Fasi della tragica aggressività ecologica dell’essere umano

Se riduciamo i 13,7 miliardi di anni di esistenza dell’universo, a un solo anno, l’attuale essere umano, sapiens sapiens, è apparso nel processo di evoluzione il 31 dicembre, a 23 ore, 58 minuti e 10 secondi, conforme ai calcoli di diversi cosmologi. Pertanto siamo apparsi sulla Terra a meno di un minuto dalla fine dell’anno cosmico. Che senso ha essere arrivati ​​così tardi nel processo cosmico? Per coronare un simile processo o per distruggerlo? Questa è una questione aperta. Quello che possiamo constatare è la nostra crescente distruttività dell’ambiente in cui viviamo, della natura e della nostra Casa Comune. Vediamo alcune fasi della nostra aggressività. Ci lascia con domande inquietanti.

  1. L’interazione con la natura

All’inizio i nostri antenati, che si perdono nell’ombra di tempi immemorabili, avevano un rapporto armonioso con la natura. Intrattenevano un’interazione non distruttiva: prendevano solo ciò che la natura offriva loro in abbondanza. Quel tempo è durato alcuni millenni, cominciando in Africa, dove gli esseri umani sono apparsi 8-9 milioni di anni fa. Per questo, siamo tutti, in qualche modo, africani. Lì si sono formate le nostre strutture corporee, psichiche, intellettuali e spirituali, che sono presenti nell’inconscio di tutti gli esseri umani fino ai giorni nostri.

2. L’intervento nella natura

Più di due milioni di anni fa, entrò in scena nel processo di antropo-genesi (la genesi dell’essere umano in evoluzione) l’uomo esperto (homo habilis). Qui avvenne una prima svolta. È iniziato quello che oggi è culminato in modo estremo.

L’uomo esperto inventò gli strumenti con i quali operava un intervento nella natura: un bastone appuntito, una pietra affilata e altre risorse simili. Ciò che la natura gli offriva spontaneamente non era sufficiente. Con l’intervento, poteva ferire e uccidere un animale con l’estremità appuntita di un bastone o poteva tagliare piante con strumenti di pietra affilati.

Questo intervento è durato millenni. Ma con l’introduzione dell’agricoltura e dell’irrigazione si sviluppò molto più intensamente. Ciò avvenne intorno a 10-12 mila fa (diverso nelle diverse regioni), nell’era chiamata neolitico. Si deviarono acque dei fiumi, come il Tigri e l’Eufrate in Medio Oriente, il Nilo in Egitto, l’Indo e il Gange in India e il fiume Giallo in Cina. Migliorarono i raccolti, si allevarono animali e uccelli da macellare, specialmente galline, maiali, buoi e pecore. La popolazione umana crebbe rapidamente. È il momento in cui gli esseri umani smisero di essere nomadi e diventarono sedentari. Si crearono paesi e città, in genere, lungo i fiumi sopra menzionati o attorno all’immenso lago interno, l’Amazzonia, che da migliaia di anni sfociava nel Pacifico.

3. L’aggressione alla natura

Dall’intervento si è passati all’aggressione della natura. Si verificò quando si usarono strumenti di metallo, lance, asce e armi per uccidere animali e persone. L’aggressione si specializzò fino a culminare nell’era industriale del XVIII secolo in Europa, a partire dall’Inghilterra. Fu inventato un vasto macchinario che consentì di estrarre enormi ricchezze dalla natura. Un passo decisivo nell’aggressione fu compiuto nei tempi moderni, quando emerse la tecno-scienza con un’immensa capacità di sfruttamento della natura a tutti i livelli e fronti.

Si partiva dal presupposto che l’essere umano si sentiva “padrone e proprietario” della natura e non parte di essa. L’idea-forza che lo guidava era la volontà di potenza, intesa come capacità di dominare tutto: altre persone, classi sociali, popoli, continenti, la natura, la materia, la vita e la propria Terra nel suo insieme.

L’inglese Francis Bacon espresse questo scopo dicendo: “Bisogna torturare la natura come il torturatore tortura la sua vittima, fino a quando non confessa tutti i suoi segreti”. Qui l’aggressione ottenne lo status ufficiale. Era e continua ad essere applicata fino ai giorni nostri.

Il punto di partenza era il presupposto (falso) che le risorse naturali fossero illimitate. Questo permetteva di forgiare un progetto di sviluppo che fosse anche illimitato. Oggi sappiamo che la Terra è limitata e finita e che non può sopportare un progetto di crescita illimitata. Ma questa convinzione è ancora dominante.

4. La distruzione della natura

Negli ultimi decenni, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale (1939-1945), l’aggressione sistematica ha assunto dimensioni di vera e propria distruzione degli ecosistemi e della biodiversità. La stessa Madre Terra ha cominciato ad essere attaccata su tutti i suoi fronti. Per soddisfare l’attuale consumo umano, abbiamo bisogno di una Terra e mezza, quello che produce l’Earth Overshoot, che quest’anno è avvenuto il 22 luglio.

Secondo eminenti scienziati, abbiamo inaugurato una nuova era geologica, l’antropocene, in cui gli esseri umani emergono come la più grande minaccia per la natura e la vita. Si è raggiunto il punto in cui il nostro processo industriale e lo stile di vita consumistico decimano circa 100.000 organismi viventi all’anno. A partire da questa vera tragedia biologica si parla di necrocene, cioè dell’era della morte (necro) di massa di vite naturali e anche di vite umane. Interi ecosistemi ne sono colpiti, compresa l’Amazzonia. Alcuni, infine, fanno già riferimento al pirocene (Pyros in greco è fuoco). Il cambio di regime climatico e l’inarrestabile riscaldamento inaridiscono il suolo e riscaldano anche le pietre a tal punto che rami e foglie secche prendono fuoco che si propaga, generando enormi incendi già sperimentati in tutta l’Europa, in Australia, in Amazzonia e in altri luoghi. .

Chi fermerà l’impeto e la furia distruttiva dell’essere umano che ha già costruito i mezzi della propria autodistruzione con armi chimiche, biologiche e nucleari? Solo l’intervento divino? Dio, secondo le Scritture, è il Signore della vita e l’«amante appassionato della vita». Interverrà? Le domande rimangono aperte.

Leonardo Boff, teologo, filosofo, scrittore, professore e membro della ‘Iniciativa Internacional da Carta da Terra’.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Etapas de la agresividad ecológica del ser humano

Se reducimos los 13,7 mil millones de años de existencia del universo a un solo año, el ser humano actual, sapiens sapiens, habría surgido en el proceso de la evolución el día 31 de diciembre, a las 23 horas, 58 minutos y 10 segundos, según los cálculos de varios cosmólogos. Por tanto, aparecimos a menos de dos minutos del final del año cósmico. ¿Cuál es el sentido de haber llegado tan tarde en el proceso cosmogénico? ¿Para coronar tal proceso o para destruirlo? Esta es una cuestión abierta. Lo que podemos constatar es nuestra creciente destructividad del medio en el cual vivimos, de la naturaleza y de nuestra Casa Común. Veamos algunas etapas de nuestra agresividad. Ella nos deja interrogantes inquietantes.

1. La interacción con la naturaleza

En el principio nuestros ancestros que se pierden en la penumbra de los tiempos inmemoriales tenían una relación armoniosa con la naturaleza. Mantenían una interacción no destructiva: tomaban lo que la naturaleza les ofrecía en abundancia. Este tiempo duró varios milenios, comenzando por África, donde surgió el ser humano hace 8-9 millones de años. Así todos somos, de alguna manera, africanos. Allí se formaron nuestras estructuras corporales, psíquicas, intelectuales y espirituales que están presentes en el inconsciente de todos los humanos hasta hoy.

2. La intervención en la naturaleza

Hace más de dos millones de años irrumpió en el proceso de la antropogénesis (la génesis del ser humano en la evolución) el hombre hábil (homo habilis). Aquí se produjo un primer punto de inflexión. Fue el comienzo de lo que ha culminado de forma extrema en la actualidad. El hombre hábil inventó instrumentos para intervenir en la naturaleza: un palo puntiagudo, una piedra afilada y otros recursos similares. No bastaba lo que la naturaleza le ofrecía espontáneamente. Con esa intervención, podía herir y matar a un animal con la punta afilada de un palo o podía cortar plantas con instrumentos de piedra afilados.

Esa intervención duró milenios. Pero con la introducción de la agricultura y el regadío se desarrolló mucho más intensamente. Esto ocurrió hace unos 10 -12.000 años (diferente en las distintas regiones), en el llamado neolítico. Se desviaba el agua de los ríos Tigris y Éufrates en Oriente Medio, el Nilo en Egipto,
el Indo y el Ganges en la India y el Amarillo en China. Mejoraron los cultivos, criaron animales y aves de corral para ser sacrificados, especialmente pollos, cerdos, bueyes y ovejas. La población humana creció rápidamente. Es la época en que los humanos dejaron de ser nómadas y se convirtieron en sedentarios. Crearon pueblos y ciudades, generalmente a lo largo de los ríos mencionados o alrededor del inmenso lago interior, el Amazonas, que hace miles de años desembocaba en el Pacífico.

3. La agresión a la naturaleza

De la intervención pasamos a la agresión contra la naturaleza.
Se producía cuando se utilizaban herramientas de metal, lanzas, hachas y armas para matar animales y personas. La agresión se fue especializando hasta culminar en la era industrial de la Europa del siglo XVIII, que comenzó en Inglaterra. Se inventó una enorme maquinaria que permitió extraer enormes riquezas de la naturaleza. Un paso decisivo en la agresión se dio en los tiempos modernos, cuando surgió la tecnociencia con una inmensa capacidad de explotar la naturaleza a todos los niveles y en todos los frentes.

Se partía de la premisa de que el ser humano se sentía “dueño y señor” de la naturaleza y no parte de ella. La idea-fuerza que lo orientaba era la voluntad de poder, entendido como la capacidad de dominar todo: otras personas, clases sociales, pueblos, continentes, la naturaleza, la materia, la vida y la Tierra misma como un todo.

El inglés Francis Bacon expresó este propósito diciendo: “Se debe torturar a la naturaleza como el torturador tortura a su víctima hasta que ella le entregue todos sus secretos”. Aquí la agresión adquirió estatuto oficial. Fue y sigue siendo aplicada hasta el día de hoy.

Se basaba en la suposición (falsa) de que los bienes naturales eran ilimitados. Eso permitía forjar un proyecto de desarrollo también ilimitado. Hoy sabemos que la Tierra es limitada y finita, y no soporta un proyecto de crecimiento ilimitado. Pero aquella creencia todavía es la dominante.

4. La destrucción de la naturaleza

En las últimas décadas, especialmente tras la Segunda Guerra Mundial (1939-1945), la agresión sistemática ha adquirido dimensiones de auténtica destrucción de los ecosistemas y de la biodiversidad. La propia Tierra comenzó a ser atacada en todos los frentes. Para satisfacer el consumo humano actual necesitamos una Tierra y media, lo que provoca la Sobrecarga de la Tierra (Earth Overshoot), que este año se produjo el 22 de julio. Es decir en la dispensa de la Tierra ya no hay todos los elementos que sustentan la vida en la Tierra. Manteniendo el nível de consumismo sacamos de la Terra lo que ya no tiene. Su respuesta es más calor, más huracanes,más efectos exremos,más conflictos sociales.

Según notables científicos, hemos inaugurado una nueva
era geológica, el antropoceno, en la que el ser humano
emerge como la mayor amenaza para la naturaleza y para la vida. Se ha llegado a un punto en el que nuestro proceso industrial y
nuestro estilo de vida consumista diezman más de cien mil organisvos vivos y un millón está bajo grave peligro de desaparecer.A partir de esta real tragedia biológica, hablamos del necroceno, es decir, la era de la muerte masiva (necro) de vidas de la naturaleza y también de vidas humanas. Ecosistemas enteros se están viendo afectados, incluido el amazónico. Por último, algunos se refieren ya al piroceno (pyros en griego significa fuego). El cambio del régimen climático y el calentamiento incontenible resecan los suelos y calientan también las piedras hasta tal punto que los palitos y las hojas secas prenden fuego que se propaga, generando grandes incendios, vividos ya en toda Europa, en Australia, en la Amazonia y en otros lugares.

¿Quién detendrá el ímpetu y el furor destructivo del ser humano
que ya ha construido los medios para su propia autodestrucción con armas químicas, biológicas y nucleares? ¿Sólo tal vez la intervención divina? Dios, según las Escrituras, es el Señor de la vida y el “apasionado amante de la vida”. ¿Intervendrá?

Las preguntas están abiertas.

*Leonardo Boff ha escrito El hombre, ¿satán o ángel bueno?Record, Río de Janeiro 2008.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

Etapas da agressividade ecológica do ser humano contra a Terra       

Se reduzirmos os 13,7 bilhões de anos da existência do universo a apenas um ano,o ser humano atual, sapiens sapiens,surgiu no processo da evolução no dia 31 de dezembro, às 23 horas, 58 minutos e 10 segundos, consoante cálculos de vários cosmólogos. Portanto, aparecemos em menos de um minuto do final ano cósmico. Qual o sentido de termos chegado tão tarde no processo cosmogênico? Para coroar tal processo ou para destrui-lo? Essa é uma questão aberta.O que podemos constatar é a nossa crescente destrutividade  do meio no qual vivemos, da natureza e da nossa Casa Comum.Vejamos algumas etapas de nossa agressividade. Ela nos deixa interrogações inquietantes.

1.A interação com a natureza

No início, nossos ancestrais que se perdem na penumbra dos tempos imemoriais, tinham uma relação harmoniosa com a natureza. Entretinham uma interação não destrutiva: tomavam o que a natureza fartamente lhes oferecia. Esse tempo durou alguns milênios, começando na África, onde surgiu o ser humano há 8-9 milhões de anos. Por isso, somos todos, de alguma forma,  africanos. Lá se formaram nossas estruturas corporais, psíquicas, intelectuais e espirituais que se fazem presentes no inconsciente de  todos os humanos até os dias atuais.

2. A intervenção na natureza

Há mais de dois milhões de anos, irrompeu, no processo da antropogênese (a gênese do ser humano na evolução) o homem hábil  (homo habilis). Aqui ocorreu uma primeira virada. Iniciou-se aquilo que culminou de forma extrema nos dias atuais.

O homem hábil inventou instrumentos com os quais operava uma intervenção na natureza: um pau pontiagudo, uma pedra afiada e outros recursos semelhantes. Não bastava o que a natureza lhe oferecia espontaneamente. Com a intervenção, ele podia ferir e  matar um animal com  a ponta aguçada de um pau ou podia cortar plantas com instrumentos afiado de pedra.

Essa intervenção durou milênios. Mas com a introdução da agricultura e da irrigação se desenvolveu muito mais intensamente Isso ocorreu por volta de 10-12 mil atrás (diferente nas várias regiões), na era chamada de  neolítico. Desviavam-se águas dos rios, como o Tigre e o Eufrates no Oriente Médio, o Nilo no Egito, o Indo e o Ganges na Índia e o Amarelo na China. Melhoravam colheitas, criavam animais e aves para serem abatidos, especialmente galinhas, porcos, bois e ovelhas.Cresceu rapidamente a população humana. É o tempo em que os humanos deixaram de ser nômades e se fizeram sedentários. Criaram vilas e cidades, geralmente, junto aos rios citados acima ou ao redor do imenso lago interno, o  Amazonas que há milhares de anos, desaguava no Pacífico.

3.A agressão à natureza

Da intervenção passou-se à agressão da natureza. Ocorreu quando se usaram instrumentos de metal, lanças, machados e armas para matar animais e pessoas. A agressão foi se especializando até culminar na era industrial do século XVIII na Europa, começando na Inglaterra. Inventou-se um vasto maquinário que permitia extrair enormes riquezas da natureza. Passo decisivo na agressão  foi dado nos tempos modernos, quando surgiu a tecno-ciência com imensa capacidade de exploração da natureza em todos os níveis e frentes.

Partia-se da premissa de que o ser humano sentia-se “senhor e dono”da natureza e não parte dela, A ideia-força que o orientou foi a vontade de poder,entendido como a capacidade de dominar tudo: outras pessoas, classes sociais, povos, continentes, a natureza,a matéria, a vida e a própria Terra como um todo.

O inglês Francis Bacon expressou este propósito dizendo:”Deve-se torturar a natureza como o torturador tortura a  sua vítima, até ela entregar todos os seus segredos”. Aqui a agressão ganhou estatuto oficial. Foi e continua sendo aplicada até os dias atuais.

Partia-se do pressupondo (falso) de que os bens naturais seriam ilimitados. Isso permitia forjar um projeto de desenvolvimento também ilimitado.Hoje sabemos que a Terra é limitada e finita e que não suporta um projeto de crescimento ilimitado.Mas essa crença ainda é dominante. 

4.A destruição da natureza

Nos últimos decênios, de modo especial, depois da segunda guerra mundial (1939-1945), a sistemática agressão ganhou dimensões de verdadeira destruição de ecossistemas e da biodiversidade. A própria Mãe Terra começou a ser  agredida em todas as suas frentes.Para atender o atual consumo humano precisamos de uma Terra e meia,o que produz a Sobrecarga da Terra (Earth Overshoot) que neste ano ocorreu no dia 22 de julho.

Segundo notáveis cientistas inauguramos uma nova era geológica, o antropoceno, no qual o ser humano emerge como a maior ameaça à natureza e à vida. Chegou-se ao ponto de nosso processo industrialista e o estilo consumista de vida, dizimar anualmente cerca de 100 mil organismos vivos. A partir desta verdadeira tragédia biológica, fala-se do necroceno, quer dizer, a era da morte (necro) em massa de vidas da natureza e também de vidas humanas. Ecossistemas inteiros estão sendo afetados também o amazônico. Por fim alguns já se referem ao piroceno (Pyros em grego é fogo). A mudança do regime climático, o aquecimento irrefreável ressecam os solos e aquecem também as  pedras de tal forma que gravetos e folhas secas pegam fogo que se difunde, gerando grandes incêndios já vividos em toda a Europa, na Austrália,na Amazônia e em outros lugares.

Quem deterá o ímpeto e o furor destrutivo de ser humano que já construiu os meios de sua própria autodestruição com armas químicas, biológicas e nucleares? Só mesmo uma intervenção divina? Deus,segundo as Escrituras, é o Senhor da vida e o “amante apaixonado  da vida”. Irá intervir? As interrogações seguem abertas.

Leonardo Boff, escreveu O homem satã ou anjo bom?  Record, Rio de Janeiro 2008.

¿Vamos al encuentro de nuestra propia destrucción? 

La historia del ser humano en la Tierra se resume en gran parte en un permanente conflicto contra el ambiente. Este proceso ha ido tan lejos que el ser humano ha llevado adelante una verdadera guerra contra la Tierra en todos sus frentes: en el suelo, en el subsuelo, en el aire y en el mar, siempre con la perspectiva de saquear y extraer más y más beneficios. En círculos científicos se dice que la acción humana sobre la tierra como un todo ha fundado una nueva era geológica: el antropoceno, que significa que los daños a la naturaleza no vienen de afuera, sino de la propia acción del ser humano, pensada y orquestada en su afán de extraer más y más beneficios para su vida. Tal hecho ha tenido como consecuencia el desequilibrio del planeta, que ha reaccionado enviándonos más calor, eventos extremos como inundaciones, huracanes y sequías, además de una gama creciente de virus, muchos de ellos letales, como el coronavirus. 

El hecho es que hemos perdido la perspectiva del Todo. Nos hemos quedado únicamente con la parte. Ha ocurrido una verdadera fragmentación y atomización de la realidad y de los respectivos saberes. Se sabe cada vez más sobre cada vez menos. Tal hecho tienen sus ventajas pero también sus límites. Las ventajas, especialmente en la medicina que ha conseguido identificar los diferentes tipos de enfermedades y cómo tratarlas. Pero hay que recordar que la realidad no está fragmentada. Por eso los saberes sobre ella tampoco pueden estar fragmentados.

Dicho figurativamente: la atención se ha concentrado en los árboles, considerados en sí mismos, perdiendo la visión global del bosque. Peor aún, se ha dejado de considerar las relaciones de interdependencia que todas las cosas guardan entre sí. Ellas no están lanzadas ahí al azar, una al lado de la otra, sin las necesarias conexiones entre ellas que les permiten solidariamente vivir, autoayudarse y juntas coevolucionar,

Veamos los árboles: ellos tienen un lenguaje propio, distinto del nuestro, fundado en la emisión de sonidos. Los árboles hablan mediante olores que emiten y produciendo toxinas que envían a los otros árboles. Entre los iguales se establecen una relación de reciprocidad y colaboración. Con árboles distintos se entablan verdaderas batallas químicas en el afán de cada uno tener más acceso a la luz del sol o a nutrientes del suelo. Pero se hace siempre sin exceso, en una medida justa, de tal forma que el conjunto de árboles forman un rico y diverso bosque o selva.

En el caso humano, hemos perdido este equilibrio y la justa medida: se ha erosionado aquella corriente que relaciona a todos con todos, llamada Matriz Relacional. No hemos tenido en cuenta la amplia red de relaciones e interconexiones que envuelven al propio universo y a todos los seres existentes. No existe nada fuera de la relación. Todo está relacionado con todo en todas las circunstancias. Esa es la realidad de todas las cosas existentes en el universo y en la Tierra, desde las galaxias más distantes a nuestra Luna, y hasta las hierbas silvestres. Ellas tienen su lugar y su función en el Todo. En una elegante formulación del Papa Francisco en su encíclica Laudato si: sobre el cuidado de la Casa Común (2015) se afirma: «Todo está relacionado y todos nosotros, los seres humanos caminamos juntos como hermanos y hermanas, en una maravillosa peregrinación que nos une con tierno cariño al hermano Sol, a la hermana Luna, al hermano río y a la hermana y Madre Tierra… el sol y la luna, el cedro y la florecilla, el águila y el gorrión no existen sino en dependencia unos de otros, para complementarse y servirse mutuamente» (n.92; 86).

Si realmente todos estamos entrelazados, entonces debemos concluir que el modo de producción capitalista, individualista, que busca el mayor lucro posible a costa de la explotación de la fuerza de trabajo y de la inteligencia humana y especialmente de las riquezas naturales, sin darse cuenta de las relaciones existentes entre todas las realidades, contaminando el aire y envenenando los suelos con pesticidas, va a contracorriente de la lógica de la naturaleza y del propio universo que ligan y religan todo con todo, constituyendo el esplendoroso gran Todo.

La Tierra nos creó un lugar amigable para vivir pero nosotros no nos estamos mostrando amigables con ella. Por el contrario, la agredimos sin parar hasta el punto de que ella no aguanta más y comienza a reaccionar como si fuera un contraataque. Este es el significado mayor de la intruzión de toda una gama de virus, especialmente del Covid-19. De cuidadores de la naturaleza (Génesis 2,15) nos hemos vuelto su Satán amenazador. 

Hasta la llegada de la modernidad entre los siglos XVII-XVIII, la humanidad se entendía normalmente como parte de la Madre Tierra y de un cosmos viviente y lleno de propósito. Se percibía ligada al Todo. Ahora la Madre Tierra ha sido transformada en un almacén de recursos y en un baúl lleno de bienes naturales a ser explotados.

En esta comprensión que ha acabado por imponerse, las cosas y los seres humanos están desconectados entre sí, siguiendo cada cual un curso individual. La ausencia del sentimiento de pertenencia a un Todo mayor, el no hacer caso al tejido de relaciones que liga a todos los seres nos ha vuelto desenraizados y sumergidos en una profunda soledad. Estamos poseídos por el sentimiento de que estamos solos en el universo y perdidos, cosa que la visión integradora del mundo, que existía anteriormente, lo impedía. Hoy nos damos cuenta de que debemos establecer un lazo de afectividad con la naturaleza y con sus diversos seres vivos e inertes, pues tenemos el mismo código genético de base, por lo tanto somos hermanos y hermanas (árboles, animales, pero también las montañas, lagos y ríos). Si no ponemos corazón en nuestra relación –de ahí la razón cordial– difícilmente salvaremos la diversidad de la vida y la propia vitalidad de la Madre Tierra. 

¿Por qué hemos hecho esta inversión de rumbo? No hay una única causa, sino un conjunto de ellas. Pero la más importante y perjudicial ha sido haber abandonado la llamada Matriz Relacional, es decir, la percepción del tejido de relaciones que entrelazan a todos los seres. Ella nos daba la sensación de ser parte de un Todo mayor, de que estábamos incluidos en la naturaleza como parte de ella y no simplemente como sus usuarios y con intereses meramente utilitaristas. Perdimos la capacidad de encantamiento por la grandeza de la creación, de reverencia ante el cielo estrellado y de respeto por todo tipo de vida.

Si no cambiamos, podrá realizarse lo que el Papa Francisco advirtió en la encíclicaFratelli tutti: «estamos en el mismo barco: o nos salvamos todos o nadie se salva»(n.32). No estamos llamados a ser los agentes de nuestra propia destrucción sino a ser la mejor floración del proceso cosmogénico.

*Leonardo Boff ha escrito con el cosmólogo Mark Hathaway, El Tao de la liberación: explorando la ecología de transformación, Vozes 2010/ Orbis Books, Nueva York 2010, prefacio de F. Capra.

Traducción de MªJosé Gavito Milano