Un Dio diverso: quel del Cristianesimo

                                                                        Leonardo Boff

Insegnando come professore invitato all’Università di Heidelberg, dove hanno studiato Martin Heidegger, Max Weber e lo stesso Karl Marx, uno studente musulmano frequentava il mio corso sulla Chiesa di base, le cosiddette comunità di base. Ho riferito che in un grande incontro, anni fa, nella città di Trindade, nello stato di Goiás, c’era uno slogan, scritto a caratteri cubitali proprio all’ingresso del luogo dell’incontro: “La Santissima Trinità è la migliore comunità”.

Sappiamo che i musulmani così come gli ebrei professano un rigido monoteismo. Questo studente musulmano mi chiese: “se dico che il Dio che sta sopra di noi ed è la nostra Fonte originaria lo chiamiamo Padre; e il Dio che è al nostro fianco e si mostra come nostro fratello lo chiamiamo Figlio; e il Dio che vive in noi e si rivela come entusiasmo lo chiamiamo Spirito Santo; lei crede che io parli della Santissima Trinità cristiana”? Io ho fatto una breve pausa, mi sono messo le mani sulla barba e gli ho detto: “sul piano esistenziale, dell’esperienza di un cristiano, possiamo dire che questa è la Santissima Trinità. E ho commentato: “la teologia non parla così; usa espressioni astratte di un’unica natura o sostanza, che sussistono in tre Persone divine, una cosa che pochi comprendono; ma lei ha ragione, perché quello che dice lo possono capire tutti”. Al che lui rispose: “Io come musulmano accetto un Dio così; non è in conflitto con la mia fede musulmana”.

Celebriamo questa domenica, subito dopo la festa di Pentecoste, la festa della Santissima Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Su questa dottrina trinitaria sono state fatte grandi elaborazioni teoriche ed eresie condannate. Tutto è stato pensato nella cornice della filosofia greca, di persona, sostanza, relazione, pericoresi (compenetrazione reciproca tra le Persone divine) e altre. La riflessione è diventata tanto complicata che i cristiani, praticamente, non adorano la Santissima Trinità, perché non la capiscono. Parlano di Dio in una visione monoteistica. Ma così perdiamo l’originalità del pensiero cristiano su Dio.

In verità, l’intuizione che sta dietro l’affermazione che Dio non è la solitudine dell’Uno ma la Comunione di Tre Persone è affermare che l’intima natura di Dio è amore, comunione, diffusione, inclusione, compenetrazione gli uni negli altri: un momento così completo che fa di Dio un Dio trinitario.

Quando i cristiani dicono che Dio è Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, non stanno sommando i numeri 1+1+1 = 3. Se c’è il numero allora Dio è uno solo e non la Trinità. Ma qui si afferma che ci sono tre Unici. L’unico non è un numero, per questo non può essere sommato. Ma succede che questi tre Unici si relazionano tra loro in modo così assoluto, s’intrecciano così intimamente, si amano così radicalmente che si uni-ficano. Cioè, sono uno. Questa comunione non è frutto di Persone che, una volta costituite in sé e per sé, cominciano a relazionarsi. No. La comunione è simultanea, eterna e originaria con le Persone. Loro sono sempre state Persone-comunione, Persone-relazione. Quindi c’è un solo Dio-comunione-relazione-di-Persone.

Con la Trinità non vogliamo moltiplicare Dio. Quello che vogliamo è esprimere l’esperienza singolare che Dio è comunione e non solitudine, è amore che si diffonde con altri amori che crea.

Opportunamente papa Francesco nella sua enciclica sull’ecologia integrale Laudato Si: sulla cura della casa comune ha scritto: Il mondo è stato creato dalle tre Persone divine … e questo mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di relazioni” (n.238).

In questo modo superiamo una visione monoteista e sostanzialista della divinità. La Trinità ci pone al centro di una visione di relazioni, di reciprocità e compenetrazione-comunione, nello stile di quanto si pensa nella cosmologia moderna e nella fisica quantistica: tutto è in relazione con tutto e nulla esiste al di fuori della relazione. Dio-Trinità è la Matrice Relazionale che soggiace e sostiene tutte le relazioni, compresa la nostra, sotto forma di simpatia, amicizia e di amore. La comunione è simultanea e originaria con le Persone. Loro sono, sin dall’eternità, Persone-comunione, Persone-relazione, Persone-amore. Quindi c’è un solo Dio-amore-comunione-relazione-di-Persone.

Sant’Agostino, il grande pensatore di questa visione di Dio-comunione, scriveva nel suo De Trinitate”: «Ciascuna delle Persone divine è in ciascuna delle altre e tutte in ciascuna e ciascuna in tutte e tutte sono in tutte e tutte sono uno solo» (libro VI,10,20).

Così, con un linguaggio diretto, basato più sull’esperienza della fede che sulle dottrine, possiamo accogliere il pensiero del mio ascoltatore musulmano: il Dio che è sopra di noi, la fonte da cui tutto emana è il Padre. Il Dio che è al nostro fianco cammina con noi, è amico dei poveri, è nostro fratello di sangue, lo chiamiamo Figlio. E il Dio che vive in noi, che ci sostiene nell’impotenza e ci dà sempre speranza ed entusiasmo è lo Spirito Santo. Sono un Dio-comunione-relazione-amore.

Un Dio cosi può essere accolto, adorato e sentirsi coinvolto nelle sue relazioni d’amore.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

GUSTAVO GUTIÉRREZ, TEÓLOGO DEL DIOS LIBERADOR

                                Juan José Tamayo

Gustavo Gutiérrez é o grande teólogo peruano, latino-americano,universal, o iniciador da Teologia da Libertação. Agora completa 94 anos. Foi perseguido e proibido como tantos outros teólogos da libertação. Mas o Papa Francisco que vem desde caldo teológico, da Teología da Libertação de vertente argentina, o reabilitou, bem como a Jon Sobrino, José María Castillo e outros. Juntos começamos este tipo de teologia, embora não nos conhecíamos pessoalmente. Mas havia aquilo que Hegel chama de Weltgeist, um Espírito que atravessa o mundo e faz surgir níveis de consciência e temáticas de pensamento e de ação adequadas ao tempo. Assim foi quando começamos nos fins dos anos 60 e princípios dos anos 70 do século passado. Aqui vão os meus melhores votos ao ancião e “AMAUTA” “o sábio”, o maior título que o governo peruano concede a raras personaidades do país. Ele é verdadeiramente um “amauta”, sábio, indígenas, amigo dos pobres e um justo entre as nações. Juan José Tamayo faz-lhe as honras, pois é o teólogo espanhol que melhor conhece a teologia da libertação e a pratica no quadro de seu país.  LBoff

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La teología cristiana ha sido con frecuencia una disciplina inocua en el conjunto de los saberes, beligerante frente a los avances científicos, legitimadora de los poderes establecidos, ajena a la marcha de la historia, poco sensible a los sufrimientos humanos y muro de contención de las revoluciones sociales y políticas. La teología latinoamericana de la liberación ha venido a quebrar dicha imagen, recuperando la imagen del Dios de la vida y de Jesús de Nazaret, el Cristo liberador y situando al cristianismo en la vanguardia de los movimientos sociales que luchan por la transformación de la sociedad de todas las opresiones, también de la religiosa.

El sacerdote peruano Gustavo Gutiérrez es reconocido con razón como el padre del nuevo paradigma teológico que supuso una verdadera revolución epistemológica y metodológica en el discurso religioso y en la práctica liberadora de los cristianos y las cristianas. El pasado 8 de junio cumplió 94 años y conserva íntegra su lucidez intelectual, la misma que tuve la oportunidad de comprobar hace cuatro años en el encuentro que mantuvimos en Lima.

Entonces le felicité por sus 90 años presencialmente. Hoy lo hago de nuevo con este artículo que quiere ser un acto de memoria histórica de los orígenes de la teología de la liberación, cuya primera piedra puso Gustavo en las conferencias que impartió en 1968 en la ciudad peruana de Chimbote, ubicada a orillas de Océano Pacífico. A ellas asistió su compatriota el escritor y antropólogo José María Arguedas, que en El zorro de arriba y el zorro de abajo define a Gutiérrez como “el teólogo del Dios liberador” y lo contrapone al “cura del Dios inquisidor” de su propia novela Todas las sangres. En esas conferencias, calificadas por Arguedas de “lúcidas y patéticas”, Gustavo habló de la teología como inteligencia del compromiso. Tres años después publicó Teología de la liberación. Perspectivas (1971, 1ª ed.), su obra más emblemática e influyente en el panorama teológico cristiano de las últimas cinco décadas, traducida a decenas de idiomas y con numerosas ediciones. Dedica el libro a Arguedas y lo introduce con un texto de Todas las sangres, que Arguedas le había leído en Lima, en el que el sacristán y cantor de San Pedro de Lahuaymarca, quemada ya su iglesia y refugiado entre los comuneros de las alturas, le replica a un cura del Dios inquisidor con argumentos semejantes a los de las conferencias de Chimbote. El propio Gustavo considera al sacristán de San Pedro “precursor de la teología de la liberación”.  

En Teología de la liberación. PerspectivasGustavo define la teología como reflexión crítica de la praxis histórica a la luz de la Palabra, como teología de la transformación liberadora de la historia de la humanidad, que no se limita a pensar el mundo, sino que se sitúa como un momento del proceso a través del cual el mundo es transformado, abriéndose al don del reino de Dios. Estamos ante una nueva manera de hacer teología que tuvo repercusiones sociales y políticas desestabilizadoras para el sistema neocolonial latinoamericano y sigue teniéndolas hoy para el sistema de la globalización neoliberal, que el Papa Francisco define como “globalización de la indiferencia, que nos vuelve “indiferentes ante los clamores de los otros”, y califica de injusto en su raíz.  

Gutiérrez lleva a cabo una verdadera revolución en la teología, cuyo acto primero es el compromiso con los oprimidos y la experiencia del Dios de los pobres, y el acto segundo, la reflexión, pero no desde la neutralidad social y la asepsia doctrinal sino desde el reverso de la historia y la opción ético-evangélica por los pobres. A estos les reconoce el teólogo peruano una fuerza histórica capaz de mutar el curso de la historia en dirección a la liberación. La teología de liberación remite derechamente al compromiso de los cristianos en los movimientos de liberación.  

George Bernanos afirmaba que los cristianos son capaces de instalarse cómodamente bajo la cruz de Cristo. Gustavo Gutiérrez pretende corregir esa tendencia conformista activando las energías utópico-liberadoras del cristianismo. Su referente intelectual es Bartolomé de Las Casas, defensor de los indios sometidos a esclavitud por los conquistadores y pionero del reconocimiento y respeto del pluriverso cultural. Parafraseando a Las Casas (“los indios mueren antes de tiempo”) el teólogo peruano afirma que “los pobres en América Latina mueren antes de tiempo”. Sobre Las Casas ha escrito uno de los mejores estudios que conozco, En busca de los pobres de Jesucristo. El pensamiento de Bartolomé de Las Casas (Centro Bartolomé de Las Casas, 1992), que dedica al teólogo mártir hispano-salvadoreño Ignacio Ellacuría. Otro libro excelente sobre Bartolomé de Las Casas es el de Francisco Fernández Buey La gran perturbación. Discurso del indio metropolitano (El Viejo Topo, Barcelona, 1995).

Las preguntas existenciales, o mejor vitales, que queman en los labios a Gustavo y golpean su conciencia tienen que ver con el lenguaje sobre Dios: ¿cómo hablar de Dios desde el sufrimiento de los inocentes; con la hermandad: ¿cómo hablar de Dios Padre en un mundo donde los seres humanos no son hermanos?, y con la vida y la muerte: ¿cómo hablar de la resurrección en un mundo donde los excluidos son carne de cañón? La pregunta que sigue interpelándole con más radicalidad y urgencia es la que da título a uno de sus ensayos: ¿Dónde dormirán los pobres?  Las preguntas que plantea dan una idea acertada de la orientación de su teología: una teología no levítico-sacerdotal, sino samaritana; crítica y no conformista, abierta al pluriverso cultural, religioso y étnico, no de pensamiento único; una teología siempre en perspectiva de liberación y sensible a las nuevas esclavitudes que genera la globalización neoliberal. En la teología de Gustavo Gutiérrez vuelven a articularse armónicamente pensamiento y vida, teoría y praxis, rigor metodológico y talante profético, como sucediera en los misioneros, teólogos y obispos defensores de los derechos de los indios de Abya-Yala en el siglo XVI. El teólogo peruano acostumbra a decir que él no cree en la teología de la liberación, sino que esta es solo camino para mejor seguir a Jesús de Nazaret y contribuir a la liberación de los pobres. Todo un ejemplo de modestia intelectual para los teólogos europeos que tendemos a veces a conceder más importancia a la teología que a la experiencia, a la teoría que a la práctica, a la reflexión que a la liberación, cuando ambas tienen que ir unidas

Gustavo Gutiérrez, honoris causa

Ad multos años, Gustavo

Para una profundización sobre Gustavo Gutiérrez y sobre la Teología de la liberación, remito a mis libros: Para comprender la teología de la liberación (1989; 2017, 8ª ed.) (EVD, Estella); Panorama de la teología latinoamericana (2002, 2ª ed.) (EVD, Estella); La teología de la liberación en el nuevo escenario político y religioso (2011, 2ª ed,) (Tirant, Valencia); Teologías del Sur. El giro descolonizador (2017), (Trotta, Madrid).

                        Um Deus diferente

                                             Leonardo Boff

Dando aulas como professor visitante na Universidade de Heidelberg,onde Martin Heidegger, Max Weber e o próprio Karl Marx estudaram, um estudante muçulmano assistia meu curso sobre a Igreja na base, as assim chamadas comunidades de base. Relatei que num grande encontro,há anos, na cidade de Trindade, no estado de Goiás, havia um  lema, escrito em letras garrafais logo na entrada do local do encontro:”A Santíssima Trindade é a melhor comunidade”.

Sabemos que os muçulmanos bem como os judeus professam um estrito monoteismo. Este estudante muçulmano me perguntou: “se eu disser que o Deus que está acima de nós e é nossa Fonte originária chamamos de Pai; e o Deus que está ao nosso lado e se mostra como nosso irmão chamamos de Filho; e o Deus que mora dentro de nós e se revela como entusiasmo chamamos de Espírito Santo, o Sr.acha que estou falando na Santíssima Trindade cristâ”? Eu fiz uma pequena pausa, coloquei as mãos na barba e lhe disse: “no nível existencial, da experiência de um cristão, podemos dizer que isso é a Santíssima Trindade. E comentei: “a teologia não fala assim; usa expressões abstratas de uma única natureza ou substância, subsistindo em três Pessoas divinas, coisa que poucos entendem; mas você tem razão, pois o que vc diz todos podem entender”. Ao que ele respondeu: “eu como muçulmano aceito um Deus assim; ele não conflita com minha fé muçulmana”.

Celebramos no domingo, logo após a festa de Pentecostes, a festa da Santíssima Trindade,do Pai,do  Filho e do Espírito Santo. Sobre esta doutrina trinitária se fizeram grandes elaborações teóricas e heresias condenadas. Tudo foi pensado no quadra da filosofia grega, de pessoa, substância, relação, pericórese (inter-retro-relação entre as divinas Pessoas) e outras. A reflexão ficou tão complicada que os cristãos, praticamente, não adoram a Santíssima Trindade, porque não a entendem.. Falam de Deus  numa visão monoteísta. Mas assim perdemos a originalidade do pensamento cristão sobre Deus.

Na verdade, a intuição que está por detrás da afirmação de que Deus não é a solidão do Uno mas a Comunhão de Três Pessoas é afirmar que a natureza íntima de Deus é amor, comunhão, difusão, inclusão, interpenetração num no outro: um momento tão completo que faz com que Deus seja um Deus trinitário.

Quando os cristãos falam  que Deus é Trindade, Pai, Filho e Espírito Santo não estão somando números 1+1+1+1=3. Se houver número então Deus é um só e não Trindade. Mas aqui se afirma que há três Únicos. O único não é número por isso não pode ser somado. Mas ocorre que estes três Unicos se relacionam entre si tão absolutamente, se entrelaçam de forma tão íntima, se amam de maneira tão radical que se uni-ficam. Isto é, ficam um. Esta comunhão  não é resultado das Pessoas que, uma vez constituídas em si e para si, começam a se relacionar. Não. A comunhão é simultânea, eterna e originária com as  Pessoas. Elas são, desde todo sempre, Pessoas-comunhão, Pessoas-relação.  Então  há um só Deus-comunhão-relação-de-Pessoas.

Com a Trindade não queremos multiplicar Deus. O que queremos é expressar a experiência singular de que  Deus é comunhão e não solidão, é amor que se difunde com outros amores que cria. .

Pertinentemente escreveu o Papa Francisco em sua encíclica de ecologia integral Laudato Si: sobre o cuidado da Casa Comum:

O mundo foi criado pelas três Pessoas divinas …e este  mundo criado segundo o modelo divino, é uma trama de relações”(n.238).

Desta forma,  ultrapassamos uma visão monoteísta e substancialista da divindade. A Trindade nos coloca no centro de uma visão de relações, de reciprocidades e inter-retro-comunhões bem no estilo do que se pensa  na moderna cosmologia e na física quântica: tudo está relacionado com tudo e nada existe fora da relação. Deus-Trindade é a Matriz Relacional que subjaz e sustenta todas as relação, também as nossas na forma de simpatia, amizade e de amor. A comunhão é simultânea e originária com as  Pessoas. Elas são, desde toda a eternidde, Pessoas-comunhão, Pessoas-relação., Pessoas-amor. Então  há um só Deus-amor-comunhão-relação-de-Pessoas.

Santo Agostinho, o grande pensador desta visão de Deus-comunhão, escreveu no seu “De Trinitate”: “Cada uma das Pessoas divinas está em cada uma das outras e todas em cada uma e cada uma em todas e todas estão em todas e todas são somente um” (livro VI,10,20).

Então,numa linguagem direta, fundada mais na vivência de fé do que nas doutrinas, podemos acolher o pensamento de meu ouvinte muçulmano: o Deus que está acima de nós, fonte de onde tudo emana é o Pai. O Deus que está ao nosso lado  caminhou conosco,foi amigo dos pobres é nosso  irmão de sangue,  chamamos de Filho. E o Deus que mora dentro de nós que nos sustenta no desamparo e nos dá sempre esperança e entusiasmo é o Espírito Santo. Eles são um só-Deus-comunhão-relação-amor.

Um Deus assim dá para aceitar, adorar e sentir-se envolvido em suas relações de amor.

Leonardo Boff é teólogo e escreveu A Trindade, a Sociedade e a Libertação,Vozes 1986; A Santíssima Trindade é a melhor Comunidade,  Vozes 1988.

Lo Femenino y el Espíritu Santo

Leonardo Boff*

Es convicción de fe de los cristianos que el Hijo de Dios-Padre se encarnó en el hombre Jesús de Nazaret. Así la encarnación, bien representada en la fiesta de Navidad, es una de las celebraciones principales de la cristiandad.

Casi nunca pensamos en la “encarnación” del Espíritu Santo. Al contrario, nos concentramos más en la fiesta de Pentecostés, que recuerda la venida del Espíritu Santo sobre los Apóstoles reunidos en el cenáculo. Sobre todos los que estaban con ellos, de varias procedencias y que hablaban las más distintas lenguas, una especie de lengua de fuego descendió sobre sus cabezas. Todos entendierom el mismo mensaje como si hubiese sido dicho en la lengua de cada uno.

Esta fiesta de Pentecostés nos ofrece la oportunidad de profundizar en el significado del Espíritu en la humanidad y en la creación.

Pensándolo bien, el Espíritu estaba siempre en el mundo. El primer capítulo del Génesis refiere que el Espíritu se cernía sobre el desierto, el vacío y las tinieblas primigenias (touwaboú en hebreo) y dio origen y ordenó todas las cosas creadas. El amor, la bondad, la solidaridad, la compasión y todas las demás virtudes tienen que ver con el Espíritu Santo. Estas realidades se encuentran en todos los pueblos de la Tierra. Por eso se dice que el   Espíritu Santo llega antes que el misionero. Este ya encuentra la presencia del Espíritu en aquellas  realidades tan humanas. El evangelio viene a confirmarlas y consolidarlas.

Y aquí surge la pregunta: un hombre, Jesús de Nazaret, fue divinizado por la encarnación del Hijo  eterno, pero ¿qué pasa con la mujer? Para el equilibrio de la propia autocomunicación de Dios (revelación), ¿no sería conveniente divinizar también a la mujer? Así lo masculino y lo femenino (animus y anima), la totalidad del fenómeno humano, comenzaría a pertenecer al propio Dios. Toda la humanidad sería entronizada en la Suprema Realidad.

Esta reflexión tiene cierta actualidad, pues vivimos bajo la eventual amenaza de desaparición de la especie humana debido a nuestra propia irresponsabilidad, por haber destruido las condiciones físico-químico-ecológicas que sustentan nuestra vida. Si por un acaso esto llegase a suceder, podemos decir que algo nuestro, lo masculino y lo femenino,em Jesús y María están ya eternizados y habríamos alcanzado el punto Omega de la antropogénesis.

Por tanto, algo nuestro jamás desaparecerá, lo que fundamenta la esperanza de que tampoco nosotros vamos a desaparecer.

Retomando el tema, podemos decir que una mujer, Miriam de Nazaret, fue también elevada a la altura de la divinidad. No soy yo quien lo dice, sino el mismo evangelista san Lucas, cuando es leído con ojos no patriarcales. De hecho, él dice: “El Espíritu Santo vendrá sobre ti y la fuerza del Altísimo armará su tienda sobre ti y por eso el Santo que de ti nacerá será llamado Hijo de Dios” (1,35).

Tenemos que leer el texto en su original griego para entender el mensaje ahí revelado. Entonces nos damos cuenta de que el evangelista Lucas usa la misma palabra con referencia a Miriam que el evangelista Juan usa refiriéndose a Jesús. Ambos usan la expresión “tienda” (skené en griego) para expresar la morada permanente, no fugaz, sea del Hijo sea del Espíritu Santo.

Lucas dirá que el Espíritu Santo “armará su tienda” (episkiásei: 1,35) sobre María. Juan dirá también “que el Logos (Hijo) armó su tienda entre nosotros” (eskénosen: Jn 1,14). Como puede verse, subyace a esos verbos la misma expresión, skené: morada permanente, personal y duradera de las divinas Personas, ya sea sobre el hombre Jesús o sobre la mujer Miriam. “Por eso” (diò kaì) lo que nacerá de ella es Hijo de Dios”.

Sólo es Hijo de Dios quien nace de alguien que ha sido elevado a la altura de Dios. Fue lo que ocurrió con Miriam de Nazaret. Sólo es posible la venida del Hijo de Dios-Padre encarnándose en Jesús porque antes ocurrió la venida del Espíritu, que asumió a la mujer, Miriam, que gestó al Hijo de Dios-Padre. De aquí que la primera Persona divina en venir a este mundo no fue el Hijo sino el Espíritu Santo.

Por todo esto nos es concedido afirmar que una mujer ha sido también divinizada. Así llegamos a un perfecto equilibrio humano-divino. Lo masculino a través de Jesús y lo femenino a través de Miriam forman parte del misterio de Dios. Ya no podremos hablar de Dios sin hablar del hombre y de la mujer. Ni tampoco podremos hablar del hombre y de la mujer sin hablar de Dios.

Se nos escapa lo que significa, en su última radicalidad, esta imbricación divino-humana, masculino-femenino y las dos divinas Personas. Son misterios que remiten a otros misterios; misterios no como límite de la razón sino como lo ilimitado de la razón, misterios que no dan miedo cual abismos aterradores sino que extasían como las cumbres de las montañas. En el fondo se trata de un único Misterio de comunión y de donación, de ternura y de amor en el cual Dios y los seres humanos estamos indisolublemente envueltos.

Sé que hay feministas que no aceptan este tipo de reflexión y alegan que no necesitan la divinización para ser plenamente mujeres. Yo solo hago esta consideración: “te estoy mostrando una estrella; si no puedes verla, no es por culpa de la estrella sino de tus ojos”. La oferta de sentido sigue siendo válida.

El Espíritu no restringe su presencia solo a lo femenino, comenzando por Miriam de Nazaret, sino que en cierta forma tiene una presencia cósmica. Dice un antiguo dicho: “El Espíritu duerme en la piedra, sueña en la flor, despierta en los animales y siente y sabe que está despierto en el ser humano”.

De esta forma, la historia del mundo y del universo es la historia de la acción creativa y siempre dinámica del Espíritu rumbo a una plenitud siempre ansiada que un día, así lo esperamos, se va a realizar.

*Leonardo Boff es filósofo, teólogo y escritor, ha escrito El Espíritu Santo: fuego interior, dador de vida y padre de los pobres, Vozes 2013; El rostro materno de Dios, Vozes 2012; El Ave-Maria: lo femenino y el Espíritu Santo, Vozes 2014; con Rose Marie Muraro, Femenino & Masculino: una nueva conciencia para el encuentro de las diferencias, Record 2010. Todos publicados en español.

Traducción de Mª José Gavito Milano