La grande esca: il capitalismo verde . Un testo di Leonardo Boff

Confini -Rai News di Pierluigi Mele, 14/10/21

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, questo intenso testo del teologo brasiliano Leonardo Boff

I grandi mega capitalisti stanno riunendo centinaia di economisti e scienziati politici per preparare il mondo al post-pandemia. Sono già usciti vari documenti. Il principale forse è quello pubblicato dal conservatore The Economist (principali azionisti le famiglie Rothschild e Agnelli), con il titolo: “Il futuro che ci aspetta”. Se leggiamo i 20 punti elencati, rimaniamo scioccati: presentano un progetto in cui entrano solo loro, lasciando fuori il resto dell’umanità, sia ogni individuo sia l’intera società, che sarà controllata dall’intelligenza artificiale la cui funzione è quella di disarmare e liquidare qualsiasi reazione contraria. L’espressione introdotta dal principe Carlo (un parassita) nell’ultimo incontro a Davos è questa: “la grande ripartenza” (the Great Reset). Logicamente si tratta della nuova ripresa del sistema capitalista che protegge le fortune di un pugno di miliardari. Il resto sia dannato.

Come afferma la scrittrice britannica Helga Zepp-La Rouche (cfr. Alainet 29/9/21): “In definitiva, si tratta di un’espressione altezzosa, petulante e razzista dell’élite globale, la stessa che, per mantenere i propri privilegi, affama ogni giorno 20mila persone, decreta una guerra di sterminio e può distruggere irresponsabilmente il pianeta”. Guarda in che mani è il nostro destino.

Predicano il capitalismo verde, un mero occultamento della sua depredazione della natura. Il capitalismo verde di queste mega-corporazioni, che controllano gran parte della ricchezza mondiale, non rappresenta alcuna soluzione. L’ecologia per loro significa piantare alberi nei giardini aziendali, richiamare l’attenzione sull’uso di meno plastica e su inquinare meno l’aria. Non mettono mai in discussione il loro modo di produzione, predatore della natura, vera causa dello sconvolgimento climatico della Terra e dell’intrusione del Covid-19 e, soprattutto, dell’abissale disuguaglianza sociale e mondiale.

Un altro nutrito gruppo di mega-corporazioni ha emesso un documento sulla “responsabilità sociale d’impresa”. Robert Reich, ex segretario al lavoro del governo degli Stati Uniti, ha smascherato questo fuorviante proposito: “si occupano di fare più soldi possibile e non di risolvere i problemi sociali; cercano solo il benessere di tutti i loro azionisti” (cfr Carta Maior 30/9/21).

In altre parole: il disegno delle grandi società banche, delle multinazionali e della società planetaria pensata dall’élite globale si configura secondo le loro convenienze, mai per salvaguardare la vita sulla Terra, per includere i poveri, ma per garantire le loro fortune e il devastante modo di produzione che le produce. I poveri, la stragrande maggioranza dell’umanità, sono totalmente fuori dai loro radar. Saranno contenuti dall’intelligenza artificiale che impedirà loro di alzare la testa.

Se questi propositi andranno a buon fine, si apre la strada che porterà al disastro planetario, come ha avvertito Papa Francesco nelle due encicliche ecologiche: «o si cambia rotta e si salvano tutti o, altrimenti, non si salva nessuno».

Coloro che detengono la decisione di quali direzioni per l’umanità, non hanno imparato nulla dal Covid-19 e dalle crescenti crisi climatiche. Confermano quanto diceva il grande teorico italiano di un marxismo umanista, Antonio Gramsci: “La storia insegna, ma non ha studenti”. Questi non hanno frequentato la storia. Solo (dis)imparano dalla ragione strumentale-analitica divenuta oggigiorno irrazionale e suicida.

Ubriacati dalla loro ignoranza e avidità illimitata (greed is good), verremo condotti come agnelli innocenti verso il macello. Non per volontà del Creatore o per una deviazione dal processo cosmogonico, ma per la loro irresponsabilità e mancanza di consapevolezza degli errori commessi che non vogliono correggere. E così, in modo esilarante e mentre ci godremo ancora la vita, ci obbligheranno – forse – a subire il destino vissuto 65 milioni di anni fa dai dinosauri.

Leonardo Boff è eco-teologo e membro dell’International Earth Charter Initiative e ha scritto recentemente i libri: O Covid-19: a Mãe Terra contra-ataca a humanidade, Vozes, Petrópolis 2020 e Habitar a Terra: vias para a fraternidade universal, in fase di uscita per l’editrice Vozes e già pubblicato in italiano da Castelvecchi, Roma 2021 con il titolo “Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale?”.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Dal sito: https://leonardoboff.org/2021/10/11/o-grande-engodo-o-capitalismo-verde/

Munera

Francesco di Roma e Francesco d’Assisi: la fraternità universale secondo Leonardo Boff

di Andrea Grillo
Pubblicato il 29 settembre 2021 nel blog: Come se non

abitareMele

Un gustoso libretto, introdotto da una ricca Prefazione di Pierluigi Mele – L. Boff, Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale? Roma, Castelvecchi, 2021, pp.76 – offre una rilettura appassionata del “magistero fraterno” di papa Francesco, in una forte sintonia con la tradizione francescana. E lo fa collocandolo nell’ambito delle reazioni contro la crisi ecologica e culturale, economica e politica, che sta minacciando la vita umana e il sistema complessivo di esistenza del nostro pianeta.

Di fronte alle gravi minacce che vengono elencate nelle prime pagine del volume, le grandi reazioni “pubbliche” sono state soprattutto tre: la Carta della Terra (2003) e poi le due encicliche Laudato sì (2016) e Fratelli tutti (2020) di papa Francesco. Di fronte a questo allarme, che gli ultimi venti anni hanno potentemente sollevato alla attenzione comune, la reazione è stata spesso quella che Boff trova bene rappresentata da un apologo di Kierkegaard, ripreso da J. Ratzinger all’inizio del suo libro forse più famoso, Introduzione al cristianesimo: le grida di allarme vengono spesso interpretate come il trucco di un clown, come uno scherzo, e così il circo brucia! La radice di questa indifferenza, simile a quella dei tempi di Noé, è il capitalismo liberista e neo-liberista: la aggressione alla natura e all’uomo, in nome di una libertà-dominio, determina progressivamente una ingiustizia ecologica e una ingiustizia sociale che arriva a giustificare l’assassinio. In tal modo “la razionalità analitico strumentale si è rivelata assolutamente irrazionale” e votata alla autodistruzione.

Al cospetto di questa situazione, l’enciclica Fratelli tutti propone una rilettura della tradizione fondata sul concetto di “fraternità”, come condizione per incidere davvero sulla questione ecologica. Si tratta, in sostanza, di passare, nella comprensione dell’uomo, dalla figura del dominus alla figura del frater. Questo è il sogno e il progetto di Fratelli tutti, come proposta di un “nuovo paradigma per la società mondiale”. Per arrivare a questo nuovo paradigma, occorre anzitutto mettere in questione il modello attuale di sviluppo, basato su quattro pilastri assai fragili, ossia quelli del mercato, del neoliberismo, dell’individualismo e della devastazione della natura: il profilo economico, politico, culturale ed ecologico sono strettamente connessi e devono essere discussi in modo unitario.

Come si risponde a questa deriva, che anche la pandemia globale rischia solo di accentuare, con una concentrazione ancora più forte di tutto il potere effettivo nelle mani di pochissimi? La risposta viene da ciò che di più tipico c’è nell’uomo e nella donna: l’amore, un amore liberato dalla sua dimensione solo individuale, e che si fa amicizia, fraternità, istituzione di cura, principio di assistenza, cooperazione. Si tratta di “generalizzare e universalizzare ciò che era soggettivo e individuale”: questa è la novità proposta da papa Francesco. Qui L. Boff trova la radice di un “nuovo paradigma”, quello del frater, per illustrare il quale procede ad un confronto con il modello classico, quello del dominus.

Il modello dell’uomo-dominus appare autocentrato e indifferente agli altri e all’ambiente. Al di là delle radici a cui attinge – che secondo Boff vanno sorprendentemente da Descartes alla Scuola di Francoforte – può essere rappresentato da un “pugno chiuso che sottomette”, mentre il modello dell uomo-frater si lascia intendere come una “mano che accarezza e che si intreccia con le altre”. Va detto, tuttavia, che il primo modello ha strutturato moltissime esperienze politiche e sociali, non solo in Europa, mentre il secondo resta in larga parte una utopia, un sogno, con poche realizzazioni confinate o in regioni isolate del mondo o in forme limitate di esperienza religiosa.

Che fare, allora? Con una serie di virtù – tenerezza, gentilezza, solidarietà – che hanno nella parabola del Buon Samaritano la loro figura narrativa, si tratta di “partire dal basso”. Dimensione locale, regionale, nazionale e mondiale si susseguono in questo ordine. Ma la ispirazione di questo “nuovo paradigma”, che esige forme concrete assai innovative, riposa comunque sul contributo che le grandi religiosi potranno dare a questa rivoluzione. Universalità di Dio e particolarità degli ultimi sono l’orizzonte di senso primario della fratellanza, che solo può sorreggere questo impegno. Francesco papa, ispirato da Francesco poverello, ci indica la strada e ci dà speranza.

Per comprendere questo testo intenso di L. Boff, come interprete di papa Francesco, occorre rammentare che l’uno, come l’altro, sono figli dell’america latina. Dove la storia moderna inizia, in qualche modo, con una “shoah anticipata”. Il terribile dato che si legge a p. 47 – in 70 anni la popolazione del Messico, all’inizio della conquista, passò da 20 milioni a 1,7 milioni! – fa comprendere come il “sogni di fraternità” venga dal primo papa americano. Ma questo conferma anche la tendenza intrinseca, nell’uomo, alla “volontà di potenza”, che annulla l’amore. Un discorso “ecologico” e un discorso “antropologico” sono così strettamente legati.

Per frenare in un modo efficace questa inclinazione distruttiva e autodistruttiva, Boff indica la via offerta da Francesco di Assisi: “umiltà radicale e pura semplicità” (52). L’ultima parte del testo è una meditazione accorata, segnata anche da una componente autobiografica, in cui l’autore medita a lungo sulle svolte nella vita di Francesco di Assisi, per comprendere a fondo come la possibilità di una “fraternità universale” passi per una conversione dello sguardo dell’uomo, per una singolare sintonia con tutto il creato. Già in lui la tensione tra carisma e potere non tardò ad emergere. Francesco accettò questa come una necessità. Ma gli sviluppi della sua esperienza furono in larga parte di carattere personale, non sociale. La condizione per un tale sviluppo – che sarebbe appunto il nuovo paradigma di Fratelli tutti – è “ che ogni persona si metta in una posizione di umiltà, di prossimità con l’altro e la natura, superando le disuguaglianze e vedendo in ciascuno un fratello e una sorella con i quali condividiamo lo stesso humus, la terra delle nostre comuni origini” (58).

Occorre allora “scommettere sulla fraternità”. Questo si può fare solo a certe condizioni, ossia riconoscendo che:

a) la “condizione umana” è di essere in equilibrio tra sapiens e demens, tra ordine e caos.

b) la rinuncia al potere-dominio è il solo spazio per l’incontro fraterno

c) occorre amare il prossimo non solo “come”, ma “più” di se stessi.

La sintesi che Francesco di Assisi ha offerto come un grande profeta nel cuore del Medioevo diventa oggi di una nuova ed esigente attualità, soprattutto dopo la crisi pandemica, che ha mostrato in modo nuovo e sorprendente la correlazione radicale in cui vivono tutti gli uomini e le donne anche oggi: di fronte ad essa la parola del Francesco medievale e quella del Francesco contemporaneo risuonano non anzitutto come proposta ascetica, ma come ispirazione ad un nuovo ordine mondiale, che ha condizioni istituzionali e personali. Questo è il sogno che Boff presenta nel suo “picciol libro”, ad un tempo libro spirituale e libro politico, che non solo da Pierluigi Mele è introdotto con accurata dedizione, ma a Pierluigi Mele è anche dedicato con fraterna amicia.

Editoriali – Revista Transform- Italia

Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva

25/08/2021di AlbertoDeambrogio

Alberto Deambrogio intervista Leonardo Boff

Leonardo Boff, nato a Concórdia (Santa Catarina, Brasile) nel 1938, è tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione ed è esponente di punta dell’ecoteologia. Ha occupato per 22 anni la cattedra di teologia sistematica ed ecumenica all’Istituto teologico francescano di Petrópolis, in Brasile. Ha in seguito ottenuto il dottorato in Filosofia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro, dove ha insegnato Etica, Filosofia della Religione ed Ecologia Filosofica. Condannato nel 1985 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per le tesi esposte nel suo libro Chiesa, carisma e potere, ha lasciato nel 1992 l’ordine francescano (in cui era entrato nel 1959), proseguendo la sua attività come teologo laico. Ha vinto il Premio Nobel alternativo della Pace del 2001 e ha ricevuto da diverse università la laurea honoris causa anche quella di politica dall’ Università di Torino dalle mani di Norberto Bobbio. Ha scritto circa cento libri di teologia, filosofia, etica, spiritualità ed ecologia. Egli ha voluto rispondere alle domande che seguono: gli siamo infinitamente grati.

Alberto Deambrogio: In Italia leggiamo attoniti, ogni giorno, i dati relativi ai contagi e alle morti per Coronavirus in Brasile. In realtà quei numeri sono non solo impressionanti, ma inaccettabili perché sappiamo che dietro di essi c’è una precisa scelta politica da parte del Presidente del paese. Vuoi provare a restituirci una immagine sintetica della crisi complessiva che attraversa la società brasiliana, della sua fascistizzazione voluta e costruita da Jair Bolsonaro?

Leonardo Boff: L’attuale presidente Jair Bolsonaro, i cui i nonni sono italiani del Nord, è un militare che è stato messo in pensione perché considerato psichicamente disturbato. Come parlamentare per tre volte non ha mai fatto niente. È stato eletto presidente mediante una campagna massiva di fake news e diffamazioni. Era direttamente un discorso di odio e di chiara difesa della dittatura militare contro la democrazia. Gli strati ricchi della nostra società non hanno mai hanno accettato come presidente uno che veniva dal basso, dai gruppi popolari come Lula. Loro sono stati e ancora sono i grandi alleati di Bolsonaro. Per evitare il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula e il suo candidato, qualcuno doveva diventare presidente: Bolsonaro è di estrema destra e ha detto che non aveva nessun progetto politico, se non quello di smontare tutto quello che negli ultimi 50 anni si è fatto in termini di diritti sociali, di apertura alla popolazione povera e nera, all’ università e alle altre conquiste del popolo organizzato. Egli direttamente predicava una politica contro i popoli indigeni, gli omosessuali e contro la questione di genere. Quando è arrivato il Covid-19 lo considerò come una semplice raffreddore. Si è opposto alla scienza e a tutti i vaccini. Ha propagandato la cura del virus con la clorochina, scientificamente inefficace. Ha fatto apertamente campagna contro il distanziamento personale, l’uso della mascherina e ha favorito gli assembramenti di persone. La sua opzione fondamentale era per la contaminazione di massa, per ottenere l’effetto gregge conto il virus. Questa politica è costata la morte di migliaia di persone che con un altro approccio sarebbero ancora vive. A Manaus in Amazzonia si è sperimentata sul campo questa politica letale: è stata una vera strage con centinaia di morti. Bolsonaro non ha mai mostrato empatia con le vittime e mai ha visitato un ospedale. Ha nominato un militare come ministro della salute, una persona che non capiva niente di medicina e del virus. La conseguenza è che adesso abbiamo circa 560.000 morti e 20 milioni di infettati. Una commissione parlamentare è stata costituita per denunciare le omissione e altri crimini contro la salute di tutto un popolo. È molto probabile che Bolsonaro sia condannato qui in Brasile e sia denunciato anche alla Corte Penale Internazionale per i Crimini contro l’umanità dell’Aia in Olanda.

A.D.: Nelle scorse settimane enormi manifestazioni popolari hanno scosso il paese. Ancora una volta i movimenti brasiliani hanno dimostrato la loro vitalità, la loro autonomia e capacità organizzativa. Puoi dirci come essi hanno affrontato questo difficile periodo di pandemia? Hanno dovuto modificare le loro modalità di azione ed espressione? Esiste un collegamento effettivo tra movimenti di ispirazione diversa (lavoro, ambiente, indigenismo, LGBTQ+, contadini) in grado di proporre convergenze di lotta comuni?

L.B.: Il guaio nostro è che abbiamo un Parlamento estremamente debole e di destra con istituzioni statali contaminate dalla corruzione e insensibili al disastro collettivo. Il presidente Bolsonaro ha optato per l’economia e non per la vita e la salute del popolo. Ha promosso il lavoro nelle grandi ditte che non rispettano le misure igieniche di sicurezza, lasciando correre la vita come se tutto fosse normale. Le manifestazioni non sono state forti a sufficienza per creare una vera opposizione al governo, specialmente rispetto al pericolo di contagio del virus. Si è creato una specie di trauma nazionale che impedisce le manifestazioni: tutti ostaggi della paura, specialmente per la perdita dei posti di lavoro. Ora ci sono circa 16 milioni di persone senza lavoro. C’è fame e miseria come mai nella nostra storia. C’è un clima di sconforto e di inerzia complessiva al punto di non riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel di questa tragedia. Non si alzano voci profetiche nella Chiesa cattolica come al tempo della dittatura militare con vescovi come Helder Camara e il cardinale Arns di San Paolo. Bolsonaro ha militarizzato i posti più importanti del governo: sono più di 6 mila i militari in posti importanti della amministrazione.

A.D.: Tutti noi in Italia speriamo che Lula possa diventare il nuovo Presidente del Brasile. Dopo il lungo, ingiusto, doloroso purgatorio in cui egli ha dovuto sopportare pazientemente il peso di una azione illegale (come del resto anche Dilma), ora egli sembra aver riguadagnato pienamente la scena politica e la fiducia di molt@ militant@ e cittadin@. La sua statura è indiscutibile e si riconosce, ancora una volta, nel momento in cui richiama alla responsabilità per i vaccini anti-covid per tutt@ nel mondo. Non posso non ricordare, però, che tu stesso, prima delle olimpiadi brasiliane di 5 anni fa avesti parole molto precise e critiche per il governo allora in carica. Le tue parole, se ricordo bene, dicevano più o meno: attenzione, con le vostre scelte siete ad un passo dal mutare natura! Come vedi il futuro politico del Brasile, il possibile nuovo reincarico a Lula? Quali sono gli insegnamenti del passato che non dovrebbero essere dimenticati da un eventuale nuovo governo che liberi da Bolsonaro?

L.B.: Lula ha sopportato pazientemente più di 500 giorni di prigione ingiusta. Io sono stato il primo a visitarlo nel carcere e ho potuto avvertire la sua volontà di continuare nella sua missione per liberare i poveri dalla dominazione neocoloniale ancora vigente nel Paese. Questo lo ha maturato e, libero, ha guadagnato il rispetto di tutti, anche dei suoi nemici. Adesso percorre tutto il Paese per suscitare la speranza e creare le condizioni popolari per un governo capace di recuperare tutto quello che è stato sistematicamente distrutto. Secondo le intenzioni di voto Lula è largamente il preferito, lasciando Bolsonaro 30-40 punti indietro. Sicuramente sarà eletto se non ci sarà qualche intervento militare per evitarlo oppure un’azione da parte del sistema mondiale di accumulazione, che vede in Lula una alternativa al dominio mondiale del capitalismo. Lui ha inserito nel suo discorso quello che non era molto presente nel suo governo, la questione ecologica, come tema strategico per l’umanità e la funzione importante del Brasile in ragione delle risorse naturali abbondantissime, segnatamente l’acqua potabile e la biodiversità nella parte amazzonica.

A.D.: Edgar Morin ha detto che occorre “porre fine a quell’umanesimo tracotante che continuava a credere che noi fossimo il soggetto del mondo e che, in fin dei conti, il mondo fosse stato creato per noi”. Egli ha poi messo in luce come serva un’idea nuova di sapere, di scienza, così come di educazione critica. Tu che nel tuo cammino spirituale hai messo a punto un originale e prezioso connubio con la scienza, quella della terra e quella cosmologica in particolare, che idea ti sei fatto del suo ruolo nella nostra società? Quali sono le possibilità e i pericoli che essa ci prospetta?

L.B.: Io non mi sento né pessimista né ottimista, bensì un realista critico. Vedo chiaramente che dobbiamo cambiare il paradigma di civilizzazione se vogliamo ancora vivere in questo pianeta Terra. Per me questo è stato molto evidenziato da Papa Francesco nella enciclica Fratelli tutti. Secondo l’enciclica, bisogna attuare un cambiamento radicale della società umana: passare dall’essere umano come dominus (padrone e signore) della Terra senza sentirsi parte della natura al frater (fratello/sorella) insieme con tutti gli esseri umani e con tutte le altre creature, sia nel senso mistico di San Francesco, sia nel senso moderno che ha verificato che tutti gli esseri viventi hanno la stesa base biologica, dalla cellula originaria, di 3,8 milioni di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando a noi umani. Formiamo la grande comunità della vita, nella stessa Casa Comune. Urgentemente dobbiamo attuare il cambiamento da una cultura di accumulazioni di beni materiali per il consumo senza ragioni e di ricchezza per un piccolo gruppo, a una cultura di beni umano-spirituali fondati sulla la solidarietà, la collaborazione, la cura degli uni verso gli altri e della natura; una cultura la cui centralità è la vita e l’amore sociale. Senza questa conversione paradigmatica vale la parola del Papa nella Fratelli tutti: ci salviamo tutti o nessuno si salva. Io dubito fortemente che il sistema capitalista e neoliberista abbia la sufficiente volontà politica e la saggezza per fare questo passo. Sospetto che andiamo in direzione di una grande tragedia ecologico-sociale che può mettere a rischio la sopravvivenza della vita umana e di altre forme di vita. Però, come credente, spero che sia vero quello che si dice nel Libro della Saggezza: ”Dio è l’appassionato amante della vita”(11,26). Spero che non lascerà finire l’umanità in una forma così miserabile. Tutto dipende dalla nostra relazione con la Madre Terra e con la natura: se è amicale, rispettosa dei sui ritmi o se è di devastazione. Siamo dentro la sesta distruzione di vite nella nuova era dell’antropocene. Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva nei confronti di tutte le altre forme di vita.

A.D.: La Teologia della Liberazione ha continuato ad essere momento di ispirazione per moltissimi uomini e donne in America latina e nel mondo anche in anni di estrema difficoltà per la sua pratica e sviluppo effettivi. Ora che le condizioni generali sembrano essere più favorevoli, puoi dirci verso quali obiettivi e verso quali nuove elaborazioni la T.d.L. vuole volgersi? Insomma: quali sono i semi più promettenti di una teologia per troppo tempo marginalizzata e invece così feconda e capace di offrire frutti?

L.B.: Non dobbiamo dimenticare che siamo stati per 34 anni sotto la direzione ecclesiale di due Papi conservatori: Giovani Paolo II e Benedetto XVI. Questi mai hanno capito l’intuizione fondamentale di questo tipo di teologia che era ed è strettamente evangelica: opzione per i poveri, contro la povertà, per la giustizia sociale e la loro liberazione. I due erano ostaggi dell’ideologia dominante dell’anticomunismo, dominante in Occidente durante il periodo della guerra fredda. Oggi con la crescita della povertà mondiale, specialmente adesso sotto il Covid-19, questo tipo di teologia assume una attualità indubitabile. Chiede a tutti di avere compassione verso i sofferenti di questo mondo, gli affamati e disperati per la perdita di ciò che amano. Fino a che esisterà un povero, vittima dell’oppressione, che grida, sempre ci sarà qualcuno, che nello spirito di Gesù ascolterà questo grido; anche quello della Terra. E s’impegnerà per la sua liberazione. Riflettendo su questa pratica si svilupperà una teologia della liberazione. Oggi la sfida più urgente di questa teologia è ascoltare simultaneamente il grido dei poveri e il grido della Terra. Entrambi sono crocifissi, bisogna farli scendere dalla croce e farli vivere.

A.D.: In ultimo: tu, fin dall’inizio del suo pontificato, hai avuto parole positive, promettenti e incoraggianti per Papa Francesco. Che giudizio ti senti di dare ora, a questo punto, del sentiero stretto di Bergoglio? Te lo chiedo soprattutto da un punto di vista sociale e pastorale…

L.B.: Per me Bergoglio, fatto vescovo di Roma e di conseguenza Papa della Chiesa universale con il nome di Francesco, è un dono di Dio anzi tutto per l’umanità e anche per la Chiesa. Il nome Francesco è tutto un programma: ascoltare i poveri umani e la Terra crocifissa, denunciare i responsabili della situazione ecologicamente drammatica del mondo, un sistema che uccide vita della natura e vite umane, un sistema assassino. Questo tipo di mondo deve finire. Non il mondo ma questo tipo di mondo. Credo che il Covid-19 ci abbia dato un segno e anche una lezione. Non possiamo continuare nella solita, vecchia normalità perché essa è troppo crudele e senza pietà. Bisogna fare una conversione radicale ecologica e sociale se vogliamo avere un futuro. Altrimenti la Terra ci manderà tutta una gamma di nuovi virus, forse ancora più letali del coronavirus stesso. Papa Francesco nonostante questa tragica situazione, suscita speranza nella capacità di trasformazione degli esseri umani e in particolare nel Dio vivente, che attraverso l’Uomo di Nazareth ha assunto la nostra umanità, che attraverso la sua risurrezione e l’assunzione di Maria con tutta la sua umanità stanno già nel seno della Trinità. Qualcosa di nostro è già eternizzato. Per me Papa Francesco è il leader più importante dell’umanità e del cristianesimo, specialmente a fronte della mancanza di voci profetiche nella società e nella politica mondiale.


Il caos della pandemia nasconde un nuovo ordine sulla Terra.Un testo di Leonardo Boff

Leonardo Boff (LaPresse)

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo testo profondo, alla luce degli avvenimenti che stanno accadendo, del teologo brasiliano Leonardo BOFF. “La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità”. Un appello esigente quello di Boff. A questo riguardo ricordiamo che di Leonardo BOFF è stato appena pubblicato , dall’Editore Castelvecchi di Roma, il suo libro “Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale?”. Il saggio è una intensa riflessione, alla luce della Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco e dell’ ecologia integrale ,su una possibile via per realizzare la fraternità universale. Il libro ha ricevuto, nel giro di pochi giorni, diverse recensioni molto qualificate di importanti testate italiane.

Raramente nella lunga storia della vita, si è verificata una situazione di caos planetario come nei giorni attuali. Eravamo abituati a un sistema regolare e ordinato, nonostante negli ultimi decenni avessimo sperimentato irregolarità con una frequenza crescente, come tsunami, tifoni, terremoti ed eventi estremi di caldo torrido e freddo polare. Tali fenomeni hanno portato gli scienziati a pensare e tentare di comprendere come all’interno dell’ordine dato potevano verificarsi situazioni caotiche.

Da qui nacque una scienza, quella del caos, tanto importante come le altre, al punto che alcuni arrivarono a dire che il secolo XX sarà ricordato per la teoria della relatività di Einstein, per la meccanica quantistica di Heisenberg/Bohr e per la teoria del caos di Lorenz/Prigogine.

L’essenza della teoria del caos risiede nel fatto che un cambiamento molto piccolo nelle condizioni iniziali di una situazione porta a effetti imprevedibili. È il famoso esempio dell’«effetto farfalla». Piccoli cambiamenti iniziali, casuali, come il battere di ali di una farfalla in Brasile, possono provocare cambiamenti atmosferici fino a culminare in una tempesta a New York. Il presupposto teorico è che tutte le cose sono interconnesse e vanno assumendo nuovi elementi, creando complessità nel corso della propria esistenza (in questo caso: calore, umidità, venti, energie terrestri e cosmiche) in un modo che la situazione finale è totalmente diversa da quella iniziale.

Il caos sta da tutte le parti, nell’universo, nella società e in ciascuna persona. Significa che l’ordine delle cose non è lineare e statico. È dinamico e sempre alla ricerca di un equilibrio che lo fa andare avanti.

L’universo si è originato da un immenso caos iniziale (big bang). L’evoluzione è stata ed è la modalità per mettere ordine in questo caos millenario. Ma qui nasce una novità: il caos non è solo caotico, contiene dentro di se – in gestazione – un nuovo ordine. Logicamente possiede il suo momento distruttivo, caotico, senza il quale il nuovo ordine non potrebbe irrompere. Il caos è generativo di questo nuovo ordine.

Chi analizzò nel dettaglio questo fenomeno fu il grande scienziato russo/belga Ilya Prigogine (1917-2003), premio Nobel per la Chimica nel 1977. Studiò particolarmente le condizioni che permettono l’emergenza della vita. Secondo questo grande scienziato, sempre che esista un sistema aperto (pertanto, in permanente dialogo e scambio con l’esterno) e sempre che ci sia una situazione di caos (pertanto, fuori dall’ordine e lontano dall’equilibrio) in cui prevale una non linearità, è la connettività tra le parti che genera un nuovo ordine, che sarebbe la vita.  (cf. Order out of Chaos,1984).

Questo processo conosce biforcazioni e fluttuazioni. L’ordine, pertanto, mai è dato a priori. Dipende da vari fattori che lo portano in una direzione o in altra, da ciò un’immensa biodiversità.

Abbiamo fatto tutta questa riflessione sommaria per aiutarci a capire meglio l’attuale caos pandemico. Innegabilmente viviamo in una situazione di completo caos, un caos distruttivo di milioni di vite umane. Nessuno può dire quando termina né in che direzione andiamo. Il virus si manifesta con molteplici varianti, avendo successo sulle nostre cellule. È innegabilmente caotico e sta terrorizzando l’intera umanità. Ci pone questioni fondamentali: cosa abbiamo fatto con la natura per essere castigati con un virus cosi letale? Dove abbiamo sbagliato? Che cambiamenti dobbiamo intraprendere in relazione con la natura per impedire che ci invii una gamma di altri virus?

Sappiamo che nascosto al suo interno esiste un ordine migliore e più alto. La cosa peggiore che potrebbe accaderci sarebbe la continuità o il ritorno al passato che ha creato il caos. Dobbiamo usare la nostra fantasia creatrice e, soprattutto, forgiare – dall’esperienza storica – un ordine più amico della vita, affettuoso, fraterno e giusto. Sarebbe il caos generativo.

Dobbiamo capire il contesto da cui è venuto il coronavirus. È un’espressione dell’antropocene, cioè della sistematica aggressione, da parte dell’essere umano, della natura, di Gaia, della Madre Terra. È la conseguenza di aver trattato il pianeta come una riserva inerte di risorse a nostra disposizione e non come una realtà viva che merita attenzione e rispetto.

A partire dalla rivoluzione industriale l’abbiamo sfruttata al punto che non riesce più ad auto-rigenerarsi e offrirci tutti i beni e servizi vitali. Dobbiamo inaugurare una relazione di sinergia e sostenibilità per e con la natura, sentendoci parte di Lei, responsabili per la sua continuità e non i suoi padroni e signori. Se non operiamo questa conversione ecologica potremmo conoscere catastrofi inimmaginabili.

Nel caso brasiliano, la prima cosa che dobbiamo fare è preservare l’immensa ricchezza ecologica ereditata dalla natura, in termini di foresta pluviale, abbondanza di acqua, di suoli fertili e di vastissima biodiversità.

Di seguito dobbiamo superare la marginalizzazione, l’odio vigliacco che rivolgiamo ai poveri. Il disprezzo e le umiliazioni commesse crudelmente contro le persone schiavizzate si sono trasferite nei confronti dei poveri. Tale disumanità ha lasciato cicatrici profonde nella popolazione.

Infine dobbiamo liquidare l’eredità perversa del “latifondismo in epoca coloniale” trasferito nella rendita e nel potere di pochi miliardari che controllano gran parte della finanza. Fanno fortune con la pandemia, senza alcuna empatia con i familiari che hanno perso i loro cari (in Brasile i morti per Covid superano il mezzo milione). Loro sono i sostenitori dell’attuale Governo necrofilo, il cui presidente è alleato del virus. Costituiscono il maggiore ostacolo per il superamento del caos installato a Brasilia.

Abbiamo bisogno di costruire un fronte ampio di forze progressiste e nemiche della neo-colonizzazione del paese per portare alla luce un nuovo ordine, sommerso nel caos attuale ma che vuole nascere. Dobbiamo fare questo parto anche se doloroso. In caso contrario continueremo a essere ostaggi e vittime di coloro che sempre hanno pensato “corporativamente” solo per sé, voltando le spalle al popolo e devastando la natura con il loro agro-business. Finendo per rafforzare l’impatto tra noi del coronavirus.

Dobbiamo ispirarci nell’universo, nato dal caos primordiale, ma che evolvendo ha creato nuovi ordini sempre più complessi, fino a generare la specie umana. La nostra missione è garantire la vita, la Madre Terra e noi stessi. Creare la Casa Comune dentro la quale tutti possano vivere in giustizia, pace e allegria. Questo modello dovrà uscire dalle viscere del caos attuale e fondare un nuovo inizio per l’umanità.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Fonte;Rai News-Confini– Pierluigi Miele