Fasi della tragica aggressività ecologica dell’essere umano

Se riduciamo i 13,7 miliardi di anni di esistenza dell’universo, a un solo anno, l’attuale essere umano, sapiens sapiens, è apparso nel processo di evoluzione il 31 dicembre, a 23 ore, 58 minuti e 10 secondi, conforme ai calcoli di diversi cosmologi. Pertanto siamo apparsi sulla Terra a meno di un minuto dalla fine dell’anno cosmico. Che senso ha essere arrivati ​​così tardi nel processo cosmico? Per coronare un simile processo o per distruggerlo? Questa è una questione aperta. Quello che possiamo constatare è la nostra crescente distruttività dell’ambiente in cui viviamo, della natura e della nostra Casa Comune. Vediamo alcune fasi della nostra aggressività. Ci lascia con domande inquietanti.

  1. L’interazione con la natura

All’inizio i nostri antenati, che si perdono nell’ombra di tempi immemorabili, avevano un rapporto armonioso con la natura. Intrattenevano un’interazione non distruttiva: prendevano solo ciò che la natura offriva loro in abbondanza. Quel tempo è durato alcuni millenni, cominciando in Africa, dove gli esseri umani sono apparsi 8-9 milioni di anni fa. Per questo, siamo tutti, in qualche modo, africani. Lì si sono formate le nostre strutture corporee, psichiche, intellettuali e spirituali, che sono presenti nell’inconscio di tutti gli esseri umani fino ai giorni nostri.

2. L’intervento nella natura

Più di due milioni di anni fa, entrò in scena nel processo di antropo-genesi (la genesi dell’essere umano in evoluzione) l’uomo esperto (homo habilis). Qui avvenne una prima svolta. È iniziato quello che oggi è culminato in modo estremo.

L’uomo esperto inventò gli strumenti con i quali operava un intervento nella natura: un bastone appuntito, una pietra affilata e altre risorse simili. Ciò che la natura gli offriva spontaneamente non era sufficiente. Con l’intervento, poteva ferire e uccidere un animale con l’estremità appuntita di un bastone o poteva tagliare piante con strumenti di pietra affilati.

Questo intervento è durato millenni. Ma con l’introduzione dell’agricoltura e dell’irrigazione si sviluppò molto più intensamente. Ciò avvenne intorno a 10-12 mila fa (diverso nelle diverse regioni), nell’era chiamata neolitico. Si deviarono acque dei fiumi, come il Tigri e l’Eufrate in Medio Oriente, il Nilo in Egitto, l’Indo e il Gange in India e il fiume Giallo in Cina. Migliorarono i raccolti, si allevarono animali e uccelli da macellare, specialmente galline, maiali, buoi e pecore. La popolazione umana crebbe rapidamente. È il momento in cui gli esseri umani smisero di essere nomadi e diventarono sedentari. Si crearono paesi e città, in genere, lungo i fiumi sopra menzionati o attorno all’immenso lago interno, l’Amazzonia, che da migliaia di anni sfociava nel Pacifico.

3. L’aggressione alla natura

Dall’intervento si è passati all’aggressione della natura. Si verificò quando si usarono strumenti di metallo, lance, asce e armi per uccidere animali e persone. L’aggressione si specializzò fino a culminare nell’era industriale del XVIII secolo in Europa, a partire dall’Inghilterra. Fu inventato un vasto macchinario che consentì di estrarre enormi ricchezze dalla natura. Un passo decisivo nell’aggressione fu compiuto nei tempi moderni, quando emerse la tecno-scienza con un’immensa capacità di sfruttamento della natura a tutti i livelli e fronti.

Si partiva dal presupposto che l’essere umano si sentiva “padrone e proprietario” della natura e non parte di essa. L’idea-forza che lo guidava era la volontà di potenza, intesa come capacità di dominare tutto: altre persone, classi sociali, popoli, continenti, la natura, la materia, la vita e la propria Terra nel suo insieme.

L’inglese Francis Bacon espresse questo scopo dicendo: “Bisogna torturare la natura come il torturatore tortura la sua vittima, fino a quando non confessa tutti i suoi segreti”. Qui l’aggressione ottenne lo status ufficiale. Era e continua ad essere applicata fino ai giorni nostri.

Il punto di partenza era il presupposto (falso) che le risorse naturali fossero illimitate. Questo permetteva di forgiare un progetto di sviluppo che fosse anche illimitato. Oggi sappiamo che la Terra è limitata e finita e che non può sopportare un progetto di crescita illimitata. Ma questa convinzione è ancora dominante.

4. La distruzione della natura

Negli ultimi decenni, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale (1939-1945), l’aggressione sistematica ha assunto dimensioni di vera e propria distruzione degli ecosistemi e della biodiversità. La stessa Madre Terra ha cominciato ad essere attaccata su tutti i suoi fronti. Per soddisfare l’attuale consumo umano, abbiamo bisogno di una Terra e mezza, quello che produce l’Earth Overshoot, che quest’anno è avvenuto il 22 luglio.

Secondo eminenti scienziati, abbiamo inaugurato una nuova era geologica, l’antropocene, in cui gli esseri umani emergono come la più grande minaccia per la natura e la vita. Si è raggiunto il punto in cui il nostro processo industriale e lo stile di vita consumistico decimano circa 100.000 organismi viventi all’anno. A partire da questa vera tragedia biologica si parla di necrocene, cioè dell’era della morte (necro) di massa di vite naturali e anche di vite umane. Interi ecosistemi ne sono colpiti, compresa l’Amazzonia. Alcuni, infine, fanno già riferimento al pirocene (Pyros in greco è fuoco). Il cambio di regime climatico e l’inarrestabile riscaldamento inaridiscono il suolo e riscaldano anche le pietre a tal punto che rami e foglie secche prendono fuoco che si propaga, generando enormi incendi già sperimentati in tutta l’Europa, in Australia, in Amazzonia e in altri luoghi. .

Chi fermerà l’impeto e la furia distruttiva dell’essere umano che ha già costruito i mezzi della propria autodistruzione con armi chimiche, biologiche e nucleari? Solo l’intervento divino? Dio, secondo le Scritture, è il Signore della vita e l’«amante appassionato della vita». Interverrà? Le domande rimangono aperte.

Leonardo Boff, teologo, filosofo, scrittore, professore e membro della ‘Iniciativa Internacional da Carta da Terra’.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

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