Il Papa, la sinodalità e l’ecclesiogenesi

Leonardo Boff

Nell’attuale Chiesa cattolica romana si confrontano due modelli di organizzazione della comunità dei fedeli. Detto con un linguaggio facilmente comprensibile: il modello di una Chiesa-società di fedeli e di una Chiesa-comunione tra tutti i fedeli.

La Chiesa-società dei fedeli è organizzata in modo gerarchico: papa-vescovi-sacerdoti-laici. Il concetto organizzativo è il “potere sacro” (sacra potestas) esercitato da coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine: il clero. Il potere supremo è nel Capo, nel Papa, è distribuito tra i vescovi e in misura minore nei sacerdoti, esclusi i laici e le donne per non essere stati investiti del sacramento dell’Ordine.

Come si vede, è una società di diseguali: da una parte il clero con il potere e con la parola e dall’altra i laici senza potere e senza la parola. Fu detto esplicitamente da papa Gregorio XVI (1831-1846): “Nessuno può ignorare che la Chiesa è una società ineguale, in cui Dio ha destinato alcuni come governanti e altri come servi. Questi sono i laici, quelli sono i chierici”. . Pio X (1903-1914) fu ancora più esplicito: «Solo il collegio dei pastori ha il diritto di dirigere e governare. La massa non ha altro diritto che lasciarsi governare come un gregge obbediente che segue il suo pastore».

Si può sostenere se questo modello è conforme ai vangeli e alla pratica del Gesù storico. Ma è quello dominante di questi tempi.

L’altro modello, la Chiesa-comunione di tutti, ha trovato espressione nelle migliaia di Comunità ecclesiali di base (CEB) soprattutto in Brasile, nell’America Latina, nei Caraibi e altre parti del mondo cristiano. A causa della generale mancanza di sacerdoti, i laici, uomini e donne di fede, del tutto senza assistenza, si sono assunti il ​​compito di portare avanti il ​​messaggio e la pratica di Gesù. È importante osservare che generalmente sono i poveri e i fedeli che si raccolgono in forma di comunità di 15-20 famiglie attorno all’ascolto del Vangelo, letto e discusso tra tutti. Alla sua luce si discutono i problemi della vita. In sequenza si tengono celebrazioni creative e si traggono conseguenze pratiche per la vita quotidiana. Questi sono la base, in un duplice senso: sociale (classi popolari) ed ecclesiale (laici e laiche).

L’asse strutturante è la “comunione” (communio/koinonia) tra tutti coloro che si sentono uguali, fratelli e sorelle. Tutti partecipano senza eccezioni. Logicamente, non tutti fanno tutte le cose. Per questo distribuiscono tra loro i vari servizi (che San Paolo chiama carismi): chi si prende cura dei malati, chi fa catechesi ai bambini, chi insegna l’alfabetizzazione, chi prepara le celebrazioni religiose, chi si coordina con altri movimenti, chi si responsabilizza per il coordinamento affinché tutto scorra e si mantenga l’unità dei servizi per il bene di tutti. Tutto è circolare, tipico dello spirito comunitario.

Qui appare un nuovo modo di essere Chiesa, vicina alla Chiesa dei primordi, come testimoniano le epistole di San Paolo, quando i fedeli si radunavano nelle case di questa o quella persona. Si parla tra i propri componenti delle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs): è una Chiesa che nasce dalla fede del popolo per opera dello Spirito di Dio. Teologi e vescovi coinvolti in questo modo di essere Chiesa hanno coniato l’espressione: ecclesiogenesi: la genesi di una Chiesa o il re-investimento della Chiesa di Gesù e degli apostoli nella potenza dello Spirito Santo.

Non si percepisce un conflitto tra i due modelli: quelli delle CEBs vogliono i vescovi e i sacerdoti all’interno delle comunità e moltissimi vescovi e sacerdoti sostengono e si inseriscono in questo modo di vivere la fede evangelica. L’unica tensione e, a volte, conflitto, è tra quei gruppi di vescovi e sacerdoti che non hanno scelto l’opzione per i poveri e la loro espressione ecclesiale nelle comunità di base e che persistono nel carattere piramidale della Chiesa-società.

In ogni caso, qui emerge una Chiesa che non è un’organizzazione ma un organismo vivo, sempre aperta a nuovi modi di comunicare e vivere il Vangelo, unita alla vita e in dialogo con tutti, ma soprattutto con gli oppressi e impoveriti nelle loro lotte per la liberazione.

Ho la netta impressione che papa Francesco, nel proporre al Sinodo dei Vescovi del 2023: “Una Chiesa sinodale: comunione-partecipazione-evangelizzazione” abbia in mente l’esperienza delle Comunità Ecclesiali di Base che lui conosce bene e che sono state esposte così bene nella Conferenza CELAM di Aparecida (2007), del cui documento è stato il principale redattore. Il Papa intende la Chiesa come “costitutivamente sinodale”, “una Chiesa in sinodo permanente”, cioè una Chiesa che va oltre la sua struttura gerarchica, ma si comprende, in linea con il Vaticano II, come Chiesa-popolo di Dio. Per lui è fondamentale ascoltare e dare voce a coloro che non hanno mai detto la loro e non sono mai stati ascoltati nella Chiesa: laici e laiche. Si tratta di “ascoltare il popolo”, “ascoltare la totalità dei battezzati”, sempre a partire dal basso, dal livello locale, parrocchiale, diocesano e raggiungere il livello nazionale, continentale e universale.

Nel celebrare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo, è stato forte: «La sinodalità è una dinamica di circolarità feconda…un dinamismo di comunione che ispira tutte le decisioni ecclesiali”.

Questa non è un’aspirazione o un desiderato. Questa visione è già vissuta e sviluppata da migliaia di Comunità Ecclesiali di Base e seriamente fondata ecclesiologicamente dai teologi latinoamericani. La sinodalità equivale all’ecclesiogenesi, alla reinvenzione del modo di essere Chiesa a partire dalla fede delle grandi maggioranze di poveri e credenti sotto l’ispirazione dello Spirito di Gesù morto e risorto.

Papa Francesco riprende un concetto della tradizione, il Sinodo,(caminare insieme) e ne estende la portata oltre l’episcopato a tutta la Chiesa, a cominciare dal basso, da coloro che erano resi invisibili e considerati “massa di clienti” (Pio X): laici cristiani, uomini e donne e anche le religiose.

La sinodalità universale rappresenta una riforma delle strutture della Chiesa dall’interno e dal basso, attraverso l’opera e la grazia del discernimento spirituale del Papa. Lui si è posto all’ascolto del corso della storia e dell’anelito universale alla comunione e alla partecipazione ai destini della nostra storia e della Madre Terra, ecologicamente minacciata. La Chiesa diventa sinodale e comunione in risposta a questo anelito.

Ora capiamo meglio perché molti si oppongono a papa Francesco, in quanto lui abbandona quella visione che ha fatto del clero una fazione all’interno della Chiesa e lo trasforma in una funzione (un carisma) di servizio insieme e con tutto il popolo di Dio. I conservatori insistono e persistono nell’antica strutturazione di una Chiesa gerarchica e piramidale, piena di privilegi che difficilmente sono giustificati di fronte alla pratica del Gesù storico e dei Vangeli.

Un cammino è stato aperto. Dobbiamo percorrerlo e consolidarlo. Solo in questo modo la Chiesa può  più facilmente de-occidentalizzarsi e mondializzarsi.

*Ecoteologo brasiliano e ha scrito Chiesa:carisma e potere, CIttadella 1984 ; Eclesiogenesi: le comunità di base reiventno la chiesa, 1982.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

          L’ombra oscura del bolsonarismo  

Leonardo Boff

Tempo fa ho pubblicato un articolo sul mio blog (facebook e twitter) dal titolo “Il peso karmico della storia brasiliana”. Oggi vedo la necessità di tornare sul tema perché la situazione nazionale, in uno scenario elettorale, si è oscurata e ha assunto contorni inquietanti, siano essi di rottura costituzionale o di gravi e violenti sconvolgimenti sociali. Quando l’attuale e sinistro presidente afferma, pubblicamente, che riconoscerà solo un risultato elettorale, cioè la sua rielezione, in caso contrario metterebbe in discussione il voto elettronico o convocherebbe i suoi seguaci armati, probabilmente, i miliziani e a quel punto ci sarebbero gravi disordini.

È così poco politico e frenetico che non nasconde nemmeno il gioco. Lo rivela chiaramente. Un tale comportamento di un capo di Stato, che si caratterizza da continue minacce alle istituzioni e per il perenne disprezzo della drammatica situazione del paese, in particolare, per le oltre 660mila vittime del Covid-19, per i milioni di affamati, per l’insufficienza alimentare, per i disoccupati, ci provoca serie preoccupazioni e serie apprensioni.

Le ragioni dell’emergere dell’ombra bolsonarista

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di bugie come metodo di governo, di fake news, di calunnie e di corruzione governativa, impedita di essere indagata. Mi sono venute in mente due categorie: una dalla psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o collettività, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio, sia personale che collettivo.

Cinque ombre nella storia del Brasile

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politica e sociale del nostro paese: il genocidio indigeno, che persiste fino ad oggi; la colonizzazione che ci ha impedito di avere un nostro progetto, di un popolo libero; lo schiavismo, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “oggetto” messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate e al disprezzo; il permanere della conciliazione tra di loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, siano esse eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto di San Paolo. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, ma un progetto che fosse solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occuparne i suoi apparati e guadagnare fortune nei programmi statali. Per questo emerge una quinta ombra, la democrazia a bassa intensità che persiste fino ad oggi e mostra attualmente una grande debolezza. Misurata dal rispetto della costituzione, dei diritti umani personali e sociali e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che come una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri sociali degli ex-schiavi, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi mezzi di comunicazione, come giornali, radio e canali televisivi, associati a parlamentari e importanti settori della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964), sia giuridico-politico-mediatico (1968) per garantire i propri privilegi. Diffamano, perseguitano e persino, senza base legale, mettono in prigione i leader popolari. Il disprezzo e l’odio, un tempo diretti agli schiavi, si sono trasferiti vigliaccamente ai poveri e ai miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. È il metodo denunciato dall’eminente sociologa Jessé Souza nel suo classico ‘A élite do atraso’ (2017). Quest’ombra incombe sull’atmosfera sociale del nostro paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

La visibilità dell’ombra bolsonarista

Con l’attuale presidente innominabile e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era nascosto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, a impedire alla nostra società, dominata dall’élite dell’arretratezza, di apportare i cambiamenti necessari in modo da continuare con la logica conservatrice e, in alcuni campi come nei costumi, anche reazionaria.

Le cinque ombre di cui sopra sono diventate visibili nel bolsonarismo e nel suo “capo”: l’ampliamento della violenza fino alla tortura, il razzismo culturale, l’omofobia, quelli di un’altra opzione sessuale, il disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, le donne e i poveri. È sorprendente che molte persone, anche persone sensate, possano seguire una figura così maleducata, ignorante e senza alcuna empatia per i sofferenti del nostro paese e del mondo.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso l’ombra che sta alla base delle varie crisi che attraversano l’intera società.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado di analisi e non solo metafisico (il destino umano) mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro: Elige la vida (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che ne provocava la corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota tutto l’ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè i “debiti e i crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista, porta con sé questo conto; ecco perché si reincarna affinché, per diverse rinascite, possa azzerare il conto negativo.

Per Toynbee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p. 384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benèfici o malèfici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave Challenge-Response e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali e l’ombra bolsonarista.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni secondo i livelli di bontà e giustizia o di malvagità e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

L’arroganza europea e quella bolsonarista

Prendiamo l’esempio della cultura europea occidentale. Ha creato la modernità e progettato l’ideale dell’essere umano come dominus, signore di tutto, dei popoli, dei continenti, della Terra, della vita e anche degli ultimi elementi della materia. Si è imposto a livello globale con il ferro e il fuoco e ha generato le principali guerre, in particolare le due guerre mondiali e attualmente, attraverso la NATO, sostiene la guerra in Ucraina.

Nelle parole del grande e discusso analista Samuel P.Huntington nel suo noto libro Clash of Civilizations (1997): “L’intervento occidentale negli affari delle altre civiltà è probabilmente la fonte più pericolosa di instabilità e di un possibile conflitto globale in un mondo multi-civilizzato.” (p.397). È la famosa arroganza occidentale di avere la migliore religione (cristianesimo), la migliore scienza e tecnologia, la migliore società, la migliore democrazia, la migliore cultura, il meglio di tutto ecc. Nel rispetto delle differenze, questo giudizio vale anche per l’arroganza bolsonarista, del presidente e di molti suoi ministri.

Sia Toynbee che Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi inclusi) può essere guarita dal suo carico karmico, e aggiungerei dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale nel cuore e nella mente (p. 159), sulla falsariga della giustizia compensativa e di politiche di cura con istituzioni giuste.

Come disfarci delle ombre e del karma negativo

Tuttavia, esse da sole non sono sufficienti e non annulleranno ombre e karma negativi. Servono amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, Toynbee e Ikeda affermano che “è l’ultima realtà” (p.387).

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come nel bolsonarismo e incapace di amare efficacemente e di essere meno malvagia, non potrà mai decostruire una g tanto segnata da ombre e dal karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi rozzi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente del Brasile.

Non predicano diversamente i maestri dell’umanità, come Gesù, San Francesco d’Assisi, Dalai Lama, Gandhi, Luther King Jr e Papa Francesco? Solo la dimensione della luce e il karma del bene liberano e redimano la società dalla forza delle ombre oscure e dal male karmico.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’indicibile attuale presidente, il paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di ombre e karma distruttive, mettendo a rischio il proprio futuro. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo. Siamo sicuri che saranno loro che scriveranno la pagina definitiva nella storia di un popolo.

Leonardo Boff, ecoteologo ha scritto Brasil:concluir a refundação ou prolongar a dependência,Vozes,Petrópolis 2018.

Fonte:21/05/2022 Rainews

Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

L’ombra oscura del bolsonarismo

                        Leonardo Boff

Tempo fa ho pubblicato un articolo sul mio blog (facebook e twitter) dal titolo “Il peso karmico della storia brasiliana”. Oggi vedo la necessità di tornare sul tema perché la situazione nazionale, in uno scenario elettorale, si è oscurata e ha assunto contorni inquietanti, siano essi di rottura costituzionale o di gravi e violenti sconvolgimenti sociali. Quando l’attuale e sinistro presidente afferma, pubblicamente, che riconoscerà solo un risultato elettorale, cioè la sua rielezione, in caso contrario metterebbe in discussione il voto elettronico o convocherebbe i suoi seguaci armati, probabilmente, i miliziani e a quel punto ci sarebbero gravi disordini.

È così poco politico e frenetico che non nasconde nemmeno il gioco. Lo rivela chiaramente. Un tale comportamento di un capo di Stato, che si caratterizza da continue minacce alle istituzioni e per il perenne disprezzo della drammatica situazione del paese, in particolare, per le oltre 660mila vittime del Covid-19, per i milioni di affamati, per l’insufficienza alimentare, per i disoccupati, ci provoca serie preoccupazioni e serie apprensioni.

Le ragioni dell’emergere dell’ombra bolsonarista

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di bugie come metodo di governo, di fake news, di calunnie e di corruzione governativa, impedita di essere indagata. Mi sono venute in mente due categorie: una dalla psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o collettività, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio, sia personale che collettivo.

Cinque ombre nella storia del Brasile

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politica e sociale del nostro paese: il genocidio indigeno, che persiste fino ad oggi; la colonizzazione che ci ha impedito di avere un nostro progetto, di un popolo libero; lo schiavismo, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “oggetto” messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate e al disprezzo; il permanere della conciliazione tra di loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, siano esse eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto di San Paolo. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, ma un progetto che fosse solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occuparne i suoi apparati e guadagnare fortune nei programmi statali. Per questo emerge una quinta ombra, la democrazia a bassa intensità che persiste fino ad oggi e mostra attualmente una grande debolezza. Misurata dal rispetto della costituzione, dei diritti umani personali e sociali e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che come una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri sociali degli ex-schiavi, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi mezzi di comunicazione, come giornali, radio e canali televisivi, associati a parlamentari e importanti settori della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964), sia giuridico-politico-mediatico (1968) per garantire i propri privilegi. Diffamano, perseguitano e persino, senza base legale, mettono in prigione i leader popolari. Il disprezzo e l’odio, un tempo diretti agli schiavi, si sono trasferiti vigliaccamente ai poveri e ai miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. È il metodo denunciato dall’eminente sociologa Jessé Souza nel suo classico ‘A élite do atraso’  (2017). Quest’ombra incombe sull’atmosfera sociale del nostro paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

La visibilità dell’ombra bolsonarista

Con l’attuale presidente innominabile e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era nascosto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, a impedire alla nostra società, dominata dall’élite dell’arretratezza, di apportare i cambiamenti necessari in modo da continuare con la logica conservatrice e, in alcuni campi come nei costumi, anche reazionaria.

Le cinque ombre di cui sopra sono diventate visibili nel bolsonarismo e nel suo “capo”: l’ampliamento della violenza fino alla tortura, il razzismo culturale, l’omofobia, quelli di un’altra opzione sessuale, il disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, le donne e i poveri. È sorprendente che molte persone, anche persone sensate, possano seguire una figura così maleducata, ignorante e senza alcuna empatia per i sofferenti del nostro paese e del mondo.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso l’ombra che sta alla base delle varie crisi che attraversano l’intera società.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado di analisi e non solo metafisico (il destino umano) mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro: Elige la vida (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che ne provocava la corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota tutto l’ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè i “debiti e i crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista, porta con sé questo conto; ecco perché si reincarna affinché, per diverse rinascite, possa azzerare il conto negativo.

Per Toynbee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p. 384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benèfici o malèfici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave Challenge-Response e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali e l’ombra bolsonarista.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni secondo i livelli di bontà e giustizia o di malvagità e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

L’arroganza europea e il bolsonarista

Prendiamo l’esempio della cultura europea occidentale. Ha creato la modernità e progettato l’ideale dell’essere umano come dominus, signore di tutto, dei popoli, dei continenti, della Terra, della vita e anche degli ultimi elementi della materia. Si è imposto a livello globale con il ferro e il fuoco e ha generato le principali guerre, in particolare le due guerre mondiali e attualmente, attraverso la NATO, sostiene la guerra in Ucraina.

Nelle parole del grande e discusso analista Samuel P.Huntington nel suo noto libro Clash of Civilizations (1997): “L’intervento occidentale negli affari delle altre civiltà è probabilmente la fonte più pericolosa di instabilità e di un possibile conflitto globale in un mondo multi-civilizzato.” (p.397). È la famosa arroganza occidentale di avere la migliore religione (cristianesimo), la migliore scienza e tecnologia, la migliore società, la migliore democrazia, la migliore cultura, il meglio di tutto ecc. Nel rispetto delle differenze, questo giudizio vale anche per l’arroganza bolsonarista, del presidente e di molti suoi ministri.

Sia Toynbee che Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi inclusi) può essere guarita dal suo carico karmico, e aggiungerei dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale nel cuore e nella mente (p. 159), sulla falsariga della giustizia compensativa e di politiche di cura con istituzioni giuste.

Come disfarci delle ombre e del karma negativo

Tuttavia, esse da sole non sono sufficienti e non annulleranno ombre e karma negativi. Servono amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, Toynbee e Ikeda affermano che “è l’ultima realtà” (p.387).

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come nel bolsonarismo e incapace di amare efficacemente e di essere meno malvagia, non potrà mai decostruire una g tanto segnata da ombre e dal karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi rozzi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente del Brasile.

Non predicano diversamente i maestri dell’umanità, come Gesù, San Francesco d’Assisi, Dalai Lama, Gandhi, Luther King Jr e Papa Francesco? Solo la dimensione della luce e il karma del bene liberano e redimano la società dalla forza delle ombre oscure e dal male karmico.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’indicibile attuale presidente, il paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di ombre e karma distruttive, mettendo a rischio il proprio futuro. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo. Siamo sicuri che saranno loro che scriveranno la pagina definitiva nella storia di un popolo.

*Ecoteologo brasiliano ha scritto Abitare la Terra: quale via per la fraternità universale, Castelvecchi,Roma 2021.

(Traduzione. Dal portoghese di Gianni ALIOTI)

Un’altra agenda (mondiale): liberiamo la vita o un altro paradigma di civiltà?

                           Leonardo Boff

Nota preliminare: è stato organizzato un gruppo internazionale che ha proposto “un’altra agenda mondiale per liberare la vita”. La prima sessione si è tenuta il 5/5/2022. Ciascun partecipante (circa 20 in tutto, ma non tutti hanno partecipato) ha avuto 10-15 minuti per presentare la propria opinione sull’argomento. Il coordinatore era un noto economista italiano, che lavora nella Comunità Europea, a Bruxelles. Lo scopo fondamentale è come democratizzare la conoscenza scientifica che rafforzi la ricerca di un’agenda che miri a liberare la vita. Presento qui la mia breve relazione, fatta in francese, con le idee che ho proposto e difeso in altri scritti. Finora, per quanto visto, la nuova agenda si muove ancora all’interno del vecchio paradigma (la bolla dominante), senza sollevare la questione della profonda crisi che questo paradigma, quello della modernità tecno-scientifica, ha provocato e che sta mettendo a rischio il futuro della nostra vita e della nostra civiltà. Da qui l’opportunità di esporre chiaramente la mia posizione critica e totalmente incredula sulle potenzialità di questo paradigma di liberazione della vita, prima che la stia rapidamente distruggendo.

*************

Andrò dritto al punto: all’interno dell’attuale paradigma di civiltà, della modernità, è possibile un’altra Agenda o ne tocchiamo i limiti insormontabili e dobbiamo cercare un altro paradigma di civiltà se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta?

La mia risposta è ispirata a tre affermazioni di grande autorità.

La prima è della Carta della Terra, adottata dall’UNESCO nel 2003. La sua frase di apertura assume toni apocalittici: “Siamo di fronte a un momento critico nella storia della Terra, in un’epoca in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro… La nostra scelta è: o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri, o rischiare la nostra distruzione e la distruzione della diversità della vita” (Preambolo).

La seconda severa affermazione è di papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti (2020): “siamo sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.32).

La terza affermazione è del grande storico Eric Hobsbawn nella sua famosa opera The Age of Extremes (1994) nella sua frase finale: “Non sappiamo dove stiamo andando. Tuttavia, una cosa è certa. Se l’umanità vuole avere un futuro accettabile, non può esserlo per il prolungamento del passato o del presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su queste basi, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per il cambiamento della società, è l’oscurità” (p.562).

In altre parole: il nostro modo di abitare la Terra, che ci ha portato innegabili vantaggi, è giunto al suo esaurimento. Tutti i semafori sono diventati rossi. Abbiamo costruito il principio dell’autodistruzione, essendo in grado di sterminare tutta la vita con armi chimiche, biologiche e nucleari in molti modi diversi. La tecno-scienza che ci ha fatto arrivare ai limiti estremi di sopportabilità del pianeta Terra (The Earth Overshoot) non è in grado, da sola, come ha dimostrato il Covid-19, di salvarci. Possiamo limare i denti del lupo pensando, illusoriamente, di averlo privato della sua voracità. Ma questa non risiede nei denti del lupo, ma nella sua natura.

Pertanto, dobbiamo abbandonare la nostra nave e andare oltre una nuova agenda mondiale. Siamo arrivati ​​alla fine del cammino. Dobbiamo aprirne uno diverso. Altrimenti, come ha detto Sigmund Bauman nella sua ultima intervista prima di morire: “ci uniremo al corteo di coloro che si stanno dirigendo verso la propria tomba”. Siamo costretti, se vogliamo vivere, a ricrearci e reinventare un nuovo paradigma di civiltà.

Due paradigmi: del dominus e del frater

Vedo in questo momento il confronto tra due paradigmi: il paradigma del dominus e il paradigma del frater. In un’altra formulazione: il paradigma della conquista, espressione della volontà di potenza come dominio, formulata dai padri fondatori della modernità con Cartesio, Newton, Francis Bacon, dominio di tutto, dei popoli, come nelle Americhe, nell’Africa e nell’Asia, dominio delle classi, della natura, della vita e dominio della materia fino alla sua ultima espressione energetica del bosone di Higgs.

L’essere umano (maître et possesseur di Cartesio) non si sente parte della natura, ma il suo signore e proprietario (dominus) che nelle parole di Francis Bacon “deve torturare la natura come fa il carnefice con la sua vittima, fino a quando essa non sveli a tutti i suoi segreti”. Lui è il fondatore del metodo scientifico moderno, prevalente fino ai giorni nostri.

Questo paradigma concepisce la Terra come un mera res extensa (realtà fisica estesa) e senza scopo, trasformata in uno scrigno di risorse, viste come infinite che consentono una crescita/sviluppo anch’esso infinito. Accade così che oggi sappiamo scientificamente che un pianeta finito non può sopportare un progetto infinito. Questa è la grande crisi del sistema del capitale come modo di produzione e del neoliberismo come sua espressione politica.

L’altro paradigma è quello del frater: il fratello e la sorella di tutti gli esseri umani tra di loro e i fratelli e le sorelle di tutti gli altri esseri della natura. Tutti gli esseri viventi possiedono, come dimostrarono Dawson e Crick negli anni ’50, gli stessi 20 aminoacidi e le 4 basi azotate, a partire dalla cellula più originaria apparsa 3,8 miliardi di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando fino a noi umani. Per questo, lo dice la Carta della Terra e lo sottolinea con forza papa Francesco nelle sue due encicliche ecologiche, Laudato Si: sulla cura della casa comune (2015) e Fratelli tutti (2020): un vincolo di fraternità ci unisce tutti, “a fratello Sole, sorella Luna, a fratello fiume e alla Madre Terra” (LS n.92; CT preambolo). L’essere umano si sente parte della natura e ha la stessa origine di tutti gli altri esseri, “l’humus” (la terra fertile) da cui deriva l’uomo, come maschio e femmina, uomo e donna.

Se nel primo paradigma prevalgono la conquista e il dominio (paradigma Alessandro Magno e Hernan Cortes), nel secondo si mostra la cura e la corresponsabilità di tutti con tutti (paradigma Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta).

Rappresentando figurativamente possiamo dire: il paradigma del dominus è il pugno chiuso che sottomette e domina. Il paradigma del frater è la mano tesa che si intreccia con le altre mani per l’essenziale carezza e la cura di tutte le cose.

Il paradigma del dominus è dominante ed è all’origine delle nostre numerose crisi in tutti i settori. Il paradigma del frater è nascente e rappresenta il più grande anelito dell’umanità, specialmente di quelle grandi maggioranze spietatamente dominate, emarginate e condannate a morire prima del tempo. Ma ha la forza di un seme. Come in ogni seme, sono presenti le radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori ei frutti. Ecco perché la speranza passa attraverso di esso, come principio più che come virtù, come quell’energia indomabile che proietta sempre nuovi sogni, nuove utopie e nuovi mondi, cioè ci fa camminare nella direzione di nuovi modi di abitare la Terra, di produrre, di distribuire i frutti della natura e del lavoro, di consumare e odi rganizzare relazioni fraterne e solidali tra gli esseri umani e con gli altri esseri della natura.

Il passaggio da un paradigma del dominus al paradigma del frater

So che qui si pone lo spinoso problema della transizione da un paradigma all’altro. Essa si farà processualmente, avendo un piede nel vecchio paradigma del dominus/conquista poiché dobbiamo garantire la nostra sussistenza e l’altro piede nel nuovo paradigma del frater/cura per inaugurarlo a partire dal basso. Qui dovrebbero essere discusse diverse ipotesi, ma non è il momento di farlo. Ma una cosa si può avanzare: lavorando territorialmente, il bio-regionalismo, il nuovo paradigma del frater/cura può essere attuato a livello regionale in modo sostenibile, poiché ha la capacità di coinvolgere tutti e creare maggiore uguaglianza sociale ed equilibrio ambientale.

La nostra grande sfida è questa: come passare da una società capitalista di sovrapproduzione di beni materiali a una società che sostiene tutta la vita, con valori umano-spirituali, immateriali come l’amore, la solidarietà, la compassione, l’equa misura, il rispetto e il prendersi cura soprattutto dei più vulnerabili.

L’avvento di una bio-civiltà

Questa nuova civilizzazione ha un nome: è una bio-civiltà, in cui la centralità è occupata dalla vita in tutta la sua diversità, ma soprattutto la vita umana personale e collettiva. L’economia, la politica e la cultura sono al servizio del mantenimento e dell’ampliamento delle potenzialità presenti in ogni forma di vita.

Il futuro della vita sulla Terra e il destino della nostra civiltà è nelle nostre mani. Abbiamo poco tempo per apportare i cambiamenti necessari, poiché siamo già entrati nella nuova fase della Terra, il suo crescente riscaldamento. Manca la sufficiente coscienza delle emergenze ecologiche nei capi di stato ed è ancora molto rara nell’insieme dell’umanità.

*Ecoteologo che ha scritto Abitare la Terra:quale via per la fraternità universale,Castelvcchi 2021.

Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti