La politica dell’odio e l’omicidio dell’indigenista Bruno e del giornalista Dom

Leonardo Boff

L’omicidio del noto indigenista Bruno Pereira e del giornalista inglese Dom Phillips ha commosso il Paese e il mondo. Questo crimine è comprensibile solo nel quadro di una politica di odio e persecuzione che l’attuale governo ha stabilito come una politica normale, che colpisce principalmente i popoli autoctoni, i neri, quelli di altre opzioni sessuali e i poveri in generale. Solo al tempo del nazi-fascismo si è imposta tale pratica politica. È un’espressione di barbarie, quando si ignora il contratto sociale che inaugura relazioni civili tra i cittadini.

Questo omicidio deve essere indagato fino in fondo e tenere conto dell’atmosfera di odio, di violenza stimolata dall’alto che si è impadronita del Paese. Chi ha affermato che la rivoluzione del ’64 (ndr il colpo di Stato militare contro il presidente democraticamente eletto João Goulart) ha sbagliato a torturare in quanto avrebbe dovuto ammazzare, che dichiara esplicitamente che dovrebbero fucilare 30.000 persone di sinistra e fa apertamente apologia di un noto torturatore, non è esente dall’atmosfera che ha propiziato il barbaro crimine commesso nella valle amazzonica di Javari. Perché la Polizia Federale ha sospeso le indagini? Per volere di chi? Le istituzioni giuridiche brasiliane sono sottoposte alla prova. Devono agire.

Nonostante questa vera disgrazia nazionale, non vogliamo perdere la speranza che tutto venga alla luce e che i colpevoli diretti e indiretti vengano puniti. Il Paese troverà il suo vero destino. Ci ispiriamo all’eredità di uno dei più grandi pensatori dell’Occidente, il sant’Agostino africano (354-430). Ha detto: non dobbiamo mai perdere la speranza perché l’alternativa è il suicidio. Ma fidati di lei perché ha due bellissime sorelle: la sorella Indignazione e la sorella Coraggio. L’indignazione per rifiutare tutto ciò che è malvagio e perverso. Il coraggio di trasformare questa situazione in benefica. In questo momento buio della nostra storia, dobbiamo innamorarci della sorella Indignazione e della sorella Coraggio.

La sorella indignazione

Siamo indignati contro un governo che si è posto il compito di distruggere tutto il nostro passato culturale e di imporre un altro modello che intende condurci nei tempi bui di un tempo. Sottomesso agli interessi nordamericani, si è alleato con i più arretrati e reazionari presenti in quel paese.

Siamo indignati per un capo di Stato, che, per la sua alta funzione, dovrebbe vivere valori e virtù che dovrebbe volere che anche il popolo vivesse. Al contrario, eccede nei cattivi esempi. Si è diffusa dall’alto un’ondata di odio, di bugie, di violenza e fai ake news come politica dello Stato. Un tale atteggiamento ha instillato nella società e negli organismi di polizia situazioni di barbarie con l’uso indiscriminato della violenza diretta contro i più svantaggiati. Si è dimostrato assolutamente irresponsabile sulle questioni ambientali, in particolare rispetto all’Amazzonia e al Pantanal.

Siamo indignati per essersi alleati con il Covid-19, negandone l’importanza, cercando di imporre l’immunizzazione di gregge, sacrificando così centinaia di persone e prescrivendo farmaci senza alcun effetto immunizzante. Negò l’efficacia dei vaccini al punto che, col tempo, si rifiutò di acquistarli. È responsabile di gran parte delle oltre 660.000 vittime di Covid-19 quando avrebbe potuto evitarlo. Raramente, in modo rituale, ha mostrato empatia e solidarietà con le famiglie in lutto.

Siamo indignati per il disprezzo delle leggi e della Costituzione, per gli attacchi al’STF e al TSE, per minacciare un colpo di stato e affermare chiaramente che riconosce alle elezioni un solo risultato, la sua rielezione. Altrimenti ci saranno sconvolgimenti sociali, manipolando la sua base fanatica e armata.

Siamo indignati per aver tradito se stesso e il popolo brasiliano, riprendendo senza scrupoli la vecchia politica che voleva superare, alleandosi con gruppi politici opportunisti e conservatori con i quali coordinava spudoratamente un bilancio segreto, fonte di alta corruzione.

Infine, siamo indignati per aver corrotto nel senso originario di artisti e attrici, l’uso della parola: avere un cuore (cor) corrotto (corruptus). Peggio della corruzione monetaria che esiste nell’attuale governo, ma che non può essere indagata o tenuta nascosta, è la corruzione della sua mente e del suo cuore. È visibilmente preso dalla pulsione di morte, dalla noncuranza che mostra nei confronti della vita delle persone e della natura. È da questa corruzione fondamentale che nascono il suo odio, la sua stupidità, le sue parolacce, le sue menzogne e la distorsione della realtà. Come può ancora dire di avere Dio nel cuore?

La sorella coraggio

Siamo incoraggiati dall’opposizione e dalla resistenza di politici legati agli interessi generali della nazione, in particolare dei movimenti sociali popolari delle campagne e della città e di vari strati maltrattati dal loro governo come artisti e attrici, i coltivatori della cultura, i neri , i quilombolas, gli indigeni e i poveri.

Siamo incoraggiati da mezzi alternativi di informazione e opinione, stampati o virtuali, che mantengono viva la coscienza critica e denunciano gli eccessi del governo e del parlamento.

Ci incoraggiano i vari manifesti di professori, intellettuali, artisti, persone dei movimenti sociali e del popolo organizzato contro le riforme che hanno smantellato le conquiste storiche dei diritti dei lavoratori e dei pensionati, tra gli altri.

Siamo incoraggiati dalla coscienza nazionale e collettiva a difesa della nostra democrazia rappresentativa che, seppur di intensità non elevata, appare come il grande strumento politico per il mantenimento di uno stato di diritto, della validità e rispetto della costituzione e delle leggi, essendo lo spazio libertà di opinione e costruzione del consenso.

Ci incoraggiano le iniziative popolari e dei movimenti sociali, nonostante la mancanza di sostegno degli organismi ufficiali, nel vivere concretamente l’etica della solidarietà in tempo di pandemia, offrendo tonnellate di alimenti biologici e milioni di cibi caldi a migliaia e migliaia di disoccupati e persone colpite dal Covid-19.

Ci incoraggiano le centinaia di incontri virtuali, tramite LIVE, promossi da gruppi o organizzazioni su temi di attualità, rafforzando l’impegno e la speranza. Vale la pena sottolineare l’alto valore civilizzante dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL) fondato dall’ex banchiere Eduardo Moreira e dal suo gruppo, che offre virtualmente 145 corsi, tenuti dai migliori esperti nazionali e internazionali, raggiungendo oltre 60mila studenti al prezzo di un panino (42-49 reais), potendo per quel prezzo seguire tutti i corsi.

Ci incoraggia la possibilità di eleggere rappresentanti politici nelle assemblee statali e nel parlamento, che potranno sostenere un eventuale governo di riscatto della democrazia, dei diritti perduti e di una sovranità attiva e orgogliosa con ripercussioni internazionali.

Siamo incoraggiati dal sostegno internazionale alle nostre forze democratiche contro l’autoritarismo, la barbarie sociale e riscattando la nostra importanza conquistata nelle relazioni internazionali, in particolare per le politiche per combattere la fame e per altre politiche di inclusione sociale, tecnica e universitaria.

Infine, siamo incoraggiati dall’importanza che riveste il nostro Paese, per la sua situazione ecologica privilegiata, negli equilibri climatici, nel mantenimento del sistema-vita e del sistema-Terra a beneficio nostro e dell’intera umanità.

Siamo convinti che nessuna società si costruisce sull’odio o sulla pulsione di morte, ma sulla pacifica convivenza tra tutti, nel prendersi cura gli uni degli altri e della grande Casa Comune, compresa la natura, in particolare l’Amazzonia, bene comune dell’umanità.

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

         Un Dio diverso: quel del Cristianesimo

                                                                        Leonardo Boff

Insegnando come professore invitato all’Università di Heidelberg, dove hanno studiato Martin Heidegger, Max Weber e lo stesso Karl Marx, uno studente musulmano frequentava il mio corso sulla Chiesa di base, le cosiddette comunità di base. Ho riferito che in un grande incontro, anni fa, nella città di Trindade, nello stato di Goiás, c’era uno slogan, scritto a caratteri cubitali proprio all’ingresso del luogo dell’incontro: “La Santissima Trinità è la migliore comunità”.

Sappiamo che i musulmani così come gli ebrei professano un rigido monoteismo. Questo studente musulmano mi chiese: “se dico che il Dio che sta sopra di noi ed è la nostra Fonte originaria lo chiamiamo Padre; e il Dio che è al nostro fianco e si mostra come nostro fratello lo chiamiamo Figlio; e il Dio che vive in noi e si rivela come entusiasmo lo chiamiamo Spirito Santo; lei crede che io parli della Santissima Trinità cristiana”? Io ho fatto una breve pausa, mi sono messo le mani sulla barba e gli ho detto: “sul piano esistenziale, dell’esperienza di un cristiano, possiamo dire che questa è la Santissima Trinità. E ho commentato: “la teologia non parla così; usa espressioni astratte di un’unica natura o sostanza, che sussistono in tre Persone divine, una cosa che pochi comprendono; ma lei ha ragione, perché quello che dice lo possono capire tutti”. Al che lui rispose: “Io come musulmano accetto un Dio così; non è in conflitto con la mia fede musulmana”.

Celebriamo questa domenica, subito dopo la festa di Pentecoste, la festa della Santissima Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Su questa dottrina trinitaria sono state fatte grandi elaborazioni teoriche ed eresie condannate. Tutto è stato pensato nella cornice della filosofia greca, di persona, sostanza, relazione, pericoresi (compenetrazione reciproca tra le Persone divine) e altre. La riflessione è diventata tanto complicata che i cristiani, praticamente, non adorano la Santissima Trinità, perché non la capiscono. Parlano di Dio in una visione monoteistica. Ma così perdiamo l’originalità del pensiero cristiano su Dio.

In verità, l’intuizione che sta dietro l’affermazione che Dio non è la solitudine dell’Uno ma la Comunione di Tre Persone è affermare che l’intima natura di Dio è amore, comunione, diffusione, inclusione, compenetrazione gli uni negli altri: un momento così completo che fa di Dio un Dio trinitario.

Quando i cristiani dicono che Dio è Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, non stanno sommando i numeri 1+1+1 = 3. Se c’è il numero allora Dio è uno solo e non la Trinità. Ma qui si afferma che ci sono tre Unici. L’unico non è un numero, per questo non può essere sommato. Ma succede che questi tre Unici si relazionano tra loro in modo così assoluto, s’intrecciano così intimamente, si amano così radicalmente che si uni-ficano. Cioè, sono uno. Questa comunione non è frutto di Persone che, una volta costituite in sé e per sé, cominciano a relazionarsi. No. La comunione è simultanea, eterna e originaria con le Persone. Loro sono sempre state Persone-comunione, Persone-relazione. Quindi c’è un solo Dio-comunione-relazione-di-Persone.

Con la Trinità non vogliamo moltiplicare Dio. Quello che vogliamo è esprimere l’esperienza singolare che Dio è comunione e non solitudine, è amore che si diffonde con altri amori che crea.

Opportunamente papa Francesco nella sua enciclica sull’ecologia integrale Laudato Si: sulla cura della casa comune ha scritto: Il mondo è stato creato dalle tre Persone divine … e questo mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di relazioni” (n.238).

In questo modo superiamo una visione monoteista e sostanzialista della divinità. La Trinità ci pone al centro di una visione di relazioni, di reciprocità e compenetrazione-comunione, nello stile di quanto si pensa nella cosmologia moderna e nella fisica quantistica: tutto è in relazione con tutto e nulla esiste al di fuori della relazione. Dio-Trinità è la Matrice Relazionale che soggiace e sostiene tutte le relazioni, compresa la nostra, sotto forma di simpatia, amicizia e di amore. La comunione è simultanea e originaria con le Persone. Loro sono, sin dall’eternità, Persone-comunione, Persone-relazione, Persone-amore. Quindi c’è un solo Dio-amore-comunione-relazione-di-Persone.

Sant’Agostino, il grande pensatore di questa visione di Dio-comunione, scriveva nel suo De Trinitate”: «Ciascuna delle Persone divine è in ciascuna delle altre e tutte in ciascuna e ciascuna in tutte e tutte sono in tutte e tutte sono uno solo» (libro VI,10,20).

Così, con un linguaggio diretto, basato più sull’esperienza della fede che sulle dottrine, possiamo accogliere il pensiero del mio ascoltatore musulmano: il Dio che è sopra di noi, la fonte da cui tutto emana è il Padre. Il Dio che è al nostro fianco cammina con noi, è amico dei poveri, è nostro fratello di sangue, lo chiamiamo Figlio. E il Dio che vive in noi, che ci sostiene nell’impotenza e ci dà sempre speranza ed entusiasmo è lo Spirito Santo. Sono un Dio-comunione-relazione-amore.

Un Dio cosi può essere accolto, adorato e sentirsi coinvolto nelle sue relazioni d’amore.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

GUSTAVO GUTIÉRREZ, TEÓLOGO DEL DIOS LIBERADOR

                                Juan José Tamayo

Gustavo Gutiérrez é o grande teólogo peruano, latino-americano,universal, o iniciador da Teologia da Libertação. Agora completa 94 anos. Foi perseguido e proibido como tantos outros teólogos da libertação. Mas o Papa Francisco que vem desde caldo teológico, da Teología da Libertação de vertente argentina, o reabilitou, bem como a Jon Sobrino, José María Castillo e outros. Juntos começamos este tipo de teologia, embora não nos conhecíamos pessoalmente. Mas havia aquilo que Hegel chama de Weltgeist, um Espírito que atravessa o mundo e faz surgir níveis de consciência e temáticas de pensamento e de ação adequadas ao tempo. Assim foi quando começamos nos fins dos anos 60 e princípios dos anos 70 do século passado. Aqui vão os meus melhores votos ao ancião e “AMAUTA” “o sábio”, o maior título que o governo peruano concede a raras personaidades do país. Ele é verdadeiramente um “amauta”, sábio, indígenas, amigo dos pobres e um justo entre as nações. Juan José Tamayo faz-lhe as honras, pois é o teólogo espanhol que melhor conhece a teologia da libertação e a pratica no quadro de seu país.  LBoff

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La teología cristiana ha sido con frecuencia una disciplina inocua en el conjunto de los saberes, beligerante frente a los avances científicos, legitimadora de los poderes establecidos, ajena a la marcha de la historia, poco sensible a los sufrimientos humanos y muro de contención de las revoluciones sociales y políticas. La teología latinoamericana de la liberación ha venido a quebrar dicha imagen, recuperando la imagen del Dios de la vida y de Jesús de Nazaret, el Cristo liberador y situando al cristianismo en la vanguardia de los movimientos sociales que luchan por la transformación de la sociedad de todas las opresiones, también de la religiosa.

El sacerdote peruano Gustavo Gutiérrez es reconocido con razón como el padre del nuevo paradigma teológico que supuso una verdadera revolución epistemológica y metodológica en el discurso religioso y en la práctica liberadora de los cristianos y las cristianas. El pasado 8 de junio cumplió 94 años y conserva íntegra su lucidez intelectual, la misma que tuve la oportunidad de comprobar hace cuatro años en el encuentro que mantuvimos en Lima.

Entonces le felicité por sus 90 años presencialmente. Hoy lo hago de nuevo con este artículo que quiere ser un acto de memoria histórica de los orígenes de la teología de la liberación, cuya primera piedra puso Gustavo en las conferencias que impartió en 1968 en la ciudad peruana de Chimbote, ubicada a orillas de Océano Pacífico. A ellas asistió su compatriota el escritor y antropólogo José María Arguedas, que en El zorro de arriba y el zorro de abajo define a Gutiérrez como “el teólogo del Dios liberador” y lo contrapone al “cura del Dios inquisidor” de su propia novela Todas las sangres. En esas conferencias, calificadas por Arguedas de “lúcidas y patéticas”, Gustavo habló de la teología como inteligencia del compromiso. Tres años después publicó Teología de la liberación. Perspectivas (1971, 1ª ed.), su obra más emblemática e influyente en el panorama teológico cristiano de las últimas cinco décadas, traducida a decenas de idiomas y con numerosas ediciones. Dedica el libro a Arguedas y lo introduce con un texto de Todas las sangres, que Arguedas le había leído en Lima, en el que el sacristán y cantor de San Pedro de Lahuaymarca, quemada ya su iglesia y refugiado entre los comuneros de las alturas, le replica a un cura del Dios inquisidor con argumentos semejantes a los de las conferencias de Chimbote. El propio Gustavo considera al sacristán de San Pedro “precursor de la teología de la liberación”.  

En Teología de la liberación. PerspectivasGustavo define la teología como reflexión crítica de la praxis histórica a la luz de la Palabra, como teología de la transformación liberadora de la historia de la humanidad, que no se limita a pensar el mundo, sino que se sitúa como un momento del proceso a través del cual el mundo es transformado, abriéndose al don del reino de Dios. Estamos ante una nueva manera de hacer teología que tuvo repercusiones sociales y políticas desestabilizadoras para el sistema neocolonial latinoamericano y sigue teniéndolas hoy para el sistema de la globalización neoliberal, que el Papa Francisco define como “globalización de la indiferencia, que nos vuelve “indiferentes ante los clamores de los otros”, y califica de injusto en su raíz.  

Gutiérrez lleva a cabo una verdadera revolución en la teología, cuyo acto primero es el compromiso con los oprimidos y la experiencia del Dios de los pobres, y el acto segundo, la reflexión, pero no desde la neutralidad social y la asepsia doctrinal sino desde el reverso de la historia y la opción ético-evangélica por los pobres. A estos les reconoce el teólogo peruano una fuerza histórica capaz de mutar el curso de la historia en dirección a la liberación. La teología de liberación remite derechamente al compromiso de los cristianos en los movimientos de liberación.  

George Bernanos afirmaba que los cristianos son capaces de instalarse cómodamente bajo la cruz de Cristo. Gustavo Gutiérrez pretende corregir esa tendencia conformista activando las energías utópico-liberadoras del cristianismo. Su referente intelectual es Bartolomé de Las Casas, defensor de los indios sometidos a esclavitud por los conquistadores y pionero del reconocimiento y respeto del pluriverso cultural. Parafraseando a Las Casas (“los indios mueren antes de tiempo”) el teólogo peruano afirma que “los pobres en América Latina mueren antes de tiempo”. Sobre Las Casas ha escrito uno de los mejores estudios que conozco, En busca de los pobres de Jesucristo. El pensamiento de Bartolomé de Las Casas (Centro Bartolomé de Las Casas, 1992), que dedica al teólogo mártir hispano-salvadoreño Ignacio Ellacuría. Otro libro excelente sobre Bartolomé de Las Casas es el de Francisco Fernández Buey La gran perturbación. Discurso del indio metropolitano (El Viejo Topo, Barcelona, 1995).

Las preguntas existenciales, o mejor vitales, que queman en los labios a Gustavo y golpean su conciencia tienen que ver con el lenguaje sobre Dios: ¿cómo hablar de Dios desde el sufrimiento de los inocentes; con la hermandad: ¿cómo hablar de Dios Padre en un mundo donde los seres humanos no son hermanos?, y con la vida y la muerte: ¿cómo hablar de la resurrección en un mundo donde los excluidos son carne de cañón? La pregunta que sigue interpelándole con más radicalidad y urgencia es la que da título a uno de sus ensayos: ¿Dónde dormirán los pobres?  Las preguntas que plantea dan una idea acertada de la orientación de su teología: una teología no levítico-sacerdotal, sino samaritana; crítica y no conformista, abierta al pluriverso cultural, religioso y étnico, no de pensamiento único; una teología siempre en perspectiva de liberación y sensible a las nuevas esclavitudes que genera la globalización neoliberal. En la teología de Gustavo Gutiérrez vuelven a articularse armónicamente pensamiento y vida, teoría y praxis, rigor metodológico y talante profético, como sucediera en los misioneros, teólogos y obispos defensores de los derechos de los indios de Abya-Yala en el siglo XVI. El teólogo peruano acostumbra a decir que él no cree en la teología de la liberación, sino que esta es solo camino para mejor seguir a Jesús de Nazaret y contribuir a la liberación de los pobres. Todo un ejemplo de modestia intelectual para los teólogos europeos que tendemos a veces a conceder más importancia a la teología que a la experiencia, a la teoría que a la práctica, a la reflexión que a la liberación, cuando ambas tienen que ir unidas

Gustavo Gutiérrez, honoris causa

Ad multos años, Gustavo

Para una profundización sobre Gustavo Gutiérrez y sobre la Teología de la liberación, remito a mis libros: Para comprender la teología de la liberación (1989; 2017, 8ª ed.) (EVD, Estella); Panorama de la teología latinoamericana (2002, 2ª ed.) (EVD, Estella); La teología de la liberación en el nuevo escenario político y religioso (2011, 2ª ed,) (Tirant, Valencia); Teologías del Sur. El giro descolonizador (2017), (Trotta, Madrid).

                        Um Deus diferente

                                             Leonardo Boff

Dando aulas como professor visitante na Universidade de Heidelberg,onde Martin Heidegger, Max Weber e o próprio Karl Marx estudaram, um estudante muçulmano assistia meu curso sobre a Igreja na base, as assim chamadas comunidades de base. Relatei que num grande encontro,há anos, na cidade de Trindade, no estado de Goiás, havia um  lema, escrito em letras garrafais logo na entrada do local do encontro:”A Santíssima Trindade é a melhor comunidade”.

Sabemos que os muçulmanos bem como os judeus professam um estrito monoteismo. Este estudante muçulmano me perguntou: “se eu disser que o Deus que está acima de nós e é nossa Fonte originária chamamos de Pai; e o Deus que está ao nosso lado e se mostra como nosso irmão chamamos de Filho; e o Deus que mora dentro de nós e se revela como entusiasmo chamamos de Espírito Santo, o Sr.acha que estou falando na Santíssima Trindade cristâ”? Eu fiz uma pequena pausa, coloquei as mãos na barba e lhe disse: “no nível existencial, da experiência de um cristão, podemos dizer que isso é a Santíssima Trindade. E comentei: “a teologia não fala assim; usa expressões abstratas de uma única natureza ou substância, subsistindo em três Pessoas divinas, coisa que poucos entendem; mas você tem razão, pois o que vc diz todos podem entender”. Ao que ele respondeu: “eu como muçulmano aceito um Deus assim; ele não conflita com minha fé muçulmana”.

Celebramos no domingo, logo após a festa de Pentecostes, a festa da Santíssima Trindade,do Pai,do  Filho e do Espírito Santo. Sobre esta doutrina trinitária se fizeram grandes elaborações teóricas e heresias condenadas. Tudo foi pensado no quadra da filosofia grega, de pessoa, substância, relação, pericórese (inter-retro-relação entre as divinas Pessoas) e outras. A reflexão ficou tão complicada que os cristãos, praticamente, não adoram a Santíssima Trindade, porque não a entendem.. Falam de Deus  numa visão monoteísta. Mas assim perdemos a originalidade do pensamento cristão sobre Deus.

Na verdade, a intuição que está por detrás da afirmação de que Deus não é a solidão do Uno mas a Comunhão de Três Pessoas é afirmar que a natureza íntima de Deus é amor, comunhão, difusão, inclusão, interpenetração num no outro: um momento tão completo que faz com que Deus seja um Deus trinitário.

Quando os cristãos falam  que Deus é Trindade, Pai, Filho e Espírito Santo não estão somando números 1+1+1+1=3. Se houver número então Deus é um só e não Trindade. Mas aqui se afirma que há três Únicos. O único não é número por isso não pode ser somado. Mas ocorre que estes três Unicos se relacionam entre si tão absolutamente, se entrelaçam de forma tão íntima, se amam de maneira tão radical que se uni-ficam. Isto é, ficam um. Esta comunhão  não é resultado das Pessoas que, uma vez constituídas em si e para si, começam a se relacionar. Não. A comunhão é simultânea, eterna e originária com as  Pessoas. Elas são, desde todo sempre, Pessoas-comunhão, Pessoas-relação.  Então  há um só Deus-comunhão-relação-de-Pessoas.

Com a Trindade não queremos multiplicar Deus. O que queremos é expressar a experiência singular de que  Deus é comunhão e não solidão, é amor que se difunde com outros amores que cria. .

Pertinentemente escreveu o Papa Francisco em sua encíclica de ecologia integral Laudato Si: sobre o cuidado da Casa Comum:

O mundo foi criado pelas três Pessoas divinas …e este  mundo criado segundo o modelo divino, é uma trama de relações”(n.238).

Desta forma,  ultrapassamos uma visão monoteísta e substancialista da divindade. A Trindade nos coloca no centro de uma visão de relações, de reciprocidades e inter-retro-comunhões bem no estilo do que se pensa  na moderna cosmologia e na física quântica: tudo está relacionado com tudo e nada existe fora da relação. Deus-Trindade é a Matriz Relacional que subjaz e sustenta todas as relação, também as nossas na forma de simpatia, amizade e de amor. A comunhão é simultânea e originária com as  Pessoas. Elas são, desde toda a eternidde, Pessoas-comunhão, Pessoas-relação., Pessoas-amor. Então  há um só Deus-amor-comunhão-relação-de-Pessoas.

Santo Agostinho, o grande pensador desta visão de Deus-comunhão, escreveu no seu “De Trinitate”: “Cada uma das Pessoas divinas está em cada uma das outras e todas em cada uma e cada uma em todas e todas estão em todas e todas são somente um” (livro VI,10,20).

Então,numa linguagem direta, fundada mais na vivência de fé do que nas doutrinas, podemos acolher o pensamento de meu ouvinte muçulmano: o Deus que está acima de nós, fonte de onde tudo emana é o Pai. O Deus que está ao nosso lado  caminhou conosco,foi amigo dos pobres é nosso  irmão de sangue,  chamamos de Filho. E o Deus que mora dentro de nós que nos sustenta no desamparo e nos dá sempre esperança e entusiasmo é o Espírito Santo. Eles são um só-Deus-comunhão-relação-amor.

Um Deus assim dá para aceitar, adorar e sentir-se envolvido em suas relações de amor.

Leonardo Boff é teólogo e escreveu A Trindade, a Sociedade e a Libertação,Vozes 1986; A Santíssima Trindade é a melhor Comunidade,  Vozes 1988.