Il Papa, la sinodalità e l’ecclesiogenesi

Leonardo Boff

Nell’attuale Chiesa cattolica romana si confrontano due modelli di organizzazione della comunità dei fedeli. Detto con un linguaggio facilmente comprensibile: il modello di una Chiesa-società di fedeli e di una Chiesa-comunione tra tutti i fedeli.

La Chiesa-società dei fedeli è organizzata in modo gerarchico: papa-vescovi-sacerdoti-laici. Il concetto organizzativo è il “potere sacro” (sacra potestas) esercitato da coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine: il clero. Il potere supremo è nel Capo, nel Papa, è distribuito tra i vescovi e in misura minore nei sacerdoti, esclusi i laici e le donne per non essere stati investiti del sacramento dell’Ordine.

Come si vede, è una società di diseguali: da una parte il clero con il potere e con la parola e dall’altra i laici senza potere e senza la parola. Fu detto esplicitamente da papa Gregorio XVI (1831-1846): “Nessuno può ignorare che la Chiesa è una società ineguale, in cui Dio ha destinato alcuni come governanti e altri come servi. Questi sono i laici, quelli sono i chierici”. . Pio X (1903-1914) fu ancora più esplicito: «Solo il collegio dei pastori ha il diritto di dirigere e governare. La massa non ha altro diritto che lasciarsi governare come un gregge obbediente che segue il suo pastore».

Si può sostenere se questo modello è conforme ai vangeli e alla pratica del Gesù storico. Ma è quello dominante di questi tempi.

L’altro modello, la Chiesa-comunione di tutti, ha trovato espressione nelle migliaia di Comunità ecclesiali di base (CEB) soprattutto in Brasile, nell’America Latina, nei Caraibi e altre parti del mondo cristiano. A causa della generale mancanza di sacerdoti, i laici, uomini e donne di fede, del tutto senza assistenza, si sono assunti il ​​compito di portare avanti il ​​messaggio e la pratica di Gesù. È importante osservare che generalmente sono i poveri e i fedeli che si raccolgono in forma di comunità di 15-20 famiglie attorno all’ascolto del Vangelo, letto e discusso tra tutti. Alla sua luce si discutono i problemi della vita. In sequenza si tengono celebrazioni creative e si traggono conseguenze pratiche per la vita quotidiana. Questi sono la base, in un duplice senso: sociale (classi popolari) ed ecclesiale (laici e laiche).

L’asse strutturante è la “comunione” (communio/koinonia) tra tutti coloro che si sentono uguali, fratelli e sorelle. Tutti partecipano senza eccezioni. Logicamente, non tutti fanno tutte le cose. Per questo distribuiscono tra loro i vari servizi (che San Paolo chiama carismi): chi si prende cura dei malati, chi fa catechesi ai bambini, chi insegna l’alfabetizzazione, chi prepara le celebrazioni religiose, chi si coordina con altri movimenti, chi si responsabilizza per il coordinamento affinché tutto scorra e si mantenga l’unità dei servizi per il bene di tutti. Tutto è circolare, tipico dello spirito comunitario.

Qui appare un nuovo modo di essere Chiesa, vicina alla Chiesa dei primordi, come testimoniano le epistole di San Paolo, quando i fedeli si radunavano nelle case di questa o quella persona. Si parla tra i propri componenti delle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs): è una Chiesa che nasce dalla fede del popolo per opera dello Spirito di Dio. Teologi e vescovi coinvolti in questo modo di essere Chiesa hanno coniato l’espressione: ecclesiogenesi: la genesi di una Chiesa o il re-investimento della Chiesa di Gesù e degli apostoli nella potenza dello Spirito Santo.

Non si percepisce un conflitto tra i due modelli: quelli delle CEBs vogliono i vescovi e i sacerdoti all’interno delle comunità e moltissimi vescovi e sacerdoti sostengono e si inseriscono in questo modo di vivere la fede evangelica. L’unica tensione e, a volte, conflitto, è tra quei gruppi di vescovi e sacerdoti che non hanno scelto l’opzione per i poveri e la loro espressione ecclesiale nelle comunità di base e che persistono nel carattere piramidale della Chiesa-società.

In ogni caso, qui emerge una Chiesa che non è un’organizzazione ma un organismo vivo, sempre aperta a nuovi modi di comunicare e vivere il Vangelo, unita alla vita e in dialogo con tutti, ma soprattutto con gli oppressi e impoveriti nelle loro lotte per la liberazione.

Ho la netta impressione che papa Francesco, nel proporre al Sinodo dei Vescovi del 2023: “Una Chiesa sinodale: comunione-partecipazione-evangelizzazione” abbia in mente l’esperienza delle Comunità Ecclesiali di Base che lui conosce bene e che sono state esposte così bene nella Conferenza CELAM di Aparecida (2007), del cui documento è stato il principale redattore. Il Papa intende la Chiesa come “costitutivamente sinodale”, “una Chiesa in sinodo permanente”, cioè una Chiesa che va oltre la sua struttura gerarchica, ma si comprende, in linea con il Vaticano II, come Chiesa-popolo di Dio. Per lui è fondamentale ascoltare e dare voce a coloro che non hanno mai detto la loro e non sono mai stati ascoltati nella Chiesa: laici e laiche. Si tratta di “ascoltare il popolo”, “ascoltare la totalità dei battezzati”, sempre a partire dal basso, dal livello locale, parrocchiale, diocesano e raggiungere il livello nazionale, continentale e universale.

Nel celebrare il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo, è stato forte: «La sinodalità è una dinamica di circolarità feconda…un dinamismo di comunione che ispira tutte le decisioni ecclesiali”.

Questa non è un’aspirazione o un desiderato. Questa visione è già vissuta e sviluppata da migliaia di Comunità Ecclesiali di Base e seriamente fondata ecclesiologicamente dai teologi latinoamericani. La sinodalità equivale all’ecclesiogenesi, alla reinvenzione del modo di essere Chiesa a partire dalla fede delle grandi maggioranze di poveri e credenti sotto l’ispirazione dello Spirito di Gesù morto e risorto.

Papa Francesco riprende un concetto della tradizione, il Sinodo,(caminare insieme) e ne estende la portata oltre l’episcopato a tutta la Chiesa, a cominciare dal basso, da coloro che erano resi invisibili e considerati “massa di clienti” (Pio X): laici cristiani, uomini e donne e anche le religiose.

La sinodalità universale rappresenta una riforma delle strutture della Chiesa dall’interno e dal basso, attraverso l’opera e la grazia del discernimento spirituale del Papa. Lui si è posto all’ascolto del corso della storia e dell’anelito universale alla comunione e alla partecipazione ai destini della nostra storia e della Madre Terra, ecologicamente minacciata. La Chiesa diventa sinodale e comunione in risposta a questo anelito.

Ora capiamo meglio perché molti si oppongono a papa Francesco, in quanto lui abbandona quella visione che ha fatto del clero una fazione all’interno della Chiesa e lo trasforma in una funzione (un carisma) di servizio insieme e con tutto il popolo di Dio. I conservatori insistono e persistono nell’antica strutturazione di una Chiesa gerarchica e piramidale, piena di privilegi che difficilmente sono giustificati di fronte alla pratica del Gesù storico e dei Vangeli.

Un cammino è stato aperto. Dobbiamo percorrerlo e consolidarlo. Solo in questo modo la Chiesa può  più facilmente de-occidentalizzarsi e mondializzarsi.

*Ecoteologo brasiliano e ha scrito Chiesa:carisma e potere, CIttadella 1984 ; Eclesiogenesi: le comunità di base reiventno la chiesa, 1982.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

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