Passi per sconfiggere in Brasile il fascismo e la politica dell’odio

Leonardo Boff

Pubblichiamo queste riflessioni, del famoso teologo Leonardo Boff, sulle prossime elezioni presidenziali. Infatti, nel 2022, si svolgeranno, in Brasile, oltre alle elezioni presidenziali anche quelle politiche per il rinnovo del Parlamento. L’articolo va collocato in questo contesto politico.

Questo articolo è dedicato a coloro che combattono in Brasile per una
democrazia ferita e per il riscatto della nazione devastata.

Le forze politiche, nemiche della vita, si sono alleate con il Coronavirus e stanno favorendo la decimazione di oltre 600.000 vite. Il loro obiettivo è condurci ai tempi premoderni, smantellando la nostra cultura e scienza, sopprimendo i diritti del lavoro e della sicurezza sociale, diffondendo menzogne e un odio codardo per i poveri, le popolazioni indigene, i quilombola, gli afro-discendenti, gli omosessuali e le persone LGBTI.

Ideologicamente tali forze sono ultraconservatrici con un profilo spiccatamente fascista. Sono salite al più alto potere della repubblica. Il principale rappresentante di queste forze vuole, con ogni mezzo, anche contro la legge, essere rieletto. Come parlamentare ha magnificato i torturatori e ha difeso le dittature. Come capo di stato, è stato indulgente con i grandi incendi nella foresta amazzonica, con i taglialegna e con l’insediamento di imprese minerarie e garimpos, anche nelle terre indigene. Ha commesso crimini contro l’umanità per il suo negazionismo nei confronti degli immunizzanti al Covid-19 e si è mostrato insensibile e senza alcuna empatia verso la sofferenza di migliaia di famiglie in lutto e milioni di disoccupati e affamati.

Purtroppo constatiamo la fragilità, fino all’omissione, delle nostre istituzioni ufficiali o giuridiche e la bassa intensità della nostra democrazia. Niente o poco è stato fatto per allontanare questa figura sinistra, autoritaria e fascistoide. Non possiamo assistere, impassibili, alla disgregazione demografica, culturale, politica e spirituale del nostro Paese.

Di fronte a questa tragedia storica, abbiamo bisogno, attraverso i mezzi elettorali, di frenare la pulsione di morte, presente nel potere esecutivo e nei suoi ausiliari. È necessario infliggere una clamorosa sconfitta elettorale a colui che si è dimostrato pazzo, indegno, malevolo e incapace di governare il popolo brasiliano. Merita di essere allontanato, legalmente, dalla scena politica e pagare per i suoi crimini, in modo che, alla fine, si possa vivere con un minimo di sviluppo equo e sostenibile, con pace sociale, con gioia schietta e con felicità collettiva.

Per realizzare questo passo politico ed etico, nei limiti della Costituzione e dell’ordinamento giuridico democratico, è importante, a mio avviso, compiere i seguenti passi:

Primo, garantire, se possibile al primo turno, la vittoria per la presidenza, da parte di qualcuno dotato di carisma, con la fiducia della grande maggioranza e con la capacità di tirarci fuori dal baratro oscuro in cui siamo stati gettati. In precedenza ha dimostrato di essere in grado di realizzare questa redenzione.
Non c’è bisogno di rivelare il suo nome perché è già emerso dai sondaggi
elettorali.

Secondo, non basta eleggere un presidente con tali caratteristiche. È fondamentale garantirgli un’ampia rappresentanza parlamentare affinché il presidenzialismo di coalizione non comprometta gli ideali e le finalità, presenti in origine e applicabili, come l’opzione per politiche sociali che vadano incontro alle grandi maggioranze impoverite e oppresse, con trasparenza, con l’etica di solidarietà a partire dai più vulnerabili e con un’attiva e fiera sovranità.
Altrettanto importante è garantire l’elezione dei governatori e, a tempo debito, di sindaci e consiglieri che, nei territori e alla base, diano sostegno al governo centrale con senso di giustizia sociale e cura della vita delle persone e della natura.

Terzo, – il più importante – rafforzare e, ove necessario, riprendere il lavoro di base, organizzando comitati popolari di ogni tipo, in modo che partecipino e si articolino con le organizzazioni già esistenti e attive nei campi della salute, istruzione, uguaglianza di genere e in altri ambiti, creando una coscienza di cittadinanza. Non basta garantire l’inserimento nel sistema attuale, perverso e antipopolare, ma creare una coscienza di cambiamento, puntando a un altro
tipo di società con democrazia partecipativa, ecologica e sociale.

Questo lavoro di base è imperativo se vogliamo creare le condizioni per una trasformazione che viene dal basso e creare movimenti progressisti e libertari, che traducano i sogni in pratiche fattibili e quotidiane. È a questo livello, al pianterreno, che inizia la prova del nuovo e si alimenta l’energia necessaria per continuare la rifondazione di un nuovo Brasile, contro il prolungamento della dipendenza storica, contro il gira-volta presente nella élite dell’arretratezza e contro l’oligopolio dei media, braccio ideologico della classe dominante, erede della cultura schiavista.

Siamo convinti che questo sofferente caos distruttivo passerà e si trasformerà nel promettente caos generativo di un ordine nuovo, più alto, più giusto, fraterno e premuroso per tutta la vita. Infine, di un Brasile nel quale avremo la gioia di vivere e convivere, dove sarà più facile l’amorevolezza e la giovialità che caratterizzano il meglio che è in noi.

*Leonardo Boff eco-teologo, filosofo e scrittore. Ha scritto: Brasil: concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018; Abitare la Terra:quale via per la fraternità universale,Castelvecchi,Roma 2121.

(Traduzione dal porrtoghese di Gianni Alioti)

Passi per sconfiggere in Brasile il fascismo e la politica dell’odio

Pubblichiamo queste riflessioni, del famoso teologo Leonardo Boff, sulle prossime elezioni presidenziali. Infatti, nel 2022, si svolgeranno, in Brasile, oltre alle elezioni presidenziali anche quelle politiche per il rinnovo del Parlamento. L’articolo va collocato in questo contesto politico.

Questo articolo è dedicato a coloro che combattono in Brasile per una
democrazia ferita e per il riscatto della nazione devastata.

Le forze politiche, nemiche della vita, si sono alleate con il Coronavirus e stanno favorendo la decimazione di oltre 600.000 vite. Il loro obiettivo è condurci ai tempi premoderni, smantellando la nostra cultura e scienza, sopprimendo i diritti del lavoro e della sicurezza sociale, diffondendo menzogne e un odio codardo per i poveri, le popolazioni indigene, i quilombola, gli afro-discendenti, gli omosessuali e le persone LGBTI.

Ideologicamente tali forze sono ultraconservatrici con un profilo spiccatamente fascista. Sono salite al più alto potere della repubblica. Il principale rappresentante di queste forze vuole, con ogni mezzo, anche contro la legge, essere rieletto. Come parlamentare ha magnificato i torturatori e ha difeso le dittature. Come capo di stato, è stato indulgente con i grandi incendi nella foresta amazzonica, con i taglialegna e con l’insediamento di imprese minerarie e garimpos, anche nelle terre indigene. Ha commesso crimini contro l’umanità per il suo negazionismo nei confronti degli immunizzanti al Covid-19 e si è mostrato insensibile e senza alcuna empatia verso la sofferenza di migliaia di famiglie in lutto e milioni di disoccupati e affamati.

Purtroppo constatiamo la fragilità, fino all’omissione, delle nostre istituzioni ufficiali o giuridiche e la bassa intensità della nostra democrazia. Niente o poco è stato fatto per allontanare questa figura sinistra, autoritaria e fascistoide. Non possiamo assistere, impassibili, alla disgregazione demografica, culturale, politica e spirituale del nostro Paese.

Di fronte a questa tragedia storica, abbiamo bisogno, attraverso i mezzi elettorali, di frenare la pulsione di morte, presente nel potere esecutivo e nei suoi ausiliari. È necessario infliggere una clamorosa sconfitta elettorale a colui che si è dimostrato pazzo, indegno, malevolo e incapace di governare il popolo brasiliano. Merita di essere allontanato, legalmente, dalla scena politica e pagare per i suoi crimini, in modo che, alla fine, si possa vivere con un minimo di sviluppo equo e sostenibile, con pace sociale, con gioia schietta e con felicità collettiva.

Per realizzare questo passo politico ed etico, nei limiti della Costituzione e dell’ordinamento giuridico democratico, è importante, a mio avviso, compiere i seguenti passi:

Primo, garantire, se possibile al primo turno, la vittoria per la presidenza, da parte di qualcuno dotato di carisma, con la fiducia della grande maggioranza e con la capacità di tirarci fuori dal baratro oscuro in cui siamo stati gettati. In precedenza ha dimostrato di essere in grado di realizzare questa redenzione.
Non c’è bisogno di rivelare il suo nome perché è già emerso dai sondaggi
elettorali.

Secondo, non basta eleggere un presidente con tali caratteristiche. È fondamentale garantirgli un’ampia rappresentanza parlamentare affinché il presidenzialismo di coalizione non comprometta gli ideali e le finalità, presenti in origine e applicabili, come l’opzione per politiche sociali che vadano incontro alle grandi maggioranze impoverite e oppresse, con trasparenza, con l’etica di solidarietà a partire dai più vulnerabili e con un’attiva e fiera sovranità.
Altrettanto importante è garantire l’elezione dei governatori e, a tempo debito, di sindaci e consiglieri che, nei territori e alla base, diano sostegno al governo centrale con senso di giustizia sociale e cura della vita delle persone e della natura.

Terzo, – il più importante – rafforzare e, ove necessario, riprendere il lavoro di base, organizzando comitati popolari di ogni tipo, in modo che partecipino e si articolino con le organizzazioni già esistenti e attive nei campi della salute, istruzione, uguaglianza di genere e in altri ambiti, creando una coscienza di cittadinanza. Non basta garantire l’inserimento nel sistema attuale, perverso e antipopolare, ma creare una coscienza di cambiamento, puntando a un altro
tipo di società con democrazia partecipativa, ecologica e sociale.

Questo lavoro di base è imperativo se vogliamo creare le condizioni per una trasformazione che viene dal basso e creare movimenti progressisti e libertari, che traducano i sogni in pratiche fattibili e quotidiane. È a questo livello, al pianterreno, che inizia la prova del nuovo e si alimenta l’energia necessaria per continuare la rifondazione di un nuovo Brasile, contro il prolungamento della dipendenza storica, contro il gira-volta presente nella élite dell’arretratezza e contro l’oligopolio dei media, braccio ideologico della classe dominante, erede della cultura schiavista.

Siamo convinti che questo sofferente caos distruttivo passerà e si trasformerà nel promettente caos generativo di un ordine nuovo, più alto, più giusto, fraterno e premuroso per tutta la vita. Infine, di un Brasile nel quale avremo la gioia di vivere e convivere, dove sarà più facile l’amorevolezza e la giovialità che caratterizzano il meglio che è in noi.*

Leonardo Boff eco-teologo, filosofo e scrittore. Ha scritto: Brasil: concluir a refundação ou prolongar a dependência, Vozes 2018.; Abitare la Terra:quale via per la fraternità universale,Castelvecchi 2121.

(Traduzione dal porrtoghese di Gianni Alioti)

I diritti della natura e della Terra

Leonardo Boff   

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo testo del teologo Leonardo Boff. Il testo ci richiama ai nostri doveri nei confronti della Madre Terra, la nostra Casa Comune. Occorre stipulare un nuovo “contratto naturale” con la terra.  Il 14 dicembre Leonardo Boff compirà 83 anni. Un bellissimo traguardo. Una vita spesa su più fronti: dalla teologia alla lotta per la giustizia sociale, fino alla grande battaglia per l’ecologia. Il suo amico Juan Josè Tamayo, teologo spagnolo della liberazione, per il suo compleanno ha scritto un bellissima lettera a Leonardo Boff in cui si ripercorre il suo cammino di vita (il testo spagnolo si trova qui: https://leonardoboff.org/2021/12/12/leonardo-boff-ochenta-y-tres-anos-en-camino/) . Ci uniamo anche noi agli  auguri di Tamayo, augurando a Leonardo Boff di continuare ad essere un segno di buona utopia e di speranza per tutti. . Ad multos annos, Leonardo.

http://confini.blog.rainews.it/files/2021/09/rainews_20210929164112944_a292c7b6c0074a5872ba0e70d0c55a46-300x204.jpgCon l’intrusione del Covid-19 e l’aumento di eventi estremi, la natura e la Terra sono entrate nel radar delle preoccupazioni umane. Il fatto è che siamo all’interno della sesta estinzione di massa, aggravata dall’antropocene e dal necrocene degli ultimi decenni. Per questo s’impone un altro tipo di rapporto con la natura e con la Terra, la nostra Casa Comune, affinché mantengano la loro bio-capacità.

Questo accadrà solo se rifaremo il contratto naturale con la Terra e se considereremo che tutti gli esseri viventi, portatori dello stesso codice genetico di base (gli stessi 20 amminoacidi e le 4 basi fosfatiche), formano la grande comunità della vita così intesa dalla d. Questa afferma categoricamente che tutti loro hanno un valore intrinseco, indipendentemente dall’uso che ne facciamo, ed è per questo che meritano rispetto e sono soggetti di dignità e diritti. Più gvolte nella sua enciclica ecologica Laudato si Papa Francesco sottolinea che «ogni creatura ha un suo valore e un suo significato proprio» (n.76).

Ogni contratto è stipulato sulla base della reciprocità, dello scambio e del riconoscimento dei diritti di ciascuna delle parti. Dalla Terra riceviamo tutto: la vita e i mezzi per vivere. In cambio abbiamo un dovere di gratitudine, di retribuzione e di cura. Ma abbiamo rotto da tempo questo contratto naturale. Abbiamo sottoposto la Madre Terra a una vera guerra, nell’ansia di strapparle, senza altra considerazione, tutto ciò che ritenevamo utile per il nostro uso e godimento.

Se non ristabiliamo questo legame di reciprocità duratura, alla fine potrebbe non volerci più sulla sua faccia terrestre. Ecco perché la sostenibilità qui è essenziale, poiché costituisce la base per un vero e proprio rifacimento del contratto naturale. Il Presidente della Bolivia, l’indigeno Aymara Evo Morales Ayma, nella sua dichiarazione alle Nazioni Unite il 22 aprile 2009, mentre si discuteva se il 22 aprile continuasse ad essere la Giornata della Terra o se dovesse essere la Giornata della Madre Terra, ha affermato alcuni di questi diritti:

– Diritto alla vita e all’esistenza;

  • Diritto ad essere rispettata;
  • Diritto alla rigenerazione della sua bio-capacità e continuazione dei suoi cicli e processi vitali liberi da alterazioni umane;
  • Diritto a mantenere la propria identità e integrità come esseri differenziati, autoregolati e interconnessi;
  • Diritto all’acqua come fonte di vita;
  • Diritto all’aria pulita;
  • Diritto alla salute integrale;
  • Diritto di essere liberi da contaminazione, inquinamento e rifiuti tossici o radioattivi;
  • Diritto a non essere geneticamente alterata e modificata nella sua struttura, minacciandone cosi l’integrità o il funzionamento vitale e sano;
  • Diritto al pieno e tempestivo ripristino dopo le violazioni dei diritti riconosciuti in questa Dichiarazione e causate dalle attività umane”.

La sua proposta fu accettata all’unanimità dall’Assemblea dei Popoli. Dal 19 al 23 aprile 2009 si celebrò a Cochabamba, convocato da Evo Morales, il Vertice dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra. Da qui nacque la Carta dei Diritti della Madre Terra con i punti da lui dichiarati all’ONU. Io stesso ero presente con l’incarico in Assemblea di fondare teoricamente tali diritti.

Questa visione ci consente di rinnovare il contratto naturale per e con la Terra che, articolato con il contratto sociale tra le persone, rafforzerà in definitiva la sostenibilità planetaria e garantirà i diritti della natura e della Terra.

Oggi sappiamo, dalla nuova cosmologia, che tutti gli esseri non possiedono solo massa ed energia. Sono anche portatori di informazioni che derivano da interazioni permanenti tra loro, che crescono fino a esplodere come autocoscienza. Questo fatto implica livelli di soggettività e di storia. Qui sta la base scientifica che giustifica l’espansione della personalità giuridica alla Terra vivente.

Dagli anni ’70, del secolo scorso, come ipotesi e dal 2002 come teoria scientifica, si è accolta la visione che la Terra è una Super Entità vivente che si comporta in modo sistemico, articolando i fattori fisico-chimici ed ecologici in modo tale da essere sempre viva e produrre la vita.

Nell’affermare che la Terra è un Super Essere vivente, è in capo a Lei la dignità e il rispetto che tutta la vita merita. Cresce sempre di più la chiara consapevolezza che tutto ciò che esiste merita di esistere e tutto ciò che vive merita di vivere. E sta a noi accogliere la sua esistenza, difenderla e garantirle le condizioni per continuare ad evolversi.

Inoltre, nessuno dubita che l’essere umano sia soggetto di diritti inalienabili e goda di soggettività e storia. Ora, questo essere umano, come sostengono molti cosmologi e antropologi, è la Terra stessa che, in un momento avanzato della sua complessità, ha cominciato a sentire, pensare, amare e prendersi cura. Questi diritti umani, per il fatto che noi siamo Terra, devono essere attribuiti anche alla Terra. I moderni l’hanno chiamata Gaia, gli antichi la chiamavano Grande Madre e gli andini Pacha Mama.

Questa soggettività ha una storia, cioè s’incontra dentro l’immenso processo cosmo-genico facendo si che la Terra viva attraverso gli esseri umani, specchiandosi, contemplando l’universo e rappresentando lo stadio più avanzato del cosmo finora conosciuto.

Michel Serres, filosofo della scienza francese, ha giustamente affermato: “La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ha avuto il merito di dire ‘tutti gli uomini hanno diritti’ ma il difetto di pensare che solo gli uomini abbiano diritti”.

Ci sono volute molte lotte per riconoscere pienamente i diritti delle donne, delle popolazioni indigene, dei neri, come ora richiede molti sforzi riconoscere i diritti della natura e della Madre Terra, formata dall’insieme di tutti gli ecosistemi.

A causa del loro reciproco intreccio, la Terra e l’Umanità condividono lo stesso destino. Spetta a noi, sua parte cosciente e suoi curatori, far sì che questo comune destino abbia successo a condizione di rispettare la dignità e i diritti della Madre Terra.

*Leonardo Boff , ecoteologo, ha scritto: Dignità della Terra: ecologia, grido della Terra- grido dei poveri (1999/2015).

Fonte: RAI=News – Confini   12/12/2021

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il futuro ora dipende da noi

                Leonardo Boff

La COP26 di Glasgow ha deluso nel punto centrale: nel consenso sulla mitigazione del riscaldamento globale, poiché ha accolto favorevolmente anche l’uso del carbone, seppure progressivamente abolito come fonte energetica. Ma ha avuto un merito, mai visto nelle precedenti 25 sessioni della COP. Questa volta, senza eccezioni, è stata ammessa l’esistenza antropica dei cambiamenti climatici. Gli eventi estremi, il rilascio di metano dovuta allo scioglimento del permafrost e delle calotte glaciali, 20 volte più dannoso della CO2, la crescente erosione della biodiversità, la gamma di virus come il Covid-19, il sovraccarico terrestre (Earth Overhoot) che ci spaventa ogni anno, in quanto il consumo attuale richiede più di una Terra e mezzo (1,75) impedendo la bio-capacità e facendoci superare alcune dei Nove Confini Planetari (9 Planetarian Bounderies), che potrebbero mettere a rischio il nostro grado di civiltà, hanno superato i negazionisti che prima preferivano difendere le proprie fortune e capitali sulla vita del pianeta e il nostro futuro comune.

Tali eventi hanno dato vita a scenari apocalittici e a un vero terrore metafisico, nel senso chehttp://confini.blog.rainews.it/files/2021/12/GettyImages-73600151-200x300.jpeg temiamo per la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Molti sono gli avvertimenti di questa eventualità da parte di illustri scienziati e soprattutto di Papa Francesco, che nell’ultima e paradigmatica enciclica, Fratelli tutti (2020) ha affermato categoricamente: “siamo sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.34).

C’è un’accesa disputa in tutto il mondo su come la storia seguirà dopo la pandemia. Diversi modelli sono all’ordine del giorno. Credo che i più radicali vadano scartati, in quanto sono troppo crudeli e contro la vita umana come il Great Reset, il “Grande Ripristino” di un capitalismo dispotico, suggerito dal principe parassita Carlo e assunto dallo 0,1% dei miliardari mondiali . Anche l’allettante “Capitalismo Verde” che punta a ricoprire di verde l’intero pianeta, ma non pone mai il problema della disuguaglianza sociale che penalizza e miete vittime di milioni di vite umane. Accettabili e, in un certo senso, promettenti, sono l’eco-socialismo e il bien vivir y convivir andino. Entrambi sarebbero praticabili sul presupposto di una governance globale e pluralista, disposta a trovare soluzioni globali a problemi globali come la pandemia e un ordine planetario minimo che includa tutti nell’unica Casa Comune, compresa la natura.

Credo che Papa Francesco nella Fratelli tutti abbia presentato alcuni dei valori fondamentali da cui si potrebbe disegnare un paradigma per garantire il futuro della specie e della nostra civiltà: una bio-civiltà centrata sulla fraternità senza frontiere e sull’amicizia sociale universale.

Ci siamo resi conto chiaramente che sono necessari tre presupposti: il primo, superare il paradigma in vigore da alcuni secoli, quello dell’essere umano come dominus (proprietario e padrone), che non si sente parte della natura, ma che la domina con lo strumento della tecno-scienza. Il secondo, assumere un’alternativa al dominus che sarebbe il frater: l’essere umano, uomo e donna, fratelli e sorelle l’uno dell’altro e di tutti gli esseri della natura, perché tutti abbiamo un’origine comune, l’humus della Terra , perché siamo portatori dello stesso codice genetico di base e perché ci sentiamo parte della natura. Il terzo, attivare il “principio della speranza”, più profondo della virtù della speranza, quell’impulso interiore che non conosce né tempo né spazio e che è sempre presente negli esseri umani, portandoli all’indignazione contro gli errori sociali e al coraggio di trasformarli mediante la proiezione di nuovi mondi, di utopie praticabili e di un superamento di sé.

I valori non saranno presi dalle grandi narrazioni già provate, quella dell’illuminismo, del capitalismo e del socialismo sfociate nell’attuale crisi sistemica e che, pertanto, non hanno adempiuto ai loro scopi. Dovremo abbeverarci dal proprio pozzo, nella natura essenziale dell’essere umano.

Lì scoprire che siamo essenzialmente esseri di relazioni illimitate, la cui migliore espressione risiede nell’amore; esseri di solidarietà che all’inizio dell’evoluzione ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità; esseri di cooperazione perché solo insieme possiamo costruire il nostro habitat che si realizza nella convivenza, nella società e nelle civiltà, in una parola, nel bene comune generale; esseri di cura, poiché questo definisce la natura umana da tutti gli esseri viventi e che emerge anche come costante cosmologica: tutto esiste perché tutti i fattori si sono sottilmente combinati per far esplodere la vita, e come sotto-capitolo della vita, la vita umana e l’universo stesso, che senza la dovuta cura di tutti gli elementi, non ci permetterebbe di stare qui a scrivere di queste cose; esseri spirituali, capaci di porre le domande più radicali sul perché della nostra esistenza, assolutamente gratuita, su qual’è il nostro posto nell’insieme degli esseri, a quale destino siamo chiamati e il fatto che lo intuiamo, dietro tutto ciò che esiste e vive, alla base di un’Energia potente e amorevole (il Vuoto Quantico, l’Energia di fondo dell’universo o l’Abisso Generatore di tutto ciò che esiste?) a cui possiamo relazionarci con riverenza e riverente silenzio.

Da questi valori sarà possibile forgiare un altro mondo possibile e ora necessario. Logicamente, il passaggio da un paradigma all’altro non avverrà dall’oggi al domani e non senza grandi difficoltà, opposizioni e crisi. Ma non abbiamo altra alternativa. Come ha scritto Eric Hobsbawn nel suo “The Age of Extremes” (1995) nell’ultima pagina: “Non sappiamo dove stiamo andando. Se l’umanità vuole avere un futuro significativo, non può essere prolungando il passato e il presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per cambiare la società, è l’oscurità” (p.562).

Ciò è particolarmente vero per coloro che desiderano tornare alla vecchia normalità, perversa per la vita della natura e per la vita umana. Dobbiamo cambiare, altrimenti, come ha detto il segretario dell’Onu, António Guterrez, aprendo i lavori della Cop26: “Se non agiamo ora, ci scaveremo la fossa”.

Il futuro è oggi come proclamato dai 100.000 della COP26 parallela di Glasgow. Se non iniziamo da subito ad orientarci sui valori sopra citati, apriremo la strada a un disastro ecologico-sociale di proporzioni mai viste prima. Ma credo e spero, spero e credo che la pulsione di vita, più forte della pulsione di morte, ci porterà ai cambiamenti necessari. Vivremo e ancora brilleremo.

*Ecoteologo brasiliano. Autore di numerosi saggi di etica ecologica, molti tradotti in italiano . Uno degli ultimi è uscito per Castelvecchi editore : Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale? (2021)

 Fonte: RAI-News 8/12/202

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)