Quando il coordinatore laico può celebrare la Cena del Signore

Il 18 giugno 2019, pensando al Sinodo Pan-amazzonico di ottobre, abbiamo scritto sul desiderio di papa Francesco di ordinare persone sposate, soprattutto indigene, in luoghi lontani dell’Amazzonia. Sarà un prete di stile indigeno, sicuramente diverso da quello tradizionale.

Nei luoghi senza l’assistenza dei sacerdoti ci sono i coordinatori delle comunità ecclesiali di base che già presiedono alle celebrazioni della Cena del Signore. Non sono ordinati ma nessuno dirà che Cristo non è presente nella Parola, nella comunità e nella sua celebrazione. Il problema non è solo interno alla chiesa cattolica, è anche ecumenico. Le Chiese che se ne sono andate con la Riforma, celebrano nelle loro comunità la Cena del Signore con pastori non ordinati. Qual è il valore di queste celebrazioni? Cristo è davvero presente lì sotto le specie del pane e del vino?

Cercheremo di rispondere in entrambi i casi positivamente, sulla base di una vasta documentazione storico-teologica che non può essere portata qui, ma che si può trovare nel libro Ecclesiogenesi: la reinvenzione della Chiesa, Editora Record 2008, p.165-188.

L’affermazione fondamentale, definita dal Concilio Vaticano II, è: “La celebrazione del sacrificio eucaristico è il centro e il culmine di tutta la vita della comunità cristiana” (Christus Dominus, n. 30). I fedeli vogliono l’Eucaristia. Può essere negata perché non hanno un ministro ordinato in mezzo a loro? I coordinatori delle comunità fanno tutto ciò che una persona ordinata fa, perché non possono consacrare? La cosa normale sarebbe che fossero ordinati, ma non lo sono perché non sono celibi.

Una rigorosa ricerca sull’argomento ha concluso che ci sono state due fasi: nel primo millennio del cristianesimo la legge fondamentale era “chi presiede la comunità, presiede anche l’Eucaristia: potrebbe essere un vescovo, un prete, un profeta, un dottore, un confessore o un semplice coordinatore”. Era impensabile che una comunità sarebbe rimasta senza Eucaristia a causa della mancanza di un vescovo o di un prete. Allora interveniva il coordinatore della comunità, come succede nelle nostre comunità. La connessione era tra coordinatore della comunità e celebrazione dell’eucaristia.

Nel secondo millennio c’è stato un cambiamento. Le dispute tra l’Imperium e il Sacerdotium hanno spostato il tema della comunità a favore del soggetto del potere sacro. I papi rivendicavano il sacro potere sul potere imperiale. Questo sacro potere arriva attraverso il sacramento dell’Ordine. Il collegamento ora diventa tra chi ha il potere sacro e chi no. Solo coloro che sono ordinati hanno il potere di consacrare. Il laico è escluso anche se è un coordinatore. Attualmente la situazione che abbiamo è la condizione laicale e l’ordine sacerdotale.

Con riferimento alle celebrazioni eucaristiche delle Chiese cristiane non cattoliche, partiamo dal fatto che a celebrare la Cena del Signore sono dei ministri che sono accettati dalle rispettive comunità. La validità di questa celebrazione non proviene dal sacramento dell’Ordine, attraverso l’imposizione delle mani fatte dal vescovo sul fedele laico, che diventa poi sacerdote con il potere di consacrare. Per gli evangelici, il potere di celebrare deriva dalla fede e dalla fedeltà alla dottrina apostolica sulla presenza del Signore nella celebrazione della sacra Cena. Lo stesso si potrebbe dire delle celebrazioni nelle comunità ecclesiali di base: la fede apostolica nella presenza reale di Cristo nel pane e nel vino benedetti dal coordinatore o da un gruppo di coordinatori, conferirebbe il potere di consacrare. Cristo sarebbe presente lì.

Un altro punto focale da comprendere si fonda nel valore del battesimo, preso nel suo significato profondo. E’ dottrina comune che il battesimo sia la porta di tutti i Sacramenti e conterrebbe in germe tutti gli altri. Attraverso il battesimo tutti i fedeli partecipano all’unico sacerdozio veramente valido che è quello di Cristo. Il sacramento dell’Ordine non è il sacramento del vescovo o del sacerdote. È il sacramento della Chiesa come comunità di fedeli. Se qualcuno è ordinato nel sacramento dell’Ordine è per il servizio alla comunità, per il coordinamento e l’animazione spirituale. Non esiste nessuna contrapposizione: da un lato i fedeli, sacerdoti comuni, senza alcun potere sacramentale, e dall’altro il sacerdote ordinato con tutti i poteri. Quello che esiste è una comunità, tutta sacerdotale e profetica, che specifica le funzioni, senza che una sminuisca le altre, una di consacrare e coordinare, un’altra di interpretare i testi sacri, di assumere la responsabilità per il canti, la visita ai malati, eccetera.

È anche dottrina comune che, dopo il sacerdozio di Cristo, non ci possa essere nessun altro sacerdozio di per sé. Ecco perché è Cristo che consacra. Il sacerdote non consacra. Ha il potere di rappresentare, di rendere visibile il Cristo invisibile nella comunità. Lui non sostituisce Cristo. In una comunità ben organizzata c’è un sacerdote o un pastore con questa funzione. Ma quando c’è una mancanza di questa figura, e senza colpa della comunità, il coordinatore può assumere questo ruolo di rappresentare Cristo. Questa situazione oggi è abbastanza frequente, da qui l’importanza di riconoscere la validità delle celebrazioni dei pastori e dei coordinatori laici.

*Leonardo Boff è teologo, filosofo e scritore. Ha scritto: Chiesa: carisma e potere, saggio di ecclesiologia militante, Vozes 1982, Borla 1983, Record 2012.

Traduzione di M.Gavito & S.Toppi

“O Papa tem um espírito radical”confessa o sociólogo Michael Löwy

“O Papa tem um espírito radical” confessa Michael Löwy

Revista ihu on-line -18 Julho 2019

Michael Löwy já frequentou várias vezes este blog. É um sociólogo da religião brasileio-francês, grande conhecedor da Igreja da América Latina especialmente da Teologia da Libertação.Ele tem altamente apreciado a encíclica ecológica do Papa, mas mostrando também algumas limitações com referência sobre os sujeitos da transformação necessária na direção de um novo paradigma.O que não disse na encíclica, disse-o nos encontros com os movimentos sociais mundiais, dando centralidade a estes movimentos que vêm de baixo e que são os verdadeiros profetas do novo.Publicamos este texto pois é uma voz de fora do âmbito eclesiástico mas altamente positiva, sempre com um senso de equilíbrio e interessado nas mediações práticas que levam a transformações.  Lboff
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“O Papa Francisco, embora tenha suas raízes na cultura cristã da libertação latino-americana, combinado com a teologia católica progressista argentina da Teologia do Povo, em um certo momento, vai além, é mais radical, mais antissistêmico”, afirma Michael Löwy, neste diálogo realizado em seu apartamento, em Paris.

A reportagem-entrevista é de Emilce Cuda, publicada por Página|12, 09-07-2019. A tradução é do Cepat.

O autor de Cristianismo de Liberación. Perspectivas marxistas y ecosocialistas – livro que a editora El Viejo Topo acaba de publicar na Europa – não é apenas um dos principais intelectuais do marxismo atual, mas também coautor e promotor do Manifesto Ecossocialista Internacional.

Este homem que define o Papa com a frase: “esse homem tem um espírito radical”, não concorda com a ideia de que a religião é o baluarte do obscurantismo, conforme a viram Marx e Engels. Mantém contato próximo com o Cristianismo da Libertação, categoria a qual dá preferência em relação à Teologia da Libertação. Afirma que a diferença mostra outra perspectiva de crença religiosa no campo político. Segundo Löwy, na América Latina, a religião em vez de entorpecer, desperta. É o mesmo argumento usado pelo teólogo da libertação Gustavo Gutiérrez, em defesa própria, frente a Roma, conforme disse no encontro de Boston sobre a teologia latino-americana, em 2017.

Em seu livro, o sociólogo francês diz aceitar a posição marxista segundo a qual a religião pode ser um narcótico, mas apenas quando se trata de “seitas religiosas que nada mais são do que uma combinação fraca de manipulação econômica, lavagem cerebral obscurantista e anticomunismo fanático”. Seria o caso da nova Teologia da Prosperidade que abona o discurso fascista na América Latina. No entanto, Michael Löwy explica que “embora a religião tenha sido até o século XVII o espaço simbólico no qual forças antagônicas disputavam, na América Latina, a relação se dá ao contrário. Lá, a religião da periferia é revolucionária contra um materialismo absolutista “. Esse é o ambiente social a partir do qual Francisco lê.

Ao longo de sua carreira, Löwy chegou a distinguir com clareza entre um catolicismo intransigente, que se torna um cristianismo social capaz de criticar os excessos do capitalismo liberal, sem realmente se opor à ordem política e econômica de seu tempo – próprio da teologia progressista europeia -, e um cristianismo de libertação que se opõe ao sistema e se organiza para mudar imediatamente as estruturas, próprio da Teologia da Libertação latino-americana. Isto lhe permite descobrir que “a teologia do Papa é outra coisa”, porque “não vem da cúpula para a base como a progressista, nem tampouco da base para a cúpula como na libertação”. Ao contrário, “vai da periferia para o centro”.

A entrevista revela que, segundo o autor, o discurso do atual pontífice “não é propriamente Teologia do Povo“. O argumento é: “Enquanto essa criticava o sistema por sua injustiça social, enfatizando o cultural sobre o econômico, a Laudato Si’ é uma encíclica muito crítica ao sistema econômico, uma crítica radical que vai além da Teologia do Povo, uma encíclica antissistêmica, inclusive anticapitalista, embora a palavra “capitalismo” não apareça”.

No entanto, diz, “o que falta na Laudato Si’ é indicar qual é o sujeito da mudança, porque o Papa não fala sobre isso no documento”. Concorda com Francisco que “temos que mudar”, mas se pergunta “quem irá implementar essa mudança”. Segundo Löwy, o próprio Francisco dá a resposta nas reuniões com os movimentos sociais, “muitos deles, muito radicais”. Vê que ali “o Papa identifica claramente o sujeito da mudança, diz que eles são os que vão mudar as coisas, que têm que assumir essa tarefa e que a mudança está em suas mãos”. O sujeito da mudança não são os de cima, nem os de baixo, mas está nas margens, de acordo com a interpretação que Löwy faz do discurso de Francisco. A mudança vem de fora para o centro. Por isso, afirma que com esse gesto “Francisco aponta que vai além da Teologia do Povo“.

O que leva o Papa a ir além da Teologia do Povo? Löwy supõe que Bergoglio, “quando era bispo e cardeal, defendeu a linha do Vaticano, mas no momento em que é eleito Papa, já não tem que prestar contas a ninguém, exceto para Deus, e isso lhe dá uma espécie de campo aberto, ou seja, fazer o que parece justo sem ter que prestar contas ou se justificar”. Isso explica, por exemplo, segundo este autor, a decisão de Francisco de realizar um encontro de diálogo, em Roma, entre cristãos e pensadores da esquerda marxista, do qual Michael Löwy fez parte. Conta que “ali aconteceu algo surpreendente, novo”.

A partir desse encontro, Löwy observa que “a esquerda tem mais empatia com o Papa do que boa parte dos católicos”. De acordo com sua experiência nesse diálogo, “os católicos que apoiam o Papa não podem segui-lo em sua radicalidade”. Neste contexto, conta que os marxistas diziam: “Veja o que disse o Papa! Tomavam a iniciativa. Os católicos não marxistas só se referiam a Francisco, se os marxistas o mencionavam antes”.

Sua impressão é que Francisco está realmente na vanguarda, alguns passos à frente da Igreja, porque “a Igreja tem um setor reacionário que tenta fazer de tudo para frear o Papa e o expulsar o mais rápido possível, e outro setor que o segue pela a legitimidade que tem. Há uma minoria que, sim, assume sua radicalidade, e realmente está disposta a pensar em termos de Laudato Si”.

Sua reflexão me provoca a lhe perguntar se considera que o Papa tem conhecimento da teoria marxista. Löwy responde que “não se vê entre as suas supostas fontes uma literatura de esquerda, salvo algum teólogo da libertação”. Em relação a isso, destaca que Massimo Borghesi – autor da Biografia intelectual de Francisco -, “apesar de localizar todas as fontes que Bergoglio leu, não levou em conta seu contato social com líderes sindicais, sociais e políticos”.

Segundo Michael Löwy, o Papa “dialoga com os movimentos sociais e ali há um discurso do qual se apropriou”. Diz que “um pensador não é apenas a soma de suas fontes, mas alguém que com esse material cria algo novo, e Bergoglio criou algo novo com toda essa leitura, mais sua experiência social”. Acrescenta que “para além de todas as fontes, o Papa está criando um novo discurso, uma nova teologia sem precedentes, algo que tem a ver com João XXIII – o único precedente semelhante -, mas acredito que ele vai mais longe”.

Frente aos que opinam que a religião não deve se envolver em política, aos 81 anos, Löwy está convencido de que na América Latina “a teologia tem um papel muito importante politicamente”. Tomando o caso concreto do Brasil, argumenta que “não teria existido o PT, nem os sindicatos mais progressistas, nem o movimento campesino MST, sem o trabalho do Cristianismo de Libertação, que é muito mais que a teologia”.

Segundo o autor, “se no próximo período histórico a esquerda conseguir mudar a correlação de forças, será porque esses militantes, ou seja, o povo da pastoral, das comunidades de base, os teólogos, desempenharão um papel muito importante”. Sem eles, nada vai acontecer”. Intui que o movimento social cristão de libertação “terá uma oportunidade histórica, porque agora com Francisco tem um apoio importante”.

Good News: there will be married priests

Good News: there will be married priests

On July 17, 2019, the Vatican released a document recommending that the Pan-Amazonic Synod to be celebrated in Rome in October, to consider the ordination as priests of elderly and respected married men, especially the indigenous, in remote regions of the Amazon. Pope Francis does not want a Church that visits, but a Church that stays. This is an old aspiration which was proposed by the National Conference of Bishops of Brazil (CNBB) to Pope John Paul II in the 1980s. John Paul II took the suggestion as a provocation, and therefore maintained something of a distance from the CNBB.

Reliable ecclesiastic sources offer the following data: from 1964 to 2004, 70,000 priests left the Church’s ministry. In Brazil 7,000 of 18,000 priests also left. The Ecclesial Base Communities, CEBs, and the lay ministries fill in for the lack of priests. Why not welcome priests who are already married and let them resume their ministry, or ordain married men?

This suggestion of Pope Francis will surely be accepted by the Pan-Amazonic Synod. It also mentions an “official ministry for women”, but we do not know yet what it will entail. In the end, we finally will have married priests, an old desideratum of many churches.

The celibacy question has been divisive from the start of Christianity. Two tendencies appeared: one that allowed married priests and another that opted for celibate priests. It was clear to everyone that celibacy is not a dogma of faith but an ecclesiastic discipline, a characteristic of the Western Church. All the other Catholic Churches (the Orthodox, Syriac, Melkite, Ethiopic, etc.), and other Christian Churches do not follow that discipline. As a discipline, it can be abolished. In the end, it depends on the decision of the Pope.
Jesus speaks of three types of celibates, that are called eunuchs or castrated (eunoûxoi in Greek). He says of them: “there are some eunuchs who make themselves so for the love of the Kingdom of heaven; he who may understand let him do it” (Matthew 19,12). He recognizes that “not everyone is capable of understanding this, but only those to whom it has been given” (Matthew 19,11). Curiously, in the First Epistle to Timothy it says that “the bishop be husband of only one woman… he must know how to govern well his house and educate the children in obedience and chastity” (1 Timothy 3, 2-4).

Summarizing the long and twisted history of celibacy, it can be seen that initially it did not exist as law, and if there was such a law, it was not well observed. Popes Adrian II (867-872) and Sergio III (904-911) were married. Between the X and XIII centuries, historians say that it was common for a priest to have a compañera. That was also common in colonial Brazil. In the past, rural priests begat children and educated them to be sub deacons, deacons and priests, because there were no institutions to prepare them.

The fact that some Popes did not observe celibacy deserves an aside. There was an epoch, between 900 and 1110, of great moral decadence, called “the pornocratic era”. Benedict IX (1033-1045) was consecrated Pope when he was 12 years old, already “full of vices”. Pope John XII (955-964), consecrated at 18 years old, indulged in orgies and adulteries. Renaissance Popes such as Paul III, Alexander VI, with several children, and Leo X who married his children with pomp in the Vatican, were infamous, (see Daniel Rops, History of the Church of Christ (La historia de la Iglesia de Cristo, II, Porto 1960, p.617ss). Finally, when the Council of Trent was celebrated, (1545 and 1563) it made obligatory the law of celibacy for all who ascended to the priestly order. And it has remained that way until the present. Seminaries were created where the candidates were prepared for the priesthood from a very early age, with an apologetic perspective to confront the Protestant Reformation and later on, to deal with the heresies and the”modern errors”.
As in all the other Churches, we favor having married as well as celibate priests, not as a mandatory law or as a precondition for the ministry, but as an option. Celibacy is a charisma, a gift of the Spirit to the one who can live it without much sacrifice. Jesus understood it well: celibacy is a “castration”, with a void replacing the sensitivity and intimacy between man and woman. But that renunciation is assumed with love for the Kingdom of God, to serve the others, especially the poorest. Consequently, that absence is compensated by a superabundance of love. To that end, an intimate encounter with Christ is needed, a cultivation of spirituality, prayer and self control. Realistically, as the Master observes: “not all are capable of understanding that” (Matthew 19,11). There are those who understand it. They joyfully live their option for celibacy, without hardening themselves, maintaining the essential joy and tenderness, so encouraged by Pope Francis. How good it would be if by their sides, there were also married priests.
Now we finally will be able to enjoy the fact of also having married men, well integrated with their families, who could be priests and share the religious life of the faithful. It will be a gift for them and for the Catholic communities.

Leonardo Boff Eco-Theologian-Philosopher.Earthcharter Commission

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

Ministérios participativos em Igreja Sinodal: F.Altemeyer Jr

Prof. Dr. Fernando Altemeyer Jr. – professor da PUC-SP  é conhecido de nosso blog. Teólogo e professor na PUC-SP é um dos  mais requisitados assessores de comunidades.Conhece a fundo a situação da Igreja em nivel nacional e internacional. Vale sempre ler seus textos, altamente informativos e fundados nas fontes mais seguras. Como o grande tema é o Sínodo Pan Amazônico em outubro vale refletir sobre os ministérios já que o Papa Francisco abriu a questão para a ordenação de casados para o sacerdócio,especialmente, entre os indígenas e para regiões afastadas da Amazônia.Lboff

                      Ministérios participativos em Igreja Sinodal

Atualidade da questão.

Há evidente insatisfação e mesmo frustração diante de antigos modelos autoritários e clericais, já que o último milênio do cristianismo foi marcado pelo centralismo eclesiástico que atrofiou as ações exuberantes do Povo de Deus. As possibilidades reais de mudança pela emergência de um novo modelo eclesial do Concílio Vaticano II, transcrito na Lumen Gentium e as propostas de Medellín, em 1968 fizeram o sopro do Espírito Santo escancarar as janelas da Igreja. Dados estatísticos hoje indicam que em cada comunidade paroquial há 50 leigos exercendo ministérios para cada presbítero ordenado. Bem poucos são instituídos em sua missão eclesial publicamente (doc. 62 da CNBB § 39). Os padres precisam ser ministérios de síntese e não a síntese dos ministérios (doc. 62 § 87). O clericalismo é ainda uma grave doença que machuca o Corpo Místico de Cristo, sua Igreja.

O Sínodo de 1974 resultou na Exortação Evangelii Nuntiandi que no nº 73 revelou ao mundo o coração da missão eclesial: evangelizar. A Igreja existe como sacramento do Cristo, Luz dos povos. Igreja não existe para si, mas para a vida do mundo (Pro Vita mundi). Mais que hierarquia e laicato, afirma-se como comunhão de carismas e ministérios (doc. 62 § 104 e 105). A Exortação Evangelii Gaudium confirmou os passos do Papa João 23. Francisco reassumiu o espírito conciliar sinodal como o atual bispo de Roma.

O Instrumento de Trabalho do Sínodo Extraordinário da Pan Amazônia reafirma a urgência de pensar o presente e o futuro da Evangelização dos nove países envolvidos no bioma de 8,1 milhões de quilômetros quadrados, 37 milhões de habitantes de culturas e histórias diversas. Aí convivem 2.779.478 aborígenes pertencentes a 390 povos reconhecidos e 137 povos ainda não contatados. São faladas 240 línguas diferentes de 49 ramos linguísticos (cf. Agência Fides 17/10/2017). A coordenação episcopal na região acontece por meio de sete conferencias episcopais, com uma rede amazônica de 2.166 paróquias católicas, centenas de comunidades e capelas. Nessa Igreja missionária atuam 21.660 catequistas, 4.454 irmãs de vida religiosa consagrada, 2.057 irmãos religiosos, 418 diáconos casados permanentes, 3.828 presbíteros diocesanos e do clero religioso, 154 bispos (diocesanos, auxiliares, coadjutores, prelados e vigários apostólicos ativos e eméritos). Como se pode verificar: desafios gigantescos e urgentes para anunciar Jesus e sua compaixão!

Essas razões históricas e religiosas clamam por uma explosão ministerial nas igrejas. Esse fora o grito de dom Angélico Sândalo Bernardino em 2009: “Eu acredito em uma Igreja explosivamente ministerial para que a paróquia realmente se converta numa rede articulada de comunidades, (CEBs) sem o que realmente nós não teremos a explosão missionária que devemos ter (BERNARDINO, Revista Missões, 2009)”.

Em primeiro lugar a modernidade toca a estrutura eclesial exigindo mais participação dentro das Igrejas. A sinodalidade precisa se expressar em relações circulares. Em seguida o desafio da organização eclesial clama aos céus: a questão da competência, a equilibrada eficácia operacional e o serviço real aos empobrecidos são pedra-de-toque de nossas Igrejas. A Igreja precisa de servidores e anunciadores competentes. As decisões precisam ser tomadas em colégio e conselhos (consultivos e deliberativos). Em terceiro lugar emerge vigorosa a questão da formação qualificada do laicato e a pregação intelectualmente sólida e espiritual de presbíteros e diáconos permanentes. O estudo bíblico e pastoral deve ter primazia sobre administração financeira e domínio sagrado. Enfim, a missão da Igreja, como sacramento de salvação (LG 1), pede ministérios e estruturas visíveis como expressões críveis da Igreja invisível feita de mártires, liturgia eucarística, louvores, compromissos sociais que envolvam batismo, cruz, contemplação e graça superabundante do Espírito. Os ministérios e a missão global de libertação precisam tocar as pessoas sem exclusão nem submissão à idolatria. É preciso repensar e repropor novos (e valiosos) tipos de serviços pastorais que organizem o testemunho eficaz do Cristo, na dimensão profética e ecumênica. Se a injustiça é organizada, a caridade também deve ser. Uma questão teológica importante é o cuidado em repensar a estrutura da Igreja nas dioceses e na Cúria Romana. A comunhão de igrejas particulares, dos patriarcados e mesmo das igrejas de outras denominações, por meio do ecumenismo, são sementes da graça de Deus no mundo. Os ministérios concretos dos bispos, presbíteros (celibatários e casados), dos diáconos casados permanentes e das diaconisas pede que se repensem os cargos e funções, inclusive as de núncios, bispos auxiliares, leitores, animadores, profetas, catequistas e missionários leigos.

Há “o” Ministério da Igreja (desde as pequeninas Comunidades Eclesiais de Base até a Igreja Universal) e há “os” ministérios na Igreja. As CEBs procuram ser uma Igreja toda ela ministerial. A Igreja Universal precisa ser ela também um celeiro de vocações ministeriais. Retoma-se assim a relação entre sacerdócio comum de todo/a batizado/a e o sacerdócio ministerial (ordenado). Entre Igrejas locais e Igreja Universal. O rosto local deve ser valorizado e cultivado como expressão multifacetada do Espírito de Jesus no mundo. Um verdadeiro mosaico necessário para a beleza do todo da Igreja.

O Instrumento de Trabalho do Sínodo da Amazônia diz em seu parágrafo 110: “Uma Igreja com rosto amazônico, em seus pluriformes matizes, procura ser uma Igreja “em saída” (cf. EG, 20-23), que deixa atrás de si uma tradição colonial monocultural, clericalista e impositiva, que sabe discernir e assumir sem medo as diversificadas expressões culturais dos povos. O referido rosto nos alerta para o risco de “pronunciar uma palavra única [ou] propor uma solução que tenha um valor universal” (cf. OA, 4; EG, 184). Sem dúvida, a realidade sociocultural complexa, plural, conflituosa e opaca impede que se possa aplicar “uma doutrina monolítica defendida sem nuances por todos” (EG, 40). Por conseguinte, a universalidade ou catolicidade da Igreja se vê enriquecida pela “beleza deste rosto pluriforme” (NMI, 40), das diferentes manifestações das Igrejas particulares e de suas culturas, formando uma Igreja poliédrica (cf. EG, 236)”.

Escreveu o eminente teólogo dos ministérios, padre Antônio José de Almeida: “Os ministérios não ordenados restituíram à Igreja, depois de vinte séculos de história, o frescor e a vitalidade das primeiras comunidades, que, em sua primeira ‘eclesiogenese’, experimentavam ao vivo o que realmente significa que ‘ a cada um é dada uma manifestação do Espírito para utilidade comum (1Co 12,7) (ALMEIDA, 2015, p. 625)”.

As raízes na memória cristã

A prática das igrejas locais, com destaque para as dioceses que traçam e vivem seus planos de ação pastoral remetem imediatamente ao equilíbrio entre ausculta do Espírito e uso das às ciências humanas e sociais, particularmente psicologia, antropologia, sociologia e visão ecológica (“o nosso conhecimento consiste na construção de versões-de-mundo” dizia Nelson Goodman) não pode nem deve desprezar a primazia da Escritura Sagrada compreendida como revelação da pessoa do Cristo e de sua filiação ao Deus Pai Criador. A Palavra viva é a casa, o mapa e o alimento da Igreja e de qualquer ministério eclesial. Na Bíblia Sagrada o conceito “leigo” não existe, mas sempre se apresenta a identidade de comunidade (povo) como chave essencial e constitutiva dos Evangelhos e de cada página sagrada. O próprio estatuto teológico de Jesus nos faz ver como as estruturas atuais necessitam confrontar-se com o modelo original e paradigmático. O ministério de Jesus é anunciar o Reino e cuidar dos corpos feridos nas estradas da Palestina. O modo de organizar o grupo dos doze, a ação e pregação da Igreja querigmática primitiva, as expressões latina e siríaca e mais tarde as inúmeras famílias do Oriente (famílias litúrgicas vigorosas) assumem o fato e o acontecimento pascal. A Igreja e os ministérios nasceram às margens do império e mesmo contra o império. A alegria dos cristãos se exprimia no serviço das mesas articulando ágape à partilha eucarística. A ação misteriosa do Espírito Santo era visível na pregação missionária e no fortalecimento da fé das testemunhas de Cristo Ressuscitado. O apóstolo Paulo pede que se ouça o Espírito que une e envia exigindo articulação dos ministérios na missão ad Gentes.

Hoje o papel dos bispos, do Sínodo e dos/as teólogos/as e agentes de pastoral é evidente: ampliar horizontes, abrir as mentes, cavar o chão dos povos discernindo o processo de mergulho do Verbo de Deus nas culturas da alma humana.

Escreveram os bispos do Brasil anos atrás: “O protagonismo do cristão leigo requer profundas mudanças no estilo do governo e no exercício da autoridade por parte da hierarquia, para permitir e encorajar comunhão, a participação e a corresponsabilidade dos leigos na tomada de decisões pastorais, valorizando o voto dos conselhos pastorais e a presença ativa dos fiéis em Sínodos e Concílios particulares, conforme está previsto por documentos oficiais da Igreja (Documentos da CNBB 62, página 127 parágrafo 190).”.

Ministérios hoje e amanhã.

Há uma questão de vocabulário que precisa ser retomada. Que é ser ministro? A quem serve? Como definir a missão diante do Senhor da história? Há centenas de serviços pastorais na ação eclesial. Há presbíteros casados e solteiros na Igreja Católica. Há diáconos casados. Há irmãos e irmãs consagradas na Vida Religiosa e seus votos de amor ao Cristo. Há catequistas educadoras da fé. Há bispos profetas e patriarcas da fé cristã.

Essas servidoras na/da comunidade eclesial exercem cargos relativamente estáveis e são chamadas de ministras, que é um conceito ambíguo hoje no Brasil pelo mau exemplo de Ministros de Estado que se corrompem e manipulam os aparelhos de Estado em benefício próprio. Somado a isso há o forte machismo, a autocracia clerical e uma estrutura misógina na Igreja.

Ao estudarmos os conceitos envolvidos vemos que existem três importantes: 1. múnus – munera: cargo ou função que pesa. 2. officium – tarefa: obrigação a cumprir. 3. servitium: obediência ao mandatário. Uma discussão inovadora sobre a identidade e a função de novos ministérios funda-se no ministério global da própria Igreja (cf. Ef 4,12). Paulo entende os ministérios conectados diretamente aos carismas, que são as dádivas e presentes do Cristo Ressuscitado. Não há ministério que não seja fruto e ação da Graça do Espírito Santo. Sempre válido recordar a imagem do corpo como articuladora dos diferentes órgãos para a vida da pessoa humana. Assim: “como os membros do corpos são diversos, assim também os serviços (Rm 12,3; 1Co 12,4).” Dentro dessa visão holística, o missionário e apóstolo Paulo propõe cinco ministérios bem específicos na Carta aos Efésios: E ele designou alguns para apóstolos, outros para profetas, outros para evangelistas, e outros para pastores e mestres (Ef 4,11)”. É curioso notar que nas listas paulinas não há menção a sacerdotes. O modelo para Paulo são os profetas e anciãos. Também por conta da ação sistólica da ação missionária Paulo valoriza enormemente os evangelistas e mestres, que anunciam o Evangelho e ensinam as comunidades a manter-se fiel ao Cristo vivo na doutrina dos Apóstolos (At 2,42). Nos séculos seguintes novas tarefas e ministérios vão surgindo: bispos, presbíteros e diáconos (cf. At 20,28). Vê-se claramente o hibridismo e conflito entre dois modelos de organização: o judaico com um colégio de anciãos (1Tm 4,14), como se lê: “De Mileto mandou a Éfeso chamar os anciãos da Igreja (Atos 20,17)”. E o modelo da diáspora com o ministério de supervisão (epíscopos). Podemos ler: “Convém que o bispo seja irrepreensível, como despenseiro da casa de Deus, não soberbo, nem iracundo, nem dado ao vinho, nem espancador,  nem cobiçoso de torpe ganância; mas dado à hospitalidade, amigo do bem, moderado, justo, santo, temperante; retendo firme a fiel palavra, que é conforme a doutrina, para que seja poderoso, tanto para admoestar com a sã doutrina, como para convencer os contraditores (Carta de Paulo a Tito 1, 7-9)”. Os dois modelos não negam a graça e o chamado de Deus para a missão que sempre precede a função. Sempre se manteve a tensão entre a perspectiva cúltica e a místico-pastoral: ambas mistagógicas.

Todo ministério é‚ antes de tudo, uma prática coerente, comunitária e reconhecida pela comunidade (cf. ANTIOQUIA, Inácio de Carta aos Efésios, p. 63).

O centro da reforma ministerial é a missão assumida como prioridade. Essa foi a redescoberta central dos padres conciliares em 1964: ministérios são sinais do Cristo que atua no mundo. São serviços da comunidade dos fieis na estrada da missão peregrina. Não há ministro superior nem inferior. Pelo batismo e pela confirmação todo cristão é engajado e convocado a participar de um ministério insubstituível: o dever de evangelizar. O ministério é fundamentalmente: “o carisma que assume a forma de serviço à comunidade e à sua missão no mundo e na Igreja e que, por esta, é como tal acolhido e reconhecido.” (doc. 62 da CNBB § 83).

São três os eixos bíblicos ou notas essenciais do exercício ministerial: profético, sacerdotal e real, todos vividos no corpo de Cristo. Importante citar que o Conselho Mundial de Igrejas propôs estas notas complementares às apostólicas notas una, santa, católica e apostólica. Incluiu a dimensão martirial, a diaconal, a comunitária e a litúrgica.

Há os serviços ocasionais, bem como os ministérios habituais e enfim os ministérios ordenados (ditos sagrados). A questão da jurisdição clerical e dos conflitos com uma visão comunitário-participativa, indicada explicitamente no documento de Puebla não foi resolvida até o momento. Há ministérios reconhecidos (confiados) e mesmo instituídos (leitor e acólito) e há atualmente três ordenados (diácono, presbítero, bispo). Bem sabemos que o laicato está ligado ao tempo secular, ao mundo, às famílias para santificá-las (cf. LG 7 e 31, AA 3, GS 32, UR 2, EN 70, CIC 225, CEC 897). O texto mais exemplar da ação ministerial do laicato: “… gozam de aptidão a serem designados pela hierarquia para algumas funções eclesiásticas a serem exercidas para um fim espiritual (LG 33)”.

O campo de ação dos ministérios eclesial em uma Igreja sem Fronteiras é imenso. A base canônica central se encontra na Carta Apostólica de santo papa Paulo VI intitulada Ministeria Quaedam de 15/08/1972. No interior da Igreja e no coração da sociedade, na política, nas instituições, nos movimentos, nas ruas, nas artes e nas pastorais, pois ‘para isto existe a Igreja: para o Reino de Deus’ (doc. 62 da CNBB § 76).

Não é adequado “pensar a repartição de tarefas e ministérios, como se alguns devessem dedicar-se exclusivamente à vida interna da Igreja e outros se encarregassem da presença no mundo, reproduzindo, numa forma nova, o velho esquema dos ‘dois gêneros de cristãos’ (doc. 62 da CNBB § 90)”.

Há certamente questões práticas: Quem chama e quem escolhe os/as ministros/as? Qual deve ser a formação prévia e complementar para exercer sua missão? Que ministro para que tipo de Igreja ? Qual é a remuneração justa e qual deve ser gratuita e voluntária? Quem avalia? Quanto tempo? Qual projeto pastoral? São as Igrejas locais em comunhão com o bispo de Roma que irão responder. A Igreja do Brasil assumiu nas Diretrizes Gerais uma ação de raiz e profundidade: “Priorizar pequenas comunidades eclesiais, ao redor da Bíblia, como fruto imediato da visitação missionária. Para tanto, é fundamental a formação de lideranças leigas que possam coordenar, com espírito de mobilização e de oração, essas comunidades (CNBB, Diretrizes Gerais, p. 78)”.

Assim afirma o Instrumento de Trabalho do Sínodo da Amazônia parágrafo 129:

“As seguintes sugestões das comunidades recuperam aspectos da Igreja primitiva, quando ela respondia a suas necessidades criando os ministérios oportunos (cf. At 6, 1-7; 1 Tm 3, 1-13): a.      Novos ministérios para responder de modo mais eficaz às necessidades dos povos amazônicos:

  1. Promover vocações autóctones de homens e mulheres, como resposta às necessidades de atenção pastoral-sacramental; sua contribuição decisiva consiste no impulso para uma autêntica evangelização do ponto de vista indígena, segundo seus usos e costumes. Trata-se de indígenas que apregoem a indígenas a partir de um profundo conhecimento de sua cultura e de sua língua, capazes de comunicar a mensagem do Evangelho com a força e a eficácia de quem dispõe de uma bagagem cultural. É necessário passar de uma “Igreja que visita” para uma “Igreja que permanece”, acompanha e está presente através de ministros provenientes de seus próprios habitantes.
  2. Afirmando que o celibato é uma dádiva para a Igreja, pede-se que, para as áreas mais remotas da região, se estude a possibilidade da ordenação sacerdotal de pessoas idosas, de preferência indígenas, respeitadas e reconhecidas por sua comunidade, mesmo que já tenham uma família constituída e estável, com a finalidade de assegurar os Sacramentos que acompanhem e sustentem a vida cristã.
  3. Identificar o tipo de ministério oficial que pode ser conferido à mulher, tendo em consideração o papel central que hoje ela desempenha na Igreja amazônica”.

 

Uma Igreja ministerial de A a Z.

Propor novos ministérios instituídos publica e formalmente em todas as dioceses e prelazias para atender às necessidades da ação evangelizadora. Cargos com tempo, mandato e celebrações litúrgicas específicas.

  1. Apoiar firmemente o ministério leigo permanente: o matrimônio conjugal, sacramento assumido e realizado pelo casal de noivos.
  2. Serviços da caridade eficaz, diante da “imensa massa de deserdados e sofredores, além do mais, provados pela crescente onda de desemprego e a lentidão da Reforma Agrária” (doc. 62 § 16).
  3. Os liberados nas pastorais, setores, dioceses, paróquias ou os assessores leigos dos movimentos religiosos.
  4. Os agentes de pastoral, animadores, catequistas e membros de Conselhos deliberativos.
  5. As/os coordenadores leigos de capelas, CEBs e serviços diocesanos.
  6. Responsáveis por equipes e grupos pastorais tais como: liturgia; sacramentos: batismo, juventude, dízimo, menor, operário, AIDS, acolhida, visitação, missões, exéquias, aconselhamento, pastorais sociais, militância política, desempregados, da Sagrada Comunhão, enfermos, etc.
  7. Comunidades ministeriais: novo jeito de ser Igreja (ênfase no serviço e na Trindade Santa).
  8. Ministérios leigos reconhecidos para agir com autonomia, solidariedade em redes de comunhão.
  9. Ministérios leigos femininos: Se houve na história mulheres doutoras (didascalias) na Igreja do passado e mesmo aquelas reconhecidas oficialmente: Catarina de Sena, Teresa d’Ávila, Hildegard de Bingen e Teresa do Menino Jesus – porque não haveria no futuro? Se houve diaconisas (Febe, nossa irmã, diaconisa, citada por Paulo em sua carta aos Romanos 16,1.2) por que não haveria novamente? Se a partir do século XII o número de mulheres canonizadas supera o de homens, quais as lições que devemos tirar para a estrutura concreta da Igreja no século XXI? Se houve mulheres chamadas apóstolas como Júnia (Rm 16,7) por que não outra vez? Se houve profetisas, como Miriam, Ana, Noadias, e matriarcas como Sara, Rebeca, Raquel, e líderes guerreiras como Débora, Jael, Dalila, Rute, a mãe dos macabeus, e tantas mártires de nossa América Latina por que não reconhece-las formalmente na Igreja? Se houve coordenadoras de Igrejas domésticas, como Priscila (1 Cor 16,19), Lídia em Filipos (At 16,15), Júlia (Rm 16,15), Ninfa em Laodicéia (Cl 4,15) e as coordenadoras de grupos de famílias nas ruas, bairros e pastorais diversas, por que não mulheres nas coordenações e na Cúria Romana? As mulheres são ministras da palavra e da coordenação de grande habilidade e compaixão. Sobre o diaconato feminino há a opinião favorável do eminente teólogo Monsenhor Dr. Roberto Mascarenhas Roxo: “Se a revelação permite o diaconato feminino e a história o comprova, a cultura moderna o exige como resposta coerente da Igreja aos movimentos de valorização da mulher; a pastoral pede o diaconato feminino (ROXO, 1993, p.23-24)”.
  10. Ministério do discernimento e da unidade (Conselhos de pastoral, econômicos, equipes de reflexão) (doc. 62 § 162).
  11. Ministros da defesa dos agricultores e nações indígenas perseguidos pelo latifúndio e pelo trabalho escravo.
  12. Ministério dos pescadores e ribeirinhos na Amazônia.
  13. Ministério da benção das mulheres sapienciais das comunidades (benzedeiras).
  14. Ministérios bíblicos (Escolas da Fé e CEBI), da Teologia e da Catequese (doc. 62 § 161 e 170).
  15. Ministérios do testemunho pessoal e comunitário (líderes de associações de bairro, sindicatos, partidos e luta política urbana) (doc. 62 § 125).
  16. Ministério da celebração da palavra (§ 160) e do batismo (§ 164).
  17. Ministério da missão popular e construção de grupos de famílias (visitação, aconselhamento, grupos de rua, de reflexão – doc. 62 168-169)
  18. Ministério da vida urbana (Vicariatos do povo da rua, dos construtores da sociedade, da comunicação, das mulheres marginalizadas, da moradia, da juventude).
  19. Ministério do diálogo da ação ecumênica (CEDRA, MOFIC, CONIC, CF2000).
  20. Ministério da fé e política (Cristãos das classes médias, pastorais sociais, Movimento dos Sem-Terra, acampamentos e assentamentos, marchas, caravanas, MICC, etc.)
  21. Ministério da solidariedade e da compaixão (AIDS, doentes, deficientes, menores abandonados, FEBEM, exéquias – doc. 62 §166)
  22. Ministério das artes e das culturas (afro, catolicismo popular, festas, devoções, músicas populares).
  23. Ministérios das nações indígenas e seu modo de ver o mundo e Deus.
  24. Assessor ou diretor espiritual acompanhante de ministérios leigos (§ 189).
  25. Homens casados (viri probati) como ministros da Eucaristia em comunidades remotas.
  26. Escolha de novos bispos escolhidos com participação eclesial dos leigos. Bispos com o rosto do povo e cheiro de ovelhas.

 

                   Abrindo o debate com audácia e serenidade.

Somos todos co-criadores com Deus, filhos no Filho e aprendizes do Espírito Santo. Somos discípulos, irmãos, santos, eleitos, cristãos, gente do caminho, batizados e missionários compassivos. Assim nos admoesta o papa Leão: “Reconhece, ó cristão, a tua dignidade! (S. Leão Magno, Sermão 21,3)”.

Uma Igreja aliada dos pobres, com ouvidos atentos, eis o que pede o Instrumento de Trabalho do Sínodo da Amazônia n. 144: “Na voz dos pobres se encontra o Espírito; por isso, a Igreja deve escutá-los, são um lugar teológico. Ao ouvir a dor, o silêncio se faz necessidade, para poder ouvir a voz do Espírito de Deus. A voz profética implica uma nova visão contemplativa, capaz de misericórdia e de compromisso. Como parte do povo amazônico, a Igreja volta a definir sua profecia, a partir da tradição indígena e cristã. Mas significa também rever com consciência crítica uma série de comportamentos e realidades dos povos indígenas, que são contrários ao Evangelho. O mundo amazônico pede à Igreja que seja sua aliada”.

 

Bibliografia básica:

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