un’imminente crisi idrica mondiale, investendo 2 miliardi di persone che non hanno accesso a una fornitura di acqua potabile” . L’ONU ha lanciato, in questa occasione, una “Agenda: azione per l’acqua”. Nelle parole del Segretario delle Nazioni Unite António Guterrez “un ambizioso programma d’azione sull’acqua che possa offrire a questo elemento vitale del nostro mondo l’impegno che merita”.

Indipendentemente dalle discussioni intorno al tema dell’acqua, possiamo affermare con sicurezza e senza dubbi che: l’acqua è un bene naturale, vitale, insostituibile e comune. Nessun essere vivente, umano o meno, può vivere senz’acqua. Poiché l’acqua è vitale e insostituibile, non può essere trattata come una merce da scambiare sul mercato.

Dal modo in cui tratteremo l’acqua, come merce o come bene vitale e insostituibile, dipenderà in parte Il futuro della vita sul pianeta.

Ma prima, consideriamo rapidamente le nozioni di base sull’acqua.

Sulla Terra ci sono circa un miliardo e 360 ​​milioni di km cubi di acqua. Se prendiamo tutta quest’acqua che si trova negli oceani, nei laghi, nei fiumi, nelle falde acquifere e nelle calotte polari e la distribuiamo equamente sulla superficie terrestre, la Terra finirebbe sommersa dall’acqua a tre chilometri di profondità.

Il 97,5% è acqua salata e il 2,5% è acqua dolce. Più dei 2/3 di quest’acqua dolce si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai, in cima alle montagne (68,9%) e quasi tutto il resto (29,9%) è di falda. Lo 0,9% rimane nelle paludi e lo 0,3% nei fiumi e laghi da dove proviene la maggior parte dell’acqua dolce per il consumo umano e animale, l’irrigazione agricola e l’uso industriale. Di questo 0,3%, il 22% va all’industria, il 70% all’agricoltura. Il poco rimanente di questo 0,3% (l’8%) è per gli esseri umani e la comunità vivente. Il 35% della popolazione mondiale, che equivale a un miliardo e 200 milioni di persone, non ha acqua trattata. Un miliardo e 800 milioni (il 43% della popolazione) ha un accesso precario ai servizi igienici di base. Questo fatto causa la morte di circa dieci milioni di persone ogni anno a causa del non trattamento dell’acqua potabile.

L’accesso all’acqua dolce è sempre più precario a causa della crescente contaminazione dei laghi e fiumi e persino dell’atmosfera che provoca piogge acide. Le acque reflue mal trattate, l’uso di detergenti non biodegradabili, l’uso abusivo di pesticidi che contaminano le falde acquifere, gli effluenti industriali scaricati nei corsi d’acqua, restituiscono ai fiumi avvelenamento e morte, compromettendo la fragile e complessa catena di riproduzione della vita.

L’acqua è abbondante ma distribuita in modo disuguale: il 60% si trova in soli 9 paesi, mentre altri 80 affrontano la scarsità. Poco meno di un miliardo di persone consuma l’86% dell’acqua esistente, mentre per 1,4 miliardi (sono adesso 2 miliardi) è insufficiente e per due miliardi non è trattata, il che genera l’85% delle malattie. Si presume che entro il 2032 circa 5 miliardi di persone saranno colpite dalla scarsità d’acqua.

Non c’è un problema di insufficienza d’acqua, ma di cattiva gestione di essa per soddisfare le esigenze degli esseri umani e degli altri esseri viventi.

Il Brasile è la potenza naturale delle acque, con il 13% di tutta l’acqua dolce del Pianeta, pari a 5,4 trilioni di metri cubi. Ma è distribuito in modo disuguale: 70% nella regione amazzonica, 15% nel centro-ovest, 6% nel sud e nel sud-est e 3% nel nord-est. Nonostante l’abbondanza, non sappiamo come utilizzare l’acqua, poiché il 46% di essa viene sprecato, il che basterebbe per rifornire tutta la Francia, il Belgio, la Svizzera e il nord Italia. È urgente, pertanto, un nuovo standard culturale. Non abbiamo sviluppato una cultura dell’acqua.

C’è una corsa mondiale alla privatizzazione dell’acqua. Nascono grandi multinazionali come le francesi Vivendi e Suez-Lyonnaise, la tedesca RWE, l’inglese Thames Water e l’americana Bechtel. Si è creato un mercato dell’acqua da oltre 100 miliardi di dollari. Qui, nella commercializzazione di acqua minerale sono fortemente presenti Nestlé e Coca-Cola, che stanno cercando di acquistare fonti d’acqua in tutte le parti nel mondo.

L’acqua sta diventando un fattore di instabilità sul Pianeta. L’inasprimento della privatizzazione dell’acqua fa sì che sia trattata senza il senso della condivisione e della considerazione della sua importanza per la vita e per il futuro della natura e dell’esistenza umana sulla Terra.

Di fronte a questi eccessi , la comunità internazionale rappresentata dall’ONU ha sancito negli incontri di Mar della Plata (1997), Dublino (1992), Parigi (1998), Rio de Janeiro (1992) il diritto di tutti ad avere accesso all’acqua potabile in quantità sufficiente e con qualità per i bisogni essenziali”.

Il grande dibattito odierno s’incentra in questi termini già accennati sopra:

L’acqua è fonte di vita o fonte di guadagno? L’acqua è un bene naturale, vitale, comune e insostituibile o un bene economico da trattare come risorsa idrica e come merce?

Entrambe le dimensioni non si escludono a vicenda, ma devono essere direttamente correlate. Fondamentalmente l’acqua è un diritto alla vita, come insiste il grande specialista dell’acqua Riccardo Petrella (“Il Manifesto dell’acqua. Il diritto alla vita per tutti”, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2001). In questo senso, l’acqua potabile per l’alimentazione e l’igiene personale deve essere gratuita (cfr. Paulo Affonso Leme Machado, “Recursos Hidricos”, Direito Brasileiro e Internacional , Malheiros Editores, São Paulo 2002, 14-17). Per questo, con ragione, il primo articolo della legge n.9.433 (8/1/97) sulla “Politica Nacional de Recursos Hidricos” dice: “L’acqua è un bene pubblico; l’acqua è una risorsa naturale limitata, dotata di valore economico; in una situazione di scarsità, l’uso prioritario delle risorse idriche è il consumo umano e l’alimentazione degli animali”. Si veda il recente libro con tutti i dati e le leggi di João Bosco Senra, “Agua, elemento vital”, 2022.

  Tuttavia, poiché l’acqua è scarsa e richiede una complessa struttura di raccolta, conservazione, trattamento e distribuzione, essa implica un’innegabile dimensione economica. Questa, però, non deve prevalere sull’altra, anzi, deve renderla accessibile a tutti e i guadagni devono rispettare la natura comune, vitale e insostituibile dell’acqua. Pur comportando costi economici elevati, questi devono essere coperti dal Potere Pubblico.

L’acqua non è un bene economico come qualsiasi altro. È così legata alla vita che deve essere intesa come vita. E la vita, per la sua natura vitale ed essenziale, giammai può essere trasformata in merce. L’acqua è legata ad altre dimensioni culturali, simboliche e spirituali dell’essere umano che la rendono preziosa e carica di valori che, in sé non hanno prezzo. San Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle Creature si riferisce all’acqua come “preziosa e casta”.

Per comprendere la ricchezza dell’acqua che trascende la sua dimensione economica, occorre rompere con la dittatura che il pensiero razionale-analitico e utilitaristico della modernità impone a tutta la società. Questo vede l’acqua come una risorsa idrica a scopo di lucro.

L’essere umano ha altri esercizi della sua ragione. C’è la ragione sensibile, la ragione emotiva e la ragione spirituale. Sono ragioni legate al senso della vita e all’universo simbolico. Offrono ragioni non per trarre profitto, ma ragioni per vivere e dare eccellenza alla vita. L’acqua è la nicchia da cui è emersa la vita miliardi (3,8) di anni fa.

Come reazione al dominio della globalizzazione dell’acqua, si cerca la ripubblicazione dell’acqua. Mi spiego: l’acqua è un bene comune pubblico mondiale. È patrimonio della biosfera e vitale per tutte le forme di vita.

In funzione di questa importanza decisiva dell’acqua, nel marzo 2003 è stato creato a Firenze, in Italia, il FAMA – Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua. Insieme a ciò, è stato proposto di creare l’Autorità Mondiale dell’Acqua, una istanza di governo pubblico, cooperativo e solidale a livello dei grandi bacini idrici internazionali e di una più equa distribuzione dell’acqua secondo le esigenze regionali.

Una funzione importante è quella di fare pressioni su i Governi, le aziende, le associazioni e i cittadini in genere affinché rispettino la natura unica e insostituibile dell’acqua. Poiché il 75% del nostro corpo è costituito di acqua, a tutti dovrebbero essere garantiti almeno 2 litri gratuiti di acqua potabile e sicura, variabile a seconda delle diverse età. Le tariffe dei servizi devono tenere conto dei diversi livelli di uso, sia esso domestico, industriale, agricolo o ricreativo. Per gli usi industriali dell’acqua e in agricoltura, ovviamente, l’acqua è soggetta a un prezzo.

Incentivare la collaborazione con tutti gli enti pubblici e privati ​​per evitare che tante persone muoiano a causa della mancanza d’acqua o in conseguenza di acqua non trattata. Ogni giorno 6 mila bambini muoiono di sete. Le cronache dei media non riportano nulla. Ma questo equivale a 10 aerei Boeing che precipitano negli oceani con la morte di tutti i passeggeri, come accadde anni fa ad Air France. Si eviterebbe a circa 18 milioni di bambini/bambine di non andare a scuola perché costretti a prendere l’acqua a 5-10 km di distanza.

Parallelamente a questo, c’è un’articolazione globale per un Contratto Mondiale sull’Acqua. Sarebbe un contratto sociale mondiale attorno a ciò di cui tutti hanno bisogno e, di fatto, ci unisce, ovvero la vita delle persone e degli altri esseri viventi, inseparabili dall’acqua.

Una fame mondiale zero, prevista dagli Obiettivi del Millennio, deve includere anche la sete zero, perché non esiste cibo che possa esistere e consumarsi senz’acqua.

A partire dall’acqua emerge un’altra immagine della mondializzazione, oggi multipolare, umana, solidale, cooperativa e orientata a garantire a tutti i mezzi minimi di vita e di riproduzione della vita.

L’acqua è vita, generatrice di vita e appare come uno dei simboli più potenti della vita eterna, secondo le parole di Colui che ha detto: “Io sono la fonte dell’acqua viva, chi ne beve vivrà in eterno”.

* Leonardo Boff è stato insignito del dottorato honoris causa dal Dipartimento dell’Acqua dell’Università di Rosario in Argentina e ha partecipato al gruppo delle Nazioni Unite che ha studiato la questione dell’acqua nel mondo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Como equilibrar o planeta Terra