Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: una nuova visione e un nuovo stile pontificio

   Leonardo Boff

Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono lumanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216).

Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione allatto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito alloffesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183).

È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui lumanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Tra noi l’ha pubblicamente denunciata, il nostro neuro-scienziato di fama mondiale Miguel Nicolelis.

Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è unutopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186).

Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Biblicamente, ciò significa: costruire Babele, prototipo dell’essere umano che superbamente pensa solo a se stesso, dimenticando Dio, e ricostruire Gerusalemme, esempio dell’essere umano che fa la storia pensando a Dio e, a partire da Lui, a se stesso (MH, 130).

Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi.

Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito.

Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore (termine coniato da Papa Paolo VI). Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare laltro sia esso persona o popolo come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186).

Leonardo Boff scrive per la rivista digitale LIBERTA dell’ICL (https://www.revistaliberta.com.br); è anche autore di “O cuidado necessário:na vida, na saúde, na educação, na ecologia, na ética e na espiritualidade“, Vozes 2012 (https://www.leonardoboff.org).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La Magnifica Humanitas del Papa León XIV: nueva visión y nuevo estilo pontificio

Leonardo Boff

            Al terminar la lectura de la primera encíclica del Papa León XIV, notamos, con sorpresa, la introducción de un nuevo estilo de argumentación: ya no es aquel estilo eclesiástico clásico, con numerosas referencias a los pensadores cristianos de los primeros siglos, sino uno nuevo, contemporáneo, que dialoga con diversos saberes y autores, hombres y mujeres, más allá de su origen confesional. Nos parece estar leyendo un texto de algún teólogo contemporáneo.

            Ante todo, cabe subrayar el tono general esperanzador de la encíclica al abordar un tema tan controvertido y espinoso como la Inteligencia Artificial (IA). Pero es realista al describir la situación mundial de permanente beligerancia: “no se trata de una descripción sombría y pesimista, sino de una denuncia necesaria” (MH, 210). Esa denuncia se vuelve cristalina cuando se refiere a “bombardeos contra civiles, ataques a hospitales, escuelas o infraestructuras vitales, violencias que afectan a niños… escándalos que hieren a la propia humanidad” (MH, 216). Es como si estuviera refiriéndose a los crímenes del ejército israelí en la Franja de Gaza. Asume la mirada de las víctimas “pues no es justo permanecer neutrales frente a los conflictos” (MH, 216).

            Pero al abordar directamente el desafío de la IA, de manera positiva, afirma enseguida que ella continúa siendo siempre artificial y jamás sustituye a la inteligencia natural (MH, 97). Sin embargo, “puede representar una forma de participación en el acto divino de la creación” (MH, 111). Este dato implica que debe asumir “una responsabilidad ética y espiritual especial, pues cada elección de diseño expresa una visión de humanidad” (MH, 111; 117; 129). De hecho, este punto es decisivo en la comprensión del Papa: no basta considerar si la técnica y la IA son buenas o malas, y si sus fines son buenos, sino esclarecer “la visión subyacente, si ellas tratan al ser humano como material a ser perfeccionado o superado… o favorecen su progreso moral y social” (MH, 117). La IA “no es moralmente neutra, pues todo artefacto técnico implica decisiones y prioridades: qué mide, qué ignora, qué optimiza y la forma en que clasifica a las personas y las situaciones… Debe preguntarse: ¿cómo es el diseño?, ¿qué idea de persona y de sociedad se inscribe en los datos y en los modelos que la guían?” (MH, 104). Ella es “intrínsecamente ambigua: puede defender tanto como atacar, y la frontera entre la protección y la agresión tiende a desdibujarse” (MH, 183).

            Es en este punto donde el Papa León realiza una crítica contundente a dos ideologías: el transhumanismo y el poshumanismo. Estos “otorgan centralidad total a la técnica y al sueño de superar los límites de la condición humana” (MH, 116). El transhumanismo busca exacerbar exponencialmente las capacidades humanas (mediante la biomedicina, la ingeniería corporal y los algoritmos) para ser más eficiente y así alcanzar ventajas lucrativas. El             “pretende ir más allá del ser humano y conectarlo de tal modo con la máquina y el medio ambiente que inaugure una nueva etapa de la evolución” (MH, 116). Aquí se menosprecian los límites naturales del ser humano y se promete una “salvación” puramente técnica (MH, 117). Podemos decir que hoy, como varios analistas han señalado, predomina una idolatría de la técnica, una verdadera religión. Entre nosotros lo ha denunciado públicamente nuestro neurocientífico, mundialmente conocido, Miguel Nicolelis.

            Sería largo comentar los diversos puntos abordados por la encíclica Magnifica Humanitas. Prácticamente, su abanico se extiende desde las filosofías de la vida, pasando por la política (los diversos radicalismos), la economía (la financiarización y las criptomonedas), el rescate del corazón, la educación, la importancia del imaginario social, la cuestión del trabajo y la ecología, desembocando en las utopías basadas en la cultura digital, tecnológica y cibernética y, finalmente, en la civilización del amor. Esta “no es una utopía ingenua, sino un proyecto exigente” (MH, 186).

            Esquemáticamente, es visible el trasfondo intelectual, teológico y espiritual del actual Papa. Se funda en San Agustín (354-430), inspirador de su Orden Religiosa (los agustinos). Como es sabido, el obispo de Hipona, uno de los genios del pensamiento occidental, articula su visión de la historia en el juego dialéctico entre las dos ciudades y los dos amores (129-130): la ciudad terrenal y la ciudad celestial, el amor a Dios y al prójimo y el amor a sí mismo. Bíblicamente significa: construir Babel, prototipo del ser humano que soberbiamente solo piensa en sí mismo, olvidando a Dios, y reconstruir Jerusalén, ejemplo del ser humano que hace la historia pensando en Dios y, a partir de Él, en sí mismo (MH, 130).

            León XIV actualiza esta dialéctica con aquello que está ocurriendo actualmente: un sistema de vigilancia y control sobre las poblaciones, propuesto por algunas plataformas digitales, especialmente la más perversa de todas, Palantir (controlar a todas las personas de un país y usar la IA para la guerra), y el sistema del cuidado del ser humano, de su relación respetuosa con la naturaleza y de la fraternización universal entre los seres humanos y de estos con el Todo. Toda su reflexión presupone este enfrentamiento actual. Toma partido claramente por el cuidado, por el amor desinteresado, por la mirada de las víctimas, de los pobres y de los oprimidos.

            Nos presenta un texto contemporáneo, muy actual, con el lenguaje de nuestro tiempo y por ello accesible a todos, sin sacrificar la gravedad y la profundidad de las cuestiones que deben ser pensadas, asumidas y encaminadas de modo que generen esperanza en la posibilidad de un mundo diferente, afectuoso, amigo de la naturaleza y abierto al Infinito.

            Concluyendo, podemos afirmar que el actual Papa, en la estela de San Agustín y de la gran tradición doctrinal de la Iglesia sobre las cuestiones sociales (resumidas en la encíclica MH nn. 28-44), vuelve a proponer el tema de la civilización del amor (término acuñado por el Papa Pablo VI). Así la define: “consiste en traducir la caridad en estructuras de justicia, en dar cuerpo institucional a la fraternidad y considerar al otro —sea persona o pueblo— como un aliado necesario para la construcción del bien común… Solo este amor puede generar un orden internacional estable, transformando la convivencia de una simple coexistencia armada en una comunidad de destino” (MH, 186).

Leonardo Boff escribe para la revista digital LIBERTA del ICL (https://www.revistaliberta.com.br); escribió también El cuidado necesario: en la vida, en la salud, en la educación, en la ecología, en la ética y en la espiritualidad, Vozes, 2012 (https://www.leonardoboff.org).

„In seinem Land scheint das Leben nichts wert zu sein: Man tötet schon wegen eines Handys.“

Leonardo Boff

       Dieser Satz stammt nicht von mir. Er geht auf einen der größten Humanisten unseres Kontinents zurück: den ehemaligen uruguayischen Präsidenten Pepe Mujica. Nach einem langen Gespräch über das Schicksal unserer Länder – der Welt und des Kapitalismus (der sich in eine Kultur verwandelt hat, die uns alle umgibt) – gestand er an einer Stelle: „In Brasilien scheint das Leben nichts wert zu sein; die Menschen töten für ein Mobiltelefon. In Uruguay – einem ‚winzigen‘ kleinen Land – erfährt früher oder später jeder davon, wenn ein ähnliches Verbrechen geschieht.“ In seinem Land jedoch bleibt der Fall schlichtweg ungeklärt – weil das Opfer schwarz ist.

Am Ende umarmten wir uns, und die Harmonie in unserem Gespräch war so tief, dass er zu mir sagte: „Wir sind Geistesverwandte.“ Überrascht verstummte ich, um nicht in Tränen auszubrechen, und – mit vor Emotionen belegter Stimme – sagte ich ihm schlicht: „Es gibt zwei Menschen auf dieser Welt, die ich bewundere: Papst Franziskus und Sie, Pepe Mujica.“ Er umarmte mich fest, und ich sah, wie eine verstohlene Träne aus seinen müden Augen rann.

       Er sagte die Wahrheit. Ein Bekannter aus einer marginalisierten Gemeinschaft im Großraum Rio erzählte mir: „Ich sprach mit einem Militärpolizisten, der früher regelmäßig auf unserem kleinen öffentlichen Platz verkehrte, und er sagte zu mir: ‚Mensch, ich bin jetzt schon seit zwei Stunden hier und habe immer noch keinen einzigen jungen Schwarzen  getötet.‘“ Viele junge schwarze Männer im Alter zwischen 15 und 18 Jahren werden getötet – durch Kopfschüsse –, gestützt auf die Behauptung: Entweder sind sie in den Drogenhandel verwickelt, oder sie stehen kurz davor, sich ihm anzuschließen. Und so findet die „Auslese“ statt (ein Begriff, der von einem inhaftierten ehemaligen Gouverneur geprägt wurde).

In der heutigen Welt scheint das Leben wahrlich wertlos zu sein. Man muss nur auf das Gemetzel und den Völkermord blicken, die unter Netanjahus Befehl im Gazastreifen verübt werden – auf die Ermordung von Kindern im Sudan –, ganz zu schweigen von den Tausenden, die in der Ukraine und im Iran inmitten der Bombardements getötet wurden: auf der einen Seite durch die Russen und auf der anderen durch die Amerikaner und Israelis, die dabei sogar Künstliche Intelligenz einsetzen.

Der Leiter des UN-Büros für humanitäre Angelegenheiten erklärt: „Die Kosten für 14 Tage Krieg würden 87 Millionen Menschenleben retten“ (O Globo, 22. April 2026, S. 19). Warum entscheiden wir uns nicht für das Leben, sondern ziehen stattdessen den Tod vor? Dies ist das Rätsel unserer condition humaine – ein Rätsel, das sich als grausam und gnadenlos erweist.

Ich habe etwas Erschreckendes gelesen, das bereits in Betrieb ist und bis 2027 fertiggestellt sein wird: eine Super-Künstliche Intelligenz, die Billionen von Algorithmen verwaltet, die aus der ganzen Welt zusammengetragen wurden. Sie ist nicht mehr von menschlichen Entscheidungen abhängig. Sie könnte sich letztlich dazu entschließen, jegliches menschliche Leben auszulöschen. Prof. HOC, einer unserer seriösesten Geopolitiker, hat ihre Funktionsweise auf seinem YouTube-Kanal detailliert beschrieben: „Der Kampf, der über die Zukunft der Menschheit entscheiden könnte: Anthropic IA und die amerikanische Regierung“ (geben Sie einfach diesen Titel bei Google ein).

       In diesem bedrohlichen Kontext geziemt es uns, – solange noch Zeit ist – über die Vortrefflichkeit des Lebens nachzusinnen. Die althergebrachten Antworten lauten, dass sie von Gott herrührt oder von etwas Geheimnisvollem, das uns unzugänglich ist.

Doch unsere Sichtweise änderte sich radikal, als James Watson und Francis Crick im Jahr 1953 die Struktur eines Desoxyribonukleinsäure-Moleküls (DNA) entschlüsselten, das die Bauanleitung für die Entstehung des Menschen enthält. Das DNA-Molekül besteht aus zahlreichen Kopien einer einzigen Grundeinheit – dem Nukleotid –, das in vier Formen vorkommt: Adenin (A), Thymin (T), Guanin (G) und Cytosin (C).

Dieses aus vier Buchstaben bestehende Alphabet entfaltete sich zu einem weiteren Alphabet aus zwanzig Buchstaben – den Proteinen. Gemeinsam bilden sie den genetischen Code, der sich in Form einer Doppelhelix-Struktur – zweier molekularer Stränge – manifestiert. Dieser Code ist bei allen Lebewesen identisch. Deshalb sind wir alle miteinander verwandt. Den Wissenschaftlern Watson und Crick zufolge ist „das Leben nichts weiter als eine immense Anordnung koordinierter chemischer Reaktionen; das ‚Geheimnis‘ dieser Koordination liegt in einem komplexen und atemberaubenden Satz von Anweisungen, die chemisch in unserer DNA eingeschrieben sind“ (vgl. *DNA: The Secret of Life*, Companhia das Letras, 2005, S. 424). Doch es ist weit mehr als das: Für andere Kosmologen bewirkte eine liebevolle und mächtige Hintergrundenergie, dass alle Elemente zusammenfanden, um genau diesen Satz von Anweisungen zu bilden – Jemand, der als die Quelle allen Lebens hervortritt. Wer ist Er?

Somit wurde das Leben in den globalen Prozess der Evolution integriert. Nach der gewaltigen Explosion des Urknalls vor 13,7 Milliarden Jahren dehnten sich die freigesetzte Energie und Materie aus, verdichteten sich und gewannen an Komplexität, wobei sie im Zuge ihrer Entwicklung neue Ordnungen schufen. Sobald ein hohes Maß an materieller Komplexität erreicht war, entstand das Leben als kosmischer Imperativ (vgl. Joël de Rosnay, *A aventura da vida*, Vozes 1992).

Das Leben stellt somit eine Möglichkeit dar, die in primordialen Energien und Urmaterie angelegt ist. Materie ist nicht „materiell“, sondern vielmehr ein hochgradig interaktives Feld kondensierter Energien. Dies ist die Auffassung prominenter Persönlichkeiten aus Quantenphysik, Biologie und Kosmologie.

Das Leben existiert seit 3,8 Milliarden Jahren. Es ist die urzeitliche – und ursprüngliche – Eva aller Lebewesen. Wir Menschen sind ein Unterkapitel jenes grundlegenden Kapitels, das das Leben selbst ist. Wir sind jener Teil der Erde, der eines Tages – inmitten extremer Komplexität – begann zu fühlen, zu denken, zu lieben und zu verehren. So entstand der Mensch.

Schließlich wage ich es, zu wiederholen, was ich bereits in einem früheren Artikel geschrieben habe: Verschiedenen Biologen und Kosmologen zufolge wäre das Universum ohne Leben unvollständig. Sobald ein bestimmtes Maß an Komplexität erreicht ist, entsteht Leben – überall im Universum – als ein kosmischer Imperativ. Dies ist die These von Christian de Duve – einem Nobelpreisträger der Biologie – sowie des indischen Quantenphysikers Amit Goswami.

Deshalb müssen wir unsere Sicht auf das Universum erweitern und es nicht als etwas Lebloses betrachten, sondern als etwas, das voller Leben ist – auf Billionen von Planeten in mehreren Milliarden Galaxien. Unsere Milchstraße ist der Träger dieses kostbaren Juwels, das das Leben ist. In uns hat es sich widergespiegelt und ist bewusst geworden, mit der Fähigkeit, der Geschichte eine Richtung zu geben.

Doch gerade jetzt haben wir in unserer unverantwortlichen Kühnheit eine künstliche Superintelligenz geschaffen, die uns vernichten könnte. Wir hegen die Hoffnung, dass das Leben immer triumphieren wird, so wie es alle fünfzehn großen Massensterben der Vergangenheit überstanden hat.

Leonardo Boff schreibt für die Zeitschrift LIBERTA des ICL (https:// www.revistaliberta.com.br); gemeinsam mit dem Kosmologen M. Hathaway verfasste er das Werk „Das Tao der Befreiung“, das 2010 in den USA mit der Goldmedaille für neue Wissenschaft und Kosmologie ausgezeichnet wurde; vgl. auch „Ethik des Lebens“, Record 2006.

(https://www.leonardoboff.org).

A ressurreição no meio da uma sexta-feira santa prolongada

Leonardo Boff

Nem o mais otimista pode negar que vivemos tempos sombrios e ameaçadores. Estamos dentro de um mundo sem regras e no interior do caos, sem termos a certeza de que esse caos possa ser generativo e não somente destrutivo. Agora estamos sob a regência do caos destrutivo. Há uns 18 lugares de guerra, há muitos genocídios e ameaças de uso de armas de destruição em massa. Talvez nem se passem na Terra mas no espaço por onde giram centenas de satélites,alguns carregados de armas mortíferas.Há ainda a ameaça de uma paralização mundial cibernética,feita por uma das potências beligerantes. Tudo pode parar, celulares, aviões, carros, sistema elétrico e de comunicação.Todos ficamos de joelhos, reconhecendo a derrota

Estamos entregues a umas 4-5 pessoas que podem deslanchar, em momentos de insanidade ou sob ameaça  existencial, como é o caso do presidente desatinado dos EUA, um guerra nuclear com armas atômicas estratégicas (não táticas) que podem produzir um inverno nuclear. Tal será a densidade de partículas na atmosfera que impediriam a pentração da luz solar. Os efeitos letais sobre a humanidade e a natureza (as plantas não produzira mais oxigênio) são inimagináveis, beirando o desaparecimento da espécie humana.

Perguntamo-nos: como celebrar a páscoa e a festa da ressurreição neste contexto? A maioria da humanidade vive alheia a estas ameaças, seja pela negação de informações por parte das mídias dos países hegemônicos do grande sistema imperante, seja por ignorância ou descaso. De todos os modos, com ameaças ou sem ameaças, a vida deve continuar com seus afazeres e trabalhos que garantem comida na mesa das pessoas. Viver sem se desesperar.

Antes de mais nada precisamos aclarar o que se entende por ressurreição. Não devemos confundi-la com a reanimação de um cadáver como ocorreu com Lázaro (João 11,1-44; o  filho da viúva de Naim, Lucas 7,15; a filha de Jairo Lucas 8,41). Eles  voltaram à vida mortal que tinham antes e acabaram morrendo. Ressurreição significa outra coisa: uma transformação radical da existência histórica de Jesus de Nazaré, crucificado, morto e enterrado.Talvez São Paulo expressou melhor  o que significa ressurreição: a irrupção do “novissimus Adam”(1Cor 15,45). “Novissimus Adam” sigifica que nesse Crucificado se mostrou, em antecipação do homemm novo, e qual é o futuro da vida: a total realização das possibilidades latentes dentro de cada um, de forma que ele pode ser considerado “o novo ser humano na plenitude de sua humanidade”. Esse ser novo assume a forma de existência do próprio Deus: omnipresença, libertação das amarras do espaço-tempo, com um tipo de vida imortal e eterna, jamais ameaçado pela morte. É pura vida em sua suprema  expressão à semelhança do Deus vivo.

Moisés morreu, Isaías morreu,Sócrates morreu, Buda morreu, Zaratrusta morreu, Confúcio morreu, Lao-ze morreu, Chuang-zu morreu. Jesus ressuscitou e vive entre nós como o Cristo cósmico,presente em todos os espaços no céu e na Terra.De Moisés se seguem os dez mandamentos; de Buda as 5 virtudes básicas, de Confúcio as virtudes do bom funcionário e assim de outros. Pensa-se menos nas pessoas e mais nas doutrinas que deixaram e que humanizam os seguidores. De Jesus se pensa na pessoa que ressusscitou e vive entre nós. Mais importante que os textos  do Novo Testamento, recolhidos após 30-40 anós de sua crucificação e de sua  ressurreição, (compõem o livro do Novo Testamento), é a pessoa de Jesus que conta e com a qual entramos em comunhão como com um ser vivo e presente. Comungamos a totalidade de Jesus (em hebraico, corpo e sangue) pela Eucaristia. E internalizamos sua presença cósmica em todas as coisas.

Essa é a verdade fundamental do cristianismo: a ressurreição do Crucificado. Muitos na história foram crucificados. Mas com Jesus ocorreu algo inaudito que Teilhard de Chardin, palentólogo e que  soube articular a evolução com a fé, chamou de um fenômeno  cósmico“tremendous”. Outros dizem, a ressurreição é uma revolução dentro da   evolução: a emergência  antecipada, aventurada e ditosa do fim bom do ser humano e do universo do qual ele é parte.

Ninguém melhor que o Apóstolo Paulo testemunha a ressurreição dizendo:”Se Cristo não ressuscitou, é vã nossa pregação e vã a nossa fé. Seríamos também mentirosos…Mas na verdade Cristo ressuscitou dos mortos como primícias dos quem morrem… Em Cristo todos reviverão”(1 Coríntios 15,13-15;20;22).

Por fim, permito-me um testemunho pessoal.Quando estive nos lugares santos na Palestina em 1976 ocorreu um fato curioso. Sabemos que estes lugares estão sempre apinhados de gente do mundo inteiro que vêm visitar estes lugares sagrados. Nunca alguém está só.Estive no santo sepulcro, lugar da ressurreição, sozinho, por 18 minutos contados. Para mim foi um prêmio por ter escrito cerca de mil página sobre Jesus e todo um livro sobre “A ressurreição e Cristo e nossa na morte”(Vozes). Nos meus escritos sempre volto ao tema da ressurreição. É o que o cristianismo tem a oferecer, mais que os belos ensinamentos do Mestre.

Por mais dramática que se apresente a atual situação da humanidade que criou para si os instrumentos de autodestruição, não podemos viver tristes. Depois que Cristo ressuscitou e mostrou qual é o nosso futuro bom e bem-aventurado, podemos ainda sorrir, brincar e dançar, como as criancinhas da Faixa de Gaza que escaparam do genocídio.

A Páscoa da ressurreição deste ano nos permite uma discreta alegria e confiança. A última página de nossa história não será escrita pela morte mas pela ressurreição da vida  até aquele momento em que nosso irmão Jesus ressuscitado também nos transformará à semelhança dele.

Leonardo Boff, teólogo e filósofo escreve para a revista do ICL LIBERTA ((https:// www.revistaliberta.com.br); escreveu também A ressurreição de Cristo e a nossa na morte,Vozes 1972 muitas edições : O evangelho do Cristo cósmico, Record 1972 várias edições(https://www.leonardoboff.org)