Senza il piede non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo

Leonardo Boff

In omaggio ai milioni di tifosi di calcio presenti a questi Mondiali, ho scritto questo elogio del piede, senza il quale non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo. Ecco il testo completo, incentrato sul piede.

Se qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i loro piedi, sospetto che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i piedi la parte meno nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con un pezzo di stoffa, chiamato calzino.

Poi strangolano i piedi con qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti, legano le scarpe con i piedi dentro, con dei lacci sottili, per assicurarsi che i piedi non si liberino.

E infine, scaricano tutto il peso del corpo sui piedi, costringendoli a odorare la polvere delle strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle pozzanghere.

Ma questa interpretazione dei piedi, fatta da alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai piedi è prendercene cura, poiché i piedi costituiscono il nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i nostri antenati antropoidi si sono alzati in piedi e hanno iniziato a camminare in posizione eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la scoperta dei cibi migliori.

Anatomicamente i piedi sono un miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per proteggersi dalla ruvidezza del terreno.

Una rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai movimenti dei piedi. Cosa non fanno i ballerini con i piedi?! Ci sono persino persone che dipingono o scrivono con i piedi. Esistono quadri drammatici del grande pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i piedi.

Il piede è così importante che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli anglo-sassoni, come unità di misura. Un piede corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha bisogno dei piedi giusti per essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.

Senza i piedi non avremmo il calcio, per il quale i piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo, vario e coinvolgente che esista. Solo con i piedi. La mano non vale, è consentita solo al portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il piede.

Il piede nel calcio costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in brasiliano ponta-pé). Poiché siamo umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il giocatore che usa il piede in questo modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso ed essere espulso. Senza il piede, non ci sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in Messico, negli Stati Uniti e in Canada.

I vari significati di piede ci permettono di fare l’elogio del piede.

In un mondo politicamente senza piedi né testa, con capi di Stato che entrano con i piedi al posto delle mani nei conflitti come nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in Iran con gli Stati Uniti sempre in piedi di guerra con altri e contro il terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un piede per pensare a una società mondiale che dia piede a forme di convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un piede d’appoggio nell’entusiasmo dei tifosi di tutti i paesi. È una pena che tutto ciò sia stato distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso arbitro e a intere equipe tecniche.

Da un lato, dobbiamo stare con un piede dietro difronte gli utopismi; dall’altro, non dobbiamo tirare indietro il piede nella ricerca di forme civili di convivenza globale. Logicamente, questo mondo non arriva neppure ai piedi del sogno di tanti che desiderano un altro mondo possibile, tenendo i loro piedi ben piantati in un’incrollabile speranza umana.

Possiamo iniziare con il piede giusto fin da ora, schierandoci ai piedi delle vittime, anche se a volte dovremo fare un passo indietro a causa delle pressioni dei potenti e delle loro minacce. Ma battiamo i piedi (restiamo saldi) in questa sacra causa, sapendo che non si può raggiungere con il pé nas costas (voltando le spalle). Giammai andiamo dar no pé (arrendersi). Ma insisteremo e persisteremo batendo o pé (rimanendo saldi).

Oxalá, che i nostri parenti e amici non ci lascino a piedi. Altrimenti, soffriremo quanto un pé de cego che, poverino, si muove con un bastone e vive inciampando qua e là, facendosi male ai piedi.

Come si comprende, i piedi sono fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno piede (forniscono le basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che dormiamo con i piedi divaricati (in spagnolo: dormir a piernas sueltas).

Questo testo augura buona fortuna alla Seleção Brasileira e anche ai giornalisti e commentatori della rivista LIBERTA dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL) che hanno deciso di creare la propria selezione. Chi si abbona alla rivista LIBERTA riceverà notizie con i piedi nella verità e commenti con testa e piedi. Manteniamoci sempre attenti e in piedi.

Leonardo Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto Conhecimento Liberta (ICL)

(https://www.revistaliberta.com.br)

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Senza il piede non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo

Leonardo Boff
  Leonardo Boff

In omaggio ai milioni di tifosi di calcio presenti a questi Mondiali, ho scritto questo elogio del piede, senza il quale non ci sarebbero né calcio né Coppa del Mondo. Ecco il testo completo, incentrato sul piede.

Se qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i loro piedi, sospetto che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i piedi la parte meno nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con un pezzo di stoffa, chiamato calzino.

Poi strangolano i piedi con qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti, legano le scarpe con i piedi dentro, con dei lacci sottili, per assicurarsi che i piedi non si liberino.

E infine, scaricano tutto il peso del corpo sui piedi, costringendoli a odorare la polvere delle strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle pozzanghere.

Ma questa interpretazione dei piedi, fatta da alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai piedi è prendercene cura, poiché i piedi costituiscono il nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i nostri antenati antropoidi si sono alzati in piedi e hanno iniziato a camminare in posizione eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la scoperta dei cibi migliori.

Anatomicamente i piedi sono un miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per proteggersi dalla ruvidezza del terreno.

Una rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai movimenti dei piedi. Cosa non fanno i ballerini con i piedi?! Ci sono persino persone che dipingono o scrivono con i piedi. Esistono quadri drammatici del grande pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i piedi.

Il piede è così importante che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli anglo-sassoni, come unità di misura. Un piede corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha bisogno dei piedi giusti per essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.

Senza i piedi non avremmo il calcio, per il quale i piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo, vario e coinvolgente che esista. Solo con i piedi. La mano non vale, è consentita solo al portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il piede.

Il piede nel calcio costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in brasiliano ponta-pé). Poiché siamo umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il giocatore che usa il piede in questo modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso ed essere espulso. Senza il piede, non ci sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in Messico, negli Stati Uniti e in Canada.

I vari significati di piede ci permettono di fare l’elogio del piede.

In un mondo politicamente senza piedi né testa, con capi di Stato che entrano con i piedi al posto delle mani nei conflitti come nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in Iran con gli Stati Uniti sempre in piedi di guerra con altri e contro il terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un piede per pensare a una società mondiale che dia piede a forme di convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un piede d’appoggio nell’entusiasmo dei tifosi di tutti i paesi. È una pena che tutto ciò sia stato distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso arbitro e a intere equipe tecniche.

Da un lato, dobbiamo stare con un piede dietro difronte gli utopismi; dall’altro, non dobbiamo tirare indietro il piede nella ricerca di forme civili di convivenza globale. Logicamente, questo mondo non arriva neppure ai piedi del sogno di tanti che desiderano un altro mondo possibile, tenendo i loro piedi ben piantati in un’incrollabile speranza umana.

Possiamo iniziare con il piede giusto fin da ora, schierandoci ai piedi delle vittime, anche se a volte dovremo fare un passo indietro a causa delle pressioni dei potenti e delle loro minacce. Ma battiamo i piedi (restiamo saldi) in questa sacra causa, sapendo che non si può raggiungere con il pé nas costas (voltando le spalle). Giammai andiamo dar no pé (arrendersi). Ma insisteremo e persisteremo batendo o pé (rimanendo saldi).

Oxalá, che i nostri parenti e amici non ci lascino a piedi. Altrimenti, soffriremo quanto un pé de cego che, poverino, si muove con un bastone e vive inciampando qua e là, facendosi male ai piedi.

Come si comprende, i piedi sono fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno piede (forniscono le basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che dormiamo con i piedi divaricati (in spagnolo: dormir a piernas sueltas).

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Leonardo Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto Conhecimento Liberta (ICL)

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(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)






































































































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  Leonardo Boff In
omaggio ai milioni di tifosi di calcio presenti a questi Mondiali, ho scritto
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Ecco il testo completo, incentrato sul piede.
 Se
qualche extraterrestre venisse sulla Terra e notasse come gli umani trattano i
loro
piedi, sospetto
che ne rimarrebbe scandalizzato. Sembra che considerino i
piedi la parte meno
nobile del corpo tanto da nasconderli. Peggio ancora, cercano di soffocarli con
un pezzo di stoffa, chiamato calzino.
 Poi
strangolano i
piedi con
qualcosa di più duro, le scarpe di cuoio o da ginnastica. E non contenti,
legano le scarpe con i
piedi dentro,
con dei lacci sottili, per assicurarsi che i
piedi non si liberino. E
infine, scaricano tutto il peso del corpo sui
piedi, costringendoli a odorare la polvere delle
strade, a soffrire la durezza delle pietre e a sentire il fango delle
pozzanghere.
 Ma
questa interpretazione dei
piedi, fatta da
alieni, è esteriore e sbagliata. Ciò che facciamo ai
piedi è prendercene cura, poiché i
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nostro naturale mezzo di trasporto. Quasi sempre andiamo a
piedi scalzi in casa e sull’erba. Più ancora, i piedi sono il segno più evidente
della nostra ominide. Abbiamo lasciato indietro il regno animale quando i
nostri antenati antropoidi si sono alzati in
piedi e hanno iniziato a camminare in posizione
eretta, per vedere più lontano, consentendo lo sviluppo del cervello e la
scoperta dei cibi migliori.
 Anatomicamente
i
piedi sono un
miracolo, con un dorso duro per assorbire gli attriti e una pianta coerente per
proteggersi dalla ruvidezza del terreno.
 Una
rete di piccoli tendini assicura le articolazioni che forniscono equilibrio ai
movimenti dei
piedi. Cosa non
fanno i ballerini con i
piedi?! Ci sono
persino persone che dipingono o scrivono con i
piedi. Esistono quadri drammatici del grande
pittore spagnolo Goya che li ha dipinti con i
piedi. Il
piede è così importante
che è stato scelto da molti popoli antichi e moderni, compresi gli a
nglo-sassoni,
come unità di misura. Un
piede
corrisponde a 30,48 cm. La poesia, la forma più nobile di letteratura, ha
bisogno dei
piedi giusti per
essere armoniosa, soprattutto la forma più elevata di poesia che è il sonetto.
 Senza
i
piedi non
avremmo il calcio, per il quale i
piedi sono tutto. Persino i giornalisti della rivista LIBERTA
si sono proposti di creare una propria selezione. È lo sport più creativo,
vario e coinvolgente che esista. Solo con i
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portiere. Ma in quel caso, anche lui calcia di solito la palla con il
piede. Il
piede nel calcio
costituisce una metafora di ciò che meglio possiamo rappresentare: la felice
combinazione di prestazione individuale e cooperazione di gruppo. Il calcio può
essere una vera scuola di virtù: autocontrollo, tranquillità, gentilezza e la
capacità di comprensione non replicando a un calcio con un calcio (in
brasiliano
ponta-pé). Poiché siamo
umani e perdiamo il controllo, a volte può succedere. Ma non è permessa. Il
giocatore che usa il
piede in questo
modo è ammonito con un cartellino giallo oppure punito con un cartellino rosso
ed essere espulso. Senza il
piede, non ci
sarebbero campionati di calcio, tanto meno la Coppa del Mondo di calcio in
Messico, negli Stati Uniti e in Canada.
 I
vari significati di
piede ci
permettono di fare l’elogio del
piede. In
un mondo politicamente
senza
piedi

testa, con capi di Stato che entrano con i
piedi al posto delle mani nei conflitti come
nella Striscia di Gaza con Israele, in Ucraina con la Russia, in Congo e in
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piedi di guerra con altri e contro il
terrorismo, troviamo nel Campionato Mondiale di Calcio un
piede per pensare a una
società mondiale che dia
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convivenza amichevole e persino fraterna, incontrando un
piede d’appoggio
nell’entusiasmo dei tifosi di tutti i paesi. È una pena che tutto ciò sia stato
distorto dal Presidente Trump, che ha dato un calcio (ponta-pé) a un famoso
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 Da
un lato, dobbiamo stare con un
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dietro
difronte gli utopismi; dall’altro, non dobbiamo tirare indietro il
piede nella ricerca di
forme civili di convivenza globale. Logicamente, questo mondo non arriva
neppure
ai piedi del sogno
di tanti che desiderano un altro mondo possibile, tenendo i loro
piedi ben piantati in
un’incrollabile speranza umana.
 Possiamo
iniziare con il
piede giusto fin da
ora, schierandoci
ai piedi delle
vittime, anche se a volte dovremo fare un
passo indietro a causa delle
pressioni dei potenti e delle loro minacce. Ma
battiamo i piedi (restiamo saldi) in
questa sacra causa, sapendo che non si può raggiungere con il
pé nas costas (voltando le spalle). Giammai andiamo dar no pé (arrendersi). Ma insisteremo e persisteremo
batendo o pé (rimanendo
saldi).
 Oxalá,
che i nostri parenti e amici non ci lascino
a piedi. Altrimenti, soffriremo quanto un
pé de cego che, poverino, si muove con un
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piedi. Come
si comprende, i
piedi sono
fondamentali in quasi tutto nella nostra vita. Essi danno
piede (forniscono le
basi) per tantissime cose. Quando vogliamo dormire comodamente, diciamo che
dormiamo con i
piedi
divaricati

(in spagnolo:
dormir a piernas sueltas). Questo
testo augura buona fortuna alla
Seleção
Brasileira

e anche ai giornalisti e commentatori della rivista LIBERTA dell’Instituto
Conhecimento Liberta (ICL) che hanno deciso di creare la propria selezione. Chi
si abbona alla rivista LIBERTA riceverà notizie con i
piedi nella verità e commenti con testa e piedi. Manteniamoci
sempre attenti e in
piedi.  Leonardo
Boff collabora settimanalmente con la rivista LIBERTA dall’Instituto
Conhecimento Liberta (ICL)
(https://www.revistaliberta.com.br) (Traduzione
dal portoghese di Gianni Alioti)

Essere Papa in tempi di “anticristi”

    Leonardo Boff

Papa Leone XIV, durante la sua visita in Spagna a giugno, ha rilasciato dichiarazioni esplicite in cui ha contrapposto l’intelligenza artificiale (IA) all’intelligenza emotiva (IE), che “ci dà conforto, significato, speranza e vicinanza”, cosa che l’IA non fa. Ha criticato i governi autoritari che producono guerre mortali. In questo contesto, ho scritto questo testo.

San Giovanni, nella sua Prima Epistola, dice: “Ecco, molti anticristi ci sono” (1 Giovanni 2,18). In effetti, viviamo in tempi in cui sono emerse figure con le caratteristiche tipiche degli “anticristi”. Non sono io a dirlo. Lo affermano seri studiosi della Bibbia, tutti nord-americani: “The Fourth Beast: Is Donald Trump The Antichrist?” di Lawrence R. Moelhauser del 2016; “Is Trump the Antichrist?” di D. Xander Varo del 2017; “Donald Trump Is the Antichrist“, di Drew Ponder del 2025. Tutte queste affermazioni possono essere verificate su Google cercando i loro nomi e i riassunti delle loro dichiarazioni.

Insieme alla figura di Trump dobbiamo aggiungere Benjamin Netanyahu, il mostruoso Erode, genocida di migliaia di bambini innocenti nella Striscia di Gaza e nel Sud del Libano.

Quali sono le caratteristiche degli “anticristi”, valide principalmente per chi si presenta come l’”Imperatore del mondo”, Donald Trump? Il primo attributo è presentarsi come una divinità, come lo ha fatto con la figura di Gesù Cristo guaritore. Un altro tratto è quello di essere nemico di ogni forma di vita, suggerendo ai suoi seguaci di non vaccinarsi contro il Coronavirus e conducendo una guerra letale in tutto il mondo, con totale disprezzo per la moralità e l’etica. Dice chiaramente che sarà lui a definire cosa sia morale ed etico. Un altro elemento è quello di de-costruire l’intero ordine economico e sociale mondiale, basato su regole, introducendo il caos con effetti devastanti per tutti, in particolare per i paesi più poveri. Un’altra caratteristica è quella di imporre la pace non attraverso il dialogo e la diplomazia, ma con la forza, sia economica, commerciale o militare, ovvero una pacificazione forzata. Il nuovo ordine che vuole imporre non passa per la pace, ma per la capitolazione di chi gli si oppone. Infine, è l’estrema arroganza e il narcisismo senza limiti che giustificano la menzogna come metodo e l’eliminazione di ogni vincolo, arrivando persino a confrontarsi in modo ingannevole con la persona di Papa Leone XIV. Si erge a padrone della vita e della morte delle persone e di una delle culture più venerabili e antiche come quella della Persia (Iran). Ci sarebbero altri spunti, contenuti soprattutto nell’Apocalisse, in particolare nella figura dei quattro cavalieri (capitolo 6). Ciò che vale per Trump può essere trasposto per  Netanyahu a causa dei suoi crimini umanitari.

Per completare questo tenebroso scenario, è importante includere le decine di guerre che si stanno consumando simultaneamente con grande letalità. Sono già state fatte minacce di utilizzo di armi nucleari tattiche (meno distruttive) o strategiche, capaci di minacciare tutta la vita sul pianeta, lasciando il sole per lungo tempo bianco a causa delle particelle atomiche. Non ci sarebbe fotosintesi, né ossigeno a sufficienza, né produzione di alimenti. Coloro che sopravviveranno invidieranno quanti sono morti prima…

In queste condizioni, come esercita il suo ministero papale Leone XIV? Non è un Papa con il carisma proprio di Papa Francesco, di immensa luminosità, libertà di spirito e piena coscienza di ciò che accade nel mondo. Diceva che eravamo in una “terza guerra mondiale a pezzi“. Il suo avvertimento era stato chiarissimo come il sole: “Questa volta siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (Fratelli tutti, nn. 32, 137, 138).

Papa Leone dimostra il carisma della calma serenità. Non alza la voce, non improvvisa, poiché scrive praticamente tutti i suoi interventi. Con questa serena calma, si colloca in faccia a due fronti: quello interno della Chiesa e quello esterno, nel mondo sconvolto. Ma in Spagna ha mostrato tutta la sua emotività.

Internamente nella Chiesa enfatizza l’unità. Esistono fratture all’interno della Chiesa, in particolare con coloro che ancora esitano ad abbracciare la via cristiana proposta dal Concilio Vaticano II (1962-1966). Altri non accettavano un Papa proveniente dalla fine del mondo, che rompe con lo stile imperiale e con le modalità con cui la Chiesa si era organizzata a livello istituzionale, con i palazzi, i simboli pagani nei paramenti liturgici di vescovi e cardinali. Era un uomo tra gli uomini, un Francesco di Roma, ispirato da Francesco d’Assisi, soprattutto nella sua attenzione per i poveri. Papa Leone ha raccolto questa eredità grazie alla sua estrema sensibilità per e con i poveri, dimostrata specialmente nei paesi che ha visitato in Africa. Lui si impegna a costruire ponti, accogliendo anche la diversità liturgica nella Chiesa.

Non vuole esercitare il suo ufficio come sovrano con pieni poteri (cfr. canone 331), ma nella forma sinodale. Vale a dire, vuole camminare insieme a tutti i fedeli, sì, come colui che conferma la fede comune.

L’unità si propone anche per un’umanità così lacerata dai pregiudizi, dalle violente esclusioni degli immigrati, come accade negli Stati Uniti e anche in Europa. Il Giovedì Santo, nella lavanda dei piedi in un carcere ha incluso donne di tutte le etnie e credenze.

Rispetto al fronte esterno, mostra un inequivocabile carisma del coraggio. Sente, come suo dovere evangelico di Pastore di pronunciarsi sulla sanguinosa e cupa situazione del mondo. Qui il grande tema è la pace. Nelle sue parole, “una pace disarmata e disarmante“. Il presidente Trump ha minacciato di sterminare “l’intera civiltà” dell’Iran. Papa Leone XIV, il 7 aprile, ha denunciato questa minaccia come “veramente inaccettabile“. Ha invitato tutti a “contattare le autorità, i leader politici, i membri del Congresso, a chiedere loro, a dire loro, di lavorare per la pace e di rifiutare sempre la guerra“.

Al Ministro della Guerra americano, ha detto: “Non si può fare la guerra invocando il nome di Dio“. Al presidente Trump, che lo ha considerato “debole” e “privo di comprensione della politica mondiale”, ha risposto con serenità: «Non ho paura né dellamministrazione Trump né di parlare chiaramente del messaggio del Vangelo. […] Sono chiamato a fare ciò che la Chiesa è chiamata a fare».

Con determinazione sottolinea: «La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con armi che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile». Come i papi Francesco e Giovanni XXIII, papa Leone XIV sostiene: «Se rimanessimo indifferenti a questo grido dei poveri, essi griderebbero al Signore contro di noi e questo diventerebbe un peccato per noi (cfr. Dt 15,9) e, in questo modo, ci allontaneremmo dal cuore stesso di Dio» (Dilexi Te, n. 8).

Molto si potrebbe dire sull’attuale Papa. Ma concludo dicendo che è l’unico ad opporsi direttamente agli «anticristi» che stanno conducendo l’umanità verso un precipizio. Si è trasformato, senza volerlo, ma spinto dalla drammatica situazione del mondo attuale, a essere il portavoce dell’umanità, dell’impegno per la solidarietà, per la fraternità universale. Invoca la speranza, come ha detto in Spagna: «la speranza non si alimenta solo di idee o progetti, ma anche nella capacità di amare, di commuoversi e di credere». Egli rappresenta un grido per la cura della Madre Terra e dell’impegno ecologico universale. Esige un sacro rispetto per ogni persona umana. E indica il multilateralismo come il cammino da seguire per l’umanità. In questo senso si inserisce la sua importantissima enciclica Magnifica Humanistas.

Leonardo Boff scrive per la rivista online LIBERTA dell’ICL (https://www.revistaliberta.com.br); ha inoltre scritto per Religión Digital Spagna 5/6/26 ed è autore del libro: “Sustentabilidade e cuidado”, ICL/Contratempo 2025 (https://www.leonardoboff.org).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: una nuova visione e un nuovo stile pontificio

      Leonardo Boff

Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono lumanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216).

Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione allatto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito alloffesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183).

È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui lumanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Tra noi l’ha pubblicamente denunciata, il nostro neuro-scienziato di fama mondiale Miguel Nicolelis.

Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è unutopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186).

Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Biblicamente, ciò significa: costruire Babele, prototipo dell’essere umano che superbamente pensa solo a se stesso, dimenticando Dio, e ricostruire Gerusalemme, esempio dell’essere umano che fa la storia pensando a Dio e, a partire da Lui, a se stesso (MH, 130).

Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi.

Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito.

Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore (termine coniato da Papa Paolo VI). Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare laltro sia esso persona o popolo come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)