Studio Tecnico d'ingegneria Ingg. Paolo Vozzo & Enrico Raiteri

Dentro le comunità, al servizio delle persone

Cambiamo paradigma? La fraternità al centro: L.Boff

di Daniele Rocchetti | venerdì 23 luglio 2021

Santalessandro.org

Forse ha ragione Bauman quando scrive: “Il vero problema dell’attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande. Astenerci dal porre certi problemi è molto più grave di non riuscire a rispondere alle questioni già ufficialmente sul tappeto; mentre porci domande sbagliate troppo spesso ci impedisce di guardare ai problemi davvero importanti. Il prezzo del silenzio viene pagato con la dura moneta delle umane sofferenze. Porsi le questioni giuste è ciò che, dopotutto, fa la differenza tra l’affidarsi al fato e perseguire una destinazione, tra la deriva e il viaggio. Mettere in discussione le premesse apparentemente indiscutibili del nostro modo di vivere può essere considerato il più urgente dei servizi che dobbiamo svolgere per noi stessi e per gli altri”.  Per questo abbiamo bisogno di letture “divergenti” che aiutino – anche le nostre comunità ecclesiali – a guardare in profondità, a mettere in discussione l’ovvio, a chiedere fino a che punto la fede in Gesù Cristo è passione per l’uomo e per la storia, è cura del creato. Il libro di Leonardo Boff, pubblicato da poco da Castelvecchi, “Abitare la terra”, va in questa direzione. Boff, uno dei padri della teologia della liberazione, da sempre attento ai temi legati ad un’etica della “madre terra”, ha raccolto in un testo,a ampliandoli, i due splendidi contributi scritti nei mesi scorsi per il blog “Confini” (confini.blog.rainews.it:  È possibile la fraternità umana universale con tutte le creature? Fratelli tutti: la politica come tenerezza e gentilezza.)  Il volume è impreziosito da una robusta introduzione scritta da Pierluigi Mele, coordinatore del blog e giornalista di Rainews 24. Proprio a Pierluigi Mele, sapiente osservatore e interprete del tempo presente,  ho posto alcune domande relative ai temi del libro.

A quando risale la tua amicizia con Leonardo Boff?
Prima di rispondere alla tua domanda voglio che fin da giovane mi sono confrontato con il pensiero di Leonardo Boff e di altri teologi della liberazione. Infatti mi sono laureato  in scienze politiche proprio su questo tema. Per cui il terreno era già pronto. La nostra amicizia nasce a Bassano del Grappa, dove era stato invitato dall’Associazione Macondo per una conferenza. In quell’occasione lo intervistai per Rainews24. Da quel giorno il nostro rapporto si è intensificato con scambi di idee e di interviste. E questo ha creato una profonda sintonia.

Dove sta a tuo avviso il valore di questo libro?
Il valore del libro sta nel pensiero profondo di Leonardo Boff, un autentico maestro del pensiero contemporaneo. Insieme a Noam Chomsky e a Egdar Morin si colloca in alto tra gli intellettuali critici del sistema. Chi leggerà questo libro non resterà indifferente rispetto alla crisi planetaria che stiamo vivendo. Sono sicuro che produrrà una presa di coscienza positiva.

Boff riprendendo alcuni passi dell’enciclica Fratelli tutti parla del llberismo come di un idolo: un pensiero unico che pervade l’intero pianeta. La cosmologia della fraternità universale è praticabile o rischia di essere solo una pia e nobile intenzione?
Non è una pia intenzione. Come potrebbe esserlo di fronte ad una situazione apocalittica. La prospettiva si costruisce con il cambio radicale del nostro paradigma sociale dominante: nel pensiero e nellazione, mai come oggi siamo stati di fronte a unalternativa chiara: dobbiamo scegliere tra una cosmologia della dominazio­ne, della conquista, del potere, e una cosmologia della cura e della relazione e della fraternità  che implica «il riconoscimento del valore intrin­seco di ogni essere, anziché la sua mera utilizzazione da parte umana; il rispetto per lintera vita e per i diritti e la dignità della natura, invece del suo sfruttamento».Cioè è la rivoluzione paradigmatica del passaggio dal dominusal frater.

La pandemia ci ha mostrato l’insostenibilità del paradigma che ha legittimato questo modello di sviluppo. Eppure la ripartenza non pare all’insegna di un cambiamento..
La tua osservazione è giusta. Forse si potrebbe dire con Gramsci che il “vecchio mondo sta morendo e il nuovo mondo tarda a comparire”. I “padroni dell’umanità ” resistono (le grandi società multinazionali, il capitale finanziario). Fanno il “maquillage” al sistema. In questo è emblematico il “Great Reset”. Anche il “filantrocapitalismo” dei super-ricchi rientra in questa logica di perpetuazione del sistema neo liberista. Parliamo di quella fetta della popolazione mondiale che, secondo i dati Oxfam relativi al 2019, costituisce l1% più ricco sotto il profilo patrimoniale e che detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.Il problema principale nasce dal fatto che diventate ricche, queste persone usano le leve della globalizzazione per incidere sulle regole della politica mondiale”. Puntano le aree deboli della governance globale, delle Nazioni Unite, per penetrarle lentamente e stabilirsi in posizioni di potere. Il nostro compito di cittadini militanti è quello di essere consapevoli di questo. Creare un processo di coscientizzazione nei confronti del sistema politico non solo italiano ma anche europeo. Si può creare davvero un processo di reversibilità di questa logica perversa. 

Papa Francesco si erge come uno dei pochi leader mondiali in grado di essere riconosciuto credibile anche fuori dal perimetro dei credenti. Questo rende però evidente il deficit di classe dirigente a tutti i livelli: politico, ecclesiale, associativo. Come è possibile e su cosa ripartire per mettere di nuovo in circolo pensieri e percorsi che possano incidere anche tra coloro che decidono e hanno posizioni di rilievo?
Dove iniziare? Qui il Papa ci da una indicazione di fondo,  che spesso ripete ai movimenti sociali: Non aspettatevi niente dall’alto poiché sarà sempre più o meno lo stesso o peggio; cominciate da voi stessi, siate i poeti del nuovo mondo”. Per questo suggerisce: “È possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ciò che è più concreto e locale, fino allultimo angolo della patria e del mondo” (n. 78). Dal locale si passa al regionale, dal regionale al nazionale e dal nazionale al mondiale (cf.147). Dedica lunghe riflessioni sull’economia e la politica, ma evidenzia: “la politica non deve sottomettersi alleconomia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia” (n. 177). Fa una schietta critica al mercato che non possiede la soluzione a tutti i problemi della sussistenza umana, tanto meno nella sua dimensione globalizzata (c.n.168). La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli” (n. 12). Crea appena  dei soci, ma non fratelli (n. 101). In questo senso occorre ricordare le proposte concrete, operative del Forum di Assisi sull’Economia di Francesco. Il nuovo paradigma della fraternità e dell’amore sociale si dispiega nell’amore nella sua realizzazione pubblica, nella cura dei più fragili, nella cultura dell’incontro e del dialogo, nella politica come tenerezza e gentilezza.

Nella tua introduzione, citi, tra gli altri, Giorgio La Pira ed Ernesto Balducci. Siamo figli di una stagione che ha avuto grandi testimoni che hanno mostrato come la fraternità evangelica possa diventare amore politico. Dove li rintracci oggi?

Bisogna essere chiari su questo punto: la comunità ecclesiale italiana in questi ultimi anni si è molto impoverita di leader e di pensiero “lungo”. Paga, a caro prezzo, la gelata ruiniana. Non è facile ricostruire. Lo sforzo di Papa Francesco di ridare ossigeno alla Chiesa italiana è titanico. Spero nel percorso sinodale. Spero davvero. La parola “fraternità” non mi sembra che sia all’ordine del giorno nella politica italiana. Poi se pensiamo, anche, che esiste una forza politica di estrema destra che si chiama “Fratelli d’Italia” (che deforma in senso nazionalistico il concetto di “fraternità”, riducendolo a una clava contro lo “straniero”) capisci quanto siamo lontani dalla fraternità evangelica. E la sinistra? La sinistra in questi anni è stata troppo timida. Ancora una volta si pone l’alternativa con la destra. Solo una coraggiosa politica di fraternità può far rinascere l’idea stessa di sinistra. Tu mi chiedi dove rintraccio oggi le idee di La Pira e Balducci. A livello politico in nessuno. A livello ecclesiale, secondo me,  in Sant’ Egidio , nella Caritas, nelle Acli (anche se hanno perso parecchio della loro capacità di profezia) e in Pax Christi.

Nel  libro vi sono parole molto belle sull’urgenza della speranza come virtù e come principio

Si è vero. Oggi abbiamo bisogno del “Principio Speranza”. Leonardo ha citato il grande filosofo tedesco della speranza Ernst Bloch.  Al riguardo vorrei concludere questa nostra conversazione con un pensiero di Charles Peguy. Come sappiamo Peguy definisce la Speranza come una “bambina irriducibile”. Che la descrive così: 

La Speranza ama ciò che sarà.
Nel tempo e per l’eternità.
Per così dire nel futuro dell’eternità.
La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.
Ama quel che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del tempo e dell’eternità.
Sul sentiero in salita, sabbioso, disagevole.

“La Speranza ama quel che non è ancora e che sarà”. Allora il senso profondo del libro di Leonardo è proprio questo: un profondo atto di amore nell’umanità e nella sua capacità di intraprendere, con umiltà, un cammino di autentica fraternità. Facebook Twitter LinkedI

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“Abitare la terra”. Quale via per la fraternità universale?

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L’epoca della pandemia seguita a porci sfida ormai esistenziali e un grande teologo, dall’America Latina ci avverte: “Di fronte a questo drammatico scenario in cui è in ballo il destino comune della Terra e dell’umanità sono stati prodotti tre documenti seminali: la Carta della Terra (2003), nata da un’ampia consultazione e approvata dall’UNESCO, e le encicliche di Papa Francesco Laudato si’. Enciclica sulla cura della Casa Comune (2015) e Fratelli tutti (2020). Tutti questi testi, coscienti della grave situazione del pianeta e della vita su di esso, propongono alternative paradigmatiche, capaci di proiettarci verso un percorso diverso e salvifico. Come mai prima d’ora nella storia siamo obbligati a prenderci carico della nostra sopravvivenza e decidere se vogliamo prolungarla o se porvi drammaticamente fine”.

La storia della teologia della liberazione non può prescindere dalla storia dei cristiani marxisti, che Papa Francesco ha ricordato magnificamente dicendo di loro che pensavo di essere gli ultimi cristiani e invece erano gli ultimi marxisti. Ma la storia della teologia della liberazione non prescindere neanche dalla domanda se esista una teologia che non è di liberazione. Purtroppo abbiamo viste molte teologie smarrire questa necessità di liberazione dell’uomo. Per questo uno dei più grandi teologi viventi, Leonardo Boff, padre della teologia della liberazione, si è compromesso per tutta la sua con i poveri: “si è compromesso, secondo il paradigma centrale della teologia della liberazione, con i poveri e gli ultimi”. Eppure i teocon hanno diffuso un cattocapitalismo che legittima non solo il liberismo economico, ma anche il privilegiare i ricchi, perché così si creerebbe una ricaduta di benessere sui poveri. La fermezza della presa di distanza di Papa Francesco da queste visioni è divenuta esplicita con le sue ultime due encicliche, Laudato si’ e Fratelli tutti, citate da Boff come due dei tre documenti che ci indicano la strada della liberazione dalle secche in cui ci troviamo. In particolare a queste due encicliche e soprattutto a Fratelli tutti è dedicato il nuovo volume, pubblicato in Italia da Castelvecchi, di Leonardo Boff, “Abitare la terra”, aperta da una bellissima dedica al collega di Rainews Pierluigi Mele che ne ha scritto la prefazione.

Mele presenta con sintesi e visione il lavoro di Boff, indicandoci da subito il legame tra l’autore e i citati testi di Francesco, in una importante citazione del grande teologo brasiliano: “Ora l’ecologia integrale e la teologia della liberazione hanno qualcosa in comune: entrambe partono da un grido. L’ecologia nasce dal grido degli esseri viventi, delle foreste, delle acque […] specialmente dal grido della Terra. […] E all’interno della categoria dei poveri deve essere incluso il Grande Povero che è la Terra, nostra Madre, la Terra torturata e crocifissa che dobbiamo far scendere dalla croce”. E’ vero, tanto che Mele può concludere così la sua prefazione: “ Per questa loro capacità di ascolto dei poveri e degli ultimi, Papa Francesco e Leonardo Boff sono diventati fratelli di tutti, fratelli universali”. Non è la tesi di un “bergoglista”, tanto è vero che l’umanista planetario Edgar Morin, compiendo un un secolo di vita, ha detto: “Rendo omaggio a Papa Francesco, perché è il solo ad avere la coscienza di tutta l’umanità. Serve un cambio di rotta al mondo”. Che questo cambio di rotta serva lo percepiamo tutti, ma è Francesco che sa esprimerlo con la forza della sua visione radicalmente evangelica e quindi la sua piena accettazione dell’altro. La digressione è fratelli tutti, mentre l’economia attuale o ci rende con il consumismo “clienti tutti” o ci fa con la finanza soci tutti, ma mai ci fa fratelli. Il racconto evangelico del buon samaritano è un po’ la bussola narrativa di questo rieorientamento nell’enciclica di Francesco. Scrive al riguardo Leonardo Boff: “Attraverso i personaggi che popolano la parabola del buon samaritano, Papa Francesco sferza un ulteriore attacco all’economia politica che si traduce in una domanda cruda, diretta e determinante: “Con chi ti identifichi?”. Il racconto è noto. Un viandante viene piccato per strada e lasciato così, sanguinante. Passano degli uomini di Dio, dei sacerdoti, ma non si ferma. Si ferma invece un samaritano, l’eretico del tempo. E soccorre il malcapitato. Il senso è forte, evidente: il buon samaritano diventa così il modello dell’amore sociale e politico e della solidarietà illimitata.

Per questo l’amicizia sociale è al centro del libro e della riflessione cosmica di Boff, che prima di arrivare ai rapporti con il creato setaccia quelli dell’umano, di noi uomini, per poi affermare che il reset che ci occorre è quella di una cosmologia, abbandonando quella del dominio, con gli altri e con la natura. Non può che essere una la cosmologia opposta, quella che ci serve. Ma Mele ci riporta ancora all’economia, alla concretezza del fare, tanto cara a uomo post-ideologico come Francesco. E così riproduce i 12 punti scaturiti dall’incontro mondiale di giovani economisti The Economy of Francis: è una tabella di marcia per il nuovo presente: “1.Le grandi potenze mondiali e le grandi istituzioni economico-finanziarie rallentino la loro corsa per lasciare respirare la Terra. Il Covid ci ha fatto rallentare, senza averlo scelto. Quando il Covid sarà passato, dobbiamo scegliere di rallentare la corsa sfrenata che sta asfissiando la Terra e i più deboli;

2. venga attivata una comunione mondiale delle tecnologie più avanzate perché anche nei Paesi a basso reddito si possano realizzare produzioni sostenibili; si superi la povertà energetica – fonte di disparità economica, sociale e culturale – per realizzare la giustizia climatica;

3. il tema della custodia dei beni comuni (specialmente quelli globali quali l’atmosfera, le foreste, gli oceani, la Terra, le risorse naturali, gli ecosistemi tutti, la biodiversità, le sementi) sia posto al centro delle agende dei governi e degli insegnamenti nelle scuole, università, business school di tutto il mondo;

4. mai più si usino le ideologie economiche per offendere e scartare i poveri, gli ammalati, le minoranze e svantaggiati di ogni tipo, perché il primo aiuto alla loro indigenza è il rispetto e la stima delle loro persone: la povertà non è maledizione, è solo sventura, e responsabilità di chi povero non è;

5. che il diritto al lavoro dignitoso per tutti, i diritti della famiglia e tutti i diritti umani vengano rispettati nella vita di ogni azienda, per ciascuna lavoratrice e ciascun lavoratore, garantiti dalle politiche sociali di ogni Paese e riconosciuti a livello mondiale con una carta condivisa che scoraggi scelte aziendali dovute al solo profitto e basate sullo sfruttamento dei minori e dei più svantaggiati;

6. vengano immediatamente aboliti i paradisi fiscali in tutto il mondo perché il denaro depositato in un paradiso fiscale è denaro sottratto al nostro presente e al nostro futuro e perché un nuovo patto fiscale sarà la prima risposta al mondo post-Covid;

si dia vita a nuove istituzioni finanziarie mondiali e si riformino, in senso democratico e inclusivo, quelle esistenti (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) perché aiutino il mondo a risollevarsi dalle povertà, dagli squilibri prodotti dalla pandemia; si premi e si incoraggi la finanza sostenibile ed etica, e si scoraggi con apposita tassazione la finanza altamente speculativa e predatoria; le imprese e le banche, soprattutto le grandi e globalizzate, introducano un comitato etico indipendente nella loro governance con veto in materia di ambiente, giustizia e impatto sui più poveri;

le istituzioni nazionali e internazionali prevedano premi a sostegno degli imprenditori innovatori nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultima, manageriale, perché solo ripensando la gestione delle persone dentro le imprese, sarà possibile una sostenibilità globale dell’economia;

gli Stati, le grandi imprese e le istituzioni internazionali si prendano cura di una istruzione di qualità per ogni bambina e bambino del mondo, perché il capitale umano è il primo capitale di ogni umanesimo;

le organizzazioni economiche e le istituzioni civili non si diano pace finché le lavoratrici non abbiano le stesse opportunità dei lavoratori, perché imprese e luoghi di lavoro senza una adeguata presenza del talento femminile non sono luoghi pienamente e autenticamente umani e felici;

chiediamo infine l’impegno di tutti perché si avvicini il tempo profetizzato da Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2, 4). Noi giovani non tolleriamo più che si sottraggano risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e futuro per costruire armi e per alimentare le guerre necessarie a venderle. Vorremmo raccontare ai nostri figli che il mondo in guerra è finito per sempre.” Punti che Leonardo Boff sa ricapitolare culturalmente così: “ Il paradigma del potere e la pretesa dell’essere umano di apparire come un dominus (signore e padrone) su tutto ciò che esiste e vive – piuttosto che essere frater (fratello) di tutti e con tutti – non rispondono ai gravi problemi che l’uomo stesso ha creato. Dobbiamo necessariamente cambiare e cercare un altro cammino, poiché questo ci porta su una strada senza ritorno.

Sia la Carta della Terra che le due encicliche di ecologia integrale di Papa Francesco si sforzano di presentare altri principi e nuovi valori che possono illuminarci a intraprendere un percorso di salvezza. […] L’ultima enciclica sociale Fratelli tutti rappresenta un appello di Papa Francesco angosciato e speranzoso al tempo stesso. Angosciato dalla chiara consapevolezza che siamo tutti «sulla stessa barca e che o ci salviamo tutti insieme o nessuno si salva». Speranzoso nella fiducia verso la creatività umana che può progettare un altro tipo di mondo non ancora conosciuto, basato cioè su quanto di più umano c’è nell’uomo: l’amore, la solidarietà, la cura, il senso di una fratellanza universale non solo tra gli esseri umani, ma anche con tutti gli altri esseri della natura e una totale apertura all’Infinito, al Dio che si è presentato come un appassionato «amante della vita» che abita dentro di noi”.

Palavra de agradecimento e comunhão depois de uma ameaça de infarto cardíaco: Dom Marcelo Barros, irmão universal

Publicamos aqui o testemuimho comovente de monje beneditino,peregrino pelas comunidades do Brasil e do mundo e um dos mentores de excelentes lives sobre temas bíblicos e espirituais.. É teólogo, foi assessor de Dom Hedler Câmara e um dos importantes teólogos da libertação. Um homem verdadeiramente espiritual que sabe ver so sinais do amor de Deus no cotidiano da vida e no encontro com os irmãos e irmãs. É também autor de muitos livros, de extraordinária qualidade sobre vida espiritua, sobre relação fé e política e comentários bíblicos. Publicamos aqui este seu testemunho depois de sofrer um infarto do mio cárdio e como sobreviveu. Sempre sentindo-se na palma da mão de Deus que o deixou entre nós para cumprir uma missão de ânimo e de esperança em todos que o seguem seja nas lives, seja nas conferências, seja lendo seus livros. Ao amigo-irmão vão aqui os votos meus e de Márcia que muito o admira para que volte logo à sua missão peregrina. LBoff

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“E depois de ter criado o humano,
 Deus viu tudo quanto tinha feito, e eis que era muito bom. 
Houve uma tarde e a manhã. Foi o sexto dia” (Gn 1, 31).

Queridos irmãos e irmãs, 

Neste sexto dia, depois do infarto, recebi alta e acabo de chegar em casa. Quando vejo no relatório clínico, “infarto agudo do miocárdio”, ainda tenho dificuldade de aceitar que aquela dor sufocante era isso. De todo modo, ela não me venceu. Não me impediu de esperar o amanhecer, andar duas quadras da minha casa até encontrar um taxi e ir sozinho ao hospital onde fui imediatamente muito bem socorrido e diagnosticado quase pela cara. 

Nestes dias me lembrava de um dos livros do Saint Exupery que conta uma pane que, em seu avião do Correio Aéreo Francês, ele sofreu no meio da Cordilheira dos Andes e teve consciência de iria morrer ali no meio da neve e do vazio. Neste momento, compreendeu que o náufrago não era apenas ele e sim todas as pessoas queridas e por elas tentou andar com a perna quebrada e desmaiou. Foi socorrido por alguém que ele nunca soube quem foi, o que o fazia ver o seu salvador em todo ser humano que encontrava. 
Louvado és Tu, Pai, Mãe de Amor, 

Antes de tudo pelo irmão infarto que me deu uma queda imensa, desarrumou a casa, mas parece que não quis acabar com minha vida como teria podido. Obrigado pelo aviso agressivo e violento, mas aviso de vida. 

Louvado sejas pela Medicina Contemporânea. 
Sei que anda de mãos dadas com a indústria e o comércio. Sei que não é holística e sua arrogância dificulta o diálogo com as sabedorias ancestrais e a medicina popular. Sei que fui olhado e analisado como uma máquina que apresenta defeito e precisa de recauchutamento. No entanto, muito obrigado por me salvar a vida de forma que talvez há algumas décadas não tivesse sido possível. 

Louvado sejas pelos médicos e enfermeiras/as que cuidaram de mim noite e dia, pelos trabalhadores que servem nos hospitais e principalmente naquele ambiente inóspito e quase cruel da UTI. Ilumina-os e fortalece-os/as no caminho da humanização. 
Lembra, meu Deus, que cada vez que furavam meu braço e procuravam veias que não encontravam, eu pensava em um terreno esburacado no qual, em cada um destes furos, quero plantar uma flor e cada flor deste terreno simbólico terá o nome de uma das pessoas que fazem parte de minha vida.

Lembra que na sexta à noite, o médico de plantão da UTI veio até o meu leito, me viu cheio de fios e controles. E me disse: Estou espantado em ver como o senhor é uma pessoa recomendada. 

E desde o limiar da consciência ainda que na névoa provocada pelos medicamentos, respondi: 
– Cada pessoa aqui, doutor, é muito recomentada. Em cada um desses leitos, se o senhor olhar bem, o senhor vai ver de pé e segurando na mão do outro, uma mãe ou pai, um filho ou filha, um/a amigo querido/a… Sempre recomendando quem está doente. 
Ele me respondeu: – É verdade. 
E não o vi mais depois disso. 

Quando eu estava ali uma hora na maca nu e em uma temperatura muito baixa, não sei quantos graus eram, e com tanta gente na sala que iam e voltavam sem me dirigir a palavra, e eu de repente me senti como se fosse ali uma coisa, um pacote, menos que um animal se esvaindo… Tu, meu Pai, me fizeste recordar dos milhões de brasileiros que sofrem muito mais do que eu, em situação de pobreza muito maior e a comunhão com esses irmãos e irmãs não digo que me fez sentir feliz de estar ali (isso seria demais), mas me fez aceitar e rir da minha própria autocentralidade. Que importava tudo aquilo, se eu estava ali para que me colocassem em condições mínimas para voltar à missão com as pessoas que amo e ainda dar muito trabalho por aí?  

Desculpa meu Deus, esta presunção de me achar necessário e pensar que farei falta. Todo mundo que se vai faz falta. Mas, permite que eu ainda pense um pouco assim para me cuidar mais. 

Lembro-me que ainda estava sob o efeito da anestesia e um dos médicos me disse umas coisas das quais não me lembro, mas me recordo sim de ouvi-lo dizer: 
– Cuidado com as emoções!
E parece que eu respondi:
– Quais? as minhas ou as dos outros? 
E acho que ele riu. 

Por falar em emoção, quero terminar esta comunicação dizendo que vou ser obrigado a voltar as coisas devagar. Sinto-me como uma casa na qual a eletricidade está funcionando com uma só fase. Vocês sabem isso como é. Mas, quero de todo modo garantir que amo muito, muito, a todos/as vocês que fazem parte da minha vida e da minha missão. E a aqueles e a aquelas, aos/às quais por acaso, essas minhas palavras possam não parecer ainda totalmente verdadeiras, saibam que quero fazer tudo para que se tornem verdade e testemunho de amor. 

Obrigado por essa rede de comunhão e abraço carinhoso do irmão

Marcelo Barros

Sofer with those who suffer: the actuality of compassion

Leonardo Boff

A cloak of suffering and pain covers the whole of humanity, threatened by Covid-19. The culture of capital, in which we live, is characterized by individualism and a crying lack of cooperation. The Pope, on the Italian island of Lampeduza, seeing hundreds of Africans arriving by boat from Africa and being unwelcomed by the local population, said almost in tears: “Our modern culture has robbed us of compassion for our fellow human beings; we have become incapable of crying.

It seems that the inflation of instrumental and analytical rationality has caused us a kind of lobotomy: we have become insensitive to the suffering of others. The current president is the most tragic proof of this indifference. He has never visited a hospital overcrowded with people contaminated by Covid-19, many of them suffocating to death.

The pandemic made us discover our deep humanity: the centrality of life, the interdependence among all, the solidarity and the necessary care. It made us more sensitive. It brought back compassion.

Compassion is the ability to feel and share the passion of the other, to whisper words of hope into the ear, to offer a shoulder and say that you are there for them come and go, to be able to cry together but also to encourage each other.

Compassion is a transcultural human feeling. It can be found in all cultures: everyone bends over the fallen and bends down before the dignity of the suffering of the other.

Some time ago an ancient Egyptian tomb was discovered with this inscription, full of compassion: “I was someone who listened to the widow’s complaint; I was someone who wept for a misfortune and consoled the downcast; I was someone who heard the sobbing of the orphan girl and wiped her tears; I was someone who had compassion on a desperate woman.

Today the relatives of those killed and affected by Covid-19, which left in its victims severe sequelae, call us to live this better side of our humanity: compassion. St. Thomas Aquinas wrote in his Summa Theologica that compassion is more excellent than love for one’s neighbor; the latter is directed toward the other; compassion is directed toward the other who suffers.

From quantum physics, contemporary cosmology, and bioanthropology we learn that the fundamental law of all things and of the entire universe is not competition and the triumph of the most capable of adaptation, but the cooperation and synergy of all with all. Even the smallest and weakest has the right to live, because it has its place among all beings and carries within it a message to be heard by all. In this field, compassion among all beings other than humans also applies.

The following legend is told about St. Francis, who was especially compassionate with lepers, with the worm that could not make a hole in the hard soil of the road and who was compassionate enough to remove it and bring it to the damp earth, or with the broken twig:

He found a boy who was carrying in a cage doves to be sold in the market. He begged him: “Good child, give me these humble and innocent little doves so that they will not be killed and eaten by men. The boy, touched by St. Francis’ innocent love, gave him the cage with the doves. Whispering, St. Francis said to them: “my dear little sisters, foolish and simple, why have you let yourselves be caught? Behold, I am coming to set you free. He opened the cage. Instead of flying out, they went lining up on his chest and in his hood and did not want to leave. St. Francis took them to the hermitage and told them, “multiply as your Creator wills. They had many chicks. They did not leave the company of St. Francis and the friars, as if they were domestic. They only took off and flew away when St. Francis blessed them and let them go.

As can be seen, compassion, along the lines of Buddhism and Arthur Schopenhauer’s “Fundamentals of Morals” (1840), all founded on unlimited compassion for all beings, is not only important for those who are currently suffering, but for all of creation.

Let’s conclude with the inspiring words of the Dalai Lama: “Whether you believe in God or not, whether you believe in Buddha or not Even if you can’t help them with money, it’s still always worthwhile to express moral support and empathy. This should be the basis of our action. Whether we call it religion or not is the least of our concerns” (Logic of Love, 1998).What matters is compassion.

Leonardo Boff wrote Principle of Compassion and Care: the encounter between East and West, Vozes 2009.