“Una guerra mondiale a pezzi”.

                                   Leonardo Boff

Il 29 giugno 2022 si è svolto il Vertice di Madrid dei paesi che compongono l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) a cui gli USA appartengono come attore principale. In effetti, il rapporto tra questi paesi europei e gli USA è di umiliante subordinazione.

In questo Summit è stato stabilito un ‘Nuovo Impegno Strategico’ che, in un certo senso, va oltre i limiti geografici europei e copre tutto il mondo. Per rafforzare questa strategia globalista erano presenti anche Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. A Madrid si è dichiarato qualcosa di estremamente pericoloso e provocatorio su un’eventuale terza guerra mondiale. Si è riaffermata la Russia come il nemico diretto e la Cina come il nemico potenziale di domani. La Nato non è solo un’alleanza difensiva, è diventata offensiva.

Si è introdotta la categoria perversa del “nemico” che va affrontato e sconfitto. Questo ci riporta al giurista nazi-fascista di Hitler, Carl Schmitt (1888-1985). Nel suo «Il concetto del politico» pubblicato nel 1932 (in italiano in «Le categorie del ‘politico’. Saggi di teoria politica», Il Mulino, Bologna 2014) afferma: “l’essenza dell’esistenza politica di un popolo è la sua capacità di definire amico e nemico”. Definire il nemico, combatterlo, “trattarlo come brutto e cattivo, e sconfiggerlo”, questo stabilisce l’identità di un popolo.

Ancora una volta, l’Europa cade vittima del proprio paradigma di volontà di potenza e di potere come dominio sugli altri, compresa la natura e la vita. Questo paradigma ha significato che solo nel 20° secolo si facessero due grandi guerre con 100 milioni di vittime. Sembra che non abbia imparato nulla dalla storia, per non parlare della lezione che il Covid-19 sta duramente dando in quanto è caduto come un fulmine sul sistema e sui suoi mantra.

Si sa oggi che dietro la guerra che si svolge in Ucraina c’è una contrapposizione tra USA e Russia-Cina, nella prospettiva di chi assumerà il dominio geopolitico del mondo. Finora ha prevalso un mondo unipolare con il completo predominio degli USA nel corso della storia, nonostante le sconfitte subite in vari interventi militari, sempre brutali e distruttivi di antiche culture.

Il nostro maestro in geopolitica Luiz Alberto Moniz Bandeira (1935-2017) nel suo meticoloso libro «A desordem mundial:o espectro da total dominação» (Civilização Brasileira, Rio de Janeiro 2016) ha indicato chiaramente i tre mantra fondamentali del Pentagono e della politica estera nordamericana:

  • un mondo – un impero (USA);
  • full spectrum dominance: dominare l’intero spettro della realtà, in terra, nel mare e nell’aria, con circa 800 basi militari distribuite in tutto il mondo;
  • destabilizzare tutti i governi dei paesi che resistono o si oppongono a questa strategia.

Non più attraverso un colpo di stato con carri armati per strada, ma attraverso la diffamazione della politica, come il mondo degli sporchi e dei corrotti, la distruzione della reputazione dei leader politici e un’articolazione politico-mediatico-legale per rimuovere i capi di stato resistenti. In effetti è successo in Honduras, Bolivia e Brasile con il colpo di stato di questo tipo contro Dilma Rousseff nel 2016 e successivamente con l’ingiusta reclusione di Lula. Ora, il ‘Nuovo Impegno Strategico della Nato’ obbedisce a questo orientamento, imposto dagli USA, valido per tutti con il pretesto della sicurezza e della stabilità nel mondo.

Accade così che l’impero nordamericano sia alla deriva per quanto faccia appello al suo eccezionalismo e al “destino manifesto” secondo cui gli USA sarebbero il nuovo popolo di Dio che porterà democrazia, libertà e diritti alle nazioni (sempre inteso nel codice capitalista). Tuttavia, la Russia si è ripresa dall’erosione dell’impero sovietico, si è armata di potenti armi nucleari, di missili inattaccabili e si contende un forte spazio nel processo di globalizzazione. L’irruzione della Cina con nuovi progetti come la via della seta e come potenza economica così potente al punto di superare, tra poco, quella nordamericana. Allo stesso tempo, è emerso il Global South, un gruppo di paesi BRICS a cui partecipa il Brasile. In altre parole, non esiste più un mondo unipolare, ma multipolare.

Questo fatto esaspera l’arroganza dei nordamericani, in particolare dei suprematisti neocon che affermano che è necessario continuare la guerra in Ucraina per dissanguare e alla fine spazzare via la Russia e neutralizzare la Cina per affrontarla in una fase successiva. In questo modo – questa è la pretesa neo-con – si tornerebbe al mondo unipolare.

Ecco qui gli elementi che possono generare una terza guerra mondiale, che sarà suicida. Papa Francesco, nella sua chiara intuizione, ha più volte affermato che siamo già nella “terza guerra mondiale a pezzi”. Per questo afferma con tono quasi disperato (ma sempre personalmente fiducioso) che “siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (Fratelli tutti n.32). Denuncia  spesso le stesse cose l’eminente intellettuale Noam Chomsky. Egli afferma con enfasi che ci sono abbastanza pazzi al Pentagono e in Russia che vogliono questa guerra, che può porre fine alla specie umana. È la ragione diventata irrazionale, impazzita e suicida.

In questo modo si rafforza il paradigma letale del dominus (signore e padrone) della modernità e l’alternativa del frater (fratello e sorella) proposta da papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti, ispirata all’uomo migliore d’Occidente, Francesco di Assisi, è indebolita. O tutti fraternizziamo gli uni con gli altri e con la natura o, nelle parole del segretario dell’ONU António Guterrez, “ci stiamo scavando la propria fossa”.

Perché è stata scelta la volontà di potenza e non la volontà di vivere dei pacifisti Albert Schweitzer, Leo Tolstoj e Mahatma Gandhi? Perché l’Europa, che ha prodotto tanti saggi e santi, ha scelto questa strada che può devastare l’intero pianeta fino a renderlo inabitabile? Ha accolto come guida il più pericoloso degli archetipi, secondo C.G.Jung, quello del potere, capace di autodistruggersi? Lascio aperta questa domanda che Martin Heidegger ha portato senza risposta nella tomba. Addolorato, ha lasciato scritto per essere pubblicato nell’aldilà: “Solo un Dio può salvarci”.

È in questo Dio vivente e fonte di vita che riponiamo la nostra speranza. Questo va oltre i limiti della scienza e della ragione strumentale-analitica. È il salto di fede che rappresenta anche una virtualità presente nel processo cosmogonico globale. L’alternativa a questa speranza è l’oscurità. Ma la luce ha più diritto delle tenebre. In questa luce noi crediamo e speriamo.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

              “Uma guerra mundial em pedaços”  

                                                   Leonardo Boff

No dia 29 de junho do corrente ano de 2022 aconteceu a Cúpula de Madrid dos países que compõem a Organização do Tratado  do Atlântico Norte  (Nato) à qual pertence como ator  principal os USA. Aliás a relação entre estes países europeus e os USA é de humilhante subordinação.

Nesta Cúpula se estabeleceu um “Novo Compromisso Estratégico” que de certa forma vai além dos limites europeus e recobre todo mundo. Para reforçar esta estratégia globalista se fizeram presentes também o Japão, a Coreia do Sul, a Austrália e a Nova Zelândia. Ai declarou-se algo extremamente perigoso e provocador de uma eventual terceira guerra mundial. Reafirmou-se  a Rússia como o inimigo direto e a China como inimigo potencial de amanhã. A Nato não se apresenta apenas defensiva, passou a ser ofensiva.

Introduziu-se a perversa categoria do “inimigo” a quem deve-se enfrentar e derrotar. Isso nos  remete ao jurista  nazi-fascista de Hitler Carl Schmitt (1888-1985). Em seu O Conceito do Político (1932, Vozes 1992) diz: “a essência da existência política de um povo é sua capacidade de definir o amigo e o inimigo”(p.76). Definindo o inimigo,combatê-lo,”tratá-lo como mau e feio e derrotá-lo”, isso  instaura a identidade de um povo.

Novamente a Europa se faz vítima de seu próprio paradigma da vontade de poder e do poder como dominação sobre os outros inclusive sobre a natureza e a vida. Este paradigma fez com que só no século XX se fizessem duas grandes guerras com 100 milhões de vítimas. Parece que ela não aprendeu nada da história e muito menos da lição que o Covid-19 está duramente dando pois caiu como um raio sobre o sistema e seus mantras.

Sabe-se hoje que por detrás da guerra que ocorre na Ucrânia está se dando o confronto entre os USA e a Rússia/China  no sentido de quem detém o domínio geopolítico do mundo. Até agora vigorava um mundo unipolar com a predominância completa dos USA sobre o curso da história não obstante as derrotas sofridas em várias intervenções militares,sempre brutais e destruidoras de antigas culturas.

O nosso mestre em geopolítica Luiz Alberto Moniz Bandeira (1935-2017) em seu minucioso livro A desordem mundial:o espectro da total dominação (Civilização Brasileira,RJ 2016) apontou, claro, os três mantras fundamentais do Pentágono e da política externa norte-americana: (1)um  mundo- um império (USA); (2) full spectrum dominance: dominar todo o espectro da realidade, na terra, no mar e no ar com cerca de 800 bases militares distribuídas no mundo inteiro;(3) desestabilizar todos os governos dos países que resistem ou se opõem a esta estratégia. Não mais via golpe de estado com tanques na rua, mas mediante a difamação da política, como o mundo do sujo e do corrupto, destruição da fama das lideranças políticas e uma articulação político-midiático-jurídica para afastar os chefes de estado resistentes. Efetivamente isso ocorreu em Honduras, na Bolívia e no Brasil com o golpe desta natureza contra Dilma Rousseff em 2016 e posteriormente com a injusta prisão de Lula. Agora o Novo Compromisso Estratégico da Nato obedece a esta orientação,imposta pelos USA, valendo para  todos sob a pretexto de segurança e estabilidade do mundo.

Ocorre que o império norte-americano está à deriva por mais que ainda se apele ao seu excepcionalismo e ao “destino manifesto”  segundo o qual os USA seriam o novo povo de Deus que irá levar para as nações a democracia, a liberdade e os direitos (sempre entendidos dentro do codigo capitalista).  No entanto, a Rússia se refez da erosão do império soviético, armou-se com armas nucleares potentes, com  misseis inatacáveis e disputa um forte espaço no processo de globalização. Irrompeu a China com projetos novos como o camino da seda e como uma potência econômica tão potente a ponto de, dentro de pouco,  ultrapassar a norte-americana. Paralelamente a isso surgiu no Sul Global, um grupo de países do BRICS do qual o Brasil participa. Em outras palavras, já não há um mundo unipolar, mas multipolar.

Este fato exaspera a arrogância dos norte-americanos especialmente os supremacistas neocons que afirmam ser necessário continuar a guerra na Ucrânia para sangrar e eventualmente  arrasar a Rússia e neutralizar a China para confrontá-la numa fase posterior. Desta forma – esta é a pretensão neocon – se voltaria ao mundo unipolar.

Eis aqui postos os elementos que podem gerar uma terceira guerra mundial que será suicida. O Papa Francisco em sua intuição clara tem falado repetidas vezes que estamos já dentro da “terceira guerra mundial em pedaços”. Por esta razão conclama em tom quase desesperado (mas sempre pessoalmente esperançoso) de que “estamos todos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(Fratelli tutti n.32).Não denuncia outra coisa e com frequência o  eminente intelectual Noam Chomsky. Enfaticamente afirma que há suficiente loucos no Pentágono e na Rússia que querem essa guerra que pode colocar um fim à espécie humana.É a razão tornada irracional e enlouquecida.

Desta forma se reforça o letal paradigma do dominus(senhor e dono) da modernidade e se debilita a alternativa do frater (irmão e irmã),proposto pelo Papa Francisco em sua encíclica Fratelli tutti, inspirado no melhor homem do Ocidente, Francisco de Assis. Ou nos confraternizamos todos entre nós e com a natureza ou então estamos,nas palavras do secretário da ONU António Guterrez, cavando a nossa própria sepultura.

Por que se optou pela vontade de poder e não pela vontade de viver dos pacifistas Albert Schweitzer, Leon Tolstói e Mahatma Gandhi? Por que a Europa que produziu tantos sábios e santos e santas escolheu  este caminho que pode devastar todo o planeta até fazê-lo inabitável? Acolheu como orientador o mais perigoso dos arquétipos, segundo C.G.Jung, aquele do poder,capaz de nos auto-destruir? Deixo aberta esta questão que Martin Heidegger levou sem resposta à sepultura.Pesaroso deixou escrito para ser publicado na pós-morte:”Só um Deus nos poderá salvar”.

Pois é nesse Deus vivo e fonte de vida que colocamos nossa esperança. Isso ultrapassa os limites da ciência e da razão instrumental-analítica. É o salto da fé que também representa uma virtualidade presente no processo global cosmogênico.A alternativa a esta esperança são as trevas. Mas a luz tem mais direito que a trevas. Nessa luz cremos e esperamos.

Leonardo Boff escreveu A busca da justa medida:o pescador ambicioso e o peixe encantado,Vozes 2022 e Habitar a Terra:qual o caminho para a fraternidade universal? Vozes 2021.

  “Amazônia, santuário intangível da Casa Comum”

Depois do assassinato do indigenista Bruno Pereira e do jornalista inglês Dom Phillips no vale do Jari amazônico,  o tema da Amazônia voltou à cena das discussões no Brasil e no mundo. O agravamento das mudanças climáticas apontado pelo relatório do Painel Intergovernamental sobre as Mudanças Climáticas (IPCC) em três partes, alertando para a aceleração dos índices do aquecimento global é bom ouvir a voz daqueles que conhecem a floresta, se sentem parte dela e qual é o sentido que dão àquele imenso bioma que cobre 9 países. Por ocasião do Sínodo Panamazônico em Roma há dois anos, eles entregaram ao Papa Francisco o seguinte documento. Vale a pena ouvir a voz que vem dos fundos da floresta, voz que nunca ou pouquíssimas vezes foi escutada. Eles têm muito a nos ensinar. LBoff

Este é o texto

                             “Amazônia, santuário intangível da Casa Comum”

“Saudamos a realização do Sínodo Panamazônico, uma extraordinária iniciativa do Papa Francisco pela qual esta importante asembléia colegial pode ver a problemática, analizar e avaliar a realidade a luz da Palavra e desenhar propostas de ação. A iniciativa é um sinal de esperança no meio dos perigos que ameaçam a subsistência da Casa Comum.

Pedimos ao Papa Francisco e a todos os padres sinodais uma declaração da Amazônia como Santuario da Casa Común.

 Esta declaratória seria um chamado espiritual e profético a todos os homens e mulheres de boa vontade para que se reconheça a Amazônia, que cobre 9 países, como terra santa, tão sagrada como a da sarça ardente de Moisés que escutou as palavras de Deus, “o lugar em que estás é terra santa”.

A declaratória seria um chamado à consciência universal e particularmente um pedido aos organismos mundiais e aos estados responsáveis para que tomem as medidas urgentes e profundas que se fazem necessárias para salvar a vida no planeta.

As medidas deveriam ser feitas e aplicadas com sentido de emergência, considerando a velocidade e a profundidade das mudanças adversas que vêm afetando cada vez mais o clima, o habitat e a vida dos povos amazônicos. Os objetivos devem enfocar o problema como um todo, pois tudo é afetado sistematicamente. A flora é impactada e a fauna, o clima, o ar, e o regime de chuvas, comprometendo o delicado equilíbrio de todos os ecossistemas e mesmo a vida dos povos amazônicos, cujo extermínio está cada vez mais próximo. Os povos não são uma espécie a mais do sistema. São uma obra magnífica de Deus, sua imagem e semelhança. Eles receberam do Criador esse paraíso natural, o desfrutam e o protegem. Sabendo-se e sentindo-se um com seu mundo, sabem como viver sem afetar seu equilíbrio.

Consequentemente as medidas deveriam ser assim implementadas.

1.Que se determinem legalmente os territórios suficientes para cada uma das diversas nacionalidades indígenas que habitam na Amazônia, considerando sua forma de viver e de interagir com a natureza.

2.Que a delimitação e a localização dos territórios seja tal que cada um constitua um refúgio seguro e a base de sustento e nutrição dos povos indígenas e a vida da Amazônia.

3.Que se aplique a estes territórios uma significativa moratória das atividades extrativistas que prejudicam a floresta, também das petroleiras e das mineradoras. Da mesma forma se discuta seriamente a implementação de plantações e de criação de gado que implicam desflorestação. Especialmente que se garanta a sustentabilidade para uma eventual abertura de estradas e de centrais hidrelétricas. Em fim, que cessem as intervenções predatórias tanto por parte dos governos quanto dos grupos econômicos interessados, nacionais e internacionais.

4.Que os povos indígenas possam exercer nestes territórios sua autoridade, no marco da autodeterminação, do autogoverno, da justiça ancestral de acordo com os usos e costumes e sua vida política, cultural e espiritual em plenitude, sentido-se parte da nação.

Os acordos e pactos internacionais ficaram sem eficácia porque não são obrigatórios para os países. Não se estabeleceram consequências para a sua não implementação. Aspiramos que o Sínodo possa demandar aos organismos internacionais para que peçam a aplicação efetiva e eficaz das resoluções tomadas.

Pedimos aos padres sinodais que atuem com energia para pedir que os estados que se comprometeram com seus compromissos em favor da Amazônia mediante a adoção de mecanismos idôneos, independentes do vai- e- vem das conjunturas políticas.

Desta forma, a Declaratória de Santuário, será um instrumento idôneo para salvaguardar os povos indígenas em isolamento voluntário. Eles constituem grupos humanos mais vulneráveis da Amazônia e do mundo, vítimas da violência do modelo econômico global, depredador, imposto. Ao mesmo tempo comparecem como um testemunho de resistência a esta globocolonização que uniformiza e mata a diversidade e a vida da humanidade e do planeta.

Para o indígena, a terra é mãe. Não se trata de uma maneira de falar, não é um puro sentimentalismo. O povo indígena considera, dentro de seu núcleo cultural, dentro de seu pensamento, a terra como sua mãe… pensamento que, por outra parte, se identifica com o pensamento das Sagradas Escrituras, em outras palavras, com o pensamento de Deus”(Dom Leônidas Proaño, bispo de Riobamba, Equador). E acrescenta ainda o Papa Francisco em sua encíclica Laudato Si sobre o cuidado da Casa Comum. “Para os indígenas a Terra não é um bem econômico, senão é um dom de Deus e de seus antepassados que descansam nela, um espaço sagrado pois o nessecitam para interagir e para sustentar sua identidade e seus valores; quando permanecem em seus territórios, são precisamente eles que melhor os cuidam”(n.146).

Queremos finalizar com as palavras de Bernardo Alves, do povo indígena Sateré-Mawé. “Os povos indígenas são bibliotecas vivas. São guardiães, cuidadores e jardineiros da Amazônia e do planeta. Cada vez que um povo indígena é exterminado ou desaparece, um rosto de Tupãna (Deus),morre e o cosmos, e o planeta e toda a humanidade se empobrecem”.

 Articulação– Pueblo Indio del Ecuador, Quito.

e-mail   fpie@fundaciónpuebloindio.org Seguem mais de 400 subscrições de lídres indígenas, de muitos bispos, especialistas, militantes, missionários e missionárias e representantes de povos da floresta

“Deus,o grande silêncio do universo”

Juan José Tamayo

T.J.Tamayo é um dos mais brilhantes e discutidos teólogos leigos espanhóis. Amigo de Saramago nos fornece aqui detalhes inspiradores deste grande escritor que foi Saramago. Eu mesmo passei quase uma noite inteira em Estocolmo,por ocasião de um encontro de portadores de Prêmio Nobel, discutindo religião e espiritualidade. Quis ler o livro que tinha à mão para a sua esposa “Espiritualidade:caminho de realização” dizendo: é esse tema que me atormenta e quero aprofundá-lo. Experimentei um homem genial, cheio de conexões surpreendentes e extremamente gentil. Para o Natal daquele ano escreveu-me uma carta das mais belas que já havia recebido. Era um incansável buscador do Absoluto para além de seu declarado ateísmo. Transcrevemos este artigo de Tamayo que nos revela um pouco da alma do grande escritor LBoff

  • “Estamos a celebrar o centenário do nascimento do escritor português José Saramago, um ateu convicto. De fato, a vida e obra de Saramago foram uma luta titânica permanente com/contra Deus”.
  • “Há muitas definições de Deus que encontrei. Mas, sem dúvida, uma das mais belas definições de Deus é a de Saramago: ‘Deus é o grande silêncio do universo, e o ser humano é o grito que dá sentido a esse silêncio'”.
  • “Ele sempre se declarou ateu, e por seu ateísmo foi um crítico impenitente das religiões, de seus abusos, de seus enganos, especialmente das guerras e cruzadas convocadas, legitimadas e santificadas por elas em nome de Deus”.
  • “Durante os últimos cinco anos de sua vida tive o privilégio de desfrutar de sua amizade e compartilhar experiências de fé e incredulidade, de solidariedade e trabalho intelectual, em total harmonia. É por isso que me atrevo a aplicar o nome de ‘Bom Samaritano‘, uma parábola livre de todas as conotações religiosas”.

O artigo é de Juan José Tamayo, teólogo espanhol, secretário-geral da Associação de Teólogos João XXIII, ensaísta e autor de mais de 70 livros, publicado por Religión Digital, 23-06-2022.

Eis o artigo.

Ato Literário em memória do Prêmio Nobel: José Saramago. Ética e Literatura. (Foto: Religión Digital)

Comemoramos o centenário do nascimento do escritor português José Saramago, que ganhou o Prêmio Nobel da Literatura em 1998 pela sua capacidade de “tornar compreensível uma realidade indescritível, com parábolas sustentadas pela imaginação, compaixão e ironia”. E estamos fazendo isso com diferentes atividades em reconhecimento a uma das figuras mais ilustres da literatura do século XX no horizonte ético da libertação dos povos oprimidos, com quem sempre se solidarizou e com quem se defendeu contra o imperialismo e a supremacia. No dia 18 de junho comemoramos outro acontecimento significativo: os doze anos de sua morte, que deixou um grande vazio e um órfão difícil de superar no mundo literário, não só no luso-espanhol, mas também em todo o mundo e no campo da exemplaridade moral.

No dia 30 de maio, celebramos um “Ato Literário em memória do Prêmio Nobel: José Saramago. Ética e Literatura”, organizado pela Future Century Foundation, com sede em Guadalajara, da qual participaram: Juan Garrido, presidente da Future Century Foundation, Pilar del Río, jornalista, esposa do Prêmio Nobel e presidente da Fundação José Saramago, Nativel Preciado, jornalista e escritor, Frederico Mayor Zaragoza, presidente da Fundação Cultura de Paz, e eu. Neste artigo vou desenvolver algumas das ideias que apresentei naquele evento em que participaram 200 pessoa

Durante os últimos cinco anos de vida de Saramago, tive o privilégio de desfrutar de sua amizade e compartilhar experiências de e descrença, de solidariedade e trabalho intelectual, em total harmonia. Dois foram os momentos especiais dessa fruição e um terceiro que não pôde ser comemorado.

“Deus é o grande silêncio do universo”

A primeira teve lugar em Sevilha em Janeiro de 2006. Andávamos pelas ruas de Sevilha, José Saramago, sua esposa, a jornalista e tradutora de suas obras para o espanhol, Pilar del Río, a pintora Sofía Gandarias, e eu na direção do Auditório da Universidade de Sevilha para participar um Simpósio sobre Diálogo entre Civilizações e Modernidade. Às 9h da manhã, ao passar pela Plaza de la Giralda, os sinos da Catedral de Sevilha começaram a tocar loucamente – antiga mesquita, mandada construir pelo califa almóada Abu Yacoub Yusuf.

– “Os sinos tocam porque passa um teólogo”, disse Saramago com o seu humor habitual.

– “Não – respondi no mesmo tom – os sinos tocam porque um ateu está prestes a se converter ao cristianismo.

Nesse diálogo fugaz, a resposta de Saramago foi imediata:

– “Isso nunca. Fui ateu toda a minha vida e continuarei a ser no futuro.”

Imediatamente me veio à mente uma definição poética de Deus, que recitei para ele sem hesitação:

– “Deus é o grande silêncio do universo, e o ser humano é o grito que dá sentido a esse silêncio.

– “Essa definição é minha”, reagiu sem demora.

– “De fato, é por isso que o mencionei – respondi –. E essa definição está mais próxima de um místico do que de um ateu.

Minha observação o impressionou. Ninguém nunca lhe dissera nada assim e isso o fez pensar, sem se deixar enganar pela minha ideia. De fato, a vida e a obra de Saramago foram uma permanente luta titânica contra Deus. Como a do Jó bíblico – a quem Bloch chama de “o Hebreu Prometeu“, que amaldiçoa o dia em que nasceu, sente desgosto por sua vida e ousa perguntar a Deus, em tom desafiador, por que o ataca com tanta violência, por que o oprime ele de forma tão desumana e por que ele o destrói sem piedade (Jó, 10). Ou como o patriarca Jacó, que passou uma noite inteira brigando com Deus e acabou com um nervo ciático ferido (Gênesis 32:23-33). Não é o caso de Saramago, que saiu ileso das lutas com Deus e nunca desistiu.

São muitas as definições de Deus que encontrei ao longo dos meus cinquenta anos dedicados à teologia, precedidos pela formação catequética católica da escola e da paróquia da minha cidade. Foi lá que aprendi a primeira definição de Deus no catecismo do padre Gaspar Astete, repeti-a muitas vezes correndo e ainda hoje consigo fazê-lo:

Deus é a coisa mais excelente e admirável que se pode dizer e pensar, infinitamente Bom, Poderoso, Sábio, Justo, Princípio e Fim de todas as coisas, [recompensador do bem e punidor do mal].

Durante meus estudos de teologia tive que dar conta da demonstração da existência de Deus conhecida como “argumento ontológico“, de Anselmo de Cantuária, da qual Albert Camus disse com razão que não conhecia nenhuma pessoa que tivesse dado sua vida a defendê-lo.

Mas sem dúvida uma das mais belas definições de Deus é a de Saramago que acabei de citar. Li-o nos seus Cuadernos de Lanzarote, de 1993, e dei-o a conhecer onde quer que tenha falado do Prêmio Nobel português. O próprio Saramago recorda-o em O Caderno. Textos escritos para o seu blog, Setembro de 2008 a março de 2009, assim:

“Há muitos anos, nada menos que 1993, escrevi nos Cadernos de Lanzarote algumas palavras que encantaram alguns teólogos desta parte da Península Ibérica, especialmente Juan José Tamayo que, desde então, generosamente me ofereceu sua amizade. Eram estes: ‘Deus é o grande silêncio do universo, e o ser humano é o grito que dá sentido a esse silêncio.‘ Deve-se reconhecer que a ideia não está mal formulada, com seu quantum satis de poesia e sua intenção levemente provocativa sob o pressuposto de que os ateus são muito capazes de se aventurar pelos caminhos pedregosos da teologia, mesmo os mais elementares” (Companhia Das Letras, São Paulo, 2009, p. 144).

Esta definição merece figurar entre as vinte e quatro definições – com ela, vinte e cinco – de tantos sábios reunidos em um Simpósio que inclui o Livro dos 24 filósofos (Siruela, Madrid, 2000), cujo conteúdo foi objeto de uma amplo debate entre filósofos e teólogos durante a Idade Média. Para um teólogo dogmático, definir Deus como o silêncio do universo talvez seja um eufemismo.

Para um teólogo heterodoxo como eu, seguidor de místicos judeus, cristãos e muçulmanos como Pseudo-Dionísio, Rabia de Bagdá, Abraham Abufalia, Algazel, Ibn al Arabi, Rumi, Hadewich de Antuérpia, Margarita Porete, Hildegard de Bingen, Mestre Eckhardt, Juliana de Norwich, João da Cruz, Teresa de Jesus, Baal Shem Tov, cristãos leigos como Dag Hammarksjlöd, hindus como Tukaram e Mohandas K. Gandhi, e a mística leiga Simone Weil, é mais que suficiente. Dizer mais seria desrespeitoso com Deus, quer ele acredite em sua existência ou não. “Se você entende – disse Agostinho de Hipona – não é Deus.”

Saramago na apresentação do Novo Dicionário de Teologia

O segundo encontro aconteceu quando o convidei para apresentar meu Novo Dicionário de Teologia, publicado pela editora Trotta no final de 2005. Inicialmente, sua resposta ao meu convite foi negativa. Atribuí sua recusa ao volume do livro: 992 páginas em duas colunas, portanto, cerca de duas mil páginas. Mas não, esse não foi o motivo para rejeitar meu convite. A verdadeira razão foi que ao longo de tantas páginas as palavras “ateísta” e “ateísmo” não apareciam.

De fato, eles não aparecem como entrada, mas aparecem no final, na entrada Teísmo/Ateísmo. Quando o avisei, ele leu com grande interesse os conceitos que mais lhe interessavam e, claro, Teísmo/Ateísmo, e concordou em participar da apresentação do livro junto com a filósofa Victoria Camps, realizada no Ateneu de Madri. Ele elogiou o Dicionário dizendo que era um livro fundamental tanto para ateus quanto para crentes. Suas palavras confirmaram a orientação cultural e ética que eu queria dar ao trabalho desde o início, longe do caráter confessional e apologético que não poucos dicionários de teologia têm.

Ateísmo e o “fator Deus”

Houve uma terceira reunião agendada que infelizmente não pôde ser realizada devido ao falecimento de Saramago. Foi um diálogo entre os dois, aberto ao público na biblioteca de sua casa em Tías (Lanzarote) em torno de um tema que nós dois éramos apaixonados: “Ateísmo e o fator Deus”.

Saramago sempre se declarou ateu, e por seu ateísmo foi um crítico impenitente das religiões, de seus abusos, de seus enganos, especialmente das guerras e cruzadas convocadas, legitimadas e santificadas por elas em nome de Deus: “Um deles – afirma –, o mais criminoso, o mais absurdo, o que mais ofende a simples razão é aquele que, desde os primórdios dos tempos e das civilizações, manda matar em nome de Deus… Já se disse que as religiões, todas elas, sem exceção… elas foram e continuam a ser a causa de sofrimentos indescritíveis, de massacres, de monstruosas violências físicas e espirituais que constituem um dos capítulos mais sombrios da miserável história humana.” Com a história em mãos, quem vai negar tal verdade?

Mas a crítica de Saramago vai mais longe e atinge o próprio coração das religiões, o próprio Deus, em cujo nome, afirma, “tudo foi permitido e justificado, principalmente o pior, o mais horrendo e cruel”. E dá como exemplo a Inquisição, que compara ao Talibã de hoje, qualifica como “organização terrorista” e acusa de interpretar perversamente seus próprios textos sagrados nos quais afirmava acreditar, a ponto de fazer um casamento monstruoso entre religião e o Estado ou “contra a liberdade de consciência e o direito de dizer não, o direito à heresia, o direito de escolher outra coisa, é isso que significa a palavra heresia”.

Esta denúncia de Deus situa-se nas críticas mais importantes e incisivas da religião, como as de Epicuro, Demócrito e Lucrécio, as dos profetas de Israel/Palestina, de Jesus de Nazaré e do cristianismo primitivo, as dos mestres Marx, Nietzsche e Freud, e os de ateísmo moral que negam a Deus a sua responsabilidade no sofrimento das vítimas.

Mesmo quando Saramago pensava que os deuses são uma criação da mente humana, preocupava-se com os efeitos do “fator Deus” – título de um de seus artigos mais famosos e célebres –, que está presente na vida dos seres humanos, crentes ou não, como se fosse o dono e senhor dela, é exibido nas notas de dólar, embriagou o pensamento e abriu as portas para a mais sórdida intolerância.

Em seu romance Caim, ele recria a imagem violenta e sanguinária do Deus da Bíblia judaica, “um dos livros mais sangrentos da literatura mundial”, segundo Norbert Lohfink, um dos mais prestigiados estudiosos bíblicos do século XX. Imagem que continua em alguns textos da Bíblia cristã, onde Cristo é apresentado como o bode expiatório para reconciliar a humanidade com Deus e que se repete novamente em alguns teólogos medievais que apresentam Deus como dono de vidas e propriedades e como senhor feudal, que trata seus adoradores como se fossem servos do bosque e exige o sacrifício de seu filho mais amado, Jesus Cristo, para reparar a infinita ofensa que a humanidade cometeu contra Deus.

O Deus assassino de Caim ainda está presente em muitos dos rituais de guerra do nosso tempo: nos ataques terroristas cometidos por falsos crentes muçulmanos que, em nome de Deus, praticam a guerra santa contra os infiéis; nos autoproclamados líderes políticos cristãos, que apelam a Deus para justificar o derramamento de sangue de inocentes em operações que levam o nome de Justiça Infinita ou Liberdade Duradoura; na política sacrificial do Estado de Israel que, acreditando ser o povo eleito de Deus e o único proprietário da terra que descreve como “prometida”, realiza operações de destruição maciça de territórios, muros de prisões e assassinatos de milhares de Palestinos.

Sentido solidário de Saramago

Juntamente com a crítica à religião, a Deus e ao “fator Deus”, vale destacar o sentido de solidariedade na vida que caracterizou Saramago. De filantropia e sem qualquer apoio religioso, foi o defensor das causas perdidas, alguns dos quais foram conquistados graças ao seu apoio. Cito apenas três, entre os mais emblemáticos. Uma foi a solidariedade com o povo palestino face ao massacre a que foi submetido entre Dezembro de 2008 e Janeiro de 2009 pelo Exército israelita, que provocou 1.400 mortos e que o Prêmio Nobel português qualificou de genocídio. A segunda, o apoio e acompanhamento da líder saharaui Aminatu Haidar durante a sua greve de fome no aeroporto de Lanzarote. O terceiro, tendo atribuído os direitos autorais de seu então último romance às vítimas do terremoto no Haiti.

Ao reler seu romance Caim, as palavras de Epicuro me vieram à mente: “A palavra do filósofo é vã se ele não é capaz de aliviar o sofrimento humano.” Também a afirmação do teólogo alemão Dietrich Bonhoeffer, mártir do nazismo, que pagou com a vida sua luta contra Hitler: “Não estamos aqui apenas para enfaixar as feridas das vítimas sob as rodas da injustiça, estamos aqui para bloquear a própria roda com a alavanca de uma Justiça.

No caso de Saramago, suas palavras e seus textos não foram em vão. Estavam cheios de solidariedade e compromisso com os povos mais vulneráveis ​​e oprimidos, como os palestinos, os saharauis e os haitianos. Por isso ouso aplicar o nome de uma parábola evangélica, talvez a mais bela e de maior conteúdo ético compassivo, o “Bom Samaritano“, livre de qualquer conotação religiosa.

Esta parábola é, sem dúvida, uma das críticas mais severas contra a religião oficial, legal e insensível ao sofrimento humano; uma das denúncias mais radicais contra a casta sacerdotal e clerical, viciada no culto e alheia ao grito das vítimas, e uma das mais belas canções à ética da solidariedade, da compaixão, da proximidade, da alteridade, da fraternidade-irmandade. Uma ética secular, em suma, não mediada por qualquer motivação religiosa.

O padre e o clérigo, oficiais de Deus, passam, pior ainda, fazem um desvio para não socorrer o gravemente ferido. O samaritano, que estava fora da religião oficial e era considerado herege pelos judeus, aparece, aos olhos de Jesus e do próprio jurista, como um exemplo a imitar por ter tido um coração misericordioso. Por seu comportamento humanitário, o herege torna-se sacramento do próximo; Por sua atitude impiedosa, o sacerdote e o levita tornam-se antissacramento de Deus: é a religião ao contrário ou, se preferir, a verdadeira religião, aquela que consiste em defender os direitos das vítimas, trilhando o caminho da justiça e seguir a direção da compaixão. É assim que os profetas de Israel, os fundadores e reformadores das religiões, entendiam a religião.

Quer a leitura de Saramago da Bíblia judaica seja compartilhada ou não, acho que temos que concordar com ele que “a história dos homens é a história de seus desacordos com Deus, nem ele nos entende, nem nós o entendemos“. Excelente aula de contrateologia!

Seja qual for a responsabilidade de Caim ou de Deus na morte de Abel, permanece a questão que permanece tão viva hoje como então ou mais, e que apela à responsabilidade da humanidade na atual desordem mundial, nas guerras e fomes que assolam nosso planeta: “Onde está o seu irmão?” (Gênesis 4,9). E a resposta não pode ser um evasivo “Não sei. Será que sou o guardião do meu irmão?”, mas, seguindo a Bíblia cristã, a parábola evangélica do Bom Samaritano, que mostra compaixão por uma pessoa gravemente ferida, que é religiosamente seu adversário. Excelente lição de ética solidária!

 Fonte: IHU 30/6/2022

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