L’ANTI-PETISMO: LA CREAZIONE DI UN CAPRO ESPIATORIO

René Girard (1923-2015), pensatore e filosofo francese, l’uomo più saggio che io abbia conosciuto in vita mia, che è stato dalla parte dei teologi della liberazione nel 1970, ha dedicato la sua vasta opera a studiare la violenza, soprattutto al bisogno di una società di creare un capro espiatorio (vedere Il capro espiatorio, 1982).

Con questo meccanismo del capro espiatorio, la popolazione è indotta a scaricare la corruzione, che sta diffusa e concentrata nei grandi corrotti e corruttori, sul groppone di uno solo, del PT, allo scopo di nascondere la corruzione stessa e con questo tutta la società passa a dimenticare i veri corrotti e a pensare che essa si trova soltanto nel PT sul quale si rovescia tutta la rabbia e l’odio. È come un capro espiatorio, già testimoniato dalla Bibbia. Gli ebrei buttavano addosso a un capro tutti i peccati e le malefatte del popolo e costringevano il capro a rifugiarsi nel deserto per espiare e a morire di fame. E riti simili li ritroviamo in quasi tutte le società antiche.

Da noi c’è stato un tempo in cui il capro espiatorio erano i sovversivi, poi i comunisti (questo persiste), in seguito i giovani neri delle favelas, descritti come legati ad azioni criminose e a droghe, i gay e quelli della LBCT. Su di loro viene trasferita la violenza presente nella società. In questo momento il capro espiatorio sono PT e Lula. A loro viene attribuita tutta la corruzione, anche se tutti i partiti, alcuni più che il PT, hanno partecipato alla corruzione.

Con l’appoggio della macchina repressiva dello Stato, di buona parte del Pubblico Ministero, non esclusa una parte del STF, della classe media, specialmente dei media privati la corruzione è stata trattata in modo selettivo. Sul PT si butta tutta la colpa dei mali attuali del Brasile, mentre gli attori principali spariscono e creano un capro espiatorio.

Ma quello che sta davvero dietro all’antipetismo, col pretesto della lotta alla corruzione è l’odio verso l’ex-presidente Lula, un operaio che è riuscito a entrare nella stanza dei bottoni. La classe dominante e le oligarchie tradizionali, che hanno ereditato il modo di pensare della Casa Grande, mai hanno digerito che qualcuno della Senzala arrivasse al Planalto. Hanno coltivato e coltivano ancora odio e disprezzo per i poveri, odio e disprezzo un tempo riservati agli schiavi. Come può un povero frequentare il loro stesso spazio sociale: nella scuola, all’Università, allo shopping, sugli aerei? Questi erano spazi riservati esclusivamente agli arricchiti, sempre vissuti nel privilegio, senza il minimo sentimento di uguaglianza di tutti, base di qualsiasi democrazia. Da aggiungere ancora quelli che mai hanno riconosciuto umanità e dignità umana nei poveri, nei neri e nelle nere, per non dire dei nativi e degli abitanti dei Quilombos.

Ora questo odio latente nelle oligarchie, ha infiltrato parte della classe media spaventata, ha contaminato, non senza l’aiuto delle chiese neo-pentecostali televisive parte della popolazione povera.

È qui che risiede la radice ultima dell’anti-petismo. C’è odio e rabbia stratificati in gente che si dice “dabbene” e si professano cristiani. È un cristianesimo puramente culturale, di facciata, ma eticamente anti-cristiano. I media commerciali che mai sono sono andati d’accordo con la democrazia e che nutrono un sovrano disprezzo per il “il popolaccio” o “popolino” o “feccia” nell’espressione tecnica – provocatoria di Jessé De Souza, ha giocato un ruolo decisivo nella diffusione dell’anti-petismo e dell’odio.

Per l’anti-petismo si sono avvalsi di tutti i mezzi, basta vedere i blogs, i twitter e i face-book, per non parlare dell’incontrollabile mezzo che è il whatsapp che ha creato uffici di diffamazione e fake news contro i PT e il candidato Haddad. Ora sappiamo che milioni di messaggi falsi sono stati finanziati da imprese private, comportamento che, secondo la nuova legislazione è crimine di seconda fascia.

Ma questa è la politica basata sul concetto di capro espiatorio, politica di odio e aggressione all’altro. Così come esiste il bullismo nelle scuole, ora il bullismo collettivo è contro il PT. E’ necessario resistere a questa ignominia. La società tutta deve fare la revisione dei suoi anti-valori della sua corruzione quotidiana.

Il sindacato dei Procuratori della Fazenda (SINDPROFAZ) comunica che fino al 18/9/2018, circa 450 miliardi di reais sono stati evasi, soprattutto dalle grandi imprese. Negli ultimi dieci anni queste hanno evaso 1.8 trilioni di reais. Questa non è corruzione alla grande? Chi la contrasta? Che fa il Pubblico Ministero e lo stesso STF? Se anche solo in parte questo denaro fosse acquisito non sarebbe necessario fare nessuna riforma della Previdenza. È più facile e comodo creare un capro espiatorio, il PT, e subito nascondere la corruzione che invade la società perfino nel tentativo quotidiano di corrompere poliziotti di passaggio. Noi rifiutiamo questa logica del capro espiatorio, perché è selettiva, ingiusta, disumana e profondamente anti-etica come denunciava sempre René Girard.

*Leonardo Boff filosofo, teologo e co-editore deli libro

René Girard “René Girard con i teologi della liberazione” .

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

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