Principio-bontà: un progetto di vita

Leonardo Boff

In termini di etica, non si dovrebbero giudicare i singoli atti presi in sé. Loro rimandano a un progetto di fondo. Sono realizzazioni di questo progetto fondamentale.

Ogni essere umano, esplicitamente o implicitamente, è guidato da una decisione di base. È essa che conferisce valore etico e morale agli atti che lastricano la sua vita. Pertanto, è questo progetto fondamentale che deve essere preso in considerazione e giudicato se è buono o cattivo. Poiché entrambi sono sempre mischiati, qual’è quello dominante che si traduce in atti che definiscono una direzione nella vita. Resta preservata la constatazione che il bene e il male vanno sempre insieme. In altre parole: la realtà è sempre ambigua e accompagnata dal bene e dal male. Non c’è mai solo il bene da una parte e il male dall’altra.

La ragione di ciò risiede nel fatto che la nostra condizione umana, per creazione e non per deficienza, è sempre sapiente e demente, tenebrosa e luminosa, con pulsioni di vita e con pulsioni di morte. E questo simultaneamente, senza poter noi separare, come dice il Vangelo, il grano dalla zizzania.

Nonostante questa ambiguità, ciò che conta davvero è la dimensione predominante, se luminosa o oscura, se buona o malvagia. È qui che si fonda il progetto fondamentale della vita. Esso stabilisce la direzione e camminando fa il cammino. Questo cammino può conoscere deviazioni, poiché è così l’ambigua condizione umana, ma può sempre ritornare nella direzione definita come fondamentale.

Gli atti acquistano valore etico e morale a partire da questo progetto fondamentale. È esso che si afferma davanti al tribunale della coscienza, e per le persone religiose è esso che viene giudicato da Colui che conosce le nostre intenzioni più segrete e conferisce il valore corrispondente al progetto fondamentale.

Siamo concreti: qualcuno si mette in testa di voler essere, a tutti i costi, ricco. Tutti i mezzi per tale progetto sono ritenuti validi: astuzia, raggiri, inadempienze contrattuali, truffe finanziarie e appropriazione di fondi pubblici, falsificando dati, aumentando il loro reale valore e realizzando le opere senza la qualità richiesta. Il suo progetto è accumulare beni ed essere ricco. È il principio-malvagità, anche se fa del bene qua e là e quando è molto ricco, aiuti persino progetti di beneficenza. Ma purché non compromettano il suo progetto di base di essere ricco.

Un altro si propone come progetto fondamentale di essere sempre buono, cercare la bontà nelle persone e tentare che le loro azioni si allineino in questa direzione di bontà. Poiché è umano, in lui possono esserci anche azioni malvagie. Sono deviazioni dal progetto, ma non sono di tale portata da distruggere il progetto fondamentale di essere buono. Si rende conto delle sue cattive azioni, si corregge, chiede perdono e riprende il suo percorso di vita definito: cercare di essere buono. Questo implica, ogni giorno, essere sempre migliori e non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e alle cadute personali. La cosa decisiva è riassumere il principio-bontà che sempre può crescere infinitamente. Nessuno è buono fino a un certo punto e poi si ferma perché pensa di essere arrivato alla fine. La bontà e altri valori positivi non conoscono limiti.

Nel nostro Paese abbiamo vissuto, comprese le moltitudini, sotto il principio-malvagità. A partire da questo principio tutto valeva: la menzogna, la fake news, la calunnia e la distruzione di biografie che, notoriamente, erano buone. Sono stati usati in forma abusiva i media digitali, ispirati dal principio-malvagità. In ragione di ciò, migliaia di persone sono state vittime del Covid-19 quando avrebbero potuto essere salvate. I popoli indigeni, come gli Yanomami, considerati come subumani, sono stati abbandonati intenzionalmente al loro destino. In questi fatidici anni in cui vigeva il principio-malvagità, più di 500 bambini Yanomami sono morti di fame e di malattie derivate dalla fame. Sono state smantellate le principali istituzioni di questo paese, come la sanità, l’istruzione, la scienza e la cura della natura. Infine, in modo insidioso, è stato tentato un colpo di stato con l’obiettivo di distruggere la democrazia e imporre un regime dittatoriale, culturalmente retrogrado ed eticamente perverso per aver palesemente esaltato la tortura.

In esse c’era anche il principio-bontà, ma veniva represso o incenerito da atti malevoli che ne impedivano la validità, senza però mai distruggerlo totalmente perché esso appartiene all’essenza dell’umano.

Ma, in fin dei conti, il principio-bontà finisce sempre per trionfare. La fiamma sacra che arde in ognuno non può mai essere spenta. È essa che sostiene la resistenza, infiamma la critica e dona la forza invincibile del giusto e del retto. Alla brutalità del principio-malvagità si è imposto risolutamente il principio-bontà, che si poneva sotto il segno della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei valori fondamentali del cittadino.

Nonostante tutti i trucchi, le violenze, gli attentati, le minacce e l’uso vergognoso degli apparati statali, comprando letteralmente la volontà delle persone o impedendo loro di esprimere il proprio voto, coloro che erano guidati dal principio-malvagità sono stati sconfitti. Ma mai fino ad oggi hanno riconosciuto la sconfitta. Continuano la loro azione distruttiva che oggi ha assunto dimensioni planetarie con l’ascesa dell’estrema destra. Ma devono essere contenuti e vinti dal risveglio del principio-bontà che si trova in loro. Loro, giudicati e finanche puniti, dovranno imparare la bontà della vita e il bene di un intero popolo e dare il loro contributo.

Nella storia conosciamo le tragedie di chi si è aggrappato al principio-malvagità al punto di porre fine alla propria vita, invece di riscattare, umilmente, il principio-bontà e la propria umanità più profonda.

Forse ci ispiriamo, a questo fine, alle parole poetiche di un autore anonimo del ‘900 e cantate nella festa cristiana della Pentecoste. Si riferisce allo Spirito che agisce sempre nella natura e nella storia: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato”.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La scarsità di acqua pulita può scatenare guerre e minacciare la vita

                           Leonardo Boff *

Importante quanto il cambiamento di regime climatico (riscaldamento globale) è senza dubbio la questione dell’acqua dolce. Da essa dipende la sopravvivenza dell’intera catena della vita e, di conseguenza, del nostro stesso futuro.

L’acqua può essere motivo di guerre così come di solidarietà sociale e cooperazione tra i popoli. Ancor di più, come vogliono forti gruppi umanisti, attorno all’acqua sarà possibile e sicuramente si dovrà creare il nuovo patto sociale mondiale che crei un consenso minimo tra popoli e governi in vista di un destino comune, nostro e del sistema-vita. La crescente scarsità di acqua dolce può mettere in pericolo la vita sul pianeta.

Nella recente conferenza di New York in occasione del Water Day (22/3) è stato lanciato l’allarme: “c’è il rischio di un’imminente crisi idrica mondiale, investendo 2 miliardi di persone che non hanno accesso a una fornitura di acqua potabile” . L’ONU ha lanciato, in questa occasione, una “Agenda: azione per l’acqua”. Nelle parole del Segretario delle Nazioni Unite António Guterrez “un ambizioso programma d’azione sull’acqua che possa offrire a questo elemento vitale del nostro mondo l’impegno che merita”.

Indipendentemente dalle discussioni intorno al tema dell’acqua, possiamo affermare con sicurezza e senza dubbi che: l’acqua è un bene naturale, vitale, insostituibile e comune. Nessun essere vivente, umano o meno, può vivere senz’acqua. Poiché l’acqua è vitale e insostituibile, non può essere trattata come una merce da scambiare sul mercato.

Dal modo in cui tratteremo l’acqua, come merce o come bene vitale e insostituibile, dipenderà in parte Il futuro della vita sul pianeta.

Ma prima, consideriamo rapidamente le nozioni di base sull’acqua.

Sulla Terra ci sono circa un miliardo e 360 ​​milioni di km cubi di acqua. Se prendiamo tutta quest’acqua che si trova negli oceani, nei laghi, nei fiumi, nelle falde acquifere e nelle calotte polari e la distribuiamo equamente sulla superficie terrestre, la Terra finirebbe sommersa dall’acqua a tre chilometri di profondità.

Il 97,5% è acqua salata e il 2,5% è acqua dolce. Più dei 2/3 di quest’acqua dolce si trova nelle calotte polari e nei ghiacciai, in cima alle montagne (68,9%) e quasi tutto il resto (29,9%) è di falda. Lo 0,9% rimane nelle paludi e lo 0,3% nei fiumi e laghi da dove proviene la maggior parte dell’acqua dolce per il consumo umano e animale, l’irrigazione agricola e l’uso industriale. Di questo 0,3%, il 22% va all’industria, il 70% all’agricoltura. Il poco rimanente di questo 0,3% (l’8%) è per gli esseri umani e la comunità vivente. Il 35% della popolazione mondiale, che equivale a un miliardo e 200 milioni di persone, non ha acqua trattata. Un miliardo e 800 milioni (il 43% della popolazione) ha un accesso precario ai servizi igienici di base. Questo fatto causa la morte di circa dieci milioni di persone ogni anno a causa del non trattamento dell’acqua potabile.

L’accesso all’acqua dolce è sempre più precario a causa della crescente contaminazione dei laghi e fiumi e persino dell’atmosfera che provoca piogge acide. Le acque reflue mal trattate, l’uso di detergenti non biodegradabili, l’uso abusivo di pesticidi che contaminano le falde acquifere, gli effluenti industriali scaricati nei corsi d’acqua, restituiscono ai fiumi avvelenamento e morte, compromettendo la fragile e complessa catena di riproduzione della vita.

L’acqua è abbondante ma distribuita in modo disuguale: il 60% si trova in soli 9 paesi, mentre altri 80 affrontano la scarsità. Poco meno di un miliardo di persone consuma l’86% dell’acqua esistente, mentre per 1,4 miliardi (sono adesso 2 miliardi) è insufficiente e per due miliardi non è trattata, il che genera l’85% delle malattie. Si presume che entro il 2032 circa 5 miliardi di persone saranno colpite dalla scarsità d’acqua.

Non c’è un problema di insufficienza d’acqua, ma di cattiva gestione di essa per soddisfare le esigenze degli esseri umani e degli altri esseri viventi.

Il Brasile è la potenza naturale delle acque, con il 13% di tutta l’acqua dolce del Pianeta, pari a 5,4 trilioni di metri cubi. Ma è distribuito in modo disuguale: 70% nella regione amazzonica, 15% nel centro-ovest, 6% nel sud e nel sud-est e 3% nel nord-est. Nonostante l’abbondanza, non sappiamo come utilizzare l’acqua, poiché il 46% di essa viene sprecato, il che basterebbe per rifornire tutta la Francia, il Belgio, la Svizzera e il nord Italia. È urgente, pertanto, un nuovo standard culturale. Non abbiamo sviluppato una cultura dell’acqua.

C’è una corsa mondiale alla privatizzazione dell’acqua. Nascono grandi multinazionali come le francesi Vivendi e Suez-Lyonnaise, la tedesca RWE, l’inglese Thames Water e l’americana Bechtel. Si è creato un mercato dell’acqua da oltre 100 miliardi di dollari. Qui, nella commercializzazione di acqua minerale sono fortemente presenti Nestlé e Coca-Cola, che stanno cercando di acquistare fonti d’acqua in tutte le parti nel mondo.

L’acqua sta diventando un fattore di instabilità sul Pianeta. L’inasprimento della privatizzazione dell’acqua fa sì che sia trattata senza il senso della condivisione e della considerazione della sua importanza per la vita e per il futuro della natura e dell’esistenza umana sulla Terra.

Di fronte a questi eccessi , la comunità internazionale rappresentata dall’ONU ha sancito negli incontri di Mar della Plata (1997), Dublino (1992), Parigi (1998), Rio de Janeiro (1992) il diritto di tutti ad avere accesso all’acqua potabile in quantità sufficiente e con qualità per i bisogni essenziali”.

Il grande dibattito odierno s’incentra in questi termini già accennati sopra:

L’acqua è fonte di vita o fonte di guadagno? L’acqua è un bene naturale, vitale, comune e insostituibile o un bene economico da trattare come risorsa idrica e come merce?

Entrambe le dimensioni non si escludono a vicenda, ma devono essere direttamente correlate. Fondamentalmente l’acqua è un diritto alla vita, come insiste il grande specialista dell’acqua Riccardo Petrella (“Il Manifesto dell’acqua. Il diritto alla vita per tutti”, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2001). In questo senso, l’acqua potabile per l’alimentazione e l’igiene personale deve essere gratuita (cfr. Paulo Affonso Leme Machado, “Recursos Hidricos”, Direito Brasileiro e Internacional , Malheiros Editores, São Paulo 2002, 14-17). Per questo, con ragione, il primo articolo della legge n.9.433 (8/1/97) sulla “Politica Nacional de Recursos Hidricos” dice: “L’acqua è un bene pubblico; l’acqua è una risorsa naturale limitata, dotata di valore economico; in una situazione di scarsità, l’uso prioritario delle risorse idriche è il consumo umano e l’alimentazione degli animali”. Si veda il recente libro con tutti i dati e le leggi di João Bosco Senra, “Agua, elemento vital”, 2022.

  Tuttavia, poiché l’acqua è scarsa e richiede una complessa struttura di raccolta, conservazione, trattamento e distribuzione, essa implica un’innegabile dimensione economica. Questa, però, non deve prevalere sull’altra, anzi, deve renderla accessibile a tutti e i guadagni devono rispettare la natura comune, vitale e insostituibile dell’acqua. Pur comportando costi economici elevati, questi devono essere coperti dal Potere Pubblico.

L’acqua non è un bene economico come qualsiasi altro. È così legata alla vita che deve essere intesa come vita. E la vita, per la sua natura vitale ed essenziale, giammai può essere trasformata in merce. L’acqua è legata ad altre dimensioni culturali, simboliche e spirituali dell’essere umano che la rendono preziosa e carica di valori che, in sé non hanno prezzo. San Francesco d’Assisi nel suo Cantico delle Creature si riferisce all’acqua come “preziosa e casta”.

Per comprendere la ricchezza dell’acqua che trascende la sua dimensione economica, occorre rompere con la dittatura che il pensiero razionale-analitico e utilitaristico della modernità impone a tutta la società. Questo vede l’acqua come una risorsa idrica a scopo di lucro.

L’essere umano ha altri esercizi della sua ragione. C’è la ragione sensibile, la ragione emotiva e la ragione spirituale. Sono ragioni legate al senso della vita e all’universo simbolico. Offrono ragioni non per trarre profitto, ma ragioni per vivere e dare eccellenza alla vita. L’acqua è la nicchia da cui è emersa la vita miliardi (3,8) di anni fa.

Come reazione al dominio della globalizzazione dell’acqua, si cerca la ripubblicazione dell’acqua. Mi spiego: l’acqua è un bene comune pubblico mondiale. È patrimonio della biosfera e vitale per tutte le forme di vita.

In funzione di questa importanza decisiva dell’acqua, nel marzo 2003 è stato creato a Firenze, in Italia, il FAMA – Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua. Insieme a ciò, è stato proposto di creare l’Autorità Mondiale dell’Acqua, una istanza di governo pubblico, cooperativo e solidale a livello dei grandi bacini idrici internazionali e di una più equa distribuzione dell’acqua secondo le esigenze regionali.

Una funzione importante è quella di fare pressioni su i Governi, le aziende, le associazioni e i cittadini in genere affinché rispettino la natura unica e insostituibile dell’acqua. Poiché il 75% del nostro corpo è costituito di acqua, a tutti dovrebbero essere garantiti almeno 2 litri gratuiti di acqua potabile e sicura, variabile a seconda delle diverse età. Le tariffe dei servizi devono tenere conto dei diversi livelli di uso, sia esso domestico, industriale, agricolo o ricreativo. Per gli usi industriali dell’acqua e in agricoltura, ovviamente, l’acqua è soggetta a un prezzo.

Incentivare la collaborazione con tutti gli enti pubblici e privati ​​per evitare che tante persone muoiano a causa della mancanza d’acqua o in conseguenza di acqua non trattata. Ogni giorno 6 mila bambini muoiono di sete. Le cronache dei media non riportano nulla. Ma questo equivale a 10 aerei Boeing che precipitano negli oceani con la morte di tutti i passeggeri, come accadde anni fa ad Air France. Si eviterebbe a circa 18 milioni di bambini/bambine di non andare a scuola perché costretti a prendere l’acqua a 5-10 km di distanza.

Parallelamente a questo, c’è un’articolazione globale per un Contratto Mondiale sull’Acqua. Sarebbe un contratto sociale mondiale attorno a ciò di cui tutti hanno bisogno e, di fatto, ci unisce, ovvero la vita delle persone e degli altri esseri viventi, inseparabili dall’acqua.

Una fame mondiale zero, prevista dagli Obiettivi del Millennio, deve includere anche la sete zero, perché non esiste cibo che possa esistere e consumarsi senz’acqua.

A partire dall’acqua emerge un’altra immagine della mondializzazione, oggi multipolare, umana, solidale, cooperativa e orientata a garantire a tutti i mezzi minimi di vita e di riproduzione della vita.

L’acqua è vita, generatrice di vita e appare come uno dei simboli più potenti della vita eterna, secondo le parole di Colui che ha detto: “Io sono la fonte dell’acqua viva, chi ne beve vivrà in eterno”.

* Leonardo Boff è stato insignito del dottorato honoris causa dal Dipartimento dell’Acqua dell’Università di Rosario in Argentina e ha partecipato al gruppo delle Nazioni Unite che ha studiato la questione dell’acqua nel mondo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Como equilibrar o planeta Terra

Odio e violenza: l’eredità perversa del bolsonarismo

                     Leonardo Boff

La persona che ci ha governato per quattro anni non era proprio un presidente, ma un ‘capo bastone’ con la sua famiglia, la cui caratteristica principale, utilizzando i social network, era il linguaggio volgare, i comportamenti maleducati, la menzogna come metodo, la volontà di distruggere biografie, la distorsione cosciente della realtà, l’ironia e la disumana soddisfazione per la malattia del presidente Lula e della presidente Dilma, l’omissione cosciente nell’affrontare il coronavirus che ha sacrificato almeno 300 mila persone, il genocidio consenziente degli yanomami, l’acquisizione praticamente illimitata di armi letali, la diffusione dell’odio e della violenza, che hanno generato quello che abbiamo visto ultimamente: qualcuno invade un asilo nido e uccide quattro bambini innocenti e ne lascia altri feriti. Ci sono altri casi di alunni che hanno accoltellato un insegnante e uno studente, un altro che ha ucciso un compagno di classe, e molti altri crimini di questa natura commessi in ambito scolastico, per non parlare della violenza della polizia nelle periferie delle città dove impunemente sono uccisi giovani neri e altri poveri. La gente si uccide per futili motivi come un pezzo di pizza.

L’eredità peggiore e più perversa lasciata dal presidente in fuga e ladro di regali ufficiali, donati da autorità di altri Stati, oltre a innumerevoli altri crimini politici, è stata questa: alimentare l’odio e la violenza dilagante nelle relazioni sociali.

Né piangere né solo lamentarsi, ma cercare di capire: da dove viene la barbara violenza che ha causato tante vittime nel nostro Paese? Guardiamo un po’ la storia: Alfred Weber, fratello di Max Weber, nel suo riassunto di storia universale, ci racconta che dei 3.400 anni di storia documentata, 3.166 furono di guerra. I restanti 234 anni non furono certo di pace, ma di tregua e preparazione per un’altra guerra. Le guerre del secolo scorso, in tutto, hanno ucciso 200 milioni di persone. Come si apprende, la violenza e i suoi derivati ​​sono radicati nella nostra storia. Lui solleva una domanda, espressa nello scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmund Freud il 30 luglio 1932.

Einstein chiede al fondatore della psicoanalisi, Freud: “c’è un modo per liberare gli esseri umani dalla fatalità della guerra… è possibile rendere gli esseri umani più capaci di resistere alla psicosi dell’odio e della distruzione”? Freud risponde realisticamente: “Non c’è speranza di poter sopprimere direttamente l’aggressività degli esseri umani. Tuttavia, si possono seguire percorsi indiretti, rafforzando l’Eros (principio di vita) contro Thanatos (principio di morte). Tutto ciò che genera legami affettivi tra gli esseri umani agisce contro la guerra. Tutto ciò che civilizza gli esseri umani agisce contro la guerra”.

La cultura, la religione, la filosofia, l’etica e l’arte sono sempre state determinanti per frenare o sublimare l’impulso di morte. Ma si sono rivelati insufficienti. Ecco perché comprendiamo la risposta rassegnata di Freud ad Einstein: “affamati, pensiamo al mulino che macina così lentamente che possiamo morire di fame prima di ricevere la farina”.

Nella verità delle cose, i saggi dell’umanità ci hanno fatto capire che siamo esseri ambigui. Nel dialetto religioso sant’Agostino diceva: “siamo simultaneamente Adamo e Cristo”. Lutero non diceva un’altra cosa quando affermava: “siamo simultaneamente giusti e peccatori”. Nei tempi attuali, è un saggio di 103 anni, Edgar Morin, che ci ricorda continuamente: fa parte della condizione umana essere allo stesso tempo sapiens e demens. Questo non è un difetto di creazione, ma la nostra costituzione come esseri umani. In altre parole, siamo esseri portatori della dimensione dell’amore e dell’odio, della luce e dell’ombra, della pulsione di vita e della pulsione di morte, del sim-bolico (che unisce) e del dia-bolico (che disunisce). Noi siamo l’unità dialettica di queste contraddizioni.

L’opzione di base che prendiamo, se l’amore, la luce, la vita o il sim-bolico, fonda la nostra etica umanitaria. Se assumiamo il contrario, stabiliamo un’etica disumana e crudele. Sebbene entrambi i poli coesistano e non possiamo eliminarli né reprimerli, è la centralità che conferiamo a una di queste polarizzazioni che definisce il nostro percorso di vita, vitale o letale, e i nostri comportamenti etici.

Se quello che abbiamo detto è vero, allora è importante essere realistici e sinceri e riconoscere che la violenza che si annida dentro di noi, è esplosa nella sinistra figura del precedente presidente. Egli è riuscito a far emergere nei suoi seguaci la dimensione dell’odio che era in loro e gli ha dato pieno sfogo. Ha usato ogni mezzo possibile, dalla calunnia, alla menzogna, alle fake news, alla violenza verbale attraverso i vari mezzi digitali, alla violenza diretta, minacciando di morte persone e effettivamente ammazzarle.

L’essere umano “troppo umano”, vale a dire la parte oscura e diabolica, ha guadagnato visibilità ed esercizio impune sotto il regime bolsonarista e con i suoi sostenitori.

La cosa più grave del bolsonarismo e del suo ‘capo bastone’ è avere diseducato i giovani, aver promosso il linguaggio rozzo e sgarbato, comportamenti aggressivi, i pregiudizi nei confronti dei più vulnerabili, i poveri, i neri, i quilombolas, gli indigeni, le donne, vittime di innumerevoli femminicidi e persone di altro orientamento sessuale. Tutti costoro sono stati diffamati, perseguitati, stuprati e non pochi assassinati, soprattutto questi ultimi.

Basta con questa storia di orrori vissuta per quattro anni. Ma il popolo ha capito che cosi non si può vivere e convivere. Hanno eletto, per la terza volta, qualcuno, un rappresentante degli strati sociali popolari: Luis Inácio Lula da Silva. Il suo governo si trova di fronte a un compito enorme: ricostruire una nazione devastata nel suo corpo e nel suo spirito. Le radici di questo disumanesimo sono ancora lì e ci saranno sempre, poiché fanno parte della nostra condizione. Ma li teniamo sotto controllo. Il popolo e la nazione optarono per la luce contro l’ombra, per l’amore contro l’odio, per il sim-bolico contro il dia-bolico. Dobbiamo restare sempre vigili, affinché i demoni che (insieme agli angeli) ci abitano, non inondino le coscienze dei bolsonaristi e distruggano sistematicamente ciò che generazioni e generazioni hanno costruito con sudore e sangue. Non passeranno. Come non sono passati altri capi di stato criminali e nemici della vita.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Odio e violenza: l’eredità perversa del bolsonarismo

                     Leonardo Boff

La persona che ci ha governato per quattro anni non era proprio un presidente, ma un ‘capo bastone’ con la sua famiglia, la cui caratteristica principale, utilizzando i social network, era il linguaggio volgare, i comportamenti maleducati, la menzogna come metodo, la volontà di distruggere biografie, la distorsione cosciente della realtà, l’ironia e la disumana soddisfazione per la malattia del presidente Lula e della presidente Dilma, l’omissione cosciente nell’affrontare il coronavirus che ha sacrificato almeno 300 mila persone, il genocidio consenziente degli yanomami, l’acquisizione praticamente illimitata di armi letali, la diffusione dell’odio e della violenza, che hanno generato quello che abbiamo visto ultimamente: qualcuno invade un asilo nido e uccide quattro bambini innocenti e ne lascia altri feriti. Ci sono altri casi di alunni che hanno accoltellato un insegnante e uno studente, un altro che ha ucciso un compagno di classe, e molti altri crimini di questa natura commessi in ambito scolastico, per non parlare della violenza della polizia nelle periferie delle città dove impunemente sono uccisi giovani neri e altri poveri. La gente si uccide per futili motivi come un pezzo di pizza.

L’eredità peggiore e più perversa lasciata dal presidente in fuga e ladro di regali ufficiali, donati da autorità di altri Stati, oltre a innumerevoli altri crimini politici, è stata questa: alimentare l’odio e la violenza dilagante nelle relazioni sociali.

Né piangere né solo lamentarsi, ma cercare di capire: da dove viene la barbara violenza che ha causato tante vittime nel nostro Paese? Guardiamo un po’ la storia: Alfred Weber, fratello di Max Weber, nel suo riassunto di storia universale, ci racconta che dei 3.400 anni di storia documentata, 3.166 furono di guerra. I restanti 234 anni non furono certo di pace, ma di tregua e preparazione per un’altra guerra. Le guerre del secolo scorso, in tutto, hanno ucciso 200 milioni di persone. Come si apprende, la violenza e i suoi derivati ​​sono radicati nella nostra storia. Lui solleva una domanda, espressa nello scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmund Freud il 30 luglio 1932.

Einstein chiede al fondatore della psicoanalisi, Freud: “c’è un modo per liberare gli esseri umani dalla fatalità della guerra… è possibile rendere gli esseri umani più capaci di resistere alla psicosi dell’odio e della distruzione”? Freud risponde realisticamente: “Non c’è speranza di poter sopprimere direttamente l’aggressività degli esseri umani. Tuttavia, si possono seguire percorsi indiretti, rafforzando l’Eros (principio di vita) contro Thanatos (principio di morte). Tutto ciò che genera legami affettivi tra gli esseri umani agisce contro la guerra. Tutto ciò che civilizza gli esseri umani agisce contro la guerra”.

La cultura, la religione, la filosofia, l’etica e l’arte sono sempre state determinanti per frenare o sublimare l’impulso di morte. Ma si sono rivelati insufficienti. Ecco perché comprendiamo la risposta rassegnata di Freud ad Einstein: “affamati, pensiamo al mulino che macina così lentamente che possiamo morire di fame prima di ricevere la farina”.

Nella verità delle cose, i saggi dell’umanità ci hanno fatto capire che siamo esseri ambigui. Nel dialetto religioso sant’Agostino diceva: “siamo simultaneamente Adamo e Cristo”. Lutero non diceva un’altra cosa quando affermava: “siamo simultaneamente giusti e peccatori”. Nei tempi attuali, è un saggio di 103 anni, Edgar Morin, che ci ricorda continuamente: fa parte della condizione umana essere allo stesso tempo sapiens e demens. Questo non è un difetto di creazione, ma la nostra costituzione come esseri umani. In altre parole, siamo esseri portatori della dimensione dell’amore e dell’odio, della luce e dell’ombra, della pulsione di vita e della pulsione di morte, del sim-bolico (che unisce) e del dia-bolico (che disunisce). Noi siamo l’unità dialettica di queste contraddizioni.

L’opzione di base che prendiamo, se l’amore, la luce, la vita o il sim-bolico, fonda la nostra etica umanitaria. Se assumiamo il contrario, stabiliamo un’etica disumana e crudele. Sebbene entrambi i poli coesistano e non possiamo eliminarli né reprimerli, è la centralità che conferiamo a una di queste polarizzazioni che definisce il nostro percorso di vita, vitale o letale, e i nostri comportamenti etici.

Se quello che abbiamo detto è vero, allora è importante essere realistici e sinceri e riconoscere che la violenza che si annida dentro di noi, è esplosa nella sinistra figura del precedente presidente. Egli è riuscito a far emergere nei suoi seguaci la dimensione dell’odio che era in loro e gli ha dato pieno sfogo. Ha usato ogni mezzo possibile, dalla calunnia, alla menzogna, alle fake news, alla violenza verbale attraverso i vari mezzi digitali, alla violenza diretta, minacciando di morte persone e effettivamente ammazzarle.

L’essere umano “troppo umano”, vale a dire la parte oscura e diabolica, ha guadagnato visibilità ed esercizio impune sotto il regime bolsonarista e con i suoi sostenitori.

La cosa più grave del bolsonarismo e del suo ‘capo bastone’ è avere diseducato i giovani, aver promosso il linguaggio rozzo e sgarbato, comportamenti aggressivi, i pregiudizi nei confronti dei più vulnerabili, i poveri, i neri, i quilombolas, gli indigeni, le donne, vittime di innumerevoli femminicidi e persone di altro orientamento sessuale. Tutti costoro sono stati diffamati, perseguitati, stuprati e non pochi assassinati, soprattutto questi ultimi.

Basta con questa storia di orrori vissuta per quattro anni. Ma il popolo ha capito che cosi non si può vivere e convivere. Hanno eletto, per la terza volta, qualcuno, un rappresentante degli strati sociali popolari: Luis Inácio Lula da Silva. Il suo governo si trova di fronte a un compito enorme: ricostruire una nazione devastata nel suo corpo e nel suo spirito. Le radici di questo disumanesimo sono ancora lì e ci saranno sempre, poiché fanno parte della nostra condizione. Ma li teniamo sotto controllo. Il popolo e la nazione optarono per la luce contro l’ombra, per l’amore contro l’odio, per il sim-bolico contro il dia-bolico. Dobbiamo restare sempre vigili, affinché i demoni che (insieme agli angeli) ci abitano, non inondino le coscienze dei bolsonaristi e distruggano sistematicamente ciò che generazioni e generazioni hanno costruito con sudore e sangue. Non passeranno. Come non sono passati altri capi di stato criminali e nemici della vita.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)