Spiritualità naturale, etica, cura: come prostergare la fine del mondo

        Leonardo Boff

La crisi del nostro modo di vivere su questo unico pianeta coinvolge tutti, comprese le nazioni imperiali. Chi avrebbe detto che ci sarebbe stata una grave erosione dei valori democratici negli Stati Uniti? Il sogno originale americano, ripetono i suoi migliori estimatori, «implicava un nuovo mondo in cui le persone vivessero libere di realizzare i propri sogni, in un ambiente sociale che generasse cittadini illuminati, responsabili e impegnati, con un’appassionata preoccupazione per la dignità e i diritti individuali e degli altri nella prospettiva del bene comune». Evidentemente questo era il sogno della popolazione, non degli organismi governativi e degli apparati militari di sicurezza che cercavano e ancora cercano con tutti i mezzi, guerra compresa, il monopolio del potere mondiale. Qui era ed è altro il sogno.

Ciò che sta accadendo dagli anni ’60, ci racconta Steven Rockefeller, della famiglia dei miliardari Rockefeller, uno degli ideatori della Carta della Terra, di opzione buddista, una delle persone più dialoganti con cui ho avuto modo di interagire nel lavoro di stesura di quella Carta, constata che l’attuale gioventù ha dimenticato i valori sopra menzionati, vive focalizzata sul proprio io, svaluta il suo proprio paese e ha perso il senso della solidarietà. Ha concluso dicendo: «L’America è una nazione alla ricerca della sua propria anima» (Spiritual Democracy and our Schools, N.York 2022, p.15).

Ciò che si dice degli Stati Uniti vale praticamente per tutti o per i principali paesi, anche per il nostro [Brasile], poiché siamo tutti interdipendenti e ostaggio della cultura del capitale, accumulatore, materialista, consumista, escludente e insensibile al destino della maggioranza povera. Come insegnante e pedagogo, Steven Rockefeller ha scritto il citato libro “per rinnovare lo spirito americano attraverso l’educazione fin dalla prima infanzia”.

Gestisce tre categorie con le quali mi identifico e con cui sto lavorando da anni, in vista di un nuovo paradigma e di un altro stile di educazione: la spiritualità, l’etica e la cura della Casa Comune.

Steven vede la spiritualità come una dimensione essenziale dell’essere umano con lo stesso diritto di cittadinanza del corpo, dell’intelligenza, della volontà e della psiche. Per questo è naturale. La spiritualità non può essere identificata con la religione, sebbene possano esserci delle interrelazioni tra loro. La spiritualità naturale è innata. Da essa nascono le religioni come canali culturali di questo dato originario.

Come dice Steven, ci hanno dimostrato la filosofia, la psicologia del profondo e le neuro-scienze, «la spiritualità è una capacità innata nell’essere umano che, quando coltivata e sviluppata, genera un modo fatto di relazioni con se stessi e con il mondo, promuove la libertà personale, il benessere e la fioritura del bene collettivo» (p.10). La spiritualità naturale pone le domande inevitabili dell’essere umano: perché siamo in questo mondo, cosa ci aspetta oltre questa vita e la percezione di una Realtà Suprema. Essa si esprime attraverso l’amore incondizionato, il rispetto per l’Universo, per la solidarietà, per la cura di tutto ciò che esiste e vive e per la compassione per coloro che soffrono.

Questa comprensione mi fa ricordare il discorso di Michail Gorbachev al termine della stesura della Carta della Terra nelle sale dell’UNESCO a Parigi nel 2000: “Se noi vogliamo salvare la vita sul pianeta abbiamo bisogno di nuovi valori e di una spiritualità diversa”. Cioè, non sono sufficienti i nostri beni materiali né la tecno-scienza. Tutto questo deve essere impregnato dei valori del cuore, della sete di amore, dell’affetto, dell’empatia, dell’etica, della cura e della spiritualità. Solo così possiamo stabilire un legame affettivo e solidale con tutti gli esseri e con la Terra e così, salvarli. Tutti gli esseri hanno un valore in sé, oltre l’uso umano. La spiritualità naturale ci permette di sentire tutto questo, è una sorta di organismo naturale della nostra vita che nessuna parte della nostra natura può svolgere adeguatamente. La fisica quantistica Danah Zohar e il marito neurologo, Ian Marshall, dimostrarono che abbiamo dentro di noi quello che hanno chiamato “il punto di Dio nel cervello”. Ogni volta che si affrontano temi Sacri e Spirituali in chiave esistenziale si verifica una notevole accelerazione dei neuroni in una parte del cervello. È una sorta di organismo interiore attraverso il quale la spiritualità naturale e innata capta quell’Energia potente e amorevole che sostiene tutto e agisce anche dentro di noi (D. Zohar, O ser quântico, Rio 1991).

La spiritualità naturale ci porta direttamente all’etica, nel senso greco classico: la Casa (ethos) ben curata, ora la Casa Comune, la Terra. L’ethos cerca il. L’“etica”, le forme e i modi per realizzare il “bem viver”, attraverso le virtù dell’amore, della giustizia, dell’equa misura, della bellezza e di altre virtù consonanti ai sentimenti delle diverse culture. Fin dalla più tenera età e nel processo educativo si deve portare alla luce la spiritualità naturale che è sempre supportata dall’etica del “bem viver”.

Oggi più che mai è urgente la cura, intesa come essenza di tutti i viventi, soprattutto dell’essere umano, secondo il mito romano di Igino, esplorato dalla filosofia e dall’antropologia (cfr. L. Boff. Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2023). Lasciato a se stesso, nessun organismo vivente sopravvive senza la cura.

Attualmente si scontrano due paradigmi: quello del potere e quello della cura. Quello del potere attuale come dominio caratterizza la modernità. È stato con questo potere che i popoli si sono sottomessi, molti resi schiavi, la natura sfruttata senza pietà, la materia, la vita e la propria Terra con scarsa sostenibilità. Il paradigma della cura rinuncia al potere come dominio e stabilisce una relazione amichevole con la natura e rispetta la Terra come la Grande Madre e Gaia. Attualmente, con la devastazione in atto nella modernità, s’impone il paradigma della cura se vogliamo garantire le condizioni ecologiche per la nostra sopravvivenza.

L’umanità si trova a un bivio. O segue la strada del potere che comporta uno sfruttamento illimitato delle risorse naturali al punto da incidere sugli equilibri della Terra, dati i cambiamenti climatici irreversibili; questo percorso potrebbe portarci all’apocalisse ecologica. O segue il cammino della cura. L’umanità si ferma, riflette sui rischi per la sua sopravvivenza e poi imposta un percorso più benevolo, improntato alla cura per la natura, degli uni per gli altri e con la Terra. Caso contrario, dice la Carta della Terra, «rischiamo la nostra distruzione e quella della diversità della vita (Preambolo). Papa Francesco non dice un’altra cosa in Fratelli tutti: «siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non ci salviamo nessuno» (n.24).

Se avremo ancora tempo per questa svolta nel nostro comune destino con la Terra, sopravviveremo e inaugureremo un’altra forma di abitare il pianeta, con sentimento di appartenenza e con la coscienza di esserne i fedeli custodi.

L’educazione può compiere questa missione messianica di riportare alla luce, fin dalla nascita, la spiritualità naturale, l’etica della Terra e la cura del creato. Lungo questo cammino ci sarà la salvezza.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

La espiritualidad natural, la ética, el cuidado:como protelar el fin del mundo

Leonardo Boff*

La crisis de nuestro modo de vivir en este único planeta nos envuelve a todos, hasta a las naciones imperiales. ¿Quién iba a decir que en Estados Unidos iba a haber una severa erosión de los valores democráticos? El sueño original americano, repiten sus mejores, «implicaba un nuevo mundo en el cual el pueblo vivía libre para realizar sus sueños, dentro de un ambiente social que generaba ciudadanos ilustrados, responsables y comprometidos, con una preocupación apasionada por la dignidad y los derechos  individuales y de los otros en la perspectiva del bien común». Evidentemente ese era el sueño de la población, no de los órganos gubernamentales y del aparato militar de seguridad que buscaban y siguen buscando por todos los medios, incluso bélicos, el monopolio del poder mundial.   Para estos el sueño era y es otro.

Lo que está ocurriendo desde los años 60, nos dice Steven Rockefeller, de la familia de los multimillonarios Rockefeller, uno de los ideadores de la Carta de la Tierra, de opción budista, una de las personas más dialogales con quien pude convivir en los trabajos de la redacción de dicha Carta, es que la juventud actual ha olvidado los valores mencionados, vive centrada en su propio yo, desprecia a su propio país y ha perdido el sentido de la solidaridad. Concluye  diciendo: “América es una nación en busca de su propia alma” (Spiritual Democracy and our Schools, N.York 2022, p.15).

Lo que se dice de Estados Unidos vale prácticamente para todos o para los principales países, también para el nuestro, ya que somos todos interdependientes y rehenes de la cultura del capital, acumulador, materialista, consumista, excluyente e insensible al destino de las mayorías pobres. Como profesor y pedagogo, Steven Rockefeller escribió el referido libro «para renovar el espíritu americano a través de la educación desde la más tierna infancia».

Maneja tres categorías con las cuales me identifico y con las cuales he trabajado desde hace años con vistas a un nuevo paradigma y otro estilo de educación: la espiritualidad, la ética y el cuidado de la Casa Común.

Steven ve la espiritualidad como una dimensión esencial del ser humano con el mismo derecho de ciudadanía que el cuerpo, la inteligencia, la voluntad, la psique. Por eso es natural. No se trata de identificar la espiritualidad con la religión, aunque pueda haber interrelaciones entre ellas. La espiritualidad natural es innata. De ella nacen las religiones como canalizaciones culturales de esta dimensión espiritual originaria.

Como nos lo han mostrado, dice Steven, la filosofía, la psicología de lo profundo y las neurociencias, la «espiritualidad es una capacidad innata en el ser humano que, cuando se alimenta y se desarrolla genera un modo de ser hecho de relaciones consigo mismo y con el mundo, promueve la libertad personal, el bienestar, y el florecimiento del bien colectivo» (p.10). La espiritualidad natural plantea las preguntas inevitables del ser humano: por qué estamos en este mundo, qué nos espera más allá de esta vida y la percepción de una Realidad Suprema. Ella se expresa por el amor incondicional, por la reverencia ante el Universo, por la solidaridad, por el cuidado hacia todo lo que existe y vive y por la compasión por quien sufre.

Esta comprensión me hace recordar las palabras de Mijaíl Gorbachev al cerrar la redacción de la Carta de la Tierra en la sede de la UNESCO en París en el año 2000: “Si queremos salvar la vida en el planeta necesitamos valores nuevos y otra  espiritualidad”. Es decir, no son suficientes nuestros bienes materiales ni la tecnociencia. Todo esto debe venir impregnado de los valores del corazón, sede del amor, del afecto, de la empatía, de la ética, del cuidado y de la espiritualidad. Sólo así se consigue establecer un lazo afectivo y solidario con todos los seres y con la Tierra y así salvarlos. Todo ser posee un valor en sí mismo, más allá del uso humano. La espiritualidad natural nos permite sentir todo esto, es una especie de órgano natural de nuestra vida que ninguna otra parte de nuestra  naturaleza puede desempeñar adecuadamente. La física cuántica Danah Zohar y su marido neurólogo, I. Marshall, demostraron que tenemos dentro de nosotros lo que llamaron “el punto Dios en el cerebro”. Siempre que de forma existencial se abordan lo Sagrado y lo Espiritual se verifica una aceleración de las neuronas de una parte del cerebro. Es una especie de órgano interior por el cual la espiritualidad natural e innata capta aquella Energía poderosa y amorosa que sustenta todo y que obra también en nuestro interior (D.Zohar, O ser quântico, Rio 1991).

La espiritualidad natural nos remite directamente a la ética, en el sentido clásico de los griegos: la Casa (ethos) bien cuidada, ahora la Casa Común, la Tierra. El “ethos” busca el bien vivir. La “ética”, las formas y maneras de concretar el bien vivir, por las virtudes del amor, de la justicia, de la justa medida, de la belleza y demás virtudes, según el sentir de la distintas culturas. Desde la más tierna edad y en el proceso educativo se debe esclarecer la espiritualidad natural que viene siempre acolitada por la ética del bien vivir.

Hoy más que nunca se hace urgente el cuidado, entendido como la esencia de todos los vivientes, especialmente del ser humano, según el mito romano de Higino, explorado por la filosofía y la antropología (cf.L. Boff. Saber cuidar: ética de lo humano-compaixão pela Terra,  Vozes 2023). Dejado a sí mismo, ningún organismo vivo sobrevive sin cuidado.

En la actualidad se están confrontando dos paradigmas: el del poder y el del cuidado. El del poder actual como dominación caracteriza la modernidad. Con este poder se sometieron pueblos, muchos esclavizados, se explotó despiadadamente la naturaleza, la materia, la vida y la propia Tierra, hoy en busca de sostenibilidad. El paradigma del cuidado renuncia al poder como dominación, establece una relación amistosa con la naturaleza y respeta a la Tierra como la Gran Madre y Gaia. Actualmente ante la devastación al modo de la modernidad, se impone el paradigma del cuidado si queremos asegurar las condiciones ecológicas para nuestra supervivencia.

La humanidad se encuentra en una encrucijada: o sigue el camino del poder que implica una explotación ilimitada de los recursos naturales hasta el punto de haber afectado al equilibrio de la Tierra, visto el cambio climático irreversible; camino que puede llevarnos a un armagedón ecológico. O sigue el camino del cuidado: la humanidad para, reflexiona sobre los peligros para sobrevivir y define un rumbo más benevolente, marcado por el cuidado de la naturaleza, de unos a otros y de la Tierra. En caso contrario, dice la Carta de la Tierra, «nos arriesgamos a nuestra destrucción y a la destrucción de la diversidad de la vida» (Preámbulo). No dice otra cosa el Papa Francisco en la Fratelli tutti: «estamos en el mismo barco, o nos salvamos todos o nadie se salva» (n.24)

Queda poco tiempo para dar un viraje a nuestro destino común con la Tierra, vamos a sobrevivir y a inaugurar otra forma de habitar el planeta, con sentimiento de pertenencia y con la conciencia de ser sus fieles guardianes.

La educación posee esta misión mesiánica de desentrañar desde el nacimiento la espiritualidad natural, la ética de la Tierra y el cuidado de la creación. Por ese camino habrá salvación.

*Leonardo Boff ha escrito Cuidar de la Casa Común: cómo retrasar el fin del mundo,Vozes 2024.

La teologia del dominio: confutazione di una fallacia

       Leonardo Boff

Si sta discutendo tra gli analisti politici il passaggio, all’interno dei gruppi neo-pentecostali, in gran parte bolsonaristi, dalla teologia della prosperità alla teologia del dominio. Ritengo che l’attuale conflitto tra lo Stato sionista di Israele e la Striscia di Gaza abbia caratteristiche di carneficina e persino di genocidio dei palestinesi abbia rafforzato in Brasile questo passaggio. È noto da molto tempo che Benjamin Netanyahu è un sionista radicale di estrema destra che ha espresso il suo progetto di riportare l’Israele alle dimensioni che possedeva, al suo apice, ai tempi di Davide e Salomone. Da qui il suo sostegno senza riserve di espulsione e colonizzazione dei territori della Cisgiordania, con popolazione araba musulmana.

La teologia del dominio o il dominionismo è nata negli USA intorno agli anni ’70 in un contesto di ricostruzionismo cristiano calvinista. Come è noto, Calvino nel XVI secolo instaurò a Ginevra un governo religioso estremamente severo e violento, che prevedeva persino la pena di morte. Sarebbe un modello per il mondo intero.

Il dominionismo raggruppa varie tendenze cristiane fondamentaliste, tra cui gli integralisti cattolici che postulano una politica esclusivamente religiosa, con base biblica, da applicare a tutta l’umanità, escludendo ogni altra espressione, considerata falsa e quindi senza diritto di esistere. È l’ideologia totalizzante centrale per la destra cristiana nel campo della politica e dei costumi.

Vediamo qual è la base biblica fondamentale su cui poggia questa teologia. Si basa sul primo capitolo della Genesi. Esistono in realtà due versioni della Genesi della creazione. Ma viene utilizzata solo la prima che si riferisce direttamente al dominio. Ecco il testo?

«Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza affinché domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici e su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò. E Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite e soggiogate la terra, sugli uccelli del cielo e su tutto ciò che vive e si muove sulla terra» (Genesi 1,26-29).

Questo testo, così com’è, legittima tutti i tipi di dominio ed è servito agli sviluppisti come argomento a sostegno del loro progetto di crescita illimitata.

Ciò nonostante, è stato letto in modo fondamentalista e letteralista, senza tenere conto che tra noi oggi e il racconto biblico ci sono almeno 3-4mila anni. Il significato delle parole cambia. Questi gruppi non considerano cosa significassero quando furono scritte migliaia di anni fa. Sveliamo il suo significato in ebraico. Vedremo che il testo, interpretato ermeneuticamente come deve essere, mostra l’errore della teologia del dominio. Essa rappresenta un delirio paranoico, irrealizzabile nel mondo plurale e globalizzato in cui ci troviamo.

Il testo va interpretato nell’ottica dell’affermazione dell’essere umano creato “a immagine e somiglianza di Dio”. Con questa espressione, in ebraico non si vuole definire che cosa sia l’essere umano (la sua natura); al contrario, si vuole determinare quello che, operativamente, dovrebbe fare. Come Dio ha tratto tutto dal nulla, così l’essere umano, creatore creato, deve portare avanti ciò che Dio ha creato con benevolenza: «Dio vide che tutto era buono» (Genesi 1,25). Il significato originario in ebraico di “immagine e somiglianza” (selem e demût) fa dell’essere umano il rappresentante e il luogotenente del Creatore.

Le espressioni “sottomettere” e “dominare” devono essere intese, semplicemente, come “coltivare e curare”. Ma entriamo nei dettagli. Per “dominare” usa la parola ebraica radash (Genesi 1,26) che significa governare proprio come il Creatore governa la sua creazione. Per “sottomettere” usa il termine ebraico kabash (Genesi 1,28), che significa comportarsi come un buon re, non dominatore, che guarda saggiamente i suoi sudditi.

Pertanto, il Salmo 8 loda Dio per aver creato gli esseri umani come re:

“Lo hai reso un po’ dedotto a un essere divino, lo hai coronato di gloria e di onore, gli hai dato il dominio (kabash) sulle opere delle tue mani, hai sottoposto (radah) ogni cosa ai suoi piedi; le pecore, tutto il bestiame e anche gli animali selvatici, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto ciò che scorre verso il mare» (Salmo 8,6-9).

Qui, come nella Genesi 1, non c’è nulla di violenza e di dominio: dobbiamo agire come il Creatore che agisce con amore, al punto che Egli dice nel libro della Sapienza che «ha creato tutti gli esseri con amore e nessuno con odio altrimenti non avrebbe creato… perché Egli è l’appassionato amante della vita” (Sapienza 1,24.26). Qui scompare il fondamento di ogni teologia del dominio.

Esiste una seconda versione della Genesi (2,4-25) che diverge dalla prima, mai menzionata dai rappresentanti della teologia del dominio. In questa seconda, Dio ricava dalla polvere della terra tutti gli esseri, compresi gli esseri umani, stabilendo tra tutti un legame di profonda fraternità. Creò l’uomo che viveva nella solitudine. Gli diede, allora una donna, non perché procreasse, ma perché fosse sua compagna (Genesi 2,23). Li collocò nel Giardino dell’Eden, non per dominarlo ma per «coltivarlo e custodirlo» (2,15), usando le parole ebraiche abad per arare-coltivare e shamar per custodire o curare.

Questa comprensione che pone tutti gli esseri ricavati dalla stessa origine, dalla polvere della terra, e affidando alla coppia umana la missione di coltivare e custodire, fornirebbe un altro tipo di fondamento per la convivenza tra tutti gli esseri umani insieme agli altri esseri della natura. Qui non esiste alcuna base per il dominio, al contrario, lo nega a favore di una convivenza armoniosa tra tutti.

Questa analisi, basata sull’ebraico, è decisiva per mettere da parte un’interpretazione fuori dal tempo, fondamentalista, al servizio di un senso politico, totalitario ed escludente di dominio sui popoli e sulla Terra, come se fosse progetto di Dio. Niente di più distorto e falso. Per quanto il fondamentalismo e l’orientamento di estrema destra in politica crescano nel mondo, questa tendenza non offre le reali condizioni oggettive per prevalere e costituire un’unica forma religiosa di organizzare la politica di una e diversa umanità.

Leonardo Boff, professore di teologia sistematica con particolare attenzione alla teologia biblica. Vedere alcune fonti tra le tante: Aubrey Rose (org.) Judaism and Ecology, N.York 1992; Ronald A. Simkins, Criador e Criação: a natureza da mundividência do Antigo Israel, Vozes 1994 pp.158-160; James B.Martin-Schramm&Robert L.Stivers, Christian environmental Ethics, N.York 2003 esp. pp.102-104; von Rad, Das erste Buch Mose, Genesis, Göttingen 1967

Die Theologie der Dominanz: Widerlegung eines Trugschlusses

Leonardo Boff*

Der Übergang von der Theologie des Wohlstands zur Theologie der Herrschaft (dominium)wird unter politischen Analysten und in neupfingstlichen Gruppen, in USA und auch vor allem in denen um Bolsonaro, diskutiert. Ich glaube, dass der gegenwärtige Konflikt zwischen dem zionistischen Staat Israel und dem Gazastreifen mit seinem Gemetzel und sogar Völkermord an den Palästinensern diesen Wandel in Brasilien verstärkt hat. Es ist seit langem bekannt, dass Benjamin Netanjahu ein radikaler Zionist der extremen Rechten ist, der sein Projekt zum Ausdruck gebracht hat, Israel zu den Dimensionen zurückzubringen, die es in seiner Blütezeit zur Zeit Davids und Salomons hatte. Sie machten sich die Tatsache zunutze, dass es in Ägypten interne Konflikte zwischen den mesopotamischen Mächten gab und sie deshalb nicht gegeneinander Krieg führen konnten, um das Gebiet Israels zu erobern. Aber es dauerte nicht lange, denn die Assyrer kamen und vertrieben sie ins Exil. Daher die uneingeschränkte Unterstützung Netanjahus für die Vertreibung und Kolonisierung der arabisch-muslimischen Bevölkerung in den Gebieten der Westbank.

Die Dominion-Theologie oder der Dominionismus entstand in den 70er Jahren des letzten Jahrhunderts in den USA im Kontext des calvinistischen christlichen Wiederaufbaus. Bekanntlich errichtete Calvin im 16. Jahrhundert in Genf eine äußerst strenge und gewalttätige religiöse Regierung, die sogar die Todesstrafe vorsah. Dies sollte ein Modell für die ganze Welt sein.

Der Dominionismus vereint verschiedene christlich-fundamentalistische Strömungen, darunter auch katholische Fundamentalisten, die eine ausschließlich religiöse, auf die Bibel gestützte Politik postulieren, die auf die gesamte Menschheit anzuwenden ist, unter Ausschluss aller anderen Ausdrucksformen, die als falsch und daher ohne Existenzberechtigung angesehen werden. Sie ist die zentrale, allumfassende Ideologie der christlichen Rechten auf dem Gebiet der Politik und der Sitten.

Schauen wir uns die grundlegende biblische Basis für diese Theologie an. Sie stützt sich auf das erste Kapitel der Genesis. In der Tat gibt es zwei Versionen der Schöpfung in der Genesis, aber nur die erste, die sich direkt auf die Herrschaft bezieht, wird verwendet. Schauen wir uns den Text an:

“Gott sprach: ‘Lasst uns den Menschen machen als unser Abbild, uns ähnlich, dass er herrsche über die Fische des Meeres und über die Vögel des Himmels und über die Haustiere und über alle wilden Tiere und über alles Gewürm, das auf Erden kriecht. Gott schuf den Menschen zu seinem Bilde, zum Bilde Gottes schuf er ihn, als Mann und Frau schuf er sie. Und Gott segnete sie und sprach zu ihnen: Seid fruchtbar und mehret euch und füllet die Erde und machet sie euch untertan und herrschet über die Fische im Meer und über die Vögel unter dem Himmel und über alles, was auf Erden lebt und sich regt” (Genesis 1,26-29).

Dieser Text legitimiert in seiner jetzigen Form alle Arten von Herrschaft und diente den Entwicklungspolitikern als Argument für ihr Projekt des unbegrenzten Wachstums.

Sie wurde jedoch auf fundamentalistische und buchstabengetreue Weise gelesen, ohne zu berücksichtigen, dass zwischen uns heute und dem biblischen Bericht eine Lücke von mindestens 3000 – 4000 Jahren liegt. Die Bedeutung der Worte ändert sich. Diese Gruppen berücksichtigen nicht, was sie zu der Zeit bedeuteten, als sie vor Tausenden von Jahren geschrieben wurden. Wir wollen ihre Bedeutung im Hebräischen aufdecken. Wir werden sehen, dass der Text, hermeneutisch interpretiert, wie man an ihn herangehen sollte, den Irrtum der Herrschaftstheologie aufzeigt. Sie stellt eine paranoide Wahnvorstellung dar, die in der pluralistischen und globalisierten Welt, in der wir uns befinden, nicht realisierbar ist.

Der Text ist im Lichte der Behauptung zu interpretieren, dass der Mensch “nach dem Bilde und Gleichnis Gottes” geschaffen ist. Mit diesem Ausdruck will das Hebräische nicht definieren, was der Mensch ist (sein Wesen), sondern es will bestimmen, was er operativ zu tun hat. So wie Gott alles aus dem Nichts geschaffen hat, soll der Mensch, der Geschaffene, das, was Gott geschaffen hat, mit Güte weiterführen: “Gott sah, dass alles gut war” (Genesis 1,25). Die ursprüngliche hebräische Bedeutung von “Bild und Gleichnis” (selem und demût) bedeutet, dass der Mensch der Stellvertreter und Stellvertreterin des Schöpfers ist.

Die Ausdrücke “unterwerfen” und “beherrschen” sollten einfach als “kultivieren und pflegen” verstanden werden. Aber lassen Sie uns ins Detail gehen. Für “unterwerfen” verwendet er das hebräische Wort radash (1. Mose 1,26), was soviel bedeutet wie “herrschen”, wie der gute Schöpfer über seine Schöpfung herrscht. Für “unterwerfen” verwendet er das hebräische Wort kabasch (1. Mose 1,28), was bedeutet, wie ein guter, nicht herrschender König zu handeln, der weise auf seine Untertanen achtet. Psalm 8 preist also Gott dafür, dass er den Menschen als König geschaffen hat:

“Du hast ihn so geschaffen, dass er einem göttlichen Wesen in kaum etwas nachsteht, du hast ihn mit Herrlichkeit und Ehre gekrönt, du hast ihm die Herrschaft (kabasch) über die Werke deiner Hände gegeben, du hast alles seinen Füßen unterworfen (radasch): die Schafe und alle Rinder und auch die wilden Tiere, die Vögel des Himmels und die Fische des Meeres, alles, was sich im Meer bewegt” (Psalm 8,6-9).

Hier, wie in Genesis 1, gibt es keine Gewalt oder Herrschaft: Wir müssen wie der Schöpfer handeln, der mit Liebe arbeitet, so dass er im Buch der Weisheit sagt: “Er hat alle Wesen mit Liebe geschaffen und keines mit Hass, sonst hätte er sie nicht geschaffen… Er ist der leidenschaftliche Liebhaber des Lebens” (Weisheit 1,24.26). Hier entfällt die Grundlage für jede Theologie der Herrschaft.

Es gibt eine zweite Version der Schöpfungsgeschichte im Buch Genesis (2,4-25), die sich von der ersten unterscheidet und von den Vertretern der Herrschaftstheologie nie erwähnt wurde. In dieser zweiten Version erschafft Gott alle Lebewesen aus dem Staub der Erde, einschließlich des Menschen, und schafft damit ein Band tiefer Geschwisterlichkeit zwischen ihnen allen. Er schuf den Menschen, der in Einsamkeit lebte. Dann gab er ihm eine Frau, nicht um sich fortzupflanzen, sondern um seine Gefährtin zu sein (Genesis 2,23). Er setzte sie in den Garten Eden, nicht um diesen zu beherrschen, sondern um ihn “zu bebauen und zu bewahren” (2,15), wobei er die hebräischen Wörter abad für pflügen und bebauen und schamar für bewahren oder pflegen verwendete.

Dieses Verständnis, das alle Wesen aus dem gleichen Ursprung, aus dem Staub der Erde, nimmt und dem Menschenpaar die Aufgabe des Pflegens und Bewahrens anvertraut, würde eine andere Art von Grundlage für das Zusammenleben aller Menschen mit allen anderen Wesen in der Natur bieten. Hier gibt es keine Grundlage für Herrschaft, im Gegenteil, sie verneint sie zugunsten eines harmonischen Zusammenlebens aller.

Diese Analyse, die sich auf das Hebräische stützt, ist entscheidend, um nicht länger eine unzeitgemäße, fundamentalistische Interpretation zu unterstützen, die einem politischen, ausgrenzenden und totalitären Sinn der Herrschaft über die Völker und die Erde dient, als ob es sich um ein Projekt Gottes handeln würde. Nichts könnte verzerrter und falscher sein. Auch wenn der Fundamentalismus und die rechtsextreme Orientierung in der Politik in der Welt zunehmen, bietet dieser Trend nicht die wirklichen objektiven Bedingungen, um sich durchzusetzen und eine einzige religiöse Art der Organisation der Politik der Menschheit zu bilden, die einheitlich und vielfältig ist. Diese zweite Version der Schöpfung bildet eine ganz andere Gestalt des Zusammenlebens der Menchheit, in Harmonie und in Achsamkeit der Natur. Aber sie dient dem politischen Interesse dieser radikalen Fundamentalisten gar nicht. Deswegen wird nie referiert, was widersprüchlich wäre.

  • Leonardo Boff, Professor für Systematische Theologie mit dem Schwerpunkt Biblische Theologie. Siehe einige Quellen unter vielen: Aubrey Rose (org.) Judaism and Ecology, N.York 1992; Ronald A.Simkins, Criador e Criação:a natureza da mundividência do Antigo Israel, Vozes1994 pp.158-160; James B.Martin-Schramm&Robert L.Stivers, Christian environmental Ethics, N.York 2003 esp.pp.102-104; von Rad. Das erste Buch Mose, Genesis, Göttingen 1967.