Sostenibilità e Educazione

La sostenibilità, uno dei temi centrali del Rio+20 non nasce  spontaneamente. È il risultato di un processo di educazione attraverso il quale l’essere umano ridefinisce l’insieme delle relazioni che intrattiene con l’universo, con la terra, con la natura, con la società e con se stesso dentro i criteri di equilibrio ecologico, di rispetto e amore alla terra e alla comunità di vita, di solidarietà verso le generazioni future e della costruzione di una democrazia socio ecologica senza fine.

Sono convinto che soltanto un processo generalizzato di educazione può creare nuovi elementi e nuovi cuori, come chiedeva la Carta della Terra, capaci di fare la rivoluzione paradigmatica richiesta dal rischio globale sotto il quale viviamo.Come  ripeteva spesso Paolo Freire: «L’educazione non muta il mondo, ma muta le persone che cambieranno il mondo». Adesso tutte le persone sono stimolate a cambiare. Non abbiamo altra alternativa: o cambiamo o conosceremo il buio.

Non è questo il luogo per abbordare l’educazione nei suoi molteplici aspetti, tanto bene formulati nel 1996 dalla UNESCO: imparare a conoscere, a fare, a essere e a vivere insieme; io aggiungerei imparare a ad aver cura della Madre Terra e di tutti i suoi esseri. Ma questo tipo di educazione è ancora insufficiente. La situazione mutata del mondo esige che tutto sia  ecologizzato, cioè, ogni sapere deve prestare la sua collaborazione allo scopo di proteggere la Terra, salvare la vita umana e il nostro progetto planetario. Pertanto, il momento ecologico deve attraversare tutti i saperi.
Il 20 dicembre del 2002 l’ONU approvò una risoluzione proclamando gli anni 2005-2014  la decade dell’educazione per lo sviluppo sostenibile. In questo documento si definiscono 15 prospettive strategiche in vista di un’educazione per lo sviluppo sostenibile.

Ne riferiremo alcune: prospettive socioculturali che includono: diritti umani, pace e sicurezza; uguaglianza tra i sessi; diversità culturale e comprensione interculturale; salute; AIDS; governance globale. Prospettive ambientali che comportano: risorse naturali (acqua, energia, agricoltura e biodiversità); mutamenti climatici; sviluppo rurale; urbanizzazione sostenibile; prevenzione e mitigazione delle catastrofi. Prospettive economiche che tendono alla riduzione della povertà e della miseria; la responsabilità e il rendiconto delle imprese. Come si può vedere, il momento ecologico è presente in tutte le discipline: caso contrario non si raggiunge una sostenibilità generalizzata.

Da quando ha fatto irruzione la cifra ecologica ci siamo resi coscienti del fatto che tutti siamo ecodipendenti. Partecipiamo di una comunità di interessi con gli altri esseri viventi che insieme a noi condividono la biosfera. L’interesse basico comune è mantenere le condizioni per la continuità della vita e della stessa Terra, cosiddetta Gaia. È il fine ultimo della sostenibilità. A partire da adesso l’educazione deve assolutamente includere le quattro grandi tendenze dell’ecologia: quella ambientale, quella sociale, quella integrale e quella mentale o profonda (quella che mette in discussione il nostro posto nella natura).

Questa prospettiva si impone sempre di più tra gli educatori: educare al ben vivere che è l’arte di vivere in armonia con la natura e proporsi di ripartire in modo equo con gli altri esseri umani le risorse della cultura e dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo mantenerci coscienti che non si tratta soltanto di introdurre correttivi al sistema che ha creato l’attuale crisi ecologica ma di educare in vista della sua trasformazione.

Questo implica il superamento della visione riduzionistica e  meccanicistica ancora imperanti e assumere la cultura della complessità. Essa ci permette di vedere le interrelazioni del mondo vivo e delle ecodipendenze dell’essere umano. Tale verifica esige il trattamento di questioni ambientali di forma globale e integrata.

Da questo tipo di educazione deriva la dimensione etica della responsabilità e della cura per il futuro comune della Terra e dell’umanità. Fa scoprire l’essere umano come curatore della nostra Casa Comune e il guardiano di tutti gli esseri. Vogliamo che la democrazia senza fine (Boaventura de Souza Santos) assuma le caratteristiche socio ecologiche perché solo così sarà adeguata  all’era ecozoica e risponderà alle richieste del nuovo paradigma. L’essere umano, la terra e la natura si appartengono mutuamente. Per questo è possibile forgiare un cammino di convivenza pacifica. È la sfida dell’educazione nella situazione actuale.

Sustentabilidad y Educación

La sostenibilidad, uno de los temas centrales de la Río+20  (Conferencia de las Naciones Unidas sobre Desarrollo Sostenible, que se celebrará en Río del 20 al 22 de junio de este año), no se produce mecánicamente. Resulta de un proceso de educación por el cual el ser humano redefine el haz de relaciones que mantiene con el universo, con la Tierra, con la naturaleza, con la sociedad y consigo mismo dentro de los criterios de equilibrio ecológico, de respeto y amor a la Tierra y a la comunidad de vida, de solidaridad hacia las generaciones futuras y de construcción de una democracia socio-ecológica sin fin.

Estoy convencido de que solamente un proceso generalizado de educación puede crear, como pedía la Carta de la Tierra, nuevas mentes y nuevos corazones capaces de hacer la revolución paradigmática exigida por el riesgo global bajo el cual vivimos. Como  repetía con frecuencia Paulo Freire: « la educación no cambia el mundo: cambia a las personas que van a cambiar el mundo». Ahora todas las personas estamos urgidas a  cambiar. No tenemos otra alternativa: o cambiamos o conoceremos la oscuridad.

Por otra parte, hay que abordar la educación en sus múltiples aspectos tan bien formulados en 1966 por la UNESCO. Junto al aprender a conocer, a hacer, a ser y a vivir juntos, yo añadiría aprender a cuidar de la madre Tierra y de todos los seres.

Pero este tipo de educación todavía es insuficiente. El cambio de la situación del mundo exige que todo sea ecologizado, es decir, que cada ser debe prestar su colaboración a fin de proteger la Tierra, salvar la vida humana y nuestro proyecto planetario. Por lo tanto, el momento ecológico debe atravesar todos los saberes.

El 20 diciembre de 2002 la ONU aprobó una resolución proclamando los años que van del 2005  al 2014 como la Década de la educación para el Desarrollo Sostenible. En este documento se definen 15 perspectivas estratégicas con vistas a una educación para la sostenibilidad.

Enunciamos algunas: Perspectivas socioculturales que incluyen derechos humanos, paz y seguridad, igualdad entre los sexos, diversidad cultural y comprensión intercultural, salud, sida, gobernanza global. Perspectivas ambientales que incluyen recursos naturales (agua, energía, agricultura y biodiversidad), cambios climáticos, desarrollo rural, urbanización sostenible, prevención y mitigación de catástrofes. Perspectivas económicas que tienen como objetivo la reducción de la pobreza y de la miseria, la responsabilidad y la prestación de cuentas de las empresas. Como se deduce, el momento ecológico está presente en todas las disciplinas, de lo contrario no se alcanza una sostenibilidad generalizada.

Una vez que irrumpió el paradigma ecológico, nos concientizamos del hecho de que todos somos ecodependientes. Participamos de una comunidad de intereses con los demás seres vivos que comparten con nosotros la biosfera. El interés común básico es mantener las condiciones para la continuidad de la vida y de la propia Tierra, entendida como Gaia. Es la meta última de la sostenibilidad. A partir de ahora la educación debe incluir sin demora  las cuatro grandes tendencias de la ecología: la ambiental, la social, y la integral y la mental o profunda (aquella que discute en nuestro lugar en la naturaleza).

Entre los educadores se impone cada vez más esta perspectiva: educar para el vivir bien, que  es el arte de vivir en armonía con la naturaleza, y proponerse repartir equitativamente con los demás seres humanos los recursos de la cultura y del desarrollo sostenible.

Necesitamos ser conscientes de que no se trata solamente de introducir correcciones al sistema que ha creado la actual crisis ecológica, sino de educar para su transformación. Esto implica superar la visión reduccionista y mecanicista todavía imperante  y  asumir la cultura de la complejidad. Ella nos permite ver las interrelaciones del mundo vivo y las ecodependencias del ser humano. Tal verificación exige tratar las cuestiones ambientales de forma global e integrada.

De este tipo de educación se deriva la dimensión ética de responsabilidad y de cuidado por el futuro común de la Tierra y de la humanidad. Hace que el ser humano se descubra como cuidador de nuestra Casa Común y guardián de todos los seres. Queremos que la democracia sin fin (Boaventura de Souza Santos) asuma las características socio ecológicas pues sólo así será adecuada a la era ecozoica y responderá a las demandas del nuevo paradigma. Ser humano, Tierra y naturaleza se pertenecen mutuamente. Por eso es posible forjar un camino de convivencia pacífica. Es el desafío de la educación para el momento actual.

Sustentabilidade e Educação

A sustentabilidade, um dos temas centrais da Rio+20, não acontece mecanicamente. Resulta de um processo de educação pela qual o ser humano redefine o feixe de relações que entretém com o Universo, com a Terra, com a natureza, com a sociedade e consigo mesmo dentro dos critérios de equilíbrio ecológico, de respeito e amor à Terra e à comunidade de vida, de solidariedade para com as gerações futuras e da construção de  uma democracia sócio-ecológica sem fim.

Estou convencido de que somente uma processo generalizado de educação pode criar novas mentes e novos corações, como pedia a Carta da Terra, capazes de fazer a revolução paradigmática exigida pelo risco global sob o qual vivemos. Como repetia com freqüência Paulo Freire:”a educação não muda o mundo mas muda as pessoas que vão mudar o mundo”. Agora todas as pessoas são urgidas a mudar. Não temos outra alternativa: ou mudamos ou conheceremos a escuridão.

Não cabe aqui abordar a educação em seus múltiplos aspectos tão bem formulados em 1996 pela UNESCO: aprender a conhecer, a fazer, a ser e a viver juntos; eu acrescentaria: aprender a cuidar da Mãe Terra e de todos os seres.

Mas este tipo de educação é ainda insuficiente. A  situação mudada do mundo exige que tudo seja ecologizado, isto é, cada saber deve prestar a sua colaboração a fim de proteger a Terra, salvar a vida humana e o nosso projeto planetário. Portanto, o momento ecológico deve  atravessar todos os saberes.

A 20 de dezembro de 2002 a ONU aprovou uma resolução proclamando os anos de 2005-2014 a Década da educação para o desenvolvimento sustentável. Neste documento se definem 15 perspectivas estratégicas em vista de uma educação para  sustentabilidade. Referiremos algumas:

Perspectivas socioculturais que incluem: direitos humanos, paz e segurança; igualdade entre os sexos; diversidade cultural e compreensão intercultural; saúde; AIDS; governança global.

Perspectivas ambientais que comportam: recursos naturais (água, energia, agricultura e    biodiversidade); mudanças climáticas; desenvolvimento rural; urbanização sustentável; prevenção e mitigação de catástrofes.

Perspectivas econômicas que visam: a redução da pobreza e da miséria; a responsabilidade e a prestação de contas das empresas.

Como se depreende, o momento ecológico está presente em todas as disciplinas: caso contrário não se alcança uma sustentabilidade generalizada. Depois que irrompeu o paradigma ecológico, nos conscientizamos do fato de que todos somos ecodependentes. Participamos de uma comunidade de interesses com os demais seres vivos que conosco compartem a biosfera. O interesse comum básico é manter as condições para a continuidade da vida e da própria Terra, tida como  Gaia. É o propósito intencionado pela  sustentabilidade.

A partir de agora a educação deve impreterivelmente incluir as quatro grandes tendências da ecologia: a ambiental, a social, a mental e a integral ou profunda (aquela que discute nosso lugar na natureza). Mais e mais se impõem entre os educadores esta perspectiva: educar para o bem viver  que é a arte de viver em harmonia com a natureza e propor-se repartir equitativamente com os demais seres humanos  os recursos da cultura e do desenvolvimento sustentável.

Precisamos estar conscientes de que não se trata apenas de introduzir corretivos ao sistema que criou a atual crise ecológica mas de educar para sua transformação. Isto implica superar a visão reducionista e mecanicista ainda imperante e assumir a cultura da complexidade. Ela nos permite ver as interrelações do mundo vivo e as ecodependências do ser humano.

Tal verificação exige tratar as questões ambientais de forma global e integrada. Deste tipo de educação se deriva a dimensão ética de responsabilidade e de cuidado pelo futuro comum da Terra e da humanidade. Faz descobrir o ser humano como o cuidador de nossa Casa Comum e o guardião de todos seres. Queremos que a  democracia sem fim (Boaventura de Souza Santos) assuma as características socioecológicas pois só assim será adequada à era ecozóica e responderá às demandas do novo paradigma.

Ser humano, Terra e natureza se pertencem mutuamente. Por isso é possível forjar  um caminho de convivência pacífica. É o desafio  da educação no atual momento.

Who Cares for the Caregiver?

The first and most ancient of caregivers were our mothers and grandmothers, who from early humanity have cared for the children. But for them, none of us would be here to talk about caring.

We would like to mention in this context two figures, true archetypes of caring: the Swiss physician, Albert Schweitzer (1875-1965) and the British nurse, Florence Nightingale (1820-1910).

Albert Schweitzer was an exceptional Biblical exegete and one of the best concert interpreters of Bach of his time. When he was 30 years old, already famous throughout Europe, he left everything, and studied medicine, in the spirit of the beatitudes of Jesus, to care for the poorest of the poor, the lepers, in Lambarene (Gabon). He explicitly confessed in one of his letters: «what we need are not missionaries who want to convert the Africans, but persons ready to do what must be done for the poor, if the Sermon on the Mount and the words of Jesus are to have any value. My life is neither in the arts nor in science but in being a simple human being who, in the spirit of Jesus, does something, no matter how insignificant it may be». He was one of the first Nobel Peace prize laureates.

Schweitzer lived and worked for about forty years in a hospital he built with money earned from his Bach concert tours. In his scarce free hours, he managed to write a vast work centered on the ethics of caring and respect for life. He expressed his motto this way: «ethics is the unlimited responsibility for all that exists and lives». He affirms in another book: «the key idea of good consists of preserving life, developing and raising it to its highest value; evil consists of destroying life, damaging and precluding its full development; this is the necessary, universal and absolute principle of ethics».

Another archetype of caring was the British nurse, Florence Nightingale. A humanist, and profoundly religious, she decided to improve the nursing models in her country.

In 1854, with 38 companions, Florence went to the Crimean war, in Turkey, where fragmentation bombs that caused many casualties were being used. Strict application of the practice of caring in the military hospital reduced mortality from 42% to 2% in 6 months. This success brought her universal notoriety.

Back in her country, and shortly thereafter in the United States, she created a network of hospitals that applied caring as the fundamental principle guiding nursing, and as its natural ethic. Florence Nightingale continues to be an inspiring reference.

Health workers are fundamentally caregivers. They care for the well being of the others, as a mission and a life option. But, who cares for the caregiver? ¿Quem Cuida do Cuidador? is the title of a beautiful book by physician Eugenio Paes Campos (Vozes 2005).

We start from the fact that the human being is, by nature and essence, a being of caring. The human being feels predisposed to care for the other, and also feels the need to be cared for. To care for and to be taken care of are existential elements (permanent structures) that are inseparable. It is known that caring is demanding, and can cause stress to the caregiver. Specially if the caring constitutes, as it should be, not a sporadic act, but a permanent and conscious attitude. We are limited, subject to becoming tired, and to experiencing small failures and deceptions. We feel alone. We need to be cared for, if not, our desire to care for others diminishes. What must we do then?

Logically, each person must confront with resilience (the capacity to heal) this painful situation. But this effort is no substitute for the desire to be cared for. It is then that the community of caregivers, other health workers, physicians and the body of nurses, must take action.

Nurses and physicians, male and female, also need to be cared for. They need to feel welcomed and revived, exactly as mothers do with their sons and daughters. At times they feel the need for caring as support, sustenance and protection, things that a father offers to his sons and daughters.

That is when what pediatrician D. W. Winnicott called holding is created: namely, the group of caring and animating factors that strengthen the stimulus to continue caring for the patients. When this spirit of caring prevails, lateral relationships of trust and mutual cooperation appear, and the discomfort born of the need to be cared for is overcome.

Happy is the hospital and still happier are the patients who can count on a team of caregivers. They will have neither «signers of medical prescriptions» nor providers of formulas, but human beings «caring» for infirm lives that seek health. The good energy that caring irradiates reinforces healing.