Uomo e donna enguaglianza e subordinazione contraddizioni della cristianità

 

Il Cristianesimo originario fondato sul comportamento di Gesù e, più tardi, di San Paolo, aveva istaurato una rottura nella linea di uguaglianza di genere. Ma non riuscì a prevalere. Dovette soccombere alla cultura dominante in prevalenza maschilista, che subordinava la donna all’uomo. Qualsiasi motivo, anche futile permetteva all’uomo il divorzio, lasciando la donna abbandonata.

Perfino l’apostolo Paolo, in contraddizione con il principio di uguaglianza formulato da lui stesso (Gal 3,28), d’accordo col codice patriarcale, poteva dire: “L’uomo non procede dalla donna; è la donna che procede dall’uomo; inoltre, l’uomo non è stato creato per la donna, mentre la donna è stata creata per l’uomo e deve quindi portare un segno di sottomissione (uso del velo: 1Cor 11,10).

Questi testi, che alcuni studiosi considerano un’interpolazione posteriore a Paolo, vennero usati lungo i secoli contro la libertà delle donne e costituiscono il Cristianesimo storico, principalmente la gerarchia romano-cattolica, non tanto i laici, un bastione della conservazione e del patriarcalismo che non visse profeticamente la sua propria verità, e in nome di questa non riscattò la memoria libertaria delle origini contestando la cultura dominante. Al contrario si lasciò assimilare da quella e in più creò il discorso ideologico della sua nazionalizzazione e, perciò, di legittimazione fino ai giorni nostri, almeno a livello di discorsi papali, al contrario di quello che teologi e teologhe insegnano da molto tempo. Bene diceva una femminista tedesca M. Winternitz “La donna è sempre stata la migliore amica della religione; la religione, invece, non è mai stata amica delle donne”.

A questa ideologizzazione di fondo di sapore biblico-teologico, se ne aggiunse un’altra di ordine biologico. anticamente era comunemente ammesso che il principio attivo nel processo di generazione di una nuova vita, dipendeva totalmente dal principio maschile. Da qui nasceva la seguente domanda: se tutto dipende dall’uomo, perché mai nascono donne e non solo uomini? La risposta ritenuta scientificamente corretta dai medievali, era che la donna è un incidente, un’aberrazione dell’unico sesso esistente, maschile. Per questo, Tommaso d’Aquino, copiando Aristotele, considerava la donna come un “mas occasionatus”, (un incidente del programma), mero ricettacolo passivo della forza generativa unica del maschio (Summa Theologica I.q.92,a.1 ad 4). Altro ragionamento: “La donna ha bisogno dell’uomo non solo per generare, come fanno gli animali, come pure anche per governare, sebbene l’uomo sia più perfetto nella sua ragione e più dotato di forza. (Summa contra Gentiles, III, 123). Tali discriminazioni, sia pure su altre basi, ora psicologiche risuonano modernamente in mezzo alla generale perplessità, nei testi di Freud e di Lacan. A ragione, si dice che la donna è l’ultima colonia che non ha ancora ottenuto l’indipendenza (cf M.Mies, Woman, The Last Colony, London, Zed Books, 1988).

Il sogno egualitario delle origini sopravvivrà in gruppi di cristiani emarginati o in gruppi considerati eretici (Snakers d’Inghilterra) oppure lanciato verso il futuro escatologico, alla fine della storia umana. È stato necessario aspettare i movimenti libertari femministi d’Europa e nordamericani a partire dal 1830, a mettere sul tavolo l’antico sogno cristiano. Alla luce degli ideali dell’Illuminismo che affermavano l’uguaglianza originale e naturale tra uomini e donne, Sarah Grimké poteva scrivere la sue Letters on the equality of the sexes and the Condition of Woman (1836 1837), ispirate ai testi biblici libertari e nel 1848 a Seneca Falls, New York, le leader cristiane femministe potevano formulare la Declaration of the rights of Women, ricalcata sulla Dichiarazione di indipendenza degli USA e, infine, cominciare a pubblicare nel 1859, a Seattle, “The woman’s Bible”.

A partire da allora si formò l’irrefrenabile onda di femminismo e di eco femminismo, moderni movimenti sicuramente tra i più importanti, nel mettere in discussione della cultura patriarcale nelle chiese, nelle società e presentando un nuovo paradigma di civilizzazione.

Vale la pena mettere in risalto che dal gruppo di femministe che ci è arrivata una delle critiche più severe del paradigma razionalista della modernità e del introduzione della categoria “aver cura” nella discussione sull’etica, centrata tradizionalmente nella giustizia. L’eco-femminismo rappresenta una delle grandi correnti della riflessione ecologica attuale rinforzando il nuovo paradigma relazionale.

*Leonardo Boff ha scritto insieme alla sociologa Lùcia Ribeiro, Maschio/ femmina: prospettive vissute, Record, Rio 2007.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

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