l principio di autodistruzione e la lotta contro il Covid-19

Dopo che le due prime bombe atomiche furono sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki, l’umanità si creò un incubo dal quale non è riuscita ancora a liberarsi. Invece, è diventata una realtà che minaccia la vita su questo pianeta e la distruzione di gran parte del sistema vitale. Sono state create armi nucleari, chimiche e biologiche molto più distruttive che possono porre fine alla nostra civiltà e influenzare profondamente la Terra viva.

Ancora peggio, abbiamo creato l’intelligenza artificiale autonoma. Con i suoi algoritmi che combinano miliardi di informazioni raccolte da tutti i paesi del mondo, potrebbe prendere decisioni a nostra insaputa. Eventualmente, in una coincidenza pazzesca, potrebbe, come abbiamo detto prima, penetrare negli arsenali delle armi nucleari o in altri di uguale o maggiore potenza letale e lanciare una guerra totale di distruzione di tutto ciò che esiste, compresa se stessa. E’ il principio di autodistruzione. Cioè, è nelle mani degli esseri umani porre fine alla vita visibile così come la conosciamo (che è solo il 5%, il 95% sono vite microscopiche invisibili).

Dobbiamo governare sulla morte. Può succedere in qualsiasi momento.

Si è già creata un’espressione per dare un nome a questa nuova fase della storia umana, una vera era geologica: l’antropocene, cioè l’essere umano come la grande minaccia per il sistema-vita e per il sistema-Terra. L’essere umano è il grande Satana della Terra, che può decimare, come un anticristo, se stesso e gli altri, i suoi simili, e liquidare i fondamenti che sostengono la vita.

L’intensità del processo letale è così grande che stiamo già parlando dell’era del necrocene, cioè dell’era della produzione in massa della morte. Siamo già dentro la sesta estinzione di massa. Ora è stata accelerata irrevocabilmente, vista la volontà di dominare la natura e i suoi meccanismi di aggressione diretta contro la vita e contro Gaia, la Terra vivente, in funzione di una crescita illimitata, di un assurdo accumulo di beni materiali fino al punto di creare un sovraccarico sulla Terra.

In altre parole, siamo arrivati a un punto in cui la Terra non può sostituire i beni e i servizi naturali che le sono stati estratti e comincia a mostrare un avanzato processo di degenerazione attraverso tsunami, tifoni, scongelamento delle calotte polari e permafrost, siccità prolungate, spaventose tempeste di neve e la comparsa di batteri e virus difficili da controllare. Alcuni di questi, come l’attuale coronavirus, possono portare alla morte di milioni di persone.

Tali eventi sono reazioni e possono essere rappresaglie della Terra davanti alla guerra che combattiamo contro di essa su tutti i fronti. Questa morte in massa si verifica in natura,  dove migliaia di specie viventi scompaiono in modo permanente ogni anno, e nelle società umane, dove milioni di persone soffrono la fame, la sete e ogni sorte di malattie mortali.

C’è una crescente percezione generale che la situazione dell’umanità non sia sostenibile. Se questa logica perversa continua, si costruisce un percorso che porta alla nostra sepoltura. Facciamo un esempio: in Brasile viviamo sotto la dittatura dell’economia ultra neoliberale, con una politica di estrema destra, violenta e crudele per le grandi maggioranze povere. Perplessi, abbiamo visto i mali che sono stati fatti, annullando i diritti dei lavoratori e internazionalizzando la ricchezza nazionale che sostiene la nostra sovranità come popolo.

Coloro che nel 2016 hanno compiuto il colpo di Stato contro la presidenta Dilma Rousseff hanno accettato la ricolonizzazione del Paese, divenuto vassallo della potenza dominante, gli Stati Uniti, e condannato ad essere solo un esportatore di commodities e un alleato minore e subordinato al progetto imperiale.

Quello che si sta facendo in Europa contro i rifugiati, rifiutando la loro presenza in Italia e in Inghilterra e peggio ancora in Ungheria e nella cattolicissima Polonia, raggiunge livelli di disumanità di grande crudeltà. Le misure del presidente degli Stati Uniti, Trump, strappando i figli dai loro genitori migranti e mettendoli in gabbia, denotano la barbarie e l’assenza di ogni senso di umanità.

È già stato detto: “nessun essere umano è un’isola… non chiedere mai per chi suonano la campane. Suonano per te, per me, per tutta l’umanità”. Se grandi sono le tenebre che abbassano i nostri spiriti, ancora maggiori sono i nostri desideri di luce. Non lasciamo che la suddetta pazzia abbia l’ultima parola.

La più grande e ultima parola che grida in noi e ci unisce a tutta l’umanità è di solidarietà e compassione per le vittime, è per la pace e il buon senso nei rapporti tra i popoli. Le tragedie ci danno la dimensione della disumanità di cui siamo capaci, ma permettono anche di far emergere l’umano che è in noi, al di là delle differenze di etnia, ideologia e religione. L’umano che è in noi ci fa preoccupare insieme, mostrare solidarietà insieme, piangere insieme, asciugare insieme le lacrime, pregare insieme, cercare insieme la giustizia sociale mondiale, costruire insieme la pace e rinunciare insieme alla vendetta e a ogni tipo di violenza e di guerra.

La sapienza dei popoli e la voce del nostro cuore lo confermano: non è uno Stato che è diventato terrorista, come gli Stati Uniti sotto il presidente Bush, che sconfiggerà il terrorismo. Né è l’odio per gli immigrati latini, diffuso da Trump, che porterà la pace. Un dialogo instancabile, un negoziazione aperta  e un trattamento equo elimineranno le basi di qualsiasi terrorismo e troveranno la pace. Le tragedie che ci hanno colpito nel profondo del cuore, in particolare la pandemia virale che ha colpito l’intero pianeta, ci invitano a ripensare i fondamenti della convivenza umana nella nuova fase planetaria, e come prendersi cura della Casa comune, la Terra, come chiede papa Francesco nella sua enciclica di ecologia integrale “sulla cura della Casa Comune” (2015).

Il momento è urgente. E questa volta non c’è un piano B che ci possa salvare. Dobbiamo essere salvati tutti, perché formiamo una comunità di destino Terra-Umanità. Per questo dobbiamo abolire la parola nemico. La paura crea il nemico. Esorcizziamo la paura quando trasformiamo il lontano in un vicino e il vicino in un fratello e in una sorella. Scacciamo la paura e il nemico quando iniziamo a dialogare, a conoscerci, ad accettarci, a rispettarci, ad amarci, in una parola, a prenderci cura l’uno dell’altro.

Prendersi cura del nostro modo di vivere insieme in pace, solidarietà e giustizia; prendersi cura del nostro ambiente affinché sia un ambiente completo, senza distruggere gli habitat dei virus che provengono da animali o dagli arborovirus che si trovano nelle foreste, un ambiente in cui sia possibile riconoscere il valore intrinseco di ogni essere; prendersi cura della nostra cara e generosa Madre Terra.

Se ci prendiamo cura di noi stessi come fratelli e sorelle, le cause della paura scompaiono. Nessuno ha bisogno di minacciare nessuno. Possiamo camminare per le nostre strade di notte senza paura di essere derubati e aggrediti. Questa cura sarà efficace solo se accompagnata dalla giustizia necessaria a soddisfare i bisogni dei più vulnerabili, se lo Stato sarà presente con misure sanitarie (quanto importante è stato il Sistema Sanitario Unificato in Brasile,  di fronte al Covid-19), con le scuole, con la sicurezza e con spazi di convivenza, di cultura e di tempo libero.

Solo in questo modo godremo di una pace che può essere raggiunta quando c’è un minimo di buona volontà generale e un senso di solidarietà e benevolenza nelle relazioni umane. Questo è il desiderio incrollabile della maggior parte degli umani. Questa è la lezione che l’intrusione del Covid-19 in noi ci sta dando e che dobbiamo assumere nelle nostre abitudini nei tempi post-coronavirus.

*Leonardo Boff è ecoteologo, filosofo e ha scritto La Madre Terra colpisce l’umanità: avvertenze del Covid-19, di prossima pubblicazione dalla editora Vozes.

Traduzione di M. Gavito e S. Toppi

Covid-19: un attacco della Terra contro di noi

Fino ad oggi, la preoccupazione per Covid-19 si è concentrata sulla medicina, sulla tecnica e su tutto quello che evita la contaminazione degli operatori sanitari. Si cerca urgentemente un vaccino efficace. Nella società, l’isolamento sociale ed evitare l’affollamento delle persone. Tutto questo è fondamentale. Tuttavia, non possiamo considerare il coronavirus come un fatto isolato. Deve essere visto nel contesto che ha permesso la sua apparizione.

Il virus è venuto dalla natura. Ebbene, come dice papa Francesco nella sua enciclica “sulla cura della Casa comune”: “Non abbiamo mai maltrattato e ferito la nostra Casa comune come negli ultimi due secoli” (n. 53). È stato il processo industriale a ferirla: il socialismo reale (fin quando è esistito) e soprattutto il sistema capitalistico ormai globalizzato. Questo è il Satana della Terra che la sta devastando e che la sta portando ad ogni tipo di squilibrio.

È il principale (non l’unico) responsabile delle varie minacce al sistema-vita e al sistema-Terra: dal possibile olocausto nucleare, al riscaldamento globale, alla carenza di acqua potabile, all’erosione della biodiversità. Faccio eco alle parole del noto geografo americano David Harley: “COVID-19 è la vendetta della natura per più di quarant’anni di maltrattamenti e abusi per mano di un estrattivismo neoliberale violento e non regolamentato”.

Isabelle Stengers, chimica e filosofa della scienza che ha lavorato a lungo in collaborazione con il premio Nobel Ilya Prigogine, sostiene la tesi che sottoscrivo anch’io: “il coronavirus sarebbe un’intrusione della Terra-Gaia nelle nostre società, una risposta all’antropocene”.

Sapevamo di altre intrusioni: la peste nera (la peste bubbonica) che proveniva dall’Eurasia ha decimato un totale stimato di 75-200 milioni di persone. In Europa, tra il 1346 e il 1353, causò la morte di gran parte della sua popolazione, che passò da 475 a 350 milioni di abitanti. Ci sono voluti 200 anni per riprendersi. È stata la più devastante mai conosciuta nella storia. Anche l’influenza spagnola è stata notevole. Originaria probabilmente negli Stati Uniti, tra il 1918-1920 ha contagiato 500 milioni di persone e causato 50 milioni di morti, tra cui il presidente eletto di Brasile Rodrigues Alves nel 1919.

Ora, per la prima volta, un virus ha attaccato l’intero pianeta, causando migliaia di morti senza poterlo fermare a causa della sua rapida diffusione, poiché viviamo in una cultura globalizzata con un grande movimento di persone che viaggiano in tutti i continenti e possono essere portatori dell’epidemia.

La Terra ha già perso il suo equilibrio e ne sta cercando uno nuovo. E questo nuovo potrebbe significare la devastazione di parti importanti della biosfera e di una parte significativa della specie umana.

Questo accadrà, anche se non sappiamo nè quando né come, dicono biologi famosi. Se arriva il temuto NBO (The Next Big One), il prossimo grande virus devastante, potrebbe, secondo il ricercatore dell’USP Prof. Eduardo Massad, portare alla morte circa due miliardi di persone, riducendo l’aspettativa di vita generale da 72 a 58 anni. Altri temono addirittura la fine della specie umana.

Il fatto è che siamo già dentro la sesta estinzione di massa. Secondo alcuni scienziati, abbiamo inaugurato una nuova era geologica, quella dell’antropocene e della sua espressione più dannosa, il necrocene. L’attività umana (antropocene) è responsabile della produzione in massa della morte (necrocene) degli esseri viventi.

I diversi centri scientifici che monitorano sistematicamente lo stato della Terra confermano che, anno dopo anno, i principali elementi che perpetuano la vita (acqua, suolo, aria pulita, semi, fertilità, clima e altro) si stanno deteriorando giorno dopo giorno. Quando finirà tutto questo?

Il giorno di superamento della Terra (The Earth Overshoot day) si è verificato il 29 luglio 2019. Ciò significa che in quella data tutte le risorse naturali disponibili e rinnovabili per quell’anno erano state già consumate. La Terra è andata in rosso, con un assegno scoperto.

Come fermare questo esaurimento delle risorse? Se insistiamo nel mantenere il livello di consumo attuale, soprattutto il consumo dispendioso, dobbiamo esercitare più violenza contro la Terra, costringendola a darci ciò che non ha più o non può più sostituire.

La reazione della Terra si è manifestata mediante eventi estremi, come la flortissima tempesta di vento di Santa Catarina alla fine di giugno (in Brasile) e mediante gli attacchi di diversi tipi di virus conosciuti: zika, chicungunya, ebola, Sars, l’attuale coronavirus e altri. Dobbiamo anche includere la crescita della violenza sociale, poiché la Terra e l’umanità costituiscono un’unica entità relazionale.

O cambiamo il nostro rapporto con la Terra viva e con la natura o dovremo fare i conti con nuovi e più potenti virus che potrebbero annientare milioni di vite umane. Il nostro amore per la vita, la saggezza umana dei popoli e il bisogno di cura non sono mai stato così urgenti.

*Leonardo Boff è ecoteologo e scrittore. Ha scritto il libro O Covid-19: A Mãe Terra contra-ataca a Humanidade, che sarà pubblicato dalla Editora Vozes quest’anno.

Traduzione di Mª José Gavito e Stefano ToppiLeia mais »

In omaggio agli indigeni uccisi dal Covid-19

Sono molti i nostri fratelli e sorelle indigeni che stanno morendo a causa del Covid-19 e della mancanza di attenzione per le politiche genocide ed etnocide dell’attuale governo.

Voglio dedicare loro questo bellissimo mito-storia dei popoli amazzonici sul significato della morte e sull’ingresso nella felicità suprema. Penso anche ai parenti delle migliaia di persone che sono morte a causa del coronavirus. Per tutti la nostra solidarietà e le nostre parole di conforto.

Ci chiediamo sempre: come fanno i morti ad arrivare in paradiso? C’è la convinzione tra i popoli che tutti devono fare un viaggio. E in quel viaggio ci sono delle prove da superare. Secondo questa storia dei popoli amazzonici, ognuno deve purificarsi, diventare luce, per potersi immergere in quel mondo di gioia e di festa dove sono tutti gli antenati e i parenti morti.

A causa della mancanza di attenzione da parte delle autorità che disprezzano e persino odiano le popolazioni indigene, molti pajé stanno morendo, vittime dei Covid-19. Con loro scompare un’intera biblioteca di conoscenze che hanno ereditato, arricchito e sempre trasmesso alle nuove generazioni. Con la loro morte c’è una dolorosa rottura con questa tradizione. Loro e noi soffriamo e siamo più poveri. Per tutti loro la nostra profonda solidarietà e compassione, noi soffriamo il dolore che soffrono loro: L.Boff.

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In molte tribù amazzoniche si crede che i morti si trasformino in farfalle. Durante il tempo necessario alla purificazione, ciascuna assume una forma adeguata. Quelle che si purificano presto sono molto leggere, con poche ore di vita e con colori bianchi. Penetrano direttamente nel mondo della felicità.

Quelle che hanno bisogno di più tempo sono più piccole, più leggere e più colorate. E quelle che hanno bisogno di molto tempo sono più grandi, più pesanti e di colore più scuro.

Tutte volano di fiore in fiore, succhiando il nettare e diventando più forti per portare il proprio peso quando si alzano verso il cielo, dove vivranno felici con tutti gli antenati e i parenti, che sono soltanto dall’altra parte della vita.

Per alleviare la saudade infinita per il marito, Coaciaba camminava quando poteva lungo la riva del fiume, guardando le farfalle, o vicino ai campi lavorati, dove svolazzavano anche i colibrì e molti insetti.

Da tanta tristezza, Coaciaba finì per morire. Non solo si muore di malattia, di vecchiaia o di un virus maligno della natura. Si muore anche di saudade della persona amata.

Guanambi, sua figlia, rimase completamente sola. Inconsolabile, piangeva molto, soprattutto all’ora in cui sua madre la portava a fare una passeggiata. Anche se era piccola, voleva solo visitare la tomba di sua madre. Non voleva più vivere. Chiedeva a lei e agli spiriti di venire a prenderla e portarla con la sua madre.

Da tanta tristezza, Guanambi languiva giorno dopo giorno e anche lei finì per morire. I suoi parenti erano molto addolorati per le tante disgrazie che avevano colpito la stessa famiglia.

Ma curiosamente il suo spirito non si è trasformato in farfalla come negli altri indiani della tribù. Rimane imprigionato dentro un bellissimo fiore di lillà, molto vicino alla tomba di sua madre. Così poteva stare con la madre, come aveva chiesto agli spiriti.

La madre, Coaciaba, il cui spirito si era effettivamente trasformato in farfalla, volava di fiore in fiore succhiando il nettare per rafforzarsi e prepararsi al suo viaggio verso il cielo.

Un giorno, al tramonto, zigzagando di fiore in fiore, atterrò su un bellissimo fiore di lillà. Mentre succhiava il nettare, sentì un pianto triste e dolce. Il suo cuore tremò e quasi svenne dall’emozione. Aveva riconosciuto da dentro il fiore la piccola voce della sua amata figlia Guanambi; come poteva essere imprigionata lì? Si rimise dell’emozione e disse:

“Bimba mia, mamma è qui con te. Stai tranquilla che vado liberarti perché possiamo volare insieme verso il cielo”.

Ma ben presto si rese conto che si trattava di una farfalla molto leggera e non aveva la forza di aprire i petali, spezzare il fiore e liberare la sua amata bambina. Così si è raccolta in un angolo e, in lacrime, ha implorato lo Spirito Creatore e tutti gli antenati della tribù:

“Per l’amore di mio marito, guerriero coraggioso, morto in difesa di tutti i suoi parenti, per la compassione di mia figlia orfana, Guanambi, prigioniera nel cuore del fiore di lillà, ti imploro, Spirito di bontà, e tutti voi anziani della nostra tribù: trasformatemi in un uccello veloce e agile, dotato di un becco appuntito per rompere il fiore di lillà e liberare la mia cara bambina”.

Tale fu la compassione suscitata dalla Coaciaba che lo Spirito Creatore e gli anziani della tribù risposero prontamente alla sua richiesta. La trasformarono in un bellissimo, leggero, agile colibrì, che atterrò immediatamente sul fiore di lillà. Gli sussurrò con una voce piena di tenerezza:

“Bambina mia, sono io, tua madre. Niente paura. Sono stata trasformata in un colibrì per venire a liberarti”.

Con il suo becco appuntito, tirò fuori con cura un petalo dopo l’altro fino ad aprire il cuore del fiore. Lì c’era Guanambi che sorrideva, allungando le braccia alla madre.

Purificate e abbracciate, volarono verso l’alto, sempre più in alto, fino a raggiungere insieme il cielo.

Da allora, c’è un’usanza tra molti indigeni amazzonici: ogni volta che una creatura orfana muore, si ricopre il suo piccolo corpo di fiori di lillà, come se fosse dentro un grande fiore, nella certezza che la madre, in forma di colibrì, verrà a cercarla per volare abbracciate al cielo, dove saranno eternamente insieme e felici con tutti i loro antenati e tutti gli altri parenti.

*Leonardo Boff ha riscritto miti-storie dei nostri popoli indigeni: Il matrimonio tra cielo e la Terra, Mar de ideias, Rio de Janeiro 2014.

Traduzione di Maria José Gavito e Stefano Toppi

Vieni Spirito di vita e salvaci del Covid-19

Tutti ci sentiamo persi, ricercatori, medici, epidemiologi, biologi e tutti i saperi che abbiamo; nessuno conosce il coronavirus e non sappiamo come affrontarlo efficacemente con un vaccino. Speriamo che non sia quello che alcuni biologi hanno temuto a lungo: il virus NBO (Next Big One) “il prossimo grande” virus che farà scomparire parte della specie umana.

Oltre al virus del Covid-19 e ai vari virus già noti, ci troviamo di fronte a tempi ecologicamente pericolosi, con il riscaldamento globale, la sesta estinzione di massa, l’erosione delle biodiversità e altro.

A parte l’uso dei mezzi scientifici che ci stanno lasciando indifesi, abbiamo un riferimento di un altro ordine, che non va contro l’intelligenza ma va oltre la sua portata, è l‘intelligenza spirituale che cattura lo Spirito Creatore. Non è al di fuori della nostra realtà quando è intesa in modo olistico.

Questo Spirito Creatore è responsabile della nascita dell’universo con i suoi miliardi di galassie e miliardi di stelle e pianeti, quello che esisteva prima di ogni cosa e che ha dato origine a quel piccolo punto carico di energia che quando esplode (big bang) ha dato vita all’universo. Esso continua a presiedere l’intero processo cosmogenico, il nostro pianeta e ciascuno di noi, perché è lo Spiritus Creator, il Pneuma, il Soffio di Vita. Nei linguaggi medio-orientali è sempre al femminile, legato alla donna che genera la vita.

In questi momenti di crisi, è l’occasione per invocarlo e supplicarlo: “Tu che sei la Fonte della Vita, salva le nostre vite, le vite dei più indifesi, le vite di tutta l’umanità del terribile Covid-19″.

La Genesi dice che all’inizio aleggiava sul “touwabou” (in ebraico), il caos originale; da esso sono nate tutte le cose e messe nel loro giusto ordine in cielo e in terra e, infine, siamo nati noi esseri umani, uomini e donne.

Allargando l’orizzonte, è importante riconoscere che la loro creazione è minacciata al di là degli effetti letali del covid-19. La minaccia non proviene da un meteorite caduto, come quello che 65 milioni di anni fa sterminò i dinosauri dopo che essi siano vissuti sulla Terra più di 100 milioni di anni. Il meteorite attuale si chiama homo sapiens e demens, doppio demens (inteligente e demente, doppiamente demente).

In tale contesto, riflettiamo rapidamente e invochiamo l’azione di guarigione e di nuova creazione dello Spirito Santo. Le nostre fonti di riferimento sono i due Testamenti ebraico-cristiani e l’esperienza umana, il cui spirito è animato dallo Spirito Creatore, chiamato dalla liturgia “Luce Beatissima”.

Pensare allo Spirito Santo ci costringe ad andare oltre le categorie classiche con cui è stato elaborato il discorso teologico occidentale, tradizionale e convenzionale. Dio, Cristo, la grazia e la Chiesa sono stati pensati all’interno delle categorie metafisiche della filosofia greca di sostanza, essenza e natura. Pertanto, come qualcosa di statico e circoscritto, è sempre immutabile. Questo paradigma è stato reso ufficiale dalla teologia cristiana.

Tuttavia, pensare lo Spirito implica di assumere un altro paradigma, quello del movimento, dell’azione, del processo, dell’emergenza, della storia e del nuovo e del sorprendente. Questo non può essere compreso con la terminologia sostanziale ma con quella del futuro.

Questo paradigma ci avvicina alla cosmologia moderna e alla fisica quantistica. Queste vedono tutte le cose nella genesi, emergere da un sottofondo di Energia senza nome, misteriosa e amorevole che è prima di ogni cosa, nel tempo e nello spazio zero. Questa energia supporta l’universo e tutti gli esseri in esso compresi, penetra il cosmo da un capo all’altro, e ci penetra completamente. Questa Energia di Fondo, chiamata anche Abisso Origine di tutto l’essere, è la migliore metafora dello Spirito Creatore, che è tutto questo e molto di più.

Riprendendo il terzo punto del Credo cristiano: “Credo nello Spirito Santo“, in questo schema assume un nuovo significato, consapevoli che non riusciamo mai a dire quello che dovremmo dire dello Spirito Creatore.

Infine, dobbiamo ammettere che abbiamo toccato il mistero. Non si oppone alla conoscenza perché il mistero è l’illimitatezza di ogni conoscenza. Sa sempre di più e sempre di più, ma in ogni conoscenza il mistero rimane. È per natura illimitato. Questo mistero è rivelato ma è anche velato. La missione di coloro che l’accolgono e si dedicano alla sua riflessione sistematica, come i teologi, anche quelli che si dedicano alla filosofia (come F. Hegel, la cui categoria centrale è lo Spirito Assoluto), è di cercare questa rivelazione incessantemente.

È propio dello Spirito nascondersi all’interno dei processi evolutivi e della storia. È proprio dell’essere umano scoprirlo. Egli “soffia dove vuole e non sappiamo da dove viene o dove va” (cfr. Gv 38). Questo non ci esime dal compito di scoprirlo.

È ciò che speriamo ardentemente che questo Spirito si manifesti e ispiri gli spiriti dei nostri ricercatori a scoprire un vaccino che ci salvi le nostre vite. E quando Egli irromperà sorprendentemente attraverso la loro ricerca, ci rallegreremo e festeggieremo, pieni di gratitudine per la sua azione mediata dallo spirito umano.

Domenica 31 maggio abbiamo celebrato la festa di Pentecoste, una grande festa delle chiese cristiane. È una festa senza fine, perché lo Spirito è sempre all’opera, continua nel corso della storia e ci raggiunge anche nei giorni in cui soffriamo, siamo angosciati e temiamo la letalità del coronavirus. Il Creator Spiritus non ha mai abbandonato la sua creazione, nemmeno nelle quindici grandi distruzioni attraverso le quali è passata. E non ci abbandonerà adesso. “Veni, Creator Spiritus, e salva nos del coronavirus”.

 

*Leonardo Boff è ecoteólogo e ha scritto “O Spirito Santo, Fogo Interior, Doador de Vida e Pai dos pobres”, Vozes 2013 (Lo Spirito Santo: fuoco interiore, donatore di vita e Padre dei poveri).

Traduzione di María Gavito e Stefano Toppi