Le migrazioni globali attuali: una tragedia umana

Leonardo Boff

Attualmente, milioni di migranti viaggiano via terra e via mare alla ricerca di migliori condizioni di vita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2025 c’erano 304 milioni di migranti nel mondo. Oggi, con oltre cento zone di conflitto, come appena riportato dal coordinatore della Croce Rossa, ce ne saranno molti di più, poiché l’umanità vive in un’ininterrotta guerra civile. La maggior parte fugge da guerre che mietono innumerevoli vittime. Altri perché le loro terre non sono più fertili a causa del caldo eccessivo. Altri ancora cercano rifugio in altri paesi a causa di persecuzioni religiose o politiche.

Il maggior numero proviene dall’Africa sub-sahariana e dal Medio Oriente, entrambi diretti verso l’Europa. Ci sono migliaia di latino-americani che immigrano illegalmente negli Stati Uniti.

Tutti gli immigrati senza documenti, sotto la presidenza di Donald Trump, stanno essendo banditi dal paese. Ciò è stato fatto con una speciale forza di polizia l’ICE che ha usato la violenza, persino la forza bruta, per costringerli a rei-migrare.

Indimenticabili sono le scene codarde degli agenti dell’ICE che danno la caccia agli immigrati clandestini per le strade, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle fattorie agricole e persino nelle chiese. Il presidente Donald Trump considera ingiustamente e con pregiudizio questi immigrati come persone cattive, ladri e assassini, quando la stragrande maggioranza di loro contribuisce al funzionamento di hotel, ristoranti, fabbriche, alla produzione agricola e a molti altri servizi, assicurando gli affari dei nord-americani.

Scioccante è la violenza inflitta agli immigrati arrestati e deportati, gettati su grandi aerei, incatenati come fossero bestiame, senza alcun rispetto per la loro dignità. Rivoltante è stato l’arresto di un bambino di 5 anni, ammanettato come un adulto, un modo per attirare il padre e arrestarlo. L’indignazione è stata nazionale e internazionale, costringendo le autorità competenti a rilasciare il bambino e il padre.

In Europa, i migranti sono generalmente mal accolti, che provengano dall’Africa o dal Medio Oriente. Molti sono morti durante la traversata in barche senza alcuna sicurezza. Il Mediterraneo si è trasformato in un cimitero per centinaia e centinaia di persone che lì sono annegate. L’indifferenza e la mancanza di sensibilità hanno suscitato l’indignazione di Papa Francesco durante la sua visita a Lampedusa, punto di arrivo di molti immigrati. Duramente ha criticato il fatto che gli europei abbiano perso la sensibilità e la capacità di piangere per la sofferenza dei propri simili.

In alcuni paesi sono stati totalmente respinti, come in Ungheria sotto l’ex presidente Orbán, esponente violento dell’estrema destra. Nella cristianissima Polonia, si ammettono selettivamente solo i cristiani, negando l’ospitalità ai musulmani o a coloro che professano altre religioni.

Si teme che il cambiamento climatico, in continua accelerazione e responsabile della distruzione di vaste regioni con inondazioni, siccità e incendi di proporzioni enormi, finisca per generare ondate di migliaia e migliaia di migranti in cerca di salvezza. I loro luoghi d’origine sono diventati praticamente inabitabili. Le Nazioni Unite hanno avvertito i paesi centrali e sviluppati di preparare le proprie infrastrutture per accogliere e offrire ospitalità a questi flagellati.

L’ospitalità si configura come un valore fondamentale per affrontare questo fenomeno globalizzato. Le migrazioni di massa potrebbero destabilizzare intere nazioni e le politiche sociali, data la gravità della situazione creata dai cambiamenti geopolitici (la lotta per l’egemonia mondiale tra Stati Uniti, Russia e Cina), dagli sconvolgimenti climatici causati dalla crisi ecologica e dalla corrente oceanica El Niño.

Oggi, ciò che conta è la capacità di dimostrare ospitalità, da sempre considerata da tutte le tradizioni culturali uno dei valori più alti nelle relazioni umane, a dimostrazione di quanta sensibilità e umanità siano ancora presenti in noi come individui e come società complesse. Mantenere le attuali scandalose disuguaglianze, frutto di un’inimmaginabile accumulazione di ricchezza nelle mani dei pochi che sfruttano i molti e devastano i beni e i servizi naturali, non ci offre alcuna speranza che prevalgano la sensibilità e l’umanità, base dell’ospitalità, di fronte a milioni di migranti in tutto il mondo.

Ciononostante, sconfitti e vinti, non desisteremo mai al nostro impegno nei confronti dei migranti e dei rifugiati, disprezzati e rifiutati, perché questa causa, essendo vera, è invincibile. In essa si mostra il meglio che esiste negli esseri umani: la compassione per i pellegrini forzati, per i migranti, la solidarietà concreta di fronte alla loro fragile situazione e l’amore incondizionato per queste persone umiliate e offese. Secondo i racconti biblici e il significato di uno dei miti greci più commoventi sull’ospitalità, quello dei buoni vecchietti Bauci e Felemone, chi ospita il pellegrino e lo straniero, sta ospitando anonimamente Dio stesso.

La famiglia del Figlio dell’Uomo fu immigrante in Egitto e rese sacro tutto l’impegno a favore di coloro che vivono dolorosamente in una situazione simile. Pertanto, una situazione simile rappresenta per la coscienza un appello etico permanente anche in mezzo a difficoltà, pregiudizi e rifiuti. Alla fine, siamo tutti migranti e ospiti su questa Terra che appartiene a tutti i presenti e a quelli futuri. Tutti passiamo. Solo essa, la Casa Comune, rimarrà ancora per milioni di anni, ruotando attorno al sole e nutrendo la vita, per la natura e per l’umanità.

Leonardo Boff scrive per la rivista LIBERTA dell’ICL (https://www.revistaliberta.com.br) e ha pubblicato anche il libro “Hospitalidade: direito e dever de todos“, Vozes 2005; Queriniana,2010. (https://www.leonardoboff.org).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Una tragedia humana: las actuales migraciones mundiales

Leonardo Boff

            En nuestros días hay millones de migrantes por tierra y mar en busca de mejores condiciones de vida. Según datos de la ONU, en 2025 había en el mundo 304 millones de migrantes. Hoy, con más de cien zonas de conflicto, como acaba de informar el coordinador de la Cruz Roja, serán muchos más, pues la humanidad está viviendo una ininterrumpida guerra civil. La mayoría huye de guerras que causan innumerables víctimas. Otros emigran porque sus tierras se han vuelto infértiles debido al exceso de calor. También están quienes buscan otros países debido a persecuciones religiosas o políticas.

            El mayor número proviene del África subsahariana y de Oriente Medio, ambos en dirección a Europa. Hay además muchos miles de latinoamericanos que emigran ilegalmente a Estados Unidos.

            Todos los inmigrantes indocumentados, bajo la presidencia de Donald Trump, están siendo expulsados del país. Esto fue realizado por una policía especial, el ICE, que utilizó la violencia e incluso la fuerza bruta para obligarlos a emigrar.

            Son inolvidables las escenas cobardes de aquellos agentes del ICE cazando inmigrantes indocumentados en las calles, en las escuelas, en las fábricas, en las explotaciones agrícolas e incluso en las iglesias. El presidente Donald Trump considera injusta y prejuiciosamente a esos inmigrantes como gente mala, ladrones y asesinos, cuando en su gran mayoría hacen funcionar los servicios en hoteles, restaurantes, fábricas, producción agrícola y muchos otros sectores, perjudicando con su expulsión los negocios de los propios estadounidenses.

            Resulta chocante la violencia aplicada a los inmigrantes detenidos y deportados, arrojados en grandes aeronaves, encadenados como si fueran ganado, sin ningún respeto por su dignidad. Revolucionó especialmente el arresto de un niño de 5 años, esposado como si fuera un adulto, como forma de atraer al padre y detenerlo. La indignación fue nacional e internacional, obligando a las autoridades responsables a liberar al niño y a su padre.

            En Europa, los migrantes son generalmente mal recibidos, tanto los provenientes de África como los de Oriente Medio. Muchos murieron en la travesía en embarcaciones sin ninguna seguridad. El Mediterráneo se transformó en una sepultura de cientos y cientos de personas que allí se ahogaron. La indiferencia y la falta de sensibilidad indignaron al Papa Francisco cuando estuvo en Lampedusa, lugar de llegada de muchos inmigrantes. Criticó duramente el hecho de que los europeos hubieran perdido la sensibilidad y la capacidad de llorar por el sufrimiento de sus semejantes.

            En algunos países fueron totalmente rechazados, como en Hungría bajo el hoy ex presidente Orbán, de extrema derecha y violento. En la muy cristiana Polonia se admite selectivamente solo a cristianos, negando hospitalidad a musulmanes o personas de otras denominaciones religiosas.

            Se teme que el cambio climático, acelerándose cada vez más y destruyendo vastas regiones con grandes inundaciones, severas sequías e inmensos incendios, termine creando oleadas de miles y miles de migrantes que buscan salvar sus vidas. Sus lugares de origen se han vuelto prácticamente inhabitables. La ONU ha advertido a los países centrales y desarrollados que preparen sus infraestructuras para acoger y dar hospitalidad a estos damnificados.

            La hospitalidad aparece como un valor de referencia para enfrentar este fenómeno mundializado. Las migraciones masivas podrán desestabilizar naciones enteras y las políticas sociales, dada la gravedad de la situación creada por los cambios en la geopolítica (la disputa por la hegemonía mundial entre Estados Unidos, Rusia y China), por los trastornos climáticos provocados por la crisis ecológica y por la corriente marítima de El Niño.

            Hoy, la capacidad de mostrar hospitalidad —considerada por todas las tradiciones culturales como uno de los más altos valores en las relaciones humanas— revela cuánto de sensibilidad y humanidad subsiste todavía entre nosotros, tanto como personas individuales y  como sociedades complejas. Las actuales desigualdades escandalosas, fruto de una acumulación inimaginable de riqueza por parte de unos pocos que explotan a muchos y devastan los bienes y servicios naturales, no ofrecen señales de esperanza de que prevalezcan la sensibilidad y la humanidad, base de la hospitalidad, frente a los millones de migrantes a nivel mundial.

            Aun así, vencidos y derrotados, jamás desistiremos del empeño en favor de los migrantes y refugiados, despreciados y rechazados, pues esa causa, por ser verdadera, es invencible. En ella se muestra lo mejor que existe en los seres humanos: compadecerse de los peregrinos forzados, de los migrantes; vivir la solidaridad concreta frente a su frágil situación; y el amor incondicional hacia esos humillados y ofendidos. Según los relatos bíblicos y el sentido de uno de los más conmovedores mitos griegos sobre la hospitalidad —el de los ancianos Báucis y Filemón— quien hospeda al peregrino y al desconocido está hospedando anónimamente al propio Dios.

            La familia del Hijo del Hombre fue inmigrante en Egipto y volvió sagrado todo empeño en favor de quienes viven penosamente una situación semejante. Por eso, una realidad parecida representa para la conciencia un llamado ético permanente, incluso en medio de dificultades, prejuicios y rechazos. Al fin y al cabo, todos somos migrantes y huéspedes en esta Tierra que pertenece tanto a los presentes como a las futuras generaciones. Todos pasamos. Solo ella, la Casa Común, permanece todavía por millones de años, girando alrededor del sol y gestando vida para la naturaleza y para la humanidad.

Leonardo Boff escribe para la revista LIBERTA del ICL y publicó también el libro Hospitalidad: derecho y deber de todos, Vozes, 2005.

Wurzeln des Femizids: Die Zerschlagung des Matriarchats durch das Patriarchat

Leonardo Boff

Es gab eine Zeit, in der die historische Existenz des Matriarchats mangels Daten nicht anerkannt wurde. Die Forschungen von Bachofen, Neumann und anderen Archäologen – zusammen mit Studien aus der Tiefenpsychologie und anderen Fachgebieten – haben jedoch die Tatsache bestätigt, dass eine matriarchale Phase der Menschheit tatsächlich existiert hat.

Zunächst wurde sie im Mittelmeerraum entdeckt, später dann in fast allen Teilen der Welt. Es wurden weibliche Darstellungen der Göttlichkeit gefunden, die großen Mütter mit tausend Brüsten, die die Fruchtbarkeit der Frau symbolisieren.

Diese Gesellschaften waren zutiefst ökologisch geprägt, in die Natur eingebunden, friedlich und offen für alle.

Doch die Zeiten haben sich geändert, und mit ihnen auch die Beziehungen zwischen Männern und Frauen. Wahrscheinlich ermöglichte die Entwicklung von Werkzeugen und Technologien, die bei der Beherrschung der Natur und der Nahrungsbeschaffung effektiver waren und mehr körperliche Kraft erforderten, den Männern, langsam an Bedeutung zu gewinnen. Sie nutzten diese Vorteile und entwickelten Strategien, um das Matriarchat zu verdrängen. Sie führten die Herrschaft des Mannes über die Frau und die Besetzung aller öffentlichen Räume durch den Mann ein. 

Es kam zu einem regelrechten Kampf der Geschlechter, einem Geschlechterkampf, der noch nicht beendet ist, denn er dauert bis heute an. Lassen Sie uns das anhand eines Beispiels verdeutlichen.

Bezeichnend ist die Art und Weise, wie die Sünde Adams und Evas neu interpretiert wurde. Darin offenbart sich das gesamte Bestreben des Patriarchats, das Matriarchat zu demontieren. Diese Sichtweise wurde ab 1986 vertieft, als die Internationale Akademie HAGIA gegründet wurde, die sich der kritischen Erforschung und den Erfahrungen des Matriarchats widmet. Die Gründerin Heide Göttner-Abendroht fasste die Forschungsergebnisse in zwei Bänden zusammen: „Das Matriarchat I und II“ (Stuttgart 1988 und 1991).

Für unsere Überlegungen sind die interdisziplinären Studien zweier renommierter feministischer Theologinnen von grundlegender Bedeutung: Riane Eisler (Sex Myth and Politics of the Body: New Paths to Power and Love, Harper San Francisco 1955) und Françoise Gange (Les dieux menteurs, Paris, Editions Indigo-Côtes Femmes, 1997). Sie haben auf raffinierte Weise unter Rückgriff auf Linguistik, Strukturalismus und andere verwandte Wissenschaften gezeigt, dass dem heutigen patriarchalischen Narrativ ein früheres matriarchalisches Narrativ zugrunde liegt. Dieses wurde ausgelöscht und umgeschrieben, um die patriarchalische Macht über die Frau zu rechtfertigen. Wir werden ihrer Argumentation folgen.

Die heiligen Riten und Symbole des Matriarchats werden verteufelt und in Form einer auf den Plan des Schöpfers zurückgehenden Urgeschichte auf die Ursprünge zurückprojiziert.

Die heutige Darstellung der Ur-Sünde stellt vier grundlegende Symbole der Religion der großen Muttergöttinnen in Frage.

Das erste Symbol, das angegriffen wurde, war die Frau selbst (Genesis 3,16), die in der matriarchalischen Kultur mit dem heiligen, lebensspendenden Geschlecht ausgestattet war. Als solche symbolisierte sie die Große Mutter, die höchste Gottheit.

Zweitens wird das Symbol der Schlange dekonstruiert, das als Hauptattribut der Muttergöttin gilt. Sie verkörperte die göttliche Weisheit, die sich stets erneuerte, wie die Haut der Schlange.

Drittens wurde der Baum des Lebens entstellt, der stets als eines der wichtigsten Symbole des Lebens galt. Indem er Himmel und Erde verbindet, erneuert der Baum unablässig das Leben als beste Frucht der Göttlichkeit und des Universums. Genesis 3,6 erkennt ausdrücklich an, dass „der Baum gut zu essen war, eine Freude für die Augen und begehrenswert, um weise zu handeln“. Doch über ihn liegt das Verbot, man darf ihn nicht einmal berühren, er kann den Tod bringen.

Stattdessen wurde die Beziehung zwischen Mann und Frau zerstört, die ursprünglich den Kern der Erfahrung des Heiligen bildete. Die Sexualität war heilig, da sie den Zugang zur Ekstase und zum mystischen Wissen ermöglichte.

Die heutige Darstellung der Erbsünde hat die tiefe und wahre Bedeutung dieser Symbole völlig auf den Kopf gestellt. Sie hat sie entheiligt, verteufelt und von einem Segen in einen Fluch verwandelt.

Die Frau wird für immer verflucht sein, zu einem minderwertigen Wesen gemacht: „Der Mann wird über sie herrschen“ (Gen 3,16). Die Fähigkeit der Frau, Leben zu schenken, wurde in einen Fluch verwandelt: „Ich werde die Schmerzen der Schwangerschaft vervielfachen“ (Gen 3,16). Wie sich zeigt, war die Umkehrung vollständig und hatte äußerst negative Folgen für das spätere, von Männern geprägte Weltbild.

Die Schlange ist verflucht (Gen 3,14) und zum Symbol des versuchenden Teufels geworden. Das Hauptsymbol der Frau wurde zu ihrem erbitterten Feind: „Ich werde Feindschaft setzen zwischen dir und der Frau“ (Gen 3,15).

Der Baum des Lebens und der Weisheit steht in der heutigen patriarchalischen Lesart unter dem Zeichen des Verbots (Gen 3,3). Früher, in der matriarchalischen Kultur, bedeutete das Essen vom Baum des Lebens, sich mit Weisheit zu erfüllen. Nun bedeutet das Essen von ihm eine tödliche Gefahr, die Gott selbst angekündigt hat: „Esst nicht von der Frucht des Baumes in der Mitte des Gartens, rührt sie nicht einmal an, sonst werdet ihr sterben”(Gen 3,3).

Die heilige Liebe zwischen Mann und Frau wird verzerrt: „Unter Schmerzen wirst du Kinder gebären; deine Sehnsucht wird dich zu deinem Mann ziehen, und er wird über dich herrschen“ (Gen 3,16). 

Seitdem ist eine positive Wahrnehmung von Sexualität, Körper und Weiblichkeit unmöglich geworden. Hierin liegt die historisch-soziale Begründung für das Verbrechen des Femizids in Brasilien und weltweit. Laut UNO werden weltweit täglich 140 Frauen Opfer von Femizid. In Lateinamerika und der Karibik sind es 11, in Brasilien 4 pro Tag.

Hier zeigt sich, was durch die vollständige Dekonstruktion der früheren, weiblichen und sakralen Erzählung bewirkt wurde. Die ursprüngliche Schöpfungsgeschichte wurde neu geschrieben, um alle späteren Bedeutungen zu verfälschen. Wir alle sind, ob wir wollen oder nicht, Geiseln der adamitischen, antifeministischen und Schuld zuweisenden Erzählung.

Die Arbeit der Theologinnen Riane Eisler und Françoise Gange versteht sich bewusst als befreiend: Sie soll den konstruierten Charakter der derzeit vorherrschenden Erzählung aufzeigen, die sich auf Herrschaft, Sünde und Tod konzentriert, und eine ursprünglichere und positivere Alternative vorschlagen, in der eine neue Beziehung zum Leben, zur Macht, zum Heiligen und zur Sexualität entsteht. Und sie soll Frauenmorde unmöglich machen.

 Diese Interpretation zielt nicht darauf ab, eine vergangene Situation wiederherzustellen, sondern ein besseres Gleichgewicht zwischen männlichen und weiblichen Werten für die heutige Zeit zu finden.

Wir erleben derzeit einen Paradigmenwechsel in den Beziehungen zwischen Mann und Frau. Dieser muss durch tiefgreifendes und ganzheitliches Denken gefestigt werden, das ein größeres persönliches und kollektives Glück ermöglicht, als es unter dem patriarchalischen Regime nur unzureichend erreicht wurde. Genau das tun Feministinnen, Politikerinnen, Anthropologinnen, Philosophinnen und Theologinnen in Brasilien und weltweit mit bemerkenswerter Kreativität.

Leonardo Boff schreibt für die Zeitschrift LIBERTA des Instituto Conhecimento Liberta (ICL: https://www.revistaliberta.com.br); gemeinsam mit Rose Marie Muraro verfasste er außerdem das Buch „Feminino e Masculino: uma nova consciência para o encontro das diferenças“ (Weibliches und Männliches: ein neues Bewusstsein für die Begegnung der Unterschiede), erschienen bei Editora Vozes 2012 (https://www.leonardoboff.org).

Übersetzt von Bettina Goldhartnack

La corrupción naturalizada, finalmente  es desenmascarada: el banco Master


         Leonardo Boff

            La liquidación oficial del Banco Master, cuyo principal propietario era Daniel Vorcaro, desenmascaró una cadena de corrupciones que involucra prácticamente a las principales instituciones nacionales, según algunos, incluso a la suprema corte judicial.

            Como el tema es de máxima actualidad, retomo un pequeño estudio realizado hace tiempo, con las actualizaciones necesarias.

            Consideremos el concepto de corrupción y su origen histórico-social. La palabra corrupción tiene su origen en la teología. Antes de hablarse de pecado original, expresión que no aparece en la Biblia, se decía que el ser humano concreto vive en una situación de corrupción. Pero fue San Agustín (354-430), obispo de Hipona, hoy Argelia, quien en el año 416, en un intercambio de cartas con San Jerónimo, creó la expresión pecado original, transmitido por el acto sexual, pecado que corrompe al ser humano desde su nacimiento. Allí utiliza la expresión corrupción general. Explica la etimología: corrupción es tener un corazón (cor) roto (ruptus) y pervertido. El filósofo Immanuel Kant no decía otra cosa: “somos una madera torcida de la cual no se pueden sacar tablas rectas”.

            En otras palabras: existe en nosotros una fuerza negativa que nos impulsa al desvío que es la corrupción. Ella no es fatal. Puede ser controlada y superada, según San Agustín, por las virtudes y por la gracia divina; de lo contrario sigue su tendencia.

            ¿Cómo se explica la corrupción en Brasi y en general en el mundo? Identifico, junto con otros analistas, tres razones básicas entre otras: la histórica, la política y la cultural.

            La razón histórica: somos herederos de una perversa herencia colonial y esclavista que marcó nuestros hábitos. La colonización y la esclavitud son instituciones objetivamente violentas y deshumanas. Entonces las personas subordinadas, para sobrevivir, eran llevadas a corromper, es decir: sobornar, conseguir favores mediante intercambios, peculado o nepotismo.

            Por ejemplo, existe corrupción sistemática en la evasión de impuestos y en las contribuciones al INSS. El Sindicato Nacional de los Procuradores de la Hacienda Nacional, en su “Sonegômetro”, denunció que en los últimos años la evasión anual rondaría los 158 mil millones. Eso es mucho más que el “Petrolão” en apenas cinco meses (cf. Tomás Rigoletto Pernías en Brasil Debate del 25/04/2017). Muchos corrompen a los procuradores o estos se dejan corromper.

            La razón política: en palabras del sociólogo Jessé Souza: “La corrupción política es la legitimación de la élite brasileña para manipular a la sociedad y convertir al Estado en su banco particular. La captura del Estado por los propietarios, obviamente, es la verdadera corrupción”.

            Además, importa reconocer que el capitalismo, ahora bajo el nombre de neoliberalismo, pero siempre como modo de producción depredador de la naturaleza y opresor de los trabajadores y, peor aún, como cultura del capital, aquí y en el mundo es un sistema, en su lógica interna, corrupto, aunque socialmente aceptado. Simplemente impone la dominación del capital sobre el trabajo y de la tecnología sobre la naturaleza, devastándola sin tomar en cuenta las externalidades dejadas bajo la responsabilidad del Estado. El capitalismo instalado en Brasil es periférico y salvaje, aunque no en todos los casos, y nunca pasó por un proceso de humanización.

            Por eso el capitalismo es por naturaleza antidemocrático, pues la democracia supone una igualdad básica de los ciudadanos y derechos garantizados, aquí permanentemente violados.

            Queriendo ser representativa de los electores, en verdad representa los intereses de las élites atrasadas, dominantes, y de aquellos que financiaron sus campañas electorales, y no los intereses generales de la nación. Es el caso de la actual Cámara de Diputados, la peor de nuestra historia.

            Razón cultural: la cultura dicta reglas socialmente reconocidas. Roberto Pompeu de Toledo escribió en 1994 en la revista Veja: “Hoy sabemos que la corrupción forma parte de nuestro sistema de poder tanto como el arroz y los frijoles de nuestras comidas”.

            Los corruptos son vistos como astutos y no como criminales, que de hecho lo son. Como regla general podemos decir: cuanto más desigual e injusta es una sociedad, más se crea un caldo cultural que permite y tolera la corrupción y la impunidad.

            Especialmente en quienes poseen poder se manifiesta la tendencia a la corrupción. Quien vio claramente esta conexión entre poder y corrupción fue Lord John Emerich Edward Dalberg-Acton (1848-1902). Católico y de familia aristocrática anglo-italo-alemana, fue profesor de historia en Cambridge. El 5 de abril de 1887 escribió una carta a su colega Mandell Creighton en la que decía: “El poder tiende a corromper y el poder absoluto tiende a corromper absolutamente”.

            No sé si por pesimismo o por realismo afirmaba también: “Mi dogma es la maldad general de los hombres con autoridad; son los que más corrompen”. En Brasil eso parece verificarse.

            El desarrollo del proceso contra Vorcaro y el ex Banco Master seguramente revelará una estremecedora cadena de corrupción, involucrando políticos de todos los matices y a la familia Bolsonaro en su intento de producir una película exaltatoria sobre el condenado golpista expresidente.

            ¿Cómo superar la corrupción? En principio, confiar siempre desconfiando del ser humano, porque nunca es inmune a abusar del poder del dinero. Nada de dar cheques en blanco. Después, evitar la concentración de poder. La división de poderes fue pensada para evitar la corrupción posible. A continuación, el control de la sociedad utilizando especialmente los multimedios. Exigir siempre transparencia en todos los procedimientos. Finalmente, castigar a los corruptos con penas severas por haber cometido un crimen grave que lesiona el bien común.

Leonardo Boff escribe para la revista ICL LIBERTA y también escribió Transparencia en las personas e instituciones, Vozes, 2025.