Dal caos mondiale, un nuovo ordine?

Leonardo Boff

Come poche volte nella storia generale dell’umanità, possibile da datare, constatiamo una situazione di caos in tutte le direzioni e in tutte le sfere della vita umana, della natura e del pianeta Terra nel suo insieme. Ci sono presagi apocalittici che vanno sotto il nome di antropocene (l’essere umano è la grande meteorite che minaccia la vita), di necrocene (massiva morte di specie di vita) e infine di pirocene (i grandi incendi in varie regioni della Terra), tutto derivante da un’azione umana irresponsabile e come conseguenza del nuovo regime climatico irrefrenabile, e non ultimo, il rischio di un’ecatombe nucleare fino al punto di sterminare tutta la vita umana.

Nonostante l’enorme progresso nelle scienze della vita e della terra, specialmente nel mondo virtuale e dell’Intelligenza Artificiale (AI), non regna l’ottimismo, ma il pessimismo e la seria preoccupazione sull’eventuale fine della nostra specie. Molti giovani si rendono conto che, prolungando e peggiorando l’attuale corso della storia, non avranno un futuro attraente. S’impegnano coraggiosamente in un movimento già planetario per salvaguardare la vita e il futuro della nostra Casa Comune, come fa in modo prototipico la giovane Greta Thunberg.

Il monito di papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti (2020) non smette di suonare pesante: “Siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.32).

È in questo contesto che vale la pena riflettere sul contributo offerto da uno dei più grandi scienziati attuali, ora scomparso, il russo-belga Ilya Prigogine, Premio Nobel per la Chimica nel 1977, con la sua vasta opera ma soprattutto con “La fine delle certezze. Il tempo, il caos e le leggi della natura” (Bollati Boringhieri 2014). Lui e il suo team hanno creato una nuova scienza, la fisica dei processi di non equilibrio, cioè in una situazione caotica.

Nella sua opera sfida la fisica classica con le sue leggi deterministiche e mostra che la lancetta del tempo non torna indietro (irreversibilità) e punta alle probabilità e mai alle certezze. L’evoluzione stessa dell’universo è caratterizzata da fluttuazioni, deviazioni, biforcazioni, situazioni caotiche, come la prima singolarità del big bang, generatrici di nuovi ordini. Sottolinea che il caos non è mai solo caotico. Esso ospita un ordine nascosto che, date determinate condizioni, irrompe e dà inizio a un altro tipo di storia. Il caos, pertanto, può essere generativo, poiché dal caos è emersa la vita, afferma Prigogine.

In questo scienziato, che fu anche un grande umanista, troviamo alcune riflessioni che non sono soluzioni, ma ispirazioni per sbloccare il nostro orizzonte oscuro e catastrofico. Si può generare qualche speranza in mezzo al pessimismo generalizzato del nostro mondo, oggi planetario, nonostante la lotta per l’egemonia del processo storico, unipolare (USA) o multipolare (Russia, Cina e i BRICS).

Prigogine parte dicendo che il futuro non è determinato. “La creazione dell’universo è prima di tutto una creazione di possibilità, alcune delle quali si realizzano, altre no”. Ciò che può accadere è sempre in potenza, in sospensione e in uno stato di fluttuazione. Cosi è accaduto nella storia delle grandi decimazioni avvenute milioni di anni fa sul pianeta Terra. Ci sono state epoche, in particolare, quando si è verificata una disgregazione della Pangea (il continente unico) che si ruppe in parti, originando i vari continenti. Circa del 75% del carico biotico scomparse. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità.

Vale a dire, da quel caos emerse un nuovo ordine. Lo stesso vale per le 15 grandi decimazioni che non sono mai riuscite a sterminare la vita sulla Terra. Piuttosto, in seguito ci fu un salto di qualità e un ordine superiore. Così successe con l’ultima grande estinzione di massa avvenuta 67 milioni di anni fa che si prese tutti i dinosauri, ma risparmiò il nostro antenato che evolse fino a raggiungere l’attuale stadio di sapiens sapiens o, realisticamente, sapiens e demens.

Prigogine sviluppò quelle che chiamò “strutture dissipative”. Esse dissolvono il caos e persino i rifiuti trasformandoli in nuovi ordini. Così, nel linguaggio pedestre, dalla spazzatura del sole – i raggi che si disperdono e arrivano a noi – nasce quasi tutta la vita sul pianeta Terra, permettendo soprattutto la fotosintesi delle piante che ci forniscono l’ossigeno senza il quale nessuno vive. Queste strutture dissipative trasformano l’entropia in sintropia. Ciò che è tralasciato e caotico è rielaborato fino a formare un nuovo ordine. In questo modo non andremo incontro alla morte termica, al collasso totale di tutta la materia ed energia, ma a ordini sempre più complessi e superiori fino a un ordine supremo, il cui significato ultimo ci è indecifrabile. Prigogine rifiuta l’idea che tutto finisca in polvere cosmica.

Di conseguenza, Prigogine è ottimista di fronte al caos attuale, insito nel processo evolutivo. In questa fase, spetta agli esseri umani assumersi la responsabilità, conoscendo il dinamismo aperto della storia, di assumere decisioni che diano prevalenza al caos generativo e impongano le strutture dissipative che frenano l’azione letale del caos distruttivo.

“Tocca all’uomo com’è oggi, con i suoi problemi, dolori e gioie, garantire che sopravviva al futuro. Il compito è trovare la stretta via tra la globalizzazione e la conservazione del pluralismo culturale, tra la violenza e la politica, e tra la cultura della guerra e quella della ragione”. L’essere umano appare come un essere libero e creativo e saprà trasformarsi e trasformare il caos in cosmo (nuovo ordine).

Questa sembra essere la sfida attuale di fronte al caos che ci affligge. O prendiamo coscienza che ricade sopra di noi la responsabilità di voler continuare su questo pianeta o permettere, per nostra irresponsabilità, una apocalisse ecologico-sociale. Sarebbe la tragica fine della nostra specie.

Alimentiamo con Prigogine la speranza umana (e anche teologica) che il caos attuale rappresenti una sorta di parto, con i dolori che l’accompagnano, di un nuovo modo di organizzare l’esistenza collettiva della specie umana all’interno dell’unica Casa Comune, comprendente tutta la natura senza la quale nessuno sopravviverebbe. Se grande è il rischio, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. O con le parole delle Scritture: “Dove è abbondato il peccato (caos), ha sovrabbondato la grazia (nuovo ordine: Rm 5,20). Così speriamo e così lo vuole Dio.

Leonardo Boff ha scritto “O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social”, Vozes 2021; Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale?, Prefazione di Pierluigi Mele, Castelvecchi 2021.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

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