Riscaldamento globale e escalation degli armamenti mettono a rischio la vita sulla Terra

23/07/202

Seguitemi in questo pensiero: qualcuno sa dire dove stiamo andando? Né il Dalai Lama, né Papa Francesco, né alcuna autorità potranno dirlo. Nel frattempo abbiamo tre seri avvertimenti: uno di Papa Francesco nella sua ultima enciclica ‘Fratelli tutti’ (2020): “Siamo sulla stessa barca: o ci salviamo tutti o non si salva nessuno” (n.32). Un’altra, anche con la massima autorevolezza, la Carta della Terra del 2003: “L’umanità deve scegliere il suo futuro; la scelta è questa: o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e degli altri o rischiare la nostra distruzione e la diversità della vita” (Preambolo). Il terzo è arrivato dal segretario generale dell’ONU, António Guterres a metà luglio di quest’anno 2022 in una conferenza a Berlino sui cambiamenti climatici: “Non abbiamo scelta. Azione
collettiva o suicidio collettivo. È nelle nostre mani”. La maggior parte non si sente nella stessa barca, né coltiva la cura e nemmeno elabora azioni collettive.

Consideriamo alcuni fenomeni: il Brasile è permeato da un’ondata di odio, di menzogne ​​e di violenze contro una vasta gamma di persone, vilmente disprezzati e diffamati, un’ondata incoraggiata dal Presidente che elogia la tortura, le dittature e viola costantemente la Costituzione. Senza alcuna prova mette in dubbio la sicurezza del voto elettorale. Convoca tutti gli ambasciatori per parlare male delle nostre istituzioni giuridiche e fa capire che se non verrà rieletto, effettuerà un colpo di stato. Commette un crimine di lesa-patria, motivo per impugnare la sua candidatura. Né ci riferiamo alla fame e alla disoccupazione di milioni che imperversano nel paese.

La situazione ecologica mondiale non è meno preoccupante: in piena estate europea il clima ha raggiunto i 40 gradi o più. Ci sono incendi praticamente in tutti i paesi del mondo. Questi sono eventi estremi aggravati dal riscaldamento globale.
Nel nostro paese abbiamo assistito quest’anno a: grandi inondazioni nel sud di Bahia, nel nord di Minas, del Rio Tocantins e del Rio delle Amazzoni e tragiche frane a Petrópolis e Angra dos Reis, con numerose vittime e una prolungata siccità nel sud.

Ci sono 17 focolai di guerra nel mondo, il più visibile di tutti in Ucraina attaccata dalla Russia con un alto potere distruttivo. Gravissima è stata la decisione dei paesi occidentali, inglobati nella Nato che ha gli Usa come attore principale, quando hanno stabilito “un nuovo impegno strategico” per passare da un patto difensivo a un patto offensivo. Dichiara ipsis litteris la Russia come il nemico attuale, e più avanti la Cina. Non si tratta di un concorrente o un avversario, ma di un nemico che, dal punto di vista del giurista hitleriano Carl Schmitt, deve essere combattuto e distrutto, con ogni mezzo, compresi quelli militari e, al limite, quelli nucleari. Come ha evidenziato il riconosciuto economista Jeffrey Sachs, rafforzato da Noam Chomsky: se ciò accadesse, sarebbe la fine della specie. Questo significherebbe la grande tragedia.

Forse la minaccia più eminente viene dal suddetto riscaldamento globale accelerato. Con lo sforzo congiunto di tutti i paesi si dovrebbe limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius entro il 2030. Ora constatiamo che si è accelerato con il massiccio afflusso di metano dovuto allo scongelamento delle calotte polari e del parmafrost. Si è anticipato rispetto a quanto previsto per il 2027.
L’ultimo rapporto in tre volumi dell’IPCC pubblicato pochi mesi fa avvertiva che poteva arrivare molto prima. C’è il rischio, notato in precedenza dall’Accademia Nord-Americana delle Scienze, di un “salto brusco” che può innalzare il clima di 2,7 gradi Celsius o più. La conclusione a cui è giunto l’IPCC è “che gli impatti nel mondo costituiscono una minaccia per l’umanità”. La maggior parte degli organismi viventi non può adattarsi e finisce per scomparire. Allo stesso modo, moltitudini di esseri umani possono soffrire terribilmente e anche morire prima del tempo. Un evento del genere può verificarsi entro i prossimi 3-4 anni. Non sembra che analisti e pianificatori tengano conto di questa eventualità.

Quindi è chiaro che alcuni scienziati del clima siano tecnofatalisti e scettici. Affermano che con i miliardi di tonnellate di CO2 e altri gas serra già accumulati nell’atmosfera (rimangono circa 100 anni) non siamo in grado d’impedire il riscaldamento globale. Siamo arrivati ​​troppo tardi. Gli eventi estremi fatalmente arriveranno, sempre più frequenti e dannosi, devastando parti dei biomi terrestri e delle coste marine. Poiché disponiamo di scienza e tecnologia, possiamo solo mitigare gli effetti dannosi, ma non evitarli. Ecco una crisi del nostro tipo di civiltà.

A questo quadro drammatico si aggiunge il Sovraccarico della Terra: consumiamo più di quello che può offrirci, poiché abbiamo bisogno di più di una Terra e mezza (1,7) per soddisfare le esigenze del consumo umano, soprattutto quello sontuoso delle classi opulente.
Di fronte a questo scenario innegabilmente drammatico, cosa pensare? Forse è arrivata la nostra ora di essere esclusi dalla faccia della Terra? Data la voracità del processo produttivista globalizzato che non conosce moderazione, ogni anno stanno scomparendo circa 100 mila specie di organismi viventi. Qui si adattano le parole dell’eminente naturalista francese Théodore Monod, da noi citato alcune volte: “siamo capaci di una condotta insensata e demenziale; d’ora in poi si può temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano: sarebbe il giusto prezzo della nostra follia e della nostra crudeltà”. Questa opinione è condivisa da altre personalità importanti come Toynbee, Lovelock, Rees, Jacquard, Chomsky tra gli altri.

Non possiamo verificare come sarà il nostro futuro. Ma esso non potrà essere un’estensione del presente. La natura della logica capitalista non cambierà, altrimenti sarebbe obbligato a rinunciare di essere ciò che è e vuole: accumulare illimitatamente senza curarsi delle esternalità.
Come ha mostrato Hans Jonas nel suo libro The Responsibility Principle, il fattore paura e spavento può essere decisivo. Rendendosi conto che può scomparire, l’essere umano farà di tutto per sopravvivere, come le vecchie navi che, rischiando di affondare, gettavano fuori bordo tutto il loro carico. Ci sarebbero cambiamenti radicali soprattutto nei consumi frugali e solidali.
Esiste anche il principio dell’imponderabile e dell’imprevisto della meccanica quantistica. L’evoluzione non è lineare. Nei momenti di grande complessità e di grande caos, puoi fare un salto verso un nuovo ordine e raggiungere un altro equilibrio. Nel nostro caso non è impossibile. Ma sarà sicuramente fatto anche con il sacrificio di vite umane. Questo è il nostro dramma.Infine, c’è la speranza teologica, l’eredità giudaico-cristiana, che va intesa anche
come un’emergenza del processo evolutivo e non come qualcosa di esogeno. Essa afferma il principio della vita e del Dio vivo e donatore della vita che ha creato tutto per amore. Essa sarà in grado di creare le condizioni affinché gli esseri umani si convertano a un altro corso del loro destino e possano così salvarsi. Ma “chi lo sa”?
Sta a noi ‘o esperençar’ di Paulo Freire, cioè creare le condizioni per un’utopia praticabile, la speranza che l’insperato accadrà e che la vita sempre avrà un futuro ed è destinata a cambiare per continuare e continuare splendente.

Leonardo Boff há scritto Forse la Terra si salverà, Terra Santa,Roma 2022.

Traduzione di Gianni Alioti

Fonte: FarodiRoma 24/7/2022.

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