La vita come imperativo cosmico

Attraverso i secoli gli scienziati hanno cercato di spiegare l’universo mediante leggi fisiche espresse in equazioni matematiche. L’universo era rappresentato come una macchina immensa che funziona sempre in modo stabile. La vita e la coscienza non avevano posto in questo paradigma. Erano tema delle religioni.

Ma tutto è cambiato quando dagli anni ’20 del secolo scorso, l’astronomo Hubble ha dimostrato che lo stato naturale dell’universo non è la stabilità, ma il cambiamento. L’universo ha cominciato ad espandersi dalla esplosione di un punto estremamente piccolo ma immensamente caldo e pieno di energia: il big bang. Da lì si formarono i quark e i leptoni, le particelle elementari che, una volta combinate, hanno dato origine ai protoni e ai neutroni, alla base degli atomi. E da loro, tutte le cose.

Espansione, auto-organizzazione, complessità e emergere di ordini sempre più sofisticati sono le caratteristiche dell’universo. E la vita?

Non sappiamo come appare la vita. Quello che possiamo dire è che la Terra e l’intero universo hanno lavorato miliardi e miliardi di anni per creare le condizioni per la nascita di questa bella creatura che è la vita. È fragile, perché può facilmente diventare malata e morire. Ma è anche forte, perché fino ad oggi nulla, né i vulcani, né i terremoti, né le meteore o le decimazioni di massa di epoche passate, sono stati in grado di estinguerla completamente.

Perché la vita potesse emergere era necessario che l’universo fosse stato dotato di tre qualità: ordine, proveniente del caos, complessità, originata da esseri semplici e informazioni, per le connessioni di tutti con tutti. Ma mancava ancora un dato: la creazione di mattoni con cui costruire la casa della vita. Questi mattoni sono stati forgiati nel cuore delle grande stelle rosse che ardevano da diversi miliardi di anni. Sono gli acidi e gli altri elementi chimici che permettono tutte le combinazioni e tutte le trasformazioni. Quindi non c’è vita senza la presenza di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, ferro, fosforo ed i 92 elementi della scala periodica di Mendeleev.

Quando questi vari elementi si uniscono, formano quello che noi chiamiamo la molecola, la parte più piccola della materia vivente. L’unione con altre molecole crea gli organismi e gli organi che compongono gli essere viventi, dai batteri agli esseri umani.

È stato merito di Ilya Prigorine, premio Nobel per la Chimica del 1977, avere dimostrato che la vita risulta dalle dinamiche di auto-organizzazione intrinseche del proprio universo. Ha inoltre rivelato che c’è una fabbrica che produce continuamente la vita. Il motore centrale di questa fabbrica della vita è formato da un insieme di 20 aminoacidi e 4 basi azotate.

Gli aminoacidi sono un agglomerato di acidi combinati che permettono alla vita di nascere. Essi sono costituiti da quattro basi di azoto che agiscono come una sorta di quattro tipi di cemento che uniscono i mattoni formando case le più diverse. E’ la biodiversità.

Quindi abbiamo lo stesso codice genetico di base che istituisce l’unità sacra della vita, dai micro-organismi agli esseri umani. Siamo tutti, infatti, cugini e cugine, fratelli e sorelle, come dice il Papa nella sua enciclica sulla ecologia integrale (n.92), perché veniamo formati dagli stessi 20 aminoacidi e quattro basi azotate (adenina, timina, guanina e citosina).

Ma c’era bisogno di una culla che accogliesse la vita: l’atmosfera e la biosfera con tutti gli elementi essenziali per la vita: carbonio, ossigeno, metano, acido solforico, azoto e altro.

Date queste premesse, ecco che 3,8 miliardi di anni fa, è successo qualcosa di portentoso. Forse dal mare o da una palude primitiva in cui gorgogliavano tutti gli elementi come una specie di zuppa, improvvisamente, sotto l’azione di un grande fulmine dal cielo, irruppe la vita.

Misteriosamente lei è lì da 3,8 miliardi di anni: su questo piccolo pianeta Terra, in un sistema solare di quinta grandezza, in un angolo della nostra galassia, a 29.000 anni luce dal centro di essa, è capitato il fatto più singolare della evoluzione: l’irruzione della vita. Lei è la madre originale di tutti i viventi, la vera Eva. Da lei discendono tutti gli altri esseri viventi, anche noi umani, un sub-capitolo del capitolo della vita: la nostra vita cosciente.

Infine, oserei dire con il biologo, anche premio Nobel, Christian de Duve e con il cosmologo Brian Swimme, che l’universo sarebbe incompleto senza la vita. Ogni volta che si raggiunge un certo livello di complessità, la vita emerge come un imperativo cosmico, in qualsiasi parte dell’universo.

Dobbiamo superare l’idea comune che l’universo è solo una cosa fisica e morta con un pizzico di vita per completare il quadro. Si tratta di una conoscenza scarsa e falsa. L’universo sembra essere pieno di vita e per questo esiste, come la accogliente culla della vita, in particolare la nostra.

*Leonardo Boff ha scritto insieme a M. Hathaway Il Tao della Liberazione, premiato nel 2010 negli Stati Uniti con la medaglia d’oro della nuova scienza e della cosmologia.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

El desorden mundial: el espectro de la dominación total

Es el último título de Luiz Alberto Moniz Bandeira (Civilização Brasileira, 2016), nuestro más respetado analista de política internacional. El autor ha tenido acceso a las fuentes de información más seguras, a múltiples archivos, a lo que se une un vasto conocimiento histórico. Son 643 páginas densas, pero escritas con tal fluidez y elegancia que da la impresión de estar leyendo una novela histórica.

Moniz Bandeira es ante todo un minucioso investigador y, al mismo tiempo, un militante contra el imperialismo estadounidense, cuyas entrañas corta con un bisturí de cirujano. No sin razón fue preso entre 1969 y 1970 , y de nuevo en 1973, por el temible Centro de Informaciones de la Marina (Cenimar), por oponerse críticamente, en el contexto de la guerra-fría, al principal soporte de la dictadura: Estados Unidos.

Los materiales de que dispone le permiten denunciar la lógica imperial presente en el subtítulo: “guerras por procuración, terror, caos y catástrofes humanitarias”. Quien alimenta todavía admiración por la democracia norteamericana y procura alinearse con los designios imperiales (como hacen los neoliberales brasileros), encontrará aquí un vasto material para reflexión crítica y datos para una lectura del mundo más diferenciada.

Dos lemas orientan el centro de poder del estado norteamericano con sus innumerables órganos de seguridad interna y externa: “un mundo y un solo imperio” o “un solo proyecto y el espectro de la dominación total (full-spectrum dominance/superiority)”. Es decir, la política externa norteamericana se inspira en el (ilusorio) “excepcionalismo” del viejo “destino manifiesto”, una variante “del pueblo elegido por Dios, raza superior”, llamada a difundir en todo el mundo la democracia, la libertad y los derechos (siempre según la interpretación imperial que prestan a estos términos) y a considerarse (pretendidamente) “la nación indispensable y necesaria”, “ancla de la seguridad global” o el “único poder” (lonely power).

Ya en el siglo XVIII Edmund Burke (1729-1797) y en el siglo XIX el francés Alexis Tocqueville (1805-1859) presentían que el presidente norteamericano tenía más poderes que un monarca absolutista y que eso degeneraría en una military democracy (p. 55). Efectivamente, con George W. Bush a raíz de los atentados a las Torres Gemelas”, se instauró una verdadera democracia militar, con la declaración de la war on terror y la publicación del patriotic act que suspendió los derechos civiles básicos hasta el habeas corpus y dio permiso para las torturas. Esto, ciertamente, configura un estado terrorista.

Como varios científicos norteamericanos, citados por Moniz Bandeira (p. 470), afirmaron: “ya no hay una democracia sino una economic élite domination a la cual debe someterse el presidente. Las decisiones son tomadas por el complejo industrial-militar (la máquina de guerra), por Wall Street (las finanzas), por poderosas organizaciones de negocios y por un pequeño número de norteamericanos muy influyentes. Para garantizar el “espectro de la dominación total” mantienen 800 instalaciones militares en el mundo, la mayoría con ojivas nucleares y 16 agencias de seguridad con 107.035 agentes civiles y militares. Como afirmó H. Kissinger: “la misión de América es llevar la democracia, si es necesario mediante el uso de la fuerza” (p.443). En esta lógica, de 1776 a 2015, o sea, en los 239 años de existencia de los EUA, 218 han sido años de guerra y sólo 21 años de paz (p. 472).

Se esperaba que Barack Obama diese otro rumbo a esta historia violenta. Ilusiones. Cambió solo los nombres, pero mantuvo todo el espíritu excepcionalista y las torturas en Guantánamo y en otros lugares fuera de Estados Unidos como en tiempos de Bush. A la perpetual war le dio el nombre de Oversee Contingency Operation. Por decisión personal (penal), autorizó cientos de ataques con drones y con aviones no pilotados, matando a los principales líderes árabes (p. 476).

Con cierta decepción, Bill Clinton constató: “Los Estados Unidos no han vencido ninguna guerra desde 1945” (p. 312). De Irak huyeron en silencio en la oscuridad de la noche (p. 508).

El libro de Moniz Bandeira entra en detalles mínimos sobre la Guerra en Ucrania, en Crimea y en el Estado Islámico en Siria, con nombres de los actores principales y fechas.

La conclusión es avasalladora: “Dondequiera que intervienen Estados Unidos con el specific goal of bringing democracy, el objetivo específico de llevar la democracia, esta se compone de bombardeos, destrucción, terror, masacres, caos y catástrofes humanitarias… entran para defender sus necesidades e intereses económicos y geopolíticos, sus intereses imperiales” (p.513).

La cantidad de informaciones presentadas sustentan esta afirmación, no obstante las limitaciones que siempre podrán ser aducidas.

Worldwide disorder: the specter of total domination

Worldwide disorder: the specter of total domination. That is the title of the latest book by Luiz Alberto Moniz Bandeira (Civilização Brasileira, 2016), our most respected analyst of international politics. The author has had access to the most secure sources of information, to multiple archives, to which he brings a vast knowledge of history. There are 643 dense pages, written with fluidity and elegance that often sound like reading a historical novel.

Moniz Bandeira is, above all, a meticulous researcher and, at the same time, a militant against the imperialism of the United States, whose entrails he cuts as with a surgeon’s scalpel. Not without reason he was jailed in 1969 – 1970, and again in 1973, by the fearsome Center of Information of the Marine (Centro de Informaciones de la Marina, Cenimar), for critically opposing, in the context of the cold-war, the main supporter of Brazilian dictatorship: the United States of Northamerica.

The materials at his disposal permit him to denounce the present imperial logic through the subtitle of his book: “proxy wars, terror, chaos and humanitarian catastrophes”. Those who still nourish admiration for the Northamerican democracy and seek to align themselves with its imperial designs (as Brazilian neoliberals do), will find here vast materials for critical reflection and for a more nuance reading of the world.

Two themes guide the power centers of the Northamerican state, with its countless organs of internal and external security: “one world and only one empire” or “only one project” and “a vision of total domination (full-spectrum dominance/superiority)”. That is, Northamerican foreign policy is inspired by the (illusory) “exceptionality” of the old “manifest destiny”, a variation “of the chosen people of God, the superior race”, called to spread throughout the world democracy, liberty and rights (always according to the imperial interpretation of these terms) and to consider itself (pretentiously) “the indispensable and necessary nation”, the “anchor of global security” or the “only power” (sole power).

Already in the XVIII century, Edmund Burke, (1729-1797), and in the XIX century, the Frenchman Alexis de Tocqueville, (1805-1859), had the premonition that the Northamerican President had more power than an absolutist monarch, and that this would degenerate into a military democracy (p. 55). In effect, with George W. Bush as a result of the attack on the “Twin Towers”, a true military democracy was established, with the declaration of the war on terror and enactment of the Patriot Act, that suspended basic civil rights, undermined habeas corpus, and allowed torture. This is certainly a terrorist state.

Several Northamerican scientists, quoted by Moniz Bandeira (p. 470), affirmed: “there is no longer a democracy but an economic elite domination to which the president must submit. Decisions are made by the military-industrial complex (the war machine), by Wall Street (financiers), by powerful business organizations and a small number of very influential Northamericans. To guarantee the “vision of total dominations” they maintain 800 military bases throughout the world, the majority with nuclear installations, and 16 agencies of security with 107,035 civil and military agents. As Henry Kissinger said: “the mission of the United States is to propagate democracy, by force if necessary” (p.443). Under this logic, from 1776 to 2015, that is, in the 239 years the United States of Northamerica has been in existence, there have been 218 years of war, and only 21 years of peace (p. 472).

It was hoped that Barack Obama would bring a different direction to this violent history. That was an illusion. Obama only changed the names, but maintained the spirit of exceptionalism, and the tortures in Guantanamo and other places outside the United States, as in the times of Bush. To the perpetual war he gave the name Oversight Contingency Operation. By personal decision, (penal), he authorized hundreds of drone attacks and with planes without pilots, killing the principal Arab leaders (p. 476).

With certain deception, Bill Clinton said: “The United States has not won a single war since 1945” (p. 312). In the silence of darkness of the night they fled Iraq. (p. 508).

The book of Moniz Bandeira deals with minimal details about the Wars in Ukraine, the Crimea and the Islamic State of Syria, with the names of the principal actors and dates.

The conclusion is devastating: “Wherever the United States intervenes with the specific goal of bringing democracy, that specific objective is comprised of bombings, destruction, terror, massacres, chaos and humanitarian catastrophes… they come to defend their needs, their economic and geopolitical interests; and their imperial interests” (p.513).

The quantity of information presented sustain this claim, regardless of the limitations that may always be adduced.

Leonardo Boff Theologian-Philosopher -Earthcharter Commission

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.
****************************************************************

O Estado brasileiro parece desintegrar-se: Moniz Bandeira

Estamos cansados das interpretações dos acólitos do sistema imperante que não se renovam e repetem sempre a mesma versão dos acontecimentos nacionais. Ouçamos uma voz das mais autorizadas, do historiador e cientista político baiano Luiz Alberto Moniz Bandeira que nos mostra outro tipo de leitura da política brasileira e de seu entroncamento com a política mundial, especialmente, com a norte-americana. Faz denúncias graves que merecem ser ouvidas. Neste meu blog publiquei uma apresentação de seu mais recente livro: A desordem mundial (Ed. Civilização Brasileira 2016), um amplo estudo do caótico cenário internacional. Aos 80 anos, ele também tem sido homenageado pela sua vasta obra e história de vida de intelectual engajado. Em junho, foi homenageado pela União Brasileira de Escritores. No dia 4, a homenagem é na USP. Da Alemanha, onde vive, ele concedeu esta entrevista a Chico Castro Jr para o jornal A Tarde da Bahia no dia 29/10/2016. Vamos aqui reproduzi-la pois trará interpretações novas e instigantes que seguramente enriquecerão a quem nos segue. Lboff

*********************

Em seu livro A desordem mundial, o senhor aborda diversos pontos de tensão ao redor do mundo. O mundo retrocedeu na busca pela paz entre as nações? Como o Brasil do golpe parlamentar / impeachment se encaixa neste complicado tabuleiro de xadrez?

Desde o governo do presidente Lula da Silva, o Brasil, conquanto mantivesse boas relações com os Estados Unidos, inflectiu em sua política exterior no sentido de maior entendimento com a China e a Rússia e empenhou-se na conquista dos mercados da América do Sul e África, a favorecer as empresas nacionais, como todos os governos o fazem. Ao mesmo tempo, reativou a indústria bélica, com a construção do submarino atômico e outros convencionais, em conexão com a França, a compra dos helicópteros da Rússia e dos jatos da Suécia, países que aceitaram transferir a tecnologia, como determinou a Estratégia Nacional de Defesa, aprovada pelo Decreto Nº 6.703, de 18 De dezembro de 2008. E essa transferência de tecnologia, que os Estados Unidos não aceitam realizar, é necessária, indispensável, ao desenvolvimento econômico e à defesa do Brasil, pois “la souveraineté est la grande muraille de la patrie”, conforme o grande jurista Rui Barbosa proclamou, ao defender, na Conferência de Haia (2007), a igualdade dos Estados soberanos. Outrossim, ele advertiu, citando Eduardo Prado, autor da obra A ilusão Americana, que não se toma a sério a lei das nações, senão entre as potências cujas forças se equilibram. Esta lição devia pautar a estratégia de segurança e defesa nacional. O Brasil é e sempre foi um pivot country no hemisfério sul devido à sua dimensão geográfica, demográfica e econômica, a maior do hemisfério, abaixo dos Estados Unidos, apesar da assimetria. E constituiu com a Rússia, Índia e China o bloco denominado BRIC, contraposto, virtualmente, à hegemonia dos Estados Unidos, e abrir uma alternativa à preponderância do dólar nas finanças e no comércio internacional. Tais fatores, inter alia, como a exploração do petróleo pré-sal sob o controle da Petrobrás, dentro de um contexto em que os Estados Unidos deflagraram outra guerra fria contra a Rússia e, também, contra a China, concorreram para que interesses estrangeiros, aliados a poderoso segmento do empresariado brasileiro, sobretudo do Sul do país, encorajassem e financiassem o golpe parlamentar, conjugando a mídia e o judiciário, com o apoio de vastas camadas das classes médias.

Como o senhor viu o processo do impeachment e a  ascensão de Michel Temer ao poder? Como em 1964, há quem diga que o golpe / impeachment atende a interesses norte-americanos – desta feita, no pré-sal. O senhor acredita nesta hipótese?

O Estado brasileiro parece desintegrar-se. Nem durante a ditadura militar a Polícia Federal invadiu o Congresso. Ela ganhou uma autonomia, que não podia ter, não respeita governo nem a Constituição, e muitos de seus agentes são treinados e conectados com o FBI, DEA, CIA etc. Os promotores-públicos e juízes, por sua vez, passam por cima das leis, extrapolam, como senhores de um poder absoluto e incontestável. Estão incólumes. Quase nunca são penalizados. E, quando o são, afastados das funções, continuam a receber suas elevadas remunerações, dez vezes ou mais superiores aos dos juízes da Alemanha, França, Inglaterra, Estados Unidos e outros países altamente desenvolvidos, segundo a European Commission for the Efficiency of Justice (CEPEJ) e outras fontes. Certos magistrados do STF comportam-se como políticos partidários. Outros, que se deviam resguardar, fazem declarações públicas, antecipando julgamentos, e afiguram como se estivessem intimidados pela grande mídia, um oligopólio, uníssono na condenação, aprovação ou omissão de fatos. O Congresso está pervertido, muito dinheiro correu para a efetivação do impeachment da presidente Dilma Rousseff, canalizado pela CIA e ONGs, financiadas sustentadas pelas fundações de George Soros, USAID e National Endowment for Democracy (NED), dos Estados Unidos. E esse golpe de Estado, que começou com as demonstrações em São Paulo, no estilo recomendado pelo professor Gene Sharp, no seu manual Da Ditadura à Democracia, traduzido para 24 idiomas, atendeu a interesses estrangeiros, entre os quais, mas não apenas, não o único, a exploração das camadas de pré-sal, que, de acordo com a Lei 12.351 estaria a cargo da Petrobras, como operadora de todos os blocos contratados sob o regime de partilha de produção, condição esta anulada pelo projeto 4.567, em tramitação na Câmara de Deputados. Todo o alicerce da república, proclamada com o golpe de Estado de 1889, está podre. É um lodaçal.

Como o senhor vê o juiz Sergio Moro? Herói inquestionável para uns, inquisidor a serviço da plutocracia para outros, ele é sinônimo de polêmica, inclusive, por que passou por um estágio no FBI, segundo a filosofa Marilena Chauí.

O que Marilena Chauí disse é, virtualmente, certo. De qualquer modo, o fato é que o juiz Sérgio Moro, condutor do processo contra a Petrobras e contra as grandes construtoras nacionais, realizou cursos no Departamento de Estado, em 2007. No ano seguinte, em 2008, o juiz Sérgio Moro passou um mês num programa especial de treinamento na Escola de Direito de Harvard, em conjunto com sua colega Gisele Lemke. E, em outubro de 2009, participou da conferência regional sobre “Illicit Financial Crimes”, promovida no Rio de Janeiro pela Embaixada dos Estados Unidos. A Agência Nacional de Segurança (NSA), que monitorou as comunicações da Petrobras, descobriu a ocorrência de irregularidades e corrupção de alguns militantes do PT e, possivelmente, passou informação sobre o doleiro Alberto Yousseff, a delegado da Polícia e ao juiz Sérgio Moro, de Curitiba, já treinado em ação multi-jurisdicional e práticas de investigação, inclusive com demonstrações reais (como preparar testemunhas para delatar terceiros). Não sem motivo o juiz Sérgio Moro foi eleito como um dos dez homens mais influentes do mundo pela revista Time. Seu parceiro, o procurador-geral Rodrigo Janot, acompanhado por investigadores federais da força-tarefa responsável pela Operação Lava Jato, em fevereiro de 2015, foi a Washington buscar dados contra a Petrobrás e lá se reuniu com o Departamento de Justiça, o diretor-geral do FBI, James Comey, e funcionários da Securities and Exchange Commission (SEC). Sérgio Moro e o procurador-geral da República Rodrigo Janot atuaram e atuam com órgãos dos Estados Unidos, sem qualquer discrição, contra as companhias brasileiras, atacando a indústria bélica nacional, inclusive a Eletronuclear, levando à prisão seu presidente, o almirante Othon Luiz Pinheiro da Silva. E ainda mais eles e agentes da Polícia Federal vazam, seletivamente, informações para a mídia, com base em delações obtidas sob ameaças e coerção, com o objetivo de envolver, sobretudo, o ex-presidente Lula. Os danos que causaram e estão a causar à economia brasileira, interna e externamente, superam, em uma escala muito maior, imensurável, todos os prejuízos que a corrupção, que eles dizem combater. E continua a campanha para desestruturar as empresas brasileiras, estatais e privadas, como a Odebrecht, que competem no mercado internacional, América do Sul e África.

No Brasil e no mundo, parece estar ocorrendo uma espécie de levante conservador antiprogressista. Quem o senhor acha que está por trás da paranoia anticomunista que desenterraram lá dos anos 1950 em pleno século 21? A quais interesses serve este tipo de manipulação da opinião pública?

Não estou a ver nenhuma paranoia anticomunista no Brasil nem na Europa. Em São Paulo, os grupos de pessoas que levantaram a questão do comunismo, nas demonstrações contra a presidente Dilma Rousseff, eram inexpressivos e ninguém levou a sério. Aldo Rabelo, dirigente do PC do B, foi ministro da Defesa do Brasil e nenhum problema houve com as Forças Armadas. Como o notável historiador Eric Hobsbawm, que conheci em Londres em 1978, disse certa vez à agência de notícias Telam, da Argentina, “já não existe esquerda tal como era”, seja socialdemocrata ou comunista. Ou está fragmentada ou desapareceu. Ele toda a razão tinha. Entretanto, o elevado desenvolvimento tecnológico favoreceu a concentração de riqueza e de poder e as disparidades sociais aumentaram ainda mais nos países da periferia do sistema capitalista, alimentando o fundamentalismo religioso, em meio à instabilidade política. E oito anos após o colapso financeiro de 2007/2008, mais de 44 milhões de pessoas estão desempregadas nos países da Europa e nos Estados Unidos. Mesmo assim, as grandes corporações bancárias e industriais, o capital financeiro internacional, tratam de impor ao país reformas no sentido de acabar com os direitos sociais, conquistados pela classe trabalhadora ao longo do século XX. E, ainda mais, os Estados Unidos pretendem eliminar a legislação nacional dos diversos países para que os interesses das megacorporações multinacionais, do capital financeiro, sobrepujam a soberania dos Estados nacionais nas relações econômicas e comerciais, conforme estatuídas nos dos Tratado de Parceria Transatlântica (TPA), Tratado Trans-Pacífico (TTO) e Tratado Internacional de Serviços (TISA). Mas a resistência aumenta.

Numan Kurtulmus, vice-premiê turco, declarou (no dia 20 de outubro), que a operação para libertar Mossul (Iraque) do Estado Islâmico e a guerra na Síria podem levar Estados Unidos e Rússia a um conflito direto, uma “3ª Guerra Mundial”. E ainda há a situação complicada na Ucrânia. Isto vai de encontro ao tópico das “guerras por procuração” que o senhor desenvolve em seu livro. Estamos a caminho de um conflito global?

O polo maior de tensão não é Mossul. É Aleppo, na Síria. Lá os Estados Unidos estão em um beco sem saída. A cidade, a segunda maior e mais importante da Síria, sob intenso bombardeio, está na iminência de cair sob o domínio completo das forças de Bashar al-Assad. E se Aleppo cair, Damasco, que já conquistou Latakia, Homs e Hama, dominará praticamente toda a Síria. Essas cidades concentram 70% da população e os mais significativos redutos industriais e praças de comércio do país, cujo resto do território é quase todo deserto. Os Estados Unidos, entretanto, continuam a sustentar a resistência dos que chamam de “rebeldes moderados”, na verdade, terroristas da Jabhat Fatah al-Sham (Frente da Conquista da Síria), Jabhat al-Nusra, ramo de al-Qaeda na Síria, Ahrar al-Sham e mais diversos grupos jihadistas. Por volta do dia 20 de outubro de 2016, a Rússia enviou dois maiores navios de sua Marinha de Guerra, o cruzador de combate Pyotr Velikiy (099), movido a energia nuclear, e o porta-aviões Almirante Kuznetsov para o leste do Mediterrâneo, com a tarefa de instituir uma zona de exclusão naval de 1.500km, ao longo do litoral da Síria, e enfrentar qualquer ataque de países do Ocidente contra Damasco. Por outro lado, uma fragata da Marinha de Guerra da Alemanha e o porta-aviões Charles de Gaulle já se dirigiram para a mesma região. Quanto à Ucrânia, Washington está consciente de que a Rússia não vai devolver a Criméia e Kiev alternativa não tem senão reconhecer a autonomia da região de Donbass, Donetsk e Luhansk. Não creio, porém, que a Rússia e os Estados Unidos/OTAN cheguem, diretamente, a qualquer confronto armado seja por causa da Ucrânia ou da Síria. Uma guerra nuclear aniquilaria toda a humanidade.

Há quem defenda os Estados Unidos como o país mais democrático do planeta. Mas logo no primeiro capítulo do seu livro, o senhor relata uma tentativa de golpe fascista em 1934, alinhado ao governo alemão hitlerista e bancado pela elite econômica ianque. Há ainda o histórico de intervenções (abertas ou secretas) que os EUA praticam em todo o mundo, inclusive no Brasil, sempre vendendo sua ideia de “democracia”, também amplamente documentado em sua obra. O mundo ficaria melhor sem essa política intervencionista? Ou ela serve ao equilíbrio de poder?

Os Estados Unidos, devido às suas tradições culturais e políticas e ao elevado desenvolvimento do capitalismo, precisavam e precisam conservar a mantra do “excepcionalismo”, do exemplo de democracia perfeita etc. Porém, a suposição de que lá nunca houve golpes de Estado não corresponde propriamente aos fatos históricos. Se nos Estados Unidos não houve golpes militares, ocorreram quatro assassinatos de presidentes e cinco atentados, que fracassaram. Constituíram atos de violência e aparentemente resultaram de conspirações, para mudança de governo. Abraham Lincoln (1865), James Garfield (1881), William McKinley (1901) e John F. Kennedy (1963) foram assinados. E Andrew Jackson (1835), Franklin D. Roosevelt (1933) (como presidente eleito), Harry S Truman (1950), Gerald Ford (1975) e Ronald Reagan (1981) sofreram tentativas de assassinato. No entanto, na América espanhola, apesar da instabilidade, nunca geralmente ocorreu a necessidade de matar o presidente, o que só ocorreu em meio de uma revolução ou de um golpe militar, como, e.g., no Chile (Manuel de Balmaceda, 1891), Bolívia (Gualberto Villarroel, 1946) e Chile (Salvador Allende, 1943) . Quase sempre bastou que o Exército se rebelasse, desse um golpe e expulsasse ou exilasse o presidente. É necessário, entretanto, não esquecer que os golpes de Estado, ocorridos, sobretudo, a partir da Segunda Guerra Mundial, como no Brasil, Argentina, Chile etc., foram encorajados pelos Estados Unidos, cujas intervenções, diretas e/ou indiretas, só produziram, desde o fim da Guerra Fria, guerras, terror, caos e catástrofes humanitárias.

A onda do ódio conservador atualmente em voga tem dado força a candidatos de perfil bastante controverso, como Donald Trump, Marine Le Pen e no Brasil, Jair Bolsonaro. O senhor acredita que eles possam chegar ao poder em seus países? Que consequências adviriam da eleição deles?

Jair Bolsonaro é caricatura, comparado com Donald Trump e Marine Le Pen. Não creio que esse coronel, uma reminiscência grotesca do que houve de pior na ditadura militar, pudesse ser eleito presidente no Brasil. Os fatores que alimentam as candidaturas de Donald Trump (Hillary Clinton é uma excrescência neoconservadora, responsável também pela sangueira na Líbia) e Marine le Pen são outros e diversos. Nos Estados Unidos, o presidente Barack Obama, do Partido Democrata, é igual ou pior que seu antecessor George W. Bush, neoconservador do Partido Republicano. Na França, François Hollande, do Partido Socialista, é da mesma laia que seu adversário conservador e colonialista Nicolás Sarkozy. Entre les deux mon cœur balance. Je ne sais pas laquell au pis-aller. E daí é que Marine le Pen desponta.

O senhor será homenageado pelos seus 80 anos na USP. Como se sente?

Sinto-me confortado. É um reconhecimento de minha obra. Fiz meu doutoramento na Universidade de São Paulo, onde sempre tive e tenho muitos amigos desde meus 20 anos de idade. Sinto muitas saudades e, infelizmente, meu coração, enfermo, não mais me permite voar cerca de 11/12 horas para rever o Brasil. Morei muitos anos em São Paulo e lá vivi, clandestinamente, durante a ditadura militar. E profundamente grato sou as homenagens que meus queridos amigos e colegas da União Brasileira de Escritores (UBE) e a Universidade de São estão prestar-me, aos meus 80 anos. Vejo que meu trabalho, ao longo de tantas décadas, não foi em vão. Frutificou.

Qual sua relação com a Bahia hoje? O senhor tem memória afetiva daqui? Sente falta?

Apesar de viver tantos anos longe, nunca deixei de amar a Bahia, onde nasci e me criei, até 18/19 anos de idade, quando passei para o Rio de Janeiro e São Paulo e então me tornei citizen of the world. Porém meus vínculos com a Bahia nunca se desvaneceram. São e continuam profundos. Sou descendente de Garcia d’Ávila, da Casa da Torre, e de Diogo Moniz Barreto, que chegou à Bahia com Tomé de Sousa e foi primeiro alcaide-mor de Salvador. Aí estão minhas raízes, que se alastraram pelo Recôncavo e adjacências. Tenho muitas saudades da Bahia, a Bahia histórica, a Bahia que sempre cultivou a cultura e deu ao Brasil grandes escritores, poetas, romancistas, e homens de ciência. Na Bahia, recebi uma educação humanística, desde o Colégio da Bahia, até o primeiro ano, na Faculdade de Direito, no Portão da Piedade, o que me valeu para toda a minha vida e carreira acadêmica, como cientista político e historiador. Nas duas instituições de ensino tive excelentes professores, dos quais guardo as melhores recordações. E sinto muito orgulho por haver recebido da Faculdade de Filosofia e Ciências Humana da UFBA, importante universidade de meu Estado natal, ora sob a gestão do eminente reitor, Prof. Dr. João Carlos Salles, o título de Dr. honoris causa. Sim, sinto falta de tudo, que tive, na minha infância e adolescência, da comida, das moquecas, mas, até hoje, conquanto a viver na Alemanha há mais de 20 anos, não dispenso a pimenta e a farinha.

A desordem mundial: o espectro da total dominação por Luiz Alberto Moniz Bandeira / Civilização Brasileira / 644 páginas / R$ 84,90