Appoggio al Papa Francesco contro un scrittore nostalgico

Um pouco por todas as partes, suge forte oposição ao Papa Francisco, ao  seu modo pastoral, aberto, ecumênico e claramente posicinado ao lado dos pobres e sofredores deste mundo  Isso ocorre dentro da Cúria Romana, com cardeais e outros prelados e em geral em certos grupos mais conservadores do catolicismo italiano e também brasileiro. Pressionado por esses grupos, o conhecido convertido e escritor Vittorio Messori publicou, exatamente na noite de Natal, um artigo critico sobre o modo do Papa exercer seu ministério. No meu modo de ver não podemos deixar agredida uma fonte de esperança e de alegria que o Papa Francisco, bispo de Roma e Pastor universal trouxe para uma Igreja, altamente desmoralizada e para o mundo sem condução de líderes com envergadura moral e de liderança confiável. Aqui vai a minha resposta ao escritor, na esperança de que o diário Corriere della Sera o possa publicar. Brevemente o artigo aparecerá em portugues, pois o escrevi diretamente em italiano: Lboff

*********************

Ho letto con un po’ di tristezza l’articolo critico di Vittorio Messori sul Corriere della Sera esattamente nel giorno meno adattato: la felice notte di Natale, festa di gioia e di luce: “Le scelte di Francesco:i dubbi sulla svolta del Papa Francesco”. Lui ha provato a danneggiare questa gioia al buon pastore di Roma e del mondo, Papa Francesco. Ma invano perché non conosce il senso di misericordia e di spiritualità di questo Papa, virtù che sicuramente non dimostra Messori. Dietro parole di pietà e di comprensione porta un veleno. E lo fa in nome di tanti altri che si nascondono dietro di lui e non hanno il coraggio di apparire in pubblico.

Voglio proporre un’altra lettura di Papa Francesco, come contrappunto a quella di Messori, un convertito che, a mio parere, ancora deve portare a termine la sua conversione con il ricevimento dello Spirito Santo, per non dire più le cose che ha scritto.

Messori dimostra tre insufficienze: due di natura teologica e un’altra di comprensione della Chiesa del Terzo Mondo.

Lui si è scandalizzato per la “imprevedibilità” di questo pastore perché “continua a turbare la tranquillità del cattolico medio”. Bisogna chiedersi della qualità della fede di questo “cattolico medio”, che ha difficoltà ad accettare un pastore che ha l’odore delle pecore e che annuncia “la gioia del vangelo”. Sono, generalmente, cattolici culturali abituati alla figura faraonica di un Papa con tutti i simboli del potere degli imperatori pagani romani. Adesso appare un Papa “francescano” che ama i poveri, che non “veste Prada”, che fa una critica dura al sistema che produce miseria nella gran parte del mondo, che apre la Chiesa non solo ai cattolici ma a tutti quelli che portano il nome di “uomini e donne”, senza giudicarli ma accogliendoli nello spirito della “rivoluzione della tenerezza” come ha chiesto ai vescovi dell’America Latina riuniti l’anno scorso a Rio.

C’è un grosso vuoto nel pensiero di Messori. Queste sono le due insufficienze teologiche: la quasi assenza dello Spirito Santo. Direi di più, che incorre nell’errore teologico del cristomonismo, cioè, solo Cristo conta. Non c’è propriamente un posto per lo Spirito Santo. Tutto nella Chiesa si risolve con il solo Cristo, cosa che il Gesù dei Vangeli esattamente non vuole. Perché dico questo? Perché quello che lui deplora è la “imprevedibilità” della azione pastorale di questo Papa. Or bene, questa è la caratteristica dello Spirito, la sua imprevedibilità, come lo dice San Giovanni: “Lo Spirito soffia dove vuole, ascolti la sua voce, però non sai da dove viene né verso dove va”(3,8). La sua natura è la improvvisa irruzione con i suoi doni e carismi. Francesco di Roma nella sequela di Francesco d’Assisi si lascia condurre dallo Spirito.

Messori è ostaggio di una visione lineare, propria del suo “amato Joseph Ratzinger” e di altri Papi anteriori. Purtroppo, fu questa visione lineare che ha fatto della Chiesa una cittadella, incapace di comprendere la complessità del mondo moderno, isolata in mezzo alle altre Chiese ed ai cammini spirituali, senza dialogare e imparare dagli altri, anche essi illuminati dallo Spirito. Significa essere blasfemi contro lo Spirito Santo pensare che gli altri hanno pensato solo in modo sbaglato. Per questo è sommamente importante una Chiesa aperta come la vuole Francesco di Roma. Bisogna essere aperta alle irruzioni dello Spirito chiamato da alcuni teologhi “la fantasia di Dio”, a motivo della sua creatività e novità, nelle società, nel mondo, nella storia dei popoli, negli individui, nelle Chiese e anche nella Chiesa Cattolica.

Senza lo Spirito Santo la Chiesa diventa un’istituzione pesante, noiosa, senza creatività e, ad un certo punto, non ha niente da dire al mondo che non siano sempre dottrine sopra dottrine, senza suscitare speranza e gioia di vivere.

È un dono dello Spirito che questo Papa venga da fuori della vecchia cristianità europea. Non appare come un teologo sottile, ma come un Pastore che realizza quello che Gesù ha chiesto a Pietro: “conferma i fratelli nella fede”(Lc 22,31). Porta con se l’esperienza delle chiese del Terzo Mondo, specificamente, quelle della America Latina.

Questa è una altra insufficienza di Messori: non avere la dimensione del fatto che oggi come oggi il cristianesimo è una religione del Terzo Mondo, come ha accentuato tante volte il teologo tedesco Johan Baptist Metz. In Europa vivono solo il 25% dei cattolici; il 72,56% vive nel Terzo Mondo (in America Latina il 48,75%). Perché non può venire da questa maggioranza uno che lo Spirito lo ha fatto vescovo di Roma e Papa universale? Perché non accettare le novità che derivano da queste chiese, che già non sono chiese-immagine delle vecchie Chiese europee ma chiese- sorgenti con i loro martiri, confessori e teologi?

Forse nel futuro, la sede del primato non sarà più Roma e la Curia, con tutte le proprie contradizioni, denunciate da Papa Francesco nella riunione dei Cardinali e dei prelati della Curia con parole solo sentite nella bocca di Lutero e con meno forza nel mio libro condannato dal Card. J. Ratzinger “Chiesa: carisma e potere”(1984), ma là dove vive la maggioranza dei cattolici: in America, Africa o Asia. Sarebbe un segno proprio della vera cattolicità della Chiesa all’interno del processo di globalizzazione del fenomeno umano.

Speravo in maggiore intelligenza e apertura di Vittorio Messori con i suoi meriti di cattolico, fedele a un tipo di Chiesa e rinomato scrittore. Questo Papa Francesco ha portato speranza e gioia a tanti cattolici e ad altri cristiani. Non perdiamo questo dono dello Spirito in funzione di ragionamenti piuttosto negativi su di lui.

Leonardo Boff, 1938, Brasile, teologo della liberazione e scrittore con molte opere tradotte in italiano.

Sito: http://www.leonardoboff.com – Blog: leonardoboff.wordpress.com

____

Fim de uma era, uma nova civilização ou o fim do mundo?

Há vozes de personalidades de grande respeito que advertem que estamos já dentro de uma Terceira Guerra Mundial. A mais autorizada é a do Papa Francisco. No dia 13 de setembro deste ano, ao visitar um cemitério de soldados italianos mortos em Radipuglia perto da Eslovênia disse:”a Terceira Guerra Mundial pode ter começado, lutada aos poucos com crimes, massacres e destruições”. O ex-chanceler alemão Helmut Schmidt em 19/12/2014 com 93 anos adverte acerca de uma possível Terceira Guerra Mundial, por causa da Ucrânia. Culpa a arrogância e os militares burocratas da União Européia, submetidos às políticas belicosas dos USA.

George W. Bush chamou a guerra ao terror, depois dos atentados contra as Torres Gêmea, de “World War III”. Eliot Cohen, conhecido diretor de Estudos Estragégicos da Johns Hopkins University, confirma Bush bem como Michael Leeden, historiador, filósofo neoconservador e antigo consultor do Conselho de Segurança dos USA que prefere falar na Quarta Guerra Mundial, entendendo a Guerra-Fria com suas guerras regionais como já a Terceira Guerra Mundial. Recentemente (22/12/2014) conhecido sociólogo e analista da situação do mundo Boaventura de Souza Santos escreveu um documentado artigo sobre a Terceira Guerra Mundial (Boletim Carta Maior de 22/12/2014). E outras vozes autorizadas se fazem ouvir aqui e acolá.

A mim me convence mais a análise, diria profética, pois está se realizando como previu, de Jacques Attali em seu conhecido livro “Uma breve história do futuro” (Novo Século, SP 2008). Foi assessor de François Mitterand e atualmente preside a Comissão dos “freios ao crescimento”. Trabalha com uma equipe multidisciplinar de grande qualidade. Ele prevê três cenários:

(1) o superimpério composto pelos USA e seus aliados. Sua força reside em poder destruir toda a humanidade. Mas está em decadência devido à crise sistêmica da ordem capitalista. Rege-se pela ideologia do Pentágo do”full spectrum dominance”(dominação do espectro total) em todo os campos, militar, ideológico, político, econômico e cultural. Considera-se a nação indispensável, a única que tem interesses globais e se dá o direito de intervir, em qualquer parte do mundo, caso sejam postos em risco. Mas foi ultrapassado economicamente pela China e tem dificuldades de submeter todos à lógica imperial.

(2) O superconflito: com a decadência lenta do império, dá-se uma balcanização do mundo, como se constata atualmente com conflitos regionais no norte da Africa, no Oriente Médio, na Africa e na Ucrânia. Esses conflitos podem conhecer um crescendo com a utilização de armas de destruição em massa (vide Síria, Iraque), depois de pequenas armas nucleares (existem hoje milhares no formato de uma mala de executivo) que destroem pouco mas deixam regiões inteiras por muitos anos inabitáveis devido à alta radioatividade. Pode-se chegar a um ponto com a utilização generalizada de armas nucleares, químicas e biológica em que a humanidade se dá conta de que pode se auto-destruir.

E então surge (3) o cenário final: a superdemocracia. Para não se destruir a si mesma e grande parte da biosfera, a humanidade elabora um contrato social mundial, com instâncias plurais de governabilidade planetária. Com os bens e serviços naturais escassos devemos garantir a sobrevivência da espécie humana e de toda a comunidade de vida que também é criada e mantida pela Terra-Gaia.

Se essa fase não surgir, poderá ocorrer o fim da espécie humana e grande parte da biosfera. Por culpa de nosso paradigma civilizatório racionalista. Expressou-o bem o economista e humanista Luiz Gonzaga Belluzzo, recentemente:

“O sonho ocidental de construir o hábitat humano somente à base da razão, repudiando a tradição e rejeitando toda a transcendência, chegou a um impasse. A razão ocidental não consegue realizar concomitantemente os valores dos direitos humanos universais, as ambições do progresso da técnica e as promessas do bem-estar para todos e para cada um”(Carta Capital 21/12/2014). Em sua irracionalidade, este tipo de razão, construi os meios de dar-se um fim a si mesma.

O processo de evolução deverá possivelmente esperar alguns milhares ou milhões de anos até que surja um ser suficientemente complexo, capaz de suportar o espírito que, primeiro, está no universo e somente depois em nós.

Mas pode também irromper uma nova era que conjuga a razão sensível (do amor e do cuidado) com a razão instrumental-analítica (a tecnociência). Emergirá, enfim, o que Teilhard de Chardin chamava ainda em 1933 na China a noosfera: as mentes e os corações unidos na solidariedade, no amor e no cuidado com a Casa Comum, a Terra.

Escreveu Attali:”quero acreditar, enfim, que o horror do futuro predito acima, contribuirá para torná-lo impossível; então se desenhará a promessa de uma Terra hospitaleira para todos os viajantes da vida (op.cit. p. 219).

E no final nos deixa a nós brasileiros esse desafio:”Se há um país que se assemelha ao que poderia tornar-se o mundo, no bem e no mal, esse país é o Brasil”(p. 231).

¿Dónde está el nudo de la cuestión ecológica? (II)

En el artículo anterior con el mismo título abordamos el lado objetivo de la cuestión ecológica, tratando de superar el mero ambientalismo a partir de una nueva visión del planeta, de la naturaleza y del ser humano, como la porción pensante de la Tierra.

Pero esta consideración es insuficiente si no se completa con una visión subjetiva, aquella que afecta a las estructuras mentales y los hábitos de los seres humanos. No basta ver y pensar diferente. Tenemos también que obrar diferente. No podemos cambiar simplemente el mundo. Pero siempre podemos empezar a cambiar este pedazo del mundo que somos cada uno de nosotros. Y si la mayoría incorpora este proceso daremos el salto cuántico necesario hacia un nuevo paradigma de habitar la única Casa Común que tenemos.

Nos inspira la Carta de la Tierra, en cuya redacción tuve el honor de participar bajo la coordinación de M. Gorbachov entre otros. Insatisfechos con los resultados finales de la Rio+20 un grupo, entre ellos jefes de Estado, decidió hacer una consulta a las bases de la humanidad para levantar principios y valores con vistas a una nueva relación con la Tierra y a nuestra convivencia sobre ella. Cito la parte final que resume todo:

«Como nunca antes en la historia, el destino común nos invita a buscar un nuevo comienzo… Esto requiere un cambio de la mente y del corazón. Requiere un nuevo sentido de interdependencia global y de responsabilidad universal. Concluye la Carta: “debemos desarrollar y aplicar con imaginación la perspectiva de un modo de vida sostenible a nivel local, regional, nacional y global”» (n. 16 f).

Nótese que se habla de un nuevo comienzo y no solamente de alguna reforma o simple modificación de lo mismo. Dos dimensiones son imprescindibles: un cambio en lamente y en el corazón. El cambio en la mente ya ha sido abordado en el artículo anterior: la nueva visión sistémica, envolviendo Tierra y humanidad como una única entidad. Se podría incluir también el universo entero en proceso cosmogénico dentro del cual nos movemos y del cual somos producto.

Ahora podemos profundizar, aunque sucintamente, el cambio del corazón. Para mí aquí está uno de los nudos esenciales del problema ecológico que debe ser desatado, si realmente queremos hacer la gran travesía hacia el nuevo paradigma.

Se trata del degaste de los derechos del corazón. En un lenguaje científico-filosófico es importante, junto con la inteligencia racional e instrumental, incorporar la inteligencia cordial o sensible (véase Muniz Sodré, Adela Cortina, Michel Maffesoli).

Toda nuestra cultura moderna ha acentuado la inteligencia racional hasta el punto de volverla irracional con la creación de instrumentos para nuestra autodestrucción y para la devastación de nuestro sistema-Tierra. Esta exacerbación ha difamado y reprimido la inteligencia sensible con el pretexto de que obstaculizaba la mirada objetivista de la razón. Hoy sabemos por la nueva epistemología y principalmente por la física cuántica que todo saber, por más objetivo que sea, viene impregnado de emoción y de intereses.

La inteligencia sensible y cordial, que reside en el cerebro límbico que posee más de 200 millones de años, cuando surgieron los mamíferos, es la sede de las emociones, de los sentimientos, del amor, del cuidado, de los valores y de sus contrarios. Nuestra realidad más profunda (previamente existe el cerebro reptil con 313 millones de años) es el afecto, el cuidado, el amor o el odio, los sentimientos básicos de la vida. El neo-cortex, sitio de la razón intelectual, empezó a formarse hace 5 millones de años, se perfeccionó como homo sapiens hace 200 mil años y culminó como homo sapiens sapiens dotado de inteligencia racional completa hace apenas cien mil años. Por lo tanto, somos fundamentalmente seres de emociones y de afectos, base de todo el discurso psicoanalítico.

Tenemos que enriquecer la inteligencia intelectual e instrumental, de la cual no podemos prescindir si queremos explicar los problemas humanos. Pero ella sola se transforma en fundamentalismo de la razón, que es su locura, capaz de crear el Estado Islámico que degüella a todos los diferentes o la shoah, la solución final para los judíos. Dice el filósofo Patrick Viveret: «Solo podemos utilizar la cara positiva de la racionalidad moderna si la utilizamos amalgamada con la sensibilidad del corazón» (Por una sobriedad feliz, 2012, 41).

Sin el matrimonio de la razón con el corazón nunca nos moveremos para amar de verdad a la Madre Tierra, reconocer el valor intrínseco de cada ser y respetarlo y para empeñarnos en salvar nuestra civilización. Bien decía el Papa Francisco: nuestra civilización es cínica, pues ha perdido la capacidad de sentir el dolor del otro. Ya no sabe llorar ante la tragedia de miles de refugiados.

La categoría central de esta visión es el cuidado como ética y como cultura humanística. Si no cuidamos la vida, la Tierra y a nosotros mismos, todo enferma y terminamos por no garantizar la sostenibilidad ni rescatar lo que E. Wilson llama biofilia, el amor a la vida. Todo lo que cuidamos también lo amamos. Todo lo que amamos también lo cuidamos.

Para mí, el núcleo de la razón instrumental analítica que nos dio la tecnociencia con sus beneficios y también con sus amenazas debe ser impregnado por el núcleo de la razón cordial y sensible. Juntas constituyen el nudo de una ecología integral.

Entonces seremos plenamente humanos. Nos sentiremos parte naturaleza y verdaderamente la propia Tierra que piensa, ama y cuida. Entonces podremos creer y esperar que aun podemos salvarnos, sin necesitar pensar como Martin Heidegger: «solamente un Dios nos podrá salvar». Yes, we can.

 

What is the crux of the ecological question? (II)

In the previous article of the same title, we dealt with the objective aspect of the ecological question, trying to rise above mere environmentalism with a new vision of the planet, nature, and the human being as the thinking portion of the Earth.

But that view is insufficient if not complemented with a subjective vision, one that deals with the mental structures and habits of human beings. It is not enough to see and think differently. We cannot just change the world. But we can always start to change the part of the world that is each of us. And if the majority adopted this process, it would provide the necessary quantum leap towards a new paradigm for inhabiting the only Common Home we have.

The Earthcharter inspires us. I had the honor of participating in its drafting, under the coordination of Mikhail Gorbachev, among others. Dissatisfied with the final results of Rio+20, a group, including heads of State, decided to undertake a consultation with the bases of humanity, in order to lift up the principles and values that look towards a new relationship with the Earth, and our coexistence on her. I will quote the final part of The Earthcharter that sums it up:

«As never before in history, the common destiny invites us to search for a new beginning… This calls for a change of mind and heart. It requires a new feeling of global interdependency and universal responsibility. As the Earthcharter concludes, “we must develop and apply imaginatively the perspective of a model of sustainable living at the local, regional, national and global levels.”» (n. 16 f).

Note that it is about a new beginning and not just some reform or a simple modification. Two dimensions are essential: a change of mind and of heart. The change of mind was addressed in the previous article: the new systemic vision, involving Earth and humanity as a unique entity. One could also include the entire universe in a cosmogenic process within which we move and of which we are a product.

We can now deepen, if succinctly, this change of heart. To me, this is one of the essential keys to the ecological problem that must be solved if we really want to make the great journey towards a new paradigm.

It is about exploring the rights of the heart. In scientific-philosophic language, it is important to incorporate, along with rational and instrumental intelligence, the cordial or sensible intelligence (see Muniz Sodre, Adela Cortina, Michel Maffesoli).

Our entire modern culture has accentuated the rational intelligence to the point of making it irrational, by creating the instruments of our own destruction, and the devastation of our Earth-system. This exacerbation has defamed and repressed the sensible intelligence under the pretext that it hindered the objectivity of reason. Thanks to the new epistemology and principally quantum physic, we now know that all knowledge, no matter how objective, is impregnated with emotion and interests.

The sensible and cordial intelligence that resides in the limbic brain began more than 200 million years ago, when the mammals flourished. It is the site of emotions, feelings, love, caring, values, and their opposites. Our most profound reality (the reptile brain, from 313 million years ago, existed previously), is affection, caring, love or hate, the basic feelings of life. The neo-cortex, site of intellectual reason, began to form about 5 million years ago. It was perfected as homo sapiens some 200,000 years ago, culminatjng as homo sapiens sapiens, endowed with full rational intelligence, only 100,000 years ago. Therefore, we are fundamentally beings of emotions and affections, the basis of all psychoanalytic discourse.

We must enrich intellectual and instrumental intelligence, which we cannot do without, if we want to explain humanity’s problems. But this intelligence alone can transform itself into a fundamentalism of reason, which is madness, capable of creating the Islamic State that beheads all those who are different, or the shoah, the so-called final solution for the Jews. Philosopher Patrick Viveret says: «We can only use the positive side of modern rationality if we use it in combination with the sensibility of the heart» (For a happy sobriety, 2012, 41).

Without the union of reason and the heart we will never be moved to truly love Mother Earth, to recognize and respect the intrinsic value of every being and to be compelled to save our civilization. Pope Francis put it well: our civilization is cynical because it has lost the capacity to feel the pain of the other. Our civilization no longer knows how to cry when faced with the tragedy of thousands of refugees.

The central category of this vision is caring as ethics and a humanistic culture. If we do not take care of life, the Earth, and ourselves, all of which are ill, we will end up neither guaranteeing sustainability nor rescuing what E. Wilson calls, biofilia, the love for life. All that we care for we also love. All that we love we also care for.

To me, the nucleus of the instrumental, analytical, reason that techno-science gave us, with its benefits and threats, must be complemented by the essential cordial and sensible reason. Together they form the crux of an integral ecology.

Then we will be fully human. We will sense ourselves as that part of nature, and truly of the Earth herself, that thinks, loves and cares. Then we could believe and hope that we can be saved, without needing to believe like Martin Heidegger, that «only a God can save us». Yes. We can.

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, melina.alfaro@gmail.com,
done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.