Leonardo Boff
Andiamo dritti al punto. La ritorsione dello Stato di Israele per l’atto terroristico del 7 ottobre perpetrato da Hamas nella Striscia di Gaza è stata profondamente sproporzionata. Avevano un diritto legalmente garantito all’autodifesa. Ma con il pretesto di dare la caccia e uccidere i terroristi, hanno attivato il loro sofisticato arsenale bellico. Centinaia di edifici sono stati distrutti, migliaia di bambini innocenti, donne e innumerevoli civili sono stati assassinati. Non si tratta di una guerra, ma di un vero e proprio genocidio e pulizia etnica, come denunciato dal segretario delle Nazioni Unite, António Guterres. Egli ha affermato che “la Striscia di Gaza si è trasformata in un cimitero di bambini”. Oggi c’è già un consenso tra i migliori analisti e famosi umanisti.
Nessun organismo internazionale e nessun Paese è intervenuto in difesa dei palestinesi disperati, rivelando la completa insensibilità, in particolare dell’Unione Europea, alleata e succuba degli Stati Uniti. Intrisa di spirito di potere/dominio, non fa nulla, come se appartenesse alla guerra, a tutti i tipi di crimini, compreso il genocidio, come hanno fatto per secoli in tutto il mondo. Il presidente Joe Biden ha dichiarato sostegno incondizionato a Israele, il che equivale a dargli carta bianca per intraprendere una guerra illimitata di auto-difesa, utilizzando tutti i mezzi. L’umanità è terrorizzata di fronte al quadro di sterminio e di morte nella Striscia di Gaza.
Siamo di fronte a un’irrazionalità totale e a una spaventosa disumanità. Per quanto sia difficile da accettare, dobbiamo sospettare, soprattutto noi che viviamo nel Grande Sud, un tempo colonizzato e oggi sottoposto a una ri- colonizzazione, che l’attuale genocidio sarebbe inscritto nel paradigma occidentale moderno e globalizzato. Questo esiste da secoli ed è ancora in vigore. Perché questa domanda tanto dura?
Seguite questo ragionamento: qual è il sogno più grande e la maggiore utopia che davano e danno ancora senso al mondo moderno più di tre secoli fa? Era e continua ad essere lo sviluppo illimitato, la volontà di potenza come dominio sugli altri, sulle classi, sulle terre da conquistare, sulle altre nazioni, sulla natura, sulla materia fino all’ultimo quark top e sulla vita stessa nel suo ultimo gene e su tutta la natura nei suoi biomi e nella sua biodiversità. La centralità è occupata dalla ragione. È accettato solo ciò che soddisfa i suoi criteri. Più del “cogito, ergo sum” (penso, dunque sono) di Cartesio è il “conquero, ergo sum” (conquisto, quindi sono) di Hernan Cortez, conquistatore e distruttore del Messico che esprime la dinamica della modernità.
I Papi dell’epoca Nicola V (1447-1455) e Alessandro VI (1492-1503) conferirono legittimità divina allo spirito di dominio degli europei. In nome di Dio, concessero alle potenze coloniali dell’epoca, ai re di Spagna e Portogallo “la piena e libera facoltà di invadere, conquistare, combattere, vendere e sottomettere i pagani e appropriarsi e applicare a proprio uso e utilità, i regni, domini, possedimenti e beni loro scoperti e da scoprire… poiché è opera ben gradita alla divina Maestà che le nazioni barbare siano trucidate e ridotte alla fede cristiana” (P. Sues, La conquista spirituale dell’America Spagnola, documenti, Petrópolis 1992, p.227).
Francis Bacon e Cartesio, tra gli altri fondatori del paradigma della modernità, non pensavano diversamente dai Papi: l’essere umano deve essere “maestro e padrone della natura” che non ha alcun scopo, poiché è solo una mera cosa estesa (“res extensa” di Cartesio) collocata a nostra disposizione. Bisogna “mettere la natura su un letto di forza, spingerla a rivelare i suoi segreti; dobbiamo metterla al nostro servizio come una schiava” (Francis Bacon).
Per cosa tutto questo? Per essere destinati a svilupparci ed essere felici. La scienza e la tecnica, la tecno-scienza, erano e sono tuttora i grandi strumenti del progetto di dominio. Per sottomettere al dominio, dovevano squalificare gli assoggettati e i colonizzati: sono più dalla parte degli animali che degli umani, sono sub-umani. Ricordiamo la famosa discussione tra il grande Las Casas con Sepúlveda, l’educatore dei re spagnoli. Quest’ultimo sosteneva che i popoli originari dell’America Latina non erano umani e dubitava che possedessero la ragione. Qualcosa di simile l’ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Y. Gallant, riguardo ai terroristi di Gaza: sono “animali-umani e devono essere trattati come tali”. I nazisti paragonavano gli ebrei a topi da sradicare.
L’uomo occidentale europeo, figlio del paradigma potere/dominio, ha enormi difficoltà a convivere con ciò che è diverso. La strategia abituale è quella di emarginarlo o di incorporarlo o, eventualmente, di eliminarlo. In questa visione del mondo, bisogna sempre definire chi è amico e chi è nemico. Tocca a lui diffamare, combattere e liquidare (il giurista hitleriano Carl Schmitt). Non c’è da meravigliarsi che gli europei cristianizzati abbiano provocato le principali guerre nel continente o nelle colonie, causando più di 200 milioni di morti. Il loro cristianesimo era solo un ornamento culturale, mai un’ispirazione del Nazareno per una relazione fraterna e per un’etica umanitaria.
Tutti, con ragione, si inorridiscono dell’Olocausto che mandò 6 milioni di ebrei nelle camere a gas dei nazisti. Ma diamo un’occhiata all’orribile Olocausto avvenuto in America Latina (Abya-Yala nella lingua del popolo centroamericano). Nello spirito di conquista-dominazione dell’America Latina, tra gli anni 1492-1532 e negli USA dal 1607 in poi, i colonizzatori europei commisero il più grande sterminio mai effettuato: quelli uccisi dalle malattie dei bianchi o assassinati furono 61 milioni di rappresentanti dei popoli originari: dei Caraibi (4 milioni), del Messico (23 milioni), delle Ande (14 milioni), del Brasile (4 milioni) e degli Stati Uniti (16 milioni). Ciò è confermato dalla più recente ricerca di Marcelo Grondin e Moema Wiezzer, “Abya Yala: genocídio, resistenência e sobrevivência dos povos originários das Américas” (Ed. Bambual, RJ, 2021). Questo nostro Olocausto, secondo lo storico e filosofo tedesco Oswad Spengler (1880-1936), delegittima ogni credibilità che gli europei e la Chiesa associata al progetto coloniale possano parlare di dignità e diritti umani. Si uccise con la spada e con la croce.
Sulla base di questo tipo di dominio è emerso il capitalismo, come modo di produzione escludente, la sua attuale finanziarizzazione e la sua cultura. È un crimine contro la natura e l’umanità che 8 persone, secondo Oxfam International 2022, possiedano la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Questa assurda accumulazione tollera che ogni anno si lasci morire di fame o di malattie derivate dalla fame, migliaia e migliaia di bambini.
È in questo contesto che, penso, debba essere compreso l’attuale genocidio perpetrato dallo Stato sionista di Benjamin Netanyahau. Starebbe inscritto nella logica del paradigma occidentale. Dopo l’ultima guerra mondiale (1939-1945) si sono costruite armi di distruzione di massa, al punto di aver creato il principio dell’autodistruzione. La ragione è diventata totalmente irrazionale. La marcia dell’irrazionalità sta prendendo il sopravvento sul corso del mondo, al di là di quanto sta accadendo tra Israele e la Striscia di Gaza. Con lucidità, Papa Francesco nella sua enciclica Come prendersi cura della nostra casa comune (Laudato Sì del 2015) ha visto nel paradigma tecnocratico dominante la radice dell’attuale e minacciosa crisi ecologica globale (n.101 ss).
Qual è stato il grande errore del paradigma della volontà di potenza (potere-dominio)? È stato quello di attribuire esclusivamente tutto il peso e tutto il valore alla ragione strumentale-analitica. Ha represso tutte le altre forme di conoscenza esercitate dall’umanità: la sensibilità, l’amore, la ragione simbolica tra le altre. Questa esclusione ha creato la dittatura della ragione. È scoppiato il razionalismo e la demenza della ragione. Perché solo una ragione demenziale può devastare la Terra, sorella e Madre che tutto ci dona, fino a mostrare i suoi limiti invalicabili. Peggio ancora, la ragione folle si è creata i mezzi per il suo completo sterminio.
Ma qual è stato l’errore più grande? È stato l’aver represso ed eliminato la parte più ancestrale ed essenziale della nostra realtà. In nome dell’oggettività della visione della ragione, ha eliminato l’emozione e il cuore. Ciò ha delegittimato la nostra dimensione di sensibilità, la nostra capacità di affetto. È il cuore che sente, ama e stabilisce legami di cura con gli altri e con la natura. Non si sente il battito del cuore che identifica valori e fonda un’etica cordiale e umanitaria.
Ha detto bene papa Francesco nel suo primo viaggio, a Lampedusa, dove arrivavano i fuggitivi dalle guerre del Medio Oriente o dell’Africa: «l’uomo moderno ha perso la capacità di piangere e di sentire gli altri come suoi simili». Poiché Netanyahu e il suo governo non riconoscono l’umanità nei terroristi di Hamas, hanno praticamente deciso di sterminarli con i mezzi letali più moderni. Non siamo arrivati così all’estremo del paradigma della modernità? È probabile che ciò scateni una guerra globale nella quale l’umanità e gran parte della natura potrebbero scomparire.
Come uscire da questa impasse? Innanzitutto, abbiamo bisogno di salvare i diritti del cuore. Non basta il logos, serve anche il pathos. Dobbiamo riempirci di venerazione di fronte alla grandezza dell’universo e di rispetto di fronte al mistero di ogni essere umano, fatto fratello e sorella e compagno/a di avventura terrena. Non neghiamo la ragione necessaria per renderci conto della complessità delle società contemporanee. Ma rifiutiamo il dispotismo della ragione. Questa deve essere arricchita dalla ragione sensibile e cordiale. Una mente e un cuore uniti possono equilibrarsi a vicenda ed evitare così le tragedie delle guerre e dei genocidi nella nostra sanguinosa storia, in particolare quella che, sconvolti, stiamo vivendo in Terra Santa e, specialmente, il genocidio commesso nella Striscia di Gaza. Che il cielo ascolti il pianto dei bambini che sotto le macerie hanno perso il padre, la madre, i fratelli e le sorelle. Sono diventati sopravvissuti alla grande tribolazione (cfr Ap 7,14) e ci riempiono di compassione.
Leonardo Boff ha scritto Direitos do coração, Paulus, São Paulo 2015.
(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)