Non abbiamo assunto la nuova coscienza planetaria: Artemis II

        Leonardo Boff

I numerosi viaggi spaziali, sei con equipaggio sulla Luna e altri che hanno addirittura lasciato il nostro sistema solare e attraversato lo spazio illimitato dell’universo, non hanno creato, nell’umanità in generale e tanto meno nei leader dei popoli, la nuova coscienza planetaria che ne deriva. Viviamo ancora sotto il regime degli stati-nazione, ciascuno con i propri limiti, definiti dal Trattato di Vestfalia del 1648. Il Covid-19 non ha rispettato i limiti delle nazioni. Ha colpito tutti. Non se ne sono ancora tratte le dovute conseguenze. Lo stile di vita predatorio e consumistico è tornato con ancora più furia. Le lezioni che Madre Terra ci ha dato non sono state ascoltate.

A ciò si aggiunge il fatto che ai giorni nostri abbiamo guerre per territori (Ucraina, Striscia di Gaza, Groenlandia e altri). Vista dalla prospettiva degli astronauti, come ha giustamente osservato uno dei quattro della navicella Artemis II: “da quassù siamo un solo popolo“. Questa affermazione rende ridicole queste controversie territoriali. Sono sostenute da figure crudeli e genocidiarie come Netanyahu e Trump, che ancora non hanno compreso che siamo un’unica specie umana e che la Terra è la nostra unica Casa Comune, in cui trovano posto ebrei, palestinesi e tutti gli altri.

Indimenticabili sono le parole di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna il 20 luglio 1969: “Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. E continuò: “Improvvisamente mi accorsi che quel piccolo, bellissimo pisello blu era la Terra… Con il pollice coprii completamente la Terra”.

Abbiamo incluso altre testimonianze di astronauti, raccolte nel libro di Frank White, The Overview Effect (Boston 1987, ne possiedo una copia autografata): dall’astronauta Russell Scheweickhart: “La Terra vista dall’esterno, ti fa capire che tutto ciò che è significativo per te, tutta la storia, l’arte, la nascita, la morte, l’amore, la gioia e le lacrime, tutto questo è racchiuso in quel piccolo puntino blu e bianco che puoi coprire con un pollice. E da quella prospettiva capisci che tutto in noi è cambiato, che qualcosa di nuovo comincia ad esistere, che la relazione non è più la stessa di prima” (The Overview Effect, 38).

Dall’astronauta Gene Cernan: “Sono stato l’ultimo uomo a camminare sulla Luna, nel dicembre del 1972. Dalla superficie lunare ho contemplato con reverenziale stupore la Terra sullo sfondo di un blu scurissimo. Ciò che ho visto era troppo bello per essere compreso, troppo logico, troppo ricco di significato per essere il risultato di un semplice incidente cosmico. Interiormente, si sentiva il bisogno di lodare Dio. Dio deve esistere per aver creato ciò che ho avuto il privilegio di contemplare” (Op.cit., 39).

Sigmund Jähn: “I confini politici sono già stati superati. Anche i confini nazionali sono stati superati. Siamo un unico popolo e ognuno di noi è responsabile del mantenimento del fragile equilibrio della Terra. Ne siamo i custodi e dobbiamo prenderci cura del futuro comune” (Op.cit., 43).

Queste opinioni, apparentemente ovvie, non sono mai state prese sul serio dalla geopolitica e dai capi di Stato. Anche senza aver mai visto la Terra dall’esterno (non lasciò mai la sua città di Königsberg), Immanuel Kant (1724-1804), nella sua ultima opera “La pace perpetua” (1795), sottolineò che la Terra appartiene a tutta l’Umanità e costituisce un bene comune per tutti. Non c’è quindi motivo di combatterci per le terre, se tutto è nostro. Possiamo vivere in pace perpetua.

Ma chi, ai nostri tempi, ha compreso il cambiamento di coscienza derivante dalla consapevolezza di vedere la Terra dall’esterno, è stato il prolifico scrittore russo, autore di centinaia di libri divulgativi, ma anche scientifici, Isaac Asimov. In occasione del 25° anniversario del primo volo spaziale dello Sputnik, il 4 ottobre 1957, che inaugurò l’era spaziale, fu invitato dal New York Times Magazine a scrivere un articolo sull’eredità di quei 25 anni. Scrisse un breve articolo intitolato Sputniks Legacy: globalism” (L’eredità dello Sputnik: il globalismo).

Seguo alcuni di questi temi, poiché sono attuali, sebbene trascurati.

«La prima parola da dire è globalismo. Anche contro la nostra volontà» afferma Asimov, «dobbiamo considerare la Terra e l’Umanità come un’unica entità» (single Entity). «I satelliti» continua, «mostrano questo essere unico (unit), che lo accettiamo o no. Per la prima volta nella storia, possiamo identificare uragani e perturbazioni climatiche dall’inizio alla fine. I media ci connettono globalmente, dimostrando il globalismo (per noi globalizzazione)». Questo è il lato materiale.

Ma c’è anche il lato psicologico: «La visione della Terra come un tutto, come sfera planetaria, ci costringe a percepirla come piccola e fragile. È arbitraria la divisione della sua superficie in porzioni (nazioni), considerate sacre, da preservare a tutti i costi anche a costo della distruzione del pianeta». È importante vedere il tutto, il Pianeta.

Infine, c’è il lato delle potenzialità. L’era spaziale ha aperto lo spazio a nuovi viaggi e alla scoperta di come sono composti i pianeti e di come funzionano. «Tutto ciò sarà impossibile senza la cooperazione globale. Lo sviluppo dello spazio è il progetto dell’umanità nel suo insieme, e in questo si mostrerà il valore del globalismo».

Tuttavia, dobbiamo scegliere tra il locale e il globale. «Il localismo (le nazioni considerate in sé) può accelerare la nostra deriva verso l’eventuale distruzione, compresa quella dell’umanità. Il globalismo ci offre la speranza di una civiltà maggiore, più vasta e migliore, con più versatilità e flessibilità, liberandoci dalla prigionia del locale. Se consideriamo le alternative – il localismo come morte contro il globalismo come vita – sceglieremo sicuramente la vita. Questa è l’eredità dell’era spaziale».

Oggi stiamo vivendo il contrario di tutto ciò che è stato espresso sopra. Predomina l’affermazione della nazione (il nazionalismo), che si contrappone a un’altra nazione, con l’ideologia del fascismo che generalmente accompagna questo movimento, a livello nazionale e mondiale. Invece di approfondire la globalizzazione (al di là della sua riduzione al solo ambito economico) come nuova fase della Terra e dell’Umanità (stiamo tutti ritornando dalla grande dispersione) e ritrovarci nello stesso luogo, sul pianeta Terra, stiamo regredendo a un passato di divisioni, opposizioni e guerre nella smania di conquistare territori.

Ma credo che ciò che è vero abbia forza e alla fine prevalga. Supererà la regressione nazionalista/fascista e rafforzerà la nuova direzione della Terra e dell’Umanità come un’unica, grande e complessa realtà, la nostra Casa Comune.

Leonardo Boff scrive per la rivista ICL LIBERTA (https://www.revistaliberta.com.br); è anche autore del libro “A Terra na palma da mão“, Vozes 2016. (https://www.leonardoboff.org).

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

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