ECODECALOGO: per salvare la vita su queto planeta

                  Michael Lövy

Pubblichiamo questo testo fondamentale del franco-brasiliano Michael Lövy, professore alla Sorbone, sociologo, grande conoscitore del Brasile e che unisce la sociologia con l’ecologia, oltre che, essendo ebreo, apparire come specialista in teologia della liberazione latinoamericana. Brillante intelligenza e rigore scientifico sono i tratti distintivi della sua vasta produzione, in gran parte pubblicata in Brasile. Dobbiamo divulgare questo decalogo, perché non copre i problemi, smaschera le trappole del sistema dominante e ci lancia un serio monito: se non cambiamo, potremmo scomparire dalla faccia della Terra. Ma le sue indicazioni vanno nella direzione di ciò che dobbiamo fare già adesso per salvare la vita del nostro pianeta.

Leonardo Boff

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Dieci comandamenti per salvare la vita su questo pianeta

L’autore di queste note non si considera un nuovo Mosè e non ritiene di aver ricevuto da Geova questo Eco-decalogo. È semplicemente un tentativo di rispondere, con un pizzico di ironia, in due brevi pagine, alla domanda che molti oggi si pongono: cosa fare?

Cosa fare di fronte alla crisi ecologica e alla catastrofe climatica?

  • Prenderai sul serio la crisi ecologica. Non è solo un problema tra tanti, è la questione politica, economica, sociale e morale più importante del XXI secolo. È una questione di vita o di morte. La nostra casa comune brucia di fuoco. Non c’è tempo da perdere. Hai altre preoccupazioni? Sei giustamente preoccupato per il prezzo della benzina e del gas e sei ingiustamente preoccupato per il grande numero di arabi, neri, zingari, ebrei, messicani e gay nel tuo paese? Devi modificare le tue preoccupazioni. La crisi climatica è più grave. Molto più grave? Infinitamente peggiore. Riguarda la tua sopravvivenza e/o quella dei tuoi figli e nipoti.
  • Non adorerai gli idoli della religione capitalista: “Economia di mercato”, “Energie fossili”, “Crescita del PIL”, “Organizzazione Mondiale del Commercio”, “Fondo Monetario Internazionale”, “Competitività”, “Rimborso del debito”, eccetera. Questi sono falsi dei, avidi di sacrifici umani e responsabili del riscaldamento globale.
  • Agirai quotidianamente in conformità con i principi ecologici. Rifiuterai di viaggiare in aereo su distanze coperte per ferrovia. Ridurrai drasticamente il consumo di carne. Eviterai le trappole del consumismo. Sarai consapevole dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi e agirai con prudenza e rispetto per la natura. Ma rifiuterai le illusioni del “colibrismo“: la convinzione che il cambiamento ecologico risulterà dalla somma di piccole azioni individuali.
  • Sosterrai azioni collettive, ad esempio, qualsiasi lotta ecologica concreta, nel tuo paese e nel mondo. A seconda dei casi, opterai per manifestazioni di piazza, atti di disobbedienza civile, ZAD [Zone da Difendere], sabotaggio di oleodotti. Parteciperai o sosterrai movimenti, ONG, ecc. che si battono per cause ecologiche, privilegiando quelle più radicali.
  • Non opporrai mai il sociale e l’ecologico. Cercherai, in tutti i modi, di favorire la convergenza tra lotte sociali ed ecologiche. Agirai per garantire posti di lavoro alternativi ai lavoratori delle aziende inquinanti, che devono chiudere. Proverai a mettere insieme sindacati e movimenti ecologisti.
  • Sarai solidale, militante e/o finanziariamente, con i rifugiati climatici e le vittime di catastrofi ecologiche. Chiederai che le frontiere del tuo paese siano aperte e che i paesi ricchi del Nord indennizzino i paesi poveri del Sud per i danni causati dal cambiamento climatico.
  • Lotterai senza tregua contro i politici ecocidi e/o negazionisti del clima, i Donald Trump, Jair Bolsonaro, Scott Morrison e co. Tutti i mezzi sono buoni per sloggiarli, sostituirli, neutralizzarli.
  • Rifiuterai il tuo sostegno a coloro che invocano invano il nome dell’ecologia. Cioè politici che fanno bei discorsi, ma non agiscono contro le emissioni e i combustibili fossili. O che propongono false soluzioni come “diritti di emissione”, “meccanismi di compensazione” e altre mistificazioni del capitalismo verde e del green washing.
  • Combatterai con ogni mezzo le compagnie dell’oligarchia fossile, cioè l’enorme complesso economico-finanziario-politico-militare legato alle energie fossili: petrolio, carbone, gas. Lotterai per la loro espropriazione e per la creazione di un servizio pubblico per l’energia, decisamente orientato alle energie rinnovabili (solare, eolica, idrica, ecc.) e capace di offrire servizi gratuiti alle classi popolari.
  • Sapendo che il problema è sistemico e che, di conseguenza, nessuna soluzione reale sarà possibile nell’ambito del capitalismo, parteciperai, in un modo o nell’altro, a partiti o movimenti che propongono alternative anti-capitaliste: eco-socialismo, ecologia, decrescita, ecc.

*Michael Löwy è direttore della ricerca in sociologia presso il Centre nationale de la recherche scientifique (CNRS). Autore, tra gli altri libri in italiano, di Ecosocialismo – L’alternativa radicale alla catastrofe capitalista (Ombre corte).

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Principio-bontà: un progetto di vita

Leonardo Boff

In termini di etica, non si dovrebbero giudicare i singoli atti presi in sé. Loro rimandano a un progetto di fondo. Sono realizzazioni di questo progetto fondamentale.

Ogni essere umano, esplicitamente o implicitamente, è guidato da una decisione di base. È essa che conferisce valore etico e morale agli atti che lastricano la sua vita. Pertanto, è questo progetto fondamentale che deve essere preso in considerazione e giudicato se è buono o cattivo. Poiché entrambi sono sempre mischiati, qual’è quello dominante che si traduce in atti che definiscono una direzione nella vita. Resta preservata la constatazione che il bene e il male vanno sempre insieme. In altre parole: la realtà è sempre ambigua e accompagnata dal bene e dal male. Non c’è mai solo il bene da una parte e il male dall’altra.

La ragione di ciò risiede nel fatto che la nostra condizione umana, per creazione e non per deficienza, è sempre sapiente e demente, tenebrosa e luminosa, con pulsioni di vita e con pulsioni di morte. E questo simultaneamente, senza poter noi separare, come dice il Vangelo, il grano dalla zizzania.

Nonostante questa ambiguità, ciò che conta davvero è la dimensione predominante, se luminosa o oscura, se buona o malvagia. È qui che si fonda il progetto fondamentale della vita. Esso stabilisce la direzione e camminando fa il cammino. Questo cammino può conoscere deviazioni, poiché è così l’ambigua condizione umana, ma può sempre ritornare nella direzione definita come fondamentale.

Gli atti acquistano valore etico e morale a partire da questo progetto fondamentale. È esso che si afferma davanti al tribunale della coscienza, e per le persone religiose è esso che viene giudicato da Colui che conosce le nostre intenzioni più segrete e conferisce il valore corrispondente al progetto fondamentale.

Siamo concreti: qualcuno si mette in testa di voler essere, a tutti i costi, ricco. Tutti i mezzi per tale progetto sono ritenuti validi: astuzia, raggiri, inadempienze contrattuali, truffe finanziarie e appropriazione di fondi pubblici, falsificando dati, aumentando il loro reale valore e realizzando le opere senza la qualità richiesta. Il suo progetto è accumulare beni ed essere ricco. È il principio-malvagità, anche se fa del bene qua e là e quando è molto ricco, aiuti persino progetti di beneficenza. Ma purché non compromettano il suo progetto di base di essere ricco.

Un altro si propone come progetto fondamentale di essere sempre buono, cercare la bontà nelle persone e tentare che le loro azioni si allineino in questa direzione di bontà. Poiché è umano, in lui possono esserci anche azioni malvagie. Sono deviazioni dal progetto, ma non sono di tale portata da distruggere il progetto fondamentale di essere buono. Si rende conto delle sue cattive azioni, si corregge, chiede perdono e riprende il suo percorso di vita definito: cercare di essere buono. Questo implica, ogni giorno, essere sempre migliori e non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e alle cadute personali. La cosa decisiva è riassumere il principio-bontà che sempre può crescere infinitamente. Nessuno è buono fino a un certo punto e poi si ferma perché pensa di essere arrivato alla fine. La bontà e altri valori positivi non conoscono limiti.

Nel nostro Paese abbiamo vissuto, comprese le moltitudini, sotto il principio-malvagità. A partire da questo principio tutto valeva: la menzogna, la fake news, la calunnia e la distruzione di biografie che, notoriamente, erano buone. Sono stati usati in forma abusiva i media digitali, ispirati dal principio-malvagità. In ragione di ciò, migliaia di persone sono state vittime del Covid-19 quando avrebbero potuto essere salvate. I popoli indigeni, come gli Yanomami, considerati come subumani, sono stati abbandonati intenzionalmente al loro destino. In questi fatidici anni in cui vigeva il principio-malvagità, più di 500 bambini Yanomami sono morti di fame e di malattie derivate dalla fame. Sono state smantellate le principali istituzioni di questo paese, come la sanità, l’istruzione, la scienza e la cura della natura. Infine, in modo insidioso, è stato tentato un colpo di stato con l’obiettivo di distruggere la democrazia e imporre un regime dittatoriale, culturalmente retrogrado ed eticamente perverso per aver palesemente esaltato la tortura.

In esse c’era anche il principio-bontà, ma veniva represso o incenerito da atti malevoli che ne impedivano la validità, senza però mai distruggerlo totalmente perché esso appartiene all’essenza dell’umano.

Ma, in fin dei conti, il principio-bontà finisce sempre per trionfare. La fiamma sacra che arde in ognuno non può mai essere spenta. È essa che sostiene la resistenza, infiamma la critica e dona la forza invincibile del giusto e del retto. Alla brutalità del principio-malvagità si è imposto risolutamente il principio-bontà, che si poneva sotto il segno della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei valori fondamentali del cittadino.

Nonostante tutti i trucchi, le violenze, gli attentati, le minacce e l’uso vergognoso degli apparati statali, comprando letteralmente la volontà delle persone o impedendo loro di esprimere il proprio voto, coloro che erano guidati dal principio-malvagità sono stati sconfitti. Ma mai fino ad oggi hanno riconosciuto la sconfitta. Continuano la loro azione distruttiva che oggi ha assunto dimensioni planetarie con l’ascesa dell’estrema destra. Ma devono essere contenuti e vinti dal risveglio del principio-bontà che si trova in loro. Loro, giudicati e finanche puniti, dovranno imparare la bontà della vita e il bene di un intero popolo e dare il loro contributo.

Nella storia conosciamo le tragedie di chi si è aggrappato al principio-malvagità al punto di porre fine alla propria vita, invece di riscattare, umilmente, il principio-bontà e la propria umanità più profonda.

Forse ci ispiriamo, a questo fine, alle parole poetiche di un autore anonimo del ‘900 e cantate nella festa cristiana della Pentecoste. Si riferisce allo Spirito che agisce sempre nella natura e nella storia: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato”.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Principio-bondad:

un proyecto de vida

Leonardo Boff*

En términos de ética, no se deben juzgar los actos tomados solo en sí  mismos. Ellos remiten a un proyecto de fondo. Son concretizaciones de ese proyecto fundamental.

Todo ser humano de forma explícita o implícita se orienta por una decisión básica. Ella es la que confiere valor ético y moral a los actos que pavimentan su vida. Por tanto, ese proyecto  fundamental es el que debe ser tomado en cuenta y juzgar si es bueno o malo. Como ambos vienen siempre mezclados, el dominante es el que se traduce por actos que definen una dirección en la vida. Preservada, queda la constatación de que bien y mal siempre andan juntos. Dicho en otras palabras: la realidad es siempre ambigua y acolitada por el bien y por el mal. Nunca están solo el bien por un lado y el mal por el otro.

La razón de esto reside en el hecho de que nuestra condición humana, por creación y no por deficiencia, es siempre sapiente y demente, sombría y luminosa, con pulsiones de vida y con pulsiones de muerte. Y esto simultáneamente, sin que podamos separar, como dice el Evangelio, la cizaña del trigo.

No obstante esta ambigüedad, lo que de verdad cuenta es la dimensión predominante, si es luminosa o sombría, bondadosa o malvada. Y aquí se funda el proyecto fundamental de la vida. Él define la dirección y el camino se hace caminando. Ese camino puede conocer desvíos, pues así es la condición ambigua humana, pero siempre puede volver a la dirección definida como fundamental.

Los actos adquieren valor ético y moral a partir de ese proyecto fundamental. Él se afirma ante el tribunal de la conciencia, y para personas religiosas, es juzgado por Aquel que conoce nuestras intenciones más secretas y confiere el correspondiente valor al proyecto fundamental.

Seamos concretos: a alguien se le mete en la cabeza que quiere ser, a toda costa, rico. Todos los medios para tal proyecto son considerados válidos: habilidad, engaños, rupturas de contratos, golpes financieros y apropiaciones de fondos públicos, falsificando datos, aumentándoles el valor real y haciendo las obras sin la calidad exigida. Su proyecto es acumular bienes y ser rico. Es el principio-maldad, aunque haga algún bien aquí y allá y cuando es muy rico ayude a proyectos  benéficos. Pero siempre que no comprometan su proyecto básico de ser rico.

Otro se propone como proyecto fundamental ser siempre bueno, buscar la bondad en las personas e  intentar que sus actos se   alineen en esta dirección de bondad. Como es humano, en él también puede haber actos malos. Son desvíos del proyecto pero no son de tal envergadura que destruyan el proyecto fundamental de ser bueno. Se da cuenta de sus malos actos, se corrige, pide perdón y retoma el camino   de vida definido: procurar ser bueno. Esto implica ser siempre, cada día, mejor y nunca desistir frente a las dificultades y caídas personales. Lo decisivo es reasumir el principio-bondad que puede crecer siempre indefinidamente. Nadie es bueno hasta cierto punto y después se para, por estimar que alcanzó su fin. La bondad así como otros valores positivos no conocen limitaciones.

En nuestro país hemos vivido, incluyendo multitudes, bajo el principio-maldad. A partir de ese principio todo valía: la mentira, las fake news, la calumnia y la destrucción de biografias que, notoriamente, eran buenas. Fueron usados     de forma abusiva los medios digitales, inspirados en el principio-maldad. Por  esta razón, muchos miles de personas fueron víctimas de la Covid-19 cuando podrían    haberse salvado. Indígenas, como los yanomami, fueron considerados infrahumanos e,  intencionadamente, abandonados a su propia suerte. En estos fatídicos años de vigencia del principio-maldad más de 500 niños    yanomami murieron de hambre y de enfermedades derivadas del hambre. Se desmontaron las principales instituciones de este país como la salud pública, la educación, la ciencia y el cuidado de la naturaleza. Finalmente, de forma insidiosa, se intentó un golpe de estado buscando destruir la democracia e imponer un régimen dictatorial, culturalmente retrógrado y éticamente perverso por exaltar claramente la tortura.

En ellos había también el principio-bondad pero fue reprimido o cubierto de cenizas por malas acciones  que impedían su vigencia, sin destruirlo nunca totalmente porque  forma parte de la esencia de lo humano.

Pero el principio-bondad, a fin de cuentas siempre acaba triunfando. La llama sagrada que arde dentro de cada persona jamás puede ser apagada. Ella es la que sustenta la resistencia, inflama la crítica y confiere la fuerza invencible de lo justo y de lo recto. Era el principio-bondad que venía bajo el signo de la democracia, del estado de derecho y del respeto a los valores fundamentales del ciudadano.

A pesar de todas las artimañas, violencias, atentados, amenazas y uso vergonzoso de los aparatos de estado, comprando literalmente la voluntad de las personas o impidiéndoles    manifestar su voto, los que se orientaban por el principio-maldad fueron derrotados. Pero nunca hasta hoy han reconocido la derrota. Ellos siguen con su acción destructiva, que hoy ha adquirido dimensiones planetarias con el ascenso de la extrema derecha. Pero deben ser contenidos y ganados por el despertar del principio-bondad que se encuentra en ellos. Juzgados y castigados tendrán que aprender la bondad de la vida y el bien de todo un pueblo y  aportar su contribución.

En la historia conocemos tragedias de los que se aferraron al principio-maldad hasta el punto de poner fin a su propia vida en vez de rescatar humildemente el principio-bondad y su humanidad más profunda.

En este final nos inspira tal vez la palabra poética de un autor anónimo de hacia el año 900, que se canta en la fiesta cristiana de Pentecostés. Se refiere al Espíritu que actúa siempre en la naturaleza y en la historia:

Lava lo que es sórdido/Riega lo que es árido/Sana lo que está enfermo.

Dobla lo que es rígido/Calienta lo que es gélido/Guía lo desorientado.

*Leonardo Boff ha escrito El Espíritu Santo: fuego interior, dador de vida y Padre de los pobres, lPAVSA, Managua 2014.

Traducción de María José Gavito Milano

La escasez de agua potable puede desencadenar guerras y amenazar la vida

Leonardo Boff*

La cuestión del agua dulce es indiscutiblemente tan importante como el cambio en el régimen climático (calentamiento global). De ella depende la supervivencia de toda la cadena de la vida y, en consecuencia, de nuestro propio futuro.

El agua puede ser motivo de guerras así como de solidaridad social y cooperación entre los pueblos. Más aún, como quieren  importantes grupos humanistas, en torno al agua será posible y seguramente habrá que crear un nuevo pacto social mundial que genere un consenso mínimo entre pueblos y gobiernos  con vistas a un destino común, nuestro y del sistema-vida. La creciente escasez de agua dulce podría poner en peligro la vida en el planeta.

En la reciente conferencia de Nueva York con motivo del Día del Agua (22/3) se dio la voz de alarma: “existe el riesgo de una inminente crisis mundial del agua que afecte a 2.000 millones de personas que no tienen acceso a una fuente de agua potable” . La ONU lanzó, en esta ocasión, una “Agenda: acción por el agua”. En palabras del secretario de la ONU, António Guterrez, “un ambicioso programa de acción sobre el agua que puede ofrecer a este elemento vital de nuestro mundo el compromiso que se merece”.

Independientemente de las discusiones en torno al tema del agua, podemos hacer una afirmación segura e indiscutible: el agua es algo muy natural, vital, insustituible y común. Ningún ser vivo, humano o no, puede vivir sin agua. Por ser vital e insustituible, el agua no puede tratarse como una mercancía que se comercializa en el mercado.

De la forma como tratamos al agua, como mercancía o como un bien vital e  insustituible,  dependerá en parte el futuro de la vida en el planeta.

            Pero antes, consideremos rápidamente los datos básicos sobre el agua.

            Hay alrededor de 1.360 millones de kilómetros cúbicos de agua en la Tierra. Si tomamos  toda el agua que está en los océanos, lagos, ríos, acuíferos y casquetes polares y la distribuimos equitativamente sobre la superficie de la Tierra, la Tierra quedaría sumergida en agua a tres kilómetros de profundidad.

El 97,5% es agua salada y el 2,5% es agua dulce. Más de 2/3 de esta agua dulce se encuentra en los casquetes polares y glaciares, en la cima de las montañas (68,9%) y casi todo el resto (29,9%) es agua subterránea. El 0,9% están en los pantanos y el 0,3% en los ríos y lagos de donde proviene la mayor parte del agua dulce para consumo humano y animal, riego agrícola y uso industrial De este 0,3% el 22% se destina a la industria, el 70% a la agricultura. El pequeño 0,3% restante es para los humanos y la comunidad viva. El 35% de la población mundial, lo que equivale a  1.200 millones de personas, carece de agua tratada.  1.800 millones (el 43% de la población) tienen acceso precario a saneamiento básico. Este hecho hace que unos diez millones de personas mueran anualmente como consecuencia del mal tratamiento del agua. 

El acceso al agua dulce es cada vez más precario debido a la creciente contaminación de lagos y ríos e incluso de la atmósfera, que provoca la lluvia ácida. Aguas servidas mal tratadas, uso de detergentes no biodegradables, uso abusivo de pesticidas contaminan las capas freáticas. Efluentes industriales vertidos a los cursos de agua, devuelven envenenamiento y muerte a los ríos, comprometiendo la frágil y compleja cadena de reproducción de la vida.

Hay mucha agua pero está distribuida de manera desigual: el 60% se encuentra en solo 9 países, mientras otros 80 enfrentan escasez. Algo menos de mil millones de personas consumen el 86% del agua existente, mientras que para 1.400 millones es insuficiente (ahora ya son 2.000 millones) y para  2.000 millones no está tratada, lo que genera el 85% de las enfermedades. Se supone que para 2032 cerca de  5.000 millones de personas se verán afectadas por la escasez de agua.

No hay problema de insuficiencia de agua sino de mala gestión de la misma para satisfacer las demandas de los humanos y de los demás seres vivos.

Brasil es la  potencia natural del agua, con el 13% de toda el agua dulce del Planeta  lo que supone 5,4 billones de metros cúbicos. Pero está desigualmente distribuida: el 70% en la región amazónica, el 15% en el Medio Oeste, el 6% en el Sur y Sudeste y el 3% en el Nordeste. A pesar de la abundancia, no sabemos cómo utilizar el agua, ya que se desperdicia el 46%, lo que daría para abastecer a toda Francia, Bélgica, Suiza y el norte de Italia. Por lo tanto, se necesita urgentemente un nuevo patrón cultural. No hemos desarrollado una cultura del agua.

Hay una carrera mundial para privatizar el agua. Surgen grandes empresas multinacionales como las francesas Vivendi y Suez-Lyonnaise, la alemana RWE, la inglesa ThamesWater y la estadounidense Bechtel. Se ha creado un mercado de agua de más de 100 mil millones de dólares. Allí, Nestlé y Coca-Cola tienen fuerte presencia en la comercialización de agua mineral, buscando comprar fuentes de agua en todo el mundo.

            El agua se está convirtiendo en un factor de inestabilidad en el Planeta. La exacerbación de la privatización del agua hace que ésta sea tratada sin el sentido de compartir y sin considerar su importancia para la vida y para el futuro de la naturaleza y de la existencia humana en la Tierra.

            Ante estos desmanes, la comunidad internacional representada por la ONU realizó reuniones en Mar del Plata (1997), Dublín (1992), París (1998), Río de Janeiro (1992) consagrando “el derecho de todos a tener acceso al agua potable en cantidad y calidad suficiente para las necesidades esenciales”.

El gran debate de hoy está en estos términos ya mencionados anteriormente:

¿Es el agua fuente de vida o fuente de ganancias? ¿El agua es un bien natural, vital, común e insustituible o un bien económico a ser tratado como un recurso hídrico y como una mercancía?

            Ambas dimensiones no son excluyentes entre sí, pero deben relacionarse rectamente.

 Fundamentalmente, el agua es el derecho a la vida, como insiste el gran experto en agua Ricardo Petrella (O Manifesto da Água,Vozes, Petrópolis 2002). En todo caso, el agua potable, para alimentación e higiene personal, debe ser gratuita (cf. Paulo Affonso Leme Machado, Recursos Hídricos. Derecho Brasileño e Internacional, Malheiros Editores, São Paulo 2002, 14-17). Así, dice en su artículo primero  la ley nº  9.433 (08/01/97) de la Política Nacional de Recursos Hídricos: “el agua es un bien de dominio público; el agua es un recurso natural limitado, de valor económico; en situación de escasez, el uso prioritario de   los  recursos hídricos es el consumo humano y el de los animales”. Vea el libro reciente con todos los hechos y leyes de João Bosco Senra, Água, elemento vital, 2022.

Sin embargo, dado que el agua es escasa y exige una compleja estructura de captación, conservación, tratamiento y distribución, esto implica una innegable dimensión económica. Esta última,  sin embargo, no debe prevalecer sobre la otra, por el contrario, debe hacerla accesible a todos y las ganancias deben respetar la naturaleza común, vital e insustituible del agua. Aunque implique altos costos económicos, estos deben ser cubiertos por el Poder Público.

            El agua no es un bien económico como cualquier otro. Está tan ligada a la vida que debe entenderse como vida. Y la vida, por su naturaleza vital y esencial, nunca puede transformarse en una mercancía. El agua está ligada a otras dimensiones culturales, simbólicas y espirituales del ser humano que la hacen preciosa y cargada de valores que son invaluables. San Francisco de Asís en su Cántico de las Criaturas se refiere al agua como “preciosa y casta”.

Para comprender la riqueza del agua que trasciende su dimensión económica, es necesario romper  con la constricción que el pensamiento racional-analítico y utilitarista de la modernidad impone a todas las sociedades. Él ve el agua como un recurso hídrico con fines de lucro.

El ser humano tiene otros ejercicios de su razón. Hay una razón sensible, una razón emocional y una razón espiritual. Son motivos vinculados al sentido de la vida y al universo simbólico. No ofrecen las razones para lucrar, sino las razones para vivir y dar excelencia a la vida. El agua es el nicho de donde hace miles de millones de años (3,8)  surgió la vida.

            Como reacción al dominio de la globalización del agua, se busca la republicanización del agua. Me explico: el agua es un bien común público mundial. Es patrimonio de la biosfera y vital para todas las formas de vida.

            En función de esta importancia decisiva del agua, se creó FAMA – el Foro Mundial Alternativo del Agua en marzo de 2003 en Florencia, Italia. Junto a  él   se planteó la creación de la Autoridad Mundial del Agua como una  instancia de gobierno público, cooperativo y solidario a nivel de las grandes cuencas fluviales internacionales y para una distribución más equitativa del agua según las demandas regionales.

            Una función importante es presionar a los gobiernos, empresas, asociaciones y ciudades en general para que respeten la naturaleza única e insustituible del agua.

 Dado que el 75% de nuestro cuerpo está compuesto por agua, todos deberían tener garantizados al menos 2 litros de agua potable gratuita y segura,  variando según las diferentes edades. Las tarifas de los servicios deben considerar los diferentes niveles de uso, ya sea doméstico, industrial, agrícola, recreativo. Para los usos industriales del agua y la agricultura, obviamente, el agua está sujeta a un precio.

            Fomentar la cooperación con todas las entidades públicas y privadas para evitar que tantas personas mueran por falta de agua o como consecuencia del agua mal tratada. Cada día mueren 6.000 niños de sed. Las noticias no dicen nada al respecto. Pero esto equivale a que 10 aviones Boeing se precipiten en el mar y mueran todos los pasajeros como ocurrió con Air France hace años. Evitaría que unos 18 millones de niños faltaran a la escuela porque se ven obligados a ir a buscar agua a 5-10 km de distancia.

            Paralelamente, se está articulando en todo el mundo un Contrato Mundial del Agua. Sería un contrato social mundial en torno a lo que todos necesitamos y que efectivamente nos une, que es la vida de las personas y de los demás seres vivos, inseparables del agua.

El hambre  cero en el mundo, como está previsto en los Objetivos del Milenio, debe incluir la sed cero, porque ningún alimento puede existir y consumirse sin agua.

            A partir del agua surge otra imagen de la planetización, hoy multipolar, humana, solidaria, cooperativa y orientada a garantizar a todos los medios mínimos de vida y de reproducción de la vida.

El agua es vida, generadora de vida y aparece como uno de los dos símbolos más poderosos de la vida eterna, según las palabras de Aquel que dijo: “Yo soy una fuente de agua viva, el que beba de este agua vivirá para siempre”.

*Leonardo Boff recibió el título de doctor honoris causa del Departamento de Aguas de la Universidad de Rosario en Argentina y participó en   el grupo de la ONU que estudió la cuestión del agua a nivel mundial.