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Il misterioso destino di ognuno di noi

17/01/2019

Ognuno di noi ha l’età dell’universo, che ha 13,7 miliardi di anni. Eravamo tutti virtualmente insieme in questo puntino, più piccolo della testa di uno spillo, ma pieno di energia e materia. La grande esplosione avvenne e generò le enormi stelle rosse all’interno delle quali si formarono tutti gli elementi fisico-chimici che compongono l’universo e tutti gli esseri. Siamo figli e figlie delle stelle e della polvere cosmica. Siamo anche quella porzione della Terra vivente che è arrivata a sentire, a pensare, ad amare e a venerare. Secondo noi la Terra e l’universo sentono di formare un grande “Tutto”. E possiamo sviluppare la consapevolezza di questa appartenenza.

Qual è il nostro posto all’interno di questo “Tutto”? Più precisamente, nel processo di evoluzione? All’interno di Madre Terra? All’interno della storia umana? Non ci è ancora permesso saperlo. Forse questa sarà la grande rivelazione quando faremo il passaggio alchemico da questo lato della vita all’altro. Li, spero, tutto sarà chiaro e saremo sorpresi perché saremo tutti collegati, in modo ombelicale, formando l’immensa catena di esseri e il tessuto della vita. Cadremo, credo, nelle braccia di Dio-Padre-e-Madre di infinita misericordia per coloro che ne hanno bisogno a causa delle loro cattive azioni e in un eterno abbraccio amorevole per coloro che sono stati guidati dal bene e dall’amore. Dopo aver attraversato la clinica di Dio-misericordia, arriveranno anche gli altri.

Io, da bambino di pochi mesi, ero destinato a morire. Mia madre raccontava, e le mie zie ripetevano sempre, che avevo “la piccola scimmia”, un’espressione popolare per l’anemia grave. Tutto ciò che ingerivo, lo vomitavo. Tutti dicevano nel dialetto veneziano: “poareto, va morir”: “poverino, morirà”.

Mia madre, disperata e di nascosto da mio padre che non credeva nelle benedizioni, andò da una santona, la vecchia Campañola. Lei fece le sue preghiere e disse: “Fai un bagno con queste erbe; dopo aver fatto il pane nel forno, aspetta fino a che non è troppo caldo e metti il tuo bambino dentro”. Questo è ciò che ha fatto mia madre Regina. Con la pala per togliere il pane cotto mi ha messo dentro. Mi ha lasciato lì per un bel po’ di tempo.

Ecco che è accaduta una trasformazione. Mentre mi stava togliendo da dento il forno, iniziai a piangere, dissero, e a cercare il seno per succhiare il latte materno. Successivamente mia madre masticava i bocconcini più duri in bocca e me li dava. Ho iniziato a mangiare e a rafforzarmi. Sono sopravvissuto. Ed eccomi, ufficialmente vecchio, di 80 anni.

Ho attraversato diversi rischi che avrebbero potuto costarmi la vita: un aereo DC-10 in fiamme diretto a New York; un incidente d’auto contro un cavallo morto sulla strada che mi ha rotto dappertutto; un enorme chiodo che è caduto di fronte a me quando stavo studiando a Monaco e avrebbe potuto uccidermi se mi fosse caduto in testa; nelle Alpi, la caduta in una valle profonda ricoperta di neve e contadini bavaresi, vedendomi con l’abito scuro di francescano e che affondavo sempre di più, mi tirarono su con una corda. E altri.

Norberto Bobbio mi ha concesso il dottorato honoris causa in politica dall’Università di Torino. Comprese che la teologia della liberazione aveva dato un contributo importante nell’affermare la forza storica dei poveri. Non è sufficiente l’assistenzialismo classico o la semplice solidarietà, mantenendo i poveri sempre dipendenti, questo è insufficiente. Possono essere soggetti della loro liberazione quando hanno coscienza di sé e sono organizzati. Andiamo avanti per i poveri, insistiamo nel camminare con i poveri, essendo loro i protagonisti, e chi può e ha questo carisma, viva come i poveri, come molti hanno fatto, come il vecovo Dom Pedro Casaldáliga.

Ricordo che ho iniziato il mio discorso di ringraziamento per il titolo, concesso da questa figura straordinaria che fu Norberto Bobbio: “Vengo dalla pietra scheggiata, dal profondo della storia, quando avevamo a malapena i mezzi per sopravvivere. I miei nonni italiani e la mia famiglia esplorarono un’area disabitata ricoperta di pini, Concordia, ai confini del Stato di Santa Catarina. Dovevano combattere per sopravvivere. Molti sono morti per mancanza di dottori. Poi sono progredito nella scala dell’evoluzione: gli 11 fratelli hanno studiato, hanno fatto l’università, io ho potuto finire i miei studi in Germania. Ora sono qui in questa famosa università”. E su richiesta di Bobbio, ho riassunto gli scopi della Teologia della Liberazione, il cui perno centrale è l’opzione per i poveri, contro la povertà e per la giustizia sociale. Ho tenuto molti corsi in tutto il mondo, ho scritto molto, ho asciugato lacrime e ho mantenuto forte la speranza di militanti che erano frustrati dalle direzioni del nostro paese.

Qual sarà il mio destino? Non lo so. Ho preso come motto quello di mio padre, che lo viveva: “Chi non vive per servire, non serve per vivere”. A Dio l’ultima parola.

Leonardo Boff é teólogo, filósofo e ha scritto in occasione dei suoi 80 anni: “Reflexões de um velho teólogo e pensador” (Riflessioni di un vecchio teologo e pensator), Vozes 2019.

Traduzione di M. Gavito & S. Toppi.

2 Comentários leave one →
  1. Ángela Herrera Rugama permalink
    18/01/2019 1:04

    Necesito en idioma español

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