Vieni Spirito di vita e salvaci del Covid-19

Tutti ci sentiamo persi, ricercatori, medici, epidemiologi, biologi e tutti i saperi che abbiamo; nessuno conosce il coronavirus e non sappiamo come affrontarlo efficacemente con un vaccino. Speriamo che non sia quello che alcuni biologi hanno temuto a lungo: il virus NBO (Next Big One) “il prossimo grande” virus che farà scomparire parte della specie umana.

Oltre al virus del Covid-19 e ai vari virus già noti, ci troviamo di fronte a tempi ecologicamente pericolosi, con il riscaldamento globale, la sesta estinzione di massa, l’erosione delle biodiversità e altro.

A parte l’uso dei mezzi scientifici che ci stanno lasciando indifesi, abbiamo un riferimento di un altro ordine, che non va contro l’intelligenza ma va oltre la sua portata, è l‘intelligenza spirituale che cattura lo Spirito Creatore. Non è al di fuori della nostra realtà quando è intesa in modo olistico.

Questo Spirito Creatore è responsabile della nascita dell’universo con i suoi miliardi di galassie e miliardi di stelle e pianeti, quello che esisteva prima di ogni cosa e che ha dato origine a quel piccolo punto carico di energia che quando esplode (big bang) ha dato vita all’universo. Esso continua a presiedere l’intero processo cosmogenico, il nostro pianeta e ciascuno di noi, perché è lo Spiritus Creator, il Pneuma, il Soffio di Vita. Nei linguaggi medio-orientali è sempre al femminile, legato alla donna che genera la vita.

In questi momenti di crisi, è l’occasione per invocarlo e supplicarlo: “Tu che sei la Fonte della Vita, salva le nostre vite, le vite dei più indifesi, le vite di tutta l’umanità del terribile Covid-19″.

La Genesi dice che all’inizio aleggiava sul “touwabou” (in ebraico), il caos originale; da esso sono nate tutte le cose e messe nel loro giusto ordine in cielo e in terra e, infine, siamo nati noi esseri umani, uomini e donne.

Allargando l’orizzonte, è importante riconoscere che la loro creazione è minacciata al di là degli effetti letali del covid-19. La minaccia non proviene da un meteorite caduto, come quello che 65 milioni di anni fa sterminò i dinosauri dopo che essi siano vissuti sulla Terra più di 100 milioni di anni. Il meteorite attuale si chiama homo sapiens e demens, doppio demens (inteligente e demente, doppiamente demente).

In tale contesto, riflettiamo rapidamente e invochiamo l’azione di guarigione e di nuova creazione dello Spirito Santo. Le nostre fonti di riferimento sono i due Testamenti ebraico-cristiani e l’esperienza umana, il cui spirito è animato dallo Spirito Creatore, chiamato dalla liturgia “Luce Beatissima”.

Pensare allo Spirito Santo ci costringe ad andare oltre le categorie classiche con cui è stato elaborato il discorso teologico occidentale, tradizionale e convenzionale. Dio, Cristo, la grazia e la Chiesa sono stati pensati all’interno delle categorie metafisiche della filosofia greca di sostanza, essenza e natura. Pertanto, come qualcosa di statico e circoscritto, è sempre immutabile. Questo paradigma è stato reso ufficiale dalla teologia cristiana.

Tuttavia, pensare lo Spirito implica di assumere un altro paradigma, quello del movimento, dell’azione, del processo, dell’emergenza, della storia e del nuovo e del sorprendente. Questo non può essere compreso con la terminologia sostanziale ma con quella del futuro.

Questo paradigma ci avvicina alla cosmologia moderna e alla fisica quantistica. Queste vedono tutte le cose nella genesi, emergere da un sottofondo di Energia senza nome, misteriosa e amorevole che è prima di ogni cosa, nel tempo e nello spazio zero. Questa energia supporta l’universo e tutti gli esseri in esso compresi, penetra il cosmo da un capo all’altro, e ci penetra completamente. Questa Energia di Fondo, chiamata anche Abisso Origine di tutto l’essere, è la migliore metafora dello Spirito Creatore, che è tutto questo e molto di più.

Riprendendo il terzo punto del Credo cristiano: “Credo nello Spirito Santo“, in questo schema assume un nuovo significato, consapevoli che non riusciamo mai a dire quello che dovremmo dire dello Spirito Creatore.

Infine, dobbiamo ammettere che abbiamo toccato il mistero. Non si oppone alla conoscenza perché il mistero è l’illimitatezza di ogni conoscenza. Sa sempre di più e sempre di più, ma in ogni conoscenza il mistero rimane. È per natura illimitato. Questo mistero è rivelato ma è anche velato. La missione di coloro che l’accolgono e si dedicano alla sua riflessione sistematica, come i teologi, anche quelli che si dedicano alla filosofia (come F. Hegel, la cui categoria centrale è lo Spirito Assoluto), è di cercare questa rivelazione incessantemente.

È propio dello Spirito nascondersi all’interno dei processi evolutivi e della storia. È proprio dell’essere umano scoprirlo. Egli “soffia dove vuole e non sappiamo da dove viene o dove va” (cfr. Gv 38). Questo non ci esime dal compito di scoprirlo.

È ciò che speriamo ardentemente che questo Spirito si manifesti e ispiri gli spiriti dei nostri ricercatori a scoprire un vaccino che ci salvi le nostre vite. E quando Egli irromperà sorprendentemente attraverso la loro ricerca, ci rallegreremo e festeggieremo, pieni di gratitudine per la sua azione mediata dallo spirito umano.

Domenica 31 maggio abbiamo celebrato la festa di Pentecoste, una grande festa delle chiese cristiane. È una festa senza fine, perché lo Spirito è sempre all’opera, continua nel corso della storia e ci raggiunge anche nei giorni in cui soffriamo, siamo angosciati e temiamo la letalità del coronavirus. Il Creator Spiritus non ha mai abbandonato la sua creazione, nemmeno nelle quindici grandi distruzioni attraverso le quali è passata. E non ci abbandonerà adesso. “Veni, Creator Spiritus, e salva nos del coronavirus”.

 

*Leonardo Boff è ecoteólogo e ha scritto “O Spirito Santo, Fogo Interior, Doador de Vida e Pai dos pobres”, Vozes 2013 (Lo Spirito Santo: fuoco interiore, donatore di vita e Padre dei poveri).

Traduzione di María Gavito e Stefano Toppi

 

 

Dom Erwin Kräutler:“Odio el término pueblos indígenas”: una blasfemia en dos actos

Publicamos aquí la indignación de mons. Erwin Kräutler, gran obispo de la diócesis de Xingú, la más grande del mundo con 365 mil km cuadrados. El motivo son las declaraciones infames en la famosa reunión del presidente con todos los ministros el 22 de abril de 2020. Austriaco, naturalizado brasileño, ha trabajado 54 años en el Amazonas. Toda su vida y actividad como pastor se ha dedicado a la gente de la selva, a los indígenas y a todos los excluidos “del banquete de la vida”. Ha hablado en el Parlamento brasileño en defensa de los derechos de los pueblos indígenas, sus reservas y su cultura. En 1983 fue humillado por la policía militar y arrestado por defender a los corteros de caña de azúcar sin salario. Durante 30 años fue amenazado de muerte. Sufrió un accidente sospechoso que se cobró la vida del sacerdote que lo acompañaba, Salvador Deian, y dejó a don Erwin en el hospital durante 6 meses. Recibió a la hermana Doroty Stang en 1982 y la enterró el 12 de febrero de 2005, víctima de un bárbaro asesinato. Es conocido en todo el mundo por su defensa del Amazonas, de los indígenas y de los campesinos pobres. El Papa Francisco le tiene un afecto y un respeto especial. A él le pidió ayudas para los temas de “Querida Amazonia”. Habla tanto el griego clásico como el idioma de los kayapó. Ahora jubilado y con 80 años continúa su lucha por los derechos de los más humillados y ofendidos y los verdaderos guardianes de la selva: los pueblos originarios.

Vale la pena leer este texto, nacido de la iracundia sagrada de alguien que se ha hecho “pariente de los indios” y que ahora sale en su defensa contra la ofensa vergonzosa de un ministro de Estado. Lboff

“Odio el término pueblos indígenas”, una blasfemia en dos actos

¿Quién va a olvidar la reunión ministerial del 22 de abril? Gracias a la liberación de un vídeo que cubre toda la reunión pudimos asistir a una sesión del gobierno que actualmente administra la res publica (la cosa publica, de ahí la palabra ‘República’) de nuestro país. Si los niños o adolescentes pronunciasen una palabrota cualquiera de las 29 que se pronunciaron allí serían castigados en casa o en la escuela. Falta completa de educación y civismo en el más alto nivel del ejecutivo brasileño. El presidente y los ministros han perdido vergonzosamente la compostura que se espera de las personas que ocupan tan altos cargos.

Pero lo que más me indignó, además de la descarada propuesta del Ministro de Medio Ambiente Ricardo Salles de aprovechar el momento de la pandemia para “pasar la boyada” (sic) al Amazonas, fue el espantoso aporte del Ministro de Educación Abraham Weintraub: “Este país no es [una colonia]. Odio el término ‘pueblos indígenas’, odio ese término”. No puedo entender cómo Weintraub, que es de origen judío, utiliza expresiones que recuerdan el odio de Hitler y sus ministros hacia el pueblo judío. La consecuencia de ese odio fue la “shoah”, el holocausto que se cobró la vida de seis millones de judíos.

Escuchar estas palabras de la boca de un ministro de educación prueba una vez más el curso anti indígena de este gobierno que está perfectamente en línea con la tristemente célebre expresión del general americano Philip Sheridan (1831-1888) “El único indio bueno es un indio muerto”. Dado que todo lo que Donald Trump piensa y habla inspira al gobierno de Bolsonaro en sus actitudes y posiciones, no es de extrañar que un ministro de este gobierno siga esta frase que en la segunda mitad del siglo XIX se convirtió en un proverbio en los Estados Unidos y tiene como telón de fondo el genocidio de millones de indios durante la conquista del Oeste norteamericano.

En la colección de descarrilamientos del Ministro de Educación, cuya falta de educación ya ha creado incidentes diplomáticos con los presidentes de Francia y China, este desliz contra los pueblos indígenas del Brasil sólo habría enriquecido la biografía de un agente político despreciable si no hubiera tenido otra escena abominable y blasfema que ahora ensucia el rostro de nuestra Iglesia Católica.

La revista Veja publicó en su Columna de Radar del 7 de junio una foto que retrata la visita, el 5 de junio, de un grupo que se llama a sí mismo católico, dirigido por el cura polaco Pedro Stepien. Los miembros de este grupo ya son famosos por su frecuente aparición junto al mismo sacerdote frente al Palacio de la Alvorada para dar culto al “mesías”. Esta vez, sin embargo, fueron al despacho del Ministro de Educación Abraham Weintraub para “consolarlo” después de “una semana tan estresante” para él. “Rezaron por el momento delicado del ministro”, comenta la revista. De esta iniciativa sólo se puede extraer la conclusión de que los visitantes consoladores apoyan las tesis del ministro y, por lo tanto, adoptan una posición diametralmente opuesta al Papa Francisco y a la Conferencia Nacional de los Obispos Brasileños. Y aquellos que se oponen al Papa ya han perdido su catolicidad.

Pero la historia no termina aquí. El cura lleva una estatua de Nuestra Señora de Fátima al despacho del ministro y con ella posa sonriendo junto a un Weintraub aparentemente conmovido y también sonriente. ¿Qué quería este sacerdote con esta puesta en escena? ¿Qué relación tendría este ministro con Nuestra Señora de Fátima y su mensaje a los pastorcitos de la Cova de Iría en Portugal en 1917?

El cura demuestra no conocer la historia de la América indígena ni el papel de Nuestra Señora entre los pueblos originales. Seguramente nunca ha oído hablar de su aparición en 1531 a un indígena llamado Juan Diego, canonizado incluso por el papa polaco, al que le dijo: “Soy vuestra Madre bondadosa, tuya y de todos vosotros que vivís unidos en esta tierra y también de todos los que me amen, los que me llamen, los que me busquen y confien en mí; escucharé su llanto, sus tristezas, para remediar y curar todas sus penas, miserias y dolores. No se perturbe tu corazón. ¿No estás bajo mi protección y mi apoyo? ¿No estás en mi regazo y entre mis brazos?”

Nuestra Señora se puso al lado y en medio de los pueblos indígenas y esto no sólo a través de palabras amorosas. La imagen milagrosa habla por sí misma. Ella muestra a la Virgen María con una túnica usada por las mujeres aztecas para decir que es la Madre de los aztecas y de todos los pueblos indígenas. Pertenece a este pueblo que tanto ha sufrido y está tan herido, y se solidariza asumiendo rasgos indígenas. En la cintura tiene el lazo que las indígenas usaban para indicar que estaban embarazadas. ¡Y el hijo de madre indígena es indígena! Los rayos de sol que rodean a la madre indígena simbolizan que está embarazada de un Hijo Divino.

¿Por qué este sacerdote no llevó la imagen de Nuestra Señora de Guadalupe al despacho del ministro para enseñarle a quien ama Dios con un cariño muy especial hasta el punto de que la Madre de su Hijo asume rasgos indígenas? ¡Quizás el ministro y junto con él el sacerdote y sus correligionarios se hubieran dado cuenta de que odiar a los pueblos indígenas es odiar a la Madre de Dios y a su Hijo Jesús, nuestro Señor!

Altamira, 12 de junio de 2020

Erwin Kräutler, obispo emérito dr Xingú

Coordinador de la REPAM-Brasil

 

 

 

Post-covid-19: Welche Kosmologie und Ethik sind einzubeziehen (II)

Viele Analysten prognostizieren, dass die Postpandemie eine extreme Radikalisierung der vorherigen Situation einleiten könnte, eine Rückkehr zum System des Kapitals und des Neoliberalismus, das versucht, die Welt durch elektronische Überwachung (Big Data) jeder Person weltweit zu dominieren, wie es bereits in China und den Vereinigten Staaten geschieht. Wir würden dann in eine Ära der Dunkelheit eintreten und unsere eigene Zerstörung riskieren, wie Rachel Carson in ihrem berühmten Buch “Silent Spring” vermutete. Daher die Forderung nach einer radikalen ökologischen Umkehr, deren Mittelpunkt aus der Erde, dem Leben und der menschlichen Zivilisation bestehen muss: einer Biozivilisation.

                 Die möglichen Risiken in der Post-Covid-19-Periode:

Wir dürfen jedoch die Macht systemischer Gewalt nicht unterschätzen. Sigmund Freud antwortete auf einen Brief von Albert Einstein aus dem Jahr 1932, in dem Einstein fragte, ob es möglich sei, Gewalt und Krieg zu überwinden, und hinterließ eine Aporie. Freud antwortete, er könne nicht sagen, welche Tendenz vorherrschen würde: der Instinkt des Todes (Thanatos) oder der Instinkt des Lebens (Eros). Sie stehen immer in Spannung zueinander, und wir können nicht sicher sein, wer am Ende triumphieren wird. Und er schloss resigniert: “Verhungernd denken wir an die Windmühle, die so langsam mahlt, dass wir verhungern könnten, bevor wir das Mehl bekommen”.

Es gibt die nicht-optimistische Meinung von Noam Chomsky, einem der größten nordamerikanischen Intellektuellen und scharfem Kritiker des imperialistischen Systems, der sagt: “Das Coronavirus ist in der Tat sehr ernst, aber es lohnt sich, daran zu erinnern, dass etwas noch Schrecklicheres nahe ist. Wir steuern auf eine Katastrophe zu, etwas Schlimmeres als alles, was jemals in der Geschichte der Menschheit geschehen ist, und Trump und seine Lakaien führen uns in den Abgrund. Wir stehen vor zwei immensen Bedrohungen. Die eine ist die ständig wachsende Bedrohung durch einen Atomkrieg, der durch die Spannungen der Militärregime noch verschärft wird; und das andere ist natürlich die globale Erwärmung. Die beiden Bedrohungen könnten gelöst werden, aber es ist nicht genug Zeit; das Coronavirus ist schrecklich und kann schreckliche Folgen haben, aber es wird überwunden werden, die anderen Bedrohungen jedoch nicht. Wenn wir sie nicht lösen, sind wir verdammt.”

Chomsky hat bestätigt, dass Präsident Trump wahnsinnig genug ist, einen Atomkrieg zu entfesseln, ohne sich darum zu kümmern, was mit der ganzen Menschheit geschehen würde.

Ungeachtet dieser dramatischen Vision des angesehenen Linguisten und Denkers hoffen wir, dass, wenn die Menschheit eine wirklich ernste Gefahr der Selbstzerstörung laufen würde, der Lebensinstinkt siegen würde. Aber das setzt voraus, dass wir eine neue Form des Bewohnens des Gemeinsamen Hauses errichtet hätten, auf Grundlagen, die weder die der Vergangenheit noch der Gegenwart sind.

              Einige gute Lehren aus der Covid-19-Pandemie

Zumindest hat das Coronavirus uns gezeigt, dass wir nicht die “kleinen Götter” sind, die behaupten, irgendetwas tun zu können; es hat uns gezeigt, dass wir zerbrechlich und begrenzt sind; dass die Anhäufung materieller Güter kein Leben rettet; dass die finanzielle Globalisierung allein in der kompetitiven Form des Kapitalismus die Schaffung einer von den Chinesen vorgeschlagenen “Gemeinschaft des gemeinsamen Schicksals für die ganze Menschheit” ausschließt; dass wir ein globales pluralistisches Zentrum schaffen müssen, um über Weltprobleme zu diskutieren; dass Zusammenarbeit und Solidarität aller und nicht Individualismus die zentralen Werte einer Weltgesellschaft sind.

Die Grenzen des Erdsystems, das ein Projekt unbegrenzten Wachstums nicht toleriert, müssen erkannt und respektiert werden; wir müssen uns genauso gut um die Natur kümmern wie um uns selbst, denn wir sind Teil der Natur und sie gibt uns alle Güter und Dienstleistungen, die wir für das Leben brauchen. Wir müssen eine Kreislaufwirtschaft anstreben, die die berühmten “3-Rs” erfüllt; reduzieren, wiederverwenden (re-use) und alles recyceln, was in den Produktionsprozess eingetreten ist.

Die Wirtschaft muss von würdevoller und universeller Existenz sein und nicht auf Akkumulation Einiger auf Kosten aller anderen und der Natur beruhen. Eine Subsistenzwirtschaft reduziert unsere Bedürfnisse und führt zu Bescheidenheit und reduziert damit in hohem Maße die sozialen Ungleichheiten. Die neue Wirtschaftsordnung wird nicht vom Profit beherrscht, sondern von wirtschaftlicher Rationalität mit ökologischer und sozialer Vernunft.

Es wäre höchst rational und humanitär, ein allgemeines Mindesteinkommen einzuführen, damit die medizinische Versorgung ein universelles Menschenrecht (One World-One Health) würde, das nicht unbeachtet sein sollte. Es ist wichtig sicherzustellen, dass der Staat den Markt reguliert, die notwendige Entwicklung fördert und die Bedürfnisse der Allgemeinheit stillt, sei es bei Gesundheits- oder Naturkatastrophen.

Wir müssen das stets unbegrenzte human-spirituelle Kapital fördern, das auf Liebe basiert, auf Solidarität, der Suche nach dem rechten Maß, der Geschwisterlichkeit, dem Mitgefühl, dem Gefühl der Verzauberung der Welt und der unermüdlichen Suche nach Frieden.

             Ein Fahrplan zur Rettung von Leben: Die Erdcharta

Dies sind unter anderem einige der Lehren, die wir aus dem Coronavirus ziehen können. Unter Berufung auf die Erdcharta (UNESCO), eines der inspirierendsten offiziellen Dokumente für die Transformation unserer Lebensform auf dem Planeten Erde, “sind grundlegende Veränderungen unserer Werte, Institutionen und Lebensformen erforderlich… Unsere ökologischen, wirtschaftlichen, politischen, sozialen und spirituellen Herausforderungen sind miteinander verbunden, und gemeinsam können wir inklusive Lösungen finden» (Präambel c).

Welche Weltsicht und welche Veränderungen sollten einbezogen werden?

Wissen und Kenntnis der Informationen über die Realität zu haben, heißt noch nicht zu handeln. Was bewegt uns zum Handeln? Welche Weltsicht (Kosmologie) und welche Werte (Ethik) sollten wir einbeziehen? Ein wichtiger Text im letzten Teil der Erdcharta, an dessen Verfassung ich ebenfalls mitgewirkt habe, kann uns anleiten.

“Wie nie zuvor in der Geschichte ruft uns das gemeinsame Schicksal dazu auf, nach einem Neuanfang zu suchen. Dies erfordert einen Sinnes- und Herzenswandel. Es verlangt nach einem neuen Gefühl globaler Interdependenz und universeller Verantwortung. Wir müssen die Vision eines nachhaltigen Lebens auf lokaler, nationaler, regionaler und weltumspannender Ebene entwickeln und mit Fantasie anwenden” (Der Weg, der vor uns liegt)

Lasst uns feststellen, dass es nicht nur darum geht, den bereits eingeschlagenen Weg zu verbessern. Dies würde uns zu den zyklischen Krisen führen, die wir bereits kennen, und schließlich in eine Katastrophe. Es geht um die “Suche nach einem Neuanfang”. Wir sind berufen, die “Erde, unser Zuhause, das lebendig ist mit einer einzigartigen Lebensgemeinschaft” wieder aufzubauen (Erdcharta, Präambel a). Es wäre trügerisch, die Wunden der Erde mit Bandagen zu bedecken, in der Annahme, wir könnten sie auf diese Weise heilen. Wir müssen sie wiederbeleben und neugestalten, damit sie unser gemeinsames Zuhause sein kann.

“Das erfordert einen Sinneswandel.” Ein Sinneswandel bedeutet eine neue Blickweise auf die Erde gemäß der neuen Kosmologie und Biologie. Sie befindet sich in einem Moment des Evolutionsprozesses, der 13,7 Milliarden Jahre alt ist, und für die Erde, 4,3 Milliarden Jahre. Nach dem Urknall wurden alle physikalisch-chemischen Elemente über mehr als drei Milliarden Jahre im Herzen der großen roten Sterne geschmiedet. Bei der Explosion wurden die Elemente in alle Richtungen geschleudert, die die Galaxien, die Sterne wie die Sonne, die Planeten und die Erde bildeten.

Die Erde wimmelt von Leben, das vor etwa 3,8 Milliarden Jahren begann, ein sich beständig selbst schaffender und selbst organisierender systemischer Superorganismus. In einem fortgeschrittenen Moment ihrer Komplexität, vor etwa 8-10 Millionen Jahren, begann ein Teil der Erde zu fühlen, zu denken, zu lieben und anzubeten. Der Mensch tauchte auf, Mann und Frau. Sie sind Erde, bewusst und intelligent, deshalb werden sie Homo genannt, aus Humus gemacht.

Diese Weltsicht verändert unsere Vorstellung von der Erde. Die UNO hat sie am 22. April 2009 offiziell als Mutter Erde anerkannt, weil sie alles schafft und uns gibt. Deshalb ruft uns die Erdcharta auf: “Die Erde und das Leben in all ihrer Vielfalt zu respektieren und sich mit Verständnis, Mitgefühl und Liebe um die Gemeinschaft des Lebens zu kümmern” (Erdcharta 1 und 2). Wir können die Erde als Land kaufen und verkaufen. Wie jedoch Suquamish-Duwamish Grandfather Sealth, alias Seattle, feststellte: “Weder kaufen noch verkaufen wir unsere Mutter; wir lieben und verehren sie.” Diese Haltung zur Erde, unserer Mutter, muss wiederhergestellt werden. Das ist die neue Denkweise, die wir uns zu eigen machen müssen.

“Es erfordert einen Sinneswandel des Herzens.” Das Herz ist die Dimension tiefer Gefühle (Pathos), der Sensibilität, der Liebe, des Mitgefühls und der Werte, die unser Leben leiten. Besonders im Herzen findet man Fürsorge, die freundliche und liebevolle Form der Beziehung mit der Natur und ihren Lebewesen. Es hat mit der vernünftigen oder herzlichen Vernunft zu tun, mit dem limbischen Gehirn, das vor etwa 220 Millionen Jahren entstand, als Säugetiere in der Evolution auftauchten. Sie alle, ebenso wie der Mensch, haben Gefühle, sie lieben und kümmern sich um ihre Nachkommen. Das ist Pathos, die Fähigkeit zu lieben und geliebt zu werden, die tiefste Dimension des Menschen.

Die Vernunft (Logos), der Geist, den wir zuvor erwähnt haben, erschien erst vor etwa 8-10 Millionen Jahren, mit dem neokortikalen Gehirn, und in fortgeschrittener Form als Homo sapiens (heutige Menschen) vor etwa hunderttausend Jahren. In der Neuzeit hat sie sich exponentiell entwickelt, beherrscht unsere Gesellschaften und schafft die Techno-Wissenschaft, die großen Herrschaftsinstrumente und die Transformation des Antlitzes der Erde, einschließlich einer Todesmaschine in Form von Atomwaffen und anderen Dingen, die das menschliche Leben und das Leben der Natur beenden können.

Die Inflazion der Vernunft, der Rationalismus, hat eine Art Lobotomie geschaffen: Der Mensch hat Schwierigkeiten, den Anderen und sein Leiden zu fühlen. Wir müssen die rationale Intelligenz ergänzen, die notwendig ist, um die Überlebensbedürfnisse unseres Lebens zu stillen. Wir müssen sie mit emotionaler und vernünftiger Intelligenz ergänzen. damit wir vollständiger werden und mit Leidenschaft für die Verteidigung der Erde und des Lebens eintreten.

Wir brauchen das Herz, um sowohl den Schrei der Erde als auch den Schrei der Armen hören zu können und um, wie der chinesische Ministerpräsident Xi Jinping sagt: “eine Gesellschaft zu schmieden, die moderat versorgt ist” oder wie wir sagen: eine Gesellschaft mit nüchternem, sparsamem und solidarischem Konsum.

(Fortsetzung folgt)

Übersetzung von Bettina Goldharnack

*Leonardo Boff ist ein Ökologe, Theologe und Philosoph, von dem u. a. stammt: Mark Hathaway/Leonardo Boff,Befreite Schöpfung:Kosmologie-*Okologie-Spiritualität, Butzon&Bercker, Kevelaer 2016.

 

“Odeio o termo povos indígenas”:uma blasfêmia em dois atos

Publicamos aqui a indignação de um grande bispo, Dom Erwin Kräutler, da maior diocese do mundo, a do Xingu com 365 km qudrados. A razão são as declarações infames na famosa reunião do presidente com todos os ministros no sinistro dia 22 de abril de 2020. Austríaco, se naturalizou brasileiro e trabalhou 54 anos na Amazônia. Toda sua vida e atividade de pastor foi dedicada aos povos da floresta, aos indígenas e a todos os excluídos “do banquete da vida”. Falou no Parlamento brasileiro em defesa dos direitos dos indígenas, de suas reservas e de sua cultura. Em 1983 foi humilhado pela polícia militar e preso por estar defendendo canavieiros sem salário. Ao longo de 30 anos foi ameaçado de morte. Sofreu um acidente suspeito que tirou a vida do padre que o acompanhava Salvador Deian e deixou Dom Erwin por 6 meses no hospital. Foi ele que acolheu a Irmã Doroty Stang em 1982 e a sepultou no dia 12 de fevereiro de 2005, vítima de bárbaro assassinato. É mundialmente conhecido por sua defesa da Amazônia, dos indígenas e dos camponeses pobres. O Papa Francisco lhe tem especial carinho e respeito. Foi a ele que lhe pediu subsídios para os temas da “Querida Amazônia”. Fala tanto o grego clássico como a lingua dos Kayapó. Agora jubilado e com 80 anos segue sua luta pelos direitos dos mais humilhados e ofendidos e dos verdadeiros guardores da floresta: os povos originários.

Vale ler este texto, nascido da iracundia sagrada de um que se fez “parente dos índios”e que agora saiu em sua defesa contra a ofensa vergonhasa de um ministro de Estado. Lboff

          “Odeio o termo povos indígenas”,uma blasfêmia em dois atos

Quem vai esquecer a reunião ministerial do 22 de abril? Graças à liberação de um vídeo que cobriu toda a reunião pudemos assistir a uma sessão do governo que atualmente gerencia a res publica (a coisa publica, daí a palavra ‘República’) de nosso país. Se crianças ou adolescentes pronunciassem um dos 29 palavrões proferidos na ocasião levariam castigo em casa ou na escola. Falta completa de educação e civilidade no mais alto escalão do executivo do Brasil. Presidente e ministros perderam vergonhosamente a compostura que se espera de pessoas que ocupam cargos tão elevados.

Mas o que mais me revoltou, além da proposta descarada do ministro do Meio Ambiente Ricardo Salles de aproveitar o tempo de pandemia para “ir passando a boiada” à Amazônia, foi o espantoso aporte do ministro da Educação Abraham Weintraub: “Esse país não é [uma colônia]. Odeio o termo ‘povos indígenas’, odeio esse termo”. Não consigo entender que Weintraub que é de origem judaica usa expressões que recordam o ódio de Hitler e seus ministros ao povo judeu. A consequência desse ódio foi a “shoah”, o holocausto que ceifou a vida de seis milhões de judeus.

Ouvir da boca de um ministro da Educação essas palavras prova mais uma vez o curso anti-indígena desse governo que se alinha perfeitamente à famigerada expressão do general americano Philip Sheridan (1831 – 1888) “The only good indian is a dead indian” (O único índio bom é um índio morto). Já que tudo que Donald Trump pensa e fala inspira o governo Bolsonaro nas suas atitudes e tomadas de posição, não é de se admirar que um ministro desse governo siga essa sentença que na segunda metade do século XIX se tornou provérbio nos Estados Unidos e tem como pano de fundo o genocídio de milhões de indígenas durante a conquista do oeste norte-americano.

Na coleção de descarrilamentos do ministro da Educação cuja falta de educação já criou incidentes diplomáticos com o presidente da França e a China, esse vergonhoso deslize contra os povos indígenas do Brasil só teria enriquecido a biografia de um agente político desprezível, se não tivesse ainda outra cena abominável e blásfema que agora conspurca a face da nossa Igreja Católica. A Veja publicou na sua Coluna Radar de 7 de junho uma foto que retrata a visita, em 5 de junho, de um grupo que se diz católico, capitaneado pelo padre polonês Pedro Stepien. As e os integrantes deste grupo já são famosos por causa de seu frequente comparecimento juntamente com o mesmo sacerdote em frente ao Palácio da Alvorada para prestar culto ao “messias”. Desta feita, porém, foram ao gabinete do ministro da Educação Abraham Weintraub para “confortá-lo” depois de “uma semana tão desgastante” para ele. “Oraram pelo momento delicado do ministro” comenta a revista. Dessa iniciativa só se pode tirar a conclusão de que os visitantes consoladores apoiam as teses do ministro e assumem assim uma posição diametralmente oposta ao Papa Francisco e à Conferência Nacional dos Bispos do Brasil. E quem se coloca contra o Papa já perdeu a catolicidade.

Mas a história não termina aqui. O padre leva uma imagem de Nossa Senhora de Fátima ao gabinete do ministro e, ostentando a estátua, posa sorrindo ao lado de um Weintraub aparentemente comovido e também sorridente. O que queria esse Padre com essa encenação? Que relação esse ministro teria com Nossa Senhora de Fátima e sua mensagem aos pastorinhos na Cova da Iria em Portugal no ano 1917?

O padre demonstra que não conhece a história da América Indígena e do papel de Nossa Senhora junto aos povos originários. Certamente nunca ouviu falar que ela apareceu já em 1531 a um indígena de nome Juan Diego, canonizado inclusive pelo papa polonês, e lhe disse: “Eu sou a vossa Mãe bondosa, tua e de todos vós que viveis unidos nesta terra e dos outros povos, que me amem, que me invoquem, me procurem e confiem em mim; escutarei o seu pranto, as suas tristezas, para remediar e curar todas as suas penas, misérias e dores. Não se perturbe o teu coração. Acaso não estás sob a minha proteção e amparo? Não estás no meu regaço e entre os meus braços?”

Nossa Senhora se colocou ao lado e no meio dos povos indígenas e isso não apenas através de palavras carinhosas. A imagem milagrosa fala por si mesma. Mostra a Virgem Maria numa túnica usada pelas mulheres astecas para dizer que ela é Mãe dos astecas e de todos os indígenas. Ela pertence a esses povos tão sofridos e machucados e se solidariza assumindo feições indígenas. Acima da cintura há o laço que as indígenas usavam para indicar que estavam grávidas. E o filho de mãe indígena é indígena! Os raios de sol que circundam a mãe indígena simbolizam que ela está grávida de um Filho Divino.

Porque esse padre não levou a imagem de Nossa Senhora de Guadalupe para o gabinete do ministro para ensinar-lhe a quem Deus ama com um carinho todo especial a ponto de a Mãe de seu Filho assumir traços indígenas? Talvez o ministro e junto com ele o padre e seus correligionários teriam se dado conta de que odiar os povos indígenas é odiar a Mãe de Deus e o seu Filho Jesus, nosso Senhor!

 

Altamira, 12 de junho de 2020

Erwin Kräutler, bispo em. do Xingu

Coordenador da REPAM-Brasil