Forme di vivere il cristianesimo oggi

Leonardo Boff

I grandi analisti della storia ci hanno confermato che da un secolo viviamo in una nuova fase dello spirito della nostra cultura. È la fase della secolarizzazione. Ciò significa che l’asse strutturante della società moderna non risiede più nel mondo religioso, ma nell’autonomia delle realtà terrene, nel mondo secolare. Da qui si parla di secolarizzazione. Questo non significa negare Dio, solo che Egli non rappresenta più il fattore di coesione sociale. Al suo posto subentra la ragione, i diritti umani, il processo di sviluppo scientifico che si traduce in un’operazione tecnica produttrice di beni materiali, il contratto sociale.

Non è questa la sede per discutere gli avatar di questo processo. Vale la pena sottolineare le trasformazioni che ha portato in campo religioso, precisamente, attraverso il cristianesimo romano-cattolico.

C’era un’enorme discrepanza tra i valori della modernità secolarizzata (democrazia, diritti umani, libertà di coscienza, dialogo tra le chiese e le religioni ecc.) e il cattolicesimo tradizionale. Questo scollamento è stato superato dal Concilio Vaticano II (1962-1965), in cui la Chiesa gerarchica ha cercato di mettersi al passo, sotto il nome di aggiornamento, sintonizzando il cammino della Chiesa al progresso del mondo moderno.

Lo sfondo di tutti i testi conciliari era il mondo sviluppato moderno. In America Latina, nelle varie conferenze episcopali, si è cercato di assumere le vedute del Vaticano II nel contesto del mondo sottosviluppato, cosa praticamente assente nei testi conciliari. Ne è nata quindi una lettura liberatrice, in quanto il sottosviluppo è stato inteso come sviluppo della povertà e della miseria, pertanto dell’oppressione che esige liberazione. Ecco le radici della Teologia della Liberazione, che si fonda sulla pratica delle Chiese, impegnate a superare la povertà e la miseria, a partire dai valori della pratica di Gesù e dei profeti.

Il processo di secolarizzazione ha messo in luce quatro modi di vivere il messaggio cristiano nel continente latino-americano e brasiliano.

Il primo è  in cristianesimo offiziale e tradizionale. Per i paesi che sono stati colonizati per gli europei,come America Latina e Africa ma anche Asia hanno in cristianesimo implantato nella versione europea e è dominante perfino oggi: è costruito  su dottine, dogmi, sacramenti, riti, feste liturgiche, santi e sante. Si presenta come um cristianesino piramidale, clerici di una parte e laici (uomini e donne) del altra parte. Quello dominano la parola e de lecisioni e praticamente lasciano fuori i laici e le donne sono fate invisibile. L’esprezione più definitoria di questa forma à la frequenza alla messa. In Brasile ci sono 70% di cattolici mas solo 5% frequentano le messe.

C’è un modo che chiameremmo cristianesimo culturale, che dalla colonizzazione ha permeato la società. Le persone respirano il cristianesimo nei suoi valori umanistici di rispetto dei diritti umani, di cura dei poveri, anche sotto forma di assistenzialismo e paternalismo, l’accettazione della democrazia e la pacifica convivenza con altre chiese o cammini spirituali. Dell’oltre 70% dei cattolici, solo il 5% va a messa. Non negano il valore della Chiesa, ma non è un riferimento esistenziale. Sia perché non ha sostanzialmente rinnovato la sua struttura clericale e gerarchica, il suo linguaggio dottrinale e i suoi simboli ereditati dal passato.

C’è un altro tipo di cristianesimo di compromesso. Si tratta di persone che, legate alla Chiesa gerarchica, assumono la loro fede nelle loro espressioni sociali e politiche. Il riferimento maggiore non è la Chiesa istituzionale, ma la categoria del Gesù storico, del Regno di Dio. Il Regno non è uno spazio fisico né assomiglia ai regni di questo mondo. È una metafora per una rivoluzione assoluta che implica nuove relazioni individuali – conversione sociale, relazioni di fraternità ed ecologiche – custodia e cura del Giardino dell’Eden, cioè della Terra vivente e, infine, un nuovo rapporto religioso – una totale apertura a Dio, conosciuto come Abba-papà caro, pieno di amore e di misericordia. Questi cristiani hanno creato i loro movimenti come la JUC, la JEC, il Movimento Fede e Politica, l’Economia di Francesco e Chiara e altri.

C’è un altro modo di vivere il cristianesimo, senza farvi riferimento consapevolmente, in modo secolarizzato. Queste sono persone che possono qualificarsi come agnostiche o come atee o semplicemente non auto-definite. Ma seguono un cammino etico di centralità all’amore, di fedeltà alla verità, di rispetto per tutte le persone senza discriminazione, di preoccupazione per e con i poveri e di cura per il Creato e altri valori umanistici.

Ora, questi valori sono i contenuti della predicazione del Gesù storico. Come si legge nei quattro vangeli, Egli fu sempre dalla parte della vita e di coloro che avevano meno vita, guarendoli, simpatizzando con loro, difendendo le donne, contro la tradizione estremamente patriarcale dell’epoca, e invitando a un’apertura illimitata verso tutti, arrivando ad affermare anche che «chi viene a me non lo manderò via» (Gv 6,37). Nel Vangelo di San Matteo (25, 41-46), che possiamo denominare il vangelo degli atei umanisti, si dice che chiunque «si è preso cura di un affamato o di un assetato, di un pellegrino o di un infermo o di un carcerato… lo hai fatto a me” (v.45).

Pertanto, per vivere il cristianesimo è necessario vivere l’amore, avere compassione e sentire il dolore dell’altro. Chi non vive questi valori, per quanto pio possa essere, è lontano da Cristo e le sue preghiere non giungono a Dio.

San Giovanni nelle sue epistole sottolinea: “Dio è amore e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui” (1 Jn 4,16). In un altro passo dice: «Chi fa il bene è di Dio» (3Gv 1,11).

Qui si avvera quanto disse il grande teologo tedesco che ha partecipato a un fallito attentato a Hitler, Dietrich Bonhöffer: “vivere come se Dio non esistesse”(etsi Deus non daretur).

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

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ECODECALOGO: per salvare la vita su queto planeta

                  Michael Lövy

Pubblichiamo questo testo fondamentale del franco-brasiliano Michael Lövy, professore alla Sorbone, sociologo, grande conoscitore del Brasile e che unisce la sociologia con l’ecologia, oltre che, essendo ebreo, apparire come specialista in teologia della liberazione latinoamericana. Brillante intelligenza e rigore scientifico sono i tratti distintivi della sua vasta produzione, in gran parte pubblicata in Brasile. Dobbiamo divulgare questo decalogo, perché non copre i problemi, smaschera le trappole del sistema dominante e ci lancia un serio monito: se non cambiamo, potremmo scomparire dalla faccia della Terra. Ma le sue indicazioni vanno nella direzione di ciò che dobbiamo fare già adesso per salvare la vita del nostro pianeta.

Leonardo Boff

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Dieci comandamenti per salvare la vita su questo pianeta

L’autore di queste note non si considera un nuovo Mosè e non ritiene di aver ricevuto da Geova questo Eco-decalogo. È semplicemente un tentativo di rispondere, con un pizzico di ironia, in due brevi pagine, alla domanda che molti oggi si pongono: cosa fare?

Cosa fare di fronte alla crisi ecologica e alla catastrofe climatica?

  • Prenderai sul serio la crisi ecologica. Non è solo un problema tra tanti, è la questione politica, economica, sociale e morale più importante del XXI secolo. È una questione di vita o di morte. La nostra casa comune brucia di fuoco. Non c’è tempo da perdere. Hai altre preoccupazioni? Sei giustamente preoccupato per il prezzo della benzina e del gas e sei ingiustamente preoccupato per il grande numero di arabi, neri, zingari, ebrei, messicani e gay nel tuo paese? Devi modificare le tue preoccupazioni. La crisi climatica è più grave. Molto più grave? Infinitamente peggiore. Riguarda la tua sopravvivenza e/o quella dei tuoi figli e nipoti.
  • Non adorerai gli idoli della religione capitalista: “Economia di mercato”, “Energie fossili”, “Crescita del PIL”, “Organizzazione Mondiale del Commercio”, “Fondo Monetario Internazionale”, “Competitività”, “Rimborso del debito”, eccetera. Questi sono falsi dei, avidi di sacrifici umani e responsabili del riscaldamento globale.
  • Agirai quotidianamente in conformità con i principi ecologici. Rifiuterai di viaggiare in aereo su distanze coperte per ferrovia. Ridurrai drasticamente il consumo di carne. Eviterai le trappole del consumismo. Sarai consapevole dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi e agirai con prudenza e rispetto per la natura. Ma rifiuterai le illusioni del “colibrismo“: la convinzione che il cambiamento ecologico risulterà dalla somma di piccole azioni individuali.
  • Sosterrai azioni collettive, ad esempio, qualsiasi lotta ecologica concreta, nel tuo paese e nel mondo. A seconda dei casi, opterai per manifestazioni di piazza, atti di disobbedienza civile, ZAD [Zone da Difendere], sabotaggio di oleodotti. Parteciperai o sosterrai movimenti, ONG, ecc. che si battono per cause ecologiche, privilegiando quelle più radicali.
  • Non opporrai mai il sociale e l’ecologico. Cercherai, in tutti i modi, di favorire la convergenza tra lotte sociali ed ecologiche. Agirai per garantire posti di lavoro alternativi ai lavoratori delle aziende inquinanti, che devono chiudere. Proverai a mettere insieme sindacati e movimenti ecologisti.
  • Sarai solidale, militante e/o finanziariamente, con i rifugiati climatici e le vittime di catastrofi ecologiche. Chiederai che le frontiere del tuo paese siano aperte e che i paesi ricchi del Nord indennizzino i paesi poveri del Sud per i danni causati dal cambiamento climatico.
  • Lotterai senza tregua contro i politici ecocidi e/o negazionisti del clima, i Donald Trump, Jair Bolsonaro, Scott Morrison e co. Tutti i mezzi sono buoni per sloggiarli, sostituirli, neutralizzarli.
  • Rifiuterai il tuo sostegno a coloro che invocano invano il nome dell’ecologia. Cioè politici che fanno bei discorsi, ma non agiscono contro le emissioni e i combustibili fossili. O che propongono false soluzioni come “diritti di emissione”, “meccanismi di compensazione” e altre mistificazioni del capitalismo verde e del green washing.
  • Combatterai con ogni mezzo le compagnie dell’oligarchia fossile, cioè l’enorme complesso economico-finanziario-politico-militare legato alle energie fossili: petrolio, carbone, gas. Lotterai per la loro espropriazione e per la creazione di un servizio pubblico per l’energia, decisamente orientato alle energie rinnovabili (solare, eolica, idrica, ecc.) e capace di offrire servizi gratuiti alle classi popolari.
  • Sapendo che il problema è sistemico e che, di conseguenza, nessuna soluzione reale sarà possibile nell’ambito del capitalismo, parteciperai, in un modo o nell’altro, a partiti o movimenti che propongono alternative anti-capitaliste: eco-socialismo, ecologia, decrescita, ecc.

*Michael Löwy è direttore della ricerca in sociologia presso il Centre nationale de la recherche scientifique (CNRS). Autore, tra gli altri libri in italiano, di Ecosocialismo – L’alternativa radicale alla catastrofe capitalista (Ombre corte).

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Principio-bontà: un progetto di vita

Leonardo Boff

In termini di etica, non si dovrebbero giudicare i singoli atti presi in sé. Loro rimandano a un progetto di fondo. Sono realizzazioni di questo progetto fondamentale.

Ogni essere umano, esplicitamente o implicitamente, è guidato da una decisione di base. È essa che conferisce valore etico e morale agli atti che lastricano la sua vita. Pertanto, è questo progetto fondamentale che deve essere preso in considerazione e giudicato se è buono o cattivo. Poiché entrambi sono sempre mischiati, qual’è quello dominante che si traduce in atti che definiscono una direzione nella vita. Resta preservata la constatazione che il bene e il male vanno sempre insieme. In altre parole: la realtà è sempre ambigua e accompagnata dal bene e dal male. Non c’è mai solo il bene da una parte e il male dall’altra.

La ragione di ciò risiede nel fatto che la nostra condizione umana, per creazione e non per deficienza, è sempre sapiente e demente, tenebrosa e luminosa, con pulsioni di vita e con pulsioni di morte. E questo simultaneamente, senza poter noi separare, come dice il Vangelo, il grano dalla zizzania.

Nonostante questa ambiguità, ciò che conta davvero è la dimensione predominante, se luminosa o oscura, se buona o malvagia. È qui che si fonda il progetto fondamentale della vita. Esso stabilisce la direzione e camminando fa il cammino. Questo cammino può conoscere deviazioni, poiché è così l’ambigua condizione umana, ma può sempre ritornare nella direzione definita come fondamentale.

Gli atti acquistano valore etico e morale a partire da questo progetto fondamentale. È esso che si afferma davanti al tribunale della coscienza, e per le persone religiose è esso che viene giudicato da Colui che conosce le nostre intenzioni più segrete e conferisce il valore corrispondente al progetto fondamentale.

Siamo concreti: qualcuno si mette in testa di voler essere, a tutti i costi, ricco. Tutti i mezzi per tale progetto sono ritenuti validi: astuzia, raggiri, inadempienze contrattuali, truffe finanziarie e appropriazione di fondi pubblici, falsificando dati, aumentando il loro reale valore e realizzando le opere senza la qualità richiesta. Il suo progetto è accumulare beni ed essere ricco. È il principio-malvagità, anche se fa del bene qua e là e quando è molto ricco, aiuti persino progetti di beneficenza. Ma purché non compromettano il suo progetto di base di essere ricco.

Un altro si propone come progetto fondamentale di essere sempre buono, cercare la bontà nelle persone e tentare che le loro azioni si allineino in questa direzione di bontà. Poiché è umano, in lui possono esserci anche azioni malvagie. Sono deviazioni dal progetto, ma non sono di tale portata da distruggere il progetto fondamentale di essere buono. Si rende conto delle sue cattive azioni, si corregge, chiede perdono e riprende il suo percorso di vita definito: cercare di essere buono. Questo implica, ogni giorno, essere sempre migliori e non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e alle cadute personali. La cosa decisiva è riassumere il principio-bontà che sempre può crescere infinitamente. Nessuno è buono fino a un certo punto e poi si ferma perché pensa di essere arrivato alla fine. La bontà e altri valori positivi non conoscono limiti.

Nel nostro Paese abbiamo vissuto, comprese le moltitudini, sotto il principio-malvagità. A partire da questo principio tutto valeva: la menzogna, la fake news, la calunnia e la distruzione di biografie che, notoriamente, erano buone. Sono stati usati in forma abusiva i media digitali, ispirati dal principio-malvagità. In ragione di ciò, migliaia di persone sono state vittime del Covid-19 quando avrebbero potuto essere salvate. I popoli indigeni, come gli Yanomami, considerati come subumani, sono stati abbandonati intenzionalmente al loro destino. In questi fatidici anni in cui vigeva il principio-malvagità, più di 500 bambini Yanomami sono morti di fame e di malattie derivate dalla fame. Sono state smantellate le principali istituzioni di questo paese, come la sanità, l’istruzione, la scienza e la cura della natura. Infine, in modo insidioso, è stato tentato un colpo di stato con l’obiettivo di distruggere la democrazia e imporre un regime dittatoriale, culturalmente retrogrado ed eticamente perverso per aver palesemente esaltato la tortura.

In esse c’era anche il principio-bontà, ma veniva represso o incenerito da atti malevoli che ne impedivano la validità, senza però mai distruggerlo totalmente perché esso appartiene all’essenza dell’umano.

Ma, in fin dei conti, il principio-bontà finisce sempre per trionfare. La fiamma sacra che arde in ognuno non può mai essere spenta. È essa che sostiene la resistenza, infiamma la critica e dona la forza invincibile del giusto e del retto. Alla brutalità del principio-malvagità si è imposto risolutamente il principio-bontà, che si poneva sotto il segno della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei valori fondamentali del cittadino.

Nonostante tutti i trucchi, le violenze, gli attentati, le minacce e l’uso vergognoso degli apparati statali, comprando letteralmente la volontà delle persone o impedendo loro di esprimere il proprio voto, coloro che erano guidati dal principio-malvagità sono stati sconfitti. Ma mai fino ad oggi hanno riconosciuto la sconfitta. Continuano la loro azione distruttiva che oggi ha assunto dimensioni planetarie con l’ascesa dell’estrema destra. Ma devono essere contenuti e vinti dal risveglio del principio-bontà che si trova in loro. Loro, giudicati e finanche puniti, dovranno imparare la bontà della vita e il bene di un intero popolo e dare il loro contributo.

Nella storia conosciamo le tragedie di chi si è aggrappato al principio-malvagità al punto di porre fine alla propria vita, invece di riscattare, umilmente, il principio-bontà e la propria umanità più profonda.

Forse ci ispiriamo, a questo fine, alle parole poetiche di un autore anonimo del ‘900 e cantate nella festa cristiana della Pentecoste. Si riferisce allo Spirito che agisce sempre nella natura e nella storia: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato”.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La scarsità di acqua pulita può scatenare guerre e minacciare la vita

                           Leonardo Boff *

Importante quanto il cambiamento di regime climatico (riscaldamento globale) è senza dubbio la questione dell’acqua dolce. Da essa dipende la sopravvivenza dell’intera catena della vita e, di conseguenza, del nostro stesso futuro.

L’acqua può essere motivo di guerre così come di solidarietà sociale e cooperazione tra i popoli. Ancor di più, come vogliono forti gruppi umanisti, attorno all’acqua sarà possibile e sicuramente si dovrà creare il nuovo patto sociale mondiale che crei un consenso minimo tra popoli e governi in vista di un destino comune, nostro e del sistema-vita. La crescente scarsità di acqua dolce può mettere in pericolo la vita sul pianeta.

Nella recente conferenza di New York in occasione del Water Day (22/3) è stato lanciato l’allarme: “c’è il rischio di un’imminente crisi idrica mondiale, investendo 2 miliardi di persone che non hanno accesso a una fornitura di acqua potabile” . L’ONU ha lanciato, in questa occasione, una “Agenda: azione per l’acqua”. Nelle parole del Segretario delle Nazioni Unite António Guterrez “un ambizioso programma d’azione sull’acqua che possa offrire a questo elemento vitale del nostro mondo l’impegno che merita”.

Indipendentemente dalle discussioni intorno al tema dell’acqua, possiamo affermare con sicurezza e senza dubbi che: l’acqua è un bene naturale, vitale, insostituibile e comune. Nessun essere vivente, umano o meno, può vivere senz’acqua. Poiché l’acqua è vitale e insostituibile, non può essere trattata come una merce da scambiare sul mercato.

Dal modo in cui tratteremo l’acqua, come merce o come bene vitale e insostituibile, dipenderà in parte Il futuro della vita sul pianeta.

Ma prima, consideriamo rapidamente le nozioni di base sull’acqua.

Sulla Terra ci sono circa un miliardo e 360 ​​milioni di km cubi di acqua. Se prendiamo tutta quest’acqua che si trova negli oceani, nei laghi, nei fiumi, nelle falde acquifere e nelle calotte polari e la distribuiamo equamente sulla superficie terrestre, la Terra finirebbe sommersa dall’acqua a tre chilometri di profondità.

Il 97,5% è acqua salata e il 2,5% è acqua dolce. Più dei 2/3 di quest’acqua dolce si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai, in cima alle montagne (68,9%) e quasi tutto il resto (29,9%) è di falda. Lo 0,9% rimane nelle paludi e lo 0,3% nei fiumi e laghi da dove proviene la maggior parte dell’acqua dolce per il consumo umano e animale, l’irrigazione agricola e l’uso industriale. Di questo 0,3%, il 22% va all’industria, il 70% all’agricoltura. Il poco rimanente di questo 0,3% (l’8%) è per gli esseri umani e la comunità vivente. Il 35% della popolazione mondiale, che equivale a un miliardo e 200 milioni di persone, non ha acqua trattata. Un miliardo e 800 milioni (il 43% della popolazione) ha un accesso precario ai servizi igienici di base. Questo fatto causa la morte di circa dieci milioni di persone ogni anno a causa del non trattamento dell’acqua potabile.

L’accesso all’acqua dolce è sempre più precario a causa della crescente contaminazione dei laghi e fiumi e persino dell’atmosfera che provoca piogge acide. Le acque reflue mal trattate, l’uso di detergenti non biodegradabili, l’uso abusivo di pesticidi che contaminano le falde acquifere, gli effluenti industriali scaricati nei corsi d’acqua, restituiscono ai fiumi avvelenamento e morte, compromettendo la fragile e complessa catena di riproduzione della vita.

L’acqua è abbondante ma distribuita in modo disuguale: il 60% si trova in soli 9 paesi, mentre altri 80 affrontano la scarsità. Poco meno di un miliardo di persone consuma l’86% dell’acqua esistente, mentre per 1,4 miliardi (sono adesso 2 miliardi) è insufficiente e per due miliardi non è trattata, il che genera l’85% delle malattie. Si presume che entro il 2032 circa 5 miliardi di persone saranno colpite dalla scarsità d’acqua.

Non c’è un problema di insufficienza d’acqua, ma di cattiva gestione di essa per soddisfare le esigenze degli esseri umani e degli altri esseri viventi.

Il Brasile è la potenza naturale delle acque, con il 13% di tutta l’acqua dolce del Pianeta, pari a 5,4 trilioni di metri cubi. Ma è distribuito in modo disuguale: 70% nella regione amazzonica, 15% nel centro-ovest, 6% nel sud e nel sud-est e 3% nel nord-est. Nonostante l’abbondanza, non sappiamo come utilizzare l’acqua, poiché il 46% di essa viene sprecato, il che basterebbe per rifornire tutta la Francia, il Belgio, la Svizzera e il nord Italia. È urgente, pertanto, un nuovo standard culturale. Non abbiamo sviluppato una cultura dell’acqua.

C’è una corsa mondiale alla privatizzazione dell’acqua. Nascono grandi multinazionali come le francesi Vivendi e Suez-Lyonnaise, la tedesca RWE, l’inglese Thames Water e l’americana Bechtel. Si è creato un mercato dell’acqua da oltre 100 miliardi di dollari. Qui, nella commercializzazione di acqua minerale sono fortemente presenti Nestlé e Coca-Cola, che stanno cercando di acquistare fonti d’acqua in tutte le parti nel mondo.

L’acqua sta diventando un fattore di instabilità sul Pianeta. L’inasprimento della privatizzazione dell’acqua fa sì che sia trattata senza il senso della condivisione e della considerazione della sua importanza per la vita e per il futuro della natura e dell’esistenza umana sulla Terra.

Di fronte a questi eccessi , la comunità internazionale rappresentata dall’ONU ha sancito negli incontri di Mar della Plata (1997), Dublino (1992), Parigi (1998), Rio de Janeiro (1992) il diritto di tutti ad avere accesso all’acqua potabile in quantità sufficiente e con qualità per i bisogni essenziali”.

Il grande dibattito odierno s’incentra in questi termini già accennati sopra:

L’acqua è fonte di vita o fonte di guadagno? L’acqua è un bene naturale, vitale, comune e insostituibile o un bene economico da trattare come risorsa idrica e come merce?

Entrambe le dimensioni non si escludono a vicenda, ma devono essere direttamente correlate. Fondamentalmente l’acqua è un diritto alla vita, come insiste il grande specialista dell’acqua Riccardo Petrella (“Il Manifesto dell’acqua. Il diritto alla vita per tutti”, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2001). In questo senso, l’acqua potabile per l’alimentazione e l’igiene personale deve essere gratuita (cfr. Paulo Affonso Leme Machado, “Recursos Hidricos”, Direito Brasileiro e Internacional , Malheiros Editores, São Paulo 2002, 14-17). Per questo, con ragione, il primo articolo della legge n.9.433 (8/1/97) sulla “Politica Nacional de Recursos Hidricos” dice: “L’acqua è un bene pubblico; l’acqua è una risorsa naturale limitata, dotata di valore economico; in una situazione di scarsità, l’uso prioritario delle risorse idriche è il consumo umano e l’alimentazione degli animali”. Si veda il recente libro con tutti i dati e le leggi di João Bosco Senra, “Agua, elemento vital”, 2022.

  Tuttavia, poiché l’acqua è scarsa e richiede una complessa struttura di raccolta, conservazione, trattamento e distribuzione, essa implica un’innegabile dimensione economica. Questa, però, non deve prevalere sull’altra, anzi, deve renderla accessibile a tutti e i guadagni devono rispettare la natura comune, vitale e insostituibile dell’acqua. Pur comportando costi economici elevati, questi devono essere coperti dal Potere Pubblico.

L’acqua non è un bene economico come qualsiasi altro. È così legata alla vita che deve essere intesa come vita. E la vita, per la sua natura vitale ed essenziale, giammai può essere trasformata in merce. L’acqua è legata ad altre dimensioni culturali, simboliche e spirituali dell’essere umano che la rendono preziosa e carica di valori che, in sé non hanno prezzo. San Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle Creature si riferisce all’acqua come “preziosa e casta”.

Per comprendere la ricchezza dell’acqua che trascende la sua dimensione economica, occorre rompere con la dittatura che il pensiero razionale-analitico e utilitaristico della modernità impone a tutta la società. Questo vede l’acqua come una risorsa idrica a scopo di lucro.

L’essere umano ha altri esercizi della sua ragione. C’è la ragione sensibile, la ragione emotiva e la ragione spirituale. Sono ragioni legate al senso della vita e all’universo simbolico. Offrono ragioni non per trarre profitto, ma ragioni per vivere e dare eccellenza alla vita. L’acqua è la nicchia da cui è emersa la vita miliardi (3,8) di anni fa.

Come reazione al dominio della globalizzazione dell’acqua, si cerca la ripubblicazione dell’acqua. Mi spiego: l’acqua è un bene comune pubblico mondiale. È patrimonio della biosfera e vitale per tutte le forme di vita.

In funzione di questa importanza decisiva dell’acqua, nel marzo 2003 è stato creato a Firenze, in Italia, il FAMA – Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua. Insieme a ciò, è stato proposto di creare l’Autorità Mondiale dell’Acqua, una istanza di governo pubblico, cooperativo e solidale a livello dei grandi bacini idrici internazionali e di una più equa distribuzione dell’acqua secondo le esigenze regionali.

Una funzione importante è quella di fare pressioni su i Governi, le aziende, le associazioni e i cittadini in genere affinché rispettino la natura unica e insostituibile dell’acqua. Poiché il 75% del nostro corpo è costituito di acqua, a tutti dovrebbero essere garantiti almeno 2 litri gratuiti di acqua potabile e sicura, variabile a seconda delle diverse età. Le tariffe dei servizi devono tenere conto dei diversi livelli di uso, sia esso domestico, industriale, agricolo o ricreativo. Per gli usi industriali dell’acqua e in agricoltura, ovviamente, l’acqua è soggetta a un prezzo.

Incentivare la collaborazione con tutti gli enti pubblici e privati ​​per evitare che tante persone muoiano a causa della mancanza d’acqua o in conseguenza di acqua non trattata. Ogni giorno 6 mila bambini muoiono di sete. Le cronache dei media non riportano nulla. Ma questo equivale a 10 aerei Boeing che precipitano negli oceani con la morte di tutti i passeggeri, come accadde anni fa ad Air France. Si eviterebbe a circa 18 milioni di bambini/bambine di non andare a scuola perché costretti a prendere l’acqua a 5-10 km di distanza.

Parallelamente a questo, c’è un’articolazione globale per un Contratto Mondiale sull’Acqua. Sarebbe un contratto sociale mondiale attorno a ciò di cui tutti hanno bisogno e, di fatto, ci unisce, ovvero la vita delle persone e degli altri esseri viventi, inseparabili dall’acqua.

Una fame mondiale zero, prevista dagli Obiettivi del Millennio, deve includere anche la sete zero, perché non esiste cibo che possa esistere e consumarsi senz’acqua.

A partire dall’acqua emerge un’altra immagine della mondializzazione, oggi multipolare, umana, solidale, cooperativa e orientata a garantire a tutti i mezzi minimi di vita e di riproduzione della vita.

L’acqua è vita, generatrice di vita e appare come uno dei simboli più potenti della vita eterna, secondo le parole di Colui che ha detto: “Io sono la fonte dell’acqua viva, chi ne beve vivrà in eterno”.

* Leonardo Boff è stato insignito del dottorato honoris causa dal Dipartimento dell’Acqua dell’Università di Rosario in Argentina e ha partecipato al gruppo delle Nazioni Unite che ha studiato la questione dell’acqua nel mondo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Como equilibrar o planeta Terra