Editoriali – Revista Transform- Italia

Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva

25/08/2021di AlbertoDeambrogio

Alberto Deambrogio intervista Leonardo Boff

Leonardo Boff, nato a Concórdia (Santa Catarina, Brasile) nel 1938, è tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione ed è esponente di punta dell’ecoteologia. Ha occupato per 22 anni la cattedra di teologia sistematica ed ecumenica all’Istituto teologico francescano di Petrópolis, in Brasile. Ha in seguito ottenuto il dottorato in Filosofia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro, dove ha insegnato Etica, Filosofia della Religione ed Ecologia Filosofica. Condannato nel 1985 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per le tesi esposte nel suo libro Chiesa, carisma e potere, ha lasciato nel 1992 l’ordine francescano (in cui era entrato nel 1959), proseguendo la sua attività come teologo laico. Ha vinto il Premio Nobel alternativo della Pace del 2001 e ha ricevuto da diverse università la laurea honoris causa anche quella di politica dall’ Università di Torino dalle mani di Norberto Bobbio. Ha scritto circa cento libri di teologia, filosofia, etica, spiritualità ed ecologia. Egli ha voluto rispondere alle domande che seguono: gli siamo infinitamente grati.

Alberto Deambrogio: In Italia leggiamo attoniti, ogni giorno, i dati relativi ai contagi e alle morti per Coronavirus in Brasile. In realtà quei numeri sono non solo impressionanti, ma inaccettabili perché sappiamo che dietro di essi c’è una precisa scelta politica da parte del Presidente del paese. Vuoi provare a restituirci una immagine sintetica della crisi complessiva che attraversa la società brasiliana, della sua fascistizzazione voluta e costruita da Jair Bolsonaro?

Leonardo Boff: L’attuale presidente Jair Bolsonaro, i cui i nonni sono italiani del Nord, è un militare che è stato messo in pensione perché considerato psichicamente disturbato. Come parlamentare per tre volte non ha mai fatto niente. È stato eletto presidente mediante una campagna massiva di fake news e diffamazioni. Era direttamente un discorso di odio e di chiara difesa della dittatura militare contro la democrazia. Gli strati ricchi della nostra società non hanno mai hanno accettato come presidente uno che veniva dal basso, dai gruppi popolari come Lula. Loro sono stati e ancora sono i grandi alleati di Bolsonaro. Per evitare il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula e il suo candidato, qualcuno doveva diventare presidente: Bolsonaro è di estrema destra e ha detto che non aveva nessun progetto politico, se non quello di smontare tutto quello che negli ultimi 50 anni si è fatto in termini di diritti sociali, di apertura alla popolazione povera e nera, all’ università e alle altre conquiste del popolo organizzato. Egli direttamente predicava una politica contro i popoli indigeni, gli omosessuali e contro la questione di genere. Quando è arrivato il Covid-19 lo considerò come una semplice raffreddore. Si è opposto alla scienza e a tutti i vaccini. Ha propagandato la cura del virus con la clorochina, scientificamente inefficace. Ha fatto apertamente campagna contro il distanziamento personale, l’uso della mascherina e ha favorito gli assembramenti di persone. La sua opzione fondamentale era per la contaminazione di massa, per ottenere l’effetto gregge conto il virus. Questa politica è costata la morte di migliaia di persone che con un altro approccio sarebbero ancora vive. A Manaus in Amazzonia si è sperimentata sul campo questa politica letale: è stata una vera strage con centinaia di morti. Bolsonaro non ha mai mostrato empatia con le vittime e mai ha visitato un ospedale. Ha nominato un militare come ministro della salute, una persona che non capiva niente di medicina e del virus. La conseguenza è che adesso abbiamo circa 560.000 morti e 20 milioni di infettati. Una commissione parlamentare è stata costituita per denunciare le omissione e altri crimini contro la salute di tutto un popolo. È molto probabile che Bolsonaro sia condannato qui in Brasile e sia denunciato anche alla Corte Penale Internazionale per i Crimini contro l’umanità dell’Aia in Olanda.

A.D.: Nelle scorse settimane enormi manifestazioni popolari hanno scosso il paese. Ancora una volta i movimenti brasiliani hanno dimostrato la loro vitalità, la loro autonomia e capacità organizzativa. Puoi dirci come essi hanno affrontato questo difficile periodo di pandemia? Hanno dovuto modificare le loro modalità di azione ed espressione? Esiste un collegamento effettivo tra movimenti di ispirazione diversa (lavoro, ambiente, indigenismo, LGBTQ+, contadini) in grado di proporre convergenze di lotta comuni?

L.B.: Il guaio nostro è che abbiamo un Parlamento estremamente debole e di destra con istituzioni statali contaminate dalla corruzione e insensibili al disastro collettivo. Il presidente Bolsonaro ha optato per l’economia e non per la vita e la salute del popolo. Ha promosso il lavoro nelle grandi ditte che non rispettano le misure igieniche di sicurezza, lasciando correre la vita come se tutto fosse normale. Le manifestazioni non sono state forti a sufficienza per creare una vera opposizione al governo, specialmente rispetto al pericolo di contagio del virus. Si è creato una specie di trauma nazionale che impedisce le manifestazioni: tutti ostaggi della paura, specialmente per la perdita dei posti di lavoro. Ora ci sono circa 16 milioni di persone senza lavoro. C’è fame e miseria come mai nella nostra storia. C’è un clima di sconforto e di inerzia complessiva al punto di non riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel di questa tragedia. Non si alzano voci profetiche nella Chiesa cattolica come al tempo della dittatura militare con vescovi come Helder Camara e il cardinale Arns di San Paolo. Bolsonaro ha militarizzato i posti più importanti del governo: sono più di 6 mila i militari in posti importanti della amministrazione.

A.D.: Tutti noi in Italia speriamo che Lula possa diventare il nuovo Presidente del Brasile. Dopo il lungo, ingiusto, doloroso purgatorio in cui egli ha dovuto sopportare pazientemente il peso di una azione illegale (come del resto anche Dilma), ora egli sembra aver riguadagnato pienamente la scena politica e la fiducia di molt@ militant@ e cittadin@. La sua statura è indiscutibile e si riconosce, ancora una volta, nel momento in cui richiama alla responsabilità per i vaccini anti-covid per tutt@ nel mondo. Non posso non ricordare, però, che tu stesso, prima delle olimpiadi brasiliane di 5 anni fa avesti parole molto precise e critiche per il governo allora in carica. Le tue parole, se ricordo bene, dicevano più o meno: attenzione, con le vostre scelte siete ad un passo dal mutare natura! Come vedi il futuro politico del Brasile, il possibile nuovo reincarico a Lula? Quali sono gli insegnamenti del passato che non dovrebbero essere dimenticati da un eventuale nuovo governo che liberi da Bolsonaro?

L.B.: Lula ha sopportato pazientemente più di 500 giorni di prigione ingiusta. Io sono stato il primo a visitarlo nel carcere e ho potuto avvertire la sua volontà di continuare nella sua missione per liberare i poveri dalla dominazione neocoloniale ancora vigente nel Paese. Questo lo ha maturato e, libero, ha guadagnato il rispetto di tutti, anche dei suoi nemici. Adesso percorre tutto il Paese per suscitare la speranza e creare le condizioni popolari per un governo capace di recuperare tutto quello che è stato sistematicamente distrutto. Secondo le intenzioni di voto Lula è largamente il preferito, lasciando Bolsonaro 30-40 punti indietro. Sicuramente sarà eletto se non ci sarà qualche intervento militare per evitarlo oppure un’azione da parte del sistema mondiale di accumulazione, che vede in Lula una alternativa al dominio mondiale del capitalismo. Lui ha inserito nel suo discorso quello che non era molto presente nel suo governo, la questione ecologica, come tema strategico per l’umanità e la funzione importante del Brasile in ragione delle risorse naturali abbondantissime, segnatamente l’acqua potabile e la biodiversità nella parte amazzonica.

A.D.: Edgar Morin ha detto che occorre “porre fine a quell’umanesimo tracotante che continuava a credere che noi fossimo il soggetto del mondo e che, in fin dei conti, il mondo fosse stato creato per noi”. Egli ha poi messo in luce come serva un’idea nuova di sapere, di scienza, così come di educazione critica. Tu che nel tuo cammino spirituale hai messo a punto un originale e prezioso connubio con la scienza, quella della terra e quella cosmologica in particolare, che idea ti sei fatto del suo ruolo nella nostra società? Quali sono le possibilità e i pericoli che essa ci prospetta?

L.B.: Io non mi sento né pessimista né ottimista, bensì un realista critico. Vedo chiaramente che dobbiamo cambiare il paradigma di civilizzazione se vogliamo ancora vivere in questo pianeta Terra. Per me questo è stato molto evidenziato da Papa Francesco nella enciclica Fratelli tutti. Secondo l’enciclica, bisogna attuare un cambiamento radicale della società umana: passare dall’essere umano come dominus (padrone e signore) della Terra senza sentirsi parte della natura al frater (fratello/sorella) insieme con tutti gli esseri umani e con tutte le altre creature, sia nel senso mistico di San Francesco, sia nel senso moderno che ha verificato che tutti gli esseri viventi hanno la stesa base biologica, dalla cellula originaria, di 3,8 milioni di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando a noi umani. Formiamo la grande comunità della vita, nella stessa Casa Comune. Urgentemente dobbiamo attuare il cambiamento da una cultura di accumulazioni di beni materiali per il consumo senza ragioni e di ricchezza per un piccolo gruppo, a una cultura di beni umano-spirituali fondati sulla la solidarietà, la collaborazione, la cura degli uni verso gli altri e della natura; una cultura la cui centralità è la vita e l’amore sociale. Senza questa conversione paradigmatica vale la parola del Papa nella Fratelli tutti: ci salviamo tutti o nessuno si salva. Io dubito fortemente che il sistema capitalista e neoliberista abbia la sufficiente volontà politica e la saggezza per fare questo passo. Sospetto che andiamo in direzione di una grande tragedia ecologico-sociale che può mettere a rischio la sopravvivenza della vita umana e di altre forme di vita. Però, come credente, spero che sia vero quello che si dice nel Libro della Saggezza: ”Dio è l’appassionato amante della vita”(11,26). Spero che non lascerà finire l’umanità in una forma così miserabile. Tutto dipende dalla nostra relazione con la Madre Terra e con la natura: se è amicale, rispettosa dei sui ritmi o se è di devastazione. Siamo dentro la sesta distruzione di vite nella nuova era dell’antropocene. Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva nei confronti di tutte le altre forme di vita.

A.D.: La Teologia della Liberazione ha continuato ad essere momento di ispirazione per moltissimi uomini e donne in America latina e nel mondo anche in anni di estrema difficoltà per la sua pratica e sviluppo effettivi. Ora che le condizioni generali sembrano essere più favorevoli, puoi dirci verso quali obiettivi e verso quali nuove elaborazioni la T.d.L. vuole volgersi? Insomma: quali sono i semi più promettenti di una teologia per troppo tempo marginalizzata e invece così feconda e capace di offrire frutti?

L.B.: Non dobbiamo dimenticare che siamo stati per 34 anni sotto la direzione ecclesiale di due Papi conservatori: Giovani Paolo II e Benedetto XVI. Questi mai hanno capito l’intuizione fondamentale di questo tipo di teologia che era ed è strettamente evangelica: opzione per i poveri, contro la povertà, per la giustizia sociale e la loro liberazione. I due erano ostaggi dell’ideologia dominante dell’anticomunismo, dominante in Occidente durante il periodo della guerra fredda. Oggi con la crescita della povertà mondiale, specialmente adesso sotto il Covid-19, questo tipo di teologia assume una attualità indubitabile. Chiede a tutti di avere compassione verso i sofferenti di questo mondo, gli affamati e disperati per la perdita di ciò che amano. Fino a che esisterà un povero, vittima dell’oppressione, che grida, sempre ci sarà qualcuno, che nello spirito di Gesù ascolterà questo grido; anche quello della Terra. E s’impegnerà per la sua liberazione. Riflettendo su questa pratica si svilupperà una teologia della liberazione. Oggi la sfida più urgente di questa teologia è ascoltare simultaneamente il grido dei poveri e il grido della Terra. Entrambi sono crocifissi, bisogna farli scendere dalla croce e farli vivere.

A.D.: In ultimo: tu, fin dall’inizio del suo pontificato, hai avuto parole positive, promettenti e incoraggianti per Papa Francesco. Che giudizio ti senti di dare ora, a questo punto, del sentiero stretto di Bergoglio? Te lo chiedo soprattutto da un punto di vista sociale e pastorale…

L.B.: Per me Bergoglio, fatto vescovo di Roma e di conseguenza Papa della Chiesa universale con il nome di Francesco, è un dono di Dio anzi tutto per l’umanità e anche per la Chiesa. Il nome Francesco è tutto un programma: ascoltare i poveri umani e la Terra crocifissa, denunciare i responsabili della situazione ecologicamente drammatica del mondo, un sistema che uccide vita della natura e vite umane, un sistema assassino. Questo tipo di mondo deve finire. Non il mondo ma questo tipo di mondo. Credo che il Covid-19 ci abbia dato un segno e anche una lezione. Non possiamo continuare nella solita, vecchia normalità perché essa è troppo crudele e senza pietà. Bisogna fare una conversione radicale ecologica e sociale se vogliamo avere un futuro. Altrimenti la Terra ci manderà tutta una gamma di nuovi virus, forse ancora più letali del coronavirus stesso. Papa Francesco nonostante questa tragica situazione, suscita speranza nella capacità di trasformazione degli esseri umani e in particolare nel Dio vivente, che attraverso l’Uomo di Nazareth ha assunto la nostra umanità, che attraverso la sua risurrezione e l’assunzione di Maria con tutta la sua umanità stanno già nel seno della Trinità. Qualcosa di nostro è già eternizzato. Per me Papa Francesco è il leader più importante dell’umanità e del cristianesimo, specialmente a fronte della mancanza di voci profetiche nella società e nella politica mondiale.


Theoretischer Rahmen zum Verständnis der aktuellen Covid-19-Krise

Jede sozial-historische Realität, egal wie gut sie aussieht oder wie tief sie im Chaos versinkt, erfordert einen theoretischen Rahmen (eine Reihe von Konzepten), um verstanden zu werden, sei es, um den Bedrohungen zu begegnen, die sie darstellen kann, oder um eine neue Ordnung zu gründen, die mit ihren Versprechungen entstehen kann.

Der erste theoretische Rahmen folgt der Wissenschaft, wie sie üblicherweise praktiziert wird, deren Methode im 18. Jahrhundert von den Gründervätern des modernen wissenschaftlichen Paradigmas eingeführt wurde, das seinen deutlichsten Ausdruck in den Ergebnissen des IPCC gefunden hat, die die aktuelle Erwärmung und den Gesundheitszustand der Erde begleiten.Die Achse dieses Paradigmas ist der Wille zur Macht, verstanden als Unterwerfung und als Ausbedutung der Natur und deren Resoursen zugustens des Profits und des Wohlstandes des Menschen.

Die Tatsachen, über die es reflektiert, sind zum Beispiel der Ausbruch von Covid-19, der die Reaktion der Erde auf die Angriffe des Menschen im geologischen Zeitalter des Anthropocene zeigt. Die andere Tatsache ist die Zunahme der globalen Erwärmung, deren C02, wie wir wissen, mehr als hundert Jahre lang in der Atmosphäre verbleibt. Angesichts der Unersättlichkeit der Industrie stößt sie an eine gefährliche Grenze. Sie muss bis 2030 drastisch reduziert werden, da sonst eine dramatische Veränderung des Gleichgewichts der Erde eintritt, die die Biosphäre ernsthaft bedroht und weltweit Millionen von Flüchtlingen hervorbring.

Wenn das derzeitige Konsumniveau, das anderthalb Erden beansprucht, anhält, könnte dies zu einer großen sozialen Ungleichheit führen, insbesondere unter den Armen. Es gibt auch die “9 planetarischen Grenzen für Entwicklung”, die nicht überschritten werden dürfen (Klima, Wasser, Boden, biologische Vielfalt, abnehmende Ozonschicht, Versauerung der Ozeane u. a.). Vier davon sind in hohem Maße von Erosion bedroht. Nach dem fünften kann es zu einem Dominoeffekt kommen, da alle Faktoren systemisch und miteinander verknüpft sind. Dies könnte zu einem Zusammenbruch unserer Zivilisation führen.

Das Resultat: Das Szenario ist dramatisch für das Lebens- und das Erdsystem, was noch dadurch verschlimmert wird, dass die meisten Menschen und Staatsoberhäupter sich der realen Bedrohungen, die auf der Menschheit lasten, gar nicht bewusst sind. Diese Lesart führt zu Pessimismus und Desinteresse der Menschen an der Ökologie

Der zweite Rahmen geht von der neuen Kosmogenese aus, von den Lebens- und Erdwissenschaften. Die zentrale Kategorie ist nicht die Ordnung, sondern das Chaos. Hier nutzen wir die Errungenschaften der Chaostheorie, die uns eine positivere und vielversprechendere Lesart bietet.

Zusammen mit der Relativitätstheorie von Einstein, der Quantenmechanik von Heisenberg/Bohr und der Chaostheorie von Lorenz/Prigogine wurde ein neues wissenschaftliches Paradigma begründet, das die sozialgeschichtliche Wirklichkeit anders interpretiert. Alles im Universum stammt aus einem unermesslichen Chaos (Urknall), dessen Explosion vor 13,7 Milliarden Jahren Materie, Energie und Informationen in alle Richtungen schleuderte.

Die Evolution ist ein Mittel, um Ordnung in dieses Chaos zu bringen. Durch ihre Explosion wurden die in ihr gebildeten Materien in alle Räume geschleudert, wodurch Galaxien, Schwarze Löcher, Sterne, unsere Sonne und die Erde und alles, was sich darin befindet, entstanden sind. Wie Bohm, Lorenz und Prigorine gezeigt haben, bildet sich in diesem Chaos immer eine neue Ordnung, die in dem Maße dominant wird, wie die Zerstörungskraft des Chaos abnimmt (ohne jemals völlig zu verschwinden). Das Chaos bricht in allen Lebewesen aus, auch in uns Menschen, wenn eine gegebene Ordnung die entstandenen Probleme nicht mehr bewältigen kann. So sind wir Menschen chaotisch und geordnet, klug und wahnsinnig, Träger von Liebe und Empathie und gleichzeitig von Hass und Ausgrenzung. Wir sind die Koexistenz dieser Gegensätze.

Mit der dramatischen Präsenz des Coronavirus befinden wir uns in diesem Moment im Zentrum eines gewaltigen Chaos, das den ganzen Planeten und jeden einzelnen Menschen betrifft.

Aber es hat uns dazu gebracht, die Erde als Ganzes zu entdecken, und dass wir auch die Erde sind, ein bewusster Teil von ihr, und nicht ihre Besitzer und Meister. Das Virus hat die traditionelle Souveränität außer Kraft gesetzt, denn das Virus respektiert die Grenzen der Nationen nicht, es hat uns entdecken lassen, dass unser menschliches Wesen aus Zusammenarbeit/Solidarität und der Ethik der Fürsorge füreinander und für die Natur besteht.

Sie hat uns die Dringlichkeit vor Augen geführt, die Erde als gemeinsame Heimat aufzubauen, als das große Haus, in dem wir leben, einschließlich der Natur. Die Pandemie hat die Notwendigkeit eines planetarischen Sozialpakts aufgezeigt, damit wir als Spezies in Frieden und mit einem Minimum an Spannungen leben können.

Es wird eine Zivilisation sein, in deren Mittelpunkt der höchste Wert des Lebens steht, und Wirtschaft und Politik müssen in den Dienst der Erhaltung allen Lebens, insbesondere unseres eigenen, gestellt werden.

Die Schlussfolgerung, die wir aus dieser Art der Interpretation ziehen, ist, dass eine alte Ordnung in ein unumkehrbares Chaos gestürzt ist, dass sich aber darin eine neue Ordnung zusammenbraut (nicht ohne Leiden), wir können sagen, eine neue Art, die Erde in Synergie mit der Natur, mit Brüderlichkeit und sozialer Liebe zu bewohnen. Das geht nicht von heute auf morgen, denn das Chaos hat eine lange Vorgeschichte und einen langsamen Leidensweg. Aber es verspricht keine Hoffnung, sondern nur mehr vom Gleichen, das sich unmöglich wiederholen kann, denn die neue Ordnung wird mehr Überzeugungskraft haben und die Vorherrschaft in der Geschichte übernehmen.

Zusammenfassung der Situation: Wir steuern nicht auf unser eigenes Grab zu, sondern auf eine neue Art von Welt. Der Traum der Weltsozialforen wird nicht nur als mögliche, sondern als notwendige neue Welt verwirklicht werden. Darin werden die verschiedenen kulturellen Welten – die chinesische, die indische, die andine, die afrikanische und die brasilianische – mit ihren Werten und Traditionen zu sehen sein, die die Vielfalt des Menschseins zeigen.

Wo soll man anfangen? Papst Franziskus sagt in der Enzyklika Fratelli tutti: Wir müssen von unten anfangen (denn von oben kommt immer mehr vom Gleichen oder Schlimmeren), bei jedem Einzelnen, bei jeder Ortschaft, bei jedem Land, bis in den letzten Winkel des Planeten.

Alles beginnt im Territorium (Bioregionalismus), nicht wie es künstlich durch die politische Geographie der Gemeinden abgegrenzt wurde, sondern durch die Art und Weise, wie die Natur das Territorium mit seinen Bergen, Flüssen, Wäldern, Böden, Landschaften und vor allem mit den Menschen, die dort seit Jahrzehnten oder Jahrhunderten leben, geprägt hat. Alles wird in kleine und mittlere Produktionsbetriebe integriert, beginnend mit der Agrarökologie, mit einer neuen Art von sozial-ökologischer Demokratie, die die Rechte der Natur und der Mutter Erde anerkennt, mit der Beteiligung aller, mit einer Politik, die die Armut so weit wie möglich reduziert und mit der friedlichen Integration aller. Kulturelle Traditionen, weltliche und religiöse Feste, die Bewunderung von Künstlern, vorbildlichen Politikern, Heiligen und Weisen werden das Terrain bilden, auf dem echte Nachhaltigkeit erreicht werden kann.

Wir könnten die Erde als einen riesigen Teppich darstellen, der aus autonomen und miteinander verbundenen Gebieten gewebt ist, die die neue Ära des gemeinsamen Hauses bilden, der Mutter Erde, der Mutter aller Kämpfe und aller Siege, die von Völkern gepflegt, geliebt und bewohnt wird, die sich als Brüder und Schwestern fühlen, weil sie alle Söhne und Töchter der Magna Mater sind, oder besser gesagt, sie sind die Erde selbst, die fühlt, denkt, liebt, sorgt und verehrt.

Wir werden gemeinsam das Mysterium der Welt und das Wunder unserer eigenen Existenz feiern, das wir mit der ganzen Gemeinschaft des Lebens teilen. Eine Utopie? Ja, aber das ist notwendig, denn dorthin führt der Weg der aufsteigenden Evolution, das ist die Sehnsucht aller Völker, und es entspricht auch dem Plan des Schöpfers.

Leonardo Boff Ökologe und Theologe, Text für die Agrarökologie-Organisationen CAATINGA, SABIÁ und SASOP, basierend auf einem Kalender für 2022 mit dem Thema “Erde, Mutter aller Kämpfe”.

Il caos della pandemia nasconde un nuovo ordine sulla Terra.Un testo di Leonardo Boff

Leonardo Boff (LaPresse)

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo testo profondo, alla luce degli avvenimenti che stanno accadendo, del teologo brasiliano Leonardo BOFF. “La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità”. Un appello esigente quello di Boff. A questo riguardo ricordiamo che di Leonardo BOFF è stato appena pubblicato , dall’Editore Castelvecchi di Roma, il suo libro “Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale?”. Il saggio è una intensa riflessione, alla luce della Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e dell’ ecologia integrale ,su una possibile via per realizzare la fraternità universale. Il libro ha ricevuto, nel giro di pochi giorni, diverse recensioni molto qualificate di importanti testate italiane.

Raramente nella lunga storia della vita, si è verificata una situazione di caos planetario come nei giorni attuali. Eravamo abituati a un sistema regolare e ordinato, nonostante negli ultimi decenni avessimo sperimentato irregolarità con una frequenza crescente, come tsunami, tifoni, terremoti ed eventi estremi di caldo torrido e freddo polare. Tali fenomeni hanno portato gli scienziati a pensare e tentare di comprendere come all’interno dell’ordine dato potevano verificarsi situazioni caotiche.

Da qui nacque una scienza, quella del caos, tanto importante come le altre, al punto che alcuni arrivarono a dire che il secolo XX sarà ricordato per la teoria della relatività di Einstein, per la meccanica quantistica di Heisenberg/Bohr e per la teoria del caos di Lorenz/Prigogine.

L’essenza della teoria del caos risiede nel fatto che un cambiamento molto piccolo nelle condizioni iniziali di una situazione porta a effetti imprevedibili. È il famoso esempio dell’«effetto farfalla». Piccoli cambiamenti iniziali, casuali, come il battere di ali di una farfalla in Brasile, possono provocare cambiamenti atmosferici fino a culminare in una tempesta a New York. Il presupposto teorico è che tutte le cose sono interconnesse e vanno assumendo nuovi elementi, creando complessità nel corso della propria esistenza (in questo caso: calore, umidità, venti, energie terrestri e cosmiche) in un modo che la situazione finale è totalmente diversa da quella iniziale.

Il caos sta da tutte le parti, nell’universo, nella società e in ciascuna persona. Significa che l’ordine delle cose non è lineare e statico. È dinamico e sempre alla ricerca di un equilibrio che lo fa andare avanti.

L’universo si è originato da un immenso caos iniziale (big bang). L’evoluzione è stata ed è la modalità per mettere ordine in questo caos millenario. Ma qui nasce una novità: il caos non è solo caotico, contiene dentro di se – in gestazione – un nuovo ordine. Logicamente possiede il suo momento distruttivo, caotico, senza il quale il nuovo ordine non potrebbe irrompere. Il caos è generativo di questo nuovo ordine.

Chi analizzò nel dettaglio questo fenomeno fu il grande scienziato russo/belga Ilya Prigogine (1917-2003), premio Nobel per la Chimica nel 1977. Studiò particolarmente le condizioni che permettono l’emergenza della vita. Secondo questo grande scienziato, sempre che esista un sistema aperto (pertanto, in permanente dialogo e scambio con l’esterno) e sempre che ci sia una situazione di caos (pertanto, fuori dall’ordine e lontano dall’equilibrio) in cui prevale una non linearità, è la connettività tra le parti che genera un nuovo ordine, che sarebbe la vita.  (cf. Order out of Chaos,1984).

Questo processo conosce biforcazioni e fluttuazioni. L’ordine, pertanto, mai è dato a priori. Dipende da vari fattori che lo portano in una direzione o in altra, da ciò un’immensa biodiversità.

Abbiamo fatto tutta questa riflessione sommaria per aiutarci a capire meglio l’attuale caos pandemico. Innegabilmente viviamo in una situazione di completo caos, un caos distruttivo di milioni di vite umane. Nessuno può dire quando termina né in che direzione andiamo. Il virus si manifesta con molteplici varianti, avendo successo sulle nostre cellule. È innegabilmente caotico e sta terrorizzando l’intera umanità. Ci pone questioni fondamentali: cosa abbiamo fatto con la natura per essere castigati con un virus cosi letale? Dove abbiamo sbagliato? Che cambiamenti dobbiamo intraprendere in relazione con la natura per impedire che ci invii una gamma di altri virus?

Sappiamo che nascosto al suo interno esiste un ordine migliore e più alto. La cosa peggiore che potrebbe accaderci sarebbe la continuità o il ritorno al passato che ha creato il caos. Dobbiamo usare la nostra fantasia creatrice e, soprattutto, forgiare – dall’esperienza storica – un ordine più amico della vita, affettuoso, fraterno e giusto. Sarebbe il caos generativo.

Dobbiamo capire il contesto da cui è venuto il coronavirus. È un’espressione dell’antropocene, cioè della sistematica aggressione, da parte dell’essere umano, della natura, di Gaia, della Madre Terra. È la conseguenza di aver trattato il pianeta come una riserva inerte di risorse a nostra disposizione e non come una realtà viva che merita attenzione e rispetto.

A partire dalla rivoluzione industriale l’abbiamo sfruttata al punto che non riesce più ad auto-rigenerarsi e offrirci tutti i beni e servizi vitali. Dobbiamo inaugurare una relazione di sinergia e sostenibilità per e con la natura, sentendoci parte di Lei, responsabili per la sua continuità e non i suoi padroni e signori. Se non operiamo questa conversione ecologica potremmo conoscere catastrofi inimmaginabili.

Nel caso brasiliano, la prima cosa che dobbiamo fare è preservare l’immensa ricchezza ecologica ereditata dalla natura, in termini di foresta pluviale, abbondanza di acqua, di suoli fertili e di vastissima biodiversità.

Di seguito dobbiamo superare la marginalizzazione, l’odio vigliacco che rivolgiamo ai poveri. Il disprezzo e le umiliazioni commesse crudelmente contro le persone schiavizzate si sono trasferite nei confronti dei poveri. Tale disumanità ha lasciato cicatrici profonde nella popolazione.

Infine dobbiamo liquidare l’eredità perversa del “latifondismo in epoca coloniale” trasferito nella rendita e nel potere di pochi miliardari che controllano gran parte della finanza. Fanno fortune con la pandemia, senza alcuna empatia con i familiari che hanno perso i loro cari (in Brasile i morti per Covid superano il mezzo milione). Loro sono i sostenitori dell’attuale Governo necrofilo, il cui presidente è alleato del virus. Costituiscono il maggiore ostacolo per il superamento del caos installato a Brasilia.

Abbiamo bisogno di costruire un fronte ampio di forze progressiste e nemiche della neo-colonizzazione del paese per portare alla luce un nuovo ordine, sommerso nel caos attuale ma che vuole nascere. Dobbiamo fare questo parto anche se doloroso. In caso contrario continueremo a essere ostaggi e vittime di coloro che sempre hanno pensato “corporativamente” solo per sé, voltando le spalle al popolo e devastando la natura con il loro agro-business. Finendo per rafforzare l’impatto tra noi del coronavirus.

Dobbiamo ispirarci nell’universo, nato dal caos primordiale, ma che evolvendo ha creato nuovi ordini sempre più complessi, fino a generare la specie umana. La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Fonte;Rai News-Confini– Pierluigi Miele

Divina Terra

Naia Oliveira

Coordenadora do Programa Estação Gaia, uma Iniciativa da RED (Rede Estação Democracia) que reúne a Rede Soberania, Jornal Brasil de Fato RS, Jornal Já Porto Alegre, Rádio Ferrabrás FM e Estação Democracia Rádio e TV Web. Essa última vinculada ao Comitê em Defesa da Democracia e do Estado Democrático de Direito.
Ex-Conselheira da Fundação Gaia
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Recebi este texto da autora Naia Oliveira, belo, comovente e desafiador.

Ela evoca em todos a responsabilidade coletiva para com a natureza de onde nos veio o coronavírus. Ele é consequência de nossa ilimitada agressão àquela que tudo nos dá. Oxalá seu apelo angustiado e esperançador desperte a consciência de outros, para evitarmos um caminho sem retorno. LBoff

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Em pleno isolamento sanitário leio o livro de Leonardo Boff, A Mãe Terra Contra-Ataca a Humanidade, Advertências da Pandemia (Vozes 2020).

Constato  impactada a falta de divulgação na grande mídia de que as agressões ao meio ambiente são a causa desse flagelo. Ao serem desalojados do seu habitat onde não provocam danos, alguns vírus se tornam letais, disseminando doenças.

Minha pele se arrepia, é essa a reação da primeira camada da minha proteção corporal. Penso na superfície da Terra sofrendo com queimadas, desmatamentos, assoreamentos. 

Nossos corações batem uníssonos, mas apresentam desafios, o meu de bombear o sangue para circular na periferia do corpo, pois fiquei com os pés e as mãos gelados. Já os aquíferos do Planeta sofrem com as barreiras construídas, pois tentam cumprir com o ciclo da água.

Observo minha respiração, que está ofegante, me dou conta de que os pulmões são os órgãos mais afetados na covid-19, assim dificultam a oxigenação do sangue, resultando numa morte com grande sofrimento.

Sinto o Planeta Terra soçobrando e numa atitude arquetípica de Grande Mãe adverte para sobreviver.

Um caloroso e fraterno abraço,
Naia