Correspondencia desde el frente en el 20° día de operación militar sobre Gaza

Temos amigos que vivem e sobrevivem ao genocídio de Gaza e que nos enviam notícias da frente de devastação da desolação. Pertencemos aos humildes da Terra que não temos poder nenhum. Somente, como o profeta, nos sentamos junto sicômoro e nos resta chorar e chorar. Esperamos que estas lamentacões cheguem aos ouvidos do Supremo, aquele que é o verdadeiro Senhor da História e que escuta o clmaor do oprimido, Aquele que fará justiça aos inocentes e que se compadece de quem sofre sob as armas dos tiranos que matam crianças, idosos, pessoas de todo tipo, cavalos, burros e ovelhas. Nada o que é vivo é respeitado. Ate quando, Senhor? Até quando? Como diz o profeta Isaias 24,12:”Na cidade restou apenas desolação, a porta está demolida e em ruinas” por isso ninguém pode entrar nem sair  Há traços de comportamento do anti-Cristo, chamado de “inimigo da vida”,  na aniquilação indiscrimina da população de Gaza. Que Deus,”soberano amante da vida” (Sabedoria 11,26) venha em socorro das vítimas, de um lado e do outro mas principalmente do lado de Gaza, cujas entradas e saidas estão todas fechadas para que a carnificina possa se processar sem risco de que alguém escape. LBoff

Gaza, 27 julio 2014 – hora 9.51 ”

Una tregua de 12 horas, desde ayer a las 8 hasta las 20, después algún otro misil y ataques aéreos y luego el anuncio de una extensión de 12 horas más. En medio de la tregua humanitaria, la gente ha salido ‘salida para ver”, ha querido volver a sus aldeas, a sus casas, a los lugares dejados a la carrera para escapar de las bombas y la artillería. Encontraron la devastación. Alguien me dijo que no era capaz de encontrar donde estaba su calle, su casa. Una pila de escombros, aún humeantes. Cráteres profundos que han penetrado en la tierra rodeados de los restos de las casas en las que se puede reconocer algún objeto medio roto y chamuscado, un sofá, el zapato; subiendo sobre uno de estos cráteres se podía reconocer la existencia de una farmacia, aún había unas cuantas cajas de píldoras, cubiertas de polvo, y stikers para la diabetes.

Cortinas que revolotean agujereadas, trozos de cristales rotos y puertas catapultadas a decenas de metros. Aquí y allí, donde se solía meter a los animales (burros, ovejas, gallinas), al lado de la casa, se encuentran los restos, muertos y ahora en putrefacción, que desprenden un olor indescriptible. Cerca del hospital de Beit Hannoun, un cochecito de bebé, usado para el transporte de personas con discapacidad, sigue allí en medio de la carretera torcida mirando el desastre frente a él.

No todos pudieron acercarse a sus hogares; a la gente de Kuza’a pueblo rural al sur de Khan Younis, se le ha ordenado que no vaya a las casas de la frontera… cañones y francotiradores siguen disparando a los que se acercan.

El número de muertes sigue en aumento; en las horas de tregua se excava en los lugares de exterminio y se recuperan civiles bajo los escombros, son 151 al final del día.

En este momento se oyen nuevas explosiones en la distancia… tal vez la tregua ya no rige…

Ultimo triste balance:

1049 palestinos muertos (el 80% civiles)

150 cuerpos encontrados ayer bajo los escombros

6000 heridos palestinos

37 soldados israelitas muertos en el campo de batalla en la frontera ocupada

2 civiles israelitas 1 tailandés muertos por misiles lanzados desde Gaza

160 heridos israelitas.

La guerra continúa.

Lo humour come espressione di salute psichica e espirituale

Tutti gli esseri viventi superiori possiedono un accentuato senso ludico. Basta osservare i gattini e i cani delle nostre case. Ma lo humour è proprio solo degli esseri umani. Lo humour non è mai stato considerato un tema “serio” dalla riflessione teologica, nonostante che sia risaputo che esso si trova in tutte le persone sante e mistiche, che poi sono gli unici cristiani veramente seri. In filosofia e nella psicanalisi avuto una sorte migliore.

Lo humour non è sinonimo di arguzia, dato che può esserci arguzia senza humour e humour senza arguzia irripetibile. L’arguzia è irripetibile. Se ripetuta, perde la sua bellezza. Una storiella piena di humour conserva sempre la sua bellezza. Ci piace risentirla parecchie volte.

Lo humour può può essere compreso soltanto a partire dalla profondità dell’essere umano. La sua caratteristica di essere un progetto infinito, portatore di inesauribili desideri, utopie sogni e fantasie. Un tale dato esistenziale fa sì che esista sempre un gap il desiderio e la realtà, tra il sogno e la sua concretizzazione. Nessuna istituzione, religione, stato e leggi riesce a inquadrare totalmente l’essere umano anche se esistono esattamente per inchiodarlo a un certo tipo di ordine. Ma esso esonda da queste determinazioni. Da ciò l’importanza della violazione dell’inedito per una vivenza della libertà e per perché sorgano cose nuove. Questo in arte, nella letteratura e anche nella religione.

Quando si rende conto di questa differenza tra la legge e la realtà – vedasi, per esempio, la stravagante morale cattolica sulla proibizione dell’uso di preservativi in tempi in cui l’AIDS la fa da padrone – lìsorge il senso dello humour. Viene voglia di ridere, dato che tutto è così fuori del buon senso, e tanto un discorso profferito in pieno deserto che nessuno ascolta nella serra che potremmo avere questo humour. Queste persone vivono nella luna non sulla Terra.

Nello humour si vive il sentimento di sollievo dal peso delle limitazioni e dal piacere di vederle relative e senza importanza che esse stesse si danno. Per un momento, la persona si sente libera dai super ego castranti, dalle ingiunzioni imposte dalla situazione e fa un’esperienza di libertà, come forma di plasmare il proprio tempo, dar senso a quello che sta facendo e costruire qualcosa di nuovo. Dietro allo humour vige la creatività, propria dell’essere umano. Per quante costrizioni naturali e sociali ci siano, sempre c’è spazio per creare qualcosa di nuovo. Se non fosse così non ci sarebbero geni nella scienza, nell’arte e nel pensiero.

Inizialmente sono ritenuti “pazzerelli”, eccentrici e anormali. Quando tutto è passato, un nuovo sguardo scopre la genialità di un Van Gogh, la creatività fantastica di Bac, quasi sconosciuto al suo tempo. Di Gesù si dice che “I suoi uscirono per portarlo via, perché – dicevano “è matto” (Marco 3,21). Di San Francesco si disse la stessa cosa. Se lui è un “pazzus'” un matto, cosa che lui accettava come espressione della volontà di Dio. E era un santo pieno di humour e allegria al punto che lo chiamavano “frate sempre allegro”.

In un discorso terra terra, lo humour è segno che ci è impossibile definire l’essere umano all’interno di uno schema prestabilito. Nel suo più profondo evero è un creatore e un libero.

Per questo può sorridere e scherzare cosa sui sistemi che lo vogliono imprigionare in categorie prestabilite. E il ridicolo che tutti constatiamo in signori seri (per esempio dei professori, giudici, direttore di scuola e perfino monsignori) che vogliono, solennemente con l’aria di un’autorità superiore, quasi divina, fare degli altri ciechi e sottomessi quali pecore che obbediscano agli ordini loro. Anche questo genera humour.

Aveva ragionato giusto quel filosofo (Th. Lersch, Philosophie des Humors, Monaco 1953,26) che scriveva :”l’essenza segreta dello humour risiede nella forza dell’atteggiamento religioso. Perché lo humour vede le cose umane e divine nella loro insufficienza nei confronti di Dio. A partire dalla serietà di Dio, l’essere umano sorride della serietà umana con la pretesa di essere assolutamente vere e serie. Esse sono un nulla davanti a Dio. E esiste ancora tutta una tradizione teologica che ci viene dai padri della Chiesa ortodossa che parlano di deus ludens (del Dio ludico) dato che ha creato il mondo come un gioco per divertimento suo personale. E lo faceva saggiamente unendo humour e serietà.

Chi vive tenendo Dio al centro ha motivi per coltivare lo humour. Relativizza le serietà terrene e perfino i propri difetti e è uno libero dalle preoccupazioni. San Tommaso Moro, condannato alla ghigliottina, coltivano humour fino alla fine: chiedeva ai boia che tagliassero il collo ma che risparmiassero la lunga barba bianca. San Lorenzo, sfotteva con humour i carnefici che l’arrostivano sulla graticola e li incitava a girarlo dall’altra parte non da quel lato lì era ben cotto: Sant’Ignazio di Antiochia, vescovo, anziano e referente di tutta la chiesa dei primordi, supplicava i leoni che venissero presto a divorarlo perché voleva passare più rapidamente alla felicità eterna.

Conservare questa serenità vivere in stato di humour e comprenderlo a partire dalle insufficienze umane è una grazia che tutti dovremmo cercare e chiedere a Dio.

Traduzione di Romano Baraglia

 

As ameaças da Grande Transformação (II)

 

Analisamos no artigo anterior, as ameaças que nos traz a transformação da economia de mercado em sociedade de mercado com a dupla injustiça que acarreta: a social e a ecológica. Agora quermos nos deter em sua incidência no âmbito da ecologia tomada em sua mais vasta acepção, no ambiental, social, mental e integral.

Constatmos um fato singular: na medida em que crescem os danos à natureza que afetam mais e mais as sociedades e a qualidade de vida, cresce simultaneamente a consciência de que, na ordem de 90%, taisdanos se tributam à atividade irresponsável e irracional dos seres humanos,mais especificamente, àquelas elites de poder econômico, político, cultural e mediático que se constituem em grandecorporações multilaterais e que assumiram por sua conta os rumos do mundo. Temos, com urgência, fazer alguma coisa que interrompa este percurso para o precipício. Como adverte a Carta da Terra: “ou fazemos uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros, ou arriscamos a nossa destruição e a da diversidade da vida”(Preâmbulo).

A questão ecológica, especialmente após o Relatório do Clube de Roma em 1972 sob o título “Os Limites do Crescimento” tornou-se tema central da política, das preocupações da comunidade científica mundial e dos grupos mais despertos e preocupados pelo nosso futuro comum.

O foco das questões se deslocou: do crescimento/desenvolvimento sustentável (impossível dentro da economia de mercado livre) para a sustentação de toda a vida. Primeiro há que se garantir a sustentabilidade do planeta Terra, de seus ecossistemas, das condições naturais que possibilitam a continuidade da vida. Somente garantidas estas pré-condições, se pode falar em sociedades sustentáveis e em desenvolvimento sustentável ou de qualquer outra atividade que queira se apresentar com este qualificativo.

A visão dos astronautas reforçou a nova consciência. De suas naves espaciais ou da Lua se deram conta de que Terra e a Humanidade formam uma única entidade. Elas não estão separadas nem juxtapostas. A Humanidade é uma expressão da Terra, a sua porção consciente, inteligente e responsável pela preservação das condições da continuiade da vida. Em nome desta consciência e desta urgência, surgiu o princípio responsabilidade (Hans Jonas), o princípio cuidado (Boff e outros), o princípio sustentabilidade (Relatório Brundland), o princípio interdependência, o princípio cooperação (Heisenberg/Wilson/Swimme/Morin/Capra)e o princípio prevenção/precaução (Carta do Rio de Janeiro de 1992 da ONU), oprincípio compaixão (Schoppenhauer/Dalai Lama) e o princípio Terra (Lovelock e Evo Morales).

A reflexão ecológica se complexificou. Não se pode reduzi-la apenas à preservação do meio ambiente. A totalidade do sistema mundo está em jogo. Assim surgiu uma ecologia ambiental que tem como meta a qualidade de vida; uma ecologia social que visa um modo sustentável de vida e uma sobriedade compartida (produção, distribuição, consumo e tratamento dos dejetos); uma ecologia mental que se propõe erradicar preconceitos e visões de mundo, hostis à vida e formular un novo design civilizatório, à base de princípios e de valores para uma nova forma de habitar a Casa Comum; e por fim uma ecologia integral que se dá conta que a Terra é parte de um universo em evolução e que devemos viver em harmonia com o Todo, uno, complexo e perpassado de energias que sustentam a vitalidade da Terra e carregado de propósito.

Criou-se destarte uma grelha teórica, capazde orientar o pensamento e as práticas amigáveis à vida. Então se torna evidente que a ecologia mais que uma técnica de gerenciamento de bens e serviços escassos representa uma arte, uma nova forma de relacionamento com a vida, a natureza e a Terra e a descoberta da missão do ser humano no processo cosmogênico e no conjunto dos seres: cuidar e preservar.

Por todas as partes do mundo, surgiram movimentos, instituições, organismos, ONGs, centro de pesquisa, cada qual com sua singularidade: quem se preocupa com as florestas, quem com os oceanos, quem com a preservação da biodiversidade, quem com as espécies em extinção, quem com os ecossistemas tão diversos, quem com as águas e os solos, quem com as sementes e a produção orgânica. Dentre todos estes movimentos cabe enfatizar o Greenpeace pela persistência e coragem de enfrentar, sob riscos, aqueles que ameaçam a vida e o equilíbrio da Mãe Terra.

A própria ONU criou uma série de instituições que visam acompanhar o estado da Terra. As principais são o PNUMA (Programa das Nações Unidas para o Meio Ambiente), a FAO (Organização das Nações Unidas para a alimentação e a agricultura), a OMS (Organização Mundial para a Saúde), aConvenção sobre a Biodiversidade e especialmente o IPPC (Painel Intergovernamental para as Mudanças Climáticas) entre outras tantas.

Esta Grande Transformação da consciência opera uma complicada travessia, necessária para fundar um novo paradigma, capaz de transformar a eventual tragédia ecológico-social numa crise de passagem que nos permitirá um salto de qualidade rumo a um patamar mais alto de relação amistosa, harmoniosa e cooperativa entre Terra e Humanidade. Se não assumirmos esta tarefa o futuro comum estará ameaçado.

Leonardo Boff escreveu com Jürgen Moltmann, Há esperança para a criação ameaçada? Vozes 2014.

 
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As ameaças da Grande Transformação(I)

A Grande Transformação consiste na passagem de uma economia de mercado para uma sociedade de mercado. Ou em outra formulação: de uma sociedade com comercado para uma sociedade só de mercado. Mercado sempre existiu na história da humanidade, mas nunca uma sociedade só de mercado. Quer dizer, uma sociedade que coloca a economia como o eixo estruturador único de toda a vida social, submetendo a ela a política e anulando a ética. Tudo é vendável, até o sagrado.

Não se trata de qualquer tipo de mercado. É o mercado que se rege pela competição e não pela cooperação. O que conta é o benefício econômico individual ou corporativo e não o bem comum de toda uma sociedade. Geralmente este benefício é alcaçado às custas da devastação da natureza e da gestação perversa de desigualdades sociais. Nesse sentido a tese de Thomas Piketty em O capital no século XXI é irrefutável.

O mercado deve ser livre, portanto, recusa controles e vê o Estado como seu grande empecilho, cuja missão, sabemos, é ordenar com leis e normas a sociedade, também o campo econômico e coordenar a busca comum do bem comum. A Grande Transformação postula um Estado mínimo, limitado praticamente às questões ligadas à infra-estrutura da sociedade, ao fisco, mantido o mais baixo possível e à segurança.Tudo o mais deve ser buscado no mercado, pagando.

O gênio da mercantilização de tudo penetrou em todos os setores da sociedade: a saúde, a educação, o esporte, o mundo das artes e do entretenimeno e até grupos importantes das religiões e das igrejas. Estas incorporaram a lógica do mercado: a criação de uma massa enorme de consumidores de bens simbólicos, igrejas pobres em espírito, mas ricas em meios de fazer dinheiro. Não raro no mesmo complexo funciona um templo e junto a ele um shopping. Enfim, se trata sempre da mesma coisa: auferir rendas seja com bens materiais seja com bens “espirituais”.

Quem estudou em detalhe este processo avassalador foi um historiador da economia, o húngaro-norte-americano Karl Polanyi (1886-1964). Ele cunhou a expressão A Grande Transformação, título do livro escrito antes do final da Segunda Guerra Mundia em 1944. No seu tempo a obra não mereceu especial atenção. Hoje, quando suas teses se vem mais e mais confirmadas, tornou-se leitura obrigatória para todos os que se propõem entender o que está ocorrendo no campo da economia com repercusão em todos os âmbitos da atividade humana, não excluida a religiosa. Desconfia-se que o próprio Papa Francisco tenha se inspirado en Polaniy para criticar a atual mercantilização de tudo, até do ser humano e órgãos.

Essa forma de organizar a sociedade ao redor dos interesses econômicos do mercado cindiu a humanidade de cima a baixo: um fosso enorme se criou entre os poucos ricos e os muitos pobres. Gestou-se uma espantosa injustiça social com multidões feitas descartáveis, consideradas óleo gasto, não mais interessante para o mercado: produzem irrisoriamente e consomem quase nada.

Simultaneamente a Grande Transformação da sociedade em mercado criou também uma iníqua injustiça ecológica. No afã de acumular, foram explorados de forma predatória bens e serviços da natureza, devastando inteiros ecossistemas, contaminando os solos, as águas, os ares e os alimentos, sem qualquer outra consideração ética, social ou sanitária.

Um projeto desta natureza, de acumulação ilimitada, não é suportado por um planeta limitado, pequeno, velho e doente. Eis que surgiu um problema sistêmico, do qual os economistas deste tipo de economia, raramente se referem: foram atingidos os limites fisico-químicos-ecológicos do planeta Terra. Tal fato dificulta senão impede a reprodução do sistema que precisa de uma Terra, repleta de “recursos” (bens e serviços ou ‘bondades’ na lingugem dos indígenas).

A continuar por esse rumo, poderemos experimentar, como já o estamos experimentando, reações violentas da Terra. Como é um Ente vivo que se autoregula, reage para manter seu equilíbrio afetado através de eventos extremos, terremotos, tsunamis, tufões e uma completa desregulação dos climas.

Essa Transformação, por sua lógica interna, está se tornando biocida, ecocida e geocida. Destrói sistematicamente as bases que sustentam a vida. A vida corre risco e a espécie humana pode, seja pelas armas de destruição em massa existentes seja pelo caos ecológico, desaparecer da face da Terra. Seria a consequência de nossa irresponsabilidade e da total falta de cuidado por tudo o que existe e vive.

Leonardo Boff escreveu Proteger a Terra-cuidar da vida: como escapar do fim do mundo, Record 2010.