Il silenzio di Dio e la morte degli innocenti: Dio, perché taci?

       Leonardo Boff

Viviamo a livello globale in un mondo tragico, pieno di incertezze, di minacce e di domande per le quali non abbiamo risposte che ci soddisfano. Nessuno può dirci dove stiamo andando: verso il prolungamento dell’attuale modo di abitare la Terra, devastandola in nome di un maggiore arricchimento di pochi. O cambieremo di direzione?

Nel primo caso, la Terra sicuramente non riuscirà a reggere la voracità della società dei consumi (già ora abbiamo bisogno di una Terra e mezza per far fronte agli attuali livelli di consumo dei paesi ricchi) e ci troveremo di fronte a una crisi dopo l’altra, come il Corona-virus e il riscaldamento globale già inarrestabile (ogni anno rilasciamo nell’atmosfera 40 miliardi di tonnellate di gas serra). Potremmo non avere alcuna via d’uscita e andremo incontro al peggio.

Oppure, costretti dalla situazione, recupereremo la ragione sensibile e sensata, in quanto è ormai impazzita, definiremo una nuova direzione più amichevole verso la natura e la Terra, più giusto e partecipativo verso tutti gli esseri umani. Lavoreremo a partire dal territorio, disegnato dalla natura, perché questo possa essere sostenibile e creare una vera partecipazione di tutti. Allora inizierà un nuovo tipo di storia con un futuro per il sistema-vita e per il sistema-Terra.

Avremo tempo, coraggio e saggezza per questa conversione ecologica? L’essere umano è flessibile, è cambiato molto e si è adattato a climi diversi. Inoltre la storia non è lineare. All’improvviso appare l’inaspettato e l’impensabile (un salto verso l’alto nella nostra coscienza) che inaugurerebbe una nuova direzione per la storia.

Nell’attesa soffriamo per i mali che si stanno verificando sulla Terra: sono 17 i luoghi di guerra. Papa Francesco ha detto molte volte che siamo già nella terza guerra mondiale a pezzi. Non è impossibile che possa scoppiare un conflitto nucleare planetario e portare alla perdita dell’intera umanità.

In questo contesto, ci mettiamo nei panni di Giobbe e gridiamo a Dio in mezzo a tante morti di innocenti, di genocidi e di guerre altamente letali.

“Dio, dov’eri in quei momenti terrificanti in cui la furia genocida di Netanyahu decimò 13 mila bambini innocenti e più di 34 mila persone e madri nella Striscia di Gaza? Perché non sei intervenuto se potevi farlo? Più di 500 mila case, ospedali, scuole, università, moschee e chiese sono state rase al suolo. Perché non hai fermato quell’abbraccio omicida? Il tuo Figlio prediletto Gesù, ha saziato circa 5mila persone affamate. Perché permetti che centinaia e centinaia di persone muoiano di sete e di fame?

Dov’è la tua pietà? Non sono anche queste vittime tuoi figli e figlie, soprattutto cari, perché rappresentano tuo Figlio crocifisso”.

Ricordo con dolore le parole di Papa Benedetto XVI quando visitò il campo di sterminio ebraico di Auschwitz-Birkenau:

Quante domande sorgono in questo luogo. Dovera Dio in quei giorni? Perché Egli è rimasto in silenzio? Come ha potuto tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?

Giobbe aveva ragione nel riconoscere che “Dio è così grande, che non lo comprendiamo” (Giobbe 36,26). Egli può essere e fare ciò che non capiamo, perché siamo limitati. Eppure Giobbe professa ostinatamente la sua fede, dicendo a Dio che, se anche lo avesse ucciso, avrebbe creduto ancora in lui (Giobbe 13,15). Indimenticabile è la testimonianza dell’ebreo prima di essere sterminato nel Ghetto di Varsavia nel 1943. Lasciò scritto su un pezzo di carta posto dentro una bottiglia: “Credo nel Dio d’Israele, anche se Egli ha fatto di tutto per non farmi credere in Lui. Ha nascosto il suo voltoSe, un giorno, qualcuno troverà questo foglietto e lo leggerà, capirà, forse, il sentimento di un ebreo che è morto abbandonato da Dio, il Dio in cui continuo a credere fermamente. .

Non pretendiamo di essere giudici di Dio. Ma possiamo amare il Figlio dell’Uomo nell’Orto degli Ulivi e sulla cima della croce. Gesù, quasi disperato, gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34).

I nostri lamenti non sono bestemmie, ma un grido doloroso e insistente a Dio: “Sveglia! Non tollerare più la sofferenza, la disperazione e il genocidio di innocenti. Sveglia, vieni a liberare coloro che hai creato nell’amore. Sveglia e vieni, Signore, per salvarli.

In mezzo a questa malinconia, la nostra speranza prevale, perché attraverso la risurrezione del nostro fratello Gesù di Nazaret, si è anticipata la nostra buona fine. Questo è ciò che ci dà un senso e ci impedisce di disperare di fronte alla drammatica situazione dell’umanità e della Terra.

Leonardo Boff ha scritto Paixão de Cristo-paixão do mundo, Vozes 2012.

(tradotto dal portoghese da Gianni Alioti)

Il genocidio israeliano: espressione suprema del paradigma moderno?

 

     Leonardo Boff

Andiamo dritti al punto. La ritorsione dello Stato di Israele per l’atto terroristico del 7 ottobre perpetrato da Hamas nella Striscia di Gaza è stata profondamente sproporzionata. Avevano un diritto legalmente garantito all’autodifesa. Ma con il pretesto di dare la caccia e uccidere i terroristi, hanno attivato il loro sofisticato arsenale bellico. Centinaia di edifici sono stati distrutti, migliaia di bambini innocenti, donne e innumerevoli civili sono stati assassinati. Non si tratta di una guerra, ma di un vero e proprio genocidio e pulizia etnica, come denunciato dal segretario delle Nazioni Unite, António Guterres. Egli ha affermato che “la Striscia di Gaza si è trasformata in un cimitero di bambini”. Oggi c’è già un consenso tra i migliori analisti e famosi umanisti.

Nessun organismo internazionale e nessun Paese è intervenuto in difesa dei palestinesi disperati, rivelando la completa insensibilità, in particolare dell’Unione Europea, alleata e succuba degli Stati Uniti. Intrisa di spirito di potere/dominio, non fa nulla, come se appartenesse alla guerra, a tutti i tipi di crimini, compreso il genocidio, come hanno fatto per secoli in tutto il mondo. Il presidente Joe Biden ha dichiarato sostegno incondizionato a Israele, il che equivale a dargli carta bianca per intraprendere una guerra illimitata di auto-difesa, utilizzando tutti i mezzi. L’umanità è terrorizzata di fronte al quadro di sterminio e di morte nella Striscia di Gaza.

Siamo di fronte a un’irrazionalità totale e a una spaventosa disumanità. Per quanto sia difficile da accettare, dobbiamo sospettare, soprattutto noi che viviamo nel Grande Sud, un tempo colonizzato e oggi sottoposto a una ri- colonizzazione, che l’attuale genocidio sarebbe inscritto nel paradigma occidentale moderno e globalizzato. Questo esiste da secoli ed è ancora in vigore. Perché questa domanda tanto dura?

Seguite questo ragionamento: qual è il sogno più grande e la maggiore utopia che davano e danno ancora senso al mondo moderno più di tre secoli fa? Era e continua ad essere lo sviluppo illimitato, la volontà di potenza come dominio sugli altri, sulle classi, sulle terre da conquistare, sulle altre nazioni, sulla natura, sulla materia fino all’ultimo quark top e sulla vita stessa nel suo ultimo gene e su tutta la natura nei suoi biomi e nella sua biodiversità. La centralità è occupata dalla ragione. È accettato solo ciò che soddisfa i suoi criteri. Più del “cogito, ergo sum” (penso, dunque sono) di Cartesio è il “conquero, ergo sum” (conquisto, quindi sono) di Hernan Cortez, conquistatore e distruttore del Messico che esprime la dinamica della modernità.

I Papi dell’epoca Nicola V (1447-1455) e Alessandro VI (1492-1503) conferirono legittimità divina allo spirito di dominio degli europei. In nome di Dio, concessero alle potenze coloniali dell’epoca, ai re di Spagna e Portogallo “la piena e libera facoltà di invadere, conquistare, combattere, vendere e sottomettere i pagani e appropriarsi e applicare a proprio uso e utilità, i regni, domini, possedimenti e beni loro scoperti e da scoprire… poiché è opera ben gradita alla divina Maestà che le nazioni barbare siano trucidate e ridotte alla fede cristiana” (P. Sues, La conquista spirituale dell’America Spagnola, documenti, Petrópolis 1992, p.227).

Francis Bacon e Cartesio, tra gli altri fondatori del paradigma della modernità, non pensavano diversamente dai Papi: l’essere umano deve essere “maestro e padrone della natura” che non ha alcun scopo, poiché è solo una mera cosa estesa (“res extensa” di Cartesio) collocata a nostra disposizione. Bisogna “mettere la natura su un letto di forza, spingerla a rivelare i suoi segreti; dobbiamo metterla al nostro servizio come una schiava” (Francis Bacon).

Per cosa tutto questo? Per essere destinati a svilupparci ed essere felici. La scienza e la tecnica, la tecno-scienza, erano e sono tuttora i grandi strumenti del progetto di dominio. Per sottomettere al dominio, dovevano squalificare gli assoggettati e i colonizzati: sono più dalla parte degli animali che degli umani, sono sub-umani. Ricordiamo la famosa discussione tra il grande Las Casas con Sepúlveda, l’educatore dei re spagnoli. Quest’ultimo sosteneva che i popoli originari dell’America Latina non erano umani e dubitava che possedessero la ragione. Qualcosa di simile l’ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Y. Gallant, riguardo ai terroristi di Gaza: sono “animali-umani e devono essere trattati come tali”. I nazisti paragonavano gli ebrei a topi da sradicare.

L’uomo occidentale europeo, figlio del paradigma potere/dominio, ha enormi difficoltà a convivere con ciò che è diverso. La strategia abituale è quella di emarginarlo o di incorporarlo o, eventualmente, di eliminarlo. In questa visione del mondo, bisogna sempre definire chi è amico e chi è nemico. Tocca a lui diffamare, combattere e liquidare (il giurista hitleriano Carl Schmitt). Non c’è da meravigliarsi che gli europei cristianizzati abbiano provocato le principali guerre nel continente o nelle colonie, causando più di 200 milioni di morti. Il loro cristianesimo era solo un ornamento culturale, mai un’ispirazione del Nazareno per una relazione fraterna e per un’etica umanitaria.

Tutti, con ragione, si inorridiscono dell’Olocausto che mandò 6 milioni di ebrei nelle camere a gas dei nazisti. Ma diamo un’occhiata all’orribile Olocausto avvenuto in America Latina (Abya-Yala nella lingua del popolo centroamericano). Nello spirito di conquista-dominazione dell’America Latina, tra gli anni 1492-1532 e negli USA dal 1607 in poi, i colonizzatori europei commisero il più grande sterminio mai effettuato: quelli uccisi dalle malattie dei bianchi o assassinati furono 61 milioni di rappresentanti dei popoli originari: dei Caraibi (4 milioni), del Messico (23 milioni), delle Ande (14 milioni), del Brasile (4 milioni) e degli Stati Uniti (16 milioni). Ciò è confermato dalla più recente ricerca di Marcelo Grondin e Moema Wiezzer, “Abya Yala: genocídio, resistenência e sobrevivência dos povos originários das Américas” (Ed. Bambual, RJ, 2021). Questo nostro Olocausto, secondo lo storico e filosofo tedesco Oswad Spengler (1880-1936), delegittima ogni credibilità che gli europei e la Chiesa associata al progetto coloniale possano parlare di dignità e diritti umani. Si uccise con la spada e con la croce.

Sulla base di questo tipo di dominio è emerso il capitalismo, come modo di produzione escludente, la sua attuale finanziarizzazione e la sua cultura. È un crimine contro la natura e l’umanità che 8 persone, secondo Oxfam International 2022, possiedano la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Questa assurda accumulazione tollera che ogni anno si lasci morire di fame o di malattie derivate dalla fame, migliaia e migliaia di bambini.

È in questo contesto che, penso, debba essere compreso l’attuale genocidio perpetrato dallo Stato sionista di Benjamin Netanyahau. Starebbe inscritto nella logica del paradigma occidentale. Dopo l’ultima guerra mondiale (1939-1945) si sono costruite armi di distruzione di massa, al punto di aver creato il principio dell’autodistruzione. La ragione è diventata totalmente irrazionale. La marcia dell’irrazionalità sta prendendo il sopravvento sul corso del mondo, al di là di quanto sta accadendo tra Israele e la Striscia di Gaza. Con lucidità, Papa Francesco nella sua enciclica Come prendersi cura della nostra casa comune (Laudato Sì del 2015) ha visto nel paradigma tecnocratico dominante la radice dell’attuale e minacciosa crisi ecologica globale (n.101 ss).

Qual è stato il grande errore del paradigma della volontà di potenza (potere-dominio)? È stato quello di attribuire esclusivamente tutto il peso e tutto il valore alla ragione strumentale-analitica. Ha represso tutte le altre forme di conoscenza esercitate dall’umanità: la sensibilità, l’amore, la ragione simbolica tra le altre. Questa esclusione ha creato la dittatura della ragione. È scoppiato il razionalismo e la demenza della ragione. Perché solo una ragione demenziale può devastare la Terra, sorella e Madre che tutto ci dona, fino a mostrare i suoi limiti invalicabili. Peggio ancora, la ragione folle si è creata i mezzi per il suo completo sterminio.

Ma qual è stato l’errore più grande? È stato l’aver represso ed eliminato la parte più ancestrale ed essenziale della nostra realtà. In nome dell’oggettività della visione della ragione, ha eliminato l’emozione e il cuore. Ciò ha delegittimato la nostra dimensione di sensibilità, la nostra capacità di affetto. È il cuore che sente, ama e stabilisce legami di cura con gli altri e con la natura. Non si sente il battito del cuore che identifica valori e fonda un’etica cordiale e umanitaria.

Ha detto bene papa Francesco nel suo primo viaggio, a Lampedusa, dove arrivavano i fuggitivi dalle guerre del Medio Oriente o dell’Africa: «l’uomo moderno ha perso la capacità di piangere e di sentire gli altri come suoi simili». Poiché Netanyahu e il suo governo non riconoscono l’umanità nei terroristi di Hamas, hanno praticamente deciso di sterminarli con i mezzi letali più moderni. Non siamo arrivati ​​così all’estremo del paradigma della modernità? È probabile che ciò scateni una guerra globale nella quale l’umanità e gran parte della natura potrebbero scomparire.

Come uscire da questa impasse? Innanzitutto, abbiamo bisogno di salvare i diritti del cuore. Non basta il logos, serve anche il pathos. Dobbiamo riempirci di venerazione di fronte alla grandezza dell’universo e di rispetto di fronte al mistero di ogni essere umano, fatto fratello e sorella e compagno/a di avventura terrena. Non neghiamo la ragione necessaria per renderci conto della complessità delle società contemporanee. Ma rifiutiamo il dispotismo della ragione. Questa deve essere arricchita dalla ragione sensibile e cordiale. Una mente e un cuore uniti possono equilibrarsi a vicenda ed evitare così le tragedie delle guerre e dei genocidi nella nostra sanguinosa storia, in particolare quella che, sconvolti, stiamo vivendo in Terra Santa e, specialmente, il genocidio commesso nella Striscia di Gaza. Che il cielo ascolti il ​​pianto dei bambini che sotto le macerie hanno perso il padre, la madre, i fratelli e le sorelle. Sono diventati sopravvissuti alla grande tribolazione (cfr Ap 7,14) e ci riempiono di compassione.

Leonardo Boff ha scritto Direitos do coração, Paulus, São Paulo 2015.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Spiritualità naturale, etica, cura: come prostergare la fine del mondo

        Leonardo Boff

La crisi del nostro modo di vivere su questo unico pianeta coinvolge tutti, comprese le nazioni imperiali. Chi avrebbe detto che ci sarebbe stata una grave erosione dei valori democratici negli Stati Uniti? Il sogno originale americano, ripetono i suoi migliori estimatori, «implicava un nuovo mondo in cui le persone vivessero libere di realizzare i propri sogni, in un ambiente sociale che generasse cittadini illuminati, responsabili e impegnati, con un’appassionata preoccupazione per la dignità e i diritti individuali e degli altri nella prospettiva del bene comune». Evidentemente questo era il sogno della popolazione, non degli organismi governativi e degli apparati militari di sicurezza che cercavano e ancora cercano con tutti i mezzi, guerra compresa, il monopolio del potere mondiale. Qui era ed è altro il sogno.

Ciò che sta accadendo dagli anni ’60, ci racconta Steven Rockefeller, della famiglia dei miliardari Rockefeller, uno degli ideatori della Carta della Terra, di opzione buddista, una delle persone più dialoganti con cui ho avuto modo di interagire nel lavoro di stesura di quella Carta, constata che l’attuale gioventù ha dimenticato i valori sopra menzionati, vive focalizzata sul proprio io, svaluta il suo proprio paese e ha perso il senso della solidarietà. Ha concluso dicendo: «L’America è una nazione alla ricerca della sua propria anima» (Spiritual Democracy and our Schools, N.York 2022, p.15).

Ciò che si dice degli Stati Uniti vale praticamente per tutti o per i principali paesi, anche per il nostro [Brasile], poiché siamo tutti interdipendenti e ostaggio della cultura del capitale, accumulatore, materialista, consumista, escludente e insensibile al destino della maggioranza povera. Come insegnante e pedagogo, Steven Rockefeller ha scritto il citato libro “per rinnovare lo spirito americano attraverso l’educazione fin dalla prima infanzia”.

Gestisce tre categorie con le quali mi identifico e con cui sto lavorando da anni, in vista di un nuovo paradigma e di un altro stile di educazione: la spiritualità, l’etica e la cura della Casa Comune.

Steven vede la spiritualità come una dimensione essenziale dell’essere umano con lo stesso diritto di cittadinanza del corpo, dell’intelligenza, della volontà e della psiche. Per questo è naturale. La spiritualità non può essere identificata con la religione, sebbene possano esserci delle interrelazioni tra loro. La spiritualità naturale è innata. Da essa nascono le religioni come canali culturali di questo dato originario.

Come dice Steven, ci hanno dimostrato la filosofia, la psicologia del profondo e le neuro-scienze, «la spiritualità è una capacità innata nell’essere umano che, quando coltivata e sviluppata, genera un modo fatto di relazioni con se stessi e con il mondo, promuove la libertà personale, il benessere e la fioritura del bene collettivo» (p.10). La spiritualità naturale pone le domande inevitabili dell’essere umano: perché siamo in questo mondo, cosa ci aspetta oltre questa vita e la percezione di una Realtà Suprema. Essa si esprime attraverso l’amore incondizionato, il rispetto per l’Universo, per la solidarietà, per la cura di tutto ciò che esiste e vive e per la compassione per coloro che soffrono.

Questa comprensione mi fa ricordare il discorso di Michail Gorbachev al termine della stesura della Carta della Terra nelle sale dell’UNESCO a Parigi nel 2000: “Se noi vogliamo salvare la vita sul pianeta abbiamo bisogno di nuovi valori e di una spiritualità diversa”. Cioè, non sono sufficienti i nostri beni materiali né la tecno-scienza. Tutto questo deve essere impregnato dei valori del cuore, della sete di amore, dell’affetto, dell’empatia, dell’etica, della cura e della spiritualità. Solo così possiamo stabilire un legame affettivo e solidale con tutti gli esseri e con la Terra e così, salvarli. Tutti gli esseri hanno un valore in sé, oltre l’uso umano. La spiritualità naturale ci permette di sentire tutto questo, è una sorta di organismo naturale della nostra vita che nessuna parte della nostra natura può svolgere adeguatamente. La fisica quantistica Danah Zohar e il marito neurologo, Ian Marshall, dimostrarono che abbiamo dentro di noi quello che hanno chiamato “il punto di Dio nel cervello”. Ogni volta che si affrontano temi Sacri e Spirituali in chiave esistenziale si verifica una notevole accelerazione dei neuroni in una parte del cervello. È una sorta di organismo interiore attraverso il quale la spiritualità naturale e innata capta quell’Energia potente e amorevole che sostiene tutto e agisce anche dentro di noi (D. Zohar, O ser quântico, Rio 1991).

La spiritualità naturale ci porta direttamente all’etica, nel senso greco classico: la Casa (ethos) ben curata, ora la Casa Comune, la Terra. L’ethos cerca il. L’“etica”, le forme e i modi per realizzare il “bem viver”, attraverso le virtù dell’amore, della giustizia, dell’equa misura, della bellezza e di altre virtù consonanti ai sentimenti delle diverse culture. Fin dalla più tenera età e nel processo educativo si deve portare alla luce la spiritualità naturale che è sempre supportata dall’etica del “bem viver”.

Oggi più che mai è urgente la cura, intesa come essenza di tutti i viventi, soprattutto dell’essere umano, secondo il mito romano di Igino, esplorato dalla filosofia e dall’antropologia (cfr. L. Boff. Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2023). Lasciato a se stesso, nessun organismo vivente sopravvive senza la cura.

Attualmente si scontrano due paradigmi: quello del potere e quello della cura. Quello del potere attuale come dominio caratterizza la modernità. È stato con questo potere che i popoli si sono sottomessi, molti resi schiavi, la natura sfruttata senza pietà, la materia, la vita e la propria Terra con scarsa sostenibilità. Il paradigma della cura rinuncia al potere come dominio e stabilisce una relazione amichevole con la natura e rispetta la Terra come la Grande Madre e Gaia. Attualmente, con la devastazione in atto nella modernità, s’impone il paradigma della cura se vogliamo garantire le condizioni ecologiche per la nostra sopravvivenza.

L’umanità si trova a un bivio. O segue la strada del potere che comporta uno sfruttamento illimitato delle risorse naturali al punto da incidere sugli equilibri della Terra, dati i cambiamenti climatici irreversibili; questo percorso potrebbe portarci all’apocalisse ecologica. O segue il cammino della cura. L’umanità si ferma, riflette sui rischi per la sua sopravvivenza e poi imposta un percorso più benevolo, improntato alla cura per la natura, degli uni per gli altri e con la Terra. Caso contrario, dice la Carta della Terra, «rischiamo la nostra distruzione e quella della diversità della vita (Preambolo). Papa Francesco non dice un’altra cosa in Fratelli tutti: «siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non ci salviamo nessuno» (n.24).

Se avremo ancora tempo per questa svolta nel nostro comune destino con la Terra, sopravviveremo e inaugureremo un’altra forma di abitare il pianeta, con sentimento di appartenenza e con la coscienza di esserne i fedeli custodi.

L’educazione può compiere questa missione messianica di riportare alla luce, fin dalla nascita, la spiritualità naturale, l’etica della Terra e la cura del creato. Lungo questo cammino ci sarà la salvezza.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La teologia del dominio: confutazione di una fallacia

       Leonardo Boff

Si sta discutendo tra gli analisti politici il passaggio, all’interno dei gruppi neo-pentecostali, in gran parte bolsonaristi, dalla teologia della prosperità alla teologia del dominio. Ritengo che l’attuale conflitto tra lo Stato sionista di Israele e la Striscia di Gaza abbia caratteristiche di carneficina e persino di genocidio dei palestinesi abbia rafforzato in Brasile questo passaggio. È noto da molto tempo che Benjamin Netanyahu è un sionista radicale di estrema destra che ha espresso il suo progetto di riportare l’Israele alle dimensioni che possedeva, al suo apice, ai tempi di Davide e Salomone. Da qui il suo sostegno senza riserve di espulsione e colonizzazione dei territori della Cisgiordania, con popolazione araba musulmana.

La teologia del dominio o il dominionismo è nata negli USA intorno agli anni ’70 in un contesto di ricostruzionismo cristiano calvinista. Come è noto, Calvino nel XVI secolo instaurò a Ginevra un governo religioso estremamente severo e violento, che prevedeva persino la pena di morte. Sarebbe un modello per il mondo intero.

Il dominionismo raggruppa varie tendenze cristiane fondamentaliste, tra cui gli integralisti cattolici che postulano una politica esclusivamente religiosa, con base biblica, da applicare a tutta l’umanità, escludendo ogni altra espressione, considerata falsa e quindi senza diritto di esistere. È l’ideologia totalizzante centrale per la destra cristiana nel campo della politica e dei costumi.

Vediamo qual è la base biblica fondamentale su cui poggia questa teologia. Si basa sul primo capitolo della Genesi. Esistono in realtà due versioni della Genesi della creazione. Ma viene utilizzata solo la prima che si riferisce direttamente al dominio. Ecco il testo?

«Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza affinché domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici e su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò. E Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite e soggiogate la terra, sugli uccelli del cielo e su tutto ciò che vive e si muove sulla terra» (Genesi 1,26-29).

Questo testo, così com’è, legittima tutti i tipi di dominio ed è servito agli sviluppisti come argomento a sostegno del loro progetto di crescita illimitata.

Ciò nonostante, è stato letto in modo fondamentalista e letteralista, senza tenere conto che tra noi oggi e il racconto biblico ci sono almeno 3-4mila anni. Il significato delle parole cambia. Questi gruppi non considerano cosa significassero quando furono scritte migliaia di anni fa. Sveliamo il suo significato in ebraico. Vedremo che il testo, interpretato ermeneuticamente come deve essere, mostra l’errore della teologia del dominio. Essa rappresenta un delirio paranoico, irrealizzabile nel mondo plurale e globalizzato in cui ci troviamo.

Il testo va interpretato nell’ottica dell’affermazione dell’essere umano creato “a immagine e somiglianza di Dio”. Con questa espressione, in ebraico non si vuole definire che cosa sia l’essere umano (la sua natura); al contrario, si vuole determinare quello che, operativamente, dovrebbe fare. Come Dio ha tratto tutto dal nulla, così l’essere umano, creatore creato, deve portare avanti ciò che Dio ha creato con benevolenza: «Dio vide che tutto era buono» (Genesi 1,25). Il significato originario in ebraico di “immagine e somiglianza” (selem e demût) fa dell’essere umano il rappresentante e il luogotenente del Creatore.

Le espressioni “sottomettere” e “dominare” devono essere intese, semplicemente, come “coltivare e curare”. Ma entriamo nei dettagli. Per “dominare” usa la parola ebraica radash (Genesi 1,26) che significa governare proprio come il Creatore governa la sua creazione. Per “sottomettere” usa il termine ebraico kabash (Genesi 1,28), che significa comportarsi come un buon re, non dominatore, che guarda saggiamente i suoi sudditi.

Pertanto, il Salmo 8 loda Dio per aver creato gli esseri umani come re:

“Lo hai reso un po’ dedotto a un essere divino, lo hai coronato di gloria e di onore, gli hai dato il dominio (kabash) sulle opere delle tue mani, hai sottoposto (radah) ogni cosa ai suoi piedi; le pecore, tutto il bestiame e anche gli animali selvatici, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto ciò che scorre verso il mare» (Salmo 8,6-9).

Qui, come nella Genesi 1, non c’è nulla di violenza e di dominio: dobbiamo agire come il Creatore che agisce con amore, al punto che Egli dice nel libro della Sapienza che «ha creato tutti gli esseri con amore e nessuno con odio altrimenti non avrebbe creato… perché Egli è l’appassionato amante della vita” (Sapienza 1,24.26). Qui scompare il fondamento di ogni teologia del dominio.

Esiste una seconda versione della Genesi (2,4-25) che diverge dalla prima, mai menzionata dai rappresentanti della teologia del dominio. In questa seconda, Dio ricava dalla polvere della terra tutti gli esseri, compresi gli esseri umani, stabilendo tra tutti un legame di profonda fraternità. Creò l’uomo che viveva nella solitudine. Gli diede, allora una donna, non perché procreasse, ma perché fosse sua compagna (Genesi 2,23). Li collocò nel Giardino dell’Eden, non per dominarlo ma per «coltivarlo e custodirlo» (2,15), usando le parole ebraiche abad per arare-coltivare e shamar per custodire o curare.

Questa comprensione che pone tutti gli esseri ricavati dalla stessa origine, dalla polvere della terra, e affidando alla coppia umana la missione di coltivare e custodire, fornirebbe un altro tipo di fondamento per la convivenza tra tutti gli esseri umani insieme agli altri esseri della natura. Qui non esiste alcuna base per il dominio, al contrario, lo nega a favore di una convivenza armoniosa tra tutti.

Questa analisi, basata sull’ebraico, è decisiva per mettere da parte un’interpretazione fuori dal tempo, fondamentalista, al servizio di un senso politico, totalitario ed escludente di dominio sui popoli e sulla Terra, come se fosse progetto di Dio. Niente di più distorto e falso. Per quanto il fondamentalismo e l’orientamento di estrema destra in politica crescano nel mondo, questa tendenza non offre le reali condizioni oggettive per prevalere e costituire un’unica forma religiosa di organizzare la politica di una e diversa umanità.

Leonardo Boff, professore di teologia sistematica con particolare attenzione alla teologia biblica. Vedere alcune fonti tra le tante: Aubrey Rose (org.) Judaism and Ecology, N.York 1992; Ronald A. Simkins, Criador e Criação: a natureza da mundividência do Antigo Israel, Vozes 1994 pp.158-160; James B.Martin-Schramm&Robert L.Stivers, Christian environmental Ethics, N.York 2003 esp. pp.102-104; von Rad, Das erste Buch Mose, Genesis, Göttingen 1967