Una democrazia che deve arrivare per forza

Siamo tutti impegnati a salvaguardare una democrazia minima di fronte a un presidente impazzito che continuamente la minaccia. Mentre stiamo vivendo una crisi generale, paradigmatica e irricevibile, è ora opportuno sognare un altro tipo di democrazia.

Parto dal presupposto, secondo i dati di seri scienziati, che tra pochi anni, a causa del riscaldamento climatico accelerato e inarrestabile, ci troveremo di fronte a un serio rischio per la sopravvivenza della specie umana. La Terra sarà un’altra. Se vogliamo continuare su questo pianeta, dobbiamo, prima, mitigare gli effetti dannosi, con la scienza e la tecnica, e infine, sviluppare un altro paradigma di civiltà, amico della vita e sentendosi fratelli e sorelle di tutti gli altri esseri viventi. Perché abbiamo con loro lo stesso codice genetico di base. Mi dicono: “sei pessimista”! Rispondo con Saramago: “Non sono pessimista; è la realtà che è pessima” Già nel 1962, la biologa americana Rachel Carson nel suo famoso libro Silent Spring (Primavera silenziosa) metteva in guardia sulla crisi ecologica e concludeva: La domanda è se una civiltà può portare avanti una guerra senza tregua contro la vita senza distruggere se stessa e perdere il diritto di essere chiamata civiltà». Da qui l’urgenza di cambiare paradigma e modello di democrazia.

In questo contesto realistico, propongo l’urgenza di un altro tipo di democrazia: quella socio-ecologica. Rappresenterebbe il culmine dell’ideale democratico.

Alla base c’è anche l’idea originaria di tutta la democrazia: tutto ciò che interessa a tutti e tutte deve essere pensato e deciso da tutti e tutte.

C’è una democrazia diretta nelle piccole comunità. Quando sono più grandi, si è progettata la democrazia rappresentativa. Poiché, di solito, i potenti la controllano, è stata proposta una democrazia partecipativa e popolare, nella quale coloro che sono ai piani bassi possono partecipare alla formulazione e al monitoraggio delle politiche sociali. Si è avanzato ancora di più e abbiamo scoperto la democrazia comunitaria, vissuta dai popoli andini, in cui tutti partecipano a tutto in una grande armonia tra gli esseri umani e la natura. Si è visto che la democrazia è un valore universale (N.Bobbio) da vivere quotidianamente, una democrazia senza fine (Boaventura de Souza Santos). Di fronte al rischio dell’eclissi della specie umana, tutti si unirebbero per salvarsi attorno alla superdemocrazia planetaria (J.Attali).

Più o meno in questo senso, penso a una democrazia socio-ecologica: i sopravvissuti alle mutazioni della Terra, stabilizzando il suo clima medio intorno ai 40 gradi centigradi o più, come mezzo di sopravvivenza, per forza, dovranno relazionarsi in armonia con la natura e con la Madre Terra. Da qui si propongono di costruire una democrazia socio-ecologica. È sociale in quanto coinvolge l’intera società. È ecologica perché l’ecologico sarà l’asse strutturante di tutto. Non come una tecnica per garantire la sostenibilità del modo di vivere umano e naturale, ma come un’arte, un nuovo modo di tenera e fraterna convivenza con la natura. Non costringeranno più la natura ad adattarsi agli scopi umani. Questi si adatteranno ai ritmi della natura, prendendosi cura di essa, dandole riposo per rigenerarsi. Si sentiranno non solo parte della natura, ma la natura stessa, così che prendendosi cura di essa, si prenderanno cura di se stessi, cosa che gli indigeni già conoscevano.

Questo tipo di democrazia socio-ecologica ha una base cosmologica. Sappiamo dalla nuova cosmogenesi, dalle scienze dell’universo, della Terra e della vita che tutti gli esseri sono interdipendenti. Tutto nell’universo è relazione e nulla esiste al di fuori della relazione. La costante di base che sostiene e mantiene l’universo ancora in espansione è costituita dalla sinergia, dalla simbiosi e dall’inter-retro-relazionalità di ognuno con tutti. Anche la comprensione di Darwin della sopravvivenza del più adatto rientra in questa costante universale. Pertanto, ogni essere ha il suo posto all’interno del Tutto. Anche il più debole grazie al gioco delle interrelazioni ha una possibilità di sopravvivere.

L’unicità dell’essere umano, e questo è stato dimostrato da neurologi, genetisti, bio-antropologi e cosmologi, è quella di apparire come un essere-nodo-di-relazioni, di amorevolezza, di cooperazione, di solidarietà e di compassione. Tale unicità ci appare meglio quando la compariamo con le scimmie superiori dalle quali differiamo solo per l’1,6% del carico genetico. Anche loro possiedono una vita societaria. Ma sono guidati dalla logica del dominio e della gerarchia. Ma noi ci distinguiamo da loro per l’emergere della cooperazione. Concretamente, quando i nostri antenati umanoidi uscivano a cercare i loro alimenti, non li mangiavano individualmente. Li portavano al gruppo e consumavano un pasto solidale. Questo li ha resi umani, esseri di amore, di cura e cooperazione.

L’ONU ha ammesso che sia la natura che la Terra sono soggetti di diritti. Sono i nuovi cittadini con i quali dobbiamo vivere amichevolmente. La Terra è un’entità bio-geofisica, Gaia, che articola tutti gli elementi per rimanere viva e produrre ogni tipo di vita. Ad un punto avanzato della sua evoluzione e complessità, lei iniziò a sentire, pensare, amare e prendersi cura. Emerse, allora, l’essere umano, uomo e donna che sono la Terra pensante e amante.

Lei si organizzò in società, anche democratiche, nelle forme più differenti. Ma oggi, poiché è suonato l’allarme ecologico planetario, dobbiamo con saggezza forgiare una democrazia diversa, la socio-ecologica.

Se vogliamo sopravvivere insieme, questa democrazia si caratterizzerà dall’essere una biocrazia, una geocrazia, una sociocrazia, una cosmocrazia, in breve, una democrazia ecologico-sociale o socio-ecologica. Il tempo stringe. Dobbiamo generare una nuova coscienza e prepararci ai cambiamenti e all’adattamento che non tarderanno ad arrivare.

Leonardo Boff

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)

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