Cina-Brasile oltre l’economia

Leonardo Boff

La Cina è uno dei principali partner commerciali del Brasile. Con la chiara deriva del predominio/dominazione occidentale, emerge come la principale potenza del XXI secolo. Lo stile cinese è notevolmente diverso da quello occidentale. Non solo quest’ultimo si ritiene il migliore e il più forte, ma deve anche essere promosso in tutto il mondo. I cinesi sono riservati e apprezzano il silenzio, i medi  e i lunghi periodi. Sanno aspettare che il tempo maturi. Il grande ideale proposto da Xi Jinping è: Una comunità con un Futuro Condiviso per l’Umanità, tradotto anche come Comunità di Destino Comune. Ecco un ideale generoso da realizzare.

Si dice spesso tra gli analisti di geopolitica globale che dopo una guerra economica, come quella condotta da Trump principalmente contro la Cina, segue una guerra militare. Non è improbabile. L’asse anglo-sassone occidentale non rinuncerà mai a essere l’unico polo a guidare il corso del mondo e ad avere il dollaro come unica moneta di riferimento del valore. È bastata la decisione arrogante di Trump di stanziare 500 miliardi di dollari per la produzione di nuovi chip di intelligenza artificiale, i più potenti possibili, perché la Cina rompesse il silenzio e annunciasse la piattaforma Deep Seek, con i suoi trilioni e trilioni di algoritmi, più economica e accessibile a tutti. Ha messo in ginocchio gli orgogliosi padroni delle grandi piattaforme conosciute che, a causa dell’immensa superiorità cinese, hanno perso, complessivamente, in un solo giorno, un trilione di dollari di valore di mercato. Se alla fine scoppiasse una guerra, la Cina ne uscirebbe vincitrice, utilizzando solo l’intelligenza artificiale o addirittura armi nucleari tattiche, non quelle strategiche che significherebbero la fine della specie umana.

È chiaro che le relazioni tra Cina e Brasile hanno un significato strategico che va oltre gli scambi commerciali essenziali. Il Brasile non può che guadagnarci se si apre agli antichi valori culturali e alla saggezza ancestrale della Cina. Ciò è caratterizzato dall’insaziabile ricerca dell’integrazione degli opposti e dell’armonizzazione delle forze cosmiche e psichiche. In un paese tanto diviso come il nostro, questo sarebbe un rimedio.

Noi occidentali siamo eredi di un pensiero lineare che opera costantemente con il principio di identità e contraddizione, tardivamente arricchito dal pensiero dialettico. La nostra posizione antropologica ci ha resi imperialisti e dominatori di tutti i popoli e distruttori di tutte le differenze. O loro vengono incorporate nell’uniformità occidentale oppure vengono subalternizzate e persino distrutte. È la tragedia dell’Occidente, ormai al tramonto. Consultata la Deep Seek ha denunciato “l’insostenibilità umana e l’obsolescenza storica del neoliberismo del modello economico occidentale”. Esso è destinato a scomparire. Ciò indebolisce l’attuale unipolarismo occidentale.

La saggezza cinese cerca sempre di includere gli opposti. Questa postura è espressa dal famoso tai-ki, il cerchio all’interno del quale si intrecciano tra loro due teste di pesce. È la presenza delle due forze universali – ying e yang – (cielo e terra, luce e ombra, maschile e femminile) che entrano nella composizione di tutti gli esseri. Ying e yang incarnano Shi, l’energia primordiale e misteriosa che sostiene tutto, chiamata anche Tao. Il Tao è interpretato in mille modi. Ma per me il più suggestivo è quello del cammino convenzionale. Il Tao sarebbe l’energia attraverso la quale costruiamo il cammino e che sta alla base di ogni singola realtà. Il Tao si trova in tutto, come dice Chung-tzu, dallo sterco del campo fino alla testa dell’Imperatore. Il taoismo non è una religione, ma un cammino di saggezza. Le religioni esistenti sono una delle risposte alla percezione del Tao, così come la cucina, l’arte, la politica e l’etica.

Quando, su invito ufficiale, ho visitato la Cina insieme ad altri, ciò che più mi ha impressionato è stata questa visione olistica diventata cultura generale. Essa è penetrata nel popolo e permea la vita quotidiana, facendo si che la persona comune cinese sia pragmatica, laboriosa e minuziosa, come nei dipinti, e contemporaneamente contemplativa, seria e serena, come nelle figure dei maestri. Questa convergenza degli opposti ha introdotto una cultura della cura, fondamentale per l’ethos cinese. La cura cerca sempre l’equilibrio delle energie, anche opposte. Ciò che ne consegue è un atteggiamento di rispetto, quasi sacro, verso ogni essere, in quanto portatore dell’energia del Tao. La medicina cinese dei tè, dell’agopuntura e dei massaggi rappresenta l’attivazione di questa energia. La salute è essere in sintonia con le energie e con il Tao.

Il valore più importante nella tradizione cinese e anche nella politica risiede nell’amicizia. Non è tanto un sentimento soggettivo quanto l’accettazione della differenza in modo riverente. L’amicizia si dimostra attraverso la condivisione e la solidarietà. “Condividere è giusto” afferma una massima dell’etica cinese. Per noi condividere appartiene all’ordine della “gratuità, di ciò che può essere o non essere”. Sempre che in Cina si accoglie un gruppo, gli si offre un ricco banchetto, espressione di amicizia. Per i cinesi condividere appartiene all’ordine oggettivo dell’essere. Condividere e mostrare solidarietà significa far coesistere lo ying con lo yang. Allora il diritto di ciascuno è rispettato e c’è giustizia.

Un altro valore importante è il consenso, a differenza della nostra cultura politica che cerca prima di tutto l’egemonia. Il consenso non implica la riduzione di tutte le differenze a un’unica posizione. È la coesistenza accettata della loro ricchezza che, insieme, costruiscono una convergenza più elevata e migliore per tutte le parti.

Infine, la patria costituisce un altissimo concetto. Essa è la rappresentazione archetipica del cielo e della terra, è la tenda del Tao, la realizzazione sociale dello ying e dello yang. La patria sono gli antenati, le cui ceneri accompagnano le famiglie per secoli. La Cina è una, i governi possono essere divisi e passare. Ma la Cina resta sempre, si dice.

Infine, grandioso è il motto della proclamazione della Repubblica nel 1911 da parte del cristiano Sun Yat Sen, che si può trovare sui bottoni: “L’amore è universale e il paradiso appartiene a tutti“. Ora, con l’ascesa della Cina sulla scena mondiale, il Brasile avrebbe molto da imparare dalla sua saggezza ancestrale, attraverso l’interscambio, per arricchire la nostra propria cultura.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

L’educazione di fronte all’allarme ecologico

Leonardo Boff

Non importa quanti negazionisti ci siano, il fatto che la Terra e l’umanità siano cambiate non può essere contestato. Innanzitutto, si dà per scontato che un piccolo pianeta con beni e servizi (risorse) limitati come la Terra non possa supportare un progetto di sviluppo/crescita illimitato, il motore teorico e pratico che ha messo in moto tutta la modernità. È il conosciuto Earth Overshoot. La cinese Deep Seek, la più avanzata di tutte le piattaforme di IA e liberamente accessibile, ha annunciato “l’insostenibilità umana e l’obsolescenza storica del modello economico neoliberista occidentale”. Esso è destinato a scomparire, non importa quanto prolunghi l’agonia con violenze, aggressioni e guerre. Questo annuncio ha lasciato terrorizzati i proprietari delle Big Tech, che in un istante hanno perso complessivamente un trilione di dollari [in Borsa].

In altre parole: la Terra, considerata un super-organismo vivente, sentendosi sistematicamente aggredita dal modo in cui gli occidentali si sono rapportati con il pianeta e con la natura negli ultimi tre secoli, sfruttandole al massimo in vista di un accumulo illimitato di ricchezza materiale privata e ottenuta attraverso la più agguerrita competizione, reagisce con frequenza sempre maggiore. Invia segnali come un’ampia gamma di virus, di batteri, il più universale dei quali è il coronavirus, eventi estremi come gravi siccità, inondazioni devastanti, erosione della biodiversità e, ultimamente, estesi incendi, inaugurando, oltre agli attuali antropocene e necrocene, una nuova era geologica, forse la più pericolosa, il pirocene (l’era di pyros in greco, del fuoco).

Ma la reazione più sensibile e violenta di Gaia è il riscaldamento globale. Non stiamo andandogli incontro. Ci siamo già dentro. Non è stato rispettato quanto concordato nell’accordo di Parigi del 2015, ovvero ridurre il più possibile le emissioni di gas serra per non raggiungere +1,5 °C entro il 2030. La data è stata anticipata. L’anno 2024 è stato il più caldo nella storia conosciuta, raggiungendo una media di +1,55 ºC e in alcuni luoghi anche +2 ºC o di più. Gli scienziati lo riconoscono: la scienza è arrivata troppo tardi. Non è più possibile invertire questo riscaldamento. Al massimo può avvertire dell’arrivo di eventi estremi e mitigarne gli effetti dannosi. Non abbiamo più bisogno della scienza per fare questa constatazione: ovunque si verificano eventi estremi, che ci fanno capire che il pianeta Terra ha perso il suo equilibrio e ne sta cercando un altro. Questo clima più caldo potrebbe devastare gran parte della biosfera e decimare milioni di esseri umani che non sono in grado di adattarsi a un clima più caldo.

Come uscire da questa crisi planetaria? Non vediamo altra strada realistica che inaugurare un altro paradigma nella relazione con la natura e la Terra vivente: cercare di vivere quel valore presente in tutte le culture e al quale ho dedicato due libri: “La ricerca della giusta misura”, quanto estrarre dalla natura per la nostra sussistenza e quanto preservarla affinché possa rigenerarsi e continuare a offrirci ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.

Se il paradigma dominante era quello del dominus, l’essere umano signore e padrone della natura, che non si sentiva parte di essa e che ci ha condotto all’attuale crisi sistemica, ora si impone ciò che il buon senso e la biologia stessa ci hanno insegnato: il frater (il fratello e la sorella). Tutti gli esseri viventi possiedono lo stesso codice genetico di base, come hanno dimostrato Watson e Krick negli anni ’50 quando individuarono la formula per la costruzione della vita, quello che ci rende oggettivamente fratelli e sorelle gli uni degli altri. Un simile paradigma avrebbe il potere di creare una consapevolezza collettiva del fatto che dobbiamo trattarci a vicenda, tra noi esseri umani e con tutti gli altri esseri in natura, come fratelli e sorelle. La cura, la cooperazione, la solidarietà, la compassione e l’amore costituirebbero le basi di questo nuovo modo di abitare il pianeta Terra. Eviteremmo i rischi dell’autodistruzione e creeremmo le condizioni per la continuità della nostra vita su questo pianeta. Altrimenti potremmo conoscere il cammino già percorso dai dinosauri, che 67 milioni di anni fa non riuscirono ad adattarsi ai cambiamenti della Terra e scomparvero per sempre.

È in questo contesto che è urgente arricchire l’educazione con il valore della cura, con l’etica della solidarietà, con il sentimento dell’amorevolezza verso tutti gli esseri e con l’iniziazione alla spiritualità naturale. Come affermava Hannah Arendt: possiamo informarci per tutta la vita senza mai educarci. Oggi dobbiamo educarci in modo adeguato ai cambiamenti in atto. Non si tratta di avere la testa piena di informazioni di ogni tipo, ma di avere una testa ben fatta. Educare non significa riempire un vaso vuoto, ma accendere una luce nella mente.

Come ci avverte la Carta della Terra: “come mai prima nella storia, il nostro destino comune ci chiama a un nuovo inizio. Ciò richiede una nuova mente e un nuovo cuore.” Vale a dire: assumere che la Terra sia viva e sia la nostra Grande Madre; riscattare i diritti del cuore: il legame d’amorevolezza verso tutti gli esseri e superare il loro uso utilitaristico poiché ognuno possiede un valore in sé. Arricchire la ragione intellettuale, così sviluppata nella modernità, con la sensibilità del cuore che ci fa sentire veramente fratelli e sorelle gli uni degli altri, con l’imperativo etico di proteggere e prenderci cura del sacro patrimonio che è la Terra, nostra unica Casa Comune.

Tra gli altri valori, vorrei enfatizzarne uno normalmente dimenticato: il recupero della spiritualità naturale. Non si tratta di una derivazione delle religioni, ma piuttosto di una fonte che attinge a sé stessa, che è la più originale. La spiritualità naturale appartiene alla natura umana come l’intelligenza, la volontà, il potere e la libido. L’intelligenza naturale si esprime attraverso l’amore che non esclude nessuno, attraverso la solidarietà, attraverso il legame affettivo con tutti gli esseri, attraverso la compassione verso coloro che soffrono. Questa spiritualità deve essere presente nella scuola, fin dalla prima infanzia. In questo modo non si formeranno consumatori e utilizzatori di mezzi tecnologici, ma cittadini consapevoli, critici, sensibili e profondamente umanitari.

Leonardo Boff teologo, filosofo, scrittore e ha scritto: A busca pela justa medida: o pescador ambicioso e o peixe encantado, Vozes 2022.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

L’età dell’oro nata morta e l’inizio dell’età del ferro

Leonardo Boff

La prima frase di Donald Trump nel suo discorso inaugurale risale alle 12:02 del 20 gennaio 2025: “In questo preciso momento è iniziata l’età dell’oro degli Stati Uniti”. Nel proporre i suoi piani di collocare “l’America al primo posto” (nel senso di solo gli USA) e renderla praticamente padrona del mondo, tutto indica che la presunta età dell’oro finirà nell’età del ferro.

Mai nella storia dei presidenti americani si è vista tanta arroganza, tanto spirito di esclusione e una così chiara volontà di usare il loro enorme potere, soprattutto quello militare, per subordinare tutti i paesi e fare oggetto di appropriazione ciascuna regione del pianeta alla portata degli interessi degli Stati Uniti, nominativamente la Groenlandia, il Canale di Panama, senza escludere il Canada. Nel suo discorso non si è sentito alcun sussurro da parte delle grandi maggioranze povere del mondo, che appena urlano per sopravvivere o non essere morte. Lì nel Campidoglio era presente l’intera “élite dell’arretratezza umanistica del mondo”: i CEO delle Big Tech Mark Zuckerberg (Meta), Jeff Bezzos (Amazon), Sundar Pichai (Google) ed Elon Musk (Tesla, SpaceX e X), le grandi fortune oltre gli altri magnati del sistema finanziario mondiale.

Non è stata ascoltata o anche solo menzionata alcuna parola o promessa in merito alla riduzione delle evidenti disuguaglianze sociali sul pianeta, dei numeri sinistri della fame e delle malattie che dilagano tra tutta l’umanità. È stata la proclamazione trionfale del potere per il potere, inteso nella sua forma maligna di dominio e imposizione. Non ci saranno barriere che rappresentino un ostacolo per impedire, in ogni momento, che “l’America non sia al primo posto”. Dichiara esplicitamente che imporrà la pace con la forza. La cecità narcisistica rende Trump un imbecille, dimenticando che questo tipo di pace non è pace, ma, al massimo, una pacificazione. Ciò genererà umiliazione, rancore e volontà di vendetta in coloro che saranno stati pacificati. È la nicchia in cui maturano il terrorismo e l’ondata di attentati, l’unica forza che rimane ai dominati per esprimere il loro rifiuto.

La deportazione forzata di migliaia di immigrati manu militare, l’elevata tassazione dei prodotti importati, soprattutto dalla Cina e raggiungendo il 100% dei paesi BRIC, la negazione delle politiche di costume che proteggevano le persone di altro orientamento sessuale e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono stati centrali per il suo discorso.

Niente, tuttavia, è più grave del ritiro dal Trattato di Parigi del 2015, con il quale tutte le nazioni si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030, in modo che il clima della Terra non superasse 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale (1850-1900). ). Non solo ha elogiato, ma ha davvero esaltato l’estrazione di petrolio e gas, facendo degli USA il produttore insuperabile di questa energia fossile, sapendo che, dopo la Cina, gli USA sono il Paese che più inquina l’atmosfera. È scientificamente provato che questo limite è stato ormai già superato in gran parte del pianeta, attestandosi tra 1,5 e 1,6 °C fino a 2 °C. Non stiamo andando verso il verificarsi del riscaldamento globale. Ci siamo già dentro, come dimostrano eventi estremi come le grandi inondazioni nel sud del nostro paese, in Valencia e in molte parti del mondo, le gravi siccità e gli incendi incontrollabili in California, in Amazzonia e nel Pantanal. Molti scienziati riconoscono che la scienza è arrivata tardi. Non è più possibile invertire questo cambiamento sulla Terra, ma solo impedire l’arrivo di eventi estremi e mitigarne i danni.

Ciò che Donald Trump ha fatto, pomposamente, è una DICHIARAZIONE DI GUERRA contro la Terra e contro l’umanità. Se riuscisse nel suo intento di sfruttare ogni fonte di petrolio e di incentivare il ritorno all’uso della benzina nelle automobili a detrimento di quelle elettriche, potrebbe aggravare notevolmente gli eventi estremi come tifoni e tornado tanto frequenti negli USA e in altre parti del pianeta.

Per di più, con l’isolazionismo economico che vuole imporre agli USA, sta distruggendo i ponti che collegavano dolorosamente tutti i Paesi all’interno dell’unica Casa Comune, in un processo irreversibile di planetarizzazione, come la nuova fase della Terra stessa e dell’intera umanità. Dopo migliaia di anni di migrazioni attraverso i continenti, gli uomini tornano a incontrarsi di nuovo in un unico luogo comune: il pianeta Terra, diventato Casa Comune di tutti e delle sue culture. Tutto questo, secondo Trump, deve essere demolito in nome della supremazia assoluta e indiscutibile degli USA sopra tutto e sopra tutti.

Non è improbabile che raggiungeremo un punto di non ritorno e cammineremo incontro non alla presunta età dell’oro, esclusiva degli Stati Uniti e non dell’intera umanità, ma nella direzione dell’ETÀ DEL FERRO con il ritorno a forme meno civilizzate di convivenza tra tutti e di cura e rispetto per la natura. Sarà un fallimento clamoroso imposto all’arroganza di un suprematista bianco e una frustrazione ai sogni di molta umanità che mai ha desistito alla grande utopia di Teilhard de Chardin, di costruire la Noosfera (menti e cuori uniti) o di Papa Francesco, di tutti insieme collaborando per realizzare la fratellanza universale, essendo tutti fratelli e sorelle della natura e tra tutti gli esseri umani.

I sogni di questa natura non muoiono mai. Anche se ridicolizzati o negati, sempre riemergono con più vigore. Essi, pertanto, rappresentano il ​​significato segreto del processo dell’evoluzione giunto fino a noi e che corrisponde ai disegni del Creatore. Non cadiamo nell’illusione di un’età dell’oro, impossibile con i metodi di Donald Trump. Cerchiamo di evitare l’età del ferro o di prepararci ad essa, che fatalmente seguirà l’illusione dell’arrogante presidente degli Stati Uniti.

Leonardo Boff è eco-teologo, filosofo e autore di Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozez,2024; O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras, Vozes 2021.   

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il tempo e lo Eterno  nell’essere umano

Leonardo Boff

Ad ogni Capodanno si parla del tempo che è passato e di quello nuovo che inizia. Ma cos’è il tempo? Nessuno lo sa. Nemmeno sant’Agostino seppe dare una risposta nelle sue Confessioni in cui fece una delle riflessioni più profonde. Nemmeno Martin Heidegger, il filosofo più eminente del XX secolo. Ha scritto il suo famoso libro Essere e tempo. All’Essere dedicò un libro voluminoso. Fino alla fine della sua vita aspettavamo un trattato sul tempo. E non arrivò, perché neanche lui sapeva cosa era il tempo. Inoltre, è curioso: il tempo è il presupposto per parlare di tempo. Abbiamo bisogno del tempo per riflettere sul tempo. È un circolo vizioso.

Credo che l’approccio più appropriato sia collegare il tempo alla vita umana. Consideriamo la vita come il valore supremo al di sopra della quale c’è solo l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Il senso della vita nel tempo è vivere, semplicemente vivere, lo stesso nelle condizioni più umili. Vivere è una sorta di celebrazione dell’esistere e dell’essere fuggiti dal nulla. Potremmo non esistere. Eppure eccoci qui. Vivere è un dono. Nessuno ha chiesto di esistere.

La vita è sempre un con e un per. Vita con altre vite della natura, con vite umane e vite con altre vite che per caso esisterebbero nell’universo. E la vita è per espandersi e per donarsi ad altre vite senza le quali la vita non può perpetuarsi.

La vita, tuttavia, è abitata da una pulsione interiore che non può essere frenata. La vita vuole incontrarsi con altre vite, quindi per questo esiste il con e il per. Senza questo, la vita cesserebbe di esistere.

La pulsione irrefrenabile della vita fa con che non vorrebbe solo questo e quello. Vuole tutto. Vuole perpetuarsi più che può, in fondo, non vuole finire mai, vuole essere eterna.

Essa porta dentro di sé un progetto infinito. Questo progetto infinito la rende felice e infelice. Felice perché incontra, ama e celebra l’incontro con altre vite e con tutto ciò che ha a che fare con la vita che la circonda. Ma è infelice perché tutto ciò che incontra e ama è finito, lentamente si consuma e cade sotto il potere dell’entropia, in altri termini, sotto il dominio della morte.

Nonostante questa finitudine, essa non indebolisce in alcun modo la pulsione verso l’Infinito. Quando incontra questo Infinito, riposa. Sperimenta una pienezza che nessuno gli può dare, né togliere. Solo lei può costruire, godere e celebrare.

La vita è intera, ma incompleta. È intera perché al suo interno stanno insieme il reale e il potenziale. Ma è incompleta perché il potenziale non è ancora diventato reale. Poiché il potenziale non conosce limiti, la vita avverte un vuoto che non potrà mai riempire completamente. Ecco perché non diventa mai completa per sempre. Permane nell’anticamera della sua stessa realizzazione.

È in questo contesto che nasce il tempo. Il tempo è il ritardo del potenziale che vuole irrompere a partire da dentro e smettere di essere potenziale per essere reale. Questo ritardo potremmo chiamarlo tempo. Sarebbe la nostra apertura piena di speranza, capace di accogliere ciò che potrà arrivare. Il potenziale realizzato ci consente di passare dall’incompleto all’intero senza però renderci completamente interi. Il vuoto continua. È la nostra condizione di finiti abitati da un Infinito. Chi lo riempirà?

Non può essere il passato perché non esiste più ed è passato. Non può essere il futuro perché ancora non esiste, poiché non è ancora arrivato. Resta solo il presente. Ma il presente non può essere sequestrato, imprigionato e appropriato. Non appena proviamo a catturarlo, già si trasforma in passato.

Ma esso può essere vissuto. Quando è intenso, né percepiamo che è passato. Sembra che il tempo non sia esistito. È il tempo denso e intenso di due ardentemente innamorati. È il tempo chiamato kairós, diverso da kronos, sempre uguale all’ora dell’orologio.

È possibile fare una rappresentazione del presente? Sì, lo è con l’eternità, perché solo essa è un è. Ogni presente ha qualcosa di eterno, perché solo esso è. Un giorno fu e un giorno sarà. Ma solo esso è un è. Ecco perché l’“è” del tempo rappresenta la possibile presenza dell’eternità. Sta a noi viverlo il più intensamente possibile, perché presto svanirà nel passato.

In tutti i modi constatiamo che siamo immersi nell’eternità dell’è. Non si tratta di un periodo congelato del tempo. È una qualità nuova, che non si ferma mai, sempre viene e passa: proviene dal futuro e subito ci passa oltre in direzione del passato. È la pura presenza inafferrabile dell’è.

A noi che siamo nel tempo, spetta vivere questo “è” come se fosse il primo e l’ultimo. In questo modo partecipiamo, fugacemente dell’eternità dell’è. E rendendoci eterni partecipiamo di Colui che sempre è senza passato e senza futuro.

Questo è ha mille nomi: Tao, Shiva, Allah, Olorum, Jahvè. Questo Jahvè si è rivelato come “io sono Colui che sono”, meglio detto: “Sono l’è che sempre è”.

Chissà se uno dei significati, tra gli altri, del nostro esistere nel tempo non sia quello di partecipare a questo è? E per un momento, secondo le parole del mistico San Giovanni della Croce, “essere Dio, per partecipazione”. E qui vale il nobile silenzio perché non ci sono più parole.

Leonardo Boff, teologo, filosofo e scrittore. (traduzione dal po