Boff: “Bolsonaro ha gettato il Brasile nell’abisso, Lula saprà trovare una via d’uscita”

Quali sono le grandi sfide che Lula dovrà affrontare dopo la sua elezione a Presidente del Brasile? Ne parliamo con un grande intellettuale brasiliano, il filosofo e teologo Leonardo Boff

Pierluigi Mele

Professore, la storica vittoria (terzo mandato) di Lula su Bolsonaro cosa può significare per l’America Latina e la politica mondiale?

 La vittoria di Lula significa una sconfitta per il conservatorismo, il fascismo e l’ultra-destra che sta crescendo nel mondo. Il Brasile è importante per le sue dimensioni, per la sua popolazione e per essere una potenza di beni e servizi naturali, fondamentali per la sopravvivenza della vita umana sul pianeta. Particolarmente importante è l’Amazzonia, che regola i climi di gran parte della Terra e contiene la più grande biodiversità, decisiva per perpetuare la natura, senza la quale l’essere umano non può garantire il proprio futuro.

Le elezioni ci consegnano un Brasile diviso letteralmente in due. Nelle prime parole pronunciate dopo l’elezione, Lula  esprime la forte volontà di “‘essere presidente di tutti”. È una grande sfida questa, ci riuscirà? 

C’è consenso anche tra i suoi oppositori sul fatto che Lula sia la figura carismatica con più capacità di dialogare e convivere con le differenze, per unire il Paese, attraversato dalle divisioni prodotte dal fascismo e dall’ultra-destra del presidente Jair Bolsonaro. Quest’ultimo non si è rivelato all’altezza di un capo di stato. Per i suoi comportamenti omofobi, misogini, razzisti, nemico dei neri e degli indigeni, per le sue espressioni linguistiche scortesi, ha prodotto intolleranza, violenza e vergognoso disprezzo per i poveri, che sono la maggioranza della società. Lula, nella sua vita di dirigente sindacale, ha imparato a dialogare con i padroni e, come presidente per due volte, ha rivelato una grande capacità di dialogo con le varie correnti politiche, raggiungendo un consenso su questioni fondamentali come lo sradicamento della fame e l’inclusione sociale di 36 milioni di persone. Ora trova un Paese lacerato in ogni campo, e con l’aiuto dei movimenti sociali e dei partiti di matrice umanistica, saprà trovare una via d’uscita dall’abisso in cui siamo stati gettati.

Sappiamo che il Parlamento è frammentato, con una forte presenza della destra. Non sarà facile il rapporto con Lula

Il Parlamento brasiliano è molto fluido e privo di un’ideologia guida. Gli piace essere vicino al potere. Ecco perché, un giorno dopo l’elezione di Lula, diversi politici opportunisti lo hanno sostenuto e probabilmente vorranno fungere da base di appoggio per il Governo. Quello che sappiamo è che Lula non intende fare un Governo solo di coalizione di partiti, perché implica scambio di favori e corruzione. Dovrà prendere accordi in Parlamento, ma soprattutto vuole la partecipazione dei movimenti sociali e discutere con la società il bilancio e le priorità riscontrate tra la gente. Vuole creare reti di discussione ed elaborazione di progetti promossi dal basso. Questa sarebbe una democrazia partecipativa e quotidiana.

Quali sono altre sfide che Lula dovrà affrontare?

 La prima sfida è fare in modo che i 33 milioni di affamati possano mangiare almeno tre pasti al giorno. Il secondo è fornire occupazione e lavoro a più di 10 milioni di disoccupati e a circa 20 milioni di lavoratori informali. In secondo luogo, resuscitare le politiche sociali che comprendono il progetto ‘Minha Casa Minha Vida’, ‘Luz para Todos’ e l’accesso dei poveri all’università. La sua grande sfida è limitare la voracità dell’economia al servizio dei ricchi e a spese dei poveri. Il suo motto è: includere i ricchi all’interno delle imposte sul reddito e i poveri nel bilancio ufficiale del Governo. Inoltre, tra i tanti problemi esistenti, si tratta di salvare il sistema sanitario e l’istruzione abbandonate e garantire la conservazione dell’Amazzonia senza deforestazione.

Il Brasile è un paese molto religioso. Quanto ha pesato il fattore “religione” in queste elezioni ?

 Il Brasile a partire dagli anni ’70 del secolo scorso è stato invaso dalle chiese neo-pentecostali provenienti dagli USA. Appartenevano alla strategia del dominio imperiale contro i movimenti libertari che stavano ribollendo in tutti i paesi dell’America Latina. In questo contesto è nata anche la teologia della liberazione. Queste chiese carismatiche neo-pentecostali sono penetrate nei luoghi poveri che non erano raggiunti dalla Chiesa cattolica o dalle Comunità Ecclesiali di Base. I pastori radunavano queste persone povere e abbandonate in grandi sale e svolgevano funzioni religiose molto emozionanti. Insieme a questo, riscuotevano rigorosamente la decima e chiedevano ai fedeli un contributo in denaro. Hanno, in questo modo, irregimentato molte persone e si sono avvicinati ai partiti politici conservatori con lo slogan Famiglia, Patria e Religione. Cosi che il presidente cattolico Jair Bolsonaro ha strumentalizzato queste chiese con discorsi conservatori, usando fake news, calunnie e bugie contro politici progressisti come Lula e altri. Hanno avuto influenza nelle elezioni, ma non sono stati decisivi perché c’erano anche divisioni tra di loro.

Una nota su Bolsonaro. Come spiega, dopo una gestione fallimentare del Paese, tutti questi voti a Bolsonaro?  

Bolsonaro ha utilizzato l’intero apparato statale e milioni di dollari per comprare, senza vergogna, voti tra i poveri e la popolazione in generale. Ha beneficiato i più poveri con sussidi validi solo per il periodo elettorale, ha sovvenzionato i tassisti e i camionisti con denaro pubblico. Ha anche creato ‘l’Ufficio dell’Odio’ attraverso il quale ha diffuso milioni di fake news, calunnie e bugie. Anche così, non è riuscito a convincere abbastanza per vincere le elezioni. Ma questa campagna elettorale è stata la più corrotta e spudorata della nostra storia.

Qual è stata la “carta vincente” di Lula?

Mentre Bolsonaro raccontava decine di bugie al giorno, diffondeva odio e divisioni nella società, Lula ha usato sempre la verità. Ha promesso una politica praticabile per i più poveri, per i 33 milioni che soffrono la fame e per i 110 milioni che hanno carenza di cibo. Ha promesso di fare grandi investimenti nelle strutture della società per creare posti di lavoro, poiché ci sono diversi milioni di disoccupati. Ha promesso di pacificare il Paese e governare per tutti e non come ha fatto Bolsonaro, che ha governato solo per i suoi seguaci, molti dei quali fanatici. Lula si è dimostrato assennato e ha conquistato la fiducia del popolo e così, nonostante tutta la corruzione, è riuscito a vincere le elezioni ed evitare così un governo di ultra-destra e fascista. La saggezza ha vinto sulla follia politica.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

un governo di ultra-destra e fascista. La saggezza ha vinto sulla follia politica.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Quale destino vogliamo: barbarie o democrazia?

Leonardo Boff

Ad eccezione della classe dominante che si arricchisce con regimi autoritari e di estrema destra, come quello attuale, la stragrande maggioranza è consapevole che, cosi come è il Brasile non può andare avanti. Ci deve essere un cambiamento in meglio, per questo penso che debbano essere soddisfatti alcuni requisiti di base. Ne elenco alcuni.

1. Rifare il contratto sociale. Questo significa il consenso di tutti, espresso dalla costituzione e dall’ordinamento giuridico per cui vogliamo vivere insieme come cittadini liberi che si accettano mutuamente, al di là delle differenze di pensiero, di classe sociale, di religione e di colore della pelle. Ora, con l’attuale governo, il contratto sociale si è rotto. Il tessuto sociale è stato lacerato. L’esecutivo ignora la costituzione, va oltre le leggi, disprezza le istituzioni democratiche, anche le più alte come l’STF [il Supremo Tribunale Federale]. A causa di questa rivoluzione al contrario, autoritaria, con un pregiudizio ultraconservatore e fascista, sostenuta da settori significativi della società tradizionalmente conservatrice, le persone si dividono, in famiglia e tra amici e persino si odiano, quando non commettono omicidi per ragioni politiche. Se non ridefiniamo il contratto sociale, torneremo a un regime di forza, di autoritarismo e dittatura, con le conseguenze intrinseche: repressione, persecuzioni, prigionia, torture e morti. Dalla civiltà saremo a un passo dalla barbarie.

2. Riscattare la civiltà. In altre parole, la cittadinanza deve prevalere. Si tratta di un processo storico-sociale in cui la massa umana forgia la coscienza della sua situazione subalterna, permettendo a se stessa di sviluppare un progetto e delle pratiche nel senso di cessare di essere massa e passare ad essere popolo, protagonista del suo proprio destino. Ciò non è concesso dallo Stato. È conquistato dal popolo stesso nella misura che si organizza e affronta le classi dell’arretratezza e persino lo Stato classista. Tuttavia, questo processo è sempre stato ostacolato dalla classe dominante. Mira a mantenere le masse nell’ignoranza per manipolarle meglio e impedire loro, con violenza, di alzare la testa e mobilitarsi. L’ignoranza e l’analfabetismo sono politicamente voluti. Il 10% più ricco che detiene il 75% della ricchezza nazionale, ha un progetto per sé, di conciliazione tra loro, escludendo sempre le grandi maggioranze. Ci manca un progetto nazionale che includa tutti. Questo ancora continua fino ai nostri giorni. È forse il nostro più grande flagello perché si disconoscono il 54% degli afro-discendenti, i quilombolas, gli indigeni e i milioni di poveri emarginati. Senza cittadinanza non c’è democrazia.

3. Recuperare la democrazia minima. Non c’è mai stata nel nostro Paese una democrazia rappresentativa veramente consolidata, in cui fossero presenti gli interessi generali della nazione. Gli eletti rappresentano gli interessi particolari del loro segmento (evangelici, allevatori, lobby delle armi, agrobusiness, settore minerario, banche, istruzione privata, ecc.) o di coloro che hanno finanziato le loro campagne elettorali. Pochi pensano a un progetto di paese per tutti, con il superamento delle brutali disuguaglianze, ereditate dalla colonizzazione e soprattutto dallo schiavismo. Sotto l’attuale governo, poche volte nella nostra storia, la democrazia si è rivelata come una farsa, una collusione dei suddetti politici con un esecutivo che governa per i suoi elettori e le sue milizie e non per tutti, inventandosi anche un vergognoso bilancio segreto, senza alcun trasparenza, destinato, in primis, a comprare il voto per la rielezione di un esecutivo che usa la menzogna, le fake news come politica di governo, l’abbrutimento del linguaggio e dei comportamenti, continua a minacciare un colpo di stato, smantellando le principali istituzioni nazionali come l’istruzione , la salute, la sicurezza (consentendo più di un milione di armi nelle mani di cittadini inclini alla violenza). È urgente recuperare una democrazia rappresentativa minima, per poterla poi approfondire, renderla partecipativa e socio-ecologica. Senza questa democrazia minima, non c’è modo di far funzionare – con la dovuta inclusione – giustizia e diritto; si indeboliscono le istituzioni nazionali, in particolare la sanità pubblica, l’istruzione per tutti e la sicurezza, le cui forze di polizia spesso giustiziano giovani delle periferie, neri e poveri.

4. Promuovere l’istruzione, la scienza e la tecnologia. Viviamo in una società complessa che, per soddisfare le sue esigenze, ha bisogno di istruzione, promozione della scienza e della tecnologia. Tutto questo è stato trascurato e combattuto dall’attuale governo. Continuando cosi, saremo condotti nel mondo pre-moderno, distruggendo il nostro nascente parco industriale (il più grande dei paesi in via di sviluppo), la nostra educazione che stava guadagnando qualità e universalità a tutti i livelli, a beneficio soprattutto degli studenti dell’istruzione di base, alimentati dall’agricoltura famigliare e biologica, l’accesso dei poveri, attraverso le quote, all’istruzione superiore, alle scuole tecniche e alle nuove università. Possiamo informarci per tutta la vita, ci ha avvertito la grande filosofa Hannah Arendt, senza mai educarci, cioè senza imparare a pensare in modo critico, a costruire la nostra identità personale e sociale ed esercitare concretamente la nostra cittadinanza. trasformarci in un paese paria, emarginato dal corso generale del mondo.

5. Prendere coscienza della nostra importanza unica nel tema dell’ecologia integrale per aiutare a salvare la vita sul pianeta. Il consumismo attuale richiede più di una Terra e mezzo che non abbiamo (Earth Overload). Dobbiamo anche assumere come fatto scientifico certo che siamo già all’interno del nuovo regime climatico della Terra. Con l’accumulo di gas ad effetto serra nell’atmosfera, non potremo più evitare gravi eventi estremi fatali: siccità prolungate, bufere di neve e immense inondazioni, perdita di biodiversità, di raccolti, migrazioni di migliaia di persone che non riescono ad adattarsi e sono soggette alla fame e nuovi virus in arrivo (vorosfera). Ci sarà una grande penuria mondiale di acqua, di cibo, di suoli fertili. In questo contesto, il Brasile potrà svolgere un vero ruolo salvifico in quanto è la potenza mondiale di acqua dolce, per l’estensione dei suoli fertili e per l’Amazzonia che, se preservata, sarà in grado di sequestrare milioni di tonnellate di CO2, devolvendoci ossigeno, fornendo umidità a regioni distanti migliaia di chilometri e, grazie alla sua ricchezza geo-bio-ecologica, sarà in grado di soddisfare i bisogni di milioni di persone nel mondo. I nostri governanti hanno poca coscienza di questa rilevanza e pochissima consapevolezza c’è anche tra la popolazione. Forse dovremo imparare dalla sofferenza che verrà e che si è già manifestata tra noi a causa delle disastrose inondazioni, avvenute quest’anno 2022 in diversi Stati. O tutti sul pianeta Terra collaboriamo e ci diamo la mano, oppure ci uniremo alla processione di coloro che si dirigono verso la propria tomba, come ci ha avvertito Sigmunt Bauman poco prima di morire. Nelle parole di papa Francesco: «siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o nessuno si salva». La questione essenziale non risiede nell’economia, nella politica e nell’ideologia, ma nella sopravvivenza della specie umana realmente minacciata. Tutte le istanze, i saperi e le religioni devono essere ecologizzate e dare il loro contributo, se vogliamo ancora vivere su questo piccolo e bellissimo pianeta Terra.

6. Infine, tralasciando altri aspetti importanti, dobbiamo creare le condizioni per un nuovo modo di abitare la Terra. Quella dominante fino ad ora, quella che ci ha resi padroni e signori della natura, sottoponendola ai nostri propositi di crescita illimitata, senza sentirci parte della Terra, ha esaurito le sue virtualità. Ha portato grandi benefici alla vita comune, ma ha anche creato il principio dell’autodistruzione con tutti i tipi di armi letali. Bisogna fare il passaggio ad un’altra forma in cui tutti si riconoscano fratelli e sorelle con tutti gli esseri umani e anche con la natura (i viventi hanno lo stesso codice genetico di base), sentendosi parte di essa ed eticamente responsabili della sua perpetuità. Sarà una bio-civilizzazione in funzione della quale dovranno ricollocarsi l’economia e la politica e le virtù della cura, del rapporto gentile, della giusta misura e del legame affettivo con la natura e con tutti i suoi esseri.

Per creare tali condizioni nel nostro paese per questa civilizzazione della buona speranza, dobbiamo sconfiggere la politica dell’odio, della menzogna e delle relazioni disumane che si sono instaurate nel nostro paese. E fare trionfare quelle forze che si propongono di recuperare la democrazia minima, la civiltà, la decenza nelle relazioni sociali e un profondo senso di appartenenza e responsabilità per la nostra Casa Comune. Le prossime elezioni significheranno un plebiscito sul tipo di paese che noi vogliamo: quello delle barbarie o quello della democrazia.

❋ Leonardo Boff ha scritto Habitar a Terra, Vozes 2022; O doloroso parto da Mãe Terra, Vozes 2021.

(traduzione in italiano dal portoghese di Gianni Alioti)

De-demonizzare il Satana o il Diavolo

In questi tempi di campagne politiche e presidenziali, non è raro che un candidato demonizzi il suo avversario. C’è anche una strana divisione tra chi è dalla parte di Dio e chi è dalla parte Diavolo o di Satana.

Questo termine Satana (in ebraico) o Diavolo (in latino) ha acquisito molti significati, positivi e negativi, nel corso della storia. Ciò si verifica in molte religioni soprattutto in quelle abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islamismo).

Tuttavia, dobbiamo dire che nessuno ha subito tante ingiustizie ed è stato così “demonizzato” come Satana stesso. All’inizio non fu così. Per questo motivo è importante raccontare brevemente la storia di Satana o del Diavolo.

Egli è annoverato tra i “figli di Dio” come gli altri angeli, come si dice nel libro di Giobbe (Gb 1,6). Sta nella corte celeste. Pertanto, è un essere di bontà. Non è la figura che diventerà più tardi. Ma ha ricevuto da Dio un compito insolito e ingrato: deve mettere alla prova persone buone come Giobbe, che è «un uomo integro, retto, teme Dio e rifugge il male» (Gb 1,8). Deve sottoporlo a tutti i tipi di prove per vedere se, in effetti, è quello che tutti dicono di lui: «non c’è altro come lui sulla terra» (Gb 1,8). Come prova promossa da Satana, Giobbe perde tutto, famiglia, beni e amici. Ma non perde la fede.

Ci fu una grande mutazione a partire dal VI secolo aC, quando gli ebrei vissero in cattività babilonese (587 aC) in Persia. Lì si confrontarono con la dottrina di Zoroastro che stabiliva il confronto tra il “principe della luce” e il “principe delle tenebre”. Loro incorporarono questa visione dualistica e manichea. Si diede origine a Satana come parte del regno delle tenebre, il “grande accusatore” o “avversario” che induce gli esseri umani ad atti malvagi. In seguito, si produce il confronto tra Dio e Satana. Nei testi tardo ebraici, dal II secolo aC, soprattutto nel libro di Honoch, si elabora la saga della rivolta degli angeli guidati da Satana, ora chiamato Lucifero, contro Dio. Si narra della caduta di Lucifero e di circa un terzo degli angeli che aderirono e finirono per essere espulsi dal cielo.

Sorge allora la domanda: dove collocarli se sono stati espulsi? Lì si fece uso della categoria dell’inferno: de fuoco ardente e di tutti gli orrori, ben descritti da Dante Alighieri nella seconda parte della sua Divina Commedia dedicata all’inferno.

Nel Primo Testamento (l’Antico) non si parla quasi del diavolo (cfr Cron 21,1; Samuele 24,1). Nel Secondo Testamento (Nuovo) appare in alcuni racconti “…saranno gettati nella fornace di fuoco; ci sarà pianto e stridore di denti» (Mt 8,12;13,42-50; Lc 13,27) o nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,23-24) o nell’Apocalisse (16,10 -11).

Questa comprensione fu assunta dai teologi antichi, specialmente da sant’Agostino. Lui ha influenzato l’intera tradizione delle Chiese, la dottrina dei Papi ed è arrivato ai giorni nostri.

La categoria dell’inferno e della dannazione eterna fu decisiva nella conversione dei popoli originari dell’America Latina e di altri luoghi di missione, producendo paura e panico. I loro antenati, si diceva, poiché non erano cristiani, erano all’inferno. E si sosteneva che se non si fossero convertiti e non si fossero lasciati battezzare, avrebbero conosciuto lo stesso destino. Ciò è presente in tutti i catechismi che furono elaborati, subito dopo la conquista, per convertire gli Aztechi, gli Incas, e tutti gli altri. Fu la paura, che un tempo ha portato e porta tuttora alla conversione delle moltitudini, come dimostra il grande storico francese Jean Delumeau. È facendo appello al Diavolo, a Satana, che oggi, in tempi di rabbia e odio sociale, si cerca di squalificare l’avversario, spesso reso nemico da demoralizzare e infine liquidare.

Qui bisogna superare tutto il fondamentalismo del testo biblico. Non basta citare testi sull’inferno, anche dalla bocca di Gesù. Dobbiamo saperli interpretare per non cadere in contraddizione con il concetto di Dio e distruggere cosi la buona novella di Gesù, del Padre pieno di misericordia, come il padre del figliol prodigo che accoglie il figlio perduto (Lc 15 ,11-23).

In primo luogo, gli esseri umani cercano una ragione per il male nel mondo. Ci sono grandi difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità. Quindi si trasferiscono al Demonio o ai demoni.

In secondo luogo, il significato dei demoni e dell’inferno degli orrori rappresenta una pedagogia della paura per indurre le persone a cercare la via del bene attraverso la paura. Demonio e inferno, pertanto, sono creazioni umane, una specie di pedagogia sinistra, come fanno ancora le madri con i bambini: “Se non ti comporti bene, di notte, il lupo cattivo verrà a morderti un piede”. L’essere umano può essere il Satana della terra e della società. Può creare “l’inferno” per gli altri attraverso l’odio, l’oppressione e i meccanismi della morte, come infelicemente sta accadendo nella nostra società.

In terzo luogo, Satana o il Diavolo è una creatura di Dio. Dire che è una creatura di Dio, significa che, in ogni momento, Dio sta creando e ricreando questa creatura, anche nel fuoco dell’inferno. Altrimenti ritornerebbe nel nulla. Può Dio, che è amore e bontà infinita, prestarsi a questo? Dice bene il libro della Sapienza: “Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? […] Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24-26). Papa Francesco lo ha detto chiaramente: «non esiste la dannazione eterna; lei è solo per questo mondo».

In quarto luogo, il grande messaggio di Gesù è l’infinita misericordia di Dio-Abba (caro padre) che ama tutti, anche gli «ingrati e malvagi» (Lc 6,35). L’affermazione del castigo eterno all’inferno distrugge direttamente la buona novella di Gesù. Un Dio punitore è incompatibile con il Gesù storico che annunciò l’amore infinito di Dio per tutti, anche per i peccatori. Il Salmo 103 lo aveva già intuito: «Il Signore è compassionevole e clemente, lento all’ira e ricco di misericordia. Non sta sempre accusando e non porta rancore per sempre. Non ci tratta secondo i nostri peccati… come un padre ha compassione dei suoi figli e delle sue figlie, così il Signore avrà pietà di coloro che lo amano, perché conosce la nostra natura e ricorda che siamo polvere… La misericordia del Signore è da sempre per sempre» (103,8-17). Dio non può mai perdere nessuna creatura, per quanto perversa sia. Se l’avesse persa, anche una sola, avrebbe fallito nel suo amore. Beh, non può succedere.

Ha detto bene Papa Francesco che predica instancabilmente la misericordia: «La misericordia sarà sempre più grande di qualsiasi peccato e nessuno potrà porre limiti all’amore del Dio che perdona» (Misericordiae vultus, 2)

Questo non significa che uno entrerà comunque in paradiso. Tutti passeranno attraverso il giudizio e la clinica di Dio, per purificarsi lì, riconoscere i propri peccati, imparare ad amare ed entrare finalmente nel Regno della Trinità. È il purgatorio che non è l’anticamera dell’inferno, ma l’anticamera del paradiso. Chi sta lì purificandosi, partecipa già al mondo dei redenti.

L’inferno e i demoni e il principale di loro, Satana, sono le nostre proiezioni del male che esiste nella storia o che noi stessi produciamo e per il quale non vogliamo incolpare noi stessi e le proiettiamo su queste figure sinistre.

Dobbiamo finalmente liberarci da tali proiezioni per vivere la gioia del messaggio di salvezza universale di Gesù Cristo. Questo delegittima tutta la demonizzazione in qualsiasi situazione, specialmente, nella politica e nelle chiese pentecostali carismatiche che usano la figura del diavolo e dell’inferno in modo del tutto esorbitante. Per spaventare i fedeli piuttosto che confortarli con l’amore e la misericordia infinita di Dio.

Leonardo Boff è teologo, filosofo e ha scritto: Vida para além da morte, Vozes, muitas edições 2021.

(traduzione dal portoghese in italiano di Gianni Alioti)

La figura tenebrosa di Jair Bolsonaro minaccia la democrazia

L’attuale presidente presenta tratti selvaggi e ha minacciato costantemente la normalità democratica, nel caso che perda le elezioni. Al primo turno, il 2 ottobre, ha ricevuto il 43,44% dei voti, mentre l’ex presidente Lula ha ottenuto il 48,5% dei voti. C’è grande aspettativa che egli vinca le elezioni, poiché la sua superiorità su Bolsonaro è notevole.

Lula ha ricevuto il sostegno di quasi tutti i partiti, anche i più lontani. Ebbene, hanno capito che è in gioco la democrazia e anche il destino storico del nostro Paese. La vittoria di Bolsonaro porterebbe avanti il ​​suo progetto di smantellamento delle istituzioni in un modo apertamente autoritario e minaccioso di un colpo di stato.

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di menzogne ​​come metodo di governo, fake news, calunnie e corruzione del governo, su cui è stato impedito di indagare. Mi è venuto in mente un articolo che avevo pubblicato tempo fa e lo riformulo qui. Due categorie sembrano illuminanti: una della psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o comunità, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio sia personale che collettivo.

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politico-sociale del nostro Paese:

  • La prima è il genocidio indigeno, che persiste ancora oggi, perché le loro terre sono oggetto di invasione e durante la pandemia sono state praticamente abbandonate dalle autorità attuali.
  • La seconda è la colonizzazione che ci ha impedito di avere un proprio progetto, di un popolo libero, ma – al contrario – sempre dipendente dalle potenze straniere del passato e di oggi. Ha creato la sindrome del “cane bastardo”.
  • Il terzo è la schiavitù, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “pezzo”, messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate, al disprezzo e all’odio.
  • La quarta è la permanenza della conciliazione tra loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto a partire da São Paulo, chiamate da Jessé Souza le “élite dell’arretratezza”. Sono profondamente egoisti al punto che Noam Chomsky ha detto: “Il Brasile è una specie di caso speciale, perché raramente ho visto un paese in cui elementi d’élite hanno un tale disprezzo e odio per i poveri e i lavoratori”. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, un progetto solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occupare i suoi apparati e guadagnare tangenti e fortune nei progetti statali.
  • La quinta ombra rappresenta la democrazia a bassa intensità interrotta da colpi di stato, ma che sempre è rifatta senza però cambiarne la natura. Persiste ancora oggi e mostra attualmente una grande debolezza a causa del rango dei rappresentanti di destra o di estrema destra, con i loro espedienti come il bilancio segreto. Misurata dal rispetto alla costituzione, dei diritti umani personali e sociali, dalla giustizia sociale e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri degli schiavi sociali, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi media, come giornali, radio e i canali televisivi, associati a parlamentari e settori importanti della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964) o sia giuridico-politico-mediatico (2016) per garantire i loro privilegi.

Il disprezzo e l’odio, un tempo diretto agli schiavi, è stato trasferito vigliaccamente sui poveri e sui miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. Queste ombre aleggiano sull’atmosfera sociale del nostro Paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

Con l’attuale presidente e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era occulto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, per impedire alla nostra società, dominata dall’élite arretrata, di apportare i cambiamenti necessari, continuando con una caratteristica conservatrice e, in alcuni campi, come nei costumi, anche reazionaria e quindi facile da manipolare politicamente. Dentro l’anima di molti brasiliani c’è un piccolo “bolsonaro” reazionario e odioso. Il Bolsonaro storico ha dato corpo a questo “bolsonaro” nascosto. Lo stesso era accaduto con l’”hitleri” nascosto in una parte del popolo tedesco.

Le cinque ombre menzionate sono state attualmente aggravate dall’acquisizione incoraggiata di armi da parte della popolazione, dall’esaltazione della violenza e persino della tortura, dal razzismo culturale, dalla misoginia, dall’odio per coloro che hanno un’altra opzione sessuale, dal disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, i quilombolas e i poveri in generale. È sorprendente che molte persone, anche ragionevoli, inclusi accademici e persone della classe media, possano seguire una figura così intemperante, ignorante senza alcuna empatia per i sofferenti che hanno perso i propri cari a causa del Covid-19.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso la categoria dell’ombra che sta alla base delle varie crisi socio-politiche.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado analitico e non solo ermeneutico (che illumina la vita), mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro “Elige la vida”  (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che provocava la sua corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota l’intero ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè “debiti e crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista e spiritualista, porta con sé questo resoconto; ecco perché ti reincarni in modo che, attraverso diverse rinascite, tu possa azzerare il saldo negativo ed entrare nel nirvana o nel paradiso.

Per Toybee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p.384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benefici o malefici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave  Sfida – Risposta (Challange – Response) e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali, in particolare quelle dell’estrema destra brasiliana e anche internazionale.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni a seconda dei livelli di bontà e giustizia o di cattiveria e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

Sia Toynbee sia Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi compresi) solo può essere curata dal suo carico karmico, aggiungeremmo dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale e sociale iniziando nel cuore e nella mente (p.159), nella linea della giustizia compensativa, delle politiche di cura e delle istituzioni giuste.

Tuttavia, da sole non sono sufficienti e non annulleranno le ombre e il karma negativo. C’è bisogno di amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, dicono Toynbee e Ikeda “è l’Ultima Realtà” (p. 387). Qualcosa di simile dice Watson, uno dei decodificatori del codice genetico: l’amore è nel nostro DNA.

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come in Bolsonaro e i suoi seguaci, alcuni dei quali fanatici, è incapace di de-costruire una storia tanto segnata da ombre e karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi aggressivi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente e dei suoi ministri.

Solo la dimensione della luce e il karma del bene possono liberare e redimere la società dalla forza delle ombre tenebrose e dei karma del male, come i grandi saggi dell’umanità, il Dalai Lama e i due Francesco, quello di Assisi e quello di Roma, testimoniano.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’attuale presidente in questo secondo turno che si terrà il 30 ottobre, il Paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di karma e ombre distruttive, compromettendo il futuro di tutti. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo.

Siamo certi che saranno loro a garantire, cosi speriamo, la vittoria di Lula, che non conserva rancore né odio nel cuore, ma è animato dall’amore e dalla politica di prendersi cura delle persone, soprattutto dei poveri e delle loro necessità.

Leonardo Boff, teologo e filosofo

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)