La ricerca del mondo spirituale nel mondo materiale

Leonardo Boff

Sono molti quelli che sono stufi dei beni materiali e del consumismo della nostra cultura. Come contrappunto, voglio collocare il tema dei beni spirituali nel contesto drammatico, pericoloso e speranzoso, in cui si trova attualmente l’umanità, specialmente, l’umanità umiliata e offesa che vive nel Sud del mondo, le vittime di 18 regioni di guerra, in particolare nella Striscia di Gaza, con un pregiudizio di genocidio a cielo aperto, senza dimenticare le numerose vittime della guerra Russia-Ucraina. La nostra riflessione vuole cogliere l’emergere del mondo spirituale ed enfatizzare la sua urgente attualità di fronte alle minacce di scomparsa della specie e di liquidazione della biosfera, sia a causa di una guerra nucleare, sia per il caldo eccessivo dovuto al cambiamento climatico o per qualsiasi fattore di squilibrio del proprio pianeta Terra. Entrambe potrebbero mettere in forse il futuro comune della Terra e dell’umanità.

In momenti così drammatici, l’essere umano s’immerge nel proprio Profondo e si pone domande fondamentali: Cosa stiamo facendo in questo mondo? Qual è il nostro posto nell’insieme degli esseri? Come possiamo agire per garantire un futuro che sia speranzoso per tutti e per la nostra Casa Comune? Cosa possiamo aspettarci oltre questa vita? Sono domande del mondo spirituale.

È in questo contesto che dobbiamo porre la questione del mondo spirituale, in altre parole, della spiritualità. Il mondo spirituale è una delle fonti primarie, anche se non l’unica, dell’ispirazione al nuovo, della speranza fiduciosa, della generazione di senso appagante e della capacità di auto-trascendenza dell’essere umano. Perché l’essere umano si sente pienamente umano solo quando cerca di auto-superarsi. La ragione sta nel fatto di essere vissuta come un progetto infinito, carico di virtualità che, in parte, si realizza nella storia e, nel complesso, al di là di essa.

Questa preoccupazione per il mondo spirituale è ricorrente nella nostra cultura, non solo nell’ambito delle religioni, che è il suo luogo naturale, ma anche nell’ambito delle ricerche umane, sia di giovani, sia di intellettuali, di scienziati famosi e – con nostra sorpresa -, di grandi imprenditori. Ho parlato negli ultimi anni, qui e all’estero, con persone legate a questi gruppi.

Il fatto che grandi imprenditori pongano domande legate al mondo spirituale, cioè alla spiritualità, testimonia le dimensioni della crisi che ci attanaglia. Vuol dire che i beni materiali che loro producono, le logiche produttivistiche e competitive che incentivano, l’universo dei valori commerciali (tutto è diventato merce) che ispira le loro pratiche non rispondono alle suddette questioni. C’è un vuoto profondo, un buco immenso dentro il suo essere. Per questo, penso che solo il mondo spirituale possa realizzarlo.

È importante, però, mantenere sempre il nostro spirito critico, perché con il mondo spirituale, con la spiritualità, si può anche guadagnare molti soldi. Esistono vere e proprie imprese che gestiscono discorsi di spiritualità che, spesso, parlano più alle loro tasche che al loro cuore. Ci sono leader neo-pentecostali che sono espressione del mercato con la loro predicazione del vangelo della prosperità materiale e, ultimamente, del dominio. Conquistano agli interessi dei loro pastori i fedeli, i religiosi e persone in buona fede.

Tuttavia, i portatori permanenti del mondo spirituale sono persone considerate comuni, che vivono la rettitudine di vita, il senso di solidarietà e coltivano lo spazio del Sacro, sia nelle loro religioni e chiese, sia nel modo in cui pensano, agiscono e interpretano la vita e si prendono cura della natura.

Ciò che conta, però, è che a livello mondiale c’è una domanda di valori non materiali, di una ridefinizione dell’essere umano come essere che cerca un significato appagante, che è alla ricerca di valori che diano gioia di vivere. Ovunque troviamo esseri umani, specialmente giovani, indignati per il destino precedentemente definito in termini economici, quando si dice che “non esiste alternativa” (TINA – There is no Alternative), il sistema di mercato, sotto il quale siamo costretti a vivere, che rifiutano di accettare le strade che i potenti costringono all’umanità di percorrere. Questi giovani dicono: “Non permetteremo che ci rubano il futuro. Meritiamo un destino migliore, abbiamo bisogno di attingere ad altre fonti per trovare una luce che illumini il nostro cammino e ci dia speranza”.

Per questo risulta importante, fin dall’inizio, introdurre una distinzione – senza separare, ma distinguendo – tra il mondo religioso, la religione, e il mondo spirituale, la spiritualità. In effetti, il Dalai Lama lo ha fatto in modo estremamente brillante e illuminante nel libro “Ethics for the new millenium”, 1999. Sono termini che usiamo senza sapere esattamente cosa significano. Mi permetto di citare un argomento del libro della cui comprensione partecipo e faccio mia.

“Credo che la religione (mondo religioso) sia collegata alla credenza nel diritto alla salvezza predicata da qualsiasi tradizione di fede, credenza che ha come uno dei suoi aspetti principali l’accettazione di una qualche forma di realtà metafisica o soprannaturale, inclusa possibilmente un’idea di paradiso o nirvana. A questo sono associati insegnamenti o dogmi religiosi, rituali, preghiere e così via”.

“Considero che la spiritualità (mondo spirituale) sia correlata a quelle qualità dello spirito umano – come amore e compassione, pazienza e tolleranza, capacità di perdonare, contentezza, nozione di responsabilità, nozione di armonia – che portano felicità sia alla propria persona, sia agli altri”.

“Il rituale e la preghiera, insieme alle questioni del nirvana e della salvezza, sono direttamente collegati alla fede religiosa, ma non è necessario siano qualità interiori. Non esiste pertanto alcuna ragione per cui un individuo non possa svilupparle, anche in misura elevata, senza ricorrere ad alcun sistema religioso o metafisico”.

Come si comprende, queste riflessioni sono cristalline poiché mostrano la necessaria distinzione tra il mondo religioso, la religione, e il mondo spirituale, la spiritualità. Una volta distinte, possono relazionarsi e coesistere, ma senza che l’una dipenda necessariamente dall’altra. Vivere il mondo spirituale può indicare cammini che ci portano fuori dalla crisi dei tempi attuali.

Leonardo Boff, teologo e filosofo ha scritto: Espiritualidade: caminho de transformação, Rio 2001; Meditação da luz: caminho da simplicidade, Vozes 2010.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

In der materiellen Welt auf der Suche nach der spirituellen Welt

In der materiellen Welt auf der Suche nach der spirituellen Welt

                               Leonardo Boff

Viele haben die Nase voll von den materiellen Gütern und dem Konsumismus unserer Kultur. Als Kontrapunkt möchte ich das Thema der spirituellen Güter in den dramatischen, gefährlichen und hoffnungsvollen Kontext einordnen, in dem sich die Menschheit heute befindet, insbesondere die gedemütigte und beleidigte Menschheit im globalen Süden, die Opfer von 18 Kriegsregionen, insbesondere im Gazastreifen mit seinem Völkermord unter freiem Himmel, ohne die vielen Opfer des russisch-ukrainischen Krieges zu vergessen. Unsere Überlegungen zielen darauf ab, die Entstehung der spirituellen Welt zu erfassen und ihre dringende Relevanz angesichts der Bedrohung durch das Verschwinden der Arten und die Liquidierung der Biosphäre hervorzuheben, sei es durch einen Atomkrieg, durch übermäßige Hitze aufgrund des Klimawandels oder durch jeden anderen Ungleichgewichtsfaktor auf dem Planeten Erde selbst. Sie könnten die gemeinsame Zukunft der Erde und der Menschheit gefährden.

 In solchen dramatischen Momenten taucht der Mensch in sein Innerstes ein und stellt sich grundlegende Fragen: Was tun wir in dieser Welt? Was ist unser Platz in der Gesamtheit aller Wesen? Wie können wir handeln, um eine hoffnungsvolle Zukunft für alle und für unser gemeinsames Haus zu gewährleisten? Was können wir nach diesem Leben erwarten? Dies sind Fragen aus der geistigen Welt.

In diesem Zusammenhang müssen wir die Frage nach der geistigen Welt oder, anders ausgedrückt, nach der Spiritualität stellen. Die geistige Welt ist eine der wichtigsten Quellen, wenn auch nicht die einzige, für die Inspiration des Neuen, für die Hoffnung, für die Schaffung eines Gefühls der Erfüllung und für die Fähigkeit des Menschen zur Selbsttranszendenz. Denn der Mensch fühlt sich nur dann ganz menschlich, wenn er versucht, über sich selbst hinauszuwachsen. Der Grund dafür ist, dass er sich selbst als ein unendliches Projekt erlebt, voller Virtualitäten, die sich teilweise in der Geschichte und in ihrer Gesamtheit jenseits davon verwirklichen.

Diese Beschäftigung mit der spirituellen Welt ist in unserer Kultur allgegenwärtig, nicht nur im Rahmen der Religionen, wo sie ihren natürlichen Platz hat, sondern auch im Rahmen der menschlichen Suche von jungen Menschen, Intellektuellen, berühmten Wissenschaftlern und – zu unserer Überraschung – großen Geschäftsleuten. In den letzten Jahren habe ich im In- und Ausland mit Menschen gesprochen, die mit diesen Gruppen verbunden sind.

Die Tatsache, dass die großen Unternehmer Fragen stellen, die mit der geistigen Welt, also der Spiritualität, zu tun haben, zeugt von den Dimensionen der Krise, die uns plagt. Es bedeutet, dass die materiellen Güter, die sie produzieren, die Produktions- und Wettbewerbslogik, die sie fördern, das Universum der kommerziellen Werte (alles ist zu einer Ware geworden), das ihre Praktiken inspiriert, nicht auf die Fragen eingehen, die sie aufwerfen. Es gibt eine tiefe Leere, ein riesiges Loch in ihrem Wesen. Deshalb denke ich, dass nur die spirituelle Welt sie füllen kann.

 Es ist jedoch wichtig, die Dinge immer kritisch zu betrachten, denn man kann auch mit der spirituellen Welt viel Geld verdienen. Es gibt regelrechte Unternehmen, die die Diskurse der Spiritualität führen, die oft mehr zu den Geldbeuteln als zu den Herzen sprechen. Es gibt neupfingstliche Anführer, die mit ihrer Verkündigung des Evangeliums des materiellen Wohlstands und neuerdings auch der Herrschaft ein Ausdruck des Marktes sind.

Die ständigen Träger der spirituellen Welt sind jedoch Menschen, die als gewöhnlich gelten, die die Rechtschaffenheit des Lebens und den Sinn für Solidarität leben und den Raum des Heiligen kultivieren, sei es in ihren Religionen und Kirchen oder in der Art und Weise, wie sie denken, handeln, das Leben interpretieren und sich um die Natur kümmern.

Wichtig ist jedoch, dass es weltweit eine Nachfrage nach nicht-materiellen Werten gibt, nach einer Neudefinition des Menschen als ein Wesen, das Erfüllung sucht, das auf der Suche nach Werten ist, die dem Leben Freude verleihen. Überall finden wir Menschen, vor allem junge Menschen, die sich über das von der Wirtschaft bestimmte Schicksal empören, wenn es heißt, dass “es keine Alternative gibt” (TINA=There is no Alternative), das Marktsystem, unter dem zu leben wir gezwungen sind, die sich weigern, die Wege zu akzeptieren, die die Mächtigen der Menschheit aufzwingen. Diese jungen Menschen sagen: “Wir lassen nicht zu, dass sie unsere Zukunft stehlen. Wir verdienen ein besseres Schicksal, wir müssen aus anderen Quellen trinken, um ein Licht zu finden, das unseren Weg erhellt und uns Hoffnung gibt.”

Deshalb ist es wichtig, von Anfang an eine Unterscheidung zwischen der religiösen Welt, der Religion, und der spirituellen Welt, der Spiritualität, einzuführen – ohne zu trennen, aber zu unterscheiden. Der Dalai Lama hat dies auf äußerst brillante und aufschlussreiche Weise in seinem Buch Eine Ethik für das neue Jahrtausend (Sextante, Rio de Janeiro 2000) getan. Es sind Begriffe, die wir verwenden, ohne genau zu wissen, was sie bedeuten. Erlauben Sie mir, ein Thema aus dem Buch zu zitieren, das ich verstehe und mir zu eigen mache.

“Ich glaube, dass Religion (religiöse Welt) mit dem Glauben an das Recht auf Erlösung zusammenhängt, der von irgendeiner Glaubenstradition gepredigt wird, ein Glaube, der als einen seiner Hauptaspekte die Akzeptanz irgendeiner Form von metaphysischer oder übernatürlicher Realität hat, möglicherweise einschließlich einer Vorstellung vom Paradies oder Nirvana. Damit verbunden sind religiöse Lehren oder Dogmen, Rituale, Gebete etc.“

“Ich betrachte Spiritualität (geistige Welt) im Zusammenhang mit jenen Qualitäten des menschlichen Geistes – wie Liebe und Mitgefühl, Geduld und Toleranz, die Fähigkeit zu verzeihen, Zufriedenheit, Verantwortungsbewusstsein, Sinn für Harmonie -, die einem selbst und anderen Glück bringen.”

“Ritual und Gebet sowie Fragen des Nirwana und der Erlösung sind direkt mit dem religiösen Glauben verbunden, aber diese inneren Qualitäten müssen es nicht sein. Es gibt daher keinen Grund, warum ein Individuum sie nicht entwickeln kann, sogar bis zu einem hohen Grad, ohne auf irgendein religiöses oder metaphysisches System zurückzugreifen” (S.32-33).“

Wie Sie sehen, sind diese Überlegungen kristallklar, denn sie zeigen die notwendige Unterscheidung zwischen der religiösen Welt, der Religion, und der geistigen Welt, der Spiritualität. Sobald sie unterschieden sind, können sie miteinander verbunden sein und zusammenleben, ohne dass das eine notwendigerweise vom anderen abhängt.

Ein Leben in der geistigen Welt mit den vom Dali Lama aufgezeigten Werten, die auch dieselben Werte wie die des historischen Jesus sind, könnte uns Wege aus der gegenwärtigen Krise zeigen.

Leonardo Boff Theologe und Philosoph, Autor von: Spiritualität: Weg der Transformation, Rio 2001; Meditation über das Licht: Weg der Einfachheit, Vozes 2010.

Übersetzung von Bettina Goldhartnack

Somos Tierra que piensa, siente, ama y cuida

Leonardo Boff*

Hoy 22 de abril se celebra el día de la Tierra. Ella se ha transformado en la actualidad en el grande y oscuro objeto de la preocupación humana. Nos damos cuenta de que podemos ser destruidos. No por algún meteoro rasante, ni por algún cataclismo natural de proporciones fantásticas, sino por causa de la irresponsable actividad humana, especialmente por el modo de producción capitalista dominante. Se han construido tres máquinas de muerte que pueden destruir la biosfera: el peligro nuclear, la sistemática agresión a los ecosistemas y el cambio climático. Debido a esta triple alarma, hemos despertado de un torpor ancestral. Somos responsables de la vida o de la muerte de nuestro planeta vivo. Depende de nosotros el futuro común, el nuestro y el de nuestra querida casa común: la Tierra que amamos entrañablemente.

Como medio de salvación de la Tierra se invoca la ecología. No solo en su sentido manifiesto y técnico como administración de los recursos naturales, sino como una visión del mundo alternativa, como un nuevo paradigma de relación respetuosa y sinérgica con la Tierra, considerada como un superorganismo vivo (Gaia) que se autorregula.

         Cada vez nos damos más cuenta de que la ecologia se ha transformado en el contexto general de todos los problemas, de la educación, del proceso industrial, de la urbanización, del derecho y de la reflexión filosófica y religiosa. A partir de la ecología se está elaborando e imponiendo un nuevo estado de conciencia en la humanidad que se caracteriza por más benevolencia, más compasión, más sensibilidad, más ternura, más solidaridad, más cooperación, más responsabilidad hacia la Tierra y su preservación.

         La Tierra puede y debe ser salvada. Y será salvada. Ella ya pasó por más de l5 grandes devastaciones y siempre sobrevivió y salvaguardó el principio de la vida. También va a superar los impasses actuales. Pero con una condición: que cambiemos de rumbo, que de amos y señores pasemos a ser hermanos y hermanas entre nosotros y con todas las criaturas. Esta nueva óptica implica una nueva ética de responsabilidad compartida, de cuidado y de sinergia para con la Tierra.

El ser humano, en las distintas culturas y fases históricas, ha revelado esta intuición segura: pertenecemos a la Tierra; somos hijos e hijas de la Tierra; somos Tierra, pues, como se dice en el Génesis, venimos del polvo de la Tierra (Gn 2,7). Por eso hombre viene de humus. Venimos de la Tierra y volveremos a la Tierra. La Tierra no está ante de nosotros como algo distinto de nosotros mismos. Tenemos la Tierra dentro de nosotros. Somos la propia Tierra que en su evolución llegó al momento de autorrealización y de autoconciencia.

         Inicialmente no hay, pues, distancia entre nosotros y la Tierra. Formamos una misma realidad compleja, diversa y única.

         Fue lo que testimoniaron varios astronautas, los primeros en contemplar la Tierra desde fuera de la Tierra. Lo dijeron enfáticamente: desde aquí, desde la Luna o a bordo de nuestras naves espaciales no notamos diferencia entre Tierra y humanidad, entre negros y blancos, demócratas o socialistas, ricos y pobres. Humanidad y Tierra formamos una única entidad espléndida, reluciente, frágil y llena de vigor. Esa percepción es radicalmente verdadera.

         Dicho en términos de la cosmología moderna: estamos formados con las mismas energías, con los mismos elementos físico-químicos dentro de la misma red de conexiones de todo con todo que actúan desde hace 13.700 millones de años, desde que el universo, dentro de una incomensurable inestabilidad (big bang = inflación y explosión), emergió en la forma que existe hoy. Conociendo un poco esta historia del universo y de la Tierra estamos conociéndonos a nosotros mismos y nuestra ancestralidad.

         Cinco grandes actos, nos enseñan los cosmólogos, estructuran el teatro universal del cual somos coactores.

         El primero es el cósmico: irrumpieron las energías y elementos primordiales que subyacen al universo. Comenzó un proceso de expansión y a medida en que se expandía, se autocreaba y se diversificaba. Nosotros estábamos allí en las virtualidades contenidas en ese proceso.

         El segundo es el químico: en el seno de las grandes estrellas rojas (los primeros cuerpos que se densificaron y se formaron hace por lo menos 5 mil millones de años) se formaron todos los elementos pesados que constituyen hoy cada uno de los seres, como el oxígeno, el carbono, el silicio, el nitrógeno etc. Con la explosión de estas grandes estrellas (se volvieron supernovas) tales elementos se esparcieron por todo el espacio, constituyeron las galaxias, las estrellas, los planetas, la Tierra y los satélites de la fase actual del universo. Aquellos elementos químicos circulan por todo nuestro cuerpo, sangre y cerebro.

          El tercer acto es el biológico: de la materia que se complejiza y se enrolla sobre sí misma en un proceso llamado de autopoiesis (autocreación y autoorganización) irrumpió hace 3.800 millones de años la vida en todas sus formas; atravesó gravísimas destrucciones pero siempre subsistió y llegó hasta nosotros en su inconmensurable diversidad.

         El cuarto es el humano, subcapítulo de la historia de la vida. El principio de complejidad y de autocreación encuentra en los seres humanos inmensas posibilidades de expansión. La vida humana surgió y floreció en África hace unos 8-10 millones de años. A partir de ahí, se difundió por todos los continentes hasta conquistar los confines más remotos de la Tierra. El humano mostró una gran flexibilidad; se adaptó a todos los ecosistemas, desde los más gélidos de los polos a los más tórridos de los trópicos, en el suelo, en el sub-suelo, en el aire y fuera de nuestro Planeta, en las naves espaciales y en la Luna.

Finalmente, el quinto acto es el planetario: la humanidad que estaba dispersa, está volviendo a la Casa Común, al planeta Tierra. Se descubre como humanidad, con el mismo origen y el mismo destino de todos los demás seres. Se siente como la mente consciente de la Tierra, un sujeto colectivo, más allá de las culturas singulares y de los estados-naciones. A través de los medios de comunicación globales, de la interdependencia de todos con todos, se está inaugurando una nueva fase de su evolución, la fase planetaria. A partir de ahora la historia será la historia de la especie homo, de la humanidad unificada e interconectada con todo y con todos.

         Sólo podemos entender al ser humano-Tierra si lo conectamos con todo ese proceso universal; en él los elementos materiales y las energías sutiles conspiraron para que él lentamente fuera gestado y, finalmente, pudiese nacer.      

¿Pero qué significa concretamente, más allá de nuestra ancestralidad, nuestra dimensión-Tierra?

Significa, en primer lugar, que somos parte y parcela de la Tierra. Somos producto de su actividad evolutiva. Tenemos en el cuerpo, en la sangre, en el corazón, en la mente y en el espíritu elementos-Tierra. De esta constatación resulta la consciencia de profunda unidad e identificación con la Tierra y con su inmensa diversidad. No podemos caer en la ilusión racionalista y objetivista de situarnos delante de la Tierra como delante de un objeto extraño o como sus amos y señores. En un primer momento hay una relación sin distancia, sin vis-a-vis, sin separación. Somos uno con ella.        

         En un segundo momento, podemos pensar la Tierra, distanciarnos de ella para verla mejor e intervenir en ella. Y entonces sí, nos distinguimos de ella para poder estudiarla y poder actuar en ella más acertadamente. Ese distanciamento no rompe nuestro cordón umbilical con ella. Por tanto, este segundo momento no invalida el primero.      

Haber olvidado nuestra unión con la Tierra fue el error del racionalismo en todas sus formas de expresión. Él generó la ruptura con la Madre-Tierra. Dio origen al antropocentrismo, en la ilusión de que, por el hecho de poder pensar la Tierra e intervenir en sus ciclos, podíamos colocarmos sobre ella para dominarla y para disponer de ella a nuestro antojo. Aquí reside la raiz de la actual crisis ecológica.

         Por sentirnos hijos e hijas de la Tierra, porque somos la propia Tierra pensante y amante, la vivimos como Madre. Ella es un principio generativo. Representa lo Femenino que concibe, gesta, y da a luz. Emerge así el arquetipo de la Tierra como Gran Madre, Pachamama, Tonantzin, Nana y Gaia. De la misma forma que genera todo y reproduce la vida, ella también acoge todo y lo recoge en su seno. Al morir, volvemos a la Madre Tierra. Regresamos a su útero generoso y fecundo. 

         Sentir que somos Tierra nos hace tener los pies en el suelo. Hace que percibamos todo de la Tierra, su frío y su calor, su fuerza que amenaza así como su belleza que encanta. Sentir la lluvia en la piel, la brisa que refresca, el huracán que avasalla. Sentir la respiración que entra en nosotros, los olores que nos embriagan o nos molestan. Sentir la Tierra es sentir sus nichos ecológicos, captar el espíritu de cada lugar (spiritus loci). Ser Tierra es sentirse habitante de cierta porción de tierra. Habitando, nos hacemos en cierta manera limitados a un lugar, a una geografía, a un tipo de clima, de régimen de lluvias y vientos, a una manera de vivir, de trabajar y de hacer historia. Configura nuestro enraizamiento.

Pero también significa nuestra base firme, nuestro punto de contemplación del Todo, nuestra plataforma para poder alzar el vuelo más allá de este paisaje y de este pedazo de Tierra, rumbo al Todo infinito.

         Por último, sentirse Tierra es percibirse dentro de una comunidad compleja junto con otros hijos e hijas de la Tierra. La Tierra no produce solo seres humanos. Produce una miríada de micro-organismos que componen el 90% de toda la red de la vida, los insectos que constituyen la biomasa más importante de la biodiversidad. Produce las aguas, la capa verde con la infinita diversidad de plantas, flores y frutos. Produce la diversidad incontable de seres vivos, animales, pájaros y peces, nuestros compañeros dentro de la unidad sagrada de la vida porque en todos están presentes los veinte aminoácidos y las cuatro bases nitrogenadas que entran en la composición de cada vida. Produce para todos las condiciones de subsistencia, de evolución y de alimentación, en el suelo, en el subsuelo y en el aire. Sentirse Tierra es sumergirse en la comunidad terrenal, en el mundo de los hermanos y de las hermanas, todos hijos e hijas de la grande y generosa Madre Tierra, nuestro Hogar común.

         Estos son los sentimientos de pertenencia que alimentamos en este día de la Madre Tierra.

*Leonardo Boff ha escrito El principio Tierra. La vuelta a la Tierra como matria y patria común, Vozes 1995: Opción Tierra. Record, RJ 2009/ Trotta 2010.

Faktoren der Systemkrise: Erosion der Ethik und Erstickung der Spiritualität

Leonardo Boff

Hinter der gegenwärtigen Systemkrise steht sicherlich ein Faktorenkomplex: Sie hat den gesamten Planeten erfasst und uns in eine Zwickmühle gebracht: Entweder wir folgen dem Weg, den die Moderne seit dem 17./18. Jahrhundert mit dem Aufkommen des wissenschaftlichen Geistes eingeschlagen hat, der das Gesicht der Erde verändert und uns unzählige Vorteile für das Leben gebracht hat. Gehen wir noch weiter: Die Art und Weise, wie wir uns entschieden haben, den Planeten zu bevölkern und unsere Gesellschaften zu organisieren, hat uns mit großen Kosten für die Ökosysteme und brutal ungleichen sozialen Beziehungen an die Grenzen der Erde geführt. Wenn wir diesen Weg weitergehen, liegt ein erschreckender Abgrund vor uns. Die lebendige Erde will uns vielleicht nicht mehr auf ihrer Oberfläche haben, weil wir zu gewalttätig und zerstörerisch sind. Wir könnten dem Anthropozän, dem Nekrezän, dem Viruszän und schließlich dem Pyrozän erliegen, verursacht durch uns selbst und auch durch die Reaktion der lebendigen Erde selbst, die verwundet und vital geschwächt ist und auf diese Weise reagiert.

Oder aber die Menschen machen in einem Moment des akuten Bewusstseins über das mögliche Verschwinden der Spezies einen Quantensprung in ihrem Bewusstsein, kommen zur Besinnung, erkennen, dass sie wirklich das Ende ihres planetarischen Abenteuers erreichen können und ändern mit Nachdruck ihren Kurs und schlagen einen neuen Weg ein.

Es wird sicherlich nicht ohne eine phänomenale Krise geschehen, die erhebliche Teile der Menschheit mit sich reißen könnte, angefangen bei den Schwächsten, aber auch ohne die am besten Ausgestatteten zu verschonen, wie es in der Urzeit des Planeten geschah, als bis zu 70 % der biologischen Vielfalt für immer verschwanden.

Welche Richtung wird sie einschlagen? Ich glaube nicht, dass irgendwelche Weisen, Wissenschaftler oder spirituellen Meister in der Lage sein werden, den Weg zu weisen. Die Menschheit, die jetzt eher durch Angst und Furcht als durch Liebe zur Zukunft geeint ist, wird erkennen, dass sie vielleicht am Ende des Weges angekommen ist. Sie wird sich umsehen und einen Weg entdecken, der von allen beschritten und gebaut werden kann. “Caminante, no hay camino, se hace camino al andar” (Der du gehst, es gibt keinen Weg, der Weg wird durch Gehen gemacht), lehrte uns ein verzweifelter spanischer Dichter auf der Flucht vor der franquistischen Verfolgung, und aus dem Inneren unseres menschlichen Wesens müssen wir die Inspirationen und Träume schöpfen, die unseren neuen Weg festigen werden, denn es gilt Einsteins Satz: Die Idee, die die gegenwärtige Krise verursacht hat, kann nicht dieselbe sein, die uns aus ihr herausführen wird. Wir müssen träumen, schaffen, tragfähige Utopien entwerfen und neue Wege eröffnen. Die Lebenswissenschaften haben bestätigt, dass wir Wesen der Liebe, der Solidarität und der Fürsorge sind, auch wenn uns immer ein Schatten begleitet, den wir im Auge behalten müssen.

Doch fragen wir uns zunächst: Warum haben wir diesen globalen kritischen Punkt erreicht? Hier kommt dem Philosophieren mehr als nur wissenschaftliche Erkenntnis zu Hilfe.

Neben anderen Ursachen halte ich zwei für grundlegend: die Erosion der Ethik und das Ersticken der Spiritualität.

Werfen wir einen Blick auf die klassische griechische Bedeutung von Ethos, wie sie uns auch heute noch erhellt. Ethos in Großbuchstaben bedeutet das Haus des Menschen. Mit anderen Worten: Wir trennen einen Teil der Natur ab und bearbeiten ihn so, dass er zu einem Raum wird, in dem wir gut leben können. Die andere Form ist ethos in Kleinbuchstaben, d. h. die Art und Weise, wie wir das Haus so einrichten, dass wir uns darin wohlfühlen und denen, die uns besuchen, Gastfreundschaft bieten können: das Wohnzimmer schmücken, den Tisch richtig decken, die Küche pflegen, das Feuer immer brennen lassen, die Vorratskammer auffüllen und die Schlafzimmer ordentlich aufräumen – das sind die ethischen Tugenden, die dem Ethos eine konkrete Form geben. Aber das ist noch nicht alles: Zum Ethos gehört auch die Pflege der Umgebung des Hauses, des Gartens und der Statuen der Gottheiten. Nur so nimmt das Ethos (gut leben) eine konkrete Form an (Ethos).

Das heutige Ethos ist die gemeinsame Heimat, der Planet Erde. Jahrhundertelang hat er die Menschheit ernährt. Doch mit dem Aufkommen von Wissenschaft und Technologie haben wir ihre Güter und Dienstleistungen in einer so unbegrenzten und unverantwortlichen Weise ausgebeutet, dass wir heute ihre Tragfähigkeit überschritten haben (The Earth Overshoot). Sie ist endlich und kann das moderne Projekt des unendlichen Wachstums nicht tragen. Das Ethos (gut leben im Haus) und die Art und Weise, es zu organisieren, haben alles zerstört, was für ein gutes Leben wichtig ist: Wir haben das Wasser verschmutzt, die Lebensmittel mit Pestiziden überfrachtet, die Böden vergiftet, die Luft so stark kontaminiert, dass das natürliche Lebenssystem und das menschliche Leben beeinträchtigt werden. Wir sind Zeugen einer allgemeinen Erosion von Ethos, Ethos und Ethik. Das Gemeinsame Haus ist nicht mehr gemeinschaftlich, sondern wird von Eliten in Besitz genommen, die Land, Macht und Geld besitzen und die Politik der Welt kontrollieren. Sie sind der Satan der Erde geworden.

Ebenso gravierend wie die Erosion von Ethos, ethos und Ethik im Allgemeinen ist die Unterdrückung der menschlichen Spiritualität. Um es klar zu sagen: Spiritualität ist nicht gleichbedeutend mit Religiosität, obwohl Religiosität die Spiritualität verstärken kann. Spiritualität entspringt einer anderen Quelle: aus den Tiefen des Menschen. Spiritualität ist ein wesentlicher Teil des menschlichen Wesens, wie Körperlichkeit, Psyche, Intelligenz, Wille und Affektivität.

Neurolinguisten, die neuen Biologen und herausragende Kosmologen wie Brian Swimm, Bohm und andere erkennen an, dass Spiritualität zum Wesen des Menschen gehört. Wir sind von Natur aus spirituelle Wesen, auch wenn wir nicht ausdrücklich religiös sind. Dieser spirituelle Teil in uns offenbart sich in unserer Fähigkeit zu Solidarität, Kooperation, Mitgefühl, Gemeinschaft und völliger Offenheit für andere, für die Natur, für das Universum, mit einem Wort: für das Unendliche. Die Spiritualität lässt den Menschen erkennen, dass hinter allen Dingen eine mächtige und liebevolle Energie steht, die alles erhält und es im Prozess der Evolution für neue Formen offenhält. Einige Neurologen haben ein außergewöhnliches Phänomen festgestellt. Wann immer man sich dem Heiligen existenziell nähert, tritt in einem Teil des Gehirns mit einer starken Beschleunigung der Neuronen die Erfahrung der Zugehörigkeit zu einem größeren Ganzen auf. Sie, nicht die Theologen, nannten dies den “Gottesfleck im Gehirn”. So wie wir äußere Organe haben, durch die wir die uns umgebende Realität wahrnehmen, haben wir ein inneres Organ, das unser evolutionärer Vorteil ist, um jenes Wesen wahrzunehmen, das alle Wesen sein lässt, jene geheimnisvolle Energie, die alle Wesen durchdringt und sie belebt.Diese Spirituele Dimension wurde von unsere materialistische Kultur erstickt. Sie bewertet mehr das Geld als die Natur, der Individualismus als die Kooperation. Sie benutzt mehr die Gewalt als der Dialog, um die Konflikte zu lösen. Sie kann eventuel tödliche Waffen, benutzen, um ihre Interesse zu bewahren.

Heute könnte die Verfinsterung der Ethik und die Verleugnung der menschlichen Spiritualität zu dramatischen Situationen führen. Dabei wäre das tragische Aussterben der Spezies Homo nach einigen Millionen Jahren nicht auszuschließen, der geliebt und genährt wurde von der Magna Mater, die wir nicht mit Sorgfalt, Ehrfurcht und Liebe zu erwidern wussten.

Wir müssen auch nicht verzweifeln. Das Universum hält Überraschungen bereit, und der Mensch ist ein unendliches Projekt, das in der Lage ist, Lösungen für die Fehler zu finden, die es gemacht hat.

Leonardo Boff schrieb zusammen mit Mark Hathaway das Buch Das Tao der Befreiung: eine Ökologie der Transformation in mehreren Sprachen (Vozes 2010), das in den USA die Goldmedaille für Wissenschaft und neue Kosmologie gewann.